04/03/2003 – LECTIO DIVINA e SANTA MESSA – 2/5
II meditazione – 2/5
Basta soltanto l’annuncio? Come questa bella notizia della resurrezione diventa poi per noi un’esperienza di vita? Al momento dell’annunzio, dei sacramenti, del battesimo.
Supponiamo che uno viene da me e mi dice: senti Ildebrando – è un nome d’arte, un nome monastico, difatti io mi chiamo Giovanni – senti Giovanni: “Gesù ti ha salvato; è risorto!”. – Bella notizia, mi piace. – “Quando?”. – “2000 anni fa”. – “Mi dispiace, non c’ero io 2000 anni fa!”.
Cioè quella salvezza che Gesù ha procurato all’umanità tutta, quando mi ha raggiunto? 2000 anni fa è partita, ma io sono arrivato ora.
Voi sapete quanto tempo impiega la luce a venire dal sole a noi? Otto minuti. E viaggia a 300.000 km. al
secondo, fate la moltiplicazione e vedete che distanza c’è. Ma ci sono stelle che non sono distanti otto
minuti. Il sole è una stella nostra. Ci sono stelle che sono distanti un anno luce; la luce impiega un anno a
venire da lì fino a noi. Ci sono stelle che sono distanti mille anni luce, milioni di anni luce. Significa che la
sera, quando mi metto a guardarla, io vedo una stella che brilla e io so che quella luce che sto vedendo “ora”
è partita da quella stella un milione di anni fa.
Può darsi che quella stella ormai sia scomparsa, ma io la sto vedendo ora, la luce.
Posso pensare che la salvezza, che ha procurato Gesù Cristo a tutta l’umanità duemila anni fa, mi
raggiunge ora; quelli che verranno dopo, li raggiungerà quando verranno? Qual è il momento in cui quella
luce si impatta con me?
E’ il momento dell’annuncio, è il momento dei sacramenti, è il momento del battesimo.
Quando io sono andato a battezzarmi quella salvezza mi ha raggiunto.
Gli Apostoli sono stati mandati, non solo per annunziare che Gesù li aveva liberati dal potere di satana, e li
aveva trasferiti nel regno della luce del Padre suo – parole di Giovanni – ; ma li mandò non solo per annunciare tutto questo, lieto annuncio, ma anche per “attuare”, per mezzo del sacrifico dei sacramenti, quella stessa salvezza che andavano annunziando.
Salvezza: una parola che sentirete forse sempre in chiesa. I preti parlano sempre di salvezza, ma non salvano da niente.
Che significa “salvezza”? Salvezza; la storia della salvezza; noi siamo i “salvati”: da che cosa?
La salvezza non è di questo mondo. La salvezza, quella che s. Paolo chiama SALVEZZA, in greco si dice
soteria, per cui l’opera di Gesù è la soteriologia.
Che cos’è questa salvezza? Salvezza dalle malattie? Salvezza dai debiti? Salvezza dal carcere? Salvezza
dai creditori? Salvezza da che?
La salvezza globale è quella escatologica.
Escatologia: altra parola strana. Quelli che una volta si chiamavano “i Novissimi”, morte, giudizio, inferno e paradiso, oggi si chiama escatologia: le «ultime realtà».
Bene, quella salvezza che Gesù ci ha procurato con la sua morte e resurrezione, non si può dire solo con la
morte, a noi è stata trasmessa, data, come caparra, come germe, è stata seminata in noi, quella vita divina per
cui io sono resuscitato a vivere sempre, … nel battesimo?
Questa è un’altra idea che dobbiamo correggere: tutti noi pensiamo, ci è stato insegnato, a me, quindi
anche a voi, che si diventa cristiani con il battesimo. Non lo dite più!
Perché? Non è vero? E’ vero, ma non è giusto. Si diventa cristiani con l’iniziazione cristiana. E l’iniziazione cristiana significa tre sacramenti. Si diventa cristiani con il battesimo, cresima ed eucaristia. Con il battesimo si nasce, ma quando nasce un bambino, possiamo dire che quel bambino neonato è uomo? Sì, è un uomo, perché si farà uomo. E’ un neonato. Ma può esercitare tutti i diritti dell’uomo, appena nato?
Se il nonno quando nasce il nipotino, apre un conto in banca a suo nome facendo un versamento come
dono, il bambino ha già il conto in banca, ma può andare a prendere soldi quando gli servono? No. Ma sono
suoi! Sono suoi, ma non li può prendere perché non può esercitare tutti i diritti. Non è che non ha diritti, ma
«non li può esercitare». E’ un neonato, poi sarà un bambino, poi sarà un ragazzo, poi sarà un adolescente, poi, quando arriva a 18 anni, potrà fare questo.
Può a 18 anni votare? Sì. Pure per il Senato? No, deve ancora aspettare. Può diventare Presidente della
Repubblica? No. Quindi, vedete, si va diventando uomini, si va per gradi. Allora con il battesimo uno nasce come figlio di Dio, però ci sono altre tappe, c’è la cresima e c’è l’eucaristia. Le dico in quest’ordine perché questo è l’ordine.
I sacramenti sono sette: battesimo, cresima, eucaristia, penitenza, unzione, ordine e matrimonio. Tutti quelli che non sono battezzati sono figli di Dio. Chi li ha creati? Dio. Notate bene: «tutti gli uomini sono creati da Dio», dice la Bibbia. «E sono creati a immagine e somiglianza». Se avete in mano la Bibbia prendete il capitolo 5° della Genesi e voi trovate: «Questa è la genealogia di Adamo. Quando Dio creò Adamo lo creò a sua immagine secondo la sua somiglianza».
C’è scritto che Adamo era figlio di Dio? No, non c’è scritto. C’è scritto: «Quando Dio creò l’uomo lo fece
a immagine di Dio, maschio e femmina li creò, li benedisse e li chiamò uomini».
Adam significa uomo. Uomo ha qualche radice con «umido», con humus? Noi lo chiamiamo homo, perché
ha l’humus, invece in ebraico adam significa «terra».
Dunque: «Li chiamò uomini. Adam aveva 130 anni quando generò a sua immagine, a sua somiglianza, un
figlio e lo chiamò Set. Dopo aver generato Set, Adamo visse ancora 800 anni e generò figli e figlie. L’intera
vita di Adamo fu di 930, poi morì». Gli uomini muoiono.
Dunque: generò un figlio a sua immagine e somiglianza. Il figlio è a immagine e somiglianza del padre.
Adamo fu creato a immagine e somiglianza di Dio, di chi è figlio? Di Dio.
Dio è Dio, l’uomo è uomo. Però questa genealogia, per cui Adamo è figlio di Dio, la trovate anche nel
vangelo di Luca. Nel capitolo III di Luca c’è la genealogia ascendente.
Gesù aveva circa 30 anni, dopo il battesimo al Giordano, quando era considerato figlio di Giuseppe:
«Figlio di Giuseppe, filgio di Eli, figlio di Mattat, filgio di Levi», saliamo, saliamo, «figlio di Noè, figlio di
Lamech, figlio di Matusalemme, …, figlio di Enos, figlio di Set, figlio di Adamo, figlio di Dio».
C’è scritto qua. Dunque già per creazione noi siamo figli di Dio; e solo noi uomini siamo figli di Dio. Non i gatti, non i cani. Sono creature di Dio, ma non sono a somiglianza di Dio. La differenza fra l’uomo, e tutti gli altri animali (anche l’uomo è animale, nel senso che ha l’anima), ed esseri viventi, è che l’uomo è a immagine e somiglianza di Dio. E per cui l’uomo non si può uccidere. Tutti gli altri si possono uccidere; tanto è vero che tutti quelli che sono a favore degli animali, almeno il pesce lo mangiano! Con il battesimo invece abbiamo la nostra inserzione in Cristo. Il vero figlio di Dio, naturale, è Gesù Cristo. L’uomo è fatto a immagine somiglianza di Dio; ma l’immagine e somiglianza di Dio perfetta è Gesù Cristo.
Lo stampo, il modello dell’uomo è Gesù Cristo. Allora il battesimo che cosa fa? Ti innesta in Cristo, per cui tu più chiaramente sei immesso nella strada maestra. Gli altri non sono figli di Dio? Sì, sono figli di Dio; Dio ama tutti. Ecco perché non ci può essere una guerra giusta: perché non è che una parte è figlia di Dio, e l’altra parte no.
Quando tu leggi l’Antico Testamento non devi dimenticare che è la storia del popolo d’Israele scritta dal
popolo di Israele. Allora attribuisci a Dio quello che di bene Dio gli ha fatto: al popolo di Israele. E quindi fa
una teologia della sua storia.
Ma quando l’Italia ha vinto le guerre di Indipendenza, l’Italia ha scacciato fuori l’Austria, vero? Ma, andate a
leggere la storia dell’Austria. Cosa ci sarà scritto? “Abbiamo perduto la provincia lombarda, il lombardoveneto”. Dipende da che parte si vede la realtà.
Nel 1492 noi abbiamo scritto: “Abbiamo scoperto l’America”. Gli americani di allora hanno scritto: “È
cominciata la distruzione dell’America». Ma quando voi leggete nella Bibbia che Dio dice al popolo di
Israele: “Io per te ho distrutto i popoli …”, a me questo Dio non piace. Un Dio che distrugge i popoli per
insidiarvi il popolo suo, il popolo di Israele! Non è bello! È l’Antico Testamento che Gesù sa leggere e perfezionare. Solo lui è il vero interprete, e solo in Cristo lo si comprende rettamente.
Adesso, Dio dovrebbe distruggere i Palestinesi per metterci Israele? Attenzione, perché nella Bibbia loro
dicono: “Dio, Jahwè, è il nostro Dio”. E il Dio degli altri, chi è? Non si sa.
Allora bisogna fermarsi all’Antico Testamento, e dire: «Dio si comporta con gli uomini, come si è
comportato con Israele che ha considerato suo figlio?». Ma, bisogna cambiarla questa cosa. Si prende Il Nuovo Testamento, che non è di un popolo! Ma di tutta l’umanità.
A noi serve l’Antico Testamento solo come profezia, come preannuncio, come prefigurazione della
salvezza universale, come l’ha data Gesù Cristo, e come Gesù Cristo l’ha ben interpretato. In Gesù Cristo non c’è più né giudeo, né schiavo, né libero, né uomo, né donna; ma tutti siamo una sola persona in Cristo. Siamo un corpo solo. E in questo corpo solo, tutte le membra sono importanti. Tutto l’Antico Testamento è prefigurazione di Gesù. La liberazione dall’Egitto, perché è chiamata Pasqua? Perché in ebraico la parola suona simile «peshà», che significa «passaggio». Ed è il passaggio di Dio che stermina i primogeniti degli egiziani (è quel Dio che non mi piace) e invece passa oltre le case degli ebrei.
Questo “passare oltre” è la pasqua. Come si dice in inglese questo passare? Pass over. Significa proprio
«Pasqua» in inglese, significa «saltare», quindi «risparmiare, liberare».
Poi, dopo quel passaggio, gli ebrei vengono addirittura scacciati dall’Egitto, «passano il Mar Rosso» e
arrivano alla libertà. E poi c’è il «terzo passaggio», 40 anni dopo, il passaggio del Giordano da oriente verso
l’occidente, si insediano nella Palestina. Tutta questa vicenda storica è la Pasqua degli ebrei.
A noi cosa interessa? Nel 1947 Israele ha ricreato la «terra di Israele» e si è impiantato lì. Perché noi non facciamo festa per questa nuova Pasqua? Perché questo è un fatto storico di Israele. Quella pure è un fatto storico di Israele! Però è diventata per noi, e per tutti gli uomini, una «prefigurazione» di un’altra Pasqua.
E noi parliamo di Pasqua a proposito di Gesù. Gesù ha fatto la sua Pasqua storica?
Il vangelo di Giovanni è un vangelo che più di ogni altro parla della morte e resurrezione di Gesù come di una Pasqua, passaggio.
Giovanni c. 12 comincia l’ultima settimana della vita pubblica di Gesù; poi ogni giorno ci dà la cronologia:
«Sei giorni prima della Pasqua…»; poi il versetto 12: «Il giorno seguente…»; e poi ancora, ogni giorno.
Capitolo 13: «Prima della festa di Pasqua (Pasqua ebraica): sapendo che era giunta la sua ora di passare
(passare è il verbo della Pasqua) da questo mondo al Padre…». Allora Pasqua non è più la Pasqua dall’Egitto
alla terra promessa. No, bensì, da questo mondo al Padre. Di fatto Gesù fa il suo passaggio. Nel vangelo di Giovanni, e solo in questo, Gesù è chiamato “agnello”. Lo dice Giovanni Battista, ma solo nel vangelo di Giovanni, perché già la riflessione dei discepoli era arrivata a capire che la morte di Gesù non era una disgrazia, o un flop, ma era da capire che era un compimento della Pasqua. Tutto quello che era la Pasqua degli ebrei, e quel passaggio e la cena pasquale con l’agnello, di fatto quello si era compiuto in Gesù.
Nel vangelo di Giovanni voi trovate che «a Gesù non furono spezzate le gambe, ma uno dei soldati gli
trafisse il costato», perché? Perché si adempisse la parola che dice: «non gli sarà spezzato alcun osso». A chi? All’agnello pasquale. Allora Gesù è l’agnello perché non gli fu spezzato alcun osso.
E ancora negli scritti di Giovanni trovate che Gesù è l’agnello: nell’Apocalisse.
Nell’Apocalisse non è chiaro che sia Giovanni l’apostolo, deve essere un altro Giovanni, l’anziano.
Comunque negli scritti giovannei, voi trovate «l’agnello che sta in cielo ritto come immolato. Si vede nella
persona di Gesù la nuova vera Pasqua.» Che cosa ha fatto Gesù? Che somiglianza c’è tra la Pasqua di Gesù, morte e risurrezione, con la Pasqua degli ebrei che era la traversata del Mar Rosso? Vi ricordate Mosè? Mosè è stato mandato da Dio in Egitto. Non ci voleva andare. Mosè era scappato dall’Egitto perché era latitante. Aveva ammazzato un egiziano, lo avevano scoperto e se ne era andato in terra di Canaan. Poi aveva trovato la figlia di Ietro, si era sposato. Il suocero era un ricco sceicco, gli aveva dato pecore, armenti, si era sistemato, all’Egitto non ci pensava più, ormai si era rifatta la vita.
Mentre pascolava il gregge, vede il roveto che bruciava. Io penso, sarà una mia idea, forse c’è stato
qualche fulmine che gli è capitato vicino e lui è rimasto vivo. Allora ha cominciato a ripensare alla sua vita,
all’Egitto, ai suoi fratelli: adesso vado ad aiutarli. Vado dal faraone …, ma no so parlare.
Eppure se Dio gli diceva: devi fare qualcosa…
Io non penso che sia stata una visione esterna; dal di dentro, messo in crisi: ci devo andare. Ma come?
Porto Aronne. Finalmente decide. Avrà avuto qualche altro segno. Ogni descrizione di vocazione nella Bibbia ha un cliché: Dio chiama, quello risponde. Dio manda, quello fa obiezione, poi viene il segno, il segno si verifica e quello si decide.
Prima di andare dal Faraone però raduna i capi e aizza la rivoluzione.
E come sappiamo, gli ebrei riescono ad andare via dall’Egitto.
E questo è Mosè. Vediamo Gesù.
Gesù dove è sceso? Gesù morto è sceso negli inferi, nel regno dei morti. La morte, personifichiamola, appena vide Gesù (la descrivo come una favola) si insospettì: questo è la vita. Se io riesco a vincere lui, ho vinto. E quando Gesù fu messo in croce, la morte si è fregata le mani: ho vinto! E Gesù è morto. Scese agli inferi e, dicono le antifone della liturgia, si muoveva «inter mortuos liber», libero fra i morti. E leggiamo un’antica omelia del sabato santo, del II secolo, che dice che quando Gesù scese agli inferi e si muoveva libero tra i morti, il primo che lo vide fu il vecchio padre Adamo (erano tutti là dentro, da Adamo in poi, e aspettavano il Messia). E Adamo, appena lo vide gridò a tutti: il Signore sia con tutti voi! E Gesù gli risponde: e con il tuo spirito.
E poi Gesù dice: io sono tuo padre che per te mi sono fatto tuo figlio (cioè Dio si è fatto figlio di Adamo), e
io sono venuto per salvarti.
Dunque Gesù, a quanto pare parla con i morti come Mosè aveva parlato con gli ebrei in Egitto.
E poi dice: avanti, usciamo di qui.
E Adamo: come faccio? – Attaccati a me. – La porta è chiusa. – L’ho lasciata aperta.
E «quando Gesù resuscitò molti sepolcri si aprirono e molti corpi di santi che erano stati sepolti
resuscitarono e apparvero a molti», c’è scritto nel vangelo.
Avete mai visto l’icona della resurrezione? Noi latini abbiamo in occidente la statua del Cristo risorto,
Cristo risorto è vestito di bianco? Il bianco è il colore della resurrezione. Quando noi siamo stati battezzati ci hanno dato la veste bianca, non per segno di purezza, ma per segno che eravamo risorti. Nel momento in cui Gesù è vivo ha la tunica rossa, il segno della divinità, e il mantello azzurro, segno dell’umanità. Lui è Dio che ha preso l’umanità. Ma quando è risorto è sempre bianco. Questa è teologia, non sono semplici colori.
Se tu fai un Cristo con la tunica azzurra e il mantello rosso è eresia. Maria è così, tunica azzurra e manto rosso, perché Maria è creatura umana che è stata rivestita di divinità. Al contrario. Noi, dicevamo, abbiamo la statua di Gesù vestito di bianco, con la bandiera, segno di vittoria. L’iconostasi orientale, quindi è un’icona dipinta su legno, vede Gesù che esce, vestito di bianco sempre, dal
sepolcro rompendo le porte dell’inferno. Ormai l’inferno non nasconde più niente. Con in mano non la
bandiera, ma la croce, la croce gloriosa. La croce con il crocifisso è una fotografia, per così dire, una immagine realistica, d’accordo, di quello che non c’è più. La croce invece senza il crocifisso è un simbolo di vittoria, perché lì c’era il crocifisso, ora è risorto, non c’è più.
Tornando all’immagine precedente, Gesù va nel regno dei morti, ecco com’è l’icona, con in mano una
croce, con l’altra mano e tira fuori un uomo e una donna e tanti altri appresso. Sono Adamo ed Eva e tutti gli
altri. Gesù, andando nel regno dei morti, ha fatto come Mosè, ha spinto tutti ad uscire fuori e se li è tirati fuori: nuovo Esodo, ma non dall’Egitto, dal regno della morte.
La morte pensava di avere preso tutti, e invece lui ha svuotato il regno della morte. E san Paolo fa questa domanda alla morte: dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?
Chi ha il pungiglione? L’ape? Ma quando l’ape morde con il suo pungiglione, lascia il segno, ma muore.
La morte è andata per uccidere la vita e invece è morta lei.
C’è un’antifona bellissima del 14 settembre, esaltazione della croce di Gesù: «o magnum pietatis opus,
mors mortua tunc est, quando in ligno mortua vita fuit», o grande mistero della pietà, allora la morte è morta,
quando sul legno è morta la vita.
Oppure il sabato santo mattina, quando noi cantiamo la prima antifona delle lodi: «O morte, io sarò la tua
morte, il tuo morso io sono all’inferno», scherzando su mors, morsus. Ormai la morte è stata vinta.
Allora, quando questa Pasqua di Gesù, che è “passaggio attraverso” la passione. Qui è avvenuto un
cambiamento: in ebraico Pasqua si dice Pesha e significa passaggio; diventato greco, si è chiamata Pasca,
ma in greco pasca pare che viene dal verbo pasco, significa patire, soffrire. Allora: Pasqua – passaggio; o
Pasqua – passione?
Il padre Raniero Cantalamessa, che ha studiato proprio il termine “Pasqua”, lui è esperto di Pasqua e
mistero pasquale, lui dice: bisogna fare la sintesi. La Pasqua di Cristo è passaggio attraverso la passione. Attraverso! Quando indichiamo la Pasqua di Gesù, indichiamo la passione, morte, sepoltura, resurrezione, ascensione, dono dello Spirito. Questo è quello che noi chiamiamo il “mistero pasquale”.
Una domanda: come questo evento ci raggiunge?
Gli ebrei avevano un rito memoriale della pasqua storica, la cena pasquale. Avevano?, ancora adesso! una
volta l’anno, hanno la pasqua ebraica, che consiste nella cena pasquale: le erbe amare, soprattutto l’agnello,
l’azzimo e le coppe di vino. Che cosa significa quella cena? Ogni volta che mangiano di
Allora il padre comincia a raccontare. Il libretto dove c’è il rito della pasqua ebraica, si intitola “Racconto
di Pasqua”. Dunque comincia a raccontare: Noi eravamo schiavi in terra d’Egitto e il Signore, benedetto Egli
sia, ci ha liberato con braccio forte e mano tesa … quella cena si ricordano della liberazione. Anzi no, rivivono quella liberazione.
Il padre di famiglia deve rispondere al più piccolo di casa: Papà perché stiamo facendo questo? Papà
perché stiamo mangiando in piedi? Papà perché stiamo mangiando con il bastone in mano? Papà, perché
mangiamo le erbe amare? Quattro domande. Vedete Gesù capitoli 13-16.
Poi c’è una parolina, una glossa, una spiegazione. Il padre di famiglia non dice: I nostri padri erano
schiavi in terra d’Egitto …; ma dice: Noi eravamo schiavi in terra d’Egitto …, perché ogni Israelita deve
considerarsi personalmente uscito dall’Egitto. Questa era la cena pasquale ebraica, memoriale della pasqua storica. Noi cristiani abbiamo pure un rito memoriale della pasqua storica di Cristo, che è l’eucaristia, la messa. Gesù difatti, in un contesto di cena pasquale ebraica, ha cambiato il significato di quella cena: non più in memoria della liberazione dall’Egitto, ma in memoria di me. E “di me” significa “della mia pasqua”. Gli ebrei, ogni anno; noi, ogni “volta” (come dice s. Paolo): “ogni volta che mangiamo di questo pane, e beviamo di questo calice, annunciamo la tua morte, o Signore, e proclamiamo la tua resurrezione”.
Allora, quando voi partecipate alla messa, ogni giorno o ogni domenica, non fate Pasqua? E perché aspettiamo un anno per fare Pasqua?
Qual è il rapporto tra la Pasqua quotidiana o domenicale e la Pasqua annuale? Noi non siamo ebrei. La Pasqua non l’abbiamo una volta l’anno, la Pasqua noi l’abbiamo ogni volta che…, ogni domenica. Non in ricordo della Pasqua di Gesù, cioè della resurrezione, noi abbiamo questa frequenza settimanale per la frequenza settimanale delle apparizioni del risorto.
Gesù è risorto una volta sola, come facciamo una volta sola la festa di Natale, la Pasqua è ogni domenica. Perché Gesù è morto e risorto una volta sola, però è apparso la sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato. Otto giorni dopo di nuovo erano riuniti e Gesù apparve loro. Sembra addirittura secondo il vangelo di Giovani che le apparizioni del risorto avvengano ogni primo giorno della settimana, tanto che quel primo giorno della settimana (che si chiama così “primo giorno della settimana” o “primo giorno dopo il sabato”), cambierà nome e diventerà “giorno del Signore”, in latino dominica, nell’Apocalisse, ultimo libro,.1, 10: «Io, Giovanni, mi trovavo nell’isola di Patmos e fui rapito in estasi nel giorno del Signore…». Chi è il Signore in questa frase? Non mi dite che è Dio! Tutti i giorni sono di Dio, ma il “giorno del Signore” è il giorno di Gesù Cristo. Qual è il giorno di Gesù Cristo? Supponiamo che io venissi qui ogni lunedì, ad esempio, voi potreste chiamare il lunedì il giorno di Padre Luigi?
Gli apostoli hanno chiamato “giorno del Signore” il giorno in cui vedevano il Signore; c’era l’appuntamento con il Signore, il Gesù Cristo risorto. Perché? Perché in quel giorno Gesù era presente. Quando poi l’hanno visto salire al cielo …. Non è salito al cielo 40 giorni dopo, è salito subito. Dove stava in quei 40 giorni? Appariva! Dunque non stava con loro! La mattina di Pasqua, Maria Maddalena era lì al sepolcro, e piangeva. Poi vide l’ortolano che la chiama: Maria! Rabbì, e subito lo vuole afferrare. “Non mi toccare, perché ancora non sono salito al Padre mio, ma va dai miei fratelli e dì loro: Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. Maria va, poi vanno Pietro e Giovanni, la sera Gesù appare. “Non credete che sono io? Venite e toccatemi”.
Come, la mattina non si è fatto toccare, e la sera sì. Era già salito?
Quaranta giorni dopo – numero simbolico il 40 – lo hanno “visto” salire al cielo e poi non lo hanno visto
più. Ma, hanno continuato a riunirsi il primo giorno della settimana, continuando a chiamarlo non solo giorno
del Signore, ma addirittura nella Didachè c’è un’espressione bellissima: «in die dominica domini», nel giorno signoriale del Signore.
Lo hanno chiamato così non più nella speranza di vederlo, ma nella certezza di averlo presente. Perché?
Perché si riunivano per spezzare il pane. Dunque, l’eucaristia rende presente il Signore e per questo motivo quel giorno è chiamato “giorno del Signore”. Sintetizzando: noi celebriamo la messa perché è domenica? O è domenica perché celebriamo la messa? E’ domenica perché noi celebriamo la messa! Noi abbiamo adesso la messa quotidiana, è una evoluzione della liturgia perché a quei tempi era solo la domenica, però attenzione: anche se celebriamo la messa tutti i giorni, l’assemblea della comunità cristiana è convocata nel primo giorno della settimana. Chi dice: “Io alla domenica a messa non vado mai, però ci vado un altro giorno”; sì, tu puoi andarci un altro giorno, ma la comunità si riunisce la domenica. Ecco il senso della domenica: è la Pasqua settimanale. Una volta l’anno noi celebriamo, per così dire, la rievocazione storica; la Pasqua annuale è la Pasqua anniversaria, ma non la Pasqua sacramento.
Nei sacramenti l’ordine giusto è Battesimo, Cresima ed Eucaristia. Che adesso la cresima si dia dopo l’eucaristia è un errore della Chiesa Cattolica. Le Chiese orientali non lo fanno questo. Quando c’è l’intenzione di un adulto, si danno tutti e tre i sacramenti insieme, è logico: battesimo, cresima, eucaristia. Le Chiese orientali danno tutti e tre i sacramenti sempre insieme, anche ai bambini: battesimo, cresima,
eucaristia.
Si può cambiare? I vescovi di fatto hanno cambiato primo per necessità: siccome da noi, romani, la
cresima è stata riservata al vescovo e non sempre il vescovo era presente, allora si davano gli altri due,
quando poi il vescovo passava, cresimava tutti quelli che trovava, dai due anni in su.
Questa era una situazione di emergenza, adesso lo sbaglio consiste nell’averla canonizzata. Perché lo
fanno i vescovi e poi non hanno la forza di cambiare? Perché dicono: intanto diamo la comunione a 8/9 anni, poi la cresima la diamo a 13/14 anni, così con la scusa della cresima gli rifacciamo il catechismo.
Perché questo ragionamento non mi convince? Perché i sacramenti non sono la scusa per fare il catechismo! I sacramenti sono la vita, non sono un diploma. Se tu non sai la lezione, non superi l’esame, io non ti do il diploma. Ma non è perché tu non sai che significa mangiare, io non ti faccio mangiare! Il catechismo ci vuole, ma il catechismo è prendere coscienza di quello che abbiamo ricevuto. Non è un premio al catechismo, la comunione, o lo Spirito Santo premia quello che tu sai! Ma l’impegno …? Lo Spirito Santo ci è dato per la testimonianza! Lo Spirito ci è dato per la testimonianza: “Riceverete lo Spirito, mi sarete testimoni!”. Ma, se tu bambino vai a messa perché hai fatto la prima comunione, tu, anche se non lo dicessi, per il fatto stesso che mangi, “ogni volta che mangiamo di questo pane e beviamo a questo calice, annunciamo la morte e la risurrezione …”, tu puoi annunciare la morte e la risurrezione, puoi cioè predicare, puoi «mangiare», verbo del vangelo, se non hai lo Spirito Santo? Gli apostoli annunciarono dopo aver ricevuto lo Spirito Santo. E’ nella logica delle cose che lo Spirito viene prima; l’eucaristia in questo processo (battesimo, cresima, eucaristia) è il massimo, è il culmine.
Quando tu vai a fare la comunione, tu lo ricevi lo Spirito Santo?