10-07-2011-Ordinario-A-dom15

10/07/2011 – T. ORDINARIO – ANNO A – 15 DOMENICA – ANIMATORI

INCONTRO ANIMATORI GRUPPI LITURGICI PARROCCHIALI
Piedimulera (NO) – 2° sabato – 9 luglio 2011 – 15ª Dom. Tempo Ordinario – Anno A. -Traccia.

Padre, tu continui a seminare il germe della tua parola nei solchi dell’umanità,
e accresci in noi con la potenza dello Spirito la disponibilità ad accoglierla
(cf colletta).

“Padre, tu continui a seminare il germe della tua parola nei solchi dell’umanità”. VANGELO: Mt 13,1-23, tre parti: Parabola (vv.1-9); Perché Gesù parla in parabole (10-17); Spiegazione della parabola (18-23).
Gesù, tu hai pronunciato la Parabola; vi hai aggiunto la Spiegazione mediante la Chiesa nascente; hai detto «Perché» tu ci parli in parabole per bocca di Matteo tuo evangelista. Così abbiamo l’unità teologica del testo.
1. Oltre l’esperienza quotidiana. Tu parti sempre da un racconto vero o verosimile. E annunci il tuo regno, andando oltre l’esperienza quotidiana. Oggi, per esempio, ci presenti il prodotto esorbitante di una parte del seme, che fa pareggio e va oltre tutto il grano perso. Nel miglior dei casi 1chicco produce 20 chicchi e tu? 100chicchi per 1chicco!
Cura del terreno. Un seminatore cura bene il terreno prima di seminare; non intende gettar via grano per niente! E tu? Grano in abbondanza per tutti! Nessuno può dirsi secondo a nessuno nel tuo cuore. Sarà il terreno buono a dare frutti straordinari al di là d’ogni aspettativa. Come? Sei tu a provvedere, come vedremo nella 1ª Lettura.
2.
Identificazione fra la Parola – Gesù, e chi l’ascolta – ogni persona umana. Nella spiegazione della parabola dici che il seme è la parola di Dio, il terreno sono gli uomini e il frutto è la conversione – salvezza. Così passi dal seme al terreno, dalla Parola che sei tu alla persona stessa, per esempio, v. 22: “Quello seminato tra le spine è colui che ascolta la Parola”. Chi è la Parola: il seme o chi ascolta? Tutt’e due: non temi che io ti faccia far brutta figura pur di star con me. Grazie, Signore Gesù!
I nemici del Signore Gesù. Tu hai molti nemici, Signore: la «non comprensione della Parola stessa», «l’incostanza o la tribolazione e la persecuzione», un terzo «la preoccupazione del mondo e l’inganno delle ricchezze».
Il tuo discepolo accoglie, assimila e sperimenta la capacità della tua Parola. Se uno si lascia attirare da te e cerca di capire la tua Parola, sperimenta che nella tua Parabola c’è il dono della Parola che salva. Il tuo discepolo l’accoglie e l’assimila: sperimenta come la tua Parola diventa capacità di accogliere altre Parole salvifiche.
“A chi non ha, sarà tolto anche quello che ha” . Chi ritiene la tua Parabola un racconto umile, popolare, che non merita attenzione di grandi pensatori, si trova espropriato della stessa Torah che pensa di possedere: “A chi non ha” di ascolto, “sarà tolto anche quello che ha”, “anche quello che crede di avere” (Lc 8,18); perché la tua Parola, Gesù, completa e dà valore alla Torah, alla Legge di Dio, a tutto il Progetto del Padre.
La Parola di Dio ha una sua debolezza. Tutti ti chiediamo, Signore: la tua Parola non dovrebbe essere chiara per tutti? Come si spiega che la tua parola è in realtà rifiutata da molti? La Parola evangelica che io offro, proprio perché di Dio, lascia all’uomo la libertà di aprirsi o di chiudersi. La mia Parola ha una sua debolezza, che, in realtà, è la sua grandezza: il rispetto della libertà di ciascuna persona. Proprio perché di Dio, la mia parola non costringe, non riduce lo spazio della libertà, ma lo allarga fino al regno, oltre l’esperienza quotidiana.

“E accresci in noi con la potenza dello Spirito la disponibilità ad accoglierla”: PRIMA LETTURA, Isaia 55,10-11.
Parola efficace, creativa. Il brano è breve ma potentissimo. Isaia 55, infatti, illustra come la Parola di Dio non sia solo un «veicolo» che informa sul mistero di Dio; ma sia una «realtà “viva, efficace” (Ebrei, 4,12); “creatrice” Gen 1». Una Parola che agisce e opera. Non solo dà delle notizie, quindi, ma opera la salvezza nella persona.
Isaia 55, divenuto parte contestuale di oggi, dom. 15ª, Impronta il vangelo di un significato particolare. Il contesto liturgico ci obbliga a vedere in questo seme gettato dal seminatore il seme al quale allude Isaia, quando dice, “cade la pioggia”: questa pioggia è così efficace che fa lievitare il seme nel campo, produce il grano per il seminatore, il pane per il contadino; e non ritorna a Dio senza aver portato il frutto per cui Dio l’ha mandata. In questo contesto la parabola del seminatore prende un significato particolare: i membri dell’assemblea celebrante, dopo aver ascoltato il profeta Isaia, sono preparati ad accogliere, dietro al seme del seminatore, la meraviglia che la parola di Dio opera ora fra noi: può cambiar i 4 terreni in 4 fasi di crescita fin alla terra buona.
La parabola come insegnamento. Come leggere e capire questa parabola che non è per bambini; è qualcosa d’impegnativo. Il discorso in parabole appartiene alla pedagogia divina, annunciata dai profeti, adoperata da Gesù per parlare ai suoi interlocutori più semplici. Alcuni particolari di questo modo parabolico di parlare, lontano millenni dalla nostra cultura, è utile tenere presenti per la comprensione di questo racconto, semplice ma tanto profondo. Per evitare piccoli errori che ci porterebbero poi lontano, vediamo brevemente che cosa va sottolineato in una parabola: l’elemento esorbitante, che va oltre il reale. Questo elemento va preso in considerazione e confrontato con la vita di ciascuno, con la realtà che ognuno di noi vive. In questo modo la parabola diventa un insegnamento. Non semplice racconto d’un fatto di cronaca.
Il senso della parabola dal particolare esorbitante. Prestando attenzione a questo testo, che cosa c’è di anormale, che esorbita? Non è il seme che cade tra le spine, sulla roccia, sul sentiero che attraversa il campo. Era normale per il contadino palestinese trovare tutto questo nel terreno irregolare. Non era normale invece che un singolo seme potesse produrre 100 semi, o 60 o 30 semi per 1. Questo è l’elemento esorbitante. Qui c’è l’insegnamento che Gesù ha voluto fornire. Se questo seme è la Parola, è un seme che va seminato abbondantemente, senza guardare dove cade.
Seme con la forza misteriosa dello Spirito. Importante è capire che in questo seme, c’è la forza misteriosa dello Spirito, che rende questo seme operativo, capace di agire, tanto che la capacità umana, l’agire umano non è in grado di determinare. È un dato molto importante in un mondo come il nostro dove tutto è programmato, la metodologia è parte essenziale del lavoro, la verifica finale diventa necessaria per poter riproporre strategie nuove, più efficaci. Gesù in qualche maniera va oltre. Dice che la Parola di Dio non può essere imprigionata in questi schemi. Si tratta di una realtà che appartiene al mondo del divino e agisce nel mondo dell’umano.
La garanzia della Parola di Dio. Questo è una garanzia che ogni volta che diventiamo strumenti di Dio come buoni seminatori, e seminiamo questa parola non solo nel nostro cuore, ma anche negli altri, poi lasciamo stare che sia il Signore a stabilire quando, come e quanto frutto questa Parola darà. Ma la certezza è la seguente: “Come la pioggia cade e dà il suo frutto” e non torna a Dio senza aver portato il suo frutto, per cui Dio ha mandato quella pioggia; così sarà di quella Parola di Dio.
Parola quotidiana che Dio ha affidato a noi cristiani, e che noi siamo chiamati ad avvicinare secondo il dettame del Magistero; basta leggere la «Dei Verbum», per esempio, accostarla, farla nostra, renderla anche testimoniata nella vita, seminarla accanto a noi, lasciando che questo mistero di grande abbondanza di vita poi porti frutto, senza preoccuparci di calcolare quanto, come, dove e perché. I numeri di Dio non sono i nostri numeri. Dio dice: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre vie”. È un qualche cosa da prendere sul serio, altrimenti il mistero non è più tale. Di fronte al mistero, all’uomo compete chinare il capo.

RENDIAMO GRAZIE A DIO:
per «l’Annuncio evangelico» in vari tempi e modi; P. Elia interceda perché obbediamo al Magistero ecclesiale;
per «la Celebrazione» in persona di Cristo; Don Mario ci guidi, c’incoraggi con l’autorità del Padre Diocesano;
per «la Carità» di Dio effusa nei nostri cuori; la Sorella Noemi ci procuri d’imitarla nel buon profumo di Cristo.