10/10/2004 – T. ORDINARIO – ANNO C – 28 DOMENICA – 2004
Dieci minuti di preghiera con la chiesa.
28ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno C – 10 Ottobre 2004
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RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Signore Gesù, fa’ che nulla ci sia più caro di te! Donaci di accogliere la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu ci dici quanto stai attuando nella nostra esistenza, continuazione della tua storia (Vedi testo in LETTURE)..
MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu ci parli di te stesso “Bella Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggiamo vangelo, I e II lett. alla luce del versetto al vangelo che oggi dice:
Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa; proclamate le grandezze di Dio, che vi ha chiamato dalle tenebre all’ammirabile sua luce.
In ogni cosa rendete grazie: questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.
Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la sposa, cioè con quanti danno voce al tuo Spirito, aderiamo a te e acclamiamo: “Vieni, Signore Gesù!”, e continua ad attuare in noi ciò che tu hai compiuto in te stesso. Noi non siamo in grado di fare ciò che dici; ma tu opera in noi! Per questo, venendo, tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s), e aggiungi (Antifona alla Comunione):
Non sono dieci quelli guariti? E gli altri nove dove sono? Àlzati e va’, la tua fede ti ha salvato.
Riconosci e proclama le grandezze di Dio, rendi grazie: ti porto con me sul suo santo monte.
«Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò Samaria e Galilea; gli vennero incontro dieci lebbrosi; Gesù disse: Andate a presentarvi ai sacerdoti.- Mentre andavano, furono sanati».
Il vangelo di oggi (Lc 17,11-19) è il terzo di quattro brani (11,14-28; 11,29-36; 17,11-19; 17,20-36), collegati dalla ripetizione di alcune parole: «Il regno di Dio; il Figlio dell’uomo; questa generazione; come avvenne al tempo… di Lot, così sarà… nel giorno del Figlio dell’uomo; ben più di Giona…, di Salomone c’è qui;…». Il messaggio è la presenza del Regno di Dio e del Figlio dell’Uomo, Gesù che è il Regno di Dio in persona. Questa realtà del regno di Dio e del Figlio dell’uomo è percepibile attraverso segni. Per cogliere questi segni occorre discernimento. Sono più bravi a cogliere questi segni i lontani, come quelli di Ninive, la regina del sud, una donna, «un samaritano». Il regno di Dio presente nel Figlio dell’uomo ha più tempi: il tempo della sua venuta attuale e quello alla fine della storia, personale (due lavorano: uno viene tolto e l’altro lasciato) e universale.
Venendo in noi alla comunione sacramentale, culmine di questa celebrazione, Gesù, che è il regno di Dio in persona, in atto di venire a te personalmente, nella tua situazione particolare, percepito da te attraverso segni, dice: Oggi mi rendo presente in atto di condurti alla Gerusalemme celeste, nel simbolo di «un lebbroso straniero che sa discernere la mia presenza ben più importante di tutto, e guarisce totalmente». Gesù attraversa la Samaria e la Galilea andando a Gerusalemme. Non è un viaggio geografico: se lo fosse, dovrebbe dire il contrario. Invece si vuol dire che Gesù nella sua vita terrena, considerata come un viaggio, prende su di sé «l’infedeltà umana» simboleggiata dalla Samaria, e tutta «la fatica quotidiana» degli uomini simboleggiata dalla Galilea.
«Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi». Il villaggio è simbolo di vita tradizionale, chiusa, immutabile e inaccessibile ad ogni novità: vita di morte, di lebbra. Gesù dice: Venendo, io prendo su di me la «lebbra» del tuo peccato, e tu hai la forza di compiere il santo viaggio: sali il monte del Signore, percorri una vita secondo Dio e non secondo criteri umani. Sei in grado d’intraprendere una vita con «mani innocenti e cuore puro» (= totalmente segregato per Dio), perché io «attraverso» «l’infedeltà» della tua «vita quotidiana». Tu sei uno dei tanti «uomini» (dieci = tutti) «lebbrosi», purificati dalle opere malvagie delle loro «mani» (dieci = dita delle mani), chiamati a «riempire» (dieci = totalità) la sala delle nozze dell’agnello. La «misericordia» del Padre mio in me raccoglie tutte le piaghe; e «per le mie piaghe tu sei guarita/o» (Is 53,5). L’incolmabile «distanza» fra la vita e la morte è «attraversata» dalla mia presenza, e tu mi puoi «incontrare, alzare la voce», come la donna in mezzo alla folla per lodare la mamma che ha allattato il Signore (Lc 11,27); e nella «tua voce» il Padre ode il «mio grido» sulla croce a favore di tutti gli uomini che «non sanno quello che fanno» (Lc 23,34).
Appena mi chiami per nome, come i dieci lebbrosi, ciascuno per tutti e tutti per ciascuno: «Gesù Signore (= Dio che stai in alto e salvi), abbi pietà di noi», subito ti «vedo» e ti rispondo perché l’invocazione che sgorga dal peso della tua «lebbra», ti autorizza ad essere subito soccorso e sanato: i lebbrosi non possono accostarsi ai sani e devono gridare: «Immondo, immondo!» perché tutti stiano lontani da loro. Invece a Gesù chiedono aiuto. E Gesù allora risponde: «Andate a presentarvi ai sacerdoti. Da fermo in distanza ti faccio «muovere», e tu riprendi il cammino: ti comando di fare il viaggio a te vietato in seno alla comunità. Sperimenti una vita nuova, completa, mai prima neppure intuita, che ti spinge all’azione. – Un canto nuovo sgorga dal nostro cuore; invita tutto l’universo a cantare in coro: «Cantate al Signore perché ha compiuto prodigi». Gesù è il Signore: «Gli ha dato vittoria la sua destra e il suo braccio santo».
Riconosci e proclama le grandezze di Dio, rendi grazie: la fede rinnova in te la mia vita.
«Uno di loro tornò indietro lodando Dio; era un samaritano; Gesù osservò: E gli altri nove? Àlzati e va’, la tua fede ti ha salvato!».
«Andando sei sanato»: un cammino che non stanca, ma rinforza e fa crescere. Da «lebbroso» gridi, gridando ascolti, e ascoltando sei sanato: mentre cammini con me, la mia parola ti guarisce di una vita nuova, divina. Tutti (= dieci) io guarisco: tutti ricevono la salute del corpo e dello spirito; quanti doni sono in te! Ma per «uno solo» su dieci la salute del corpo diventa inizio d’un viaggio nuovo interiore, «uno solo» fa il vero «cammino» dell’incontro con me: «si vede guarito, torna, loda “il Dio”, acclama, mi adora, mi ringrazia» (eucharistòn = rendendo grazie, facendo eucaristia): culmina quindi nell’eucaristia; dalla salute del corpo puoi salire fino alla Vita totale. Uno solo sa discernere e vedere la presenza del regno di Dio in azione in me attraverso il segno della guarigione del corpo. E, come quella donna in mezzo alla folla, «alza la voce», e «torna da Gesù», non geograficamente perché prima non era dove si trovava Gesù; ma «da dove è uscito a immagine e somiglianza di Gesù». Venendo in noi Gesù dice: Dopo questo mio intervento, tu non prosegui più per un tuo viaggio, ma «fatto a mia immagine» diventi «simile a me» e stai con me al servizio degli altri, come la suocera di Pietro guarita dalla febbre si mette a servire (Lc 4,39). Notiamo ancora, Signore: «Tornò lodando il Dio, e rese grazie» uno solo su dieci, uno «sa fare discernimento» e «riconosce in Gesù il Dio che opera meraviglie», allora gli «rende grazie o fa Eucaristia».
Succede così al vero Israele, dice Gesù venendo in noi: Succede così alla mia chiesa pellegrina sulla terra. Come tutti, tu sei «lebbroso guarito». «Ed era un samaritano»: considerato povero, straniero, emarginato; eppure, l’unico che sa discernere la presenza di Dio presente e all’opera in me. Come dire che a tutti, anche all’ultimo è possibile capire, riconoscere, ringraziare. – Gesù aggiunge: «Àlzati e va’, la tua fede ti ha salvato!». A te ho chiesto degli «altri nove», perché «vedano, tornino, rendano gloria», siano anche loro segno della mia presenza come persone ben riuscite; perché «gloria di Dio (= segno della presenza di Dio), è l’uomo vivente». Ora ti faccio missionario, buon amministratore dei miei beni. Per questo io dono a te la mia vita di risorto, il mio mandato di viaggiatore, la mia fiducia nel Padre, dicendoti: «Alzati e va’, la tua fede ti salva», genera in te salvezza. Povero, sei ricco per la tua fede, la tua capacità di discernere, di fronte a una generazione ricca di storia sul Messia; eppure quando il Messia arriva, più grande di Giona e di Salomone, non lo riconoscono. Ma tu e quanti sono come te, «siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa: proclamate le grandezze di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre all’ammirabile sua luce». – Signore, aiutami a capire: Tu comandi che vadano a presentarsi ai sacerdoti. Quelli dieci obbediscono e andando sono guariti. Uno torna: non va dai sacerdoti ma viene da te. Ha disobbedito! Perché lodi lui e ti lamenti degli altri chiedendo: “dove sono?”. Se sono poi «guariti per fede» tutti e dieci, perché dici al samaritano: “La tua fede ti ha salvato?”. Intendi annunziare un altro tipo di salvezza? Sì, tu hai manifestato la tua salvezza «totale», te stesso, a tutti i popoli; agli occhi degli umili e dei poveri emarginati hai rivelato la tua giustizia, perché arrivi a tutti i popoli, a cominciare dagli ultimi. Non per la nostra bravura, ma per amore del tuo nome e della tua fedeltà alla casa di Israele ti sei ricordato di noi. Grazie, Signore: donaci discernimento perché sappiamo tenere lo sguardo fisso sulla tua persona, su ogni tuo intervento e riconosciamo le tue meraviglie, più che essere semplici esecutori dei tuoi comandi, soddisfatti della nostra osservanza, incapaci, come altri gli nove guariti e quei sacerdoti, di vedere e lodare te, «il Dio». Con Tommaso e quel samaritano allora noi ti diciamo: Mio Signore e mio Dio!
Riconosci e proclama le grandezze di Dio, rendi grazie: ti porto a fare il primo passo, e tu cammini spedito con me.
«Naaman Siro si lavò sette volte nel Giordano, secondo la parola dell’uomo di Dio; era guarito».
La salute del corpo è dono della mia provvidenza. Lo mostro anche mediante la malattia; ti senti come padrone della salute; finché stai bene non pensi che è un dono, dici: Della mia salute sono padrone io. – Ma quando viene a mancare, ti adatti ad ogni mezzo pur di riaverla; anche i mezzi, però, come le medicine, sono un mio dono: ti portano gradualmente al Donatore; primo passo di questo cammino è la scoperta della tua dipendenza: allora vedi Naaman, grande capo di stato maggiore della Siria, avere bisogno, ricorrere dal suo re, poi da un uomo a lui sconosciuto, il profeta Eliseo, poi accettare il parere del suo servo, adattarsi a un semplice gesto d’immersione al posto di grandi riti magici, scendere nel piccolo fiume Giordano al posto dei grandi fiumi di Damasco; e il grande capo fa per ben sette volte un semplice gesto comandato, insignificante per la tua mente; ma efficace nel farti uscire da te stesso e cogliere chi c’è dietro a quella parola divina; tanto più efficace, quanto più semplice è il gesto comandato: «Scendi sette volte nel Giordano». – «Naaman scese, si lavò, ridivenne come un giovinetto; era guarito», come i dieci lebbrosi del vangelo. Talvolta il mezzo per comunicare può divenire più importante della stessa comunicazione, cosicché mentre svela una rea3tà la può anche nascondere. Allora un segno semplice come le acque del fiume Giordano o un po’ di pane, di vino e di acqua nell’eucaristia possono attirare meno l’attenzione su se stesse ed evidenziare maggiormente l’azione divina che si serve di esse. – Se consideri le nostre colpe, Signore, chi potrà resistere? Ma presso di te è il perdono.
Riconosci e proclama le grandezze di Dio, rendi grazie: ti conduco per il cammino dello Spirito.
«Tornò dall’uomo di Dio, entrò e si prostrò a lui dicendo: Ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele. Ora accetta un dono. – Non lo prenderò».
Scoperta con gioia la tua dipendenza fattiva da me, fai il primo passo: discerni e accetti di percorrere il cammino verso di me. Poi fai il secondo passo riconoscendo me come «il Dio» che opera meraviglie, il Donatore di ogni bene, e ti prostri ai miei piedi, come il «samaritano» che «ritorna» a me, fonte della salute. Puoi dire di conoscere il suo animo. Non mi sostituisci con riti legali, come gli altri «nove guariti che non tornano indietro», contenti solo di «presentarsi ai sacerdoti». Fai il terzo passo, e puoi confessare il Signore con le parole di Naaman: «Ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele». – Fuori di me, infatti, non c’è altro nome nel quale puoi essere salvato. Il quarto passo è la gratitudine, e dichiari ancora con Naaman: «Ora accetta un dono dal tuo servo». – Ma cosa può dare l’uomo in cambio della salute? L’uomo di Dio ti rimanda a me, dicendo: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò». – Eliseo rifiuta ogni dono, non vuole nulla per sé, e ti fa scoprire un quinto passo, il dono di te stessa/o, cioè, stare alla mia presenza, essere luogo riservato a me, come unico modo di vivere bene il dono della vita che ti è stata affidata. – Acclami al Signore tutta la terra, gridate, esultate con canti di gioia.
Riconosci e proclama le grandezze di Dio, rendi grazie: ti porto a fare ciò che ti suggerisco.
«Naaman disse: Mi sia permesso caricare qui della terra; intendo compiere olocausti solo al Signore».
Dall’intuizione alla realizzazione del dono di te al Signore come Naaman e più di Naaman: Iavè ha stretto legami con il popolo e il paese d’Israele; io, il Signore, ho stretto un legame con te, prendendo il tuo corpo che per questo ti ho dato. Naaman trasporta terra di Samaria a Damasco per erigervi un altare e offrirsi con fedeltà a Iavè. Questo è il suo desiderio, che io porto a compimento in te: io trasporto la tua umanità con me presso il Padre, e nella mia parola tu puoi offrirgli la tua vita con la mia, perché in te «luogo riservato a Dio» io offro me stesso a lui, dono gradito per tutti. Ti dico ciò che opero in te con le parole: «Àlzati e va’». – Tutti i confini della terra sono presenti al tuo cuore, Signore Gesù, e al cuore di quanti ti accolgono, come io desidero fare quest’oggi per opera tua. Tutti vedono la salvezza del nostro Dio. Acclami al Signore tutta la terra: gridate, esultate con canti di gioia; dite: La tua salvezza, Signore, è per tutti i popoli.
Riconosci e proclama le grandezze di Dio, rendi grazie: Ti porto nella comunità costruita su salde fondamenta.
«Carissimo, ricordati che Gesù Cristo è risuscitato dai morti; per lui soffro, porto le catene; ma la parola di Dio non è incatenata; sopporto ogni cosa per gli eletti».
Al samaritano che tu sei, a ogni fedele tornato da me come lui, come Naaman, Paolo e Timoteo io comando: «Àlzati e va’»; io dico e tutto è fatto: partecipa sin d’ora alla mia vita di risorto, come partecipi con gioia alla sofferenza per tutti i fedeli (gli eletti), i nove: tutti ottengano la redenzione che ho meritato per loro, giungano alla conoscenza della Comunione per la remissione di ogni colpa reciproca: guariscano dalla lebbra. – La tua salvezza, Signore, è per tutti i popoli.
Riconosci e proclama le grandezze di Dio, rendi grazie: ti faccio passare con me da morte a vita.
«Certa è questa parola: Se moriamo con lui, con lui anche vivremo; se con lui periamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, anch’egli ci rinnegherà; se noi manchiamo di fede egli però rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso».
Il mio comando: «Alzati, va’, la tua fede ti salva», fonda la comunità dei miei fedeli che sanno discernere e riconoscere in me la presenza del Dio che regna: in loro io muoio e vivo, persevero e regno; chi mi rinnega e non crede, si esclude, come possono escludersi i nove sanati che non vengono da me; ma il mio amore per gli uomini non può venir meno, nonostante la loro infedeltà: il mio amore non è fondato su di voi, ma su di me. – Signore, noi ti rendiamo grazie perché ti sei ricordato del tuo amore e della tua fedeltà verso di noi.
PREGHIERA EUCARISTICA
Per mezzo di te, Signore Gesù, rendiamo grazie al Padre per quanto operi in noi (Preghiera Eucaristica), e diciamo: “Suscita”. La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.: La tua salvezza, Signore, è per tutti i popoli,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
in Gesù tu operi per la vita temporale ed eterna;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù presente in viaggio, c’incontra e ci guarisce;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
con canti di gioia camminiamo verso la tua gloria;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
egli rimane fedele, non può rinnegare se stesso;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
da tutti i confini della terra che vedono la tua salvezza.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, Il Cammino:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: cammino di lebbrosi verso la salute del corpo;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: cammino di Naaman verso la fede nell’unico Dio;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: cammino di Gesù verso Gerusalemme;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: cammino del samaritano verso Gesù e i fratelli;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: Cammino dell’umanità nella comunione dei santi.
Preghiamo:
O Padre, che ci hai chiamati dalle tenebre all’ammirabile tua luce, come stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, e vuoi che ti rendiamo grazie per le grandi opere compiute nel tuo Figlio; fa’ che accogliamo la tua salvezza che è per tutti i popoli. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).