02/11/2003 – T. ORDINARIO – ANNO B – 31 DOMENICA – 2003
Preparazione alla celebrazione della messa.
Semplice esempio di procedura per cogliere il Contenuto e il Modo.
31ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno B –2 Novembre 2003
– Dopo un breve raccoglimento con parole quali:
“Ascolta, Israele!…” – “Eccomi, Signore! Aiuta tutti come ora aiuti noi…”; – leggiamo tutto il formulario liturgico della domenica, dall’ingresso alla preghiera dopo la comunione.
– La comunione nello Spirito Santo e sacramentale è il culmine della s.Messa che celebriamo. Gesù stesso ci invita ad accoglierlo dicendo (Ant. Com.): “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà, e noi verremo a lui”.
– Accogliamo l’invito di Gesù! Facciamo la comunione. Con lo Spirito e la Chiesa gridiamo: “Vieni, Signore Gesù!”.
– Egli viene in noi e con le parole precisamente dell’antifona alla comunione ci dice:
ASCOLTA, N. (tuo nome): “Il Signore Dio nostro è l’unico: lo amerai con tutto il cuore”.
– Riguardo all’importanza di questa antifona alla comunione si legge in “PRINCIPI E NORME PER L’USO DEL MESSALE ROMANO” n.56i: “Mentre il Sacerdote e i fedeli si comunicano, si esegue il canto di comunione; esso ha lo scopo di esprimere mediante l’accordo delle voci l’unione spirituale di coloro che si comunicano, di mostrare la gioia del cuore e rendere più fraterna la processione di coloro che si accostano a ricevere il Corpo di Cristo.Si può utilizzare un altro canto adatto. Se non si canta,l’antifona di comunione proposta dal Messale (la quale non può essere tralasciata!Norma che ne sottolinea l’importanza) viene recitata o dai fedeli o da alcuni di essi o dal lettore, se no dallo stesso sacerdote dopo che questi si è comunicato, prima di distribuire la comunione ai fedeli”.
– Gesù suscita in noi la «risposta» che esprimiamo subito brevemente con le parole del «versetto responsoriale»:
“Ti amo, Signore, mia forza”.
Sono le parole che Gesù stesso ci mette sulle labbra, perché ci esprimiamo come piace al Padre. Così echeggia in noi il colloquio intimo tra il Padre e il Figlio suo Prediletto nel quale noi tutti siamo figli.
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– Questo colloquio di Dio con l’uomo in Cristo Gesù abbozzato, per così dire, nell’antifona alla comunione e nel versetto responsoriale (e quindi facile da memorizzare almeno in germe), si amplia in chi prega secondo la struttura della messa.
– L’antifona alla comunione infatti rimanda al Vangelo da cui è tratta, il Vangelo a sua volta presenta Gesù che compie la profezia della prima lettura, e si manifesta nella Chiesa come dice la seconda lettura (cfr PNL nn.66-68); il versetto responsoriale poi si sviluppa nel Salmo, nelle tre orazioni (colletta, sulle offerte, dopocomunione) e si estende fino alla Preghiera Eucaristica che si conclude con la lode finale: “Per Cristo, con Cristo e in Cristo a Te, Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli. Amen”.
– Volendo quindi favorire questo colloquio di Dio con noi secondo la struttura della messa, culmine e fonte della vita, percorreremo l’itinerario dell’antifona alla comunione fino alla prima e seconda lettura (prima parte della messa); poi ci lascieremo guidare dal versetto reponsoriale sino alla lode finale (seconda parte della messa).
ASCOLTA, N. (tuo nome): “Il Signore Dio nostro è l’unico: lo amerai con tutto il cuore”.
Lettura del Vangelo: “In quel tempo… Qual è il primo di tutti i comandamenti?” (riportiamo gli estremi di ciascun capoverso). Cogliamo il centro: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”. (Così per ogni capoverso del vangelo, della prima e seconda lettura, con l’aiuto di un buon commento dei testi relativi, come segue).
– E’ la domanda di «uno scriba». Egli ha assistito al precedente dialogo-tensione tra Gesù e i sadducei. E sta dalla parte di Gesù. Gli scribi sono quasi tutti farisei, che credono nella risurrezione e accettano tutta la scrittura (Allora Antico Testamento); mentre i sadducei non credono alla risurrezione né accettano tutta la scrittura.
– Lo scriba «si accosta a Gesù». Ma qui non è detto che si accosta per tentarlo, per tendergli un tranello, per farlo parlare e trovare argomenti per accusarlo, come è avvenuto nelle quattro controversie precedenti. Questo è uno scriba che si presenta con buona intenzione. Egli rappresenta qui ora ognuno di noi che celebriamo la storia di Gesù.
– Lo scriba gli «domanda: “Qual è il primo dei comandamenti?”».
E’ una domanda corrente fra coloro che meditano la Torah = legge di Dio. Tutte le disposizioni della legge al popolo di Israele tramite Mosè sono contate dai rabbini in 613. Di queste, 365 sono negative: tante quanti sono i giorni dell’anno; 248 sono positive: tante quante sono le membra del corpo umano, secondo un computo della scienza di allora. Il significato è che «l’uomo è invitato ad agire positivamente con tutte le membra del suo corpo tutti i giorni dell’anno». L’invito è rivolto ora a noi.
– I Rabbini che hanno elencato i comandi di Dio e le disposizioni per adempierle in 613, si chiedono anche quali sono i più importanti o qual è il principio dal quale tutte dipendono o fuoriescono come da un unico seme. Trovano che Davide (cui attribuiscono il salmo 15) ne conta undici; Isaia (33) li riduce a sei; Michea (63) li riduce a tre; Amos (5,4) li riduce a due; Abacuc infine a uno: “Il giusto per la fede vivrà”. Il pio Israelita medita continuamente la legge di Dio e cerca il nucleo base.
– S. Paolo percorre tutto questo itinerario rabbinico. Nella sua lettera ai Romani, riflettendo sul mistero di Cristo, dice: La legge non conta più niente perché “Il giusto per la fede vivrà”. Il giusto vivrà per la fede in Cristo Gesù, unico che ha saputo e potuto adempiere tutta la volontà di Dio, e chi accetta di essere battezzato da lui in lui, guarda unicamente a lui e si trova osservante della volontà di Dio.
“Ti amo, Signore, mia forza”.
ASCOLTA, N. (tuo nome): “Il Signore Dio nostro è l’unico: lo amerai con tutto il cuore”.
Segue Lettura del Vangelo: “Gesù…questi”. Cogliamo il centro: «Gesù rispose: “Il primo… e il secondo è: Ascolta, Israele. Amerai”».
– «Gesù rispose». Gesù che è sempre davanti al Padre, ha ora davanti a sé lo scriba. Gli scribi lo hanno sempre contrariato. Non per questo Gesù va contro uno di loro che si mostra invece sincero. Gesù non etichetta le persone.
– Il Maestro è invitato a dire qual è il precetto di Dio che ha più «peso», la realtà più importante da cui dipende tutto il resto, tutta la vita. Gesù risponde con lo “Shemà, Israel!”, “Ascolta, Israele!” (con cui anche noi incominciamo sempre il nostro incontro). Da pio Israelita che prega tre volte al giorno (“Ascolta, Israele!”), Gesù fa quello che dice allo scriba: egli è in ascolto del Padre mentre risponde all’interlocutore. Gesù non risponde da professore come si sarebbe aspettato lo scriba, ma pregando.
– Gesù fa molto di più di un pio Israelita mentre vive da pio Israelita: Egli è il Figlio di Dio in perfetta comunione di Amore con il Padre. Gesù «ama» il Padre «con tutto se stesso» e «ama l’Amore del Padre verso di Lui come verso lo scriba»: lo «ama come se stesso». Gesù è l’unico che lo sa e lo può fare come Dio-uomo.
– Il Signore Dio nostro è l’unico Signore. L’«unico Dio», l’unico «Amore indivisibile»; l’unico comandamento è Gesù: si compie nella persona di Gesù. Ora la legge è la persona di Gesù che ci ama con l’Amore del Padre. Con questo amore ora Gesù risponde a ciascuno di noi che «si accosta a lui» come lo scriba, per chiedergli la cosa più importante, per accogliere lui stesso in atto di offrirsi al Padre per noi.
“Ti amo, Signore, mia forza”.
ASCOLTA, N. (tuo nome): “Il Signore Dio nostro è l’unico: lo amerai con tutto il cuore”.
Segue Lettura del Vangelo: «Allora…sacrifici». Cogliamo il centro: «Amarlo val più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
– Con lo scriba ci siamo accostati a Gesù per conoscerlo intimamente con la domanda sui comandamenti più importanti ed Egli si è rivelato a noi come presenza dell’Unico Signore che ama. Ora diciamo con lo stesso scriba a Gesù: “Hai detto bene, Maestro!”: ci hai fatto sentire in armonia con te.
– Ci hai dato intelligenza spirituale per riconoscerti con le parole stesse della legge che in te trova il suo compimento, e per riconoscere che l’amore per Dio e per il prossimo «vale più della preghiera, del culto e di ogni gesto». La sede del tuo agire sta nel cuore. Tu dici: “Amore io voglio e non sacrificio, la conoscenza di Dio più che gli olocausti” (Os.6,6); e aggiungi: “Si compiace forse Dio dei sacrifici?” (1Sam.15,22) .
“Ti amo, Signore, mia forza”.
ASCOLTA, N. (tuo nome): “Il Signore Dio nostro è l’unico: lo amerai con tutto il cuore”.
Segue Lettura del Vangelo: “Gesù…interrogarlo”. Cogliamo il centro: “Non sei lontano dal regno di Dio”.
– Gesù riconosce in noi come nello scriba la sua opera, il cammino che ci ha fatto fare. Dice: “Non sei lontano”.
– Quando si è, non solo vicini, ma dentro al «regno di Dio» come «familiari e domestici»?
Quando si riconosce Gesù compimento della legge, quando si accoglie Gesù in preghiera: Gesù che prega in noi e prega per noi, quando ripetendo la sua parola si lascia echeggiare in noi la sua intimità con il Padre, così che «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal.2,20).
– «E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo», nessuno poteva più dire niente: nessuno era ancora ammesso alla preghiera che ora il Signore comanda a noi di fare ripetendo:
“Ti amo, Signore, mia forza”.
ASCOLTA, N. (tuo nome): “Il Signore Dio nostro è l’unico: lo amerai con tutto il cuore”.
Lettura del Deuteronomio: “Mosè…cuore”. Cogliamo il centro: «Temi, … Ascolta, o Israele».
– Visto il Vangelo in cui Gesù si presenta come compimento, siamo facilitati a intuire la prima lettura che ne è la profezia: quindi, mentre Gesù realizza pienamente il contenuto della «prima lettura» (come abbiamo visto nel vangelo), ce ne fa comprendere il senso profondo.
– Il Signore che parla al popolo «tramite Mosè», si è reso presente in Gesù che parla a noi come allo scriba.
– «Ascoltare e amare» significa temere (cioè avere in massima considerazione) Dio, osservare, avere lunga vita (la vita di Dio), essere felice, essere fecondo, ereditare la terra (promessa = Cristo), occuparsi con tutto se stessi e a tempo pieno di Dio (in Cristo).
– Ma chi accoglie Gesù ed entra nel suo regno, è fatto partecipe del senso pieno di tutte queste realtà che Gesù stesso compie in noi, sue membra. Ascoltiamo e amiamo come Gesù che vive in noi, ripetendo:
“Ti amo, Signore, mia forza”.
ASCOLTA, N. (tuo nome): “Il Signore Dio nostro è l’unico: lo amerai con tutto il cuore”.
Lettura dalla Lettera agli Ebrei: “Fratelli…favore”. Cogliamo il centro: «Cristo possiede un sacerdozio che non tramonta».
– Ci siamo «accostati a Gesù» come lo scriba, e «per mezzo di Gesù ci accostiamo a Dio suo e nostro Padre».
– Gesù ci può avvicinare al Padre perché «Egli resta per sempre», «possiede un sacerdozio che non tramonta», «ci può salvare perfettamente» ed «è sempre vivo per intercedere in nostro favore». Egli suscita in noi la lode:
“Ti amo, Signore, mia forza”.
ASCOLTA, N. (tuo nome): “Il Signore Dio nostro è l’unico: lo amerai con tutto il cuore”.
Lettura della Lettera agli Ebrei: “Tale.. se stesso”. Cogliamo il centro: «Tale era il sommo sacerdote che ci occorreva».
– «Ci occorreva» un sacerdote-intercessore non solo sempre vivo, ma anche tutto santo e innocente, uguale a Dio.
– Capace cioè di innalzarci fino a Dio con un «dono perfetto»: «il dono di se stesso», fatto quindi «una volta per sempre» (ef’àpax), e per tutti.
“Ti amo, Signore, mia forza”.
ASCOLTA, N. (tuo nome): “Il Signore Dio nostro è l’unico: lo amerai con tutto il cuore”.
Segue lettura dalla Lettera agli Ebrei: “La legge… in eterno”. Cogliamo il centro: «La parola del giuramento, quello dopo la legge, costituisce il Figlio reso perfetto in eterno».
– Il Padre stesso «ha costituito e reso perfetto in eterno il Figlio», quando, al battesimo del Giordano e sul monte santo della trasfigurazione ha detto: “Tu sei il Figlio mio Prediletto, in te mi sono compiaciuto”(Mc.1,11); e al Getzemani: “L’ho glorificato e ancora Lo glorificherò” (Gv.12,28).
“Ti amo, Signore, mia forza”.
– (Dopo avere ampliato l’antifona alla comunione rileggendo il Vangelo, la prima e la seconda lettura, rimane di ampliare il versetto responsoriale «Ti amo, Signore, mia forza» in Preghiera Eucaristica).
– Rileggendo questo breve commento si può provare a costruire (sempre a modo di esempio):
– prefazio: Ti lodiamo, Ti glorifichiamo, Ti rendiamo grazie per Gesù Cristo tuo Figlio Prediletto. In Lui ci riconcili con te e ci fai compiere ciò che piace a te.
– attualizzazione: Padre santo, manda il tuo Spirito. Gesù sia in mezzo a noi.. .
– offerta: Celebrando il memoriale, Padre, ti offriamo il Figlio che in noi si offre a te.. .
– intercessione: Ricordati, Padre, della tua «Chiesa»: l’umanità «Chiamata» all’esistenza e ad essere in Cristo.. .
– dossologia finale: Per Cristo, con Cristo e in Cristo nello Spirito Santo a te ogni onore e gloria da tutta l’umanità…
(Come si è sviluppato l’Antifona alla Comunione alla luce delle letture, ora, in questi anni, con lo stesso messaggio delle letture si cerca di «informare» o cogliere il senso di tutte le altre parti della messa, secondo Principi e Norme del Messale e del Lezionario Romano: PNMR, PNLR).