05-10-2003-Ordinario-B-dom27

05/10/2003 – T. ORDINARIO – ANNO B – 27 DOMENICA – 2003

XXVII DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno B – 5 ottobre 2003

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti me ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
“I fedeli leggano almeno i testi della messa, in famiglia o in privato” (PCFP 13). – Fa crescere “ascolto e risposta” in tutti noi, Signore! (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi la voce LETTURE nel sito.

MEDITAZIONE – RILETTURA
Il Signore parla di se stesso, “Buona Notizia” nel vangelo; “compimento delle promesse”, della prima lettura; “fondamento della chiesa”, nella seconda lettura: Gesù rivela ciò che sta facendo in noi. – Facci conoscere la tua opera, Signore, mentre rileggiamo vangelo, I e II lettura alla luce del “versetto al vangelo”:
Se ci amiamo a vicenda, Dio è in noi, e la sua carità in noi è perfetta. Alleluia.

CELEBRAZIONE – VITA
Il Signore Gesù si rende presente! Con lo Spirito e la Sposa diciamo: “Vieni, Signore Gesù!”. E Gesù risponde: “Sì, ecco, io vengo” (Apc. 22,17s). È in atto l’azione di Gesù nella messa e nella vita di ciascuno (Cfr PNMR 55, f): Gesù in noi continua a offrirsi al Padre per tutti. Antifona alla Comunione:
Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino non vi entrerà, dice il Signore.

Accogli il regno di Dio come un fanciullo!
Entra nella mia comunione con il Padre. Un progetto divino di totale donazione reciproca non può essere abolito da una dispensa umana: “L’uomo non separi ciò che Dio ha congiunto” (vangelo). Progetto divino è l’amore complementare dell’uomo e della donna, oggetto del primo canto dell’umanità: “Questa volta essa è carne della mia carne e osso delle mie ossa” (prima lettura). Il progetto divino unisce Gesù e gli uomini: “Colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da uno solo; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli”. Questa unione è fondamento della vita cristiana: Gesù rende tutti gli uomini «luoghi riservati» a lui e continua a operare in noi, per esempio, in questa eucaristia (seconda lettura). Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di rendervi una sola carne con Dio nella mia carne, nel simbolo degli stessi «carne e ossa». – Ci benedica il Signore, fonte della vita.
Accogli il regno di Dio come un fanciullo!
Uomo e donna entrano a pari diritto con me nella mia comunione con il Padre. Gesù è “in viaggio verso Gerusalemme”.“Insegna” l’amore di Dio uguale per tutti gli esseri umani. I farisei si chiedono: Vorrà egli estendere l’uguaglianza fra uomo e donna anche in casa nostra, opponendosi a Mosè e alle opinioni dei Maestri ebrei? Oserà affermare l’uguaglianza contro la superiorità e il dominio dell’uomo? “Si avvicinarono alcuni farisei e, con l’intenzione di tentarlo, gli chiesero se è permesso al marito ripudiare sua moglie”. Gesù non si rifà a correnti di Maestri contemporanei, ma alla parola di Dio che precede tutte le opinioni sulla Legge divina, e risponde: “Che cosa vi ha comandato Mosè?”. A Gesù non interessa tanto Mosè, quanto la volontà di Dio, espressa eventualmente tramite Mosè: Gesù rileva non la legge di Mosè, ma l’atto della creazione divina. Gesù parla senza paura dei farisei, e dice: L’unione fra uomo e donna fa parte del disegno di Dio sull’essere umano. Uomo e donna sono uguali, formano un solo essere: uno dei due non può considerarsi superiore all’altro, né può dissolvere di sua iniziativa l’unità voluta da Dio, e tanto meno lo può fare una legge umana. La legge di Mosè, in quanto permette il divorzio, non riflette la volontà di Dio. I due sposi devono essere liberi a unirsi in coppia, senza condizionamenti di sorta, perché non esiste amore senza libertà. – Tu hai fatto bene ogni cosa, Signore: noi benediciamo il tuo santo nome.
Accogli il regno di Dio come un fanciullo!
Accogli la realtà delle cose come Dio la dispone. “Si avvicinarono per tentarlo”; “Egli rispose loro” ignorando la tentazione. – Con totale disponibilità e abbandono di fanciullo, senza calcoli, doppiezze e interessi io accolgo te, i farisei, le loro domande, Mosè, i miei discepoli, i fanciulli, il Padre; e quindi con libertà interiore. I farisei mi fanno una domanda sul matrimonio, ma per mettermi alla prova; io li invito a consultare «Mosè» sull’argomento, cioè la parola di Dio nei primi cinque libri della Bibbia, dato che ne sono dei specialisti; e «ignoro» come un fanciullo la loro ipocrisia. Loro citano la parte di Mosè che interessa loro: il permesso di rimandare la moglie; e io prendo occasione dalla loro malizia per esporre la verità dei fatti; dichiaro: “Per la durezza del vostro cuore («sclerocardia» = duro-cuore) Mosè scrisse per voi questa norma del ripudio”: a causa della vostra infedeltà e incredulità; è una norma passeggera che non rispecchia la volontà di Dio. Infatti lo stesso Mosè, che voi citate, dice anche: “In principio Dio li creò maschio e femmina”; “L’uomo, dunque, non separi ciò che Dio ha unito”; cioè, l’unione non è un progetto soltanto umano, ma di Dio stesso; quindi vale per tutta la vita; siete invitati a tornare di continuo a Dio e al suo progetto sulla coppia; come io stesso torno a lui e al suo progetto di amore per voi, senza badare alla vostra malizia: questa è la conversione continua, che con longanimità opera in me, mentre lascio spazio al Padre in me; e io la suscito anche in voi, in ogni fedele, perché ciascuno sia in grado di ritornare sempre a Dio che chiama a sé, Amore e Relazione, sempre presente nella coppia che egli ha unito. Ma voi, perché sottolineate di Mosè solo un aspetto: la separazione, che è stato il male minore in un dato momento storico; e non vedete la realtà valida per sempre fin dal principio, cioè il rapporto, l’unione, la comunione che dà la forza di vivere e supera tutto? Questo non è accogliere la realtà, come fanciulli, per quello che è; ma ridurla ai propri interessi, a svantaggio di altri. Io ora intendo richiamare l’unione indissolubile voluta da Dio fin dall’inizio, e darvi la forza di realizzare questa unione, con le mie parole prive di contrapposizione alla vostra «tentazione», con la mia presenza e la mia azione: in voi che mi accogliete in questa eucaristia. – Tu ci benedici, Signore, fonte della vita; e noi ti ringraziamo con tutto il cuore.
Accogli il regno di Dio come un fanciullo!
I discepoli imparano ad accogliere l’uguaglianza dell’amore di Dio per tutti. “Rientrati nuovamente in casa, i discepoli lo interrogarono su ciò”. Anche i discepoli non capiscono che si debba accettare l’uguaglianza tra l’uomo e la donna. Marco mostra che questa è una difficoltà nella chiesa anche del suo tempo; c’è ancora la stessa durezza e ostinazione dei farisei e del popolo che Gesù rimprovera, ripetendo: Uomo e donna per Dio sono sullo stesso piano, senza differenze; sono soggetti attivi, con capacità di decisione e identiche responsabilità. Sono io, luogo riservato a Dio, cioè è Dio in me, che fa nascere e conservare in te, in ciascuno l’amore; non ci sono leggi che mi sostituiscono; quel che vale davanti a Dio è accogliere come un fanciullo l’Amore che produce la fedeltà al disegno del Padre mio e al rapporto con gli altri, chiunque essi siano, senza pretendere nulla in cambio. Non è secondo questo amore l’atteggiamento del marito che ripudia la moglie, né della moglie che ripudia il marito. Dio non divorzia da Israele, né dalla chiesa, nonostante le infedeltà. Infatti Israele, popolo della promessa e delle benedizioni, non è stato ripudiato da Dio. Anche se non ha riconosciuto in Gesù il Messia, esso resta popolo di Dio, ancora oggi, e sempre! Così il cristiano, testimone di quest’amore fedele, deve trarre un insegnamento di amore dalla sua situazione, e non divorziare: non rompere il legane neanche di fronte all’infedeltà dell’altro coniuge. Gesù, estromesso da Israele, muore fuori città; ma sul Calvario non cessa di stare unito alla sposa Israele, e intercedere per lei. Così nei tuoi riguardi: per quanto tu di possa dimenticare di Gesù, lui mai si dimentica di te; il tuo battesimo rimane, così la tua cresima e Gesù eucaristia. Sei sempre figlio di Dio e fratello di Gesù che non si vergogna di chiamarti: «fratello». Per Gesù «lo sposo e la sposa si amano non solo della stessa maniera con cui si amano Cristo e la chiesa, ma anche dello stesso amore. Lo Spirito santo, che è il vincolo personale d’amore del Cristo e della Chiesa, è anche, in forza del sacramento, il legame personale d’amore della sposa e dello sposo. Per la mediazione di Cristo e della chiesa, la vita coniugale umana è così inserita nella vita d’amore delle Tre Persone divine” (F. Varillon). – Fa’ che io non mi allontani mai da te, Signore: tienimi come tralcio unito alla vite.
Accogli il regno di Dio come un fanciullo!
Accogliendo me e il Padre, ti apri alla comunione con l’altro, con tutti. Fatto uomo, il mio agire rivela Dio al punto da manifestarne l’efficacia e la potenza nella mia umanità; porto sulla terra la mia vita d’intima comunione con il Padre; nulla mi separa da Lui; di fronte ad ogni cosa sono come bimbo svezzato in braccio a sua madre; soffro la morte per ciascuno, come ora di fronte ai farisei che mi mettono alla prova; nella passione c’è la pienezza dell’incarnazione; come capo di molti fratelli sono coronato di onore e di gloria a vantaggio di tutti, che amo nell’amore del Padre. Questa la mia realtà di Sposo supera le incomprensioni e le divisioni in seno alla mia comunità, ora come fin dall’inizio: «Gli portarono dei fanciulli perché li toccasse, ma i discepoli presero a rimproverarli». «Fanciulli/piccoli servi domestici» che Gesù sente simili a sé (Mc 9,36) e abbraccia come fratello, sorella e madre (Mc 3,35), si avvicinano dichiarando la loro adesione a lui e alle sue parole di «Servo»; ora sono presentati a Gesù come suoi discepoli. Ma non provengono dal giudaismo. I dodici cercano d’impedire che si avvicinino a Gesù, e li rimproverano come se avessero uno spirito cattivo: li rimproverano infatti come tante volte Gesù ha allontanato gli spiriti cattivi, e anche come Pietro ha rimproverato Gesù (Mc 8,32). Gesù s’indigna e dice: “Lasciate che i fanciulli mi si avvicinino, non glielo impedite, perché su quelli che sono come costoro regna Dio”. Gesù, che non ammette distinzioni fra uomo e donna, non ammette distinzioni neanche fra ebrei e non ebrei. È la prima volta che Gesù «s’indigna»: Gesù non tollera distinzioni del genere in seno alla sua comunità. «Di questi tali», su quelli che sono come costoro, «ultimi di tutti e servi di tutti» (Mc 9,35), grazie a questa loro scelta di aderire a Gesù e avvicinarsi a Gesù, Dio, il Padre, regna su di essi. E Gesù aggiunge: “Vi assicuro che chi non accoglie il regno di Dio come un fanciullo, non entrerà in esso”. È un’affermazione solenne di Gesù. La comunità cristiana che ha questo atteggiamento dei fanciulli/piccoli servi di casa, è la primizia del regno: mostra come Dio regna in essa e tramite di essa, modello di accettazione e di accoglienza, che colma ogni distanza e separazione. “E, abbracciandoli, li benediceva imponendo loro le mani”. «Abbracciandoli», Gesù mostra di nuovo a chi vuole allontanare questi «fanciulli/piccoli servi di casa» che egli è tutt’uno proprio con loro e che li ama con tutto il suo affetto. «Li benediceva»: comunica abbondantemente la sua vita a quelli che hanno dato frutto (Mc 4,24s). – Ci benedica Dio: lo servano tutti i confini della terra.
Ci benedica il Signore, fonte della vita.

Accogli il regno di Dio come un fanciullo!
Accogli con gratitudine l’Amore incondizionato che ti crea, ti plasma e ti sostiene sempre. «Il Signore Dio disse»: è Dio che dispone. L’amore indissolubile è innanzitutto quello di Dio. Indissolubile, perché basato unicamente sul «Nome»: sull’essere di Dio che tutto dispone, e su nessun merito umano. L’essere umano è al sicuro: è libero, non deve guadagnarsi l’amore di Dio. Può solo accogliere con gratitudine di essere amato incondizionatamente. Dio dice: “Non è bene che l’uomo sia solo”. Prima ha detto: “Facciamo l’Adam a nostra immagine e somiglianza. Dio creò l’Adam a sua immagine; a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina (in ebraico: ish e isha) li creò”. Quindi: non l’uomo e la donna separatamente sono immagine di Dio, ma la coppia donna/uomo è immagine di Dio. Dio nessuno lo ha mai visto (Gv 6,46); la coppia, che è opera sua, ci permette d’intuirlo come «relazione di amore» (1Gv 1,4-7): dai suoi frutti lo conoscete. “Dio soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo (maschio e femmina) divenne un essere vivente”: quel “soffio” divino è lo Spirito Santo che Gesù, la sera della risurrezione, soffiò sugli apostoli, dicendo: “Ricevete lo Spirito Santo”(Gv 20,22). – Manda su di noi il tuo Spirito, Signore.
Accogli il regno di Dio come un fanciullo!
Accogli con gratitudine l’Amore incondizionato che Dio ti assicura mediante l’altro. «Ma l’uomo non trova un aiuto che gli sia simile», perché la sua sete di amore anela alla verità stessa: solo l’Amore infinito e incondizionato di Dio lo può completare. Il Signore Dio vuole che l’uomo abbia un aiuto simile a lui; il Signore Dio come plasma l’uomo, plasma anche la donna, cioè li fa uguali, perché si sostengano; questo è il senso delle parole: “Dalla costola dell’uomo trasse una donna”: cioè li fa lui, e li fa uguali. Dio stesso garantisce: Io amo te, donna, mediante quell’uomo; e amo te, uomo, mediante quella donna che ti metto accanto. La relazione fra uomo e donna è basata sul sacramento dell’indissolubilità dell’amore di Dio. È un amore creativo: dà la capacità di creare una vita nuova. Perché è l’amore di Cristo, che anche se non riamato, resta amore e si manifesta come amore. Se questo non fosse vero, niente sarebbe sicuro, e niente al mondo avrebbe senso. Il Padre mio vuole che io sia quell’uomo, «Primogenito fra molti fratelli» (Rom 8,29), e che dal mio fianco aperto sulla croce nasca la Chiesa, fondata sui sacramenti, simboleggiati da sangue e acqua usciti dal mio costato, mentre per amore mi addormento sulla croce: è «sonno» di «fanciullo/piccolo servo di casa», già in atto mentre non bado alla malizia dei farisei; e ora continuo in te, nelle tue relazioni umane, che saluto con gioia, stupore e canto, mentre ti riconosco “carne della mia carne, osso delle mie ossa”. Esseri umani, uguali, deboli e forti insieme, dono l’uno per l’altra, sono una realtà che supera la comprensione umana. Non vedi Dio in atto di agire quando crea e tiene in vita te, la donna e tutti gli altri come te. Sei di fronte a questo fatto come «assopito». Già nell’abbozzo della creazione lo eri: infatti tu non sapevi nulla; quanto più nello sviluppo della piena realizzazione che è in atto! Ciò che intuisci è molto poco, ma sufficiente per essere stupito e lasciarti portare coscientemente dal tuo Signore. L’Unità fra uomo e donna, voluta da Dio merita distacco da tutte le cose, anche le più importanti, come i genitori; unità di persone, di cui l’aspetto sessuale non può esaurire la portata; comunione di persone in cui io vivo, e le rendo capaci di stare l’uno di fronte all’altra, accettandosi nella reciproca povertà e senza alcuna inimicizia. – Così è benedetto l’uomo che accoglie il Signore, e diventa luogo riservato a lui.
Ci benedica il Signore, fonte della vita.

Accogli il regno di Dio come un fanciullo!
L’uomo Gesù e gli uomini tutti accolgono l’indissolubile unione reciproca dal Padre. Nell’incarnazione Gesù si fa «di poco inferiore agli Angeli». Nella passione il Cristo si fa uomo nel senso pieno e raggiunge la pienezza dell’incarnazione: «Lo vediamo ora coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto». «Per la grazia di Dio» Gesù unisce ciò che all’uomo appare contradditorio: «Passione e morte», «Onore e gloria». Così Gesù opera negli sposi.
«Ed era ben giusto che rendesse perfetto il capo»: la passione di Gesù appare normale. Volendo condividere la sua gloria con tutti gli uomini, il Salvatore deve essere pienamente fratello di tutti, e partecipare pienamente alla sofferenza umana: «Pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono». Gli sposi condividono tutto per amore anche nella sofferenza.
L’unità di misura sta nell’amore dell’unico Dio: dalla volontà salvifica del Padre provengono l’Uomo Cristo Gesù Salvatore e gli uomini slavati. Se Dio potesse dimenticare i suoi figli, quando essi si dimenticano di Lui, nessuna salvezza sarebbe possibile. Cristo “ha provato la morte a vantaggio di tutti”. “La carità non avrà mai fine” (1 Cor 13, 8): agisce la carità di Dio in Gesù presente nell’Eucaristia e nella vita degli sposi che si comunicano alla Messa. – Beato l’uomo il cui Dio è il Signore.

Ci benedica il Signore, fonte della vita.

PREGHIERA EUCARISTICA

La risposta di lode e di supplica, per es. del Vers. Resp.:
Ci benedica il Signore, fonte della vita,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
che non si vergogna di chiamarci fratelli;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
che ci trasforma in Cristo, ci porta al tuo piano di salvezza totale;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
in piena comunione con te e fra noi;

intercessione: per tutti vivi e defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
capo, reso perfetto mediante la sofferenza, guida tutti alla salvezza;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria:
dalla moltitudine dei figli nel Figlio.

CONTEMPLAZIONE

Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es.:
L’unità:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: l’unità, della coppia fin dalle origini B>
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: l’unità, di Dio, con il suo popolo;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: l’unità, del Verbo con l’umanità assunta;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: l’unità, di Gesù con i discepoli fanciulli/servi di casa;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: l’unità, del Padre, con tutti i suoi figli nell’unico figlio.

Preghiamo:
O Padre, che ci insegni ad amarci, per essere tu stesso in noi e portarci alla perfezione dell’Amore; benedici il tuo popolo che ti riconosce fonte della vita. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).