02-06-2010-Ordinario-9sett-Mercoledì

02/06/2010 – T. ORDINARIO – 09 SETTIMANA – MERCOLEDI’ – 2010

Mercoledì 9ª settimana Tempo Ordinario.

APPARTENENZA

vangelo (Mc 12,18-27) dell’Appartenenza.
Struttura del testo. Due parti: vv. 18-23; 24-27.

Prima parte. Introduzione, vv. 18-19: i Sadducei non credono nella risurrezione, citano Mosè, i primi cinque libri della Bibbia, unici libri riconosciuti ispirati dai Sadducei.
Domanda dei Sadducei a Gesù, vv. 20-23. È una domanda «di appartenenza»: «donna di…», inclusa nei versetti 19 “il fratello ne prenda la moglie” (= moglie del fratello), e v. 23 “di quale di loro sarà moglie?” (donna o moglie in greco = «gunê», citata sei volte).

Seconda parte. Introduzione, vv.24-25: Gesù dichiara l’ignoranza della Scrittura nei Sadducei, e conseguente loro ignoranza riguardo alla Potenza di Dio; e afferma subito la natura della Risurrezione: “Quando risorgeranno dai morti… saranno come angeli nei cieli”.
Risposta di Gesù alla domanda dei Sadducei, vv. 26-27. È una risposta pure «di appartenenza»: “Dio è il Dio di…, Dio dei…”, inclusa nei versetti 24 “siete in errore”, e 27 “voi siete in grave errore”, dove Dio (citato pure sei volte; come dire: la donna, che voi considerate «Nulla», appartiene a Dio ed è a lui cara, come Abramo, Isacco, Giacobbe) risuscita i morti in quanto egli è “il Dio dei viventi!” (= che fa vivere le persone, chiamate da lui all’esistenza, appartenenti a lui, suo Creatore fedele appartenente a loro) .

Prima Lettura: sottolinea l’aspetto specifico del vangelo per la celebrazione odierna.
Un’appartenenza che investe tutta l’esistenza umana di Paolo, di Timoteo e di ogni persona, con le caratteristiche della pasqua di Cristo Gesù.

«Paolo, Apostolo di Cristo Gesù»: appartiene a Cristo Gesù, per volontà di Dio, rende grazie a Dio, serve Dio, testimone del suo Signore.
Paolo e Timoteo sono dotati di “uno spirito di forza, di carità e di prudenza”. Paolo dice a Timoteo: “Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te”. “Non vergognarti di dare testimonianza al Signore nostro”. “Né vergognarti di me, che sono in carcere per lui; ma con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo”.
Paolo, Timoteo riconoscono: “Egli ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa..fin dall’eternità, manifestata ora in Cristo, che ha vinto la morte, e fatto risplendere la vita.

Tutti: costituito messaggero, apostolo e maestro, Paolo dichiara che quanto ha detto sopra vale per tutti.
Soffre, non se ne vergogna: “So infatti in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato”.
L’Appartenenza reciproca fra Dio e uomo trasforma l’esistenza umana in una quotidiana Risurrezione, sulla scia della passione, morte, risurrezione di Cristo.

Salmo Responsoriale.
“A te, Signore, alzo i miei occhi” Come chi appartiene al suo Signore: “Come gli occhi dei servi alla mano dei loro padroni;
come gli occhi di una schiava alla mono della sua padrona; così i nostri occhi al Signore nostro Dio, finché abbia pietà di noi”: «abbia pietà» = abbia portato a termine il suo progetto di vita in noi.

Colletta.
O Padre, che hai risuscitato il tuo Figlio e in lui hai volute finalmente sconfitta la morte, aiutaci a vivere nel tempo la sua stessa vita nello Spirito e a vedere tutte le cose nella radiosa luce della sua risurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen.

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ALCUNE SOTTOLINEATURE:
meditando (conservando al caldo la Parola), se ne trovano molte altre, come Maria.
1. “Non conoscete le scritture, né la potenza di Dio”.
Gesù ha una conoscenza e una comprensione profonda di Dio. Gesù è Dio, parla di se stesso, Dio Potente, più forte della morte; Gesù, conoscitore della Paola, in netto contrasto con i Sadducei.
2. “Saranno come gli angeli nei cieli” .
La vita nella risurrezione è concepita dai Sadducei come un’esistenza in questo mondo. Gesù dice che è vita angelica, un genere di vita completamente diversa da quella sulla terra, senza precisarne i contorni, che restano avvolti nel mistero. Gesù spiega sempre il fatto, mai il come.
3. “Riguardo al fatto che i morti risorgono”.
Precisata la natura angelica della Risurrezione, Gesù ne dimostra ora la certezza, appellandosi all’autorità dello stesso «Libro di Mosè», il Pentateuco, che i suoi oppositori Sadducei nella loro domanda hanno invece ridicolizzato, pur essendo l’unico profeta che loro accettano (Il «Pentateuco» = i cinque primi libri della Bibbia: Genesi, Esodo, Numeri, Levitico, Deuteronomio, che vanno sotto il nome di Mosè).
4. “Non avete letto”?
I Sadducei che accolgono solo il Pentateuco, ed escludono il resto della Bibbia, si presentano come i dotti, gli istruiti che «non hanno letto», cioè, non hanno compreso. Solo Dio sa spiegare una realtà piegata: «spiegare» da «piegare». Gesù parla di se stesso, e solo Gesù sa parlare di se stesso. Il testo ispirato va letto con lo stesso Spirito che lo ha ispirato, e che Gesù ha garantito nella chiesa, riunita in assemblea liturgica. Rallegra il pensiero di poter comunicare ora con persone riunite in comunione con la chiesa, per leggere gli stessi testi che oggi la chiesa celebra in tutto il mondo, ricordando tutta l’umanità in persona di Cristo di fronte al Padre con le parole: “Ricordati, Padre, della tua chiesa, diffusa su tutta la terra, rendila perfetta nell’amore” (Pregh. Eucaristica II).
5. “Nel racconto del roveto” .
Gesù insiste precisando il passo del Libro di Mosè (Esodo 3,1-15), dove Dio rivela il suo «Nome»: “Io sono colui che mi trovo là” (Yahâ = trovarsi), nell’esistenza di Abramo, di Isacco e di Giacobbe.
6. “Non è il Dio dei morti, ma dei viventi”.
Questa affermazione conclusiva delle parole bibliche, citate da Gesù, si riferisce alla mentalità ebraica, ed esige riflessione per essere capita appieno. Gli Ebrei non concepivano una vita dell’anima separata dal corpo, come concepivano i greci (e Dio sceglie di rivelarsi nella mentalità ebraica!). Quindi, se Jahvè con Mosè si era dichiarato Dio dei patriarchi, non era soltanto per dire che questi lo avevano adorato ed erano stati in relazione con lui, ma anche per significare che egli amava ancora questi uomini di fede, e che per la loro religiosità egli sarebbe intervenuto a favore dei loro discendenti, liberandoli dalla schiavitù dell’Egitto. Ora, l’argomentazione di Gesù sembra poggiare proprio su questo fatto: e cioè che se Dio ama ancora questi uomini, vissuti e morti da tanto tempo, ed è ancora in relazione con loro, ciò significa che essi sono tuttora vivi e non solo con l’anima (inconcepibile per gli ebrei) ma anche con i loro corpi.
Quando Dio ha scelto qualcuno, e costui lo sa per il fatto che esiste, questi deve sapere che Dio l’ha scelto da sempre, che appartiene a Dio Creatore, fedele appartenente alla sua creatura come ad Abramo, Isacco, Giacobbe.
I Sadducei parlano di «Risurrezione»; Gesù parla di «Appartenenza» verso quelli che ha scelto. Per Dio io risorgerò come è vero che sono vivo, perché non posso vivere, che in Dio.
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Domani, giovedì della 9ª settimana – Tempo Ordinario,
Gesù ci mostra come si entra nel regno di Dio, come si appartiene a lui: non semplicemente riconoscendo, come il Dottore della Legge nel vangelo, che Gesù ha ragione; ma osservando il comandamento e ripetendo le sue parole, come nella celebrazione liturgica: “Ascolta, Israele!”, “Ascolta, N.”. e rispondendogli come Paolo e Timoteo, e tutta l’assemblea celebrante:
“A te, Signore, alzo i miei occhi”.
Passando dalle idee al rapporto esperienziale di Dio con noi.

condividiamo (cfr neretto) la preghiera della Chiesa (cfr colori).