02-02-2003-Pres-del-Signore

02/02/2003 – PRESENTAZIONE DEL SIGNORE – 2003

IV DOMENICA TEMPO ORDINARIO – Anno B
PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

2 febbraio 2003

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio
e dello Spirito santo. Amen.

Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE

MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce della chiave il versetto al vangelo.
I miei occhi han visto la tua salvezza: luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele.

Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione):
I miei occhi hanno visto la salvezza, da te preparata davanti a tutti i popoli.

I miei occhi vedono la salvezza:
in Gesù che entra nel suo tempio, cioè nell’umanità che egli stesso si è preparata (vangelo), secondo la profezia: “Il Signore entrerà nel suo tempio” (prima lettura); divenuto in tutto simile a noi suoi fratelli (seconda lettura). Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di farvi “tempio”: luogo della mia presenza; nel simbolo di un tempio costruito “di pietre vive che siete voi”. – Vieni, Signore, nel tuo santo tempio.
con Maria e Giuseppe vediamo la salvezza in Gesù. Come loro facciamo esperienza dello Spirito, in questa celebrazione: Dio stesso dice a Maria che il bambino nato da lei è il Figlio di Dio, oggi risorto presente in noi, nell’eucaristia. Eppure Maria e Giuseppe compiono i riti della legge: ritengono sia necessaria una purificazione particolare. Vanno a Gerusalemme “per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la legge del Signore”. E’ il sacrificio dei poveri; poca cosa, ma a Dio sommamente cara. La colomba è simbolo dell’agire dello Spirito di Dio, cioè del suo Amore. Gesù lo mostrerà un giorno scacciando dal tempio i venditori di colombe: egli non tollera che l’amore del Padre venga venduto o comprato; tanto meno tollera che venga sfruttata la situazione dei poveri che confidano in lui. Dio trasforma il dono dei poveri a Dio in dono di Dio ai poveri – Con loro acclamiamo: “Entri il re della gloria!”.
Con Maria e Giuseppe vediamo la salvezza in Gesù per mezzo di Simeone: “uomo giusto e timorato di Dio, egli aspettava la consolazione d’Israele”; non un conforto nella sofferenza, ma l’eliminazione della sofferenza stessa togliendone le cause; come “gli afflitti sono consolati” (Mt 5: “beatitudini”) perché vengono meno le cause del loro soffrire. Per Simeone la causa della sofferenza in Israele da circa settant’anni è l’oppressione dei romani. “Lo Spirito Santo era su di lui”: in lui si manifesta Dio stesso con il suo amore; e gli annunzia “che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore”, nel senso di un pronto intervento dell’Amore divino in favore del suo popolo. “Mosso dunque dallo Spirito si recò al tempio”, “mentre i genitori vi portavano il bambino per adempiere la legge”. Due cortei: da una parte l’uomo dello Spirito “si recò al tempio”, dall’altra gli uomini della legge “portarono il bambino a Gerusalemme”. Ma “il vino nuovo” che è Gesù, il Primogenito consacrato a Dio dal concepimento, “non può essere messo in otri vecchi” della legge antica, perché sono inutili le purificazioni per sé e per la madre: i genitori non offrono il bambino, ma Simeone “lo prese tra le braccia e benedisse Dio”. L’uomo dello Spirito impedisce un rito inutile, perché Gesù è consacrato a Dio fin dal concepimento. – Il Signore è il re della gloria.
Con Simeone, Maria e Giuseppe vediamo Gesù, dono di Dio a ogni uomo, e lo benediciamo. “luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele”: Gesù è Luce di Rivelazione anche per i pagani, che non devono più essere servi di altri; come gli ebrei non lo devono essere, perché Gesù è Gloria del popolo Israele: finisce il regno d’Israele, inizia il regno di Dio. Gesù, quindi, è dono di Dio che serve tutti; e tutti siamo chiamati a servire: gli uni gli altri, come lui serve noi. Sono finiti i nazionalismi: siamo tutti figli di Dio, Padre di Gesù nostro fratello. Ogni terra è nostra patria e ogni patria ci è straniera (lettera a Diogneto). Gerusalemme non è più simbolo d’Israele, ma del mondo. Andando a Gerusalemme, Gesù entra nel suo tempio che è l’umanità: entra nel suo tempio alla nascita, quando “entrando nel mondo, dice: Padre, tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Ecco, io vengo, o Dio, per fare la tua volontà”. “Dio entra nel suo tempio”, cioè fra il suo popolo, quando l’arca, simbolo della presenza di Dio, torna dai campi dei filistei per rientrare a Gerusalemme. “Dio entra nel suo tempio” e corregge, richiama e incoraggia il suo popolo, quando gli israeliti di ritorno dall’esilio babilonese costruiscono il tempio a Gerusalemme, ma sono in profondo sconforto. “Dio entra nel suo tempio” quando Maria e Giuseppe “portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore”; e poi quando, circa a dodici anni, sale a Gerusalemme e vi rimane occupato di ciò che riguarda il Padre suo; e poi quando, dall’età di trent’anni circa, tutta la sua vita pubblica è un cammino verso Gerusalemme (Lc 9,51-19,27), fedele alla nuova legge del suo dono fino all’estremo; e poi quando arriva ed entra a Gerusalemme il giorno delle palme seduto non sul cavallo, ma su un asinello di pace; e infine quando entra nella Gerusalemme celeste mostrando al Padre i segni del suo amore e intercedendo per noi. “Stupiti” con “il padre e la madre di Gesù”, proclamato Messia per tutti i popoli da Simeone, novità inaudita!, acclamiamo: “Vieni, Signore Gesù, luce dei popoli e gloria d’Israele”.
Con Maria vediamo e accogliamo Gesù, segno di contraddizione, spada che trafigge l’anima. Gesù è “segno di contraddizione”, perché di fronte a lui non si può rimanere neutrali: o con lui o contro di lui. Gesù è “spada che trafigge l’anima”, cioè la vita, perché la sua parola “è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore” (Ebr 4,12). Di fatto Maria dovrà scegliere: come discepola del figlio dovrà separarsi dalla famiglia che ritiene Gesù nato di carne; dovrà separarsi dalla religione che ritiene Gesù un eretico e un bestemmiatore; dovrà separarsi dalla sua stessa nazione che ritiene Gesù un pericoloso bandito. – Donaci, o Dio, di scegliere te ed “essere presentati a te pienamente rinnovati nello spirito”.
Come la profetessa Anna, rischiamo di non vedere Gesù, Grazia di salvezza per tutti i popoli. “C’era anche una profetessa, Anna”, che con Simeone sono due testimoni dell’attesa di liberazione: l’umanità attende di essere liberata da Dio. “Anna era molto avanzata in età: aveva vissuto col marito sette anni, dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova”. Sono alcuni dei particolari che abbondano su Anna, più che su Maria, Giuseppe e Simeone; non raccontano la storia di Anna, ma trasmettono un significato su l’antico e nuovo Israele: su di noi. Nella vita di Anna sono menzionate tre tappe; rappresentano tre momenti della storia d’Israele. Il tempo dell’alleanza di Dio con il suo popolo è il periodo della verginità di Anna ragazza; il tempo del matrimonio di Anna richiama il corto periodo del matrimonio di Dio con Israele sua Sposa; la lunga vedovanza di Anna è il lungo periodo di tempo senza rapporti fra Dio e il suo popolo. Questo popolo continua a credere che la salvezza venga dal tempio, crede che il suo rapporto con Dio dipenda dalle sue pratiche religiose, come digiuni e preghiere. Gesù, invece, è la Grazia che viene dall’Amore gratuito del Padre. Il popolo rappresentato da questa profetessa crede, infine, che Gesù venga a liberare Gerusalemme; mentre Gesù porta la liberazione per tutti i popoli, come ha detto Simeone. Ma in Simeone c’è l’agire dello Spirito Santo, che non è menzionato sulla profetessa Anna. – Ricordati, Signore, della tua alleanza.
Come Maria e Giuseppe rischiamo di vivere nella legge, mentre vediamo la Grazia di Dio in Gesù. “Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret”. Quando Gesù sulla croce dice: “Tutto è compiuto”, secondo la legge dello Spirito dal Padre, cioè la legge del dono di se stesso fino all’estremo, inizia la nuova vita della chiesa in ogni città e paese. Ma lo Spirito Santo, tramite l’evangelista Luca, avverte la comunità ecclesiale d’ogni tempo, e dice: Non vivete “secondo la legge” del pentateuco (i primi “cinque libri” dell’antico testamento, richiamati dalla “Legge” ripetuta cinque volte), ma lasciate che in voi il bambino Gesù cresca e si fortifichi pieno di sapienza, perché la Grazia di Dio è sopra di lui. Una vita “secondo la legge” e non “secondo la Grazia” è anacronistica, è fuori luogo: non rende evidente la Grazia di Dio apparsa a voi in Cristo Gesù. – Fa’ che proclamiamo tra i popoli le tue opere, Signore.
Vieni, Signore, nel tuo tempio santo..

I miei occhi vedono la salvezza:
Dio prepara il suo popolo a vedere e accogliere la sua salvezza. Israele è tornato dall’esilio babilonese, ha ricostruito il tempio in Gerusalemme, ha avviato nuove strutture religiose (Ne 7-12); ma la vita non cambia, la speranza si affievolisce e la società si corrompe sempre di più. Per bocca del profeta Malachia Israele riconosce che il vero cambiamento interiore, gradito a Dio, è opera di Dio stesso. Allora sta per finire la vedovanza, Dio ristabilisce i suoi rapporti con il suo popolo e fa d’Israele il suo tempio: “Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio – fra voi – il Signore, che voi cercate; l’angelo dell’alleanza che voi sospirate”. Gesù è la Luce che illumina i popoli e gloria del suo popolo Israele. Ma Gesù è anche scandalo, segno di contraddizione; l’umanità sostiene con lui un duro confronto. Dio è capace di realizzare con sicurezza il suo progetto: “Chi resisterà al suo apparire?”. Egli interviene e rende nuova ogni cosa, secondo il suo piano da sempre, dei “giorni antichi”. Gesù, il Figlio primogenito dedito e caro al Padre, è il messaggero perfetto di Dio che rende pura la madre, figura di tutta l’umanità. – Il Signore viene con potenza e illumina il suo popolo.
Vieni, Signore, nel tuo tempio santo..

I miei occhi vedono la salvezza:
Vediamo la salvezza nell’unione tra umanità e divinità in Gesù: egli vince la prova in sé e in noi. Gesù, il Figlio, è Dio; prende la nostra carne e si lega a noi: Dio è nostro fratello. Abbiamo “in comune il sangue e la carne”; la debolezza e la Forza, il peccato e l’innocenza, la morte e la vita. Quel bambino, che Simeone prende “tra le sue braccia”, è l’unico Uomo che può stare davanti a Dio, alla pari di Dio, perché Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero. Gesù porta tutti noi davanti al Padre, mentre noi lo portiamo davanti agli uomini. Maria infatti è tipo della chiesa, di tutta l’umanità. Mediante la sua e la nostra umanità Gesù, consegnato, si consegna fino all’estremo e dice: “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue, donato per tutti”. Gesù in noi ama l’amore del Padre per noi, per tutti. Così egli è sempre in atto di entrare nel suo tempio che siamo noi, per costruirci sua dimora, sua umanità davanti al Padre.
Vieni, Signore, nel tuo tempio santo..

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica del Vers. Resp., Vieni, Signore, nel tuo tempio santo,.
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
fatto uomo, ci fa fratelli e ci presenta a te come figli;

attualizzazione: consacrazione Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù viene fra noi, suo tempio santo;

offerta: nostra in Cristo al Padre In noi, Padre, si offre a te Gesù:
ci presenta a te uniti a lui, rinnovati nello spirito;

intercessione: per tutti vivi defunti Tutti, Padre, accogli in Cristo:
con tutti egli ha in comune il sangue e la carne;

lode finale: esplosione dei sentimenti A te, Padre, ogni onore e gloria:
dall’umanità rinnovata in Gesù, sacerdote misericordioso e fedele.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., L’Incontro:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: l’incontro, di un anziano, Simeone, con un bambino, Gesù;

figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza l’incontro, di Dio con il suo popolo mediante un messaggero;

compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: l’incontro, di Dio con il suo Figlio fatto uomo;

manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: l’incontro, di ciascuna persona, Simeone, Maria, Giuseppe…con Gesù;

completa, alla fine, nella gloria della Trinità. l’incontro, dell’umanità rinnovata in Gesù, per lo Spirito, con il Padre;

Preghiamo:
O Padre, che doni ai nostri occhi per vedere Gesù, la salvezza: luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele, segno di contraddizione, spada che trafigge l’anima; fa’ che acclamiamo: “Vieni, Signore, nel tuo tempio santo”. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).