02/03/2008 – QUARESIMA – ANNO A – 4ª DOMENICA – 2008
Preparazione alla celebrazione della messa.
4ª DOMENICA DI QUARESIMA
Anno A – 2 Marzo 2008
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiuta tutti! come ora aiuti noi ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
TESTI e MEDITAZIONE.
TESTI
Antifona d’Ingresso Cf Is 66,10-11
Rallégrati, Gerusalemme, e voi tutti che l’amate, riunitevi. Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza: saziatevi dell’abbondanza della vostra consolazione.
Laetáre, Ierúsalem, et convéntum fácite, omnes qui dilígitis eam; gaudéte cum laetítia, qui in tristítia fuístis, ut exsultétis, et satiémini ab ubéribus consolatiónis vestrae.
Colletta
O Padre, che per mezzo del tuo Figlio operi mirabilmente la nostra redenzione, concedi al popolo cristiano di affrettarscon fede viva e generoso impegno verso la Pasqua ormai vicina. Per il nostro Signore…
Deus, qui per Verbum tuum humáni géneris reconciliatiónem mirabíliter operáris, praesta, quaesumus, ut pópulus christiánus prompta devotióne et álacri fide ad ventúra sollémnia váleat festináre. Per Dóminum.
Oppure:
O Dio, Padre della luce, tu vedi le profondità del nostro cuore: non permettere che ci domini il potere delle tenebre, ma apri i nostri occhi con la grazia del tuo Spirito, perché vediamo colui che hai mandato a illuminare il mondo, e crediamo in lui solo, Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore. Egli è Dio.
Prima Lettura 1 Sam 16, 1b.4a. 6-7. 10-13a
Davide è consacrato con l’unzione re d’Israele.
DAL PRIMO LIBRO DI SAMUELE
In quei giorni, il Signore disse a Samuele: «Riempi di olio il tuo corno e parti. Ti ordino di andare da Iesse il Betlemmita, perché tra i suoi figli mi sono scelto un re». Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato.
Quando Iesse e i suoi figli gli furono davanti, egli osservò Eliàb e disse: «E’ forse davanti al Signore il suo consacrato?». Il Signore rispose a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né all’imponenza della sua statura. Io l’ho scartato, perché io non guardo ciò che guarda l’uomo. L’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore».
Iesse presentò a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo che ora sta a pascolare il gregge». Samuele ordinò a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Quegli mandò a chiamarlo e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e gentile di aspetto.
Disse il Signore: «Alzati e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell’olio e lo consacrò con l’unzione in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore si posò su Davide da quel giorno in poi.
Salmo Responsoriale Dal Salmo 22
IL SIGNORE È IL MIO PASTORE: NON MANCO DI NULLA.
Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome. R/
Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. R/
Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici:
cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca. R/
Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni. R/
Seconda Lettura Ef 5, 8-14
Déstati dai morti e Cristo ti illuminerà.
DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AGLI EFESINI
Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce; il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.
Cercate ciò che è gradito al Signore, e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto condannatele apertamente, poiché di quanto viene fatto da costoro in segreto è vergognoso perfino parlare. Tutte queste cose che vengono apertamente condannate sono rivelate dalla luce, perché tutto quello che si manifesta è luce. Per questo sta scritto: «Svégliati, o tu che dormi, déstati dai morti e Cristo ti illuminerà».
Canto al Vangelo Cf Gv 8,12b
Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!
Io sono la luce del mondo, dice il Signore, chi segue me avrà la luce della vita.
Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!
Vangelo Gv 9, 1-41
Il cieco andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
[ In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita ] e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è cosi perché si manifestassero in lui le opere di Dio. Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo [ sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Và a lavarti nella piscina di Siloe (che significa “Inviato”)». Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poiché era un mendicante, dicevano: «Non è egli quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «E’ lui» ; altri dicevano: «No, ma gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli chiesero: «Come dunque ti furono aperti gli occhi?». Egli rispose: «Quell’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Siloe e lavati!”. Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è questo tale?». Rispose: «Non lo so».
Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco: era infatti sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri dicevano: «Come può un peccatore compiere tali prodigi?». E c’era dissenso tra di loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «E’ un profeta!». ] Ma i Giudei non vollero credere di lui che era stato cieco e aveva acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «E’ questo il vostro figlio, che voi dite esser nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori risposero: «Sappiamo che questo è il nostro figlio e che è nato cieco; come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l’età, parlerà lui di se stesso». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagòga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età, chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quegli rispose: «Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero di nuovo: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non mi avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Allora lo insultarono e gli dissero: «Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo infatti che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non s’è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». [ Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: «Tu credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Tu l’hai visto: colui che parla con te è proprio lui». Ed egli disse: «Io credo, Signore!». E gli si prostrò innanzi. ] Gesù allora disse: «Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo forse ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».
Sulle Offerte
Ti offriamo con gioia, Signore, questi doni per il sacrificio: aiutaci a celebrarlo con fede sincera e a offrirlo degnamente per la salvezza del mondo. Per Cristo nostro Signore.
Remédii sempitérni múnera, Dómine, laetántes offérimus, supplíciter exorántes, ut éadem nos et fidéliter venerári, et pro salúte mundi congruénter exhibére perfícias. Per Christum…
Prefazio
È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre Santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore.
Nel mistero della sua incarnazione egli si è fatto guida dell’uomo che camminava nelle tenebre,
per condurlo alla grande luce della fede. Con il sacramento della rinascita ha liberato gli schiavi dell’antico peccato per elevarli alla dignità di figli.
Per questo mistero il cielo e la terra intonano un canto nuovo, e noi, uniti agli angeli, proclamiamo con voce incessante la tua lode: Santo, Santo, Santo il Signore…
Vere dignum et iustum est, aequum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias ágere: Dómine, sancte Pater, omnípotens aetérne Deus: per Christum Dóminum nostrum.
Qui genus humánum, in ténebris ámbulans, ad fídei claritátem per mystérium incarnatiónis addúxit,
et, qui servi peccáti véteris nascebántur, per lavácrum regeneratiónis in fílios adoptiónis assúmpsit.
Propter quod caeléstia tibi atque terréstria cánticum novum cóncinunt adorándo, et nos, cum omni exércitu Angelórum, proclamámus, sine fine dicéntes: Sanctus, Sanctus, Sanctus Dóminus Deus Sábaoth. .
Antifona alla Comunione Cf Gv 9,11
«Il Signore ha spalmato un po’ di fango sui miei occhi: sono andato, mi sono lavato,ho acquistato la vista, ho creduto in Dio».
Dóminus linívit óculos meos: et ábii, et lavi, et vidi, et crédidi Deo.
Lc 15,32 Opórtet te, fili, gaudére, quia frater tuus mórtuus fúerat, et revíxit; períerat, et invéntus est.
Oppure: Sal 121,3-4 Gerusalemme è costruita come città salda e compatta. Là salgono insieme le tribù, le tribù del Signore, secondo la legge di Israele, per lodare il nome del Signore.
Ierúsalem, quae aedificátur ut cívitas, cuius participátio eius in idípsum. Illuc enim ascendérunt tribus, tribus Dómini, ad confiténdum nómini tuo, Dómine.
Dopo la Comunione
O Dio, che illumini ogni uomo che viene in questo mondo, fa’ risplendere su di noi la luce del tuo volto, perché i nostri pensieri siano sempre conformi alla tua sapienza e possiamo amarti con cuore sincero. Per Cristo nostro Signore.
Deus, qui illúminas omnem hóminem veniéntem in hunc mundum, illúmina, quaesumus, corda nostra grátiae tuae splendóre, ut digna ac plácita maiestáti tuae cogitáre semper, et te sincére dilígere valeámus. Per Christum.
Oratio super populum
Tuére, Dómine, súpplices tuos, susténta frágiles, et inter ténebras mortálium ambulántes tua semper luce vivífica, atque a malis ómnibus cleménter eréptos, ad summa bona perveníre concéde. Per Christum.
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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. Quaresima – Anno A – 4ª Domenica – 10/03/2002); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della Vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:
CREDI TU NEL FIGLIO DELL’UOMO? – IO CREDO, SIGNORE.
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, fonte e culmine della Vita.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Prendiamo coscienza di essere una comunità riunita e preparata dallo Spirito di Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
“Rallégrati, Gerusalemme, e voi tutti che l’amate, riunitevi. Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza: saziatevi dell’abbondanza della vostra consolazione” (Antifona d’Ingresso: Cf Is 66,10-11). Noi ora, ci rallegriamo, iniziando questa messa, perché solo il Signore ci vede nel profondo, e ci vede innocenti, per aver preso su di sé tutti i nostri peccati.
La colletta propria, dell’anno A, mette in evidenza ciò che troviamo lungo tutto il testo biblico di oggi: “O Dio, Padre della luce, tu vedi le profondità del nostro cuore”; noi non sempre ci riusciamo (cfr 1Gv): “non permettere che ci domini il potere delle tenebre, ma apri i nostri occhi con la grazia del tuo Spirito, perché vediamo colui che hai mandato”, l’Inviato (Siloe), “a illuminare il mondo, e crediamo in lui solo, Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore” che vive per sempre con te. Amen.
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.
Richiamiamo il Vangelo: persona, messaggio e attività di Gesù.
IL CIECO ANDÒ, SI LAVÒ E TORNÒ CHE CI VEDEVA (Gv 9, 1-41).
Nel contesto liturgico quaresimale, quest’anno A, la chiesa ci conduce per mano a prendere coscienza di come in Cristo vinciamo ogni tentazione (prima domenica di quaresima), e siamo portati da Cristo fino al monte alto della sua risurrezione, ascoltando (trasfigurazione) lui, Signore, Profeta, Messia, Salvatore del mondo (samaritana). Oggi, quarta tappa del cammino quaresimale (Gv 9,1-41), il percorso continua sottolineando cinque aspetti del battesimo: Cristo Luce, che dona la capacità di «vedere-credere»; il credente chiamato a rendere conto a chiunque gli chieda ragione della speranza che è in lui, cacciato via anche dall’autorità, è cercato, trovato da Gesù perché resti sempre con lui.
Gesù è Luce: “Io sono la luce del mondo”.
«Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: “Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?”. Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è cosi, perché si manifestassero in lui le opere di Dio. Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato”».
Gesù «passava» insieme ai suoi discepoli, ma solo Gesù «vide», e «vide» nel profondo un «uomo» (ànthropon = natura umana), «cieco dalla nascita», quindi incapace di leggere la Torah; per questo considerato dai giudei «nato tutto nei peccati». I discepoli pensano in conformità a tutto il mondo biblico, e cercano il «perché» causale, cioè, la colpa da dove dev’essere venuto questo male fisico; la identificano nel peccato, e chiedono a Gesù, se ha peccato lui o i suoi genitori, per essere nato cieco. Gesù risponde che né lui né i suoi genitori hanno peccato, «ma è cosi, perché si manifestassero in lui le opere di Dio». È un «perché» finale, e le parole di Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori”, sembrano in contraddizione con il principio di Paolo che dice: «Tutti hanno peccato» (cfr Rm 3,9-20). Ma, in realtà, Gesù parla di se stesso, Servo di Javè, «che ha preso su di sé il peccato del mondo», e «dopo il suo intimo tormento» della morte «vedrà la luce» della risurrezione (Isaia 53,1-12); per questo quel cieco è visto da Gesù «senza peccato». Del resto, dice ancora Paolo, «Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio» (2Cor 5,21); e «come il peccato aveva regnato con la morte, così regni anche la grazia con la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore» (Rom 5,21).
Nel cieco dalla nascita, figura di tutta l’umanità, si manifesta l’opera di Dio in Gesù, che dichiara: “Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato”. Gesù è l’unico «mandato» dal Padre, ma dice: «Dobbiamo», al plurale, preannunziando il compimento dell’opera dal Padre, mediante le sue membra, i discepoli che sta coinvolgendo; e aggiunge che la sua azione è «Luce del Giorno». «Giorno», sinonimo de «gli ultimi tempi», è predetto dai profeti.
Tanti sono i testi. Se ne possono riportare due, relativi allo stesso Servo di Javè. Nel primo Canto del Servo, il Signore parla al suo Servo, e gli dice: “Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e «Luce delle nazioni»” (Isaia 42,6). Nel secondo Canto, il Servo stesso riferisce ciò che gli dice il suo Dio. «Mi disse: “È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti di Israele. Ma io ti renderò «Luce delle nazioni» perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra” (Isaia 49,6). Gesù applica a sé queste parole, dicendo: “Io sono la «Luce del mondo», chi segue me, avrà la «Luce della vita»” (Gv 8,12); e nel nostro testo aggiunge: “Finché sono nel mondo, sono la «Luce del mondo»”.
Gesù dona la capacità di «vedere-credere».
«Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: “Và a lavarti nella piscina di Siloe (che significa “Inviato”)”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva». Fango con la «saliva» che indica le «prerogative» di una persona: di Gesù-Luce.
«Spalmò» gli occhi». «Spalmò» è detto dall’Evangelista con un verbo usato al suo tempo per il battesimo. «Epèchrisen», da epi-chrino = ungo sopra: «unse sopra», sott’inteso, con olio. Da «chrino» con i suoi derivati: Christòs = Unto, Messia, Cristo, crisma, designa il Consacrato di Dio; tale diviene il battezzato.
«E gli disse: “Và a lavarti”». Il battesimo era detto «Lavacro», riportato anche da Paolo agli Efesini.
A proposito di mariti e mogli, Paolo dice: “E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del «Lavacro» dell’acqua accompagnato dalla parola” (Ef 5,25s). “Va’ a lavarti” potrebbe allora voler dire: “Va’ a farti battezzare.
«Nella piscina di Siloe (che significa “Inviato”)». Al tempo della chiesa nascente Gesù era detto «Inviato».
In ebraico «salach», «inviare»; siloè, «inviato», è usato da Gv per dire che Gesù si rivela come «Inviato, mandato». Giovanni lo dice anche parlando della vita di Dio; dice: «Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, inviato, Gesù Cristo” (Gv 17,3).
Quindi, «Gesù unse il cieco e gli disse: “Va’ a lavarti nella piscina dell’Inviato”; cioè, “Va’ a farti battezzare nel nome di Cristo, mandato dal Padre. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva».
Con una capacità straordinaria, l’Ev. Giovanni sa scrivere un fatto storico, inserendo parole attuali, che inducono il lettore a leggere se stesso, a vedervi qualcosa che si riferisce a lui, al suo lavacro battesimale, con l’unzione del crisma indelebile del battesimo. Lungo il racconto ci sono tanti altri elementi, come «ànthropos», e poi incontreremo «rispose», di grande importanza, che facilmente possono sfuggire.
«Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, dicevano: “Non è lui?…”, “E’ lui!”, “No, ma gli assomiglia”. Ed egli diceva: “Sono io!”. Gli chiesero: “Come dunque ti furono aperti gli occhi?”. Ed egli rispose: “Quell’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Siloe e làvati!”. Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista”. Gli dissero: “Dov’è questo tale?”. Rispose: “Non lo so”». «È, non è, gli assomiglia»: l’intervento di Dio cambia, rinnova la persona, la rende libera; i vicini non la riconoscono più. È una novità che dà sicurezza e indipendenza: “Sono io”, dice liberamente, mentre l’uomo vorrebbe controllare l’altro, renderlo dipendente, sia pure in nome del bene. Sorge subito un voler sapere «come» è avvenuto; il guarito «risponde» dicendo i fatti con verità; e «risponde», non «dice». Il testo usa sempre (sette volte) il verbo «e rispose», invece di «e disse». Con questo espediente Giovanni Ev. intende richiamare, una realtà importante, presente nella prima lettera enciclica di Pietro. Allora e sempre il battezzato deve saper dare ragione della «speranza» che è in lui.
Il credente è chiamato a rendere conto
a chiunque gli chieda ragione della speranza che è in lui (1Pt 3,15). Il cieco guarito lo ha fatto di fronte ai «vicini»; ora lo fa davanti ai «farisei», che lo chiamano perché «era sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli rispose loro: «Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo». E c’era dissenso anche tra loro. Alcuni dei farisei dicevano: “Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato”. Altri dicevano: “Come può un peccatore compiere tali prodigi?”. Quell’uomo guarito è chiamato di nuovo a dare ragione dell’accaduto: «Allora dissero di nuovo al cieco: “Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?”. Egli sta con quelli che non ritengono Gesù un peccatore, «e rispose»: “E’ un profeta!”; ma i Giudei non vollero credere»; e chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista; li interrogarono: “E’ questo il vostro figlio, che voi dite esser nato cieco? Come mai ora ci vede?”. I genitori risposero: “Sappiamo che questo è il nostro figlio, e che è nato cieco; come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l’età, parlerà lui di se stesso”. «Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura» che i Giudei li estromettessero dalla sinagoga; e lasciarono solo il proprio figlio. Di fronte ai vari «sappiamo» con diversi contenuti, l’uomo guarito, invece, risponde sempre in senso univoco, aderente alla realtà, come lo Spirito gli suscitava.
Scrive l’Ev. Luca: “Io, il Signore, vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime” (Lc 21,15-20).
È il caso di questo cieco guarito; è la storia sperimentata da ogni battezzato nel proprio ambiente vitale.
Il credente è cacciato via anche dall’autorità religiosa.
Ora, quell’uomo graziato, abbandonato anche dai genitori, solo di fronte a se stesso, è chiamato di nuovo a rendere ragione; ma lui sente di non doversi preoccupare, perché ha da dire solo la verità, che ben conosce per esperienza; e si sente rafforzato da Gesù che dice: chi mi riconosce, sarà riconosciuto.
“Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio (Lc 12,8s).
Ora, però, mentre gli si avvicinano per interrogarlo, con più sicurezza che possa crollare, egli spera invece che forse gli avversari possano cominciare a credere di fronte alla sua confessione. «Gli dissero: “Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore”. Quegli rispose: “Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo”. Quell’uomo sa una cosa sola per esperienza, e a quella sola sta, senza togliere né aggiungere nulla, come il profeta che parla in nome di Dio. Gli dissero di nuovo: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: “Ve l’ho già detto e non mi avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?”. Allora lo insultarono e gli dissero: “Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo infatti che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia”. Rispose loro quell’uomo, mostrando di non sapere meno di loro, da parte di Dio: «Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non s’è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Quell’uomo mostra di non vederci solo con gli occhi del corpo, ma anche dello Spirito, come Gesù ha promesso: “Non preoccupatevi di preparare prima la vostra risposta. Lo Spirito parlerà in voi”. Dall’unica cosa che sa per esperienza egli sa ricavare tutto il resto per opera dello Spirito di Dio: “Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo”. Non poterono resistere alle sue parole, «e lo cacciarono fuori»; resta solo, ma sicuro.
Pietro scrive: “E chi vi potrà fare del male, se sarete ferventi nel bene? E se anche doveste soffrire per la giustizia, beati voi! Non vi sgomentate per paura di loro, né vi turbate, ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto” (1Pt 3,13ss), proprio come il cieco guarito ha fatto.
La realtà del nostro battesimo comporta l’esperienza del fascino da parte di Cristo, ma anche di saper dire il nostro fascino a chiunque. Quest’esperienza personale dà forza al nostro spirito, e rinfranca l’anima.
È ancora il caso di questo cieco diventato vedente, tipo d’ogni battezzato. L’unzione, il battesimo nella piscina dell’Inviato, l’essere sempre pronti a rendere ragione della speranza che è in noi, il fatto che possiamo essere traditi anche da chi ci aspetteremmo solidarietà, sono aspetti battesimali che troviamo in Pietro, in Luca e in Giovanni, perché il Battesimo ci fa tutt’uno con Cristo in Dio, e proprio per questo, anche noi come Cristo, saremo messi a una triplice prova, non solo fisicamente, ma anche psichicamente, in qualche modo, come il cieco guarito. Nessuno ne è esente.
Vedi per esempio l’elenco dei martiri cristiani nell’editoriale della Civiltà Cattolica (ultimo numero di marzo 2008); elenco che abbraccia il periodo che va dalla rivoluzione francese al 31 dicembre 1999.
Rimasto Solo, il credente è cercato e trovato da Gesù, perché resti sempre con lui.
Quell’uomo, cacciato anche dalle autorità religiose, è incontrato da Gesù.
«Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?”. Egli rispose: “E chi è, Signore, perché io creda in lui?”. Gli disse Gesù: “Tu lo hai visto: colui che parla con te è proprio lui”. Ed egli disse: “Io credo, Signore!”. E gli si prostrò innanzi».
Doveva finire nell’intimità per sempre. Gesù fa tutto: prepara di sua iniziativa l’incontro, unge, manda a lavarsi, a immergersi in lui, Gesù l’«Inviato», perché quell’«uomo», = natura umana, facesse esperienza che rimane: animata da Gesù sempre presente; ha iniziato con la saliva dalla sua bocca, «prerogative» di quell’uomo Dio; si completa con il titolo dalla sua bocca «Figlio dell’uomo»,
titolo che riassume tutti gli altri: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?” – “Credo, Signore”: «lo adorò» = ad-ora: os=bocca, oris=della bocca, ora=bocche: «bocca a bocca».
Il battesimo ci dà quella fede che è inizio di fede. Essa va coltivata tutta la vita, tenendo presente che può essere minacciata da tutto ciò che il battezzato può incontrare; tre difficoltà in particolare: ignoranza, abbandono, solitudine: 1. ignoranza, non saper rispondere a chi ti chiede conto della speranza che è in te;
la fede iniziale del battesimo s’approfondisce rispondendo a te stessa/o che cos’è, cresc’in te sempre di più.
2. abbandono dai più cari; 3. solitudine, per essere cacciati da Dio nella persona di chi lo rappresenta; ma la vita di fede del battezzato non sta in piedi, superando solo queste tre difficoltà. Essa si nutre del colloquio di Cristo con il suo fedele, come avviene nell’incontro di Gesù con il cieco nato, guarito, abbandonato. In una parola, la fede si nutre del colloquio continuo di Gesù con la persona, ogni persona rappresentata da quell’«uomo» battezzato, fatta per quest’intimità: “Perché stessero con lui” (Mc 3,14). Gesù sa che sei solo, ti cerca e t’incontra, ti parla; basta prestargli attenzione: anima, voce, mente, affetto; proprio come nella liturgia, sullo stile dell’incontro di Gesù con il cieco. Rimasto solo, cosa pensa l’uomo guarito, senza nome – perché tu ci metta il tuo nome -, cosa fa tutto il giorno, cosa gli viene in mente di più bello di quell’incontro con Gesù che rivela la sua identità? Non fa che colloquiare con lui con gioi’infinita.
Si ha un dialogo continuo: ogni volta che lo Spirito, l’altro Consolatore, te lo ricorda, cioè sempre, tu ti trovi in quel dialogo di Gesù con te: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?”. “E chi è, Signore, perché io creda in lui?”. “Tu l’hai visto: colui che parla con te è proprio lui”. “Io credo, Signore!”, e prostrato, ti adoro.
Tu hai già fatto un atto di fede, d’accoglienza, quando hai ricevuto il miracolo. Quest’atto iniziale di fede che è il battesimo, perché il cieco è stato unto, è stato mandato a lavarsi alla piscina dell’Inviato (Siloe), ha bisogno d’un atto di fede sempre più maturo: “Tu l’hai visto: colui che parla con te è proprio lui”. “Io credo, Signore!”.
In questa quarta tappa del nostro cammino quaresimale la chiesa ci dice: santo o peccatore che tu sia, perché ricordati che quando tu ti dici «peccatore», fai un giudizio umano; Dio va più in profondità, tu, come battezzato, devi tener presente che ci sono queste tre difficoltà, tre forme di persecuzione: ignoranza, abbandono, solitudine; ma non illuderti che affrontando queste cose tu possa dire: la mia fede è matura. La tua vera maturità di fede c’è nell’incontro continuo con Cristo, nell’ascolto di lui: “Tu l’hai visto: colui che parla con te è proprio lui”. Parola di Gesù che suscita in te la risposta: “Io credo, Signore!”, prostrandoti innanzi a lui.
La chiesa ci avverte; chi ha scelto d’essere discepolo di Cristo, può andare incontro a tre grossi problemi:
Dover rispondere a chi ci chiede ragione della fede che è in noi; Poter essere traditi anche da chi riteniamo più fedeli; Essere espulsi dalle autorità religiose, e trovarsi soli. Ma non solo questo basta; bensì, anche questo non regge, anche a far fronte alle tre suddette persecuzioni non puoi, senza il continuo colloquio di Cristo con il suo fedele. Ecco il nucleo della lettura del vangelo secondo il criterio liturgico di quest’anno.
Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
DAVIDE È CONSACRATO CON L’UNZIONE RE D’ISRAELE (1 Sam 16, 1b.4a. 6-7. 10-13).
CONTENUTO di questa prima lettura: Dio vede nel cuore.
Samuele parte alla ricerca del successore di Saul, come Dio gli ha comandato: “Il Signore disse a Samuele: “Riempi di olio il tuo corno e parti. Ti ordino di andare da Iesse il Betlemmita, perché tra i suoi figli mi sono scelto un re”. Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato.Vengono presentati a Samuele sette figli di Iesse, per vedere chi dovrebbe essere l’unto, successore di Saul. Nessuno dei sette figli presenti è scelto da Dio. A Samuele, incerto se fosse Eliàb, uno dei sette, il Signore risponde: “Non guardare al suo aspetto né all’imponenza della sua statura”. Dio dice qual è il criterio del suo modo di vedere: “Io l’ho scartato, perché io non guardo ciò che guarda l’uomo”. Samuele, come uomo, non vede come vede Dio. Samuele ripeté a Iesse: “Il Signore non ha scelto nessuno di questi”. “Sono qui tutti i giovani?”. Rispose Iesse: “Rimane ancora il più piccolo, l’ottavo, che ora sta a pascolare il gregge”. Samuele ordinò a Iesse: “Manda a prenderlo”. Arriva. Il Signore dice a Samuele: “Alzati e ungilo: è lui!”. “L’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore”. Samuele prese il corno dell’olio, lo consacrò con l’unzione in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore si posò su Davide da quel giorno in poi.
Questa prima lettura sottolinea lo sguardo di Dio. “L’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore”; CONTESTO EVANGELICO: in rapporto al vangelo, appena letto, del cieco nato questa lettura richiama lo sguardo di Gesù-Dio; Gesù passa e vede un uomo cieco dalla nascita; lo vede in modo diverso dai discepoli-uomini. La diversità si evidenzia nel dialogo fra discepoli e Gesù. Essi interrogano Gesù: “Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?”. Secondo la mentalità giudaica, quel cieco o paga per se stesso o paga per gli altri. Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è cosi, perché si manifestino in lui le opere di Dio. Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato”». Come si realizzano queste parole di Gesù, in Gesù e nel cieco nato, ora in
CONTESTO QUARESIMALE?
Due considerazioni: 1. l’essere fedeli al battesimo non significa essere impeccabili, perfetti. Fedeltà al battesimo vuol dire essere fedeli a Gesù Cristo. Anche quando siamo peccatori possiamo essere affascinati dalla figura di Gesù, e scegliere di stare dalla sua parte. Anche quando la coscienza ci giudica indegni, la chiesa ci dice: non ti preoccupare. Tu vedi la superficie della tua coscienza; ma qual è il limite più profondo della tua coscienza? Tu rispondi: nonostante i miei errori, io scelgo di stare dalla sua parte; ed è questo che Dio guarda. Quindi, anche il battezzato arcipeccatore è tenuto alla fedeltà del suo battesimo, nonostante i suoi peccati. Fedeltà al battesimo significa allora saper rispondere a chiunque, accettare di essere abbandonato perfino dalle persone più care, e capacità di rimanere solo nella sua scelta di fede. A questo è tenuto il santo, ma anche il peccatore. Qualunque battezzato deve rendersi conto che non ha mai la capacità di giudicarsi fino in fondo. Egli vedrà se stesso sempre in maniera umana, che non è sbagliata; è solo incompleta. Dio va ancora più in profondità, vede la nostra scelta; ed è lì che Dio giudicherà noi; ed è per questo motivo che Giovanni nella sua prima lettera dice con chiarezza che, se anche il tuo cuore ti rimprovera di qualcosa, Dio va molto più in profondità e non ti rimprovera, perché egli ha scelto di esserti giudice e avvocato. Questa è la prima considerazione che si deve fare, mettendo insieme questi due testi della prima lettura e del vangelo sul «vedere di Dio».
2. L’altra considerazione riguarda questo elemento: quando noi giudichiamo per quello che possiamo la nostra situazione personale, individuale, carica di limiti, di male, sia morale, sia di sofferenze anche fisiche, non è mai una specie d’abbandono, perché Dio non ci abbandona. Non si può dire, Signore, sono un peccatore, quindi tu non ti ricordi di me. Sbagliato. Oppure sono nella sofferenza: Dio mi fa purgare qualcosa o mio o di altri; sto pagando per qualcuno. Sbagliato in tutti e due i casi. Sia la sofferenza morale, perché il peccato può esistere dentro di te, sia la sofferenza umana psicologica, fisica, sono solo «luoghi, piazze, situazioni» dove Dio sta manifestando la sua opera in te. «Come» poi la manifesti è un segreto tra lui e voi. Nessuno può conoscerne la chiave.
Richiamiamo l’Attuazione: l’opera che ora lo Spirito di Gesù attua in noi come in Gesù.
IL SIGNORE È IL MIO PASTORE: NON MANCO DI NULLA (Salmo Responsoriale: Dal Salmo 22).
Proviamo ora a cantare nell’intimo il salmo che segue, alla luce delle due precedenti considerazioni, cioè: 1. Anche se sono peccatore, posso esser affascinato dalla figura di Gesù, e scegliere di stare dalla sua parte. 2. La mia situazione personale, carica di limiti, non è segno che Dio mi abbandona; Dio non ci abbandona.
“Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome. R/
Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. R/
Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici:
cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca. R/
Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni”. R/.
Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
DÉSTATI DAI MORTI E CRISTO TI ILLUMINERÀ (Seconda Lettura, Ef 5, 8-14)
CONTENUTO: “Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce”. Rapporto fra «essere e agire». “Il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità”. Dal frutto si vede l’albero, dall’agire luminoso si vede l’essere, la luce che vi sta sotto, gradito a Dio e ricercato dagli uomini. A questo punto Paolo invita gli efesini all’adesione del bene che è in noi:
“Cercate ciò che è gradito al Signore”, che significa “non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, opposte alla luce che è in voi. Un altro imperativo d’adesione: “Condannatele apertamente”. La scelta aperta della luce comporta la condanna sincera delle tenebre. Condannarle è come puntare su di esse un faro di luce: ti permette di vederle bene, e prenderne chiara coscienza. Ciò che si manifesta è luce. Questa lettura è come una sveglia che ti scuote dal sonno; se tu reagisci e ti desti, ti alzi, ecco, Cristo t’illumina.
CONTESTO EVANGELICO. Il cieco riceve un ordine da Gesù: “Và a lavarti nella piscina di Siloe (che significa “Inviato”)”; và a lavarti nell’Inviato (Gesù). Gesù «lava» l’individuo, l’«immerge» in se stesso. «Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva». Egli acquista la luce degli occhi, simbolo di Luce interiore, bontà giustizia verità, per iniziativa di Gesù e disponibilità esecutiva dell’uomo.
CONTESTO QUARESIMALE. Il battesimo ha dato la luce al cieco nato: egli accoglie il dono che Gesù-Luce fa alla natura umana
Gesù vide l’«uomo» = ànthropon, cioè, vedendo quell’uomo, vede tutta la natura umana: una delle tante parole che Giovanni inserisce nel racconto storico, per coinvolgere il lettore, dirgli: parlo di te.
E il cieco nato guarisce: eredita la capacità di fruttificare come figlio della Luce; eredita la bontà, la giustizia e la verità di Dio. In particolare la «bontà», rilevata da Gesù a quel tizio, desideroso di vita eterna.
«Maestro «buono», … “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo” (Mt 10,18).
La bontà in noi, quindi, consiste nel lasciare trasparire Dio, per quanto ne siamo capaci. Manifestare la bontà allora vuol dire lasciar trasparire tutto quanto abbiamo imparato da Dio con la nostra esperienza. Cerchiamo di lasciar venire fuori tutto ciò che c’è di divino in noi. Frutto della luce sta in ogni capacità che abbiamo di lasciar venir fuori Dio. Il cieco guarito, per es., non demorde un et. Dice: questo io ho ricevuto da quel tizio; che voi diciate: è un peccatore, o meno; abbia fatto bene o male; io dico: non si è mai sentito che uno sia esaudito da Dio, se è un peccatore. Lui mi ha guarito, quindi Dio lo ha esaudito; quindi rivela Dio, quindi è un profeta. Nessuno mi può sradicare da questa convinzione. – Così quell’uomo guarito non tradisce Gesù, ma è perfettamente aderente a ciò che è giusto e a ciò che è vero, e da quest’esperienza sa intuire e dedurre tutto il resto, riguardo a Gesù. In conclusione: frutto della fede è esternare tutto ciò che di divino noi abbiamo ricevuto, con un profondo rispetto dell’aderenza al reale. Implicitamente si escludono e «si condannano le opere delle tenebre», senza condanne aggiunte, che rendono solo antipatici. Questo nuovo «vedente» non è antipatico: «condanna apertamente le opere delle tenebre», rimanendo aderente al reale; ripetendo ciò che è giusto, ciò che è vero; manifestando ciò che di Divino ha ricevuto.
Nella lettera agli Efesini si gioca nel binomio «tenebre-luce»; rimanda al vangelo dove la Luce compare solo all’inizio del brano (v. 5); alla fine (v. 35) = credere. All’inizio: “Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo”. Luce-Gesù dà la vista al cieco, che è nelle tenebre: egli ha la vista, vede la luce, coglie tutto ciò che è luminoso intorno a lui: coglie con gli occhi, con la mente e con l’affetto tutto quanto vede, e gli viene suscitato dentro di lui; per questo in Giovanni Evangelista «vedere» uguale a «credere» = accogliere. cfr l’ultima parte del vangelo, vv.35-38: se foste ciechi, cerchereste la luce; dite: ci vediamo, restate ciechi. Vediamo poi l’equivalenza «vedere-credere» nell’episodio di Pietro e Giovanni al sepolcro: «Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti» (Gv 20,8s). Mentre racconta un fatto storico, Giovanni infila dentro le parole in modo intelligente; e il lettore coglie molto di più di quello che il semplice racconto vorrebbe dire. E si ha che il cieco entra in contatto con la Luce, e inizia a credere.
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI. Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta, in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Per esempio, ora, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
Ti offriamo con gioia, Signore, questi doni per il sacrificio: aiutaci a celebrarlo con fede sincera e a offrirlo degnamente per la salvezza del mondo, a cominciare dai fratelli che ci hai messo vicino, chiunque essi siano. Per Cristo nostro Signore.
4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«In Cristo ringraziamo e benediciamo il Padre»; da lui tutto proviene, e a lui tutto ritorna.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, viene luce del mondo, ci fa risplendere della sua luce.
Nel mistero della sua incarnazione egli si è fatto guida dell’uomo che camminava nelle tenebre, per condurlo alla grande luce della fede. Con il sacramento della rinascita ha liberato gli schiavi dell’antico peccato per elevarli alla dignità di figli.
In Cristo siamo trasformati; preso il «pane» e rese grazie, Gesù si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù fra noi, e compiere ogni santificazione: Gesù ci fa figli di luce con frutti di bontà, giustizia, verità.
In Cristo diveniamo «luogo riservato a lui», che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù; non esita a donarsi per noi, e siamo luce di compiacenza divina che si riflette su di noi.
In Cristo intercediamo per tutti; Gesù «intercede» per noi presso il Padre, e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo; splendenti di grazia e di gioia nella tua casa per sempre.
«In Cristo glorifichiamo il Padre»; per Cristo, con Cristo, in Cristo, nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità che riconosce e professa Gesù Signore.
5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano. In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Padre nostro, liberaci dall’accecamento, dalle tenebre del peccato, e dona gioia e luce al mondo intero. Agnello di Dio che ci ungi gli occhi, e ci lavi da ogni peccato con il tuo sangue, dona al mondo la tua pace. Ciascuno di noi possa dire con gioia, come quel cieco guarito: «Il Signore ungendomi mi ha comunicato le sue prerogative divine, mi ha immerso in lui, mi ha rinnovato, ho acquistato la sua vista, mi dona d’incontrarlo ogni momento, in un dialogo personale e in profondità, a favore di tutti gli uomini. Così egli costruisce la nuova Gerusalemme dal cielo, come città salda e compatta, che attira tutti i popoli a lodare il nome del Signore.
“O Dio, che illumini ogni uomo che viene in questo mondo, fa’ risplendere su di noi la luce del tuo volto: i nostri pensieri siano sempre conformi alla tua sapienza e possiamo amarti con cuore sincero”. Per il Cristo nostro Signore, venuto in noi, per giungere mediante noi, dovunque egli oggi ci guiderà.
“Fa’ risplendere la luce del tuo volto sopra la tua famiglia, Signore”; porta a compimento i desideri di bene che tu stesso ci hai ispirato. Per Cristo Signore nostro. Amen.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, La Luce:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: la luce degli occhi: nel cieco guarito;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: la luce dell’olio e dello spirito: sull’ultimo figlio di lesse;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: la luce del mondo: Gesù, gloria del Padre;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: la luce dei battezzati: nello Spirito del Signore;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: la luce della gloria: dei figli nel Figlio con il Padre.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).