08-10-2006-Ordinario-B-dom27

08/10/2006 – T. ORDINARIO – ANNO B – 27 DOMENICA – 2006

Preparazione alla celebrazione della messa.

27ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno B – 8 Ottobre 2006

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…!
Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti
(Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).

TESTI e MEDITAZIONE.

TESTI

Antifona d’Ingresso Est 13,9.10-11
Tutte le cose sono in tuo potere, Signore, e nessuno può resistere al tuo volere. Tu hai fatto tutte le cose, il cielo e la terra e tutte le meraviglie che vi sono racchiuse; tu sei il Signore di tutto l’universo.

Colletta
O Dio, fonte di ogni bene, che esaudisci le preghiere del tuo popolo al di là di ogni desiderio e di ogni merito, effondi su di noi la tua misericordia: perdona ciò che la coscienza teme e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare. Per il nostro Signore…

Anno B:
Dio, che hai creato l’uomo e la donna, perché i due siano una vita sola, principio dell’armonia libera e necessaria che si realizza nell’amore; per opera del tuo Spirito riporta i figli di Adamo alla santità delle prime origini, e dona loro un cuore fedele perché nessun potere umano osi dividere ciò che tu stesso hai unito. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio.. .

Prima Lettura Gn 2, 18-24
I due saranno una sola carne.

DAL LIBRO DELLA GENESI
Il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome.
Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto.
Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo.
Allora l’uomo disse: «Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta». Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.

Salmo Responsoriale Sal 127
CI BENEDICA IL SIGNORE, FONTE DELLA VITA.

Beato l’uomo che teme il Signore / e cammina nelle sue vie.
Vivrai del lavoro delle tue mani, / sarai felice e godrai d’ogni bene. R/
La tua sposa come vite feconda / nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo / intorno alla tua mensa. R/
Così sarà benedetto l’uomo che teme il Signore. / Ti benedica il Signore da Sion! R/
Possa tu vedere la prosperità di Gerusalemme / per tutti i giorni della tua vita.
Possa tu vedere i figli dei tuoi figli. / Pace su Israele! R/.

Seconda Lettura Eb 2, 9-11
Colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine.

DALLA LETTERA AGLI EBREI
Fratelli, Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo ora coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli sperimentasse la morte a vantaggio di tutti.
Ed era ben giusto che colui, per il quale e del quale sono tutte le cose, volendo portare molti figli alla gloria, rendesse perfetto mediante la sofferenza il capo che li ha guidati alla salvezza.
Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da uno solo; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli.

Canto al Vangelo 1 Gv 4,12
Alleluia, alleluia. Se ci amiamo a vicenda, Dio è in noi, e la sua carità in noi è perfetta. ALLELUIA.

Vangelo Mc 10, 2-16
L’uomo non separi ciò che Dio ha congiunto.

DAL VANGELO SECONDO MARCO
[In quel tempo, avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, domandarono a Gesù: «E’ lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?». Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne. L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto».
Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio». ]
Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso». E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra di loro li benediceva.

Sulle Offerte
Accogli, Signore, il sacrificio che tu stesso ci hai comandato d’offrirti e,mentre esercitiamo il nostro ufficio sacerdotale, compi in noi la tua opera di salvezza. Per Cristo nostro Signore.

Comunione Lam 3,25
Il Signore è buono con chi spera in lui, con l’anima che lo cerca.

Oppure: Cf 1 Cor 10,17
Uno solo è il pane, e noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo, perché partecipiamo tutti dell’unico pane e dell’unico calice.

Oppure: Mc 10,15
«Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino non vi entrerà» , dice il Signore.

Dopo la Comunione
La comunione a questo sacramento sazi la nostra fame e sete di te, o Padre, e ci trasformi nel Cristo tuo Figlio. Egli vive e regna, nei secoli dei secoli.
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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. Tempo Ordinario – Anno B – 27ª Domenica – 05/10/2006); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:

ACCOGLI COME UN BAMBINO LA REALTÀ DELLE COSE CHE DIO DISPONE
E SEI FELICE.

Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, centro della Vita.

1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Dalla vita alla festa della vita: formiamo una comunità, prendiamo coscienza di essere riuniti e preparati da Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
Come bambini stretti fra le sue braccia, accogliamo il regno di Dio nella persona di Gesù, con tutte le sue parole sul matrimonio; lo riconosciamo Signore, Creatore, e cantiamo : “Tutte le cose sono in tuo potere, Signore, e nessuno può resistere al tuo volere. Tu hai fatto tutte le cose, il cielo e la terra e tutte le meraviglie che vi sono racchiuse; tu sei il Signore di tutto l’universo”. Cantiamo all’unisono con Gesù che esclama: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio” (Mt 11,25ss).
Confessiamo che abbiamo conosciuto quanto sei buono, Signore; e confessiamo che noi spesso ti abbiamo messo alla prova come i farisei o abbiamo suscitato il tuo sdegno come i discepoli. Con la forza del tuo Amore tu ci rendi piccoli, ma pieni di grandi desideri. Per questo, Padre, noi ti preghiamo: “O Dio, fonte di ogni bene, che esaudisci le preghiere del tuo popolo al di là di ogni desiderio e di ogni merito, effondi su di noi la tua misericordia: perdona ciò che la coscienza teme e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare. Dio, che hai creato l’uomo e la donna, perché i due siano una vita sola; dona loro un cuore fedele perché nessun potere umano osi dividere ciò che tu stesso hai unito, fino a divenire una sola cosa in Cristo. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen”.

2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo la Parola, e aderiamo quindi all’azione dello Spirito Santo.

Richiamiamo la Parola, cioè persona, messaggio e attività di Gesù.
GESÙ RICHIAMA LA VOLONTÀ DI DIO: I SUOI INTERLOCUTORI SARANNO INTERESSATI.
L’argomento è il ripudio della moglie o divorzio (Vangelo: Marco 10,2-16). I farisei si avvicinano per mettere alla prova Gesù, e lo interrogano sul ripudio della moglie, e non su come vivere meglio lo stesso matrimonio. Non sono interessati della volontà di Dio sulle relazioni umane, ma dei propri interessi. Citano la Legge di Mosè (Deuteronomio 24) in ciò che fa loro comodo, non in ciò che Dio comunica loro tramite il suo servo Mosè. Sotto il nome di Mosè quindi va prima di tutto la Torah e poi la Legge. Ma i farisei citano la legge di Mosè che dice: Si dia almeno un libello di ripudio alla donna che non si vuole più tenere. – Al tempo di Gesù due scuole più o meno rigide ammettevano il ripudio rifacendosi alla stessa Legge di Mosè. Ma già nell’antico testamento c’erano delle resistenze al ripudio. Il Cantico dei Cantici per esempio riporta le parole della donna al suo uomo: “Mettimi come sigillo sul tuo braccio, come sigillo sul tuo cuore”. Un gesto per dire: Tu non puoi liberarti di me come vuoi: impresso nel tuo cuore è il mio cuore, come parte della tua identità. – Anche la scuola di Qumran era contro il ripudio, anticamera della poligamia.
Gesù è invitato a dichiararsi con che scuola sta. Ma Gesù non si lascia trascinare da raggiri di opinione, afferma: “Per la durezza del vostro cuore Mosè ha permesso questo”. Già Ezechiele affermava che Dio aveva dato a Israele delle leggi non del tutto buone a causa dell’incapacità d’Israele a eseguirle come si deve. Il ripudio quindi fa parte della durezza del cuore umano; e non va incoraggiato l’uomo che con il ripudio non cammina secondo Dio. Gesù perciò si rifà direttamente al testo della creazione della coppia (Genesi), rilevando come all’origine dell’uomo e della donna c’è il Signore. Quindi la coppia non è tale solo per volontà umana; Dio li ha fatti incontrare, Dio li ha stabiliti come sono. L’incontro fra questi due esseri sessuati li rende «una sola carne», cioè un solo essere umano, debole, ma più completo. Ciò non comporta solo una comunione sessuale-corporale, ma anche una unione molto più profonda e personale. Gesù allora conclude: Tale unione fatta da Dio può essere sciolta solo da Dio. E “l’uomo non separi ciò che Dio ha congiunto”. Così Gesù riporta la questione al suo centro, dichiarando due cose: il ripudio esiste solo per la durezza del cuore umano; il ripudio non è secondo il progetto di Dio che ha voluto uomo e donna in perfetta uguaglianza, in comunione fraterna e reciproca. Ogni volta che un ebreo ricorre al ripudio dimostra a se stesso di appartenere a un popolo dal «cuore duro». Gesù non contrappone Mosè a Mosè, ma Torah a Legge, Dio a Mosè che deve tener conto della sklerokardia (durezza di cuore) ebraica.
In privato da buoni ebrei i discepoli chiedono spiegazioni. E Gesù ribadisce il suo pensiero già espresso: “Chi ripudia la moglie commette adulterio”. E anche “se la donna ripudia il marito, commette adulterio”. Quest’ultima espressione riguardo alla donna è modellata sul pensiero di Gesù riguardo al ripudio da parte dell’uomo. In Palestina infatti la donna non aveva capacità giuridica per ripudiare il marito. In altre culture invece la legge le permette di ripudiarlo. Il pensiero di Gesù vale anche nei suoi confronti: come l’uomo, anche la donna commette adulterio, se ripudia il marito!
Dalla coppia al frutto: i bambini. Al brano con il tema del ripudio la liturgia unisce il brano che ha come fulcro il bambino. Si potrebbe obiettare che non c’entra proprio nulla, anzi è contro la suddivisione letteraria della Scrittura. Ma la chiesa, che ha il potere di riconoscere ciò che è ispirato o meno da Dio riguardo ai libri sacri, ha dallo Spirito il potere anche di usare la sacra Scrittura in modo che esprima e attui il mistero di Cristo nelle sue membra, in tutta l’umanità, a cominciare dal suo nucleo: la coppia, la famiglia. Il bambino infatti getta luce in tutto il nuovo brano liturgico: accettare il pensiero di Gesù circa il rifiuto del ripudio significa avere la capacità che ha un bambino nell’accogliere il regno. La coppia di adulti impari dal figlio. Il bambino si fida del Padre, della madre, dell’adulto, come noi ci fidiamo di Dio Padre e del Signore Gesù. Il piccolo c’insegna fiducia esemplare ad accogliere la dottrina di Gesù sul matrimonio, espressa con suprema chiarezza e semplicità da Gesù.
Dal detto al fatto. Non solo il bambino accoglie Gesù con tutte le sue esigenze; ma anche Gesù accoglie il bambino (Mc 10,13-16): fa gesti straordinari da Maestro sublime, qual è Gesù, verso un essere allora considerato un nulla come il bambino, «ultimo» della società insieme alle donne, ai schiavi e ai forestieri. Alle parole: “Lasciate che i bambini vengano a me, non impeditelo loro” e: “A chi è come loro appartiene il regno di Dio”, Gesù aggiunge gesti molto espressivi: li prende fra le braccia, impone loro le mani e li benedice. Abbraccio e imposizione delle mani significano che Gesù accoglie nel Regno i bambini, forma un tutt’uno con loro; la benedizione poi vuol dire che Gesù intende esaudire il desiderio dei responsabili del bambino: i genitori che amano i bambini come Gesù li ama, gustano la premessa del Regno; i genitori che accettano il bambino con tutto il suo mondo, sono disponibili ad accettare il Regno con tutto ciò che esso comporta: un regno di Dio gratuito, come gratuita è l’accoglienza del bambino; una persona rinunzia a potenza e prestigio, a ricchezza e sicurezza, e accoglie il Regno, lo considera dono straordinario, attende che si compia la volontà a Dio su di essa.
Da Israele a Gesù. Dall’affermazione: «L’uomo non separi ciò che Dio ha congiunto», al fatto di non ripudiare lui stesso Israele che lo ripudia. Gesù è lo Sposo; parla di se stesso e nell’atto di «stringere fra le braccia, imporre le mani e benedire» i bambini, mostra di accogliere e non ripudiare i farisei avvicinatisi per metterlo alla prova, e i discepoli rimproverati perché sgridano i bambini. Nella figura dei bambini, ora farisei e discepoli sono presi fra le braccia, ripieni dello Spirito di Gesù e benedetti perché diventino bambini capaci di accogliere Gesù come un bambino.
Dal Gesù storico al Cristo attuale, presente nella liturgia e nella vita. Ecco cosa fa ancora e sempre Gesù nella Liturgia, che per questo cambia i testi: per attuare in noi il mistero di Cristo. Noi ne siamo coscienti e grati! Assemblea radunata per celebrare il Signore Gesù, mediante le letture oggi prendiamo atto come ripudiamo in mille modi noi stessi e gli altri; ma siamo rinnovati in Cristo che mediante noi continua a rinnovare altri, come noi stessi mediante altri siamo rinnovati da lui, che ci cambia da interlocutori disinteressati a interlocutori molto interessati del Signore Gesù, unico nostro Sposo.

Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
L’UOMO ACCOGLIE LA DONNA COME UN DONO DA DIO, È FELICE E CANTA AL SUO DIO.
“Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna (isha) perché dall’uomo (ish) è stata tolta” (Prima Lettura: Genesi 2,18-24). È un canto alla creazione dell’essere umano più alto, da parte dell’uomo alla vista della nuova creatura: la donna. Dio che nella Genesi crea l’uomo e ogni cosa «buona», «molto buona” (cfr. Gen 1), vede l’uomo solo. È Il primo peccato o imperfezione: la solitudine; Dio lo vede e dice: «Non è bene che l’uomo sia solo» (v. 18). E subito provvede. Dopo che l’uomo ha visto intorno a sé tanti esseri viventi, tanti animali nella varietà delle loro specie; ma non vede nessuno in grado di colmare il suo vuoto esistenziale, perché con nessuno di essi l’uomo può interloquire alla pari, ecco il miracolo: Dio trae la donna dal fianco dell’uomo stesso, la fa della sua stessa natura. È un’altra, che viene da sé davanti a lui, gli sta accanto sullo stesso piano. L’uomo può rispecchiare se stesso in lei: aprendosi a lei, l’uomo si apre a Dio che l’ha fatta come lui stesso è stato fatto da Dio. L’uomo gioisce di questa scoperta dell’altro come dono, e aprendosi comincia a cantare il creato: è il primo canto di lode dell’uomo a Dio, per ciò che ha fatto e molto di più per quel che in esso l’uomo intravede. Alla donna infatti lo lega un vincolo più forte rispetto a ogni altro, e per stringere questo vincolo anche i rapporti con i genitori si trasformano (v. 24). Il libro della Genesi ci presenta così il disegno di Dio aperto verso un sublime compimento nel futuro: nel raporto di Cristo con l’umanità. Verso questo disegno noi riconosciamo, dopo tante esperienze, che vale la pena tendere con tutte le nostre forze. È l’unico che tiene, e che può realizzare in pienezza la nostra vita. Ascoltando da Dio stesso la verità sulla propria esistenza, l’uomo apprende così di essere una creatura bisognosa di aiuto, non autosufficiente, nella necessità di confrontarsi con altri. Il cristiano è un uomo che ha la nostalgia di una vita migliore: di compagnia, solidarietà e comunione. Anche Gesù canta: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio” (Mt 11,25ss).

Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
CANTIAMO A DIO CHE CI FA SIMILI A CRISTO, PRIMOGENITO TRA MOLTI FRATELLI.
«Ci benedica il Signore, fonte della vita» (Salmo responsoriale: salmo 127/128). La benedizione per un matrimonio, in persona di Gesù si estende in benedizione per tutti i fedeli che salgono alla casa del Signore, si estende a tutta l’umanità. L’amore umano è, sì, fragile e minacciato; ma per la benedizione di Dio e la forza dello Spirito di Dio l’amore umano è in grado di portare a compimento il progetto divino della comunione con Cristo, nostro capo. Sempre in persona di Gesù l’uomo apre il suo cuore a Dio, chiede e riceve questa forza dello Spirito di felicità; che è segno di benedizione per la vicinanza di Javè, tenuto in seria considerazione (timore di Dio) come Signore; e che tiene orientato verso di sé ogni aspetto della nostra esistenza. Lavoro, vita familiare e tutte le relazioni sociali sono così pervase dalla ricchezza abbondante del suo amore: “Beato l’uomo che teme il Signore e cammina nelle sue vie. Vivrai del lavoro delle tue mani, sarai «felice» e godrai d’ogni bene”. Gesù, hai vissuto la gioia dell’intimità con il Padre in una famiglia umana. Maria la mamma tua, come vite feconda, sta al centro della famiglia di Nazaret, e di tutta la tua famiglia: l’umanità. I figli, virgulti d’ulivo, forza e profumo di giovinezza, intorno alla tua mensa: siamo anche noi, benedetti dal Signore, fonte della vita beata e longeva di Dio. La Benedizione di Dio si dilata: dalla felicità della famiglia, alla prosperità della comunità, alla chiesa intera, a tutto il mondo.

Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
NON SIAMO SOLI NEANCHE IN MORTE, PERCHÈ MORENDO CON CRISTO RISORGIAMO.
Dall’unione fra uomo e donna (della prima lettura), all’unione indissolubile fra il Verbo e l’umanità in Gesù di Nazaret. E dall’unione Dio-Uomo in Gesù, all’unione fra Gesù e noi sue membra, battezzati in lui. Grazie a quel Gesù che in tutto, eccetto il peccato, ha condiviso la nostra debolezza fino alla morte in croce, noi siamo diventati pienamente fratelli suoi e partecipi della sua gloria: Gesù «Non si vergogna di chiamarci fratelli» (Seconda lettura: Lettera agli Ebrei 2,9-11). Gesù ci rende capaci di ripercorrere le sue orme, trasformando anche la nostra estrema esperienza di solitudine nella morte in passaggio a vita piena. Attraverso la passione e la morte di Gesù, Dio offre se stesso in una comunione totalizzante che ci salva dall’angoscia della perdita e del nulla.
La lettera agli Ebrei presenta la persona di Gesù, e questa attività missionaria di Gesù, mettendo in luce le sue caratteristiche uniche. Gesù è il Figlio (cfr. Eb 1,1-4). La sua dignità non è paragonabile a quella di nessun altro. L’autore della lettera lo dimostra sviluppando il confronto con gli angeli. In certi ambienti giudaici gli angeli svolgevano un ruolo di mediazione tra Dio e gli uomini. Gesù, in quanto uomo che rinuncia alle prerogative divine (cfr. Fil 2,6-8), si trova in una condizione inferiore rispetto a quella degli angeli (v. 9a). Ma in forza della sua passione, morte e risurrezione Gesù ora vive glorioso per sempre: a lui il tributo di ogni onore (v. 9b; cfr. Fil 2,9-11). Proprio per la sofferenza e la morte che ha patito, aderendo pienamente all’amore del Padre per noi, Gesù è divenuto fonte di salvezza per tutti (v. 9c). Tutto è stato fatto per mezzo di Cristo e in vista di Cristo (v. 8; cfr. Col1,16c17). Egli ha condiviso la condizione storica dell’uomo, ne ha portato a compimento in se stesso la vocazione, per questo è divenuto autorevole guida perfetta dell’umanità (cfr v. 10) nel cammino di ritorno al Padre. Così Gesù realizza le condizioni della mediazione sacerdotale: in forza della sua obbedienza salvifica (v. 10) Gesù ha piena autorevolezza presso Dio per la condivisione della natura umana segnata dal limite e dalla sofferenza (v. 11; cfr. Eb 2,14-17). In quanto Figlio di Dio e fratello degli uomini, Gesù non perde nessuno di coloro che il Padre gli ha dato, ma per tutti è via di salvezza, che attua in noi nella celebrazione eucaristica.

3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
Accogliendo le parole di Gesù come bambini, ci amiamo fra noi, segno che tu, o Dio, sei in noi, e la tua carità, la tua felicità, la tua pace in noi è perfetta. Noi ci presentiamo a te con segni di disponibilità a non ripudiare mai nessuno, come tu ci comandi, perché tu compi in noi la tua opera di salvezza. Per Cristo nostro Signore. Amen.

4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, che non si vergogna di chiamarci fratelli; anzi ci unisce a sé come suo corpo per celebrare l’eucaristia e testimoniare con la vita la parola che salva. Nel tuo Figlio fatto uomo tu ci hai detto tutto e ci hai dato tutto, o Padre. Ma portando a compimento in modo sommo il tuo iniziale disegno di unione fra uomo e donna, nella celebrazione eucaristica si esprime il rapporto nuziale fra Cristo e la sua chiesa. Un rapporto unico e indissolubile che nessun tradimento da parte nostra potrà mai rendere inefficace. Per questo amore indefettibile ti rendiamo grazie, o Dio, che avvalori al massimo la nostra umanità volendo aver bisogno di uomini come noi per rivelarti, e della nostra voce per non rimanere muto.

Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione. Egli ci trasforma in Cristo, ci porta al tuo piano di salvezza totale. Così Gesù che santifica e noi che siamo santificati, formiamo un corpo solo. Gesù ci può comandare: Fate questo in memoria di me”; e noi, sua con-sorte, possiamo rispondere, acclamando: “Annunziamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta”. Non potremmo dire e fare tutto questo, se Cristo non ci rinnovasse nell’unità con lui, e noi non rimanessimo in lui come tralci nella vite.

Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù, che ci mette in piena comunione con te e fra noi, superando di continuo lui stesso la nostra sklerokardia, e facendoci di due (lui-Cristo e tutti noi battezzati) un unico nuovo corpo, che riflette il suo splendore.

Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo: capo, reso perfetto mediante la sofferenza, guida tutti noi alla salvezza, perché le membra, come un solo nuovo corpo, formiamo un tutt’uno con il Capo, efficace nel chiedere per tutte le sue membra sparse in tutto in mondo o passate a seguire l’Agnello dovunque va, la partecipazione alla sua gloria.

«Glorifichiamo» perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dalla moltitudine dei figli nel Figlio, trasformati con la forza del tuo Spirito, effuso su ciascuno di noi. Come Gesù, alziamo gli occhi al cielo, e diciamo: “Padre, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te” (Gv 17,1). La gloria del Padre infatti viene dal figlio misericordioso come l’Altissimo.

5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Veramente Cristo nutre e la cura la sua Chiesa come sua sposa (Ef 5,29). Gesù è il grande «Piccolo» che accoglie tutto dal Padre e trasmette a noi. Come i bambini bisognosi e pieni di fiducia verso il Padre, anche noi ci rivolgiamo con semplicità al Padre celeste, con le parole di Gesù: Padre nostro, perdonaci, donaci unità e pace. Perché tu, Signore sei buono con chi spera in te, con l’anima che ti cerca. Uno solo è il pane, e noi pur essendo molti siamo un corpo solo, perché partecipiamo tutti dell’unico pane e dell’unico calice, come bambini che accolgono ed entrano nel regno di Dio. La comunione a questo sacramento sponsale sazi la nostra fame e sete di te, o Padre, e ci trasformi nel Cristo tuo Figlio. L’amore fedele di Cristo verso la sua sposa, che siamo noi, si fa concreto in ogni celebrazione eucaristica quando ci invita a tavola. Siamo sua sposa «beata», che Gesù nutre di se stesso. Con la confidenza della sposa che si sente infinitamente amata, e con la semplicità dei bambini, entriamo nel regno accogliendo Gesù e lasciandoci abbracciare da lui. Gli diciamo: “Agnello di Dio che togli i peccati del mondo e lo rendi tua sposa beata, donaci la tua pace, “dì soltanto una parola e io sarò salvato”.
Rendiamo grazie a Dio, per la forza dell’Eucaristia che aumenta la nostra comunione con tutti nel Padre e nel Signore Gesù. Usciamo da questa assemblea e ci mettiamo in strada come Paolo verso Damasco, trasformato in sposa splendente dallo Sposo Gesù. Paolo dice: “vidi sulla strada una luce dal cielo, più splendente del sole, che avvolse me e i miei compagni di viaggio” (Atti 26,13). Era inattesa. Di sicuro, Gesù assiste ciascuno di noi come suo corpo, ogniqualvolta abbiamo bisogno per il bene di quanti incontriamo.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio:
L’unità:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: l’unità, della coppia fin dalle origini
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: l’unità, di Dio, con il suo popolo;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: l’unità, del Verbo con l’umanità assunta;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: l’unità, di Gesù con i discepoli fanciulli/servi di casa;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: l’unità, del Padre, con tutti i suoi figli nell’unico figlio.

Preghiamo:
O Padre, che ci insegni ad amarci, per essere tu stesso in noi e portarci alla perfezione dell’Amore nella felicità; benedici il tuo popolo che ti riconosce fonte della vita. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).