04-05-2003-Pasquale-B-dom3

04/05/2003 – T. PASQUALE – ANNO B – 3 DOMENICA – 2003

TERRZA DOMENICA DI PASQUA.
Anno B – 4 maggio 2003

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE

MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce del versetto al vang.:
Signore Gesù, facci comprendere le Scritture; arde il nostro cuore mentre ci pali.

Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione):
Il Cristo doveva patire e risuscitare dai morti il terzo giorno;
sarà predicata nel suo nome la conversione e il perdono dei peccati a tutte le genti.

Il Cristo deve patire e risuscitare: nel suo nome è predicata la conversione, il perdono.
Conversione nel perdono. Dopo Emmaus, Gesù appare agli Undici, i suoi testimoni (vangelo). Pietro testimonia per primo: Il crocifisso è risorto (prima lettura). Giovanni conferma: Abbiamo un avocato presso il Padre, Gesù Cristo giusto (seconda lettura). L’assemblea esclama: Il Signore fa prodigi per il suo fedele: fa risplendere su di noi la luce del tuo volto (salmo responsoriale). Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di spalancare la vostra mente, farvi comprendere le scritture e ardere il cuore mentre vi parlo; nel simbolo del mostrarvi il mio corpo e mangiare con voi. – Per esperienza diciamo: “Confidate nel Signore sempre”.
La Conversione è frutto del perdono, crea unione e porta a testimoniare. “I due di Emmaus riferirono ciò che era accaduto; e come avevano riconosciuto Gesù”. Ma all’inizio del loro viaggio verso Emmaus non erano così. Allora sentivano parlare di Gesù, e ne parlavano loro stessi, come di cose che ormai non li riguardavano; sia pur con la speranza nascosta che qualcosa della vita si chiarisse. Dicevano: “Speravamo”. – Ma ormai è finita. Sono decisi di ricominciare una vita da capo a Emmaus che forse è il loro paese natìo. Era la prima tappa del loro cammino di fede. Gesù li istruisce, li conduce: la fede, proposta a tutti, s’impara come ogni cosa. I due discepoli, rappresentano tutti gli uomini. Di fatto il loro cammino è costellato di sei caratteristiche (Lc 24,13-35): ricerca, guidata, da Gesù in persona, mediante le Scritture, riconosciuto nello spezzare il pane, ritorno ai fratelli. Gesù mostra di condurre alla fede ogni persona che lo cerca, dopo una delusione: Gerusalemme li ha delusi con la sua struttura di potere e di violenza, d’ingiustizia e di morte. Ed èccoli fuori Gerusalemme, con il cuore che arde; convertiti, riconciliati in se stessi, riuniti fra di loro e aperti verso gli altri da un amico, lo stesso Gesù, Signore, Risorto, che non mostra di ricordare minimamente colpe, tradimenti, rinnegamenti, fughe. Sarebbe bastato che ne facesse un accenno, e avrebbero intuito subito chi fosse quel viandante; invece, niente. E non lo riconoscono. Alla fine sarà un altro il segno che Gesù mostra; e sarà subito riconosciuto: “nello spezzare il pane”; segno che richiama il suo altruismo, in sintonia con il loro animo, perché lo hanno appena invitato come loro ospite nell’albergo: “Rimani con noi”, è tardi, dove vai? – Tutto questo in sintonia ancora con tutta la scrittura, riassunta nel “dovere”, nella necessità, per un cuore che ama, di donarsi fino all’estremo. Questo fa ardere il cuore, unisce le persone e le porta a comunicare nella gioia. E’ la conversione nel perdono gratuito, ricevuto dall’alto, scambiato e ravvivato nella benevolenza reciproca. Ne parlano volentieri; l’unione si estende: “Di ritorno da Emmaus, i due discepoli riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto Gesù nello spezzare il pane”. Il loro cuore indurito e incapace di comprendere le scritture, ora è aperto ed eloquente. I loro discorsi di colpe e accuse sui capi, primi avversari di Gesù, profeta buono in opere e parole, questi loro discorsi iniziali si trasformano alla fine in una confessione di lode: di “come avevano riconosciuto Gesù nello spezzare il pane”. E “mentre” essi raccontano la loro esperienza, Gesù appare “in mezzo a loro”, adempiendo la promessa: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). – Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto, nei nostri discorsi sui fatti della tua storia in mezzo a noi.
La conversione , frutto del perdono accolto dall’alto, cresce nel perdono scambiato con tutti. “Mentre” i due di Emmaus raccontano la loro esperienza, “Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: Pace a voi!”. La comunione dei due si estende agli altri, per opera di Gesù presente nello Spirito e nel fisico. Apparso alle donne presso la tomba di buon mattino, e ai due discepoli sulla strada di Emmaus, Gesù appare la sera dello stesso giorno agli undici apostoli riuniti nel cenacolo. Dice: “Pace a voi!”. Pare un semplice saluto; ma si rivelerà molto di più! Mentre parli di Gesù, egli si rivela, dà segni della sua presenza, fa toccare con mano, suscita domande, dubbi e ricerche. E’ la seconda tappa del cammino di fede: a tutti Dio mostra qualcosa per spingerli alla fede; come il viandante sconosciuto ai due di Emmaus. Rimane da interpretare questo qualcosa o qualcuno, e Dio aiuta con qualcos’altro fino a Emmaus: fino alla scoperta di lui. Così s’intesse una storia luminosa che procede di gloria in gloria per chi cerca davvero il Signore; una storia luminosa di pasqua: di passaggio dal peso della colpa alla scoperta del condono. Come per i due di Emmaus, ora per gli Undici nel cenacolo, e per tutti. “Pace a voi!”: così all’improvviso? A porte chiuse? Com’è potuto passare! Non può essere che un fantasma. Anzi, meglio che sia un fantasma! Perché se fosse davvero Gesù, che sarà di noi traditori di uno che non ci ha mai fatto nulla di male? Accogliere un perdono che non si ha neppure il coraggio di chiedere, un perdono messo in conto fin dall’inizio dal Signore e noto solo a lui, un condono di tutto che il Padre ora vuole rivelare nel suo Figlio diletto, è incredibile, è assolutamente nuovo: è il vero ostacolo alla fede. Troppo bello, troppo grande perché sia vero! Eppure, è “Gesù in persona”, il dono definitivo di Dio, il Condono del Padre ai figli, perché siano simili a lui. La pace annunziata ai pastori tramite gli angeli all’inizio del vangelo: “Pace in terra agli uomini che egli ama” (Lc 2,14); e donata dal Crocifisso risorto a tutti gli uomini rappresentati dai discepoli nel cenacolo: “Pace a voi!”, è la verità che Gesù è venuto a portare nel mondo. Ma come convincerli, questi discepoli?
La conversione è frutto di perdono manifestato e accolto. Gesù “apparve”, e con “gesti e parole” mostra la sua vera identità (36-43), consegna loro il suo testamento di cui sono “testimoni” (44-49), poi “disparve”, si distacca, cioè sale al cielo (50-53: vedi ascensione, anno C). Tutti questi fatti nello stesso giorno della risurrezione, mentre negli Atti degli Apostoli l’ascensione avviene quaranta giorni dopo; non per darci un dato cronologico, ma per rilevare un fatto: tutta l’istruzione possibile (40 giorni), anche da parte dello stesso Gesù, non supplisce l’azione dello Spirito, ma sarà completata da lui a Pentecoste (Atti 1,11s). Allora il Condono del Padre, la sua Forza che vince il mondo, lo Spirito d’Amore, come è in Gesù, così passa in tutti i suoi discepoli, e si manifesta nello stesso perdono reciproco. “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri, come io ho amato voi” (Gv13,34s). L’azione dello Spirito, dice l’evangelista, è in atto e compie tutti questi aspetti del mistero di Gesù, mentre ne facciamo memoria nella celebrazione eucaristica domenicale. – Luca ha tutto questo davanti agli occhi quando descrive le apparizioni ai discepoli di Emmaus e agli Undici. “Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma”. Gesù li invita a toccarlo. “Per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti”. Cosa fare ancora per convincerli che è lui davvero il Condono di un Dio che è Padre? Questo sta a cuore a Gesù. Egli chiede loro qualcosa da mangiare. Gliel’offrono. “Egli lo prese e lo mangiò davanti a loro”. E’ la terza tappa del cammino di fede: insieme a tavola, corpo a corpo; il nostro corpo di carne e il suo corpo glorioso; il corpo di prima, ma tutto diverso: capace di passare i muri, libero di mangiare o meno; in grado di essere qui e là. Gesù non è tornato indietro, all’esistenza umana precedente la sua morte; è andato avanti: ha ripreso il suo corpo, ma lo ha ripreso completamente diverso, trasformato, pieno di Spirito, dice San Paolo, cioè un corpo glorioso è qui presente. Corpo a corpo nei sacramenti e nella vita; nella confessione di Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”; “nello spezzare il pane” a Emmaus con il cuore che arde; in questa celebrazione della parola e della mensa. – Risplenda su di noi la luce del tuo volto nel farti vedere, toccare, e nel mangiare con noi, Signore, nei nostri incontri quotidiani.
Con la conversione nel perdono si comprendono le scritture, arde il cuore, si è testimoni. E’ la quarta tappa del cammino di fede, tappa dell’assimilazione. “Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi” (Lc 24,44): Gesù usa le stesse parole di Mosè nel suo testamento (Dt 1,1). Gesù è il nuovo Mosè che trasmette al popolo la rivelazione definitiva della volontà del Padre. “Bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me” nelle scritture . “Su di me” parlava l’antico testamento, quando Dio camminava davanti al suo popolo; “di me”, regno di Dio, vi ho parlato io stesso “quand’ero ancora con voi”; “in me” ora, cioè “nel mio nome”, nella mia persona attuale “in mezzo” a voi, è in atto il perdono dei peccati, e la conversione per tutti: così attiro tutti a me! “Allora spalancò loro la mente all’intelligenza delle Scritture”: due aperture, una sulle persone, e una sulle scritture. “Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare”. Gesù riassume in una parola: “dovrà”, dovere, bisogna, tutto il suo cuore divino, l’intenzione che lo muove in tutto ciò che fa e dice. “Bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me”, “bisogna che il Cristo sopporti queste sofferenze per entrare nella sua gloria”. Cristo, in tutta la sua esistenza, secondo le scritture, “bisogna” che soffra per entrare nella gloria. Come una mamma, in tutta la sua esistenza di amore materno, “bisogna” che nutra il figlioletto perché entri nell’età matura. Il Cristo dovrà “patire e risuscitare”: Gesù riassume tutto il contenuto delle scritture in due verbi, “patire e risuscitare”, che riguardano lui, la sua pasqua: tutto quello che egli ha fatto per noi, in quanto egli stesso “Condono” di tutto. “Nel suo nome saranno predicati la conversione e il perdono”: il contenuto della predicazione e dell’annunzio, cioè “la conversione e il perdono”, è tutt’uno con Gesù, la sua persona, il suo nome. “Di questo voi siete testimoni”, “martyres”, cioè trasformati in ricordo, divenuti “memoria” con il vostro essere dall’interno, connaturale al mio essere; non testimoni esterni che obbediscono a qualcosa di esterno a loro. – A questo punto del cammino di fede, gli uomini diventano “figli dell’Altissimo” a somiglianza del Figlio diletto, Gesù, che ha detto: “Amate i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi” (Lc 6,35). Soffri unito a me, nell’amore del Padre: hai gioia infinita nelle difficoltà: sei credibile. – Tuoi testimoni, illuminati dalla tua parola, nel tuo nome predichiamo conversione e perdono.
Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto.

Il Cristo deve patire e risuscitare: è predicata nel suo nome la conversione e il perdono. La conversione e il perdono rende sinceri di fronte a se stessi e agli altri. “Siamo testimoni”, diciamo con Pietro e con tutta la Chiesa. In occasione della guarigione di uno storpio e di ogni cosa, tutti i fedeli riconoscono che il Dio dei padri glorifica il suo servo Gesù, Condono di tutto per tutti: degradato, ucciso; ma, Condottiero della vita, egli perdona, suscita pentimento, conversione. Di fronte al suo condono non temiamo di riconoscere i peccati nostri e di tutto il mondo, perché non esistono più: è il miracolo del vangelo, della Buona Notizia che è Gesù.
Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto.

Il Cristo deve patire e risuscitare: è predicata nel suo nome la conversione e il perdono. La conversione, frutto di perdono, fa vivere nel perdono. “Da questo sappiamo d’averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti”. Tutto è compiuto da parte di Dio. Da parte nostra rimane l’accoglienza che si realizza nella “testimonianza”. Chi ha conosciuto Gesù, Condono dei peccati per tutti, osserva i suoi comandamenti, che si riassumono nella pratica concreta dell’unico comandamento: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34).
Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.: Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
che muore e risorge, glorioso fondamento di riconciliazione e di pace;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
e Gesù in mezzo a noi apre il nostro cuore alla vera conversione nel perdono;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
e fa di noi i testimoni dell’umanità nuova che vive in te;

intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
pacificati nel tuo amore, godiamo il frutto della perenne letizia;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria: dall’umanità che rinnova la nostra giovinezza, nei tuoi segni di risurrezione.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., La luce:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: luce, in racconti ascoltati da discepoli;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: luce, nella scrittura che il Messia Gesù porta a compimento;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: luce, nell’umanità gloriosa del Cristo risorto;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: luce, nella venuta di Gesù che parla e si fa toccare da discepoli stupiti;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. luce, in tutta l’umanità condotta alla gloria incorruttibile della risurrezione.

Preghiamo:
O Padre, il nostro cuore arde mentre il tuo Figlio ci fa comprendere le scritture; fa risplendere su di noi la luce del tuo volto. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).