01/01/2002 – MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO – 2002
A V V E N T O – N A T A L E
2001-2004
DIECI MINUTI DI PREGHIERA CON LA CHIESA.
Mediante «letture, riti e preghiere» si attua il mistero di Cristo, e noi comprendiamo ciò che una celebrazione ci vuole comunicare: entriamo nel nucleo del mistero cristiano che è la persona di Gesù. I testi, sia biblici che eucologici (tutti quelli non biblici), non hanno vita propria: sono nati per la celebrazione liturgica, e s’impregnano di senso all’interno della celebrazione stessa.
Le meditazioni del 2001-2004 rileggono i testi biblici alla luce del versetto al vangelo e dell’antifona alla comunione: Gesù si rivela Buona Notizia (vangelo), Compimento delle promesse (prima lettura, salmo responsoriale); Fondamento della chiesa (seconda lettura).
Dall’Avvento 2004 rileggiamo i testi alla luce delle «preghiere della chiesa» o Eucologia.
MARIA SS. MADRE DI DIO
1 gennaio 2004
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE
MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce del versetto al vangelo: Molte volte e in diversi modi, Dio ha parlato ai nostri padri per mezzo dei profeti; oggi, invece, parla a noi per mezzo del Figlio.
Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione): Maria serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.
Maria serba e confronta tutto nel suo cuore.
Mi accogli: sei mio fratello, sorella e madre. “I pastori trovarono Maria, Giuseppe e il bambino”; accolto, concepito da Maria nell’utero per opera dello Spirito Santo, dopo essere stato accolto da lei nel cuore mediante il suo “Sì”. Concepito e nato da Maria, Gesù s’inserisce nella comunità umana; circonciso nella sua carne virile, porta il segno vivo e palpitante dell’alleanza di un popolo con Dio; “gli fu messo nome Gesù” (vangelo). Nessuno può dire di attuarne in pieno come lui il significato di “il Signore salva”: “Ti benedice e ti protegge, fa brillare su di te il suo volto e ti è propizio, ti rivolge il suo volto e ti concede pace” (prima lettura). Mandato dal Padre, Gesù nasce da donna sotto la legge, e libera dalla legge gli uomini, con il sangue sulla croce, preannunziato nel sangue sparso da lui nella circoncisione. Gli uomini ricevono lo stesso Spirito di Gesù, il “Figlio che grida: Abbà, Padre; divenendo figli ed eredi come lui (seconda lettura). Tutto questo suscita in noi un’esistenza di gioia, di lode e benedizione in risposta: “Esultino le genti e si rallegrino”, “si conosca sulla terra la tua via, fra tutte le genti la tua salvezza”. – Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di rigenerarti a figlio di Dio, partecipe con me della sua Signoria, e capace di generarmi; nel simbolo della maternità. – Dio ha pietà di noi e ci benedice,
su di noi fa splendere il suo volto; “perché si conosca sulla terra la tua via, fra tutte le genti la tua salvezza”.
Sei mio fratello, sorella e madre nell’accoglienza e nell’annunzio come i pastori: “I pastori andarono frettolosi e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia”. “Bambino nella mangiatoia” è una frase ripetuta tre volte. Una volta come “un fatto” di Maria, la Madre che “diede alla luce il suo figlio primogenito, e lo fasciò e lo depose in una mangiatoia” (Lc 2,7); una seconda volta come “un segno dell’annunzio” angelico ai pastori: “E questo sarà per voi un segno: troverete un bambino avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia” (Lc 2,12); e una terza volta come “un’accoglienza” da parte dei pastori che “andarono frettolosi e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia”. Ma mentre il “fatto” della Madre Maria, che “depose il bambino in una mangiatoia” (2,7), è unico e non si ripete nella struttura del testo evangelico di Luca, “l’annunzio” degli angeli invece si ripete in bocca ai pastori, che “dopo averlo visto riferirono quanto era stato loro detto riguardo a quel bambino”: i pastori “fanno conoscere” (2,17) ciò che prima è stato “fatto conoscere loro” (2,15); così si ripete anche la “accoglienza”, come dei pastori così di “tutti quelli che udivano e si stupivano delle cose dette dai pastori” (2,17s). L’evangelista ci vuol dire che l’unico e irrepetibile evento cristiano dell’incarnazione del Verbo si fa contemporaneo a ogni generazione, si attua e cresce mediante annunzi e accoglienze che si ripetono con gesti e parole in ogni persona. Siamo invitati ad ascoltare e accogliere come i pastori la Parola che annunzia il natale del Verbo tenendo lo sguardo fisso sul nudo fatto del “bambino avvolto in fasce e deposto nella mangiatoia”, per annunziarlo anche noi, ancora come i pastori, perché quanti ci vedono e ci odono, se ne stupiscano con noi. Stupore per il modo in cui Dio dispone le cose: per l’imperatore che ordina un censimento infatti è una circostanza marginale che un bambino si trovi a nascere lontano da casa: per l’imperatore è importante la buona riuscita del censimento in vista del suo disegno politico; per il Signore, invece, dice l’evangelista, l’importante è quel bambino che nasce ed è deposto nella mangiatoia: è questo che cambia il destino dell’uomo, non il decreto dell’imperatore. Questo bambino annunziano gli angeli, questo bambino incontrano i pastori, questo bambino l’evangelista Luca riconosce al centro della storia; straordinaria nella sua mancanza di straordinarietà. – “Ti lodino i popoli, Dio, ti lodino i popoli tutti”.
Tutti siete mio fratello, sorella e madre, perché Dio ama gli ultimi come i primi: i pastori come Maria. “I pastori andarono, trovarono, riferirono, dicevano, tornarono glorificando e lodando Dio”. Con gesti, quali: andare, vedere, trovare, riferire, tornare; e sentimenti, quali: fretta, stupore, lode, i pastori esprimono tutta l’accoglienza di Dio, che Dio stesso suscita in loro. Per questo è ripetuta la frase: “Proprio come era stato detto loro” (Lc 2,20).
I pastori non godevano dei diritti civili, erano esclusi dalla vita sociale, vivevano continuamente con le bestie; persone abbruttite vivendo al di fuori delle regole di purezza legale, erano considerati impuri. Per cui i pastori erano, all’epoca di Gesù, l’esempio del peccatore per eccellenza. La legge proibiva di acquistare da loro qualsiasi cosa per paura che fosse stato rubato ed erano considerati come delinquenti. Il talmud arriva ad insegnare che se trovi un pastore caduto in un fosso, non tirarlo fuori perché, tanto, non ha speranza di salvezza. Si diceva che quando il Messia sarebbe giunto avrebbe compiuto dieci azioni. La prima era l’eliminazione fisica di tutti i peccatori; i pastori erano i primi della lista.
Quando invece “l’angelo del Signore, cioè Dio stesso, si presentò loro e la gloria del Signore li avvolse” (Lc 2,9), avviene l’opposto del fuoco distruttore. “La gloria del Signore” è la manifestazione visibile di cio che Dio è: Amore. Anziché dal fuoco i peccatori, simboleggiati dai pastori, vengono avvolti dall’amore e dalla gloria.
Inizia già la buona notizia di Gesù. Quando Dio si manifesta all’umanità, si comporta in maniera esattamente contraria a quella che sacerdoti e teologi avevano insegnato e prescritto. Nei salmi si trova un continuo lamentarsi dei peccatori, che Dio castigherà. Quando invece Dio si manifesta non minaccia, non castiga, non rimprovera; ma avvolge i peccatori con il suo amore. – Signore, facci grazia di comprendere questa immagine di te stesso che ci ha voluto rivelare tramite Luca; fa’ che cambi il nostro comportamento nei confronti tuoi e degli altri.
Sei mio fratello, sorella e madre per l’Amore, la pace, la gioia che Dio riversa su te come su tutti. “I pastori riferirono quanto era stato detto loro riguardo a quel bambino”, Salvatore, gioia, buona notizia per tutto il popolo. Non quindi parole di rimprovero, inviti a cambiar vita; ma avvolgere, immergere, battezzare nel suo amore, nello Spirito Santo. Questa è l’azione di Gesù: battezzare, immergere nello Spirito Santo. “Spirito” è l’amore di Dio; “Santo” è l’effetto di questo Amore che separa: ogni individuo che Gesù incontra, lo immerge nell’amore di Dio che lo separa dal peccato. E’ questo l’unico incarico, l’unica attività di Gesù verso di noi; e in noi verso tutti: come nei pastori. Quando alla fine del Vangelo di Matteo Gesù dice: “Andate in tutto il mondo e battezzate ogni creatura nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, Gesù non intende invitarci ad amministrare il sacramento del battesimo; Gesù invece intende dire: Quello che io ho fatto, lasciate che io continui a farlo in voi.
“I pastori tornarono glorificando e lodando Dio”. Per l’evangelista anche quella categoria di persone che la Legge o la morale reputa esclusa da Dio, anzi proprio quella categoria, per prima, è avvolta dalla luce dell’amore di Dio, ed è messa in grado di compiere lo stesso servizio degli angeli. “Glorificare e lodare Dio” era compito esclusivo degli angeli. Una volta che si è avvolti dall’amore di Dio, anche se si appartiene a quelle persone che la società religiosa e la morale ritengono con il loro comportamento esclusi dall’amore di Dio, si è in grado di svolgere lo stesso ruolo degli angeli. I più lontani sono i più vicini: il compito della comunità cristiana è avvolgere ogni persona con questo amore di Dio. È questa la Buona Notizia.
È famoso il titolo, conosciuto da alcuni reperti storici, che l’imperatore Ottaviano (Giulio Cesare Augusto) si era dato: si era fregiato del titolo di “salvatore del mondo”. In un annunzio della sua nascita che si trova in un monumento in Turchia c’era scritto che la nascita di Augusto era stato l’inizio della “buona novella” per il mondo. Tutti termini che l’evangelista Luca trova realizzati in Gesù: è lui il vero Signore che riceve la Signoria ed è nella condizione divina; è Gesù il Salvatore del mondo: la sua nascita è veramente l’inizio della “Buona Notizia”. – “Ti lodino i popoli, Dio, ti lodino i popoli tutti”.
Sei mio fratello, sorella e madre nello stupore. “Tutti si stupivano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore”. C’è stupore per questo agire di Dio totalmente bello, nuovo, imprevisto. Nessuna preferenza di persone presso Dio che ama tutti indistintamente. E tutti sono profondamente meravigliati di questo atteggiamento di un Dio che si rivela non uccidendo i peccatori, come si credeva, bensì amandoli e facendoli primi ministri del suo più grande annunzio di gioia per tutti gli uomini che egli ama. Lo stupore positivo in tutti è già segno che tutti accettano con gioia un Dio che si rivela pieno di amore per tutti.
Un tale Signore può essere nascosto da un modo di insegnare e di vivere anche da parte della chiesa; ma quando si manifesta…, è accolto come Buona Notizia con stupore da quanti aspettano il Bene come Simeone e Anna. Stupore che alcuni esprimono con canti di lode; altri, con il silenzio e l’ascolto. Chi più di tutti cerca di conoscerlo e accoglierlo è Maria. Qui sta la sua grandezza: in una “disponibilità” a cercare e custodire i fatti e confrontarli per conoscere l’immenso amore di Dio nel concreto della storia. Tale disponibilità Maria mostra quando ritrova Gesù nel tempio. Maria allora ascolta che cosa il Figlio ha da dirle, chiedendogli: “Figlio, perché ci hai fatto questo?”. La Madre diventa Discepola. La sua grandezza sta nel “cercare sempre così il Signore”.
Anche Maria ha bisogno di sentire parole (tutte queste parole) che spiegano ciò che lei vede e vive; ora le sente dai pastori come prima le ha sentite da Elisabetta. E “tutte queste parole” sono come una cosa preziosa che trova spazio nel suo cuore: ascolto, affetto, pensiero, attenzione, consapevolezza e cura prolungata che nulla aggiunge e nulla toglie, mentre attivamente collega e confronta per cogliere il nesso profondo tra fatti che sembrano isolati. In ascolto Maria cammina verso la comprensione come chi non sa già cosa l’attende, anche se sa che è in atto il Signore: figura del discepolo e di tutta la chiesa, in ascolto della Parola, Luce sull’esistenza quotidiana – “Si conosca sulla terra la tua via”.
Sei mio fratello, sorella e madre: in quanto figlio amato, in me unico suo Figlio prediletto. ”Quando si compirono gli otto giorni per circonciderlo, gli fu dato nome Gesù”. La circoncisione, segno di appartenenza che cambia significato secondo il Signore/proprietario della nuova creatura, significa in Gesù, Dio fatto uomo, l’appartenenza di tutta l’umanità a Dio in Cristo Gesù.
Il nome “Gesù = Salvatore” sottolinea la Redenzione gratuita che tanto stupore ha suscitato tramite i pastori. Nome dato da Dio e non da uomini, perché significa un’identità e una missione di condono, conosciute solo da Dio.
Sei mio fratello, sorella e madre nello Spirito. Mentre unica e irrepetibile è la maternità della mia Madre Maria che fisicamente mi ha generato, di tutti è possibile la sua maternità spirituale, cioè, in un certo senso, è di tutti concepirmi, portarmi nel cuore, darmi alla luce come lei. Mi “concepiscono, ascoltando” il divino messaggio i pastori; mi “custodiscono nel cuore, andandomi a trovare e tornando con canti di lode”; mi “danno alla luce, riferendo ciò che hanno udito”. Tanti sono i messaggi della mia presenza nella storia, in attesa di trovare sintonia, cioè di essere accolto da te, con-cepito in te, in ciascuna persona come nei pastori, fino a imitare Maria, tipo della Chiesa che “custodisce” fedelmente ciò che “ascolta” e vede, lo ripensa e approfondisce continuamente, ne cerca il giusto senso per mettere in pratica: “fare” la volontà di Dio.
Impari ad essere mio fratello, sorella e madre nello Spirito. Anche tu ascolti la mia parola e la metti in pratica, sei “mio fratello, sorella e madre”: Impari a vedere come ti dono me stesso; come non esito a portare nella mia carne il segno vivo della circoncisione, segno dell’alleanza dell’umanità con Dio, segno che io assumo la tua umanità e accetto di soggiacere alle tue leggi, segno che per te sono pronto a versare il mio sangue e chiamarti fratello: attuo in pieno il significato del mio nome Gesù: “Il Signore salva”. Portato da te come dai pastori e da Maria, non entro nel tempio per essere consacrato ma per consacrare; non per essere purificato ma per purificare, non per essere assorbito e dissolto dalla tua creaturalità ma per assumere e salvare la tua umanità, così da renderti come me, figlio ed erede.
Benedici, canti e lodi come i pastori. Non sei più tu che vivi ma io vivo in te (Gal 2.20), opero con te sempre, e tu mi dai alla luce, mi testimoni come i pastori a Maria e Giuseppe o come Maria a Elisabetta; segno della mia presenza di vita, di gioia e di pace, che fa cantare tutta la chiesa come Elisabetta a Maria: “Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?”; e come Maria: “L’anima mia magnifica il Signore, perché ha fatto in me grandi cose colui che è potente”; e come Zaccaria: “Benedetto il Signore Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo”; e come Simeone: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace, perché i miei occhi han visto la tua salvezza”.
Sei mio fratello, sorella e madre nello Spirito con Maria. Stringendo me fra le sue braccia, la mia Madre Maria stringe te e tutti i miei fratelli e sorelle; con me lei porta tutti nel suo cuore: è l’immagine della bontà divina. Ti accoglie così come sei, con le debolezze e gli slanci di generosità che si alternano nelle tue giornate, come in tutta la tua esistenza. Tu rispondi all’abbraccio di Maria che ti stringe con me nel suo amore, e partecipi allo stesso abbraccio: godi e operi perché tutti ricevano la stessa adozione a figli.
Dio ci benedica con la luce del suo volto.
Maria serba e confronta tutto nel suo cuore.
Porti me, benedizione e pace di Dio. “Invocheranno il mio nome, e io li benedirò”. Questa maternità è iniziativa di Dio Padre: “Il Signore disse a Mosè”; essa è il compimento della benedizione promessa al popolo e pronunziata una volta per tutte in me, Figlio di Maria: nella sua maternità scopri che sei destinato a ricevere in eredità il regno. In me ti è stata data la grazia, in me sei fatto/a grazia: “era abbondato il peccato, è sovrabbondata la grazia”; sono stato fatto peccato perché la carità di Dio superi ogni male della tua storia; e a tua volta tu possa essere segno della condiscendenza dell’Altissimo.
Mio fratello, sorella e madre, ami e curi tutte le mie creature. Maria mi circonda di affetto con il suo abbraccio, e ti stringe a me con lo stesso suo abbraccio, perché io ti presenti con me al Padre: così intercede Maria, la Madre del Figlio dell’Altissimo, segno di sicura speranza per ogni creatura; permanente ricordo da una parte, delle meraviglie operate dalla Forza dell’Amore, e dall’altra, grandezza in una persona umile che si lascia plasmare dallo Spirito. Vedendo i tuoi peccati, io mi ricordo di mia Madre: vedendo la tua impurità ricordo la sua verginità, vedendo le tue infedeltà ricordo le suppliche di Maria che mi ha portato in grembo (Liturgia orientale). Così Dio ti benedice e tu benedici Dio, come i pastori, come Maria e tutta la chiesa: Dio benedice, “dice bene” di tutte le sue creature, le crea, pone su di esse il suo favore e dice: “Buono”, e dell’uomo, maschio e femmina, dice: “Molto buono!”. Se Dio è per te, chi sarà contro di te? (Rom 8,31). Dio dice bene di Giobbe a satana. Gli dice: “Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno é come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed é alieno dal male” (Giobbe 1). Magnifica questa benedizione sul Giobbe che io sono in te!
Dio ci benedica con la luce del suo volto.
Maria serba e confronta tutto nel suo cuore.
Con me ti rivolgi a Dio, Abbà = Padre. “Dio mandò il suo Figlio, nato da donna”. Generato, non creato, della stessa sostanza del Padre, prima di ogni creatura, sono generato nel tempo; nasco da donna, da Maria di Nazaret, vero uomo come te. Il mio Natale sulla terra ti fa partecipe della mia Signoria divina, preparata nella storia attraverso i secoli, realizzata nella sua forma perfetta alla pienezza dei tempi con la mia incarnazione; Figlio di Dio, nasco a Betlemme di Giuda; al di sopra di tutto, mi faccio bambino bisognoso di tutto; Signore del tempo e della storia, mi faccio servo della legge; tu divieni figlio di Dio in me suo unico Figlio, puoi gridare con me a Dio: “Abbà, Padre!”.
Come me divieni Signore sulla legge, padrone del sabato. Ti libero da tutto il sistema religioso-sociale di schiavitù dall’interno della tua situazione che ti fa schiavo: ti trasferisco dal mondo delle leggi e delle strutture alla libertà del rapporto personale con Dio nell’obbedienza della fede. Tutta la mia vita è opera di liberazione: entrando nella tua vita, faccio della tua esistenza umana il luogo dell’incontro con il tuo Signore; fin dalla circoncisione vivo la pasqua: il mio sangue, sparso per l’osservanza di una legge, ti mostra la mia solidarietà e nello stesso tempo ti annunzia l’amore con cui alla fine, a Pasqua, sono Signore sulla morte e sulla legge che porta alla morte; rivelo pienamente la signoria che possiedo fin dalla nascita, ma che era nascosta. Anche tu sei con me signore della legge, di te stesso/a e di tutte le traversie della storia. Lo Spirito Santo suscita in te la coscienza della liberazione e della signoria.
Dio ci benedica con la luce del suo volto.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.: Dio ci benedica con la luce del suo volto,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio: per mezzo di Maria ci dai Gesù autore della vita;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito: Gesù è fra noi come hai stabilito in Maria la dimora del tuo Verbo fatto uomo per noi;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
in lui dài inizio e compimento a tutto il bene che è nel mondo;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo: godiamo felicemente i frutti del tuo amore misericordioso celebrando la maternità di Maria;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria: nella gioia senza fine con la Vergine Maria Madre del Cristo e della Chiesa.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., La Maternità:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: maternità, di una donna;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza maternità, di Dio che benedice il suo popolo e lo rende capace di benedire;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: maternità, di Gesù che ci manda dal Padre lo Spirito Ricreatore;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: maternità, di Maria, della Chiesa: concepisce, conserva, dà alla luce il Cristo;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. maternità, del Cristo che genera fratelli tutti gli uomini, partecipi della sua figliolanza.
Preghiamo:
Padre, che molte volte e in diversi modi hai parlato ai nostri padri per mezzo dei profeti, e oggi parli a noi per mezzo del Figlio; benedici, proteggi, mostra il tuo volto sorridente e incoraggiante, sii propizio e concedi la tua pace a tutto il popolo del tuo amore. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).