09/02/2003 – T. ORDINARIO – ANNO B – 05 DOMENICA – 2003
V DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno B – 9 febbraio 2003
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio
e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE
MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce della chiave il versetto al vangelo.
Le tue parole, Signore, sono spirito e vita; tu hai parole di vita eterna.
Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione):
Gli portavano i malati e Gesù li guariva.
Gesù guarisce i malati:
Gesù realizza il suo programma. Tipica sequenza di fatti, in una giornata modello di tutta la sua attività di “salvezza”, cioè di come l’uomo si può effettuare quotidianamente, fino alla sua piena realizzazione. Infatti, dopo aver annunziato la sua novità assoluta: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino, convertitevi e credete al vangelo”, Gesù chiama “quattro” fratelli e forma la sua famiglia simbolo, che vale per tutta la comunità umana, per tutti gli uomini nelle “quattro” direzioni del mondo; e tutti i valori umani, rappresentati dalla “fratellanza e dalla famiglia”, acquistano nuova intensità divina (III domenica B). Ed ecco l’attività di una tipica giornata di questa famiglia di Gesù. Egli fa passare i suoi dalla sinagoga alla casa, cioè dalla schiavitù degli spiriti immondi nella sinagoga (IV domenica B), alla libertà dei figli di Dio con Gesù fuori della sinagoga; dal servire Dio all’essere serviti da Dio, fino ad essere come Gesù stesso in rapporto con il Padre, capaci di servire i fratelli; come “la suocera di Simone”, “tutti i malati e indemoniati”, “tutta la città”, “la moltitudine afflitta da varie malattie”; “alla sera” e “al mattino” di ogni giorno ; “in casa” e “nel deserto”; “in città” e “in tutta la Galilea” rappresentante tutto il mondo (V domenica B: oggi). In Gesù, Dio trionfa sulla sofferenza, sulla malattia, e sullo spirito del male (vangelo). Si realizza la speranza di Giobbe e d’ogni uomo implicita nella preghiera a Dio: “Ricordati che un soffio è la mia vita (prima lettura). Paolo sperimenta questa buona notizia di liberazione, e la trasmette ai corinzi, come Gesù a Cafarnao (seconda lettura); nel simbolo di “prendere per mano e rialzare dal letto” la suocera di Pietro. Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di “rialzarvi” e farvi mio corpo perché in voi io continui a servire: a “rialzare” i fratelli “prendendoli per mano”. – “Il Signore risana i cuori affranti e fascia le loro ferite”.
Gesù ci fa partecipi del suo servizio ai fratelli. Gesù va dalla sinagoga alla casa, in compagnia di Giacomo e Giovanni, che gli parlano della suocera. “In compagnia”: Gesù non si muove senza i suoi discepoli. Essi hanno a cuore un’altra persona: la suocera di Simone. La chiesa impara ad “avere a cuore i poveri e i bisognosi” (clausola del primo concilio di Gerusalemme); testimonianza di fede nel Cristo risorto sarà “che non c’era nessun bisognoso in mezzo a loro”. Giacomo e Giovanni “gli parlano” della suocera malata, mentre la malattia era considerata una punizione divina. Una malattia “da donne” poi deve rendere un Rabbì molto guardingo: non c’è in ballo solo l’impurità rituale, ma la reputazione, oltre il rischio di contagio. Marco sceglie il caso di una donna malata, quindi due volte oppressa: come malata ritualmente impura, e come essere inferiore in una società di uomini. Gesù, informato, entra in casa, e “Subito”, non ci ripensa, non fa calcoli, “prende la suocera per mano”, mentre basta che “parla e tutto è fatto”; e la “rialza”, come Gesù “si rialza” dalla tomba; è lo stesso verbo: “Eghéiro”. Gesù sceglie una donna per anticipare ciò che compirà in se stesso: per rivelare una tenerezza e una forza capaci di “rialzare” ogni oppresso. Gesù mostra tutta l’insofferenza del Padre di fronte ai figli in difficoltà. La guarigione della suocera di Pietro è segno della realtà nuova che Dio vuole realizzare in ogni persona. La comunità di Gesù non deve temere alcun male: “Il Signore conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome; risana i cuori affranti e fascia le loro ferite”. Alzatasi, la donna “li serviva”: è una attività costante, abituale, verso tutti. Gesù l’ha servita per primo guarendola, e l’ha aggregata al numero dei suoi discepoli, collaboratori del suo servizio ai fratelli. La donna è guarita, ma continua a guarire, crescendo nell’assomigliare a Gesù, “venuto non per essere servito,0 ma per servire e dare la propria vita in riscatto per tutti” (Mc 10,42-45).
Gesù ci fa partecipi della sua comunione con il Padre. “Guarì molti afflitti da varie malattie e scacciò molti demoni”. In quella città di Cafarnao Gesù compie segni che mostrano giunta la “la buona notizia” della salvezza per tutti gli uomini; egli si muove nell’ambiente della vita quotidiana, a contatto con le necessità concrete delle singole persone. Ma c’è un rischio: quello di cercare Gesù perché ci guarisca, e poi stare bene anche “senza di lui”. Questo è un altro “spirito immondo” che Gesù scaccia come quelli della “osservanza della legge” nella sinagoga. Gesù non è un “santuario portatile”, un taumaturgo a buon mercato, a nostro uso e consumo. Non è questo il senso delle sue guarigioni incondizionate, sempre, per tutti. Gesù viene e guarisce senza calcoli, per un “segreto” da comunicare e realizzare in noi: la sua relazione con il Padre. “Si ritirò in un luogo deserto e là pregava”. Si ritira per incontrarsi con il Padre, non per sfuggire alla folla. Lui che ha preso la nostra umanità con tutte le sofferenze di Giobbe, mostra dov’è la risposta alla sofferenza umana; essa sta in un rapporto vivo e personale, notturno e solitario con il Padre: “Al mattino “si alzò”, come dal sepolcro, “quando ancora era buio”, è l’ora della sua risurrezione; “e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava”; i discepoli avvertono questo suo rapporto continuo, anche quando non si ritira nel deserto. E’ affascinante! E’ l’unica cosa che desiderano imparare, e glielo chiedono: “Insegnaci a pregare”. Gesù prega, “vive intercedendo per noi presso il Padre”, “dove ci attende”, non è fisicamente lontano da noi. Gesù attende che noi accettiamo di vivere nella sua “novità di vita”, da credenti anche nel dolore. Questa è la sua gloria; non la notorietà della gente, ma in tutti la sua comunione con il Padre. Questo è venuto a portare e a fare in chiunque l’accoglie. A chi lo cerca come Simone Gesù dice: “Andiamocene altrove”: venite con me altrove, ovunque; “per questo infatti sono venuto!”: Gesù viene come Dio. Gesù non è un uomo che cerca faticosamente Dio; ma è lui stesso Dio, Signore e il Maestro” che viene incontro a noi, sceglie di condividere la nostra vita, il nostro dolore; e ci rivela che in relazione con lui troviamo il senso della nostra esistenza, in tutte le sue sfumature. – “Lodate il Signore: è bello cantare al nostro Dio, dolce è lodarlo come a lui conviene”.
Fa’ che ascoltiamo, Signore, la tua voce.
Gesù guarisce i malati:
Gesù promuove la tua realizzazione umana. Anche la sofferenza può insegnare. Si passa dall’incapacità di capire il dolore alla doppia sofferenza di dover ascoltare uno che sta bene e pretende di spiegartela; anzi, passi alla tripla esperienza: di vederti persona ignorata e distrutta da chi cerca di scolpare Dio. Questa esperienza personale di dolore ha il vantaggio di spingerci oltre il proprio caso, per avvicinarci al dolore degli altri: si è in sintonia con Gesù che si cala nel vivere sofferto degli uomini a Cafarnao. Un Giobbe che rimane solo, criticato dalla moglie, incompreso dagli amici, rappresenta ogni persona sofferente: i giorni e le notti non finiscono mai; e insieme Giobbe percepisce che la sua vita passa troppo in fretta. Di fatto l’aspirazione ad una bella vita buona e beata nulla la può soffocare; è un germe divino, che Dio “ricorda” di avere messo in noi, e sa far crescere fino alla sua piena realizzazione. Con Giobbe allora mi ricordo che Dio “si ricorda”: “un soffio è la mia vita”, breve come un soffio; ma è il suo soffio: il suo alito, il suo respiro. – “Grande è il Signore, onnipotente, la sua sapienza non ha confini”.
Fa’ che ascoltiamo, Signore, la tua voce.
Gesù guarisce i malati:
Gesù ti associa alla sua vita. Paolo è tipo dell’uomo malato e guarito, associato alla vita di Gesù: in preda agli “spiriti impuri” della “osservanza religiosa”, dello “star bene” e del “meritarsi il paradiso” è guarito gratuitamente da Gesù, che lo “risveglia, prendendolo per mano” tramite i suoi compagni di viaggio, e gli mostra quanto dovrà “soffrire” per il suo nome (cfr Atti 9,16). Guarito, Paolo “si alza” e dichiara: La vita è un dono, “predicare il Vangelo per me è un dovere: guai a me se non predicassi il Vangelo!”. La vita è un incarico: Predicare il Vangelo non è mia iniziativa, è “un incarico che mi è stato affidato”; “mia ricompensa sarà quella di predicare gratuitamente il vangelo”. La vita è un servizio come quello di Gesù che mi serve per primo guarendomi: “Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero, mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno”. La vita è divenire discepolo, essere fatto collaboratore di Gesù, suo “corpo donato e sangue versato”: “Tutto io faccio per il vangelo, per diventarne partecipe con loro”. Paolo riferisce alcuni esempi del suo vivere “per il Vangelo” in contatto con la gente, come Gesù in Galilea, e dice: Si può consumare la carne dei sacrifici pagani, perché non ci sono dèi pagani, ma se questo scandalizza un debole, per cui Cristo è morto, non mangerò carne in eterno. E ancora: Preferisco evangelizzare senza usare del diritto di sostentamento conferitomi dal vangelo. – Paolo riconosce: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20); la vita dell’uomo guarito è guidata dall’unico criterio: “Tutto per il Vangelo”, per Gesù “che mi ha amato e ha dato se stesso per me”. Paolo consegna questa regola ai cristiani. – “Il Signore sostiene gli umili”.,
Fa’ che ascoltiamo, Signore, la tua voce.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica del Vers. Resp., Fa’ che ascoltiamo, Signore, la tua voce,.
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
in lui ti accosti a noi sofferenti, ci unisci alla sua Pasqua;;
attualizzazione: consacrazione Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù è in mezzo a noi; condividiamo la forza e la speranza;
offerta: nostra in Cristo al Padre In noi, Padre, si offre a te Gesù:
egli trasforma l’esistenza in sacramento universale di salvezza;
intercessione: per tutti vivi defunti Tutti, Padre, accogli in Cristo:
ci guarisce e ci chiama a servirlo con lui: partecipiamo della sua gloria;
lode finale: esplosione dei sentimenti A te, Padre, ogni onore e gloria:
per lo Spirito S., che compie in tutti la vera guarigione del servizio a Dio nei fratelli.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., La Guarigione:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: guarigione, fisica della suocera e di quanti sono portati a Gesù;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza guarigione, spirituale in Giobbe che si rivolge al Signore nella prova;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: guarigione, piena nell’umanità di Gesù a servizio dell’amore del Padre e dei fratelli;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: guarigione, in atto nei discepoli di Gesù, partecipi del suo servire i fratelli;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. guarigione, piena nella partecipazione alla vita del Signore Gesù risorto.
Preghiamo:
O Padre, che hai visitato il tuo popolo, facendo sorgere un grande profeta tra noi, tuo Figlio Gesù Nazareno; fa’ che ascoltiamo la tua voce. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).