10-12-2006-Avvento-C-dom2

10/12/2006 – AVVENTO – ANNO C – 2 DOMENICA – 2006

Preparazione alla celebrazione della messa.

2ª DOMENICA DI AVVENTO
Anno C – 10 Dicembre 2006 (cfr HomePage: «Approfondimenti» – AVVENTO)

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…!
Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti
(Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).

TESTI e MEDITAZIONE.

TESTI

Antifona d’Ingresso Cf Is 30,19.30
Popolo di Sion, Il Signore verrà a salvare i popoli e farà sentire la sua voce potente per la gioia del vostro cuore.

Colletta
Dio grande e misericordioso, fa’ che il nostro impegno nel mondo non ci ostacoli nel cammino verso il tuo Figlio, ma la sapienza che viene dal cielo ci guidi alla comunione con Cristo, nostro Salvatore. Egli è Dio…

Anno C:
O Dio grande nell’amore, che chiami gli umili alla luce gloriosa del tuo regno, raddrizza nei nostri cuori i tuoi sentieri, spiana le alture della superbia, e preparaci a celebrare con fede ardente la venuta del nostro salvatore, Gesù Cristo tuo Figlio. Egli è Dio.. .

Prima Lettura Bar 5,1-9
Dio mostrerà il suo splendore in te.

DAL LIBRO DEL PROFETA BARUC
Deponi, o Gerusalemme, la veste del lutto e dell’afflizione, rivèstiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre.
Avvolgiti nel manto della giustizia di Dio, metti sul capo il diadema di gloria dell’Eterno, perché Dio mostrerà il tuo splendore ad ogni creatura sotto il cielo.
Sarai chiamata da Dio per sempre: «Pace della giustizia e gloria della pietà». Sorgi, o Gerusalemme, e stà in piedi sull’altura e guarda verso oriente; vedi i tuoi figli riuniti da occidente ad oriente, alla parola del Santo, esultanti per il ricordo di Dio.
Si sono allontanati da te a piedi, incalzati dai nemici; ora Dio te li riconduce in trionfo come sopra un trono regale.
Poiché Dio ha stabilito di spianare ogni alta montagna e le rupi secolari, di colmare le valli e spianare la terra perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio.
Anche le selve e ogni albero odoroso faranno ombra ad Israele per comando di Dio.
Perché Dio ricondurrà Israele con gioia alla luce della sua gloria, con la misericordia e la giustizia che vengono da lui.

Salmo Responsoriale Dal Salmo 125
GRANDI COSE HA FATTO IL SIGNORE PER NOI.

Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion, / ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si aprì al sorriso, / la nostra lingua si sciolse in canti di gioia. R/
Allora si diceva tra i popoli: / «Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi, / ci ha colmati di gioia. R/
Riconduci, Signore, i nostri prigionieri, / come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime / mieterà con giubilo. R/
Nell’andare, se ne va e piange, / portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con giubilo, / portando i suoi covoni. R/ .

Seconda Lettura Fil 1,4-6,8-11
State integri e irreprensibili per il giorno di Cristo.

DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI FILIPPESI
Fratelli, prego sempre con gioia per voi in ogni mia preghiera, a motivo della vostra cooperazione alla diffusione del vangelo dal primo giorno fino al presente, e sono persuaso che colui che ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.
Dio mi è testimonio del profondo affetto che ho per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù. E perciò prego che la vostra carità si arricchisca sempre più in conoscenza e in ogni genere di discernimento, perché possiate distinguere sempre il meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quei frutti di giustizia che si ottengono per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.

Canto al Vangelo Lc 3,4-6
Alleluia, alleluia.
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
Alleluia.

Vangelo Lc 3,1-6
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!.

DAL VANGELO SECONDO LUCA
Nell’anno decimoquinto dell’impero di Tibèrio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la Parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Ed egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:
«Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato; i passi tortuosi siano diritti; i luoghi impervi spianati. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

Sulle Offerte
Ti siano, gradite, Signore, le nostre umili offerte e preghiere; all’estrema povertà dei nostri meriti supplica l’aiuto della tua misericordia. Per Cristo nostro Signore.

Prefazio dell’Avvento I
La duplice venuta del Cristo
È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore.
Al suo primo avvento nell’umiltà della nostra natura umana egli portò a compimento la promessa antica, e ci aprì la via dell’eterna salvezza. Verrà di nuovo nello splendore della gloria, e ci chiamerà a possedere il regno promesso; che ora osiamo sperare vigilanti nell’attesa.
E noi, uniti agli Angeli e alla moltitudine dei Cori celesti, cantiamo con gioia l’inno della tua lode:
Santo, Santo, Santo .. .

Antifona alla Comunione Bar 5,5; 4,36
Gerusalemme, sorgi e sta’ in alto: e contempla la gioia che a te viene dal tuo Dio.

Oppure: Cf Mt 3,3; Mc 1,3; Lc 3,4
Voce che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri.

Dopo la Comunione
O Dio, che in questo sacramento ci hai nutriti con il pane della vita, insegnaci a valutare con i sapienza i beni della terra, nella continua ricerca dei beni del cielo. Per Cristo nostro Signore.

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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. Tempo di Avvento – Anno C – 2ª Domenica – 07/12/2003); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:

OGNI UOMO VEDRÀ LA SALVEZZA DI DIO.
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, centro della Vita.

1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Dalla vita alla festa della vita: formiamo una comunità, prendiamo coscienza di essere riuniti e preparati da Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
“Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!”, grida Giovanni Battista a quanti intendono celebrare il Natale del Signore. L’assemblea inizia questa s. messa con il desiderio di farlo, ma anche con la convinzione desunta dall’esperienza che in tanti anni non è riuscita a fare progressi. Allora ascolta con piacere le parole dell’ingresso interpretandole in modo nuovo: non più io preparo la via al Signore, ma «il Signore verrà a salvare i popoli». E si vede confermata dalla colletta comune che ribadisce: «La sapienza che viene dal cielo ci guidi alla comunione con Cristo, nostro Salvatore». La colletta dell’anno C infine conferma definitivamente l’iniziativa confortante del Signore con le parole: «Raddrizza nei nostri cuori i tuoi sentieri, spiana le alture della superbia, e preparaci a celebrare con fede ardente la venuta del nostro Salvatore, Gesù Cristo tuo Figlio». Allora veramente è possibile che «ogni uomo» veda la salvezza di Dio! La sicurezza di tutto questo poggia in Dio stesso, sul suo amore, che chiama all’esistenza e alla salvezza: su «Dio grande nell’amore», che chiama «gli umili alla luce gloriosa» del suo regno. L’assemblea celebrante inizia così nella gioia la s. messa professando chiaramente la sicura iniziativa divina.

2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo allora la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo in noi.

Richiamiamo la Parola, cioè persona, messaggio e attività di Gesù.
SALVEZZA È LA PAROLA CHE SCENDE SU GIOVANNI E S’INCARNA IN GESÙ DI NAZARET.
La parola scende in un tempo e in uno spazio ben precisi:
«Nell’anno decimoquinto dell’impero di Tibèrio Cesare» (vangelo: Lc 3,1-6). L’evangelista Luca all’inizio del vangelo dice di avere raccolto e ordinato accuratamente notizie su Gesù, per dare fondamento storico sull’evento di Cristo. Il nome dell’imperatore romano e dei vari governatori della Palestina permettono di collocare con precisione l’inizio del ministero di Gesù e di renderne certa la storicità. Cogliamo qui subito una prima verità di fede: con Gesù, Dio entra nella storia, nei nostri fatti di cronaca. Dio si colloca nel contesto degli avvenimenti umani, di allora come dei nostri giorni. Poi due autori, lo Spirito Santo e un uomo illuminato dallo Spirito, come Luca, hanno messo in scritto la storia di allora perché servisse alla comprensione della nostra storia. Quando si vuole comprendere un testo della Parola di Dio, come questo, si deve anzitutto collocarlo nel suo contesto storico. Conoscere infatti gli avvenimenti che la precedono, l’accompagnano e la seguono, è necessario per individuare e comprendere il significato e il valore della situazione storica del brano. La Parola di Dio non capita mai a caso; si manifesta con fatti in luoghi e circostanze ben precise, segni dell’attenzione premurosa di Dio per l’umanità, per ogni persona. Così l’inizio della vita pubblica del Messia è collocato con precisione nella storia: l’anno quindicesimo di Tiberio, per significare che la venuta di Gesù non capita a caso, ma in tempo e luogo ben determinati. Paolo dice: «Nella pienezza del tempo» (Gal 4,4), cioè nel momento più propizio, quando Dio ha tutto preparato perché il popolo accolga nella sua storia la presenza di Dio. Anche oggi Dio si fa presente nella storia per annunziare a tutti che Dio è «Salvezza».
Di questo testo ora rileviamo solo un fatto, un contrasto: tra quello che conta e quello che appare.
Tiberio Cesare a Roma, Ponzio Pilato che poi farà morire Gesù, Erode che eliminerà il Battista, e tanti altri sembrano essere i registi delle varie vicende umane; ma non è così. Essi si muovono sul piano del sembrare, delle apparenze, del potere, non su quello sostanziale, che conta per sempre, che conta davanti a Dio. Ecco, di fronte a questi protagonisti irrompe il vero protagonista di tutta la vicenda: la Parola di Dio, l’amore del Signore che si fa vicino a questa umanità. Il contrasto viene accentuato con un giuoco: da una parte tutto il potere politico-religioso, rappresentato dal numero dei «sette» grandi (sette = tutto il potere; e per arrivare a sette Luca mette due sommi sacerdoti); dall’altra Giovanni Battista. Ebbene, «la Parola di Dio scese su Giovanni», il Battista, presentato in antitesi con tutti i grandi della terra. Il messaggio è chiaro: Dio sceglie i suoi collaboratori liberamente, senza seguire il criterio umano. I pensieri di Dio non sono i nostri pensieri: su nessun uomo del potere umano, bensì su uno che vive nel deserto, lontano da ogni gloria del mondo, scende la Parola di Dio. Il deserto non è solo un’indicazione del «dove» Giovanni si trova e battezza, predica e raccoglie le folle; il deserto è anche «simbolo di necessità»; richiama la condizione di un uomo che non si perde nelle apparenze, è costretto a confrontarsi con ciò che conta, che è essenziale; Giovanni è l’uomo dell’essenziale; e porta la gente a confrontarsi con ciò che veramente importa: «la Parola», il Signore, che vuole attirare tutta l’attenzione, essere ascoltata per il nostro bene. Così oggi il vangelo ci chiede: Che posto ha nella tua vita ciò che conta, ciò che vale come la Parola di Dio?
Questo dato diventa fondamentale quando ascoltiamo il messaggio di Giovanni su Gesù:
Il Battezzatore che parla di cose necessarie, estremamente importanti, dice che verrà un altro, diverso da lui, più forte di lui, che un fascino più grande del suo (Giovanni aveva più discepoli di Gesù, perché denunciava il male pubblicamente, mentre Gesù pazientava), perché la Salvezza è in mano sua e non in mano mia: Egli battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Accenno profetico: a Pentecoste infatti Luca rappresenterà il dono dello Spirito Santo in forma di fiammella sul capo dei discepoli in preghiera nel cenacolo con Maria. Profezia quindi di Amore divino che si riversa nei cuori dei discepoli. Ma questo battesimo nello Spirito e nel Fuoco, oltre che dono dell’Amore di Dio, può essere letto anche come «presenza di Dio che giudica»: tutti coloro che credono in lui sono salvi, e quanti non credono in lui salvi non sono; ma sono già tutti giudicati, ribadisce Giovanni evangelista. Quindi Gesù si rivela un Messia buono, ma vero, senza bonismi fluenti o accomodanti. Vuole essere riconosciuto per quello che è, senza significati che non ha o nomi diversi da quello che ha. Impariamo che si deve dare il nome vero alla realtà e alle persone: in particolare a Gesù il Cristo, il Figlio di Dio.
«Questo è avvenuto perché si adempisse la parola del profeta».
Tecnica esegetica, «Midrash», della chiesa nascente. Ed è quanto noi facciamo per cogliere il senso dei fatti e della nostra vita. Si confronta un fatto contemporaneo o personale con la Parola di Dio, e questa lo illumina, lo evidenzia. In questo modo Luca conclude: Il fatto che Giovanni abbia battezzato con acqua come segno esterno di una conversione interiore, corrisponde a quanto ha detto il profeta Isaia (II Isaia), e ne è l’adempimento. L’antico profeta, dice Luca, invitava il popolo dell’esilio a preparare le strade per fare ritorno in Palestina, guidato dal suo Signore; e Giovanni Battista attualizza questa profezia. Anche noi siamo invitati a fare tale «revisione di vita». La nostra storia infatti è continuazione della storia di Gesù Cristo: stessi attori, Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, e l’uomo; stesse situazioni; stesso progetto di Dio in atto. “Tutto ciò che è stato scritto prima di noi, dice Paolo, è stato scritto per nostra istruzione, perché in virtù della perseveranza e della consolazione che ci vengono dalle Scritture teniamo viva la nostra speranza (Rom 15,4). La lettura o revisione di vita procede così: Punto di partenza, una nostra situazione; punto di riferimento, la Parola di Dio; punto di arrivo, il senso divino acquisito sulla nostra situazione. Lo stesso evangelista Luca dice che Maria era occupata a fare sempre questa revisione: «Maria, da parte sua, serbava tutti questi eventi, con-frontandoli (synbàllousa) nel suo cuore» (Lc 2,19). I due di Emmaus imparano a confrontare i fatti, che ben ricordano, con le Scritture incentrate nel dono di Dio: la Pasqua. Da qui scaturisce l’ospitalità, l’eucaristia e il cuore che arde fino a travasarsi in annunzio natalizio: la scoperta di Dio che cammina con noi. Prima quindi si vive la pasqua, poi si scopre il natale come pasqua natalizia.
In conclusione, l’invito della «voce profetica che grida» in Isaia e in Giovanni Battista, richiama l’attività del popolo: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!”.

Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
LA SALVEZZA VIENE DA DIO ED È OPERA DI DIO.
Non l’uomo «prepara» e «raddrizza le vie»; ma Dio prepara la strada del suo incontro col popolo.
Il profeta Baruc (3,1-9) è scelto come prima lettura in parallelo con il vangelo. Abitualmente la prima lettura è un passo citato implicitamente dal vangelo. Nel nostro caso, dovrebbe essere il II Isaia menzionato da Luca. Invece la liturgia sceglie Baruc, con lo scopo di precisare l’autore di quelle azioni menzionate da Isaia e dal Battista che grida “Preparate”, “Raddrizzate”, eccetera. L’attività richiesta è fondamentalmente la stessa; ma l’autore che «prepara» e «raddrizza» è Dio, come dice il testo: Gerusalemme, “la gloria ti viene da Dio per sempre. Dio ha stabilito di spianare… Dio ricondurrà Israele con gioia alla luce della sua gloria, con la misericordia e la giustizia che vengono da lui”. È Dio dunque che si preoccupa della sua gente, perché sia liberata. La liturgia opera quindi una precisazione su chi prepara l’incontro con Dio. Mentre Luca presenta Giovanni come adempimento della profezia Isaiana, la chiesa dice: Sì, quanto dice Isaia riportato da Giovanni Battista è vero, ma l’autore di tutta questa attività, compresa quella umana riguardo all’incontro con Dio, l’autore primo è Dio stesso: Dio si prepara la strada per l’incontro con il suo popolo. Prendiamo coscienza che quanto siamo invitati a fare, ci è possibile compierlo perché la Parola di Dio attua in noi ciò che dice. Egli dice, e tutto è fatto. Dice: “Preparate la via…”, e noi siamo in grado di prepararla perché il Signore stesso opera in noi, come sottolinea la colletta: “O Dio, raddrizza nei nostri cuori i tuoi sentieri, spiana le alture della superbia, e preparaci a celebrare con fede ardente la venuta del nostro salvatore, Gesù Cristo tuo Figlio”. Con l’invito a fare qualcosa, come a «preparare la via …», Dio ci chiede di aderire liberamente alla sua azione. Noi rispondiamo con imperativi di adesione, come: «Raddrizza», «spiana», «preparaci». Tutta la Preghiera Eucaristica è piena, grata adesione a tutto ciò che Dio attua per Cristo nello Spirito Santo.
E il popolo riceve un nome nuovo: «Pace della giustizia e gloria della pietà»:
La parola chiave è «Pace», nell’incontro del popolo con il suo Dio, per l’opera di Dio stesso che lo libera. È «pace della giustizia», nel senso che si realizza un incontro autentico: fra singoli e comunità, «giusto», come Dio lo vuole, senza che il singolo venga sacrificato al gruppo, né il gruppo diventi strumento del singolo; ma in armonia tutti e due si realizzino secondo il progetto di Dio, in reciproca collaborazione, che Dio suscita e attua di sua iniziativa. Quindi non è inattività, bensì impegno da parte di tutti, a cominciare dal Signore.

Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
IL SIGNORE HA FATTO GRANDI COSE PER NOI, SALVANDOCI DA OGNI SCHIAVITÙ.
Ripetendo le parole del Signore Gesù nel Salmo Responsoriale,
l’assemblea interpreta rettamente l’incontro con Dio come opera di Dio, che la trasforma. Le parole di Gesù sulle nostre labbra ci fanno sperimentare i suoi sentimenti: “Grandi cose ha fatto il Signore (non noi) per noi” (Salmo responsoriale: Sal 126). Riconosciamo che Dio opera prodigi: “Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion, ci sembrava di sognare”. Lo riconoscono i popoli che dicono: “Il Signore ha fatto grandi cose per loro”. Lo riconosciamo noi stessi in prima persona, e diciamo: “Grandi cose ha fatto il Signore per noi, ci ha colmati di gioia”. – Il ricordo del passato fa sgorgare dal cuore una preghiera per il presente. La salvezza è opera di Dio, ne abbiamo l’esperienza, e questa ci sprona a chiedere ulteriore salvezza dalla schiavitù, fino alla completa liberazione. Abbiamo ringraziato il Signore per l’accaduto: “Allora la nostra bocca si aprì al sorriso, la nostra lingua si sciolse in canti di gioia”. – Ebbene: questo è garanzia di quanto farà ancora. Pieni quindi di gratitudine acclamiamo: “Riconduci, Signore, i nostri prigionieri come i torrenti del Negheb” in piena. In te, Signore, rischiamo, nella certezza del buon esito: rischiamo come chi semina una semente che ora potrebbe nutrirci; ma sappiamo di non perderla, siamo certi di avere in futuro la gioia di raccogliere il centuplo. Allo stesso modo, sulla scia della passione, morte, risurrezione del nostro Signore Gesù, noi, tua comunità, ci aspettiamo ancora momenti difficili, ma siamo sicuri di essere ricompensati con la vista di frutti abbondanti in Cristo risorto, qui presente.

Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
DIO HA INIZIATO IN VOI QUESTA OPERA BUONA, DIO LA PORTERÀ A COMPIMENTO.
Il discepolo di Gesù vive in tensione di «crescita verso l’incontro pieno e definitivo con Cristo»: verso la sua maturità di Risorto. Dio stesso la rende possibile e la porta a compimento questa crescita in noi che siamo sinceramente disposti ad accoglierlo (= fede). Dio allora ci fa crescere nella «carità», nella «conoscenza», nel «discernimento»: ci fa tendere verso il meglio, in trasparenza e integrità di vita, a gloria e lode di Dio.
Così opera in noi Dio che viene (Avvento), Gesù-regno di Dio che cresce nella storia, in ciascuno di noi. La chiesa nascente ne era consapevole celebrando l’unica festa cristiana: la pasqua centrata nell’eucaristia culmine e fonte della vita. Intorno al cinquecento questo aspetto della celebrazione prende il nome di «Avvento». Con il Concilio Ecumenico Vaticano II siamo tornati alle origini: con altri testi celebriamo cioè la stessa realtà.

Ora la liturgia latina ricorda l’opera di Dio in noi durante le quattro settimane di Avvento,
concentrate intorno all’eucaristia domenicale, che si sviluppa in tutta la settimana.
Nella 1ª domenica di Avvento Dio suscita e attua in noi un desiderio di migliorare, di semplificare la vita, di essere più conformi a Lui.
Nella festa dell’Immacolata, Dio ci fa scoprire che ci ha scelti e ci fa santi, immacolati al suo cospetto nella carità.
Oggi, 2ª domenica di Avvento, Dio suscita e attua in noi un senso di pace, perché è il Signore stesso che opera in noi come in Maria: è la sua Forza che prepara in me la sua via, che mi dona la forza di condurre una vita per lui, nell’attenzione agli altri.
Nella 3ª domenica di Avvento: la Parola suscita e attua in noi la gioia di essere come siamo: «Cristiani».
Nella 4ª domenica di Avvento, Dio suscita e attua in noi la sicurezza che tutto questo non sono pii pensieri o desideri; ma è storia: come storia è Gesù “nato da donna”; lo vedremo a Natale.

3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
Dopo la chiara e convinta scoperta dell’efficace iniziativa di Dio, l’assemblea passa ai fatti: presenta i doni come segni della sua disponibilità a lasciarsi fare da Dio nel preparare il suo Natale, e dice semplicemente per bocca del sacerdote in persona di Gesù: “Ti siano, gradite, Signore, le nostre umili offerte e preghiere”; dichiara la convinzione ora che solo Dio può aiutare il suo popolo, precisando: “All’estrema povertà dei nostri meriti supplisca l’aiuto della tua misericordia. Per Cristo nostro Signore. Amen”.

4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:

«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, Signore della storia che s’incarna, si fa uno di noi e cammina con noi.
“Al suo primo avvento nell’umiltà della nostra natura umana egli portò a compimento la promessa antica, e ci aprì la via dell’eterna salvezza. Verrà di nuovo nello splendore della gloria, e ci chiamerà a possedere il regno promesso; che ora osiamo sperare vigilanti nell’attesa”. Gratitudine per la triplice venuta di Gesù: nell’umiltà della nostra natura umana, nello splendore della gloria, nella vigilanza di quanti l’attendono.

Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione: che ci trasforma con il pane e il vino in via diritta come singoli e come comunità. «Gerusalemme, sorgi e sta’ in alto: e contempla la gioia che a te viene dal tuo Dio».

Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù: la nostra umanità da lui assunta e trasformata, è a te sommamente gradita.

Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo: ogni carne vede la tua salvezza, ogni cuore è riempito del tuo santo Spirito.

«Glorifichiamo» perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità totalmente rinnovata in Gesù, vero Dio e vero uomo. Perché gloria di Dio è l’uomo vivente, reso giusto dal Dio-Uomo «Veniente».

5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Segno dell’iniziativa divina efficace in noi è il nostro profondo e sincero rapporto con Dio e con i nostri fratelli, che esprimiamo nel Padre nostro, dicendo: «Rimetti a noi come noi rimettiamo». La tua parola grida con efficacia, o Dio, che prepari nel nostro cuore la tua via, e raddrizzi i tuoi sentieri”. «In questo sacramento ci hai nutriti con il pane della vita», capace d’insegnarci a valutare con sapienza i beni della terra, nella continua ricerca dei beni del cielo. Per Cristo nostro Signore». Grazie, o Padre, che per la forza di questa Eucaristia aumenti la nostra comunione con te e con gli uomini in Cristo Gesù.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es.:
Lo Splendore:
nella chiesa prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: splendore, di una strada diritta, piana e spaziosa;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: splendore, d’Israele che procede sicuro in Dio;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: splendore, di Gesù, parola che scende e salva;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: splendore, di Paolo, Filippesi e tutti noi, diretti al meglio;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: splendore, di ogni uomo che vede la salvezza.

Preghiamo:
O Padre, che raddrizzi nei nostri cuori i tuoi sentieri, perché ogni uomo veda la tua salvezza; donaci di riconoscere e acclamare le grandi cose che fai in nostro favore. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).