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05/06/2005 – T. ORDINARIO – ANNO A – 10 DOMENICA – 2005

Preparazione alla celebrazione della messa.

10ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno A – 5 Giugno 2005

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).

TESTI E MEDITAZIONE

Antifona d’Ingresso Sal 26,1-2
Il Signore è mia luce e mia salvezza,
di chi avrò paura?
Il Signore è difesa della mia vita,
di chi avrò timore?
Proprio coloro che mi fanno del male
inciampano e cadono.

Colletta
O Dio, sorgente di ogni bene, ispiraci propositi giusti e santi e donaci il tuo aiuto, perché possiamo attuarli nella nostra vita. Per il nostro Signore…

Anno A:
O Padre, che preferisci la misericordia al sacrificio e accogli i peccatori alla tua mensa, fà che la nostra vita, trasformata dal tuo amore, si apra con totale dedizione a te e ai fratelli. Per il nostro Signore Gesù Cristo.. .

Prima Lettura Os 6, 3-6
Voglio l’amore e non il sacrificio.

DAL LIBRO DEL PROFETA OSEA
Affrettiamoci a conoscere il Signore,
la sua venuta è sicura come l’aurora.
Verrà a noi come la pioggia di autunno,
come la pioggia di primavera, che feconda la terra».
Che dovrò fare per te, Efraim,
che dovrò fare per te, Giuda?
Il vostro amore è come una nube del mattino,
come la rugiada che all’alba svanisce.
Per questo li ho colpiti per mezzo dei profeti,
li ho uccisi con le parole della mia bocca
e il mio giudizio sorge come la luce:
poiché voglio l’amore e non il sacrificio,
la conoscenza di Dio più degli olocausti.

Salmo Responsoriale Dal Salmo 49
Accogli, o Dio, il dono del nostro amore.

Parla il Signore, Dio degli dei,
convoca la terra da oriente a occidente.
Non ti rimprovero per i tuoi sacrifici;
i tuoi olocausti mi stanno sempre dinanzi.

Se avessi fame, a te non lo direi:
mio è il mondo e quanto contiene.
Mangerò forse la carne dei tori,
berrò forse il sangue dei capri?

Offri a Dio un sacrificio di lode
e sciogli all’Altissimo i tuoi voti;
invocami nel giorno della sventura:
ti salverò e tu mi darai gloria».

Seconda Lettura Rm 4, 18-25
Abramo si rafforzò nella fede e diede gloria a Dio.

DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI ROMANI
Fratelli, Abramo ebbe fede sperando contro ogni speranza e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: Così sarà la tua discendenza.
Egli non vacillò nella fede, pur vedendo già come morto il proprio corpo — aveva circa cento anni — e morto il seno di Sara.
Per la promessa di Dio non esitò con incredulità, ma si rafforzò nella fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto egli aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento. Ecco perché gli fu accreditato come giustizia.
E non soltanto per lui è stato scritto che gli fu accreditato come giustizia, ma anche per noi, ai quali sarà egualmente accreditato: a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù nostro Signore, il quale è stato messo a morte per i nostri peccati ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione.

Canto al Vangelo Lc 4,18
ALLELUIA, ALLELUIA.
Il Signore mi ha mandato
ad annunziare ai poveri la buona novella,
a proclamare ai prigionieri la liberazione.
ALLELUIA.

Vangelo Mt 9, 9-13
Non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori.

DAL VANGELO SECONDO MATTEO
In quel tempo, Gesù, passando, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte e gli disse «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli.
Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.
Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Sulle Offerte
Quest’offerta del nostro servizio sacerdotale sia bene accetta al tuo nome, Signore, e accresca il nostro amore per te. Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla Comunione Sal 17,3
Il Signore è mia roccia e mia fortezza:
è lui, il mio Dio, che mi libera e mi aiuta.

Oppure: 1 Gv 4,16
Dio è amore; chi sta nell’amore
dimora in Dio, e Dio in lui.

Anno A: Mt 9,13
«Andate e imparate cosa significhi:
Misericordia voglio e non sacrificio», dice il Signore.

Dopo la Comunione
Signore, la forza risanatrice del tuo Spirito, operante in questo sacramento, ci guarisca dal male che ci sepàra da te e ci guidi sulla via del bene. Per Cristo nostro Signore.

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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant.Com.) con il dono di se stesso attua in noi il messaggio dei testi biblici (vedi “meditazione” 09/06/2002).
Il messaggio della Parola ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (vedi «criteri di meditazione» 15/08/2005).

Il messaggio della parola:
VI DONO DI IMPARARE E AMARE LA MIA MISERICORDIA,

1. RITI D’INTRODUZIONE:
Gesù risorto «rafforza» la nostra fede nella misericordia di Dio.
Non soltanto per Abramo, ma anche per noi, che crediamo in Dio che ha risuscitato dai morti Gesù nostro Signore, è accreditato come «giustizia». Riuniti in assemblea da Gesù, «messo a morte per i nostri peccati e risuscitato per la nostra giustificazione», accogliamo Gesù che entra in mezzo alla sua chiesa nella persona del sacerdote e acclamiamo: “Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura? Il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò timore? Proprio coloro che mi fanno del male inciampano e cadono”.
Dopo avere rinnovato la nostra adesione al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo con il segno della croce, possiamo pregare con fiducia il Padre in persona di Gesù, dicendo: “O Padre, che preferisci la misericordia al sacrificio e accogli i peccatori alla tua mensa, fa’ che la nostra vita, trasformata dal tuo amore, si apra con totale dedizione a te e ai fratelli. Per Cristo nostro Signore. Amen”. Siamo così preparati ad ascoltare con entusiasmo la nostra storia in Cristo.

2. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio misericordioso rivela come ci dona di imparare e amare la sua misericordia.
Presentandosi, infatti, Gesù dichiara: “Il Signore mi ha mandato ad annunziare ai poveri la buona novella, a proclamare ai prigionieri la liberazione”. E di fatto io “non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori”. «Andate e imparate che cosa significhi: “Misericordia voglio e non sacrificio”».
Noi siamo rafforzati nella fede da te, o Dio, che ci hai salvati. Diamo gloria a te, e acclamiamo: “Accogli, o Dio, il dono del nostro amore”. Non puoi rifiutare il «nostro amore», perché ce lo hai dato tu stesso, e noi te lo presentiamo come tu ce lo hai donato. Ciascuno di noi ti dice con Simon Pietro: “Signore, tu sai tutto, tu sai che ti amo”, ho imparato a conoscere la tua Misericordia. E ora si attua in noi questa Scrittura di Misericordia, che abbiamo udita con i nostri orecchi. L’abbiamo richiamata per esserne consapevoli il più possibile, e impedire il meno possibile l’opera di Dio in noi.

– Vangelo: “Seguimi! Non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori” (Mt 9,9-13).
Sintetico racconto di vocazione. Quattro verbi: «Vide, seguimi; si alzò, lo seguì». Due azioni di Gesù: «Vide, seguimi», che suscitano la risposta in noi come in Matteo: «Si alzò, lo seguì». Nessuna emozione, obiezione, spiegazione. Matteo, esattore delle tasse, collabora con gli oppressori romani; eppure, chiamato da Gesù, lo segue prontamente con disponibilità.
È uno scandalo, gridano i farisei, puri, religiosi osservanti: Gesù sta con i peccatori, e addirittura mangia con loro. – Gesù risponde: Sono come un medico che salva l’ammalato. –
Prendiamo coscienza che siamo peccatori: «malati» ma salvati. Si scandalizza di questo chi non ha mai capito nulla di Dio. Già nell’ottavo secolo prima di Cristo, attesta Gesù, il profeta Osea (cfr prima lettura) diceva: Dio vuole “misericordia” e non offerte cultuali o sacrifici. La misericordia di Dio va ben oltre le categorie umane del «giusto e ingiusto».

– Prima lettura: «Voglio amore e non sacrificio» (Osea 6,3-6)
Dio ha annunziato il suo giudizio. Il popolo ha confermato la propria volontà di riconoscere il vero Dio. Ma i fatti non corrispondono alle parole. Il Signore stesso lo dichiara: “Che dovrò fare per te, Efraim (regno del Nord), che dovrò fare per te, Giuda (regno del Sud)? Il vostro amore è come una nube del mattino, come la rugiada che all’alba svanisce”.
Dio conclude ribadendo il comportamento che gradisce: Amore e misericordia (hesed) io voglio, sentimenti di comunione e atti concreti d’amore, come conseguenza del rapporto (berît, alleanza) di Dio con voi, più che atti di culto (sacrifici e olocausti).

– Salmo responsoriale: “Ti salverò e tu mi darai gloria” – “Accogli, o Dio, il dono del nostro amore” (Sal 49,1.8.12-15)
Il salmista annunzia un’iniziativa di Dio, in sintonia con la sua volontà di Misericordia espressa da Osea. Dio convoca tutti, non per rimproverare ma per annunziare un dono al suo popolo, indipendentemente dalla sua attività di culto. Dice: “Ascolta, popolo mio, io ti voglio parlare”. Tu sei piccolo, non puoi ingraziarti il mio favore con i tuoi doni. E poi io non cerco i tuoi sacrifici: non ne ho bisogno.
Ecco cosa mi piace: Tu riconosci che sei piccolo, e che io ti posso dare tutto. Tu me lo chiedi, e io te lo do gratuitamente: ti salvo, e tu mi dài gloria; io mi manifesto unica «guida della tua vita», e tu «segno della mia opera di salvezza». Ecco il «sacrificio di lode» che mi piace.
L’assemblea celebrante qui ora riconosce Gesù-Figlio, dono del Padre; e riconosce se stessa, voce di Gesù, suo Capo. Acclama quindi con riconoscenza al Padre in persona di Gesù: “Accogli, o Dio, il dono del nostro amore”, «nostro» perché tu ce ne hai fatto dono.

Seconda lettura: «Si rafforzò nella fede e diede gloria a Dio». «Gli fu accreditato come giustizia»” (Romani 4,18-25)
Chi è l’uomo fedele che esce dalla celebrazione eucaristica? È simile ad Abramo, dice S. Paolo. Tornando sulle argomentazioni fatte sin dall’inizio della sua lettera ai Romani, Paolo infatti conclude: L’uomo è giusto e salvo mediante la fede. Tipo Abramo che si fida di Dio e confida quindi nella sua promessa. In ogni situazione allora, per esempio impossibilitato lui e Sara ad avere figli, Abramo non si lascia dominare dalla condizione storica; ma tiene semplicemente fisso lo sguardo su Dio, capace di realizzare ciò che promette. La sua grandezza non sta nell’avere o non avere figli: questa è una situazione umana occasionale. Abramo è grande e giusto perché anche in quella occasione crede nella potenza di Dio, capace di fare il bene che vuole per il suo popolo.
Per Abramo come per Paolo e per noi, assemblea celebrante, è impossibile «far sorgere» (egeiro) Isacco o «ri-sorgere» (egeiro) Gesù. Ma è possibile a Dio e per chi crede in Dio, piuttosto che alla legge o all’osservanza di regole cultuali.

3. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI: per la celebrazione e per le necessità degli altri.
Ora Gesù prende pane e calice dalla comunità riunita e dilatata verso tutti i bisognosi.

Dio misericordioso ci dona di avere verso gli altri la sua misericordia.
Dopo avere ascoltato la Parola, richiamata dall’omelia, l’accogliamo con la professione della fede (il credo) e preghiamo per tutti: Non vogliamo condannare Gesù come i farisei, ma usiamo verso gli altri la misericordia che impariamo dal Signore mentre «viene a noi come la pioggia di autunno, come la pioggia di primavera, che feconda la terra».
Signore, che vuoi amore e conoscenza della tua Misericordia, e hai mandato il tuo Figlio per chiamare i peccatori alla «libertà dei figli di Dio»; fa’ che nelle nostre necessità noi confidiamo in te, e gustiamo la forza della tua presenza. Portiamo le nostre offerte, come segni della nostra disponibilità ad essere luogo riservato a te, nostro Signore, venuto per servire e curare la crescita degli uomini, “finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo” (Ef 4,13). –
Oggi Gesù esprime il suo profondo intento di darci la sua Misericordia pregando il Padre per noi. Si fa uno di noi e dice per bocca del sacerdote: “Quest’offerta del nostro servizio sacerdotale sia bene accetta al tuo nome, Signore, e accresca il nostro amore per te. Per Cristo nostro Signore”. L’assemblea condivide pienamente il dono della misericordia rispondendo: “Amen”.

4°. LITURGIA EUCARISTICA: noi in Cristo rispondiamo al Padre.
Lo ringraziamo e lo benediciamo in Gesù, che diviene vero Pane, si offre, intercede e loda.

Ora il Padre ci dona d’imparare e amare la sua Misericordia.
In alto, quindi, i nostri cuori, perché ora in Cristo rispondiamo al Padre: Ci affrettiamo a conoscere, a sperimentare il Signore. La sua venuta è sicura come l’aurora, come la pioggia di autunno, come la pioggia di primavera che feconda la terra.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
che hai mandato ad annunziare ai poveri la buona novella, a proclamare ai prigionieri la liberazione. Per questo, la notte in cui è tradito, si offre liberamente alla sua passione.
Ora, Padre, manda lo Spirito:
ed è in mezzo a noi Gesù che accoglie i peccatori alla tua mensa, e mangia con noi; anzi si rende corporalmente presente tutta la pienezza della sua divinità per donare a noi se stesso in cibo. Perché ora questo si attui, Gesù ci ha comandato: “Fate questo in memoria di me”.
In noi, Padre, si offre a te Gesù:
in lui la vita nostra si apre con totale dedizione a te e ai fratelli. Per il dono del tuo amore, divenuto «nostro» perché tu lo hai posto in noi, puòcontinuare ad operare in noi verso tutti la tua Misericordia.
tutti, Padre, accogli in Cristo:
trasformati e guariti dal tuo amore, guidati sulla via del bene, possiamo accostarci con la fiducia di Abramo al trono della tua Grazia.
A te, Padre, ogni onore e gloria.
dall’umanità che accogli alla tua mensa, non guardando ai nostri meriti ma alla grandezza della tua misericordia.

5. RITI DI COMUNIONE: in Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti.
Gesù accetta di essere criticato, pur di stare a tavola e donarsi a noi, pubblicani e peccatori.
Dio è amore. Come chiama Levi Matteo, ora chiama ciascuno di noi: “Sali più in alto”. Fino a ricevere Gesù che si dona. Noi lo riceviamo, stiamo nell’amore, dimoriamo in Dio, e Dio in noi. Impariamo cosa significa: “Misericordia voglio e non sacrificio”.
Siamo un corpo solo con Gesù. Cristo-Misericordia in noi può raggiungere altri che lui stesso ci ha messo vicini, perché in lui noi siamo un pane di vita per tutti.
“Signore, la forza risanatrice del tuo Spirito, operante in questo sacramento, ci guarisca dal male che ci separa da te e ci guidi sulla via del bene. Per Cristo nostro Signore. Amen.

CONTEMPLAZIONE

Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, La Misericordia:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: la misericordia: in coloro che non si condannano;

figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: la misericordia: in Dio verso Israele ancora piccolo nell’amore;

compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: la misericordia: in Gesù dal Padre verso l’uomo;

manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: la misericordia: di Gesù in Matteo verso i colleghi;

completa, alla fine, nella gloria della Trinità: la misericordia: di Gesù nell’umanità ammessa al convito eterno, pregustato in questo sacramento.

Preghiamo:
O Padre, che hai mandato il tuo Figlio Gesù ad annunziare ai poveri la Buona Notizia, e a proclamare ai prigionieri la liberazione; accogli il dono del nostro amore che Cristo trasmette e rafforza in ciascuno di noi e in tutta la comunità. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).

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S. Bottin

X DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno A

RITI D’INTRODUZIONE.
IL SIGNORE E’ MIA LUCE E MIA SALVEZZA, IL SIGNORE E’ DIFESA DELLA MIA VITA, DI CHI AVRO’ TIMORE?
E’ domenica, è il giorno del Signore, è il giorno solenne, le campane suonano a festa!
Gesù si accosta a ciascuno di noi e ci dona la Parola che crea unione, crea comunità e noi proclamandoLa ad una sola voce diveniamo Assemblea, Sua Chiesa.
Sono parole che testimoniano una fiducia e un abbandono totale al Signore, sono parole che Gesù rivolge al Padre per continuare a suscitare in noi questa totale fiducia. Il segno di croce ci ricorda che con il battesimo, siamo luogo riservato a lui, dimora del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. Siamo Figli di un Unico Padre. E in forza di questo ti chiediamo, o Padre, che la nostra vita, resa luogo riservato al Tuo Amore, si apra con totale dedizione a Te e ai fratelli!
ACCOGLI, O DIO, IL DONO DEL NOSTRO AMORE.

LITURGIA DELLA PAROLA.
IL SIGNORE MI HA MANDATO AD ANNUNZIARE AI POVERI LA BUONA NOVELLA AI PRIGIONIERI LA LIBERAZIONE
Gesù oggi si rende presente per donarci l’Amore del Padre: l’Amore che non denuncia, l’Amore che condona, l’Amore che suscita Amore.
“Passando vide un uomo di nome Matteo”. Matteo è avvolto dal mio sguardo d’amore, il mio sguardo lo muove ad ascoltarmi, dice Gesù: ha fretta di conoscermi. La mia parola lo spinge a seguirmi, ad avere lo stesso mio sguardo verso coloro che gli sono vicini e lo giudicano. “Vedendo ciò i farisei dicevano: “Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?”.
Matteo da’ spazio e mi accoglie, non è più da solo, non e più prigioniero di se stesso e dei suoi pregiudizi. È diventato «Dono».
ACCOGLI, O DIO, IL DONO DEL NOSTRO AMORE.

PRESENTAZIONE DEI DONI.
MENTRE GESÙ SEDEVA A MENSA IN CASA, SOPRAGGIUNSERO MOLTI PUBBLICANI E PECCATORI E SI MISERO A TAVOLA CON LUI E CON I SUOI DISCEPOLI
Matteo si è innamorato di questo sguardo d’Amore, ha sperimentato l’Amore che rende liberi, lo ha accolto e ha spalancato le porte a Gesù. Come i due discepoli di Emmaus hanno invitato il viandante a restare a cena con loro, così Matteo ha accolto Gesù in casa sua, assieme ai pubblicani e ai peccatori: persone come lui, non rispettose degli altri, che però Gesù chiama, cambia e riempie di gioia.
Anche noi desideriamo sperimentare la gioia che Matteo ha provato nel sentirsi amato, nell’accoglierTi in casa sua, nel mettersi a tavola con Te e con i tuoi discepoli, Signore. È un desiderio che la tua parola suscita in noi, e si trasforma in dono di amore per il tuo amore.
ACCOGLI, O DIO, IL DONO DEL NOSTRO AMORE.

LITURGIA EUCARISTICA.
Gesù tu ti rendi presente per continuare in noi a rendere grazie al Padre per bocca nostra.
Sei fedele a questo patto d’Alleanza con il Padre a tal punto da donare il tuo corpo e versare il tuo sangue per condonare i nostri peccati come tu nel Vangelo ci hai detto: “NON SONO VENUTO A CHIAMARE I GIUSTI MA I PECCATORI”. Lode e onore a te, o Cristo Signore nostro. Tu realmente presente nell’Eucaristia sei il nostro medico la nostra medicina.
ACCOGLI, O DIO, IL DONO DEL NOSTRO AMORE.

RITI DI COMUNIONE.
ANDATE DUNQUE E IMPARATE CHE COSA SIGNIFICHI MISERICORDIA.
Gesù ora sei in noi!!! Gioia grande e senza fine. Il tuo Spirito d’Amore è in ciascuno di noi; quello stesso Amore che ha accolto Matteo ora ci invade e ci guida nel nostro vivere. Fa’, o Padre, che tutti sentano la necessità di ascoltare la voce del Tuo Spirito: LA PAROLA del tuo Figlio per sperimentare e testimoniare la TUA misericordia. Tu ci doni il tuo amore.
ACCOGLI, O DIO, IL DONO DEL NOSTRO AMORE.