03-08-2003-Ordinario-B-dom18

03/08/2003 – T. ORDINARIO – ANNO B – 18 DOMENICA – 2003

XVIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno B – 3 agosto 2003

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]. – Padre, in Gesù tuo Figlio, ti diciamo: Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti me ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
“I fedeli leggano almeno i testi della messa, in famiglia o in privato” (PCFP 13): il Signore fa crescere “ascolto e risposta” in chi lo cerca (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi i testi nella voce LETTURE del sito.

MEDITAZIONE – RILETTURA
Gesù parla di se stesso, “Buona Notizia” nel vangelo; “compimento delle promesse”, della prima lettura; “fondamento della chiesa”, nella seconda lettura: Gesù ci rivela ciò che sta facendo in noi. Lo vediamo rileggendo vangelo, I e II lettura alla luce della chiave, il “versetto al vangelo”:
Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.

CELEBRAZIONE – VITA
Gesù si rende presente! Con lo Spirito e la Sposa lo accogliamo, dicendo: “Vieni, Signore Gesù!”. Gesù risponde: “Sì, ecco, io vengo” (Apc. 22,17s): è in atto l’azione di Gesù nella messa e nella vita di ciascuno (Cfr PNMR 55, f). Gesù in noi alla comunione continua a offrirsi all’amore del Padre per tutti.
Dice il Signore: Io sono il pane della vita; che viene a me non avrà più fame, e che crede in me non avrà più sete.

Io sono il pane della vita: chi viene a me non ha più fame, chi crede in me non ha più sete.
Non avere più fame né sete, non riguarda questo mondo: ma Gesù che dona la vita eterna. Gesù cerca di essere accolto per quello che è: pane di vita eterna (vangelo). La storia può aiutare a capire che Dio, come dà il pane per la vita umana, può dare il pane anche per la vita divina (prima lettura). Ha vita divina chi diventa simile al Padre, lasciandosi guidare dallo Spirito nuovo di Gesù (seconda lettura). Quanti sono disponibili ad accogliere Gesù il Signore, acclamano insieme: Signore, tu doni cibo in abbondanza, tu ci doni il pane della vita! (salmo responsoriale). – Gesù viene in noi e dice: Oggi mi rendo presente in atto di guidarvi, nella celebrazione e nella storia personale, ad accogliermi come pane di vita, la mia presenza reale in ogni cosa e oltre ogni cosa; nel simbolo del pane condiviso. – Signore, vieni presto in nostro aiuto, perché sei tu il Dio della nostra salvezza (ingresso).
Io sono il pane della vita: procuratevi il pane che dura per la vita eterna. Dopo un fatto di benessere, come la condivisione dei pani per quella folla, o qualcosa del genere per noi, ci si può fermare al dono senza badare al Donatore. Questo è normale per un bambino; ma un adulto che riceve un dono, per esempio un fiore, sa distinguere il segno di rapporto dalla persona che lo offre. Può avvenire allora che non sapendo fare ancora questa distinzione, per interesse o per immaturità, si rincorra il benefattore non per la sua persona, ma per il suo dono, utile alla propria salute. Così quegli uomini rincorrono Gesù per essere nutriti ancora da lui: “Quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafarnao alla ricerca di Gesù. Trovatolo di là del mare, gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?»”. Ma Gesù c’invita a “lavorare ” per qualcosa d’altro. Gesù ci ha fatti per sé, e ci educa amorevolmente a prendere coscienza di una vita e di un cibo diversi. Ci fa conoscere la diversità fra mezzi e fine, o doni e Donatore, e dice: “In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell’uomo vi darà”. Quei pani dovevano essere un “segno”; ne avete fatto un fine: la vostra comprensione è tutta a livello naturale e materiale. – Esiste il dono del pane materiale come mezzo per saziare un’esigenza fisica; ma esiste anche un dono ben più grande, un pane che riguarda il fine della nostra esistenza, che è Gesù stesso: “Su di lui – al battesimo nel Giordano – il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo”: ha scelto lui per realizzare il suo progetto di Bene Supremo per gli uomini; e Gesù diviene il Rivelatore e Salvatore per eccellenza dell’uomo intero. Due cibi quindi ci nutrono: uno come mezzo e uno come fine della nostra esistenza: “Non di solo pane vive l’uomo!” – Fa’ che viviamo di ogni parola che esce dalla tua bocca, Signore, e che ci rivolgi nella prima parte di questa celebrazione con le letture: mensa della parola; fa’ che ci nutriamo anche di te stesso nella seconda parte: nella mensa eucaristica, cibo che rimane, e nella vita.
Io sono il pane della vita: credete in colui che il Padre ha mandato. Gesù ha invitato gli ascoltatori a procurarsi “non il cibo che perisce, ma il cibo che dura per la vita eterna”, cioè vita di Dio, già in atto, di un altro livello e quindi anche sempre permanente. Ed essi «gli dissero allora: “Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?”». Da buoni giudei, che devono osservare settecentotredici prescrizioni fra leggi e precetti, loro pensano che il Rabbì Gesù ne intenda aggiungere qualche altro. “Le opere di Dio” per loro sono in primo luogo ciò che l’uomo deve “operare” per Dio secondo determinate leggi e precisi comandamenti, per acquistarsi il paradiso. Non pensano affatto che invece in primo luogo c’è il dono di Dio “che il Figlio dell’uomo vi darà”. Allora «Gesù rispose: “Questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato”». Non molte “opere”, quindi, ma una sola; e non dell’uomo, ma “di Dio”: “Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato”. Il tuo “credere” che è una decisione personale, un’azione radicale con tutte le tue facoltà, è “opera di Dio”. Accolta da te, però, quest’opera di Dio diventa opera tua “in Dio e con Dio”: come Gesù ha operato mediante la sua umanità, così ora intende operare mediante noi che siamo il prolungamento della sua umanità nel tempo e nello spazio in cui ci pone. La fede è lasciarsi portare in braccio da Dio. Dio non fa distinzioni di persone, ma opera “in tutti e per tutti” (Gv 6,45). Dio non opera in una persona più che in un’altra, ma porta una persona tramite l’altra: nessuno sfugge da quest’opera di Dio. Dio lo perseguirà come Giona che cerca di scappare, ma viene buttato alla riva da un pesce. Basta prenderne coscienza mediante la parola che Gesù rivolge a noi, come a quella folla; basta aderirvi con gioia perché egli possa operare con potenza. È come prendere coscienza che abbiamo la facoltà di camminare; e non la ostacoliamo ma la favoriamo con l’esercizio. Unico grande sbaglio o peccato è quindi: “ostacolare l’opera di Dio” in noi. Sarebbe il peccare contro lo Spirito Santo, che il Padre ci ha mandato per portare a compimento l’opera iniziata in noi da Gesù. Il Signore ci dona “cibo” in abbondanza perché saliamo al suo luogo santo, cioè diveniamo simili a lui. – Completa in noi, Signore, l’opera tua.
Io sono il pane della vita: il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo. Gli ascoltatori di Gesù continuano a perseguire il loro benessere materiale, e dal punto di vista religioso pensano ancora alle loro opere meritorie: non all’opera di Dio. Non hanno capito nulla. Per loro una cosa è la vita con fatti più o meno favorevoli, e una cosa è la religione con le sue pratiche di pietà. Al limite possono anche credere in Gesù, purché prima egli operi dei segni credibili; come la manna per Mosè. Il segno della condivisione dei pani non ha detto nulla a loro. Con amorosa pazienza allora Gesù torna a parlare dell’ “opera di Dio”. «Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo”». Gesù si rivela gradualmente; e l’intelligenza umana, guidata da Gesù, con i fatti della vita e con la sua parola, è in grado di cogliere il suo mistero. Cinque passaggi in una frase; cinque momenti nella tua storia. Primo: il Padre mio “vi ha dato il pane dal cielo”, e “vi dà il pane dal cielo”: il Padre opera, egli ha iniziato l’opera e completa l’opera sua. Secondo: il Dio Padre che opera è “il Padre mio”, in grado di darvi anche “il pane dal cielo, quello vero”, come vi dà il pane per la vita fisica che ne diventa il segno. Terzo: il pane di Dio è una persona, “è colui” che discende. Quarto: questa persona “discende dal cielo”, cioè aderisce pienamente al programma del Padre, e chiama quel Dio che opera: “Il Padre mio”. Quinto: “l’opera del Figlio” è la stessa “opera di Dio” Padre, cioè: “Dare la vita al mondo”. Questa è l’opera di Dio e di colui che egli manda nel mondo. Questi tappe ciascuno scoprirà nella propria vita. Il primo “credente”, in cui è in atto “l’opera di Dio”, è Gesù stesso. Egli accoglie “l’opera di Dio”, e questa diventa “opera di Gesù in Dio e con Dio” Padre. Lo stesso avviene in voi credenti, dirà Gesù a proposito della comunione o dell’accogliere Gesù fino a cibarsi di lui: “Come mi ha mandato il Padre, che è il vivente, così io vivo grazie al Padre, e colui che si ciba di me, anche lui vivrà grazie a me”. Il Figlio vive grazie al Padre, e il fedele che accoglie Gesù fino alla manducazione, vive attraverso di essa nella massima intimità con il Figlio e per mezzo del Figlio con il Padre. – Completa per noi, Signore, l’opera tua.
Io sono il pane della vita piena e totale per tutti. Gesù ha presentato gradualmente il mistero della sua preesistenza, della sua discesa dal cielo e della sua missione universale: “Dare la vita al mondo”. Gli ascoltatori non capiscono che Gesù parla di se stesso: preesistente, disceso dal cielo, datore di vita, lì presente davanti a loro; ma quanto dice piace a loro, perché corrispondente al loro essere, e «allora gli dissero: “Signore, dacci sempre questo pane”». Anche la samaritana Gesù ha condotto a dirgli: “Dammi di quest’acqua perché non abbia più sete” (Gv 4,15). Gesù allora conclude rivelando se stesso: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete”. “Venire” a Gesù, come noi qui ora, cercar di stare meglio, è “credere in lui” ed esprimere con un movimento attivo la propria fede: sperimentiamo “l’opera di Dio” in noi perché non resistiamo alla sua “opera”, ma accogliamo la sua Parola che agisce in noi e gradualmente ci porta alla vita di comunione con lui. “Chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete”. Attraverso il cibo e la bevanda l’uomo cerca la vita. Ma il cibo e la bevanda naturale possono dare solo una vita naturale, prolungata un po’ nel tempo. Gesù è “il pane di vita”, è “il cibo che rimane per la vita eterna”: “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Gesù è la Parola, il cibo che corrisponde pienamente a tutte le esigenze che lui stesso ha posto in noi. – Padre, tu solo ci doni Gesù, il Pane che porta in sé ogni dolcezza e soddisfa ogni desiderio (cfr Sap 16,20).
Donaci, Signore, il pane della vita.

Io sono il pane della vita: chi viene a me non ha più fame, chi crede in me non ha più sete.
Io sono il pane della vita, annunziato nella storia del deserto. Nel deserto della vostra esistenza Dio vi nutre, non vi fa morire. Il popolo mormora contro Mosè e contro Aronne: “Ci avete fatti uscire in questo deserto” per farci morire di fame? – “Fare uscire Israele nel deserto” è iniziativa di Dio che vuole portare l’uomo alla meta per cui l’ha fatto. Dio quindi deve pensare anche a come guidarlo e nutrirlo per giungere a quella meta che il popolo non conosce. E Dio s’impegna. – Proclameremo le lodi del Signore, e le meraviglie che ha compiuto per noi.
Io sono il pane della vita: chi vi dona carne e pane nel deserto vi dona anche me. «Il Signore disse a Mosè: “Ho inteso la mormorazione degli Israeliti. Parla loro così: Al tramonto mangerete carne e alla mattina vi sazierete di pane; saprete che io sono il Signore vostro Dio”». Dio non biasima il suo popolo che chiede cibo nel deserto, dove lui lo ha condotto; e promette un doppio “segno”: carne alla sera e pane al mattino. Dio vuole che ci rivolgiamo a lui come figli; ci educa ad avere fiducia in lui, che sa di che cosa abbiamo bisogno. La manna allora che diventa segno di prova: “Il popolo uscirà a raccoglierne ogni giorno la razione di un giorno, perché io lo metta alla prova, per vedere se cammina secondo la mia legge o no”; la manna è segno della parola di Dio: “Ti ha nutrito di manna… per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma di quanto esce dalla bocca del Signore” (Dt 8,2s): dal suo ordine; scendendo dal cielo, la manna è segno dell’amore di Dio: «L’universo si fa alleato dei giusti… “Sfamasti il tuo popolo con un cibo degli angeli, dal cielo offristi loro un pane già pronto senza fatica, capace di procurare ogni delizia e soddisfare ogni gusto”» (Sap 16,17.20); la manna infine è immagine di ciò che Dio darà al mondo in Gesù: l’intenzione di Dio non è di conservare gli uomini un po’ più a lungo in questa vita mortale, ma di dar loro la vita eterna. – O Dio della nostra salvezza! Tu sei il Signore nostro Dio.
Io sono il pane della vita: il vero nutrimento. «Sulla superficie del deserto vi era una cosa minuta e granulosa, minuta come è la brina sulla terra. Gli Israeliti la videro e si dissero l’un l’altro: “Man hu: che cos’è? (= manna)”, perché non sapevano che cosa fosse. Mosè disse loro: “E’ il pane che il Signore vi ha dato in cibo”». Non basta che il Signore provveda pane e carne al suo popolo che vuole condurre fino a sé (Es 3,12); gli deve procurare anche il profeta come Mosè che dia il senso di Dio ai gesti di Dio: “Che cos’è?”; “E’ il pane che il Signore vi ha dato in cibo”. – “Ciò che abbiamo udito e conosciuto e i nostri padri ci hanno raccontato, diremo alla generazione futura”.
Donaci, Signore, il pane della vita.

Io sono il pane della vita: chi viene a me non ha più fame, chi crede in me non ha più sete.
Chi viene a me, ha un cuore e un pensiero nuovo. “Non comportatevi come i pagani nella vanità della loro mente”. Come Mosè, anche Paolo dà il senso dei fatti di Dio. Ha presentato l’unità e la diversità dei carismi o doni all’interno della comunità, e ora ne dà il senso: “Ora dunque vi dico e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani nella vanità dei loro folli pensieri”. Scopo dei doni di Dio è una vita nuova: la mente, il ragionamento come quello di Gesù con i suoi ascoltatori, la bocca, parlino dall’abbondanza del cuore pieno dei doni di Dio con il battesimo. – Il Signore distribuisce i suoi doni in abbondanza.
Chi viene a me, si riveste dell’uomo nuovo, creato secondo Dio. “Dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera”. Nell’uomo nuovo risorge l’uomo originario, ricreato dal battesimo e quotidianamente rinnovantesi sotto la spinta dello Spirito. Passa da abitudini pagane a un comportamento secondo Cristo chi si lascia guidare dallo Spirito nuovo di Gesù. Paolo è cosciente che è “opera di Dio” nell’uomo che non ostacola ma si lascia guidare dallo Spirito. Infatti parla dell’opera dell’uomo, dicendo: “Dovete rinnovarvi”; poi rileva subito “l’opera di Dio” nell’uomo che l’accoglie, aggiungendo: “rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio”. – Grazie, Signore, che rinnovi l’opera della tua creazione e custodisci ciò che hai rinnovato.
Donaci, Signore, il pane della vita.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica, per es. del Vers. Resp.:
Donaci, Signore, il pane della vita,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
il pane vero che tu ci doni per la vita eterna;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
che ci rende presente Gesù e sazia la nostra fame di verità;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
ci rinnova, ci riveste del suo spirito nuovo;

intercessione: per tutti vivi e defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
creati e rinnovati dal tuo Spirito;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria:
dall’umanità rinnovata secondo la tua santità vera.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es.,
ll Pane:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: il pane, cibo del corpo per ogni uomo;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: il pane, dono di Dio a Israele nel deserto;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: il pane, Gesù che discende dal cielo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: il pane, i doni di Dio alla comunità rinnovata;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: il pane, Gesù che sazia tutto l’uomo.

Preghiamo:
O Padre, che fai vivere l’uomo con la parola che esce dalla tua bocca; donaci Gesù, il vera pane della vita. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).