07-04-2002-Pasquale-A-dom2

07/04/2002 – T. PASQUALE – ANNO A – 2 DOMENICA – 2002

Preparazione alla celebrazione della messa.

2ª DOMENICA DI PASQUA
Anno A – 07 Aprile 2002

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE.

MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La meditazione del 2002 rilegge i testi biblici alla luce del Vers. al Vang. e Antif. alla Com.
In quella del 2005 il messaggio della Parola ispira e carica i vari momenti della Celebrazione.
Vedi metodo in: LETTURE o MEDITAZIONE – tempo ordinario – 9 Gennaio 2005.
Meditazione del 2002. Versetto al Vangelo:

Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto: beati quelli che , pur non avendo visto, crederanno. Alleluia.
Antifona alla Comunione:
Accosta la tua mano, tocca le cicatrici dei chiodi e non essere incredulo, ma credente. Alleluia.

Non essere incredulo, ma credente: mi rivelo risorto alla mia comunità domenicale.
“Otto giorni dopo, venne Gesù”.
Rivolgo a te, a ciascuno della comunità, in questa comunione, l’invito che ho rivolto a Tommaso: Tu, accosta, tocca, mangia, bevi; accogli il mio amore, lasciati amare totalmente, perché in te io possa amare i fratelli! Ecco cosa voglio dire con le parole: Non essere incredulo, ma credente!-
“La sera di quello stesso giorno…, mentre erano chiuse le porte del luogo, dove si trovavano i discepoli per timore dei giudei, venne Gesù”. E’ il “giorno del Signore”; tutto è al suo servizio: tempo, spazio, beni materiali, sentimenti. Il Signore Gesù ci fa rivivere ogni domenica le meraviglie d’incontro con lui; con la risurrezione Gesù è il Padrone della storia; tutto è cambiato, tutto è a servizio della sua venuta fra noi: elementi esteriori descrivono le situazioni interiori delle persone. Il tempo, “la sera di quello stesso giorno”, non è più un tempo a se stante, ma il tempo in cui viene Gesù; il luogo “dove si trovano i discepoli”, non è più importante per se stesso, ma perché è il luogo in cui viene Gesù; le porte chiuse non gli impediscono di venire; il timore che viene dagli uomini è soppiantato dalla gioia “al vedere il Signore”: timore e gioia non sono più semplice psicologia umana, ma relativi alla presenza di Gesù; chi accoglie l’Amore che viene, sperimenta la vita che supera il timore e la morte.
“Venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi!”: la mia assenza per la passione e la morte vi ha tolto un tipo di pace; ecco, ora io sono la Pace in mezzo a voi; pace permanente, non più transitoria: io sono con voi per sempre. La Pace non è più una “cosa”: IO SONO la Pace, io in persona, io con voi; io, il Signore: con me ogni bene in cielo e in terra.-
“I discepoli gioirono al vedere il Signore”: con la visione di quest’unico bene, di questa Pace totale, i discepoli provano una gioia piena, che il mondo non conosce e non può dare. I giudei, che incutono tanta paura, sono ancora là, ma dipendono da Gesù; egli non fa scappare di discepoli; aumenta in loro la forza con cui lui “si fece avanti” di fronte alle guardie che lo catturano; lui, entrato a porte chiuse, ha già fatto gustare ai discepoli l’amore gratuito, il loro posto in cielo; egli non dice loro: ora facciamo i conti; perché mi avete tradito?!- Ma dice: “Pace a voi!”. Questo è l’amore che vince la morte; essa è vinta, non da un cumulo di ricchezze materiali, ma da Gesù che ama fino a morire, ed ecco, è Vivo; se tu l’accogli, e lo lasci continuare ad amare con le tue forze i fratelli, come egli dice alla Maddalena: “Non trattenermi, ma va’ dai miei fratelli”, pur traditori, allora sperimenti anche tu l’amore che vince la morte. Meraviglia, quindi, di Gesù risorto; meraviglia di una Pace e Gioia senza fine; meraviglia di un’Esistenza nuova in Gesù; ma la meraviglia più grande sta nell’essere fatti partecipi dell’Amore di Dio verso i fratelli.
“Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Come il Padre, anch’io; e come io… anche voi; come-così: paragone di uguaglianza, dal Padre a Gesù, a Noi; uguaglianza di Amore che tutto condona; l’Amore mai si sente offeso; lo stesso Spirito Santo che guida Gesù fino alla croce e lo risuscita, ora opera in voi.
“Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi”. La mia opera in me, in te, in ciascun fedele, in tutta la mia Chiesa, sta nell’accogliere, donare l’Amore del Padre, lasciare che giunga a tutti: togliere terreno al Maligno
“Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù”. Tommaso è detto Dìdimo = Gemello, di Gesù, perché è l’unico disposto a dare la vita con lui; quando Gesù decide di tornare in Giudea per l’amico Lazzaro, “Tommaso disse ai condiscepoli: Andiamo anche noi a morire con lui”; egli dice: “Con” lui, non “per” lui, come invece dice Pietro che poi lo tradisce; il discepolo non dà la vita per Gesù o per Dio, ma accetta l’amore di Gesù e “con” tutto se stesso lascia che Gesù in lui continui ad amare i fratelli; l’opposto di ciò che avviene nella comunità di Corinto dove non si condividono i veni in segno di amore, Paolo richiama: “Ciascuno quando partecipa alla cena prende prima il proprio pasto e così uno ha fame, l’altro è ubriaco. Il vostro non è più un mangiare la cena del Signore Gesù che la notte in cui fu tradito prese il pane, rese grazie, lo spezzò lo diede dicendo: Questo è il mio corpo che è per voi” (cfr 1 Cor 11,17-34). Tommaso che “non era con loro”, rappresenta tutti noi allora assenti, ma chiamati ad essere ciascuno “uno di loro” quando viene Gesù nel nostro tempo.
“Gli dissero allora gli altri discepoli: Abbiamo visto il Signore!”: ti annunziamo un’esperienza, abbiamo visto Gesù risorto, il Padre gli ha dato ogni potere, è il Signore.- L’Amico Gesù, il Signore, coinvolge chi è bendisposto, come Tommaso che grida il bisogno disperato di credere: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi…”, come posso crederci anch’io?- Questo è un atteggiamento risoluto, non ricattabile, disposto alla verità che è “pace” e “gioia”.
“Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso”, accolto in attesa di una grazia per lui come è stata per loro: accogliere gli altri come si è accolti, costituisce la comunità che vive dell’ottavo giorno: di Gesù.
“L’ottavo giorno” è Gesù, il giorno della nuova creazione, oltre la prima: è l’ottavo giorno che riempie ciascuno dei sette giorni della prima creazione. La sua persona, la sua parola, il suo amore in noi è perdono verso tutti, è realtà nuova, celeste e visibile, sovrumana e credibile a tutti, nei sette giorni della nostra storia: ogni istante dei nostri giorni può essere quell’0ttavo Giorno; infatti, ogni volta che si riceve e si trasmette amore gratuito, nell’assemblea dei suoi fedeli si rende presente il Signore; l’Amore di Dio trasmesso a noi in Gesù può essere da noi fermato e congelato: non accolto e non trasmesso: è la morte. La Chiesa vive di quell’amore: “Da questo tutti vedranno che siete miei discepoli”.
“Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi!”. Nella nuova situazione di Risorto, lo stesso Gesù si rende presente ieri, oggi e sempre; egli viene “a porte chiuse”: non ci sono porte sbarrate che l’amore non oltrepassi per incontrarci; mostra le mani e il costato con i segni gloriosi e incancellabili del dono di sé per noi; segni che Gesù mostra al Padre mentre vive intercedendo per noi; dice: IO SONO LA VOSTRA PACE.
“Poi disse a Tommaso: Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani…”: conosco i desideri del tuo cuore, mi faccio trovare da chi mi cerca; mi rivelo con gesti e parole, mostro a te e a tutti i Tommaso della storia i segni gloriosi del mio amore; accoglilo e trasmettilo.
“Rispose Tommaso: Mio Signore e mio Dio!”: ti vedo corpo umano, e ti riconosco Signore Dio di tutta la storia: il Dio che “nessuno ha mai visto” io lo vedo in te, Gesù di Nazaret, come mi hai detto: “Tommaso, chi vede me, vede il Padre”. Il germe divino sbocciato in me, disposto a morire con te, si sviluppa per grazia fino alla professione di fede più alta che a nessuno prima di me è stato dato di fare, e posso dire anch’io ora con gli altri: “Ho visto il Signore!”.- Gesù chiama tutti per nome, come “Tommaso!”; noi personalmente come lui rispondiamo: “Mio Signore e mio Dio!”.
“Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”; “pur non avendo visto” in questo mio corpo, “crederanno” nel corpo della mia Chiesa che serve, e “vedranno la mia gloria”, il segno della mia presenza, in chi lava i piedi ai fratelli: quanti mettono la propria vita a servizio degli altri per amore “sono beati”: mi sperimentano presente nella loro esistenza. Questo è scritto perché crediate e abbiate vita in me.

Abbiamo contemplato, o Dio, le meraviglie del tuo amore.

Non essere incredulo, ma credente: mi rivelo risorto alla comunità, nella condivisione.
“Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune”. “Secondo la tradizione apostolica, in questo giorno i fedeli si riuniscono in assemblea per ascoltare la parola di Dio e partecipare all’Eucaristia, e così far memoria della passione, della risurrezione e della gloria del Signore Gesù, e rendere grazie a Dio”. La presenza di Cristo in mezzo ai suoi è riconosciuta attraverso l’esperienza di segni sacramentali, che sono: la Parola ascoltata con fedeltà; la comunione fraterna, vissuta in modo concreto con la condivisione dei beni materiali e spirituali; il gesto di spezzare il pane nella Eucaristia; la partecipazione alla preghiera comune: tutto ciò si rinnova oggi nella nostra assemblea; continua l’esperienza della prima comunità apostolica. Nel fatto stesso di riunirci in assemblea, proclamare e ascoltare la Parola, e condividere il pane e il vino tutti riconoscono la presenza del Signore risorto. Il desiderio di vivere ti stringe a lui, ti muove ad accoglierlo, a toccarlo: a credere e vivere con lui, per lui e in lui.
Anche i beni, che egli ci dona, diventano uno strumento per vivere tutti in lui; questo è l’unico nuovo modo di usare bene il creato. Cristo è risorto, in lui siamo risorti; perché stare schiavi di qualcosa che non è pace, gioia, felicità, vita in pienezza? Ecco, io vengo, Signore Gesù: ti tocco, ti mangio, vivo di te: ti stringo come la Maddalena che ti accoglie, con la comunità dei cristiani che intendono mettere tutto a disposizione di tutti: “E non c’era fra loro nessun bisognoso”

Abbiamo contemplato, o Dio, le meraviglie del tuo amore.

Non essere incredulo, ma credente: mi rivelo risorto alla comunità, fonte di speranza.
“Ci ha rigenerati per una speranza viva, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti”.
“La domenica viene proposta ai fedeli come festa primordiale ” (cfr SC 106): in essa rendiamo grazie a Dio che ci ha rigenerati nella speranza viva per mezzo della risurrezione di Gesù Cristo dai morti.
In Cristo il Padre ci rivela l’amore che egli ha per noi, e in Cristo noi ritorniamo al Padre: è possibile avvicinarci a lui ed entrare nel suo regno, prendendo la mano amorosa che egli ci tende per aiutarci a seguire il suo Figlio, nostro Redentore. “Il Signore è stato mio aiuto. Mia forza e mio canto è il Signore. Grida di giubilo e di vittoria, nelle tende dei giusti”. La pace non è semplice assenza di conflitti, ma concordia, comunione di anime intorno ad un centro: il Signore Gesù torna centro della vita dei Dodici; da lui sgorga incontrollabile la gioia, pur nel timore, come per i discepoli nel cenacolo.
La risurrezione di Gesù dà vita ai fedeli e li apre fin d’ora alla speranza dell’eredità beata, anche nei momenti difficili.

Abbiamo contemplato, o Dio, le meraviglie del tuo amore.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Versetto Responsoriale:
Abbiamo contemplato, o Dio, le meraviglie del tuo amore,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
in lui ci hai rigenerati a una speranza viva;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù in mezzo a noi ci comunica il tuo Spirito;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
egli accresce in noi la fede come negli apostoli;

intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
chiamati alla fede, rigenerati nel battesimo;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
dalla chiesa amata e guidata alla felicità eterna.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, Lo Stare Insieme:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: l’insieme: di persone con lo stesso ideale;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: l’insieme: di genti costituite in un popolo;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: l’insieme: di Gesù con il Padre che lo manda;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: l’insieme: di quanti sono mandati da Gesù;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: l’insieme: di tutti, rigenerati alla vita nuova.

Preghiamo:
O Padre, che in Cristo tuo Figlio dichiari beati quelli che pur non avendo visto crederanno; fa’ che il tuo popolo contempli le meraviglie del tuo amore. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).