07/10/2007 – T. ORDINARIO – ANNO C – 27 DOMENICA – 2007
Preparazione alla celebrazione della messa.
27ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO.
Anno C – 7 Ottobre 2007
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
TESTI e MEDITAZIONE.
TESTI
Antifona d’Ingresso Est 13,9.10-11
Tutte le cose sono in tuo potere, Signore, e nessuno può resistere al tuo volere. Tu hai fatto tutte le cose, il cielo e la terra e tutte le meraviglie che vi sono racchiuse; tu sei il Signore di tutto l’universo.
Colletta
O Dio, fonte di ogni bene, che esaudisci le preghiere del tuo popolo al di là di ogni desiderio e di ogni merito, effondi su di noi la tua misericordia: perdona ciò che la coscienza teme e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare. Per il nostro Signore…
Anno C:
O Padre, che ci ascolti se abbiamo fede quanto un granello di senapa, donaci l’umiltà del cuore, perché cooperando con tutte le nostre forze alla crescita del tuo regno, ci riconosciamo servi inutili, che tu hai chiamato a rivelare le meraviglie del tuo amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
Prima Lettura Ab 1,2-3; 2, 2-4
Il giusto vivrà per la sua fede.
DAL LIBRO DEL PROFETA ABACUC
Fino a quando, Signore, implorerò e non ascolti, a te alzerò il grido: «Violenza!» e non soccorri? Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione? Ho davanti rapina e violenza e ci sono liti e si muovono contese.
Il Signore rispose e mi disse: «Scrivi la visione e incidila bene sulle tavolette perché la si legga speditamente. E’ una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà». Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede.
Salmo Responsoriale Dal Salmo 94
FÀ CHE ASCOLTIAMO, SIGNORE, LA TUA VOCE.
Venite, applaudiamo al Signore, / acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie, / a lui acclamiamo con canti di gioia. R/
Venite, prostràti adoriamo, / in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.
Egli è il nostro Dio, e noi il popolo del suo pascolo, / il gregge che egli conduce. R/
Ascoltate oggi la sua voce: «Non indurite il cuore, / come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri: mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere». R/.
Seconda Lettura 2 Tm 1,6-8.13-14
Non arrossire della testimonianza del Signore nostro.
DALLA SECONDA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO A TIMOTEO.
Carissimo, ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te per l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza. Non vergognarti dunque della testimonianza da rendere al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma soffri anche tu insieme con me per il vangelo, aiutato dalla forza di Dio.
Prendi come modello le sane parole che hai udito da me, con la fede e la carità che sono in Cristo Gesù. Custodisci il buon deposito con l’aiuto dello Spirito santo che abita in noi.
Canto al Vangelo Fil 2,15d. 15a.
Alleluia, alleluia.
Risplendente come astri nel mondo tenendo alta la parola di vita. Alleluia.
Vangelo Lc 17, 5-10
Se aveste fede!
DAL VANGELO SECONDO LUCA
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Aumenta la nostra fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare».
Sulle Offerte
Accogli, Signore, il sacrificio che tu stesso ci hai comandato d’offrirti e, mentre esercitiamo il nostro ufficio sacerdotale, compi in noi la tua opera di salvezza. Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla Comunione Lam 3,25
Il Signore è buono con chi spera in lui, con l’anima che lo cerca.
Oppure: Cf 1 Cor 10,17
Uno solo è il pane, e noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo, perché partecipiamo tutti dell’unico pane e dell’unico calice.
Anno C: Lc 17,5
Dissero gli apostoli a Gesù: «Signore, aumenta la nostra fede!».
Dopo la Comunione
La comunione a questo sacramento sazi la nostra fame e sete di te, o Padre, e ci trasformi nel Cristo tuo Figlio. Egli vive e regna, nei secoli dei secoli.
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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. T. Ordinario – Anno C –..ª Domenica – ../../….); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:
LA SAPIENZA D’UN NORMALE VIVERE CRISTIANO CONSISTE
NEL CONFIDARE PIENAMENTE IN DIO PADRE.
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, culmine e fonte della Vita.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Prendiamo coscienza di essere una comunità riunita e preparata dallo Spirito di Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia..
La persona normale ha la consapevolezza dei propri limiti; questo crea la disponibilità a riconoscere Dio Creatore, e acclamare: “Tutte le cose sono in tuo potere, Signore, e nessuno può resistere al tuo volere. Tu hai fatto tutte le cose, il cielo e la terra e tutte le meraviglie che vi sono racchiuse; tu sei il Signore di tutto l’universo” (Antifona d’Ingresso: Est 13,9.10-11). Persone di questa fede, con il battesimo, che rinnovano con il segno della croce, sono abilitate a celebrare la santa messa, come membra dell’unico primo agente, Gesù Cristo. Queste persone riconoscono «Dio, fonte d’ogni bene», superiore alle capacità umane e ai desideri di bene che Dio ha immesso nel cuore dell’uomo, perché ognuno di noi chieda e sia esaudito al di là d’ogni desiderio e d’ogni merito. Queste persone, infine, non pongono la loro fiducia nelle realtà create, finite; ma solo in Dio: diventa normale per loro aderire al Signore, ascoltare la sua parola, lavorare «per il regno di Dio», e godere che Dio riveli tramite loro «le meraviglie del suo amore» (cfr Collette).
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo quindi la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.
Richiamiamo la Parola: persona, messaggio e attività di Gesù.
IL DISCEPOLO È UN UOMO DI FEDE. SEGUE GESÙ E GLI CHIEDE AIUTO PER IMITARLO.
Gesù parla direttamente ai suoi discepoli, senza argomenti che giustifichino le sue affermazioni. Gesù fa riferimento alla fedeltà di Dio e alla fede dell’uomo; dice semplicemente: “«Sforzatevi» per entrare nel regno di Dio” (Lc 13,24); “Perdonate e Dio vi perdonerà” (cfr Lc 6,37); siate pieni di bontà come Dio vostro Padre è pieno di bontà. – Con il loro senso d’impotenza, umanamente parlando e tanto più di fronte alle esigenze del loro Maestro, i discepoli sempre insieme a Gesù, gli chiedono un costante aiuto, dicendo: “Aumenta la nostra fede” (Lc 17,5); preghiera che esprime la ferma volontà a rimanere «in lui» come «tralci nella vite» (cfr Gv 15,1-8), preghiera che risuona come un atteggiamento, non come semplice domanda d’un momento. È uno stato d’animo, una preghiera del cuore, percepita come un dono, legato alla vita. È la preghiera degli stessi discepoli che per bocca di Pietro hanno detto a Gesù: “Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” (Gv 6,68). Gesù guarda i suoi discepoli, vede la loro fede, la loro adesione alla sua persona, e dice con l’immagine del seme: “Se anche fosse piccola come un granellino di senapa… quante cose potreste già fare…”; con la semplice adesione a me, infatti, potete già fare quello che v’insegno, perché il mio insegnamento consiste nell’informare la persona, che si rende disponibile e mi ascolta, di quanto sto facendo tramite lei. Basta rimanere in me «come i tralci nella vite», celebrando il mio nome, e voi «passate» da voi stessi a me; ecco la fede, piccola come un granello, ma che «sradica» il gelso o meglio (secondo l’antico testamento greco) la pianta del sicomoro (cfr anche Lc 19,4), cioè del vostro io, capace di rimanere piantato per seicento anni, date le sue radici profonde. Dpo questo grande «passaggio» dall’io umano a me, mediante la vostra fede, poca ma sufficiente per quest’adesione a me, tutto il resto va da sé, perché quando uno mi presta l’attenzione dell’assemblea celebrante, per ripetere con il cuore i miei gesti e le mie parole, che vanno ben oltre il gesto e la parola, come ho comandato di celebrare, io parlo e suscito nell’intimo la risposta, da esprimere con le parole che lo Spirito Santo mette sulle labbra con l’efficacia di Dio, che fa dal nulla ogni cosa.
Questa fede in Dio, o abbandono, che ti dispone a fidarti totalmente di Dio, quando parla o quando tace, è la «disponibilità» richiesta da Dio ad Abacuc nella prima lettura: «il giusto vivrà per la sua fede». Questa è la disponibilità che Gesù richiama nella parabola del «servo»; che Gesù ha in se stesso nei confronti del Padre, e che attua nelle sue membra; in noi, «assemblea celebrante il nome di Gesù». Il servo che ha un rapporto d’affari con il suo padrone, compie un lavoro, riceve la paga; e sono alla pari, servo e padrone; nessuno è debitore, nessun rapporto personale fra loro; ma Gesù, nella sua parabola, parla solo del servo; e di questo servo Gesù rileva solo la piena disponibilità verso il suo padrone: si sente come uno di casa, semplicemente servo di turno dei suoi familiari, senza attendersi nulla in cambio, perché in possesso di tutto, come il suo signore. Il padrone fa tutto tramite il suo servo, che dispone di quanto ha il suo padrone. Servo disponibile che dispone di tutto, quindi. Tale è Gesù, il Servo di Dio, che si abbandona totalmente a Dio suo Padre; prima serve, poi dice di se stesso, capo e membra, con piena consapevolezza: “Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli” (Lc 12,37). Gesù, “innalzato pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che egli aveva promesso, lo ha effuso” su di voi (Atti2,33). “Tutto quello che il Padre possiede, infatti, è mio; per questo ho detto, che prenderà del mio e ve l’annunzierà” (Gv 16,15).
Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
IL DISCEPOLO DI FEDE AUTENTICA S’AFFIDA A DIO QUANDO PARLA E QUANDO TACE.
Anche il profeta Abacuc, come tutti gli uomini di Dio, gli chiede: “Fino a quando, Signore, implorerò e non ascolti?” (Prima Lettura: Ab 1,2-3; 2, 2-4). Questa domanda in Abacuc è molto sentita, perché il profeta constata violenza e iniquità, rapina, liti e contese nello stesso popolo dell’Alleanza. Anche Gesù fa esperienza del silenzio di Dio; nella notte degli ulivi, quando l’agonia del giusto non trova risposta e il sangue innocente viene sparso per ordine dei potenti di turno; quando sulla croce Gesù grida: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.
Alla stessa domanda Dio dà la medesima risposta: c’è “una scadenza; se indugia, attendi, perché certo verrà e non tarderà”, recepita però da ciascuno in modo diverso: “Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede”. L’empio confida nel suo potere; si appoggia su una realtà fragile e inconsistente, perciò si piegherà. Il giusto confida nel potere di Dio; si appoggia su una realtà nascosta ma ferma, perciò parteciperà alla stessa qualità di Dio. Paolo aggiunge: “Tutto quello, infatti, che non viene dalla fede è peccato” (Rom 14,23); affermazione che potrebbe essere presa a conferma degli stessi insegnamenti di Gesù; quello che non deriva dalla confidenza in Dio viene dalla paura, è segno di «rivendicazione» che avanza, di meriti pretesi che fermano il cammino di comunione, con noi stessi e con gli altri, con Dio e con le cose. La ricompensa che si riceverà, infatti, sarà sempre grazia e mai cosa dovuta.
Il giusto vive, sta fermo e saldo come la roccia, diventa l’«Amen» di Cristo che continua; il giusto si fida di Yavè, si appoggia su lui, come Abramo, il popolo di Dio, e ogni credente. Dio che tace o che parla è il fondamento, la fermezza, la fedeltà; con la sua presenza sensibile e rassicurante, o con la sua indicibile assenza, perché quando si manifesta, Dio fa intendere chiaramente d’essere presente come Padre buono, fin da prima d’ogni sua rivelazione.
Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
FA’ CHE ASCOLTIAMO, SIGNORE, LA TUA VOCE.
Noi, assemblea celebrante in persona del tuo Figlio Gesù, mentre riconosciamo che tutte le cose sono in tuo potere, o Padre, e che tu hai fatto tutte le cose, perché tu sei il Signore di tutto l’universo (cfr ingresso), sappiamo che tu ci puoi fare ascoltare la tua voce, e confidare pienamente in te; per questo, lasciando risuonare in noi il grido del tuo Figlio fatto uomo, acclamiamo: “Fa’ che ascoltiamo, Signore, la tua voce” (Salmo Responsoriale: Salmo 94/95). Tutti siamo invitati alla lode, tutti acclamiamo al Dio dell’Alleanza; egli è il Creatore e il sommo Signore del mondo; egli è il pastore che ama e salva Israele suo gregge: “Venite, applaudiamo al Signore; acclamiamo alla roccia della nostra salvezza”. “Venite, prostràti adoriamo… il Signore che ci ha creati. Egli è il nostro Dio, e noi il popolo del suo pascolo; il gregge che egli conduce” (Ezechiele 34,11,31; Gv 10).
Siamo invitati a vivere fedelmente la parola del Signore: “Ascoltate oggi la sua voce”; a non rivolgerci contro di lui, ma ad essere «Servi del Signore» in Gesù. “Non indurite il cuore”, come Israele “a Merìba”, luogo della tentazione, o “come nel giorno di Massa”, altro luogo di tentazione nel deserto, terra di Dio, “dove mi tentarono i vostri padri, mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere” (cfr Es 17,1-7 e paral.). I cristiani conoscono la promessa di Dio, ma anche ala tentazione, perché la chiesa cammina sulla terra come Israele nel deserto. Se vogliamo entrare nella nuova terra promessa, cioè prendere parte alla vita di Dio, dobbiamo chiedere a Dio la fedeltà: ogni giorno è l’«oggi» nel quale è necessario ascoltare la voce di Dio.
Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
NON ARROSSIAMO NEL CONFIDARE PIENAMENTE NEL SIGNORE NOSTRO GESÙ CRISTO.
Paolo si presenta a Timoteo come vero discepolo che confida pienamente nel Signore (Seconda Lettura: 2 Tm 1,6-8.13-14), e gli dice: “Non vergognarti dunque della testimonianza da rendere al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma soffri anche tu insieme con me per il vangelo, aiutato dalla forza di Dio. Prendi come modello le sane parole che hai udito da me”; e gli richiama due doni da parte di Dio, che devono essere custoditi come condizione di buon discepolato: «ravvivare il dono di Dio che è in te per l’imposizione delle mie mani», custodire «il buon deposito» della fede. Questi doni rendono pieni di «forza, amore e saggezza», «con la fede e la carità che sono in Cristo Gesù» e «con l’aiuto dello Spirito santo».
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
Mentre rispondiamo alla Parola del Signore, presentando all’altare i nostri doni, prendiamo coscienza che il nostro essere «semplicemente servi» diventa «esercizio d’ufficio sacerdotale», mediante il quale tu stesso, o Dio, «compie in noi la tua opera di salvezza. Per Cristo nostro Signore», perché il nostro «essere semplicemente servi» in Cristo, e il nostro «ufficio sacerdotale»in lui sono «sacrificio che tu stesso ci hai comandato d’offrirti». Tutto ciò che Dio fa in noi di sua iniziativa è immenso, sia che facciamo cose umili sia che ufficiamo al suo altare, perché è sempre Dio che opera in noi e mediante noi che ci affidiamo a lui.
4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, il tuo servo che ci rivela la tua misericordia. Il servo è felice di servire il suo padrone, come io faccio con il Padre mio, può dire Gesù; e voi imparate da me, a vivere il vostro servizio nell’umiltà e nella gioia del dono di voi stessi agli altri, a mia imitazione.
Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione: Gesù è qui presente, noi, il popolo che egli conduce. Servendo i fratelli nell’amore, doniamo a nostra volta la misericordia che abbiamo ricevuto; siamo stati fatti per questo, e così noi ci realizziamo; questa è la nostra ricompensa.
Diveniamo «luogo riservato» a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù. Noi oggi ascoltiamo la sua voce, e vediamo le sue opere attuate in noi, mentre dice: Io dono me stesso a tutti e continuo a donarmi in voi che mi rispondete: “Annunziamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione”, come membra tue, nostro capo che ti doni!
Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo. Prostràti, adoriamo e acclamiamo con canti di gioia; perché come Gesù ci ha amato e ho dato se stesso per noi; così desideriamo e chiediamo che aumenti in noi la stess’esperienza di misericordia, o Padre, verso tutti.
«Glorifichiamo» perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità salvata per la tua misericordia. Diciamo Signore «aumenta la nostra fede»; e ai fratelli chiediamo «la misericordia di Dio e la vostra fraternità». Portiamo i pesi gli uni degli altri, così adempiamo la legge di Cristo (Gal 6,2).
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5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Nella fede partecipiamo tutti dell’unico pane e dell’unico calice (Cf 1 Cor 10,17), perché «il Signore è buono con chi spera in lui, con l’anima che lo cerca» (Lam 3,25), e si accosta per ricevere il pane spezzato che le offre. Dobbiamo chiedere solo: “Signore, aumenta la nostra fede!”, perché “la comunione a questo sacramento sazi la nostra fame e sete di te, o Padre, e ci trasformi nel Cristo tuo Figlio”, che vive e regna sempre da renderci in grado di stare fiduciosi nel Signore, in ogni momento e in ogni situazione della nostra esistenza, perché questa è la vera testimonianza cristiana.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, La fede:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: fede, del servo che s’affida al padrone, e del Padrone al servo;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: fede, del profeta in Dio e di Dio nel profeta;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: fede, del servo Gesù nel Padre e del Padre in Gesù;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: fede, di Gesù e della chiesa nel «buon deposito», la Bella Notizia, con l’aiuto dello Spirito Santo;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: fede, dell’umanità in Dio Padre, che sazia fame e sete di tutti, trasformandoci in Cristo suo Figlio.
Preghiamo:
O Padre, tutto ciò che nasce da te vince il mondo, e questa è la vittoria che sconfigge il mondo: la nostra fede, che ci fa risplendere come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita; fa’ che ascoltiamo la tua voce. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).