06-10-2002-Ordinario-A-dom27

06/10/2002 – T. ORDINARIO – ANNO A – 27 DOMENICA – 2002

XXVII DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno A – 6 ottobre 2002

MEDITAZIONE o RILETTURA
Antifona alla Comunione:
La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo.

Pietra scartata, divento testata d’angolo: fondamenta.
Le fondamenta sostengono la casa, la vite forma i suoi tralci: io ti formo per un frutto abbondante. Con tanta cura per la sua vigna, Israele, Dio non ha ottenuto che “uva selvatica”, cioè “spargimento di sangue” e “grida di oppressi” (prima lettura). Nel suo “Figlio”, Gesù di Nazaret, il Padre ha invece frutto in abbondanza; ma i vignaioli di tutti i tempi ne impediscono la “distribuzione” (Vedi moltiplicazione dei pani: Gesù li moltiplicò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla); Dio allora si provvede sempre un nuovo “popolo di poveri che farà fruttificare” il suo regno, ne favorisce cioè l’espansione (Vangelo): “Estenda i suoi tralci fino al mare” (Sal resp.). San Paolo appartiene a questo nuovo popolo di poveri fedeli, parla per esperienza e dice: “Fratelli – vignaioli colpevoli e graziati come me – in ogni necessità –in particolare oggi nel bisogno di aiuto per non opprimere e spargere sangue, come se Gesù non fosse venuto – esponete a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti (Vedi Preghiera Eucaristica). E il Dio della pace sarà con voi!” (seconda lettura). Gesù è l’unico pio ebreo che vi corrisponde in pieno, seguito da Paolo e da ogni fedele, e viene ora in noi a continuare la sua opera. Egli dice: Oggi mi rendo presente in atto di renderti capace a “portare molto frutto”, nel simbolo di un nuovo edificio costruito su di me, o di un ramo che rimane unito a me, vera vite. – “Rialzaci, Signore, Dio degli eserciti, fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi” (Sal resp.).
La mia casa è aperta a tutti: peccatori e prostitute; attendo anche te con tenerezza. “Ascoltate un’altra parabola: C’era un padrone che piantò una vigna”. Come spingo peccatori e prostitute a convertirsi, così ora parlo a voi e vi chiamo; come sono stato accolto da loro, posso essere accolto anche da voi. “Com’è vero che io vivo, io non godo della morte dell’empio, ma godo che l’empio desista dalla sua condotta e viva” (Ez 33,11). “In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diveniate miei discepoli” (Gv15,8).
Gesù parla per cambiare vignaioli, e noi tutti, da usurpatori in collaboratori, e racconta: Un padrone prepara la sua vigna in modo straordinario: Dio si fa operaio per abbellire personalmente la sua vigna; costruisce un muro di cinta con pietre non cementate, ma sovrapposte tra loro con bravura: mostra cura amorosa; edifica una torre, piccola costruzione circolare, coperta di frasche, come dimora permanente dei vignaioli al tempo della vendemmia; scava un frantoio che abbellisce e rende prestigiosa la vigna. E’ bella la mia vigna, dice il Signore: “E’ buona, molto buona” la mia creazione(Gen 3), egli ripete ogni giorno. Creando personalmente la Vigna, cioè ogni cosa con tanto amore, affidandola ai vignaioli in piena libertà di gestione, mentre se ne va lontano, il padrone Dio, mostra tutta la sua fiducia e attenzione verso di noi. – Ebrei e cristiani, sappiamo molto bene che l’immagine della vigna rappresenta il popolo di Dio, siamo coscienti di essere oggetto di cure particolari: “La vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele; gli abitanti di Giuda la sua piantagione preferita” (Is 5, 7). Gesù suscita in noi il desiderio di essere il nuovo popolo che fa fruttificare la vigna. Signore, veniamo a te, e “da te più non ci allontaneremo”, perché tu “ci farai vivere, e invocheremo il tuo nome” (Sal resp.).

Il Padre mio è il proprietario della vigna a beneficio di tutti. “Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi a ritirare il raccolto”: Dio è il proprietario, ha diritto di proprietà su tutti “i suoi frutti”: non solo su una parte; i vignaioli non sono mezzadri, ma braccianti. Loro eccezionale fortuna è lavorare nella vigna del Signore, divenire loro stessi con Gesù il denaro del Padre per i fratelli (Vedi domenica scorsa): partecipare agli interessi di Dio per il suo popolo. – Ma tutti i benefici del Signore sono presi come diritti e pretese: i vignaioli non lavorano per amore del padrone, né della vigna; vogliono appropriarsi i frutti della vigna: “bastonano”, “uccidono” e “lapidano” i primi e i secondi servi inviati (secondo la divisione della bibbia ebraica). I profeti come Elia, Geremia fino a Giovanni Battista l’hanno sperimentato. Poi i vignaioli vogliono diventare anche proprietari della vigna stessa, come Adamo che vuole diventare dio senza Dio e contro Dio (Gen 3): “Da ultimo, il Padre, mandò loro il proprio Figlio dicendo: Avranno rispetto di mio Figlio”. Ma quelli, “visto il Figlio, dissero tra sé: Uccidiamolo e avremo noi l’eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero”. Gesù è gettato fuori Gerusalemme, e ucciso sul monte calvario che è fuori le mura dell’antica città. Hanno avuto gratuitamente in consegna tutto da Dio, e ora, invece di lavorare gioiosamente con Dio, uccidono il Figlio, garante della consegna gratuita. – Nella parabola Gesù descrive se stesso, vite feconda: viene a innestare la vigna che ha in lui il suo frutto; a differenza della vigna dell’Antico Patto: abbandonata per il poco e cattivo frutto (Is 5,5s). – “Proteggi, o Dio, il ceppo che la tua destra ha piantato, il germoglio che ti sei coltivato” (Sal resp.).
La storia della vigna è la mia storia di Messia ed erede. La venuta di Gesù è il culmine di una lunga storia di “inviati” da Dio, “uccisi” dagli uomini. Il Padre lo manda secondo il suo progetto di salvezza: ci dona il Figlio con fiducia, come ci affida tutta la vigna fin dall’inizio. Il senso di tutta la storia, quindi, è un “Figlio”: la storia giunge a Gesù, vera vite che, come capo, prega per tutta la sua vigna: “Visita, Signore, questa vigna, proteggi colei e colui che la tua destra ha piantato, il Figlio che hai reso forte per te” (Sal resp.). – Queste parole Gesù ripete con le nostre labbra mentre celebriamo, riconoscendo Gesù morto e risorto per noi.
T’induco a rivedere il tuo operato: è il primo tuo passo verso la salvezza. “Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli? – Gli risposero: Farà morire miseramente quei malvagi”. La parola di Gesù fa riflettere, è forte, mette in crisi, ferisce come una spada a due tagli che penetra nella carne; non va diluita con spiegazioni, ma evidenziata nella sua forza dirompente. Gesù fa pronunziare agli stessi sommi sacerdoti la sentenza contro i vignaioli, e comprendono che parla di loro (v 44); non solo cattivi, ma anche incapaci di far fruttificare la vigna. Gesù comincia a muoverli verso la conversione facendoli riconoscere il proprio operato “malvagio”, egoistico, infruttuoso, di incapaci. – “Rialzaci, Signore, Dio degli eserciti, fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi”.
Ti ricordo che i sentimenti di Dio non sono i tuoi. “La pietra che i costruttori hanno scartata è divenuta testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri”. Il Padre è un Dio fedele: egli mantiene le promesse fatte a coloro che ha scelto e prediletto; non può tollerare che la vigna del suo amore resti abbandonata e non produca frutti. “Il Signore fa tutto questo”: non è opera nostra. Il suo amore “è mirabile agli occhi nostri”: deve raggiungere tutti coloro che vengono dopo la sua promessa; coloro che accolgono la sua parola, lavorano nel suo regno, lasciano che lo Spirito di Gesù, mandato dal Padre, porti a maturazione il suo frutto che è “amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5,22s).
“Porta a compimento in noi, Signore, l’opera tua”.

Ti cambio, ti rendo capace di fruttificare. “Vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare”. Si pone il problema di scegliere “altri vignaioli”: ma fossero gli stessi, trasformati! E’ quello che Gesù cerca di operare in noi. Il Signore della vigna cambierà infatti i vignaioli, non la vigna. Il regno di Dio deve fruttificare, deve “estendere i suoi tralci fino al mare, i suoi germogli sino al fiume”, cioè dovunque. Dio stesso provvede a questo. Il regno è dato a chi lo fa fruttificare: “a un popolo” (Ethnos) che non si identifica né con l’Israele dell’Antico Patto né con la chiesa; ma è un popolo costituito da persone che accolgono Gesù di Nazaret, Figlio di Dio, e sono fedeli alla sua parola. Il regno quindi è “dato ad altri”: è tolto all’uomo “vecchio”, e ridonato all’uomo “nuovo”: cioè a chi accetta il Figlio e si dona con lui ai fratelli. – Ti accogliamo, Gesù, in questa celebrazione; tu ci rendi capaci di esserti fedeli nella vita; noi dichiariamo: “Da te più non ci allontaneremo”, perché tu “ci farai vivere e invocheremo il tuo nome” (Sal resp.).
La vigna del Signore è il suo popolo.

Pietra scartata, divento testata d’angolo: fondamenta.
Con-sorte della vigna abbandonata, divento vite che porta frutto. “Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe, la demolirò, verrà calpestata, sarà deserta, non vangata, non irrigata”. Facendomi uomo, prendo su di me tutto questo negativo della vigna, che è l’umanità; sono solidale con l’uomo sofferente: fino alla morte. La vigna, l’umanità, in me si trasforma in vite feconda; chi accetta di essere battezzato, immerso in me, porta frutto: “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto”. – “Proteggi, Signore, il ceppo che la tua destra ha piantato, il germoglio che ti sei coltivato”.
La vigna del Signore è il suo popolo.

Pietra scartata, divento testata d’angolo: fondamenta.
Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi. “Fratelli, in ogni necessità, – in particolare oggi nel bisogno di aiuto per non “opprimere” e non “spargere sangue” – esponete a Dio le vostre richieste. E il Dio della pace sarà con voi!”: in ogni vostra situazione egli vi rende capaci di cogliere la sua presenza, di “pensare” positivo, di vedere “tutto ciò che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode”. – “Rialzaci, Signore, e noi saremo salvi”. Dio vi dona di amarlo “con tutta la mente” (cfr Deuteronomio 6,4s).
La vigna del Signore è il suo popolo.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica del Vers. Resp., Ricordati, o Dio, del tuo amore,.
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio: egli è la vite vera che hai mandato a rinnovare il mondo;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito: egli rende presente il Cristo che ci trasforma;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
che coltiva e arricchisce la tua vigna di scelti germogli;

intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo: tu vegli incessantemente su tutta la tua vigna, l’umanità;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria:
da tutti i tuoi figli in Cristo, vera vite, abbondanti di frutto: di vita eterna.

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