07/05/2006 – T. PASQUALE – ANNO B – 4 DOMENICA – 2006
Preparazione alla celebrazione della messa.
4ª DOMENICA DI PASQUA
Anno B – 7 Maggio 2006
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…!
Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti
(Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
TESTI e MEDITAZIONE
TESTI
Antifona d’Ingresso Sal 32,5-6
Della bontà del Signore è piena la terra;
la sua parola ha creato i cieli. Alleluia.
Colletta
Dio onnipotente e misericordioso, guidaci al possesso della gioia eterna, perché l’umile gregge dei tuoi fedeli giunga con sicurezza accanto a te, dove lo ha preceduto Cristo, suo pastore. Egli è Dio…
Anno B:
O Dio, creatore e Padre, che fai risplendere la gloria del Signore risorto quando nel suo nome è risanata l’infermità della condizione umana, raduna gli uomini dispersi nell’unità di una sola famiglia, perché aderendo a Cristo buon pastore gustino la gioia di essere tuoi figli. Per il nostro Signore.. .
Prima Lettura At 4, 8-12
Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che avete crocifisso.
DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI
In quei giorni, Pietro, pieno di Spirito Santo, disse: «Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato ad un uomo infermo e in qual modo egli abbia ottenuto la salute, la cosa sia nota a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi sano e salvo. Questo Gesù è “la pietra che, scartata da voi, costruttori, è diventata testata d’angolo”.
In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati».
Salmo Responsoriale Dal Salmo 117
La pietra scartata dai costruttori ora è pietra angolare.
Celebrate il Signore, perché è buono;
perché eterna è la sua misericordia.
E’ meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nell’uomo.
E’ meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nei potenti.
Ti rendo grazie, perché mi hai esaudito,
perché sei stato la mia salvezza.
La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo;
ecco l’opera del Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Vi benediciamo dalla casa del Signore.
Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie,
sei il mio Dio e ti esalto.
Celebrate il Signore, perché è buono:
perché eterna è la sua misericordia.
Seconda Lettura 1 Gv 3,1-2
Vedremo Dio così come egli è.
DALLA PRIMA LETTERA DI SAN GIOVANNI APOSTOLO
Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! La ragione per cui il mondo non ci conosce è perché non ha conosciuto lui.
Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.
Canto al Vangelo Gv 10,14
ALLELUIA, ALLELUIA.
Io sono il buon pastore, dice il Signore;
conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me.
ALLELUIA.
Vangelo Gv 10, 11-18
Il buon pastore offre la vita per le sue pecore.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho altre pecore che non sono di quest’ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio».
Sulle Offerte
O Dio, che in questi santi misteri compi l’opera della nostra redenzione, fa’ che questa celebrazione pasquale sia per noi fonte di perenne letizia. Per Cristo nostro Signore.
Prefazio Pasquale IV
La restaurazione dell’universo per mezzo del mistero pasquale.
E’ veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
proclamare sempre la tua gloria, o Signore.
e sopratutto esaltarti in questo tempo
nel quale Cristo, nostra Pasqua, si è immolato.
In lui, vincitore del peccato e della morte.
l’universo risorge e si rinnova,
e l’uomo ritorna alle sorgenti della vita.
Per questo mistero,
nella pienezza della gioia pasquale,
l’umanità esulta su tutta la terra,
e con l’assemblea degli angeli e dei santi
canta l’inno della tua gloria: Santo, Santo, Santo .. .
Antifona alla Comunione
E’ risorto il buon Pastore, che ha dato la vita
per le sue pecorelle, e per il suo gregge
è andato incontro alla morte. Alleluia.
AnnoB: Gv 10,14.15
«Io sono il buon pastore e offro la vita per le pecore».
dice il Signore. Alleluia.
Dopo la Comunione
Custodisci benigno, o Dio nostro Padre, il gregge che hai redento con il sangue prezioso del tuo Figlio, e guidalo ai pascoli eterni del cielo. Per Cristo nostro Signore.
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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. Tempo di Pasqua – Anno B – ..ª Domenica – 11/05/2003); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:
IO OFFRO LA MIA VITA PER TE!
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, centro della Vita.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Dalla vita alla festa della vita: formiamo una comunità, prendiamo coscienza di essere riuniti e preparati da Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
«lo offro la mia vita». Gesù ci presenta il volto di quel Dio che non pretende dall’uomo null’altro che di accettare il suo amore, il dono della sua vita. Dio non è un tiranno, ma un padre che vuole la nostra felicità. Noi pensiamo di dover dare a Dio; in realtà è Dio che dona tutto a noi. Se poi, spinti da tanta generosità, anche noi condividiamo ciò che abbiamo ricevuto, Dio ce lo ritorna centuplicato. Consapevoli di questa dinamica dei doni, celebriamo anche oggi il mistero della pasqua che si attua per noi nell’assemblea liturgica, dove il Signore ci colma dei suoi doni, della sua vita e della sua condivisione: “Della bontà del Signore è piena la terra; la sua parola ha creato i cieli” e crea in noi la sua generosità.
“O Dio, creatore e Padre, che fai risplendere la gloria del Signore risorto quando nel suo nome è risanata l’infermità della condizione umana, raduna gli uomini dispersi nell’unità di una sola famiglia, perché aderendo a Cristo buon pastore gustino la gioia di essere tuoi figli. Per Cristo Signore. Amen”.
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo la Parola, aderiamo all’azione dello Spirito Santo.
Richiamiamo la Parola, cioè persona, messaggio e attività di Gesù.
IL PADRE MI AMA PERCHÉ OFFRO LA VITA (Vangelo. Giovanni 10,11-18).
Duplice è il mio intimo legame: con il Padre e con voi. Nessun legame invece nel mercenario, tutto inteso a prendere quanto di vantaggioso vi è per lui. Io, il pastore, do me stesso alle pecore che m’appartengono. Davanti al pericolo il mercenario scappa, abbandona le pecore al lupo, che le rapisce e disperde. Io sono il loro pastore, ho cura di ogni pecora e le conduco tutte, anche quelle lontane: l’unione con me, che sono il pastore, è la tua vita. Nucleo dell’intimità che mi lega al Padre e ai miei, cioè a ciascuna persona, è l’amore, il dono di me stesso. Nel dare la vita sta il segreto per riceverla di nuovo. Lo capisce ed è in grado di farlo chi mi accoglie.
Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
L’OFFERTA DELLA VITA È UN CONTRASTO APPARENTE: NEL DARLA INFATTI LA RICEVI.
“In nessun altro c’è salvezza” e in nessun altro modo (Prima lettura. Atti 4,8-12). Il conflitto e la persecuzione sono elementi costitutivi dell’esperienza cristiana, fin dalle sue origini; è a causa della fede in Gesù risorto e delle opere compiute in suo nome che ora Pietro si trova in prigione. Ma lo Spirito Santo guida l’apostolo nella sua testimonianza davanti al sinedrio, donandogli una profonda capacità di confronto con la Scrittura e il coraggio di professare Gesù unico salvatore. Pietro, uomo semplice poco fa timoroso, neanche si accorge di tenere testa ai grandi della terra pensando solo a Gesù che ha conosciuto personalmente e che gli ha mandato dal Padre lo Spirito Santo. Con estrema fermezza Pietro denuncia il grande peccato commesso dai capi del popolo (“voi avete crocifisso Gesù”), e con altrettanta decisione proclama la salvezza, possibile per la potenza di Dio che ha cambiato quel male in un dono totale di vita (“Dio ha resuscitato Gesù dai morti”). Pietro fa la verità nella carità: ha sperimentato il peccato e la salvezza, e ora attira anche la nostra adesione nel confessare il peccato con l’entusiasmo della salvezza.
Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
ANNUNZIAMO LA TUA MORTE, SIGNORE, E PROCLAMIAMO LA TUA RISURREEZIONE.
Celebrate il Signore perché è buono (Salmo responsoriale: salmo 117/118). Apriamo la preghiera lodando e rendendo grazie a nome di tutti, perché nulla e nessuno esiste fuori di Cristo: “Celebrate il Signore, perché è buono; perché eterna è la sua misericordia. E’ meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nell’uomo, è meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nei potenti”. Ciascuno proclama con gioia e riconoscenza la propria storia di lotta e di confidenza nel Dio fedele: “Ti rendo grazie, perché mi hai esaudito, perché sei stato la mia salvezza”. Il Signore infatti ribalta le sorti e ha successo contro ogni aspettativa, come in se stesso così nei suoi fedeli: “La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo; ecco l’opera del Signore: una meraviglia ai nostri occhi. Benedetto colui che viene nel nome del Signore”. Invochiamo la stessa esperienza di grazia su tutta la famiglia umana: “Vi benediciamo dalla casa del Signore”. Concludiamo la preghiera di lode e di ringraziamento come l’abbiamo iniziata: “Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie, sei il mio Dio e ti esalto. Celebrate il Signore, perché è buono: perché eterna è la sua misericordia”.
Tutta la storia umana diventa continuazione del Signore Gesù. Il Nuovo Testamento (cf. Mc 12,10; Mt 21,42; Lc 20,17; At 4,11-12…) lo dice interpretando e meditando con questo salmo la storia di Gesù e del suo fedele.
Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
IO OFFRO LA MIA VITA, L’OFFRO IN OGNI PERSONA: IL PADRE VI AMA COME ME .
“Quale grande amore ci ha dato il Padre!” (Seconda lettura: Prima lettera di Giovanni 3,1-2. “Vedete quale grande amore…”: è un invito a sostare pieni di stupore sul dono ricevuto dal Padre. Non si può comprenderlo, ma lo Spirito ce ne fa intuire l’incomparabile portata. Viene espresso con un termine non in uso (agape) per dirne la novità. L’amore del Padre è tale da fare ciò che desidera; come nella creazione: Dio pronuncia la sua parola e chiama in essere le cose: “Chiamàti figli, lo siamo”. Lo Spirito Santo ci fa intuire la grandezza dell’amore di Dio che non si può comprendere, ma non si comprende neanche la grandezza dell’uomo figlio di Dio per lo Spirito che si riversa nel suo cuore: “Ciò che saremo non è stato ancora rivelato”. Il nostro essere figli di Dio è il punto di partenza (“fin d’ora siamo”). Siamo fatti per una crescita immensa (“saremo”), fino al rapporto di appartenenza reciproca nella comunione piena e totale (“saremo simili a lui”). Paolo lo acclama, e vuole che ne diveniamo coscienti per quanto è possibile. Non c’è altra via, non c’è altro nome nel quale noi possiamo essere salvati. Anche noi celebriamo il capolavoro di Dio per la nostra liberazione operata in Cristo, nostra salvezza. Il nostro gioioso alleluia pasquale è un segno di quella salvezza che un giorno si manifesterà in tutto il suo splendore nella pasqua eterna.
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
La parola di Gesù ci muove, e noi esprimiamo il desiderio che ci ha suscitato: mentre professiamo il credo chiediamo di aiutare la nostra fede per essere credenti, la nostra speranza per essere credibili, la nostra carità per essere creduti. Mentre preghiamo per tutti chiediamo: insegnaci a pregare, perché la nostra preghiera sia efficace. Mentre offriamo i nostri doni a Cristo per i bisogni delle sue membra, chiediamo di imparare a farlo in sua persona, come un solo pastore che offre la vita, e tutti abbiano vita in abbondanza, e possiamo pregare: “O Dio, che in questi santi misteri compi l’opera della nostra redenzione, fa’ che questa celebrazione pasquale sia per noi fonte di perenne letizia. Per Cristo nostro Signore. Amen”.
4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode,
ringraziamo e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, il Buon Pastore che depone la sua vita per radunare il gregge: per la sua vita, morte e risurrezione Cristo vince il peccato e la morte, l’universo si rinnova continuamente, e l’uomo ritorna realizzato alle sorgenti della vita: a te, o Padre, da dove siamo usciti come progetto. Grazie!
Siamo trasformati in Cristo, che, preso il pane e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione. Gesù in mezzo a noi ci risana e ci fa aderire alla tua volontà. Figlio tuo, o Padre, è solo Gesù Cristo. Ma Gesù comunica anche a noi la sua filiazione come un dono immeritato. Dice: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. “Siamo chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente”! Padre di Gesù, d’ora in poi sei anche il Padre nostro, per l’unica pietra, Cristo, scartata e divenuta testata d’angolo: unica base.
Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a donare se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù. Deponendo le sue vesti e riprendendo la nostra umanità ci fa gustare la gioia di essere tuoi figli, che tu hai fatto per te; in particolare oggi gustiamo la gioia di essere continuatori del buon pastore, Cristo, che si offre tramite noi sue membra. È una grazia, una gloria per gli uomini.
Intercediamo per tutti in Cristo che intercede per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo: radunati nell’unico gregge, giungiamo ai pascoli eterni del cielo. “E ho altre pecore; anche queste io devo condurre”. Gesù è il primo agente nella messa e nella vita. Dice: “Ho altre pecore”, “io devo condurre”. Poi aggiunge: “Ascolteranno”, “Diventeranno un solo gregge”: Gesù ci comunica cosa intende fare tramite noi nei riguardi di tutti, senza eccezioni. La vita e la preghiera della comunità ecclesiale è sempre aperta a tutti, come il cuore di Gesù.
Glorifichiamo perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo e in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità che fai risplendere di nuova luce: Gesù risorto. «Un solo gregge, un solo pastore» è la gloria di Dio. L’ascolto comunitario dell’unica voce di Gesù rafforza l’unità del popolo di Dio, ci fa simili a lui, dà unità all’intero suo corpo che acquista i pensieri di Dio, agisce in persona di Cristo e nessuno fa nulla autonomamente. Gloria di Dio è il Corpo di Cristo, la Chiesa, senza neoplasie: senza partiti che pretendono di vivere indipendenti da Cristo, portando morte in tutto il corpo.
5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Il Padre di Gesù è anche il Padre di tutti noi che ci nutriamo di Gesù dopo avere ascoltato la sua voce. Diventiamo un solo gregge e un solo pastore: Gesù pastore continua in noi verso gli altri. Manifestiamo quanto è amorevole la voce di Gesù che si rivolge al Padre, uniamo le nostre voci nell’unica sua preghiera che esprime tutta la vita cristiana, diciamogli tutti insieme: “Padre nostro…”. “E’ risorto il buon Pastore, che ha dato la vita per le sue pecorelle, e per il suo gregge è andato incontro alla morte. Alleluia”. Gesù stesso lo ripete: «Io sono il buon pastore e offro la vita per le pecore». Gesù, risorti con te, siamo gratuitamente autorizzati a chiederti: “Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, dona a tutti la tua pace, a cominciare da me: “Dì soltanto una parola e io sarò salvato”.
“Custodisci benigno, o Dio nostro Padre, il gregge che hai redento con il sangue prezioso del tuo Figlio, e guidalo ai pascoli eterni del cielo. Per Cristo nostro Signore”.
Ti rendiamo grazie, o Dio, per la forza dell’Eucaristia che aumenta la nostra comunione con tutti in te, o Padre, e nel Signore Gesù tuo Figlio. Usciamo da questa assemblea trasformati: esprimiamo con nuovi atteggiamenti nella nostra storia come ci fai tuoi figli perfetti come te, Padre nostro celeste, nel godere che tu ami tutti e perdoni tutto a tutti, preparando una storia per ciascuno in vista della salvezza.
Questa nostra identità è misteriosa per il mondo così come è misteriosa l’identità di Gesù per noi; ma è già presente e un giorno sarà manifestata in tutta la sua gloria. Ora la si può intuire in molti segni come l’accoglienza e il perdono reciproco nell’intimo. L’attuale nostra comunità di fede non esaurisce il numero dei chiamati; ne rappresenta solo una parte. Altri, tutti appartengono al gregge di Cristo e sono da lui amati e cercati: tramite noi.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Il Buon Pastore:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: il pastore, conduce, pascola, raduna, difende il gregge;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: il pastore, Javè fedele al suo patto d’amore per Israele;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: il pastore, unico e vero, Gesù secondo il comando del Padre;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: il pastore, la Chiesa raffigurata in Pietro e Giovanni continuazione del Cristo;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. il pastore, l’umanità redenta dal sangue prezioso di Cristo, gioiosa in lui.
Preghiamo:
O Padre, che in Cristo Buon Pastore ci introduci nella tua vita di intima comunione; concedici di aderire al tuo Figlio che hai designato fondamento della tua Chiesa. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).