09/11/2003 – T. ORDINARIO – ANNO B – 32 DOMENICA – 2003
32* D O M E N I C A TEMPO ORDINARIO
ANNO B – 9 Novembre 2003.
Facciamo la comunione nello Spirito Santo. Accogliamo il Signore Gesù, che ci mette sulle labbra la parola che salva. Ascolta, N.:
La vedova ha offerto più di tutti gli altri:
ha dato tutto quello che aveva per vivere. Gesù suscita in noi anche la risposta con le parole del Versetto Respnsoriale
Beati i poveri in spirito,
di essi è il regno dei cieli.
Il colloquio di Dio con noi si amplia con le letture, cominciando con il Vangelo, dove Gesù parla di se stesso.
Guardatevi dagli scribi che amano lunghe vesti, saluti, primi posti, divorano le case delle vedove e ostentano lunghe preghiere.
– Gesù parla alla folla, a tutto Israele. E’ l’ultima apparizione, l’ultimo discorso pubblico di Gesù. Egli sta per lasciare la folla che lo rivedrà solo come condannato, alla passione. Gesù sta per essere consegnato ai capi, ai sacerdoti e agli scribi che lo uccideranno. Le parole che Egli ora dice e i gesti che compie sono la sintesi e la conclusione dei suoi discorsi.
– Guardatevi dagli scribi, dice, che non pensano a dare e a servire, ma a ricevere e ad essere serviti. Gesù rinnova indirettamente ai discepoli il primato del suo servizio, mette in guardia loro e i seguaci futuri dall’ambizione che loro stessi hanno dimostrato di avere e che ora Gesù fa notare negli scribi.
– Gesù rimprovera agli scribi il volersi distinguere dagli altri fedeli nelle vesti, nei posti, nelle preghiere; cioè, volersi distinguere per ricchezza nel conoscere la legge, per ricchezza di contatti con le cose sacre e di onore derivante da esse, per influenza e autoritarismo sui deboli. Gesù detesta le caste nel popolo di Dio, l’arrivismo e il disprezzo degli altri. Gesù ha occupato il primo posto ma per spiegare la parola, è andato in casa di pubblicani e peccatori, non ha attirato la gente con vesti, attenzioni di sorta.
– Il Dio che assicura la sua assistenza agli orfani, alle vedove e ai forestieri in quanto persone indifese, non si sente certo rappresentato da guide e ministri che invece li sfruttano e derubano.
– Ma la cosa peggiore che Gesù detesta è ostentare grandezza per lunghe preghiere: servirsi di Dio per farsi grandi.
Beati i poveri in spirito:
di essi è il regno dei cieli.
La vedova ha offerto più di tutti gli altri:
ha dato tutto quello che aveva per vivere.
Una povera vedova vi gettò due spiccioli
– Che sarà di un Israele antico e nuovo come questo, in cui si trova ben poco di nuovo? Sarà tutto perduto? Signore, quanti saranno coloro che si salvano? La risposta è: si salvano coloro che pongono in Dio tutta la loro fiducia: i poveri in spirito. Infatti
– Gesù spia tutto nel tempio e intorno ad esso. Trova una persona alla quale nessuno avrebbe fatto attenzione: una vedova, una povera vedova che gli sta di fronte. E’ l’Israele suo interlocutore, che è proprio come una sposa; ma vedova, senza il suo sposo, morto; da lei stessa ucciso, non accolto: rifiutato! Gesù non parlerà più.
– Ma proprio una storia di vedovanza educa Israele a confidare nel Signore e a rimettere in Dio tutta la propria vita, la propria esistenza: due spiccioli. “In te, Signore, mi sono rifugiato mai sarò deluso!”, dichiara il “povero”, il salmista (cfr Sal.60).
– Tanti ricchi gettano molto denaro: possono fare ancora ostentazione di se stessi, e solo con il loro superfluo: possono ritenersi ancora importanti come l’Israele infedele; ma verranno come la vedova. Anche questo Israele si convertirà: cambierà! Con il sacramento della penitenza, della sofferenza, come il figlio prodigo.
Beati i poveri in spirito:
di essi è il regno dei cieli.
La vedova ha offerto più di tutti gli altri:
ha dato tutto quello che aveva per vivere.
Vi ha gettato tutto quello che aveva per vivere”.
– Gesù è seduto di fronte al tesoro del tempio e attira l’attenzione dei discepoli chiamandoli a sé: mostra loro una vedova che dà senza badare a che uso si farà del suo dono.
– Gesù trova finalmente nella figura della vedova il vero spirito religioso che Egli aveva cercato invano girando per il tempio: ha trovato la figura di un popolo che accoglie da Dio il dono e lo getta nel tesoro del tempio.
– Gesù vede il suo spirito in quella vedova che dà tutto quanto lei ha per vivere. Vede il Padre che dona il regno agli uomini fin dalla fondazione del mondo.
– Quella vedova è figura della nuova comunità d’Israele, povera, senza notorietà, eppure capace di dare più di tutti gli altri.
– Quella vedova infine nella sua povertà, forse senza saperlo, mossa dallo Spirito di Dio, ha capito tutto quanto Gesù aveva detto e fatto.
Beati i poveri in spirito:
di essi è il regno dei cieli.
La vedova ha offerto più di tutti gli altri:
ha dato tutto quello che aveva per vivere.
La prima lettura presenta la profezia realizzata da Gesù nel Vangelo.
Dammi da bere, e prendimi anche un pezzo di pane.
– Elia, perseguitato dalla regina Gezabele, si rifugia nella patria d’origine della sua nemica, dove un’altra donna fenicia, vedova e povera, è per lui strumento di salvezza in tempo di carestia.
– Gesù perseguitato e ucciso dagli uomini, in terra arida, ha fame e sete che gli stessi uomini lo sazino con la loro accoglienza e lui li possa salvare, mediate la loro stessa umanità, donando se stesso e lo Spirito Santo.
Mentre quella andava a prendere l’acqua, Elia le gridò: “Prendimi anche un pezzo di pane”
– Nel segno dell’acqua e della focaccia c’è la disponibilità a dare anche la vita per Dio. La parola di Dio sostiene il profeta e la vedova, fa crescere in loro il seme della fede.
– La vedova lo accoglie; è segno di tutta l’umanità: priva dello sposo suo Signore, lo cerca e lo accoglie; la vita senza di lui è vuota.
– In quel momento ha, però, da una parte una persona povera come lei, Elia che le dice: Prendimi un pò d’acqua e un pezzo di pane, e dall’altra il pensiero di Dio in cui crede come Elia: “Per la vita del Signore tuo Dio”.
– La vedova straniera e il profeta di Jahvè sono in comunione nella stessa povertà umana e nella stessa Parola di Dio.
Beati i poveri in spirito:
di essi è il regno dei cieli.
La vedova ha offerto più di tutti gli altri:
ha dato tutto quello che aveva per vivere.
Mangeremo e poi moriremo. – Fa come hai detto; ma prepara prima una piccola focaccia per me e portamela, poiché dice il Signore: Farina e olio non si esauriranno.
– Elia pretende l’ultimo piccolo pasto che quella donna prepara per sé e per il figlio prima di morire, dice: “Prendimi”.
– Elia pretende con le parole che Dio usa quando dà un comando e la forza di adempierlo: “Non temere”.
– Elia ripete la parola ben nota, si direbbe la parola del giorno: “Dice il Signore”.
– Alla parola del Signore la donna si muove, prima di sentire la promessa di Dio che la sua provvista non cesserà. Quindi la vedova mette in gioco la vita sua e del figlio, dona la vita in nome della parola di Dio, prima di conoscere la promessa.
– E’ l’offerta del povero, di chi confida nel Signore. E’ il sacrificio dell’obbedienza che piace a Dio. Lei l’ha fatto per invito del profeta, mentre la vedova del Vangelo lo fa liberamente e senza promessa, come Gesù, il vero povero, che liberamente si offre alla sua passione.
Beati i poveri in spirito:
di essi è il regno dei cieli.
La vedova ha offerto più di tutti gli altri:
ha dato tutto quello che aveva per vivere.
– Questo è il Cristo che riconosce se stesso, riconosce il suo Spirito di donazione in quella vedova.
“Cristo non è come il sommo sacerdote dell’Antico Testamento”.
– Gesù non entra in un santuario fatto da mani d’uomo, più volte, ogni anno, con sangue altrui. Ma proprio queste realtà, nella loro povertà, hanno contribuito ad accrescere l’invocazione della venuta del Messia = Salvatore.
“Cristo ha offerto se stesso una volta per tutte… e per tutti. («per i molti»).
– Gesù seduto di fronte al tesoro del tempio ha osservato e ha visto se stesso in una povera vedova. Nella sua passione, infatti, Egli dona se stesso senza badare all’uso o all’abuso che si farà del suo dono.
– Con il sacrificio di se stesso Gesù rende l’uomo gradito a Dio: è lo sposo che attira a sé la sposa nell’amore gratuito
– Nella vedova Gesù ha trovato la figura di un popolo che accoglie il dono da Dio e lo getta nel tesoro del tempio, lo ridona, cioè, a Padre in Cristo: “Dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane., questo vino; lo presentiamo a te, perché diventi per noi cibo di vita eterna e bevanda di salvezza”.
– Gesù è il vero dono del Padre agli uomini, il vero tesoro del tempio. Tutto quello che Egli ha, per vivere, il Figlio, non superfluo e ben più di due spiccioli, il Padre lo dona a noi.
– E noi diventiamo quella vedova, immagine della comunità d’Israele, povera, senza fama, perché lo sposo le è tolto, il tempio è lacerato; ma è rinnovata a immagine di Dio in questa celebrazione eucaristica.
– In Cristo Gesù siamo capaci di dare più di tutti gli altri: infatti ora siamo capaci di pregare il Padre, senza primeggiare con vanità, cercare riconoscimenti, distinguerci da altri per veste, lingua, casa, preghiere proprie.
– Insieme alla moltitudine dei redenti a prezzo del suo sangue Gesù diventa il nuovo tempio di pietre vive, dimora dell’Altissimo: è la Chiesa con la nuova liturgia efficace per opera dello Spirito; è la comunità dei poveri in spirito, che confidano, cioè, nel Signore.
Beati i poveri in spirito:
di essi e’ il regno dei cieli.
Grazie; ora; in noi; tutti; a te, Padre, sempre!