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07/07/2002 – T. ORDINARIO – ANNO A – 14 DOMENICA – 2002

XIV DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno A – 07 giugno 2002

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; N [tuo nome].-
Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti me ad ascoltarti (Deut. 6,4; Lc 8,21; Is 6, 8; Ebr 10, 1-10; Rm 12,1s).

LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE.

MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, prima e seconda lettura alla luce del versetto al vangelo come chiave di rilettura.

Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu mi rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apoc. 22,17.20); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in me (Antifona alla Comunione):

Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi: io vi ristorerò, dice il Signore.

Io vi ristoro: perché sono destinatario dell’amore del Padre. Oggi mi rendo presente in atto di realizzare sulla terra il colloquio eterno e ristoratore fra Padre e Figlio nello stesso Amore: mostrare come il Padre si rivela principio di Amore; come il Figlio lo riceve e lo comunica a chi ha l’ignoranza di chi sa troppo bene, e la sapienza di chi non vuol sapere altro che me, Signore e Ristoro; tutto questo nel simbolo del cuore mite e compassionevole.
Io vi ristoro, perché sono il primo destinatario della benevola volontà del Padre mio. “Papà”, parlo di me in rapporto a te: tu sei l’Amante, origine dell’amore, io il Figlio Amato, destinatario del tuo amore; rapporto eterno che crea l’universo. “Ti benedico, Papà, Signore di tutto”, riconosco e amo il tuo amore supremo, incondizionato, acclamo il tuo volere benevolo, la tua “eudokìa”: beneplacito, piacere di amare.
Il nostro divino colloquio, l’intima nostra comunione di Amore reciproco, la nostra vita in atto da sempre, si estende e risuona ora nella mia umanità nel mondo: davanti a tutti dichiaro a te (Prefazio), proclamo, mostro il tuo Essere Amore: “Ti benedico, Papà!”; in me, Figlio tuo fatto uomo, risuona finalmente sulla terra e si estende il nostro colloquio eterno per esempio al Giordano: “Figlio, in te tutto il mio piacere!”, mentre sei in fila con i peccatori per ricevere con loro e come loro il battesimo da Giovanni il Battezzatore (3,17).
“Ti benedico, Papà!”, il tuo amore verso di me, in me si espande ad ogni creatura disposta ad accoglierti come io ti accolgo. “Ti benedico”: la benedizione che viene da te suscita nell’uomo una risposta, che è sempre inadeguata, perché l’uomo è limitato; ma ora sono finalmente sulla terra l’estrema tua benedizione all’umanità, e in me, per bocca mia l’uomo risponde in modo adeguato: “Ti benedico, Papà, Signore del cielo e della terra”.
“Papà”; non Padre, ma Papà; rivelo il tuo nome nuovo, finora del tutto misterioso; “Papà”: un vezzeggiativo, confidenziale, per la fiducia piena che ripongo in te come un bambino nel suo Papà; è un rapporto familiare con Dio, inconcepibile per una persona umana; ma ora possibile in me; si basa sulla mia apertura a e il mio abbandono in te.
“Ti benedico, Papà, perché la tua “eudokìa”, la tua “volontà di benevolenza”, beneplacito, piacere di amare, è verso gli uomini come verso di me; nel tuo amore tu metti tutto ugualmente a disposizione di tutti: “Fai sorgere il tuo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, fai piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti” (5,45); chiami a te anche i cuori ribelli; il tuo affetto non diminuisce per il fatto che non è accolto; non escludi nessuno dalla possibilità di ritornare a te; nell’apparente rifiuto, “l’opera” che mi dai da compiere non è vana: è la nostra vita.

Io vi ristoro: perché “tutto mi è stato dato dal Padre mio”. “Nessuno conosce” me, il Figlio, come un papà, se non il Papà mio che mi dà se stesso, tutto ciò che sono: mi “conosce” come se stesso! E nessuno conosce il Papà mio come me, suo Figlio: lo conosco come me stesso, come il mio essere che ho da lui. Nel suo Essere comunicato a me e nel mio Essere ricevuto da lui domina l’Eudokìa, la “volontà di benevolenza”: è un “comunicare – ricevere” voluto attivamente, è amore che vuole estendere se stesso: io opero perché sia partecipato a tutti; questa è la verità, la mia vita; per questo sono venuto nel mondo e sono tornato al Papà.
“Queste cose il Padre rivela ai piccoli”, partecipi di questa eucaristia, presenti e assenti; come ai miei discepoli e agli apostoli; rivelazione aperta a tutti tramite me, ma non da tutti accolta. “Ti benedico, Papà”: mentre giunge al culmine la rivelazione del tuo Amore, mi rifiutano Cafarnao, Corazin, Betsaida (11,20ss), città a me più vicine, centri culturali, politici, religiosi e commerciali, con sinagoghe, maestri e tradizioni; mi accoglie invece la gente povera e semplice: contadini, pastori…

Io vi ristoro: perché il mio giogo è dolce, è soave. Mite, umile, non faccio pesare su di voi il “peso”, il valore, l’importanza della vita divina; un programma esigente, grande, superiore alle vostre forze, vi accompagna dall’inizio della vostra esistenza, del vostro viaggio dal Padre fino al ritorno presso di lui; l’uomo s’impone di rispondere con gioia alle esigenze di Dio, poi scopre il proprio limite, l’incapacità di realizzarle: riconosci di essere piccolo; mite e umile (5,3s) io vengo a te, per servire, non per cercare il potere: ti traccio la via (discorso della montagna: 5-7), e come guida ti conduco, pieno di misericordia, attraverso i campi di grano, non schiavo della legge del sabato, ma padrone con me di un riposo fatto per te; attraverso l’orto degli ulivi ti conduco fino alla nube della presenza del Padre, sul monte delle beatitudini: io prego al Getsemani e sempre, mentre tu, con gli occhi appesantiti dal sonno, dormi sulle braccia del tuo bel Pastore.
Potenti e sapienti di questo mondo disprezzano i “piccoli” che confidano nel Signore; ma “perirà la sapienza dei sapienti e si eclisserà l’intelligenza degli intelligenti” (Is 29,14); ciò che nel mondo è stolto, debole, ignobile, disprezzato e non vale niente confonde e riduce a nulla dotti e sapienti nei loro pensieri (1Cor 1,19ss). Lo sa Matteo di Cafarnao: a lui, affaticato e oppresso, sfuggono “queste cose”; conosce tutto ciò che mi riguarda, ma senza coglierne l’importanza e il senso profondo; gli è nascosto, e poi gli è rivelato dal mio sguardo; nel silenzio lo testimonia, lo scrive, e dal cuore gli scaturisce gioia e letizia. Un inno di giubilo nello Spirito esplode dal mio intimo ed esclamo ora per bocca vostra, piccoli e semplici qui adunati che mi accogliete:

Benedetto sei tu, Signore, umile re di gloria.

Io vi ristoro: perché Messia giusto, vittorioso e mite, predetto dai profeti. Con la vittoria a Isso (333) Alessandro Magno appare il vero Messia; chi è più potente di lui? Un araldo proclama davanti a tutto il popolo: “Esulta, Gerusalemme: ecco, viene il tuo re, giusto e vittorioso: umile”. Situazioni difficili, di rifiuto manifestano spesso non solo la potenza, ma anche la giustizia del mite e umile: di chi confida in Dio.
Grande come Dio sono giusto piccolo come uomo: “Ti benedico, Papà”; Figlio di Dio tutto possiedo, figlio di Davide tutto mi è stato dato; Servo di Dio cavalco non il cavallo del conquistatore ma l’asino dell’uomo semplice, pacifico; Povero di Iavè vinco peccato, malattia, morte: sono la Pace totale.

Benedetto sei tu, Signore, umile re di gloria.

Io vi ristoro: perché abita in voi il mio Spirito. Risorto, sono costituito Signore, godo di dare a tutti lo Spirito Santo, l’Eudokìa del Papà, il suo volere benevolo: gratuitamente ricevo, gratuitamente do. Tu ricevi lo Spirito e gridi con me: “Abbà, Papà!”; continua in te la mia Sapienza, il mio vivere è in una Parola: “Papà!”; vero nome di Dio e vero agire umano: te lo rivelo, te lo comunico come io stesso lo vivo; non è un semplice rapporto formale, una parola, un modo di dire; è anche sostanziale: sei costituito vero figlio di Dio in me; è in te la fonte della mia gioia; la provi sussurrando con il cuore: “Papà”… Ripeti lentamente, pensa: sono in Gesù tuo Figlio, “Papà”; Gesù in me ti dice: “Papà”; in lui con tutto me stesso ti chiamo: “Papà” come lui ti chiama da sempre: “Papà”. – La tua vita religiosa trova senso.
“Ti benedico, Papà”: è il mio “inno di giubilo”, il mio magnificat in Maria, nell’assemblea dei fedeli: “Benedetto sei tu, Signore, umile re di gloria”; diventa prefazio: “E’ veramente cosa buona, giusta benedirti sempre e in ogni luogo, Padre santo”.

Benedetto sei tu, Signore, umile re di gloria.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica del Vers. Resp.,
Benedetto sei tu, Signore, umile re di gloria,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
in lui ti riveli ai piccoli e doni ai miti il tuo regno;

attualizzazione: consacrazione Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù umile re di gloria è in mezzo a noi;

offerta: nostra in Cristo al Padre In noi, Padre, si offre a te Gesù:
ci rende poveri, liberi ed esultanti nel tuo Spirito;

intercessione: per tutti vivi defunti Tutti, Padre, accogli in Cristo:
quanti portano il giogo soave e annunziano gioia;

lode finale: esplosione di sentimenti A te, Padre, ogni onore e gloria:
dall’umanità mite, umile che accoglie il tuo Cristo.

CONTEMPLAZIONE
Contempliamo, per esempio, La Benevolenza.
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque momenti (v. LG 2):

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione:
benevolenza dell’uomo mite che accoglie gli altri;

figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza
benevolenza di Dio, re mite che accoglie Israele;

compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi:
benevolenza di Dio in Gesù, uomo mite e umile;

manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso:
benevolenza di Gesù nei piccoli che l’accolgono;

completa, alla fine, nella gloria della Trinità.
benevolenza di Gesù in tutti, nella gioia del Padre.

Preghiamo:
Padre, Signore del cielo e della terra, che ai piccoli riveli i misteri del regno; tutto il popolo in Gesù umile re di gloria ti acclami: “Tu sia benedetto!”. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).