MAPPA DELL’ITINERARIO DELLA MESSA ²:

MODULO  –  COMPILAZIONI  –  inizio 19.09.2016.

1. Ha inizio un nuovo SITO DINAMICO liturgico eucaristico per chi, come bambini appena nati”, desidera accgliere l’AMICIZIA del  RISORTO GESÙ in viaggio con noi, come con i due di Emmaus, certi di sapere tutto; in realtà, guidati a riconoscerlo con gioia dalla sua Parola.
2. UNICO, che conosci il Padre, Verbo di Dio, fatto uomo, Gesù, tu parli a noi in persona del Padre, e rispondi al Padre in nostra persona.
3. SITO di intimo rapporto personale del battezzato da te, Cristo, in te, Cristo, per farci tutt’uno con Te nel Padre come tu dici: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. Ci attiri a te, nel [eìs mov..] tuo nome, per “rimanere” con te dovunque tu vada.
          4.  ……………….. Rapporto  fra ……………….
SITODINAMICOe GRUPPOLA PREGHIERA“:
è un Rapporto di RICHIAMI e INTEGRAZIONI.

Gruppo entra in Sito: www.lapreghiera.org, e

trova in Home MODULO IM = Iter della Messa1, e

a dx di Home COMPILAZIONI IM = Iter delle Messe,
con Richiami, in nero  –  Integrazioni, in blu.

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5. MODULO IM, qui di seguito, è “La tua Messa, o Cristo, per ogni persona in ogni tempo”, Congr. Culto Div. 1. A fine del MODULO IM e’è

6. COMPILAZIONI IM con ‘frasi-Richiamo’ dal Messalino: sono inviti alla lettura continuata e ascolto dei testi: perché le parole sono citazioni-implicite d’altri testi=concordanze che fanno capire2 come un bambino apprende i sentimenti di famiglia; «divina». Ma: ‘forse volete andarvene anche voi.- Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna’!

“La Parola di Dio va letta, accolta, non come parola di uomini;
ma come è veramente: come Parola di Dio”. 

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7. MODULO IM:

 A tavola con te, o Cristo. CI RACCOGLIAMO.

Nel nome del Padre.. Ascolta, Israele.. Eccomi Signore.. Aiuta tutti.. così.

I – LEGGIAMO: da Ingresso a Dopocomunione (poi s’accoglie una parola o frase come titolo – giaculatoria).

II – MEDITIAMO rileggendo

Testi biblico-liturgici ³

VANGELO: parla Gesù, parla di se stesso, Capo-Membra = tutti noi in lui.

VERS. AL VANGELO: facilita il cammino con Gesù, mano sulla mano.

PRIMA LETTURA: profezia portata a pieno compimento in Cristo Gesù,

– a sua volta, Anima della Comunità di Gesù: vedi 2ª Lettura-.

VERS. E SALMO RESPONS. (Eucologia minore): Gesù ci parla in persona del Padre; e risponde in noi, per noi al Padre.

SECONDA LETTURA: L’Apostolo, chi cammina insieme all’Amico Gesù.

Testi Eucologici 4 ispirati dai testi biblico-liturgici: guidano l’assemblea a concelebrare la Messa da Ingresso a Dopocomunione. In altre liturgie, come l’Ambrosiana, sono più numerosi. Nella  liturgia latina sono 11:

Ingresso 1.

Colletta 2.

Vers. Resp. 3.

Sulle Offerte 4.

III – PREGHIERA EUCARISTICA eucologia (=pregh.) maggiore, 5 parti:

1.RINGRAZIAMENTO 5. Grazie, Padre, per il tuo Figlio Gesù Prefazio

2.ATTUAZIONE 6. Ora, Padre, manda lo Spirito. Consacazioni sui doni: Cristo sia fra noi. E sull’Assemblea: sia Uno.

3.OFFERTORIO 7. In noi, Padre si offre a te Gesù. Offerta De “l’Angelo Santo” Gesù nelle sue membra (è redento il creato, nell’attesa in pianto).

4.INTERCESSIONI 8. Tutti, Padre, accogli in Cristo. Intercessioni per Vivi, Defunti, Concelebranti, …

5.LODE FINALE 9. A te, Padre, ogni onore e gloria: lode perfetta, eterna

fin d’ora: somma di tutti i sentimenti Per Cristo nello Spirito Santo.

Comunione 10.

Dopocomunione 11.

IV – CONTEMPLAZIONE.

Si Contempla il piano di Dio nella storia della Chiesa, dell’Umanità, LG 2.

1 Prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione….

2 Figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza, come profezia…

3 Compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi…

4 Manifesta, nella Chiesa per l’effusione dello Spirito…

5 Completa, alla fine nella Trinità, l’umanità plena in Cristo Risorto…

V – REVISIONE DI VITA:

     Punto di Partenza.            Fatto, situazione …

     Punto di Riferimento.       La Parola di Dio…

     Punto di Arrivo.                Criteri di vita, di comportamento…

PREGHIERA finale dai testi: performante = efficace personale sempre.

1°. Padre, che hai. (Vers. al Vang. o Antif. alla Com., all’indicativo);

2°. Concedi... (Vers. Resp., all’imperativo di adesione);

3°. Per Cristo ns Signore. Amen: Unico Mediatore Archè Efficace.

NOTE

[1] Nel cellulare con www.lapreghiera.org appare la MAPPA della Messa:  MODULO e COMPILAZIONI della Mappa, con richiami e registrazioni riassuntive o approfondimenti da ascoltare, come e quando puoi e vuoi.

– Anche riflessioni-meditazioni personali orali, scritte si posson mettere in sito: Messa dom20A;o lu20d=dispari, spedendo a 3392071319.

[2] Paolo VI approva e consegna la Liturgia riveduta (1963) a bene della vita ecclesiale con l’aiuto guida del KIT cf Consilium ad exeq. Const. Lit.

In ogni momento, in ogni lingua, Gesù dice: “Questo il mio corpo  donato … il mio sangue versato per voi, per tutti … ; fate questo in memoria di me”, cf Festa della Parola, n. 2. (qui sotto).

[3] Testi Biblico-liturgici. I testi biblici hanno nella Bibbia il loro contesto preciso. Nella liturgia ne fanno un altro con corrispondente significato.

[4] Eucologie = Preghiere della Chiesa, ispirate da testi biblico-liturgici: guidano l’assemblea nella concelebrazione della Messa. Ascolti il Padre nella Persona di Gesù Cristo che risponde al Padre in nosta Persona. Nella preghiera liturgica infatti l’Assemblea Celebrante si rivolge al

Padre in persona dell’Unico Mediatore Gesù Cristo nello Spirito Santo.

1[5]  Apprendistato Quotidiano=assunziione: “Leggi testi corrispondenti alla Messa in famiglia o in privato”, Preparaz. Celebr. Feste Pasq., n. 13.

2[5]  Ascolta in COMPILAZIONI IM:  2017/08/26, sabato, ravasi..liturgia.

 finale della storia 2°Crn 4’convers ’95.

8. Torna su:

COMPILAZIONI IM
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2017/05/28

SETTIMA DOMENICA DI PASQUA ANNO A 2017

ASCENSIONE DEL SIGNORE

CI RACCOGLIAMO.

Nel nome del Padre… Ascolta, Israele… Eccomi, Signore… Aiuta tutti...

I – LEGGIAMO: da Ingresso a Dopocomunione.

Titolo: una parola, frase: GESù CRISTO NOSTRO CAPO NELLA GLORIA
II – MEDITIAMO rileggendo:

Testi biblico-liturgici³

VANGELO: (Parla Gesù, parla di se stesso, Capo, Membra).

VERS. AL VANGELO: facilita il cammin con Gesù, presi per mano.

PRIMA LETTURA: profezia portata a pieno compimento in Cristo Gesù.

VERSETTO E SALMO RESPONSORIALE (Eucologia minore): Gesù ci parla in persona del Padre; e ora risponde in noi, per noi al Padre.

SECONDA LETTURA: l’Apostolo esempio di cammino con l’amico Gesù.

Testi Eucologici 4: ispirati dai testi biblico-liturgici, guidano l’assemblea nella celebrazione della Messa:

Ingresso: come l’avete visto salire al cielo, così il Signore ritornerà.

Colletta  : nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalazata accanto a te, e noi, membra del suo corpo, viviano nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo nella gloria. Egli è Dio e vive e regna…

Sulle Offerte.

III – PREGHIERA EUCARISTICA (Eucologia maggiore, in cinque parti):

1 RINGRAZIAMENTO. Grazie, Padre, per il tuo Figlio Gesù. Prefazio.

2 ATTUAZIONE. Ora, Padre, manda lo Spirito. Consacazioni sui doni: Cristo sia fra noi. E sull’Assemblea: sia Uno.

3 OFFERTORIO. In noi, Padre si offre a te Gesù. Offerta dell’Angelo Santo Gesù nelle sue membra (è redento il creato, in pianto nell’attesa).

4 INTERCESSIONI. Tutti, Padre, accogli in Cristo. Intercessioni per Vivi, Defunti, Celebranti, …

5 LODE FINALE. A te, Padre, ogni onore, gloria. Per Cristo nello Spirito Santo: lode perfetta senza fine.

Comunione

Dopocomunione

 


2017/05/06

SABATO DELLA III SETTIMANA DI PASQUA 2017

Fra raccoglimento, all’inizio; e conclusione con comunione spir. e dopocom., alla fine; al centro abbiamo compilato per otto mesi, da 19.09.16 ad oggi, Testi biblico-liturgici. Cioè,inizio:

CI RACCOGLIAMO.

Nel nome del Padre… Ascolta, Israele… Eccomi, Signore… Aiuta tutti...

I – LEGGIAMO: da Ingresso a Dopocomunione.

(Titolo: una parola o frase.) Tu sei il Santo di Dio.

II – MEDITIAMO rileggendo: ecco il centro,

i Testi biblico-liturgici³

VANGELO: (Parla Gesù, parla di se stesso, Capo e Membra).

Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.

VERSETTO AL VANGELO: facilita il cammino con Gesù, per mano.

Le tue parole Signore sono spirito e vita; tu hai parole di vita eterna.

PRIMA LETTURA: profezia portata a pieno compimento in Cristo Gesù. La Chiesa si consolidava, e con il conforto dello Spirito Santo cresceva di numero.

VERSETTO E SALMO RESPONSORIALE (Eucologia minore):

Gesù ci parla in persona del Padre; e ora risponde in noi e per noi al Padre.

Che cosa renderò al Signore per tutti i benefici che mi ha fatto?

Conclusione: con ANTIFONA ALLA COMUNione e DOPOCOMUNIONE.

«Padre, prego per loro, perché siano in noi una cosa sola, e il mondo creda che tu mi hai mandato».

«Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna».

 

 

 

 

 

 

 

 

FESTA ELLA PAROLA

2015/10/11

laparola di Dio si diffondeva – per francy

* FESTA DELLA PAROLA
28ª DOMENICA ANNO B – 11 ottobre 2015

giusti cinquant’anni dal Concilio Vaticano secondo.

Nell’11 ottobre 1962, sotto il manto di Maria SS. Madre di Dio,

trasferita poi al 1° gennaio nell’ottava di Natale,

1PAPA GIOVANNI XXIII CONVOCA IL CONCILIO VATICANO II:LA PERSONA DI GESÙ PASTORE SIA NOTA AL MONDO”.
Il gregge deve imparare il linguaggio del Pastore: c’è fretta. Dopo soli tre mesi dall’inizio del suo Pontificato il sommo Pontefice indìce il Concilio Vaticano II. Duemilacinquecento fra Cardinali, Arcivescovi e Vescovi nel 1962 sono intorno al Sommo Pontefice nella basilica di San Pietro. Non per dichiarare dogmi, non per condannare eresie, ma per rivelare al mondo la Fonte della Vita nella sua novità assoluta, per la gioia di tutta l’umanità. Brilla, infatti, luminosa la prima volta nella sua autorevolezza la Persona del Verbo fatto uomo, il Signore Gesù Risorto, nostro Capo operante in noi sue membra ancora visibili. Il Verbo si apre verso tutti. La Parola efficace di Gesù si estende nei cuori e nel vivere quotidiano, a partire dalla Liturgia. Il documento liturgico inizia col programma: “Far crescere ogni giorno più la vita cristiana tra i fedeli”. La Liturgia si presenta come introduzione a tutto il Concilio nelle sue quattro sessioni. Dal 1962 al 1965, sotto i pontificati di Giovanni XXIII e Paolo VI, sono promulgati quattro Costituzioni, tre Dichiarazioni, nove Decreti nella cornice della Parola di Dio celebrata.

2PAOLO VI PROMULGA LA COSTITUZIONE LITURGICA, «SACROSANCTUM CONCILIUM» il 4 Dicembre 1963, esattamente quattrocento anni dopo il Concilio di Trento (1563). Il Sommo Pontefice acclama: “Vi ravvisiamo di avere rispettato la gerarchia dei valori. A Dio il primo posto. La Preghiera, nostra principale occupazione. È arrivato il tempo in cui il Popolo Cristiano con noi pregante e orante sciolga la muta sua lingua e canti le Lodi di Dio e le Speranze degli uomini. Sulle labbra di tutti i Fedeli, oltre «la Lode dell’Opera di Dio con il Breviario», ora risuona anche «la Parola del Sacrificio Eucaristico, sommamente efficace!». Si capisca che «la Chiesa è comunità orante, popolo di Dio, nutrita di cibo adeguato, alimentata del suo Signore»”.
Il Signore, Bontà e Misericordia, ispira Paolo VI a convocare il Consilium ad exequendam Constitutionem «De Sacra Liturgia» e cogliere frasi e preghiere dai testi della messa, e formare un KIT**: frasi necessarie e sufficienti per cogliere il senso appropriato della celebrazione che culmina nell’Eucaristia, in cinque parti: 1.Grazie, Padre, per il tuo Figlio Gesù. 2.Ora, Padre, manda lo Spirito e Gesù sia fra noi. 3.In noi, Padre, si offre a te Gesù. 4.Tutti, Padre, accogli in Cristo. 5.A te, Padre, ogni onore e gloria per Cristo in Spirito Santo.

** kit = pezzi necessari e sufficienti per cogliere il senso del formulario liturgico.

Lettura e Meditazione ti guidano a completare Preghiera Eucaristica e Contemplazione.

Con la costanza «cammini» non solo fisicamente insieme a Gesù, ma in sintonia interiore con Lui.

 

3GIOVANNI PAOLO II APPREZZA L’ESPERIENZA LITURGICA CON QUESTE PAROLE:
“Invito tutti a trarre ogni vantaggio dalla Liturgia Eucaristica delle Messe, sia festive che feriali. Il Lezionario e il Messale, infatti, sono lo strumento costante, vivo e a molti familiare per conoscere e alimentare la fede. Rispondono a interrogativi di coscienza. I presbiteri valutino appieno la preziosità di tale mezzo che forma forti personalità cristiane”.
«Per quest’opera Cristo è sempre presente nella sua Chiesa. È Lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura» (SC 7): Luce di verità, Potenza di grazia, Viatico, che sostiene a servizio del bene». Il Messale, quindi, con il suo ampio Lezionario, è quotidiana «mensa» della Parola di Dio. Può ben essere considerato il manuale universale della catechesi per tutto il popolo: in parrocchia, in ogni chiesa o comunità»” (Giovanni Paolo II all’Episcopato del Triveneto, 26 Gennaio 1991).
Ciò che la Parola, il Verbo dal Padre, che conosce il Padre, ci rivela, diventa Risposta del Verbo, fatto uomo, al Padre, posta sulle labbra di noi tutti, membra dell’assemblea liturgica. Questo dialogo trinitario, fra Padre e Figlio nello Spirito Santo, costitutivo della 1ª e 2ª parte della Messa, diventa in noi apprendistato alla Liturgia dell’Assemblea celeste. Uniti a tale Coro acclamiamo: Santo, Santo, Santo…

* Estratto dallo scritto a papa Francesco, suggerito da S.Ec. Giampaolo Crepaldi, consegnato a S.Em. Angelo Comastri, Arciprete del Vaticano, 12 Marzo 2014.  Cf la parola di Dio si diffondeva …».laparola di Dio si diffondeva – per francy

4PAPA FRANCESCO PRECISA: “QUESTO DIALOGO CELESTE CE LO INSEGNA LA MADRE MARIA, TIPO E MODELLO DELLA MADRE CHIESA.
Non si diventa cristiani da sé, cioè con le proprie forze, in modo autonomo; neppure si diventa cristiani in laboratorio; ma si viene generati e fatti crescere nella fede all’interno di quel grande corpo che è la Chiesa. Una madre che ci dà vita in Cristo e che ci fa vivere con tutti gli altri fratelli nella comunione dello Spirito Santo. In questo la Chiesa ha come modello la Vergine Maria: il modello più bello e più alto che ci possa essere. È quanto già Le Prime Comunità Cristiane hanno messo in luce e il Concilio Vaticano II ha espresso in modo mirabile (cfr Cost. Lumen gentium, 63-64). La maternità di Maria è certamente unica, singolare, e si è compiuta nella pienezza dei tempi, quando la Vergine diede alla luce il Figlio di Dio, concepito per opera dello Spirito Santo. E tuttavia, la maternità della Chiesa si pone proprio in continuità con quella di Maria, come un suo prolungamento nella storia. Guardando Maria, scopriamo il volto più bello e più tenero della Chiesa; guardando alla Chiesa riconosciamo i lineamenti sublimi di Maria. Non siamo orfani. La Chiesa è madre, Maria è madre.
La Chiesa ha ricevuto da Gesù il tesoro prezioso del Vangelo, non per tenerlo per sé, ma per donarlo generosamente agli altri, come fa una mamma. In questo servizio di evangelizzazione si manifesta in modo peculiare la maternità della Chiesa, impegnata, come una madre, ad offrire ai suoi figli il nutrimento spirituale che alimenta e fa fruttificare la vita cristiana. Tutti, pertanto, siamo chiamati ad accogliere con mente e cuore aperti la Parola di Dio che la Chiesa ogni giorno dispensa, perché questa Parola ha la capacità di cambiarci dal di dentro. Solo la Parola di Dio ha questa capacità di cambiarci ben dal di dentro, dalle nostre radici più profonde. Ha questo potere la Parola di Dio! E chi ci dà la Parola di Dio? La Madre Chiesa. Lei ci allatta da bambini con questa parola, ci alleva durante tutta la vita con questa parola, e questo è grande! E’ proprio la Madre Chiesa che con la Parola di Dio ci cambia da dentro. La Parola di Dio che ci da la Madre Chiesa ci trasforma, rende la nostra umanità non palpitante secondo la mondanità della carne, ma secondo lo Spirito.

– Papa Francesco nell’udienza generale del 3 Settembre 2014. «www.lapreghiera.org/audio/udienza3.9.15» continua…

la Parola di Dio si diffondeva-perPapaFrancesco

 

5ª dom di quaresima C ravasi2016/03/13

5ª DOMENICA DI QUARESIMA, C.

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiuta tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA 
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). 

seguono TESTI da ingresso a dopo comunione.

 

MEDITAZIONE o RILETTURA

Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (in TESTI e MEDITAZIONI, Archivio, 28/03/2004 Quar., C – 5ª Dom.); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Criteri di Meditazione -15/08/2005).
Messaggio IL PERDONO DI DIO SUPERA OGNI IMMAGINAZIONE.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. Richiamiamo quindi la Parola, aderiamo all’azione dello Spirito.
Domenica scorsa, fra le due accoglienze di un peccatore, cioè, del figlio minore, rappresentate una dal figlio maggiore, l’altra da Gesù che incarna il Padre, l’assemblea ha scelto il Padre «la Bontà».
Oggi, fra i legalisti scribi e farisei che si servono di un’adultera per tentare di lapidare anche Gesù, e Gesù stesso che non condanna né adultera né scribi e farisei, scegliamo Gesù, infinita fantasia di Dio che sa inventare salvezza anche quando non c’è alcuna via d’uscita da una situazione senza speranza (Vangelo: Gv 8,1-11). Per cinquecento anni questo testo dell’adultera è tramandato oralmente. Si sa che questo testo è stato tramandato, perché lo troviamo commentato dai Padri della chiesa, anche se non scritto in un vangelo (esempio di fede tramandata mediante tradizione e vangelo). Il testo appare poi in Luca c 22 (fine 400 inizio 500 d.C.) e si fissa definitivamente nel seicento in Giovanni, capitolo ottavo, vv 1-11. Prima parte di Giovanni, cc 1-12, detta sezione dei segni, dove il brano ha trovato posto. In Luca, come in Matteo e Marco, avrebbe richiesto una esposizione del fatto, più il senso teologico; in Giovanni, invece, il c. 8° si trova nella prima parte del testo evangelico, detta dei segni, dove l’episodio, oltre l’esposizione del fatto e del senso teologico del fatto come in Matteo, Marco e Luca, l’episodio evangelico assume anche un senso simbolico da esporre. Molte sono le ragioni che si portano per intuire, almeno, questo ritardo dello scritto. La più probabile sembra sia l’esitazione della chiesa allora nel concedere il perdono agli adulteri.
Vediamo 1. il fatto, 2. il senso teologico, 3. il senso simbolico.
1. Il fatto: richiede precisazioni a base dei sensi teologico,simbolico.
 
VANGELO. Gesù «all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava». Non è riportato alcun ammaestramento orale di Gesù. Esso è espresso con il fatto che segue: «Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna, sorpresa in adulterio»; «gli conducono», perché se fosse entrata da sola avrebbe sconsacrato il tempio. È chiara l’intenzione malevola degli scribi e dei farisei: «Postala nel mezzo, gli dicono: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio”». La donna non dice una parola, non osa chiedere un perdono che non può sperare. Non può immaginare la fantasia sconfinata del cuore di Dio nel donare salvezza e amicizia. La donna è sola. Non c’è il compagno adultero; anche se è prevista pure per lui la stessa pena. Scribi e farisei continuano: “Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa”. Peccatori non cercano che incolpare ed eliminare; se poi riescono a far cadere un innocente, è per loro una conquista. La lapidazione era riservata ad apostati e bestemmiatori. Al tempo di Gesù l’adulterio era punito con lo strangolamento. Scribi e farisei invece parlano di lapidazione e chiedono a Gesù: «“Tu che ne dici?”. Essi dicevano questo per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo». Da Gesù non attendono una condanna; è competenza del Sinedrio condannare. Da Gesù si attendono dichiarazione di colpevolezza; e di certo Gesù sarebbe stato lapidato, se egli avesse fatto intendere, contro Mosè secondo loro, che quella donna non è colpevole. Dichiarando poi che la donna è colpevole, Gesù mostrerebbe di non essere un profeta che porta qualcosa di nuovo nel mondo, e il suo «ammaestramento» apparirebbe fasullo: se non lo eliminiamo, pensano scribi e farisei, almeno ne annientiamo l’insegnamento.
GESÙ PORTA UNA NOVITÀ ASSOLUTA, del tutto inimmaginabile e quindi non attesa, tale che la donna non pensa neppure di poter chiedere salvezza, buon rapporto, amicizia. Questi ultimi sono sentimenti di Dio espressi nella Torà stampata con il dito di Dio sulla pietra: «Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra». Siamo nel tempio (v. 2) costruito in pietra. Il gesto di Gesù può richiamare la Torà scritta da Dio su una tavola di pietra, e le norme di Dio per interpretare la Torà, scritte sull’altra tavola di pietra. A queste norme forse si riferiscono per esempio Geremia (17,13) ed Ezechiele (2,9; 13,9). Quelli «insistevano nell’interrogarlo. Gesù allora alzò il capo e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”». Uno dei testimoni, che per primo deve lanciare il sasso, sarebbe lo sposo. Al gesto dello scrivere Gesù ora aggiunge il senso, secondo lo stile di Dio che non impone, ma propone, iniziando sempre dal minimo, da un gesto, per lasciare anche all’interlocutore l’iniziativa dell’adesione (cfr 10 piaghe d’Egitto). «Chinatosi di nuovo, scriveva per terra». La pietra serve a Dio per fissare i suoi sentimenti di Misericordia e amore infinito (Torà) verso il suo popolo; non per lapidarlo. L’amicizia di Dio nella Torà non è un fatto straordinario solo per l’Adultera, ma per tutti: scribi, farisei e ogni persona peccatrice. Ogni peccato nella bibbia è adulterio. La misericordia assolutamente straordinaria e insperata di Dio è la giusta risposta di Gesù che mira a rinnovare il peccatore, rendendolo capace a sua volta di misericordia. Questo sembra pensi Gesù che scrive per terra, dicendolo poi in modo che giovi a tutti: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”; e chi ha peccato, sappia che ha Dio, Javè, sempre vicino per usargli Misericordia. «Quelli, udito ciò, se n’andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Rimase solo Gesù con la donna, là in mezzo». Ciò che poteva essere una tragedia, si riduce ad una scena di due persone, la Misera e la Misericordia: l’adultera sdraiata lì a terra, e Gesù, chino, a scrivere richiamando il suo cuore. «Alzatosi allora Gesù le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannato?”. Essa rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù a lei: “Neanche io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”». Gesù, autorizzato solo a dichiarare colpevolezza, che non ha dichiarato, ora si rivela l’unico Innocente autorizzato a dichiarare «condanna», che non dichiara; ma esprime parole di Dio che dice: “Neanche io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”, e tutto è fatto, come dice il Salmo (33,8-11), «il Signore parla e tutto è fatto, comanda e tutto esiste. Il Signore annulla i disegni delle nazioni, rende vani i progetti dei popoli. Ma il piano del Signore sussiste per sempre, i pensieri del suo cuore per tutte le generazioni». Rimane «solo Gesù con la donna», unica che possa riferirci questa particolarissima e strabiliante esperienza di misericordia. Solo lei l’ha potuta riferire ai Padri della Chiesa che l’hanno tramandata per cinquecento anni, prima che fosse scritta nel Vangelo.
2. Il Senso teologico del fatto, in rapporto a Dio. È sufficiente richiamare quanto già accennato: Gesù, venuto non per condannare, ma per salvare il mondo (Gv 3), salva l’adultera che non sperava salvezza, lei che non aveva neppure implorato aiuto. Gesù rivela un Dio Padre più grande del nostro cuore. Per mezzo di Cristo Gesù egli ci salva anche quando il nostro cuore ci condanna (cfr 1Gv 3,19-20). Ricambia il male con il bene: si serve dell’adultera per raggiungere con il suo perdono anche coloro che di quella stessa donna volevano servirsi per eliminarlo: “Tu che ne dici?”, gli chiedono. – “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”, risponde Gesù, fattosi esterno a loro per dire loro chi è lui dentro di loro, attendendo di essere accolto anche da loro, senza che se ne vadano tutti dai più anziani, dopo aver lasciato cadere a terra le pietre; e vuole che la donna «vada», diventi missionaria di questa ricerca di Dio: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannato?”. – “Nessuno, Signore!”. Gesù vuol dirle: ma non basta «astenersi dal condannare»; questo è un primo passo verso la vita; bisogna che anch’essi si sentano amati come te. Tu ora accetti di stare con me, di vivere con il mio desiderio che anche loro si avvicinino a me, per essere salvati. Tu non vivi più per te stessa: «non pecchi più». Tu vivi con interesse di Bene come me anche per loro; non pensino più per esempio a te per condannarti.
3. Il Senso simbolico dello stesso fatto nel vangelo di Giovanni. Alcuni elementi del racconto ci aiutano a comprenderlo. La donna è condannata da sola, senza l’amante che pure doveva esserci, essendo colta in flagrante adulterio; lei è condannata a morte, benché allora tale condanna sia in mano solo ai romani; lei non ha scusanti, e non osa implorare perdono, anche se vorrebbe vivere; lei è l’unica testimone e racconta il dono della vita ottenuto inaspettatamente da Gesù; lei se ne va come testimone del condono divino. La donna salvata è simbolo della Chiesa, di tutta l’umanità, determinata a divenire Chiesa. Lo sposo è Cristo Gesù (2Cor 11,2; Ef 5; e Apc 22,17.20: «Lo Spirito e la sposa dicono: “Vieni!”; ed egli risponde: “Sì, verrò presto!”». L’amante dell’adultera è presente nella veste del peccato con il quale lei ha tradito il suo sposo; lei quindi dovrebbe morire, ma l’unico testimone, il suo Sposo, Gesù, che non uccide la propria sposa, casta meretrice perché la ama, la nutre con i sacramenti, attende che si converta e viva: quindi lo Sposo l’ha già perdonata (Osea 1-3), lo «sposo» precedente, il peccato, non deve comparire a lapidarla perché non c’è più, e l’esperienza della vita nuova, ricevuta, fa «rifiorire nel suo cuore il canto della gratitudine e della gioia» (colletta). Testimone di tanta grazia, desidera ne sia partecipe tutta l’umanità. VA’ IN PACE: LASCIA IL PASSATO, COMINCIA A PENSARE IN MODO NUOVO.

PRIMA LETTURA. Lo stesso «Signore, che offrì una strada nel mare e un sentiero in mezzo ad acque possenti», che ha compiuto il prodigio della liberazione d’Israele dall’Egitto con l’impegno di ricordarlo sempre, ora vi dice, lui stesso, non altri: “Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche!”, del 1234 circa a. C. “Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?”. Vi faccio ritornare dall’esilio babilonese e per mezzo di un pagano, Ciro. Non resistete per il motivo che il mio modo di agire non è secondo i vostri canoni. Io cambio metodo come mi sembra meglio, e voi adattatevi al mio comportamento: “Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa. Mi glorificheranno le bestie selvatiche, sciacalli e struzzi, perché avrò fornito acqua al deserto, fiumi alla steppa, per dissetare il mio popolo, l’eletto. Il popolo, che io ho plasmato per me, celebrerà le mie lodi”. Tutto questo ora si attua nei riguardi dell’adultera salvata, della casta meretrice, la Chiesa che io amo.

SALMO RESPONSORIALE. Grandi cose ha fatto Il Signore per noi.
Ripetendo le parole del Signore Gesù nel Salmo Responsoriale (Sal 25/26), l’assemblea interpreta rettamente l’incontro con Dio come opera di Dio, che la trasforma. Le parole di Gesù sulle nostre labbra ci fanno sperimentare i suoi sentimenti: “Grandi cose ha fatto il Signore (non noi) per noi”. Riconosciamo che Dio opera prodigi: “Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion, ci sembrava di sognare”. Lo riconoscono i popoli che dicono: “Il Signore ha fatto grandi cose per loro”. Lo riconosciamo noi stessi in prima persona, e diciamo: “Grandi cose ha fatto il Signore per noi, ci ha colmati di gioia”. – Il ricordo del passato fa sgorgare dal cuore una preghiera per il presente. La salvezza è opera di Dio, ne abbiamo l’esperienza, e questa ci sprona a chiedere ulteriore salvezza dalla schiavitù, fino alla completa liberazione. Abbiamo ringraziato il Signore per l’accaduto: “Allora la nostra bocca si aprì al sorriso, la nostra lingua si sciolse in canti di gioia”. – Ebbene: questo è garanzia di quanto farà ancora. Pieni quindi di gratitudine acclamiamo: “Riconduci, Signore, i nostri prigionieri come i torrenti del Negheb” in piena. In te, Signore, rischiamo, nella certezza del buon esito: rischiamo come chi semina una semente che ora potrebbe nutrirci; ma sappiamo di non perderla, siamo certi di avere in futuro la gioia di raccogliere il centuplo. Allo stesso modo, sulla scia della passione, morte, risurrezione del nostro Signore Gesù, noi, tua comunità, ci aspettiamo ancora momenti difficili, ma siamo sicuri di essere ricompensati con la vista di frutti abbondanti in Cristo risorto, qui presente.

SECONDA LETTURA. Descrive il discepolo di Gesù come l’adultera
In Cristo tutto reputo perdita divenendo a lui conforme nella morte.
Quella donna, immagine della Chiesa, l’Umanità, ciascuna persona così inaspettatamente salvata da Gesù che le dice: “Donna, neanche io ti condanno; va’ in pace e non peccare più”, quella persona da quel momento di vita ha la mente e il cuore fissi su Gesù, sulla persona di quel suo straordinario Salvatore. Lei si distoglie da tutto un passato di leggi e osservanze, e tutta protesa verso Gesù, con le parole di Paolo, discepolo di Gesù per quest’esperienza, lei incoraggia quanti si sentono colpevoli, quanti non sperano futuro migliore, ed esclama: “Fratelli, tutto io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza – dell’esperienza – di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovata in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede”. Non leggi e tutte queste cose ma la Persona di Cristo Gesù, non la mia giustizia ma la fede in Gesù, non guardando se sono imperfetta ma fidandomi della sua misericordia, non pensando più a salvare me stessa ma morendo a me stessa per vivere in lui, non più cose ma sue relazioni. Gioco tutta l’esistenza nell’imitare Cristo, so che non lo imiterò mai benissimo, so che non sono impeccabile, godo di chiedergli perdono e vado avanti con «fiducia» in lui, nella sua persona, che distinguo dalla «fede» come verità in cui credo. Fede quindi come relazione con il mio Signore Gesù. Questo perché io possa conoscere sempre meglio per esperienza la Persona di Gesù, “la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sofferenze di Gesù, diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti”.
Gesù risorto, che supera la morte in quanti gli appartengono, suscita in me entusiasmo, desiderio di essergli conforme, mediante la stessa «potenza della risurrezione di Cristo», e vivo come un atleta tutto preso a «correre verso la mèta» che è lui per conquistarlo come anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo; corro per «arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù», poiché ancora non l’ho raggiunto; mi sentirò perfetto quando arriverò all’età matura del Cristo, simile in tutto al Padre.

Domenica scorsa abbiamo visto che si può vivere in casa con un papà buono senza conoscerlo. Oggi vediamo come a lui tutto è possibile, anche quando in una situazione, come quella dell’adultera, non si vede possibilità di salvezza.

PREGHIERA EUCARISTICA.
Aderiamo all’agire dello Spirito. Per Cristo -ringraziamento pane offerta intercessione lode-

–  «Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio: tu lo hai mandato nel mondo, non per condannare, ma per salvare il mondo da situazioni impossibili e senza speranza; tu hai stabilito per i tuoi figli un tempo di rinnovamento spirituale, perché si convertano a te con tutto il cuore, e perché, «liberi dai fermenti del peccato, vivano le vicende di questo mondo, sempre orientati verso i beni eterni».

–   Siamo trasformati in Cristo: preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare qui l’opera di Gesù e compiere ogni santificazione. Gesù, misericordia e perdono, è qui, assolve noi come l’adultera, dice: Io non ti condanno, ma ti trasformo perché partecipi ai miei sentimenti di bene a favore di ogni persona.Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù: tuo Figlio, Innocente, fatto peccato, Salvatore, Condannato. presente in noi, resi da lui a te graditi con sentimenti e azioni di salvezza anche verso coloro che ci condannano senza sapere che non lo fanno a noi ma al tuo Figlio eletto.

–   Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo; Via tracciata nell’acqua e nel deserto, diritta fino a te, desiderata per tutti gli uomini, fatti coeredi della sua gloria.«Glorifichiamo» perfettamente il –   Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santificante.
A te, Padre, ogni onore e gloria, da ogni cuore rinnovato dalla tua grazia, divenuto cantore di gratitudine e di gioia. Tu sei glorificato per una vita da rispecchiare la tua sconfinata misericordia.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo VITA NUOVA:
prefigurata, sin dall’inizio nella Creato: strada nel deserto, fiumi nella steppa, popolo dissetato.
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza, ritorno da Babilonia, più grande che dall’Egitto.
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: Gesù, messo alla prova, si rivela condono per tutti;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: nei fedeli, tipo Paolo, l’adultera: conquistati, salvati;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. nei figli giunti alla perfezione in Cristo Gesù.

Preghiamo: Padre, che non vuoi la morte del peccatore, ma che si converta e viva; concedi al tuo popolo di proclamare le tue meraviglie. Per Cristo nostro Signore. Amen.

2016/02/21

2ª DOMENICA DI QUARESIMA. Anno C

Preparazione alla celebrazione della messa.

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…!   Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]. Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti.

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!

Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
MEDITAZIONE o RILETTURA

Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!

La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici; messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf Criteri di Meditazione 15/08/2005).

Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, centro della Vita.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Dalla vita alla festa della vita: formiamo una comunità, prendiamo coscienza di essere riuniti e preparati da Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
O Padre, che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio, nutri la nostra fede con la tua parola e purifica gli occhi del nostro spirito perché possiamo godere la visione della tua gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio..
Dio grande e fedele, che riveli il tuo volto a chi ti cerca con cuore sincero, rinsalda la nostra fede nel mistero della croce e donaci un cuore docile, perché nell’adesione amorosa alla tua volontà seguiamo come discepoli il Cristo tuo Figlio. Egli è Dio
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo quindi la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.
Richiamiamo la Parola, cioè persona, messaggio e attività di Gesù.
«In quel tempo, Gesù, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo» (Lc 9,28b- 36). Domenica scorsa la liturgia, che ci conduce per mano a Cristo, ci ha mostrato Gesù unico vincitore della tentazione, lui che sa leggere correttamente le scritture; e ha aggiunto che noi tutti vinciamo aderendo a lui, fondati sulla sua Parola. Oggi siamo indotti a conoscere e a fare questa adesione a Cristo e alla sua Parola: siamo presi da Gesù come Pietro, Giovanni e Giacomo, e dopo aver ascoltato con loro la profezia della sua sofferenza, impariamo ad ascoltare l’Eletto, fino a partecipare alla sua gloria che Gesù ha mostrato sul monte. Gesù infatti «salì sul monte a pregare». Gesù, Figlio di Dio, sempre con il Padre, porta sulla terra il suo rapporto con Dio Padre; e l’umanità in Gesù impara ad avere la vita nuova d’intimità con Dio: l’uomo ha già nel Gesù glorioso della trasfigurazione ciò che deve imparare progressivamente sino alla fine. Solo Gesù, Dio uomo, può avere una relazione perfetta e definitiva con Dio suo Padre: «E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante». In Gesù è presente tutto Dio: «in Cristo è racchiusa corporalmente tutta la divinità (cfr Col 2,9); ma in Gesù è presente anche tutto il mondo umano: «Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme». Mosè ed Elia, cioè la Legge e le Profezie, tutta la storia ebraica secondo Dio, parlano di Gesù, ha per contenuto centrale l’esodo, la pasqua di Gesù, la sua uscita da questo mondo al Padre: Gesù quindi con la sua pasqua, viaggio di ritorno da dove è uscito, è il centro della storia, compimento di tutte profezie di Dio. La manifestazione visiva di Gesù trasfigurato conferma il suo annunzio ai discepoli sulla sua passione, morte e risurrezione a Gerusalemme. Questo dice Gesù ai due discepoli in viaggio verso Emmaus dopo la risurrezione: «E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui» (Lc 24,27).
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. 
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quel che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all’entrare in quella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo». Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto
 Il Vangelo della trasfigurazione secondo Luca comporta alcune peculiarità che accentuano il carattere pasquale della visione. L’evento ha luogo mentre Gesù prega, come nell’orto degli ulivi. Mosé e Elia parlano della sua partenza, che sarebbe avvenuta a Gerusalemme. I tre apostoli sono oppressi dal sonno, come durante la notte passata al Getsemani. Al «risveglio» essi vedono la gloria di Gesù. Dopo la Pentecoste, gli apostoli renderanno testimonianza a ciò che hanno visto sul monte e soprattutto alle apparizioni del risorto.
Ora, per i discepoli, viene aggiunto anche l’ “ascoltatelo!”.

fin dove li porterà l’ascoltare?

ancora non possono conoscere tutta la profondità di quell’espressione “Figlio mio l’Eletto”

tutta la scena della trasfigurazione sembra abbia lo scopo, nella narrazione evangelica, di segnare i cuori dei discepoli in vista della prova della croce. Così non può che seguire la consegna del silenzio, perché l’evento divino, è ancora misterioso al loro cuore.

In un attimo folgorante, i discepoli vedono la gloria di Gesù, ma senza rendersi ben conto. Possono comprendere il colloquio tra Gesù e i due personaggi che gli compaiono accanto, Mosé ed Elia, simboli della Legge e dei Profeti? Possono cogliere il mistero di quella gloria e portarne il riverbero nella loro vita? Non ancora.
Pochi giorni prima della trasfigurazione, Pietro si era trovato in una situazione simile, benché la circostanza fosse assai più ordinaria. A Cesarea, quando confessa che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente (cfr. Mt 16,16), Gesù lo proclama beato. Ma appena Pietro svela cosa pensa in realtà del destino di quel ‘Figlio’, di cui non può accettare l’umiliazione e la sofferenza, si sente respinto duramente: “lungi da me, satana! …non pensi secondo Dio …” (Mt 16,23).
Davanti alla luce sfolgorante della trasfigurazione Pietro non sa cosa dire o non sa quel che dice: “E’ bello per noi stare qui …”. Effettivamente è bello, ma ancora non sa in che cosa consista quella bellezza e cosa comporti. La Legge e i Profeti non possono che alludere all’evento della “dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme”. L’evento della Pasqua del Signore, con la sua morte e risurrezione, sta al centro del mondo, del senso del mondo.
Come possono i discepoli comprendere che fin dalla creazione del mondo il colloquio tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo verte sull’immolazione dell’agnello, figura dell’amore che Dio riversa sul mondo e di cui lo intride fino a farlo risplendere nei cuori di coloro che ne accolgono la rivelazione e di cui la gloria della trasfigurazione è l’allusione misteriosa? Sanno solo che quel Figlio, l’Eletto, il L’Eletto, è degno di Dio, viene dalla parte di Dio, custodisce il segreto di Dio per l’uomo e attendono di conoscerlo per davvero imparando ad ascoltarlo, ad ascoltarlo per seguirlo e a seguirlo per ascoltarlo finché si manifesti finalmente al cuore. Il senso della paura che prende i discepoli è appunto il segno del desiderio e del rischio insieme che caratterizza l’avventura dell’uomo toccato dalla presenza di Dio.… .
Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
Gen 15,5-12,17-18
Abramo è il prototipo dei credenti di tutti i tempi. Egli ha lasciato tutto perché Dio gli chiedeva di farlo. Ora, il Signore gli promette una discendenza innumerevole e il possesso della terra. “Io mi impegno a questo”. Durante un misterioso sonno, Abramo assiste a una scena insolita. Una fiaccola accesa passa in mezzo agli animali divisi. Normalmente, erano i due contraenti a sottoporsi a questo rito: “Che mi accada come a questi animali, se manco alla parola data”. Dio non sarebbe più il Dio vivente se fosse infedele alla sua promessa.
«Dio condusse fuori Abràm». Fin da Abràm Gesù, vero Dio con il Padre, prende con sé i discepoli «sul monte»: Gesù si prepara la nuova umanità; in Abràm Gesù «è condotto fuori», lui che porterà a compimento l’esodo: «Tale sarà la tua discendenza». Gesù è la discendente di Abràm, il primogenito tra molti fratelli. «Abràm credette al Signore, che glielo ha accreditato come giustizia: «credette», «accreditò» è il senso del nostro ‘Amen’, sia da parte di Abràm, che da parte di Dio. Abràm riconosce che in Dio ci sono tutti i requisiti per essere credibile, e gli dà piena fiducia, pronuncia il suo Amen, termine tecnico con cui i sacerdoti riconoscevano valida la vittima da offrire in sacrificio a Dio, riconoscevano che ne aveva tutti i requisiti; e Dio riconosce in Abràm tutti i requisiti dell’uomo giusto: Amen, per questa tua fiducia in me, tu sei l’uomo che io voglio, l’uomo che offre il «sacrificio di lode» a me gradito.
«Dio gli disse», «Abràm rispose»: colloquio di Abràm con Dio. Dopo che Abràm ha affidato a Dio totalmente il suo cuore, Dio si prende cura di lui, gli dice: «Io ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei, per darti questo paese». Gesù, uscito dal Padre, e poi dal mondo in vista della gloria, è il dono di Dio all’uomo, raffigurato nell’uscita di Abràm e nel dono del paese.
Abràm dice al Signore: «Come potrò sapere che ne avrò il possesso?» – Dio gli risponde: «Prendimi questi animali…» .– «Li prese e li divise»: la divisione degli animali e il passarvi in mezzo era un modo di siglare un contratto; a chi viene meno spetta la sorte degli animali divisi. Dio risponde ad Abràm: Saprai che ne avrai il possesso dal patto unilaterale che io farò con te». – E Dio passò in mezzo agli animali da solo: fa un patto unilaterale con l’uomo; Dio si adatta all’uomo incapace, «oppresso dal sonno». Ma Abràm spera in Dio che saprà trasformare in bilaterale il suo patto. Infatti nel suo discendente Gesù di Nazaret Abràm troverà l’uomo Dio che può fare e mantenere il patto per ora unilaterale di Dio. «Spera nel Signore, sii forte, si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore».
La stessa esperienza tocca ad Abramo. Aveva creduto alla promessa di Dio, aveva messo tutto il suo cuore nella promessa di Dio, ma Abramo, assalito da un oscuro terrore, è toccato nel profondo del cuore quando Dio passa come una brace fumante e una fiaccola ardente in mezzo agli animali divisi. E’ una visione folgorante, un attimo di luce intensa ed il cuore è confermato: Dio ha stretto alleanza con me, Dio sarà fedele alla sua alleanza, la sua promessa si compirà. L’esperienza della sua fede è così totale che noi tutti viviamo ancora degli echi di quella fede, di quella rivelazione di alleanza da parte di Dio con l’uomo. E allora, come ricordavo all’inizio, quando preghiamo nella colletta: “purifica gli occhi del nostro spirito perché possiamo vedere la visione della tua gloria”, in realtà domandiamo a Dio di credere alla sua promessa, di fare esperienza del suo amore a tal punto da esserne tutti riverberati perché la gloria di Dio è l’amore che risplende dal trono della croce e la gloria dell’uomo è vivere di quello splendore.
Questo mio Figlio l’Eletto fa un legame indissolubile con l’uomo, fratello peccatore. «Un torpore cadde su Abràm», come su Pietro e compagni; tuttavia resta sveglio e vede che «un forno fumante e una fiaccola ardente passarono in mezzo agli animali divisi»: Dio è come «un forno» sempre in atto di purificare, «una fiaccola» di presenza sempre ardente; egli passa da solo fra gli animali, «mentre un oscuro terrore assalì Abràm». Dio s’impegna con una creatura che non è in grado di mantenere il patto: Abràm, nel torpore, non passa fra gli animali. Così Dio prende su di sé il ruolo dell’uomo inadempiente e incapace, anche se il più giusto e fedele, qual è Abràm credente; Dio si lega alla storia di Abràm, non esige la contropartita dall’uomo, attira su di sé l’auto-maledizione: accetta di essere «diviso», squartato, ucciso al posto di Abràm: Gesù, vero Dio che con il Padre e lo Spirito Santo fa un patto con l’uomo, è anche vero uomo uguale in tutto ad Abràm (vedi Colossesi 2,9).
«In quel giorno il Signore concluse questa alleanza con Abràm»: Dio giura per se stesso di amare sino in fondo l’uomo nel «torpore», cioè, nell’incapacità di amare. Così Abràm è fatto capace di accogliere e aderire all’amore di Dio. Questo patto Dio Padre porta a compimento nel Figlio eletto, Gesù di Nazaret, con il suo «esodo» in «Gerusalemme».
«Alla tua discendenza io darò questo paese»: Gesù è la «discendenza», «in lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità» (Col 2,9); Gesù è il «paese dato»: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito» (Gv 3,16) che prega: «Padre, per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità» (Gv 17,19).
Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
26, 1; 7-9a; 9bc; 13-14
Dio si impegna totalmente in ciò che dice. Quindi, sono sicuro di vedere la realizzazione della sua promessa.
IL SIGNORE È MIA LUCE E MIA SALVEZZA.
Il Signore è difesa della mia vita, / di chi avrò timore?
Se contro di me si accampa un esercito, / il mio cuore non teme. R/
Ascolta, Signore, la mia voce. / Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi.
Di te ha detto il mio cuore: «Cercate il suo volto»; / il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto. R/
Non respingere con ira il tuo servo. / Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza. R/
Sono certo di contemplare la bontà del Signore / nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte, / si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore
Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
Fil 3,17-4,1 (Iett. breve 3,20-4,1)
Questo mio Figlio l’Eletto è l’unica salvezza dell’umanità. «Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo»: prima mettevo tutta la mia fiducia nell’osservanza della legge, fino ad uccidere i cristiani che invece la mettevano in Cristo Gesù; ma egli mi ha salvato: lasciatevi anche voi riconciliare con Dio. Le comunità cristiane si basano sulla chiamata di Gesù che suscita fiducia in lui.
«Molti si comportano da nemici della croce di Cristo; tutti intenti nelle cose della terra»: le comunità cristiane, intente alle cose della terra, vogliono, però, essere come i tre discepoli che si lasciano prendere da Gesù per salire con lui e partecipare alla sua preghiera di comunione con il Padre; sono oppresse dal sonno e tuttavia vegliano, vedono la gloria e la nube, cioè lo Spirito del Risorto che le avvolge e le trasforma.
Il mio Figlio l’Eletto vi rende partecipi della sua trasfigurazione. «La nostra patria è nei cieli»: il vero credente compie con Cristo, per Cristo e in Cristo il suo «esodo» verso la Gerusalemme futura, celeste, la patria nei cieli, dove dimora Dio, nostro Padre. «Cristo ci trasfigurerà nel suo corpo glorioso»: «Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me» (S. Agostino), come il pane e il vino nell’eucaristia: non tu sali il monte, non tu preghi il Padre, non tu vinci satana; ma io salgo, prego, vinco in te che ti lasci prendere e trasformare in me, fin d’ora sino alla completa trasformazione nel mio corpo glorioso.
«Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete saldi» in me: lasciatevi prendere da me, il Signore, vostro fratello primogenito. – Sono certo di contemplare la tua bontà, Signore, nella terra dei viventi.
Naturalizzati cittadini del cielo, coloro che aderiscono al Cristo incondizionatamente vedranno il loro povero corpo trasfigurato ad immagine del corpo glorioso del risorto, quando egli ritornerà. La loro attesa non sarà delusa.
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre: «Questi è il mio Figlio diletto: ascoltatelo».
Questa offerta, Signore misericordioso, ci ottenga il perdono dei nostri peccati e ci santifichi nel corpo e nello spirito, perché possiamo celebrare degnamente le feste pasquali.
Per UCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, in lui riveli il tuo volto, fai risplendere la tua gloria;
Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione: ci rende presente Gesù nei suoi misteri.
Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù: ci rivestiamo di lui, noi da lui rivestiti.
Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo, coeredi della sua gloria immortale.
«Glorifichiamo» perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità trasfigurata: da te mediante il Figlio a noi; da noi per lui a te.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2). Contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, Trasfigurazione:
nella chiesa prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione:  
trasfigurazione, d’astri in discendenza, deserto in terra promessa;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza
trasfigurazione, di Abràm, pagano da Ur, in uomo giusto;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi:  
trasfigurazione, di Gesù sul monte in altro aspetto: di risorto.
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso:  
trasfigurazione, di oppressi dal sonno in fedeli divini, luminosi.
completa, alla fine, nella gloria della Trinità.
trasfigurazione, di uomini in Figli di Dio, coeredi della gloria.
Preghiamo:
O Padre, che dalla nube luminosa hai fatto udire la tua voce: “Questi è il mio Figlio l’Eletto; ascoltatelo!”; concedi al tuo popolo di acclamarti: “Signore, mia luce e mia salvezza”. Per Cristo nostro Signore. Amen.

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