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07/10/2012 – T. ORDINARIO – ANNO B – DOMENICA 27 – ANIMATORI –

Ci prepariamo alla celebrazione della messa nel rito e nella vita.
27ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO – Anno B.
7 Ottobre 20012. Traccia per Animatori Gruppi Liturgici Parrocchiali.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.

Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti. Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio.
La Parola di Gesù alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il suo messaggio, che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione nel rito e nella vita.
Messaggio di oggi:
L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto.
Ci benedica il Signore tutti giorni della nostra vita.
Accogli il regno di Dio come un fanciullo! Entrerai nella mia comunione con il Padre.
“L’uomo non separi ciò che Dio ha congiunto”. È un progetto divino di totale donazione reciproca. Non può essere abolito da una dispensa umana (vangelo). Progetto divino è l’amore complementare dell’uomo e della donna, oggetto del primo canto dell’umanità: “Questa volta essa è carne della mia carne e osso delle mie ossa” (prima lettura). Progetto divino che unisce: realizzato pienamente in Gesù con gli uomini: “Colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da uno solo; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli”. Questa unione è fondamento della vita cristiana: io, il Signore, dice Gesù, rendo tutti gli uomini «luoghi riservati» a me, e continuo a operare in voi, per esempio, in questa eucaristia (2ª lettura). Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di rendervi una sola cosa con Dio Padre mio nella mia carne: in me si attua la realtà presente nel simbolo degli stessi «carne e ossa». – Ci benedica il Signore, fonte della vita.

VANGELO (Mc 10,2-16). Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltarlo. Gesù conclude: “Oggi si attua la Parola che udite”. – Richiamiamo la Parola di unione sponsale, e aderiamo all’azione dello Spirito che ci fa tutt’uno con il Padre, nell’unica carne di Gesù, il Cristo di Dio.
Sequenza. Nel suo viaggio verso Gerusalemme, Gesù forma i discepoli ad una mentalità nuova. Marco riporta catechesi importanti, che segnano il cammino del discepolo verso la croce. In questa 27ª domenica anno B leggiamo l’inizio di Marco c. 10. Due scene importanti. La 1ª riguarda il matrimonio, la 2ª, i bambini.
Rilettura. Le situazioni di Matrimonio e bambini presentate da Gesù sono originali: due capovolgimenti della mentalità cristiana rispetto alla situazione ebraica del tempo e alla logica umana in genere; due capovolgimenti che s’illuminano a vicenda.
Riguardo al matrimonio: nella legislazione di Mosè era previsto il ripudio della donna. Discorso maschilista: da parte dell’uomo c’era la possibilità di mandare la moglie se c’era in lei qualcosa che non andasse bene. Discutevano i maestri ebrei su quali erano le condizioni per poter ripudiare la moglie. Il testo del deuteronomio citato a Gesù diceva che se il marito trova qualche cosa di negativo può rimandarla. Discutevano su cosa si poteva intendere come negativo, in ebraico c’è un’espressione strana: «nudità di cosa»; e non si sa che cosa s’intenda. Anche grandi maestri come Shaddai e Hillel non sono d’accordo.
I farisei si avvicinano a Gesù per mettere alla prova: vedere se d’accordo o meno con Mosè. Il popolo può sapere che seguirebbe un disobbediente a Mosè, e quindi a Dio; e lo interrogano sul ripudio della moglie anziché, come vivere meglio lo stesso matrimonio. Non sono interessati della volontà di Dio sulle relazioni umane, ma dei propri interessi. Citano la Legge di Mosè (Deuteronomio 24) in ciò che fa loro comodo, non in ciò che Dio comunica loro tramite il suo servo Mosè. Sotto il nome di Mosè quindi va prima di tutto la Torah e poi la Legge. Ma i farisei citano il passo della legge di Mosè che dice: Si dia almeno un libello di ripudio alla donna che non si vuole più tenere. – Al tempo di Gesù due scuole più o meno rigide ammettevano il ripudio rifacendosi alla stessa Legge di Mosè. Ma già nell’antico testamento c’erano delle resistenze al ripudio. Il Cantico dei Cantici per esempio riporta le parole della donna al suo uomo: “Mettimi come sigillo sul tuo braccio, come sigillo sul tuo cuore”. Un gesto per dire: Tu non puoi liberarti di me come vuoi: impresso nel tuo cuore è il mio cuore, come parte della tua identità. – Anche la scuola di Qumran era contro il ripudio, considerato anticamera della poligamia.
Gesù, invitato a dichiararsi con che scuola sta, non si lascia trascinare da raggiri d’opinione. Egli presenta anzitutto sé stesso come colui che porta l’uomo alla santità della prima origine. Gesù pretende di sapere qual è il progetto divino, e dice di essere venuto a realizzare l’autentico progetto di Dio che è la possibilità di una relazione uguale fra marito e moglie, di accoglienza e di dono reciproco al punto da diventare una carne sola. Al di là del discorso pratico, in Gesù c’è il superamento di una mentalità di predominio da parte dell’uomo, che usa la donna: Gesù parla di una relazione uguale di amore che diventa dono. Afferma: “Per la durezza del vostro cuore Mosè ha permesso questo”. Già Ezechiele affermava che Dio aveva dato a Israele delle leggi non del tutto buone a causa dell’incapacità d’Israele a eseguirle come si deve. Il ripudio quindi fa parte della durezza del cuore umano; e non va incoraggiato l’uomo che con il ripudio non cammina secondo Dio. Gesù perciò si rifà direttamente al testo della creazione della coppia (Genesi), rilevando come all’origine dell’uomo e della donna c’è il Signore. Quindi la coppia non è tale solo per volontà umana; Dio li ha fatti incontrare, Dio li ha stabiliti come sono. L’incontro fra questi due esseri sessuati li rende «una sola carne», cioè un solo essere umano, debole, ma più completo. Ciò non comporta solo una comunione sessuale – corporale, ma anche una unione molto più profonda e personale. Gesù allora conclude: Tale unione fatta da Dio può essere sciolta solo da Dio. E “l’uomo non separi ciò che Dio ha congiunto”. Così Gesù riporta la questione al suo centro, dichiarando due cose: il ripudio esiste solo per la durezza del cuore umano; il ripudio non è secondo il sogno di Dio che ha voluto uomo e donna in perfetta uguaglianza, in intima comunione reciproca. Ogni volta che si ricorre al ripudio, si dimostra a se stessi di appartenere a un popolo dal «cuore duro». Gesù non contrappone Mosè a Mosè, ma Torah a Legge = Dio a Mosè, che deve tener conto della sklerokardia (durezza di cuore) ebraica.
In privato, da buoni ebrei, i discepoli chiedono spiegazioni. E Gesù ribadisce il suo pensiero già espresso: “Chi ripudia la moglie commette adulterio”. E anche “se la donna ripudia il marito, commette adulterio”. Quest’ultima espressione, riguardo alla donna, è modellata sul pensiero di Gesù riguardo al ripudio da parte dell’uomo. In Palestina infatti la donna non aveva capacità giuridica per ripudiare il marito. In altre culture, dove la donna è riconosciuta uguale al marito, invece, la legge le permette di ripudiarlo. Il pensiero di Gesù, quindi, di non ripudio, vale anche nei suoi confronti: come l’uomo, anche la donna commette adulterio, se a sua volta ripudia il marito!
DALLA COPPIA AL FRUTTO: i bambini. Al brano, che ha il tema del ripudio, la liturgia unisce il brano che ha come fulcro il bambino. Gesù capovolge il matrimonio, dichiarando di avere il pensiero di Dio, e il diritto di eseguirlo; capovolge l’atteggiamento nei confronti dei bambini, che lui considera massimamente degni di attenzione e rispetto autorevole. Si potrebbe obiettare che non c’entra proprio nulla, anzi è contro la suddivisione letteraria della Scrittura. Ma la chiesa, che ha il potere di riconoscere ciò che è ispirato o meno da Dio riguardo ai libri sacri, ha dallo Spirito il potere anche di usare la sacra Scrittura in modo che esprima e attui il mistero di Cristo nelle sue membra, in tutta l’umanità, a cominciare dal suo nucleo: la coppia, la famiglia. Il bambino infatti getta luce in tutto il nuovo brano liturgico: accettare il pensiero di Gesù, circa il rifiuto del ripudio, significa avere la capacità che ha un bambino nell’accogliere il regno. La coppia di adulti impàri dal figlio. Il bambino si fida del Padre, della madre, dell’adulto, come noi ci fidiamo di Dio Padre e del suo Figlio Gesù. Il piccolo c’insegna fiducia esemplare ad accogliere la dottrina di Gesù sul matrimonio espressa con suprema chiarezza e semplicità da Gesù. 2 capovolgimenti s’illuminano
DAL DETTO AL FATTO. Il bambino accoglie Gesù con tutte le sue esigenze; ma anche Gesù accoglie il bambino (Mc 10,13-16): fa gesti straordinari da Maestro sublime, qual è Gesù, verso un essere allora considerato un nulla come il bambino, «ultimo» della società insieme alle donne, ai schiavi e ai forestieri. Alle parole: “Lasciate che i bambini vengano a me, non impeditelo loro” e: “A chi è come loro appartiene il regno di Dio”, Gesù aggiunge gesti molto espressivi: li prende fra le braccia, impone loro le mani e li benedice. Abbraccio e imposizione delle mani significano che Gesù accoglie nel Regno i bambini, forma un tutt’uno con loro; la benedizione poi vuol dire che Gesù intende esaudire il desiderio dei responsabili del bambino: i genitori che amano i bambini come Gesù li ama, gustano la premessa del Regno; i genitori che accettano il bambino con tutto il suo mondo, sono disponibili ad accettare il Regno con tutto ciò che esso comporta: un regno di Dio gratuito, come gratuita è l’accoglienza del bambino. Una persona rinunzia a potenza e prestigio, a ricchezza e sicurezza, e accoglie il Regno, lo considera dono straordinario, attende che si compia la volontà di Dio su di lei.
DA ISRAELE A GESÙ. Dall’affermazione: «L’uomo non separi ciò che Dio ha congiunto», Gesù passa al fatto di non ripudiare lui stesso Israele che lo ripudia. Gesù è lo Sposo; parla di se stesso e nell’atto di «stringere fra le braccia, imporre le mani e benedire» i bambini, mostra di accogliere, e non di ripudiare farisei avvicinatisi per metterlo alla prova, e discepoli rimproverati perché sgridano i bambini. Nella figura dei bambini, ora farisei e discepoli sono presi fra le braccia come creature a sua immagine fin dal principio, ripieni di Spirito Santo, benedetti perché diventino bambini capaci di accogliere Gesù come un bambino.
DAL GESÙ STORICO AL CRISTO ATTUALE: presente nella liturgia e nella vita. Ecco cosa fa ancora e sempre Gesù nella Liturgia: ne cambia anche i testi, per attuare in noi, sua Sposa, il suo mistero di Sposo. Noi ne siamo coscienti e grati! Assemblea radunata per celebrare il Signore Gesù, oggi, mediante le letture prendiamo atto di come ripudiamo in mille modi noi stessi e gli altri; ma siamo rinnovati in Cristo che mediante noi continua a rinnovare altri, come noi stessi mediante altri siamo rinnovati da lui, che ci trasforma: da interlocutori disinteressati a interlocutori molto interessati di Gesù, unico nostro Sposo.
«Capovolgimento» analogo alla posizione dei bambini. Gli apostoli mandano via i bambini, perché sono piccoli, distraggono, non contano, fanno perdere tempo. Gesù invece li valorizza i bambini, da peso a persone che non hanno peso sociale. E’ un capovolgimento di mentalità nella valutazione delle relazioni personali. Chi merita più attenzione? Chi ha prestigio ed è potente o chi non conta niente nella società?

PRIMA LETTURA (Genesi 2,18-24). Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù. Sequenza. L’uomo accoglie la donna come dono da Dio, e, felice, canta al suo Signore. “Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. Rilettura. È il racconto della creazione della donna. Gesù si appella al progetto originario di Dio e il testo biblico ci mostra come il Signore abbia pensato alla coppia umana come un’unica realtà: tutt’uno. Il racconto della creazione dalla costola dell’uomo è un’immagine mitica proprio per indicare che la donna è parte dell’uomo, ha la stessa dignità dell’uomo. Se avesse creato la donna dalla terra, come ha fatto per gli animali, poteva sembrare che la donna fosse un altro genere di animale. Invece il racconto arcaico, ma sapienziale mostra che la donna viene fuori dalla metà dell’uomo, dal centro dell’uomo: è della stessa identica dignità. I due individui sono fatti l’uno per l’altro: osso delle mie ossa e carne della mia carne
serve per dire che la donna ha la stessa dignità dell’uomo e nell’unione matrimoniale i due diventano uno.

SALMO RESPONSORIALE (127/128). Richiamiamo la Realtà che ora Gesù attua in noi come in sé stesso.
È una bella poesia di vita familiare. Celebra la benedizione di Dio, fonte della vita sulla famiglia. Ci benedica il Signore tutti i giorni della nostra vita: la sposa come vite feconda, i figli come virgulti d’ulivo. Una famiglia raccolta intorno alla mensa, segno di una benedizione. La fecondità familiare, la vita buona della famiglia diventa un segno dell’opera di Dio.

SECONDA LETTURA (Ebrei 2,9-11). Richiamiamo l’Apostolo, che ci rappresenta e descrive discepoli di Gesù.Sequenza. Colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine. Rilettura. Da questa domenica seguiamo la lettera agli ebrei che non è una lettera, non è di Paolo e non è agli ebrei. È un testo cristologico: una conferenza sulla figura di Cristo. L’autore che non conosciamo ha sviluppato un ragionamento molto profondo sul sacerdozio di Gesù, sulla sua condizione di mediatore, reso perfetto, nel linguaggio biblico significa «ordinato sacerdote», messo nella condizione di poter accedere a Dio proprio attraverso la sofferenza, attraverso il versamento del suo sangue, cioè, ha pagato di persona; con la sua esperienza di dono totale Gesù diventa mediatore: capo che guida alla salvezza una moltitudine di figli.

O Dio, che hai creato l’uomo e la donna, figura del Cristo e della Chiesa, perché i due siano una vita sola, donaci un cuore fedele, perché nessun potere umano osi dividere ciò che tu hai unito. Per Cristo nostro Signore. Amen.