11-02-2007-Ordinario-C-dom6

11/02/2007 – T. ORDINARIO – ANNO C – 06 DOMENICA – 2007

Preparazione alla celebrazione della messa.

6ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno C – 11 Febbraio 2007

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…!
Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti
(Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).

TESTI e MEDITAZIONE.

TESTI

Antifona d’Ingresso Sal 30,3-4
Sii per me difesa, o Dio, rocca e fortezza che mi salva, perché tu sei mio baluardo e mio rifugio; guidami per amore del tuo nome.

Colletta
O Dio, che hai promesso di essere presente in coloro che ti amano e con cuore retto e sincero custodiscono la tua parola, rendici degni di diventare tua stabile dimora. Per il nostro Signore…

Anno C:
O Dio, che respingi i superbi e doni la tua grazia agli umili, ascolta il grido dei poveri e degli oppressi che si leva a te da ogni parte della terra: spezza il giogo della violenza e dell’egoismo che ci rende estranei gli uni agli altri, e fa’ che accogliendoci a vicenda come fratelli diventiamo segno dell’umanità rinnovata nel tuo amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo.. .

Prima Lettura Ger 17,5-8
MALEDETTO CHI CONFIDA NELL’UOMO; BENEDETTO CHI CONFIDA NEL SIGNORE.

DAL LIBRO DEL PROFETA GEREMIA
Così dice il Signore: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, che pone nella carne il suo sostegno
e dal Signore allontana il suo cuore. Egli sarà come un tamerisco nella steppa, quando viene il bene non lo vede; dimorerà in luoghi aridi nel deserto, in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere.
Benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è sua fiducia. Egli è come un albero piantato lungo l’acqua, verso la corrente stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie r rimangono verdi; nell’anno della siccità non intristisce, non smette di produrre i suoi frutti».

Salmo Responsoriale Dal Salmo 1
BEATO CHI PONE LA SPERANZA NEL SIGNORE.
Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi, / non indugia nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli stolti; / ma si compiace della legge del Signore,
la sua legge medita giorno e notte. R/
Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua, / che darà frutto a suo tempo
e le sue foglie non cadranno mai; / riusciranno tutte le sue opere. R/
Non così, non così gli empi: / ma come pula che il vento disperde;
Il Signore veglia sul cammino dei giusti, / ma la via degli empi andrà in rovina. R/

Seconda Lettura 1 Cor 15,12.16-20
Se Cristo non è risorto, è vana la nostra fede.

DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI CORINZI
Fratelli, se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. E anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini. Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti.

Canto al Vangelo Cf Mt 11,28
Alleluia, alleluia.
Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò, dice il Signore.

Anno C: Lc 6,23
Rallegratevi ed esultate, dice il Signore, perché la vostra ricompensa é grande nei cieli.
Alleluia.

Vangelo Lc 6,17.20-26
Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.

DAL VANGELO SECONDO LUCA
In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone.
Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: «Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete.
Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete gia la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti».

Sulle Offerte
Questa nostra offerta, Signore, ci purifichi e ci rinnovi, e ottenga a chi è fedele alla tua volontà la ricompensa eterna. Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla Comunione Sal 77,29-30
Hanno mangiato e si sono saziati e Dio li ha soddisfatti nel loro desiderio,
la loro brama non è stata delusa.

Oppure: Gv 3,16. Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio, perché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna.

Anno C: Lc 6,20. «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio», dice il Signore.

Dopo la Comunione
Signore, che ci hai nutriti al convito eucaristico, fa’ che ricerchiamo sempre quei beni che ci danno la vera vita. Per Cristo nostro Signore.

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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. Tempo Ordinario – Anno B – ..ª Domenica – ../../.…); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:

VENITE A ME, VOI TUTTI ! VOSTRO È IL REGNO DI DIO .
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, centro della Vita.

1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Dalla vita alla festa della vita: formiamo una comunità, prendiamo coscienza di essere riuniti e preparati da Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
Siamo «una gran folla, una gran moltitudine di gente da ogni parte», riuniti da esigenze poste in noi dal nostro Creatore. Quindi siamo coscienti di dipendere da Dio. Anche le situazioni concrete di ogni tipo sono incluse nell’indirizzo spirituale della nostra esistenza. Ci rivolgiamo quindi personalmente al nostro Signore, dicendo: “Sii per me difesa, o Dio, rocca e fortezza che mi salva, perché tu sei mio baluardo e mio rifugio; guidami per amore del tuo nome”. Questo ricevere doni da Dio vuol dire essere «benedetti» da lui; ma accogliere con amore i doni di Dio vuol dire essere «beati». Preghiamo allora il Padre di poter amare stabilmente il suo amore, dicendo: “O Dio, che prometti di essere presente in coloro che ti amano e con cuore retto e sincero custodiscono la tua parola, rendici degni di diventare tua stabile dimora; ascolta il grido dei poveri e degli oppressi che si leva a te da ogni parte della terra: spezza il giogo della violenza e dell’egoismo che ci rende estranei gli uni agli altri, e fa’ che accogliendoci a vicenda come fratelli siamo segno dell’umanità rinnovata nel tuo amore. Per Cristo nostro Signore. Amen”.

2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo quindi la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.

Richiamiamo la Parola, cioè persona, messaggio e attività di Gesù.
VOI ACCETTATE DI DIPEDERE COSCINETEMENTE DA ME E AVETE LA VITA IN PIENEZZA.
Con un testo evangelico che lascia da parte due versetti (Lc 5,18s), di segni o miracoli fatti da Gesù, la liturgia concentra la nostra attenzione sulle beatitudini del vangelo di Luca (5,1-11), diverse da quelle di Matteo. Inoltre questo brano del vangelo di Luca, nella celebrazione liturgica è preceduto da testi che ne precisano il senso. La prima lettura, il testo del profeta Geremia (17,5-8), riporta l’antitesi: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, benedetto l’uomo che confida nel Signore». Il testo del vangelo dice: Beati i poveri che ora soffrono e hanno fame, guai ai ricchi che ora sono sazi. Nel mondo biblico il termine “beato» equivale a “destinatario accogliente della salvezza di Dio” e, quindi, “amato da Dio”. Non significa assolutamente «felice» nel senso comune della parola (cf. certe interpretazioni sociologizzanti non del tutto corrette: beato tu, perché adesso hai fame; la comunità, provvedendo a te, ti sazia e ti rende felice! – R. Dezan e R. Laurita, La parola per la chiesa, EDB 2006, p. 153).
Inoltre in liturgia è necessario mettere in rapporto le definizioni teologico – bibliche del vangelo e della prima lettura… Il beato e il guai del vangelo assumeranno un nuovo senso dal contesto liturgico. In Geremia «Benedetto» è colui che riceve dei doni, in particolare il dono della vita divina; maledetto sarebbe chi è privo di questa vita divina, in quanto non l’accoglie, considerandosi autosufficiente. Ne risulta che «Beato» sarebbe il Benedetto, colui cioè che accoglie da Dio la vita.
Si può aggiungere un significato esegetico: beato è colui che sa di aver bisogno di Dio e sa di essere amato da Dio. Non si tratta di una beatitudine superficiale, ma profonda, perché, nonostante le condizioni avverse della vita, Dio è sempre dalla parte degli umili e poveri, dei bisognosi, affamati e perseguitati.
Sono persone gradite a Dio, sanno di potersi appoggiare solamente a lui e di non avere altra protezione. I guai invece riguardano quelle persone – sempre in parallelo con Geremia – incapaci di accogliere il dono divino, persone davvero povere, perché non accolgono da Dio la vita divina: pensano di essere autonome, capaci di stare in piedi da sole.
Questa prospettiva evangelica fa venire alla mente Genesi capitolo tre, dove Adamo fa proprio questa scelta, di autonomia da Dio. Tale atteggiamento, che chiamiamo peccato delle origini, si perpetua in modo esperienziale in ogni persona. Peccato che sta alle origini dell’umanità ma anche alla ridice di ogni singola umanità. La tentazione di essere autonomi, di badare a se stessi e di essere auto sufficienti, è molto presente nella persona, soprattutto quando le cose vanno bene. Invece il vangelo ci abitua a comprendere come l’uomo dipenda da Dio sempre e comunque, se vuol essere se stesso.
Questo dato importante, dell’essere necessariamente dipendenti dal Vivente che dà la vita, ce ne fa capire un altro circa le beatitudini: L’essere perseguitati può essere garanzia che si è autentici cristiani. È detto in due sfasature del testo. Dopo tre beatitudini brevissime per i poveri, gli affamati e gli afflitti, segue la quarta molto lunga, che si può sintetizzare con queste parole: Beati voi quando sarete perseguitati sia a livello fisico, sia a livello psicologico. Gesù dice: Dovete essere ben coscienti che anche i veri profeti sono stati maltrattati così. Viceversa il quarto guai ha un’affermazione molto breve, ma altrettanto eloquente: Quando tutti diranno bene di voi, fate attenzione perché anche i falsi profeti sono stati trattati con approvazioni lusinghiere.

Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
VENITE A ME, VOI TUTTI, MIEI DISCEPOLI, MEMBRA DEL MIO CORPO.
Nel vangelo Gesù parla di se stesso, vedendo i suoi discepoli vicini e lontani, fino a noi, a tutta l’umanità, come sue membra. Gesù è l’unico Beato – Benedetto (“tutto mi è stato dato dal Padre mio…”; “Eccomi, o Dio, sono venuto a fare la tua volontà”) che attualizza perfettamente la profezia del profeta. E ora Gesù dice ai suoi quanto sta attuando in loro, sue membra ancora nel tempo e nello spazio, perché Gesù «ascendendo in cielo ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini» (Ef 4,8).

Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
BEATO CHI PONE LA SPERANZA NEL SIGNORE E HA DA LUI IL BENE DELLA VERA VITA.
Tutto il salterio, dal primo salmo, suscita nel pio israelita i sentimenti di Gesù: in cinque frasi descrive l’immagine divina scolpita nell’uomo. Gesù ha vissuto questi sentimenti e ora provvede possa viverli ciascun suo fedele. Il Maestro di sapienza invita ad accogliere la rivelazione divina della beatitudine come un insegnamento che dona vita: “Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi, / non indugia nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli stolti; / ma si compiace della legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte”. Coloro che si lasciano guidare da Dio accettando il suo dono saranno felici, Non così gli empi: si perdono: “Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua, / che darà frutto a suo tempo e le sue foglie non cadranno mai; / riusciranno tutte le sue opere. Non così, non così gli empi: / ma come pula che il vento disperde”. Si passa da giusti ad empi: non c’è via di mezzo. O vita o morte. L’assemblea celebrante ha scelto la vita e la esprime con i gesti e le parole della liturgia: è feconda come l’albero piantato lungo corsi d’acqua, è ferma come la terra”. L a riuscita è dovuta esclusivamente alla comunione con il Signore, che dà forza e luce per potere e volere camminare con lui: “Il Signore veglia sul cammino dei giusti, / ma la via degli empi andrà in rovina”. A ogni essere umano è proposta la scelta fondamentale della vita o della morte, della benedizione o della maledizione. Noi siamo qui a scegliere la benedizione della vita

Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
RALLEGRATEVI, ESULTATE, PERCHÉ CRISTO, VOSTRA VITA, È RISUSCITATO DAI MORTI.
L’ultima dimensione della beatitudine è il fatto della persecuzione come segno di autenticità: «Beati voi quando vi perseguiteranno»; e il suo contrario: «Gai a voi quando diranno bene di voi», fa riflettere e comprendere chiaro che il cristiano è uomo di pace, ma non è accomodante. Il cristiano è una pietra d’inciampo, di scandalo come il proprio Maestro Gesù Cristo. Quando il cristiano si pone nella società con la sua precisa identificazione, non può accogliere sempre plausi e consensi, come il Maestro non ha avuto sempre consensi. Anzi l’essere perseguitati diventa alla luce di questa beatitudine una specie di garanzia che si è autentici cristiani.
In conclusione, le beatitudini di Luca, diverse da quelle di Matteo, mettono in luce questa dimensione: ci sono persone che sanno dipendere da Dio, e sanno che dipendono da Dio e perciò la vita divina per loro deriva da questa dipendenza. Ci sono altre persone che per la loro autosufficienza non si rendono conto di questa necessità.
Il discepolo di Gesù, che ora celebra la messa, se rimane coerente nella dipendenza da Dio, lasciandosi fare da lui luogo riservato a lui, sa che non può essere accolto da tutti. Questa non accoglienza da parte del mondo diventa allora per lui una garanzia che è vero profeta in Cristo risorto.

3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
Ascoltando la parola «beati voi, guai a voi» ci siamo sentiti confermati nella nostra esperienza che proprio sperando in Dio e accettando con gioia la nostra dipendenza – affidamento a Dio ci sentiamo forti anche nelle nostre povertà, e non siamo da compiangere («guai a voi!») nelle ricchezze di tante necessità che ci aiutano a presentare al Signore quanto siamo e abbiamo ricevuto da lui perché ce lo restituisca divino e sovrabbondante “Cibo e bevanda di salvezza”. Così andiamo a lui, noi tutti affaticati e oppressi, e troviamo il ristoro che vale. Così assaporiamo fin d’ora nelle nostre povertà o ricchezze di necessità la vera esultanza per la ricompensa che è stare in Cristo risorto. Sia questa, Signore, la nostra offerta che ci rifa nuovi, fedeli alla tua volontà, partecipi della tua vita in Cristo.

4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:

«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, egli è il Dio che regna e suscita speranza nei poveri che confidano in lui, capace di fare nuove tutte le cose.

Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione: lo Spirito d’Amore cambia pane e vino in Cristo; cambia ricco in povero e povero in ricco; rende capace di condivisione la persona egocentrica. Cristo è veramente risorto: “Proclamiamo la tua risurrezione”.

Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù: mentre accogliamo la sua presenza, aderiamo a lui e confidiamo in lui, che agisce tramite noi trasformati da egocentrici presunti attori della vita in disponibili servitori di altri.

Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo; fatti a sua immagine, siamo liberi e realizzati a somiglianza di Gesù tuo Figlio, venuto per arricchire quanti l’accolgono. Egli non elimina nulla, ma tutto avvalora. Ci prende su di sé e si presenta a te in nostra vece. Così anche la sofferenza, dovuta per le nostre mancanze, diventa ricompensa divina per noi che lo accogliamo e lo lasciamo agire in noi verso gli altri.

«Glorifichiamo» perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, da tutta l’umanità, rinnovata nel tuo amore, accettando la tua signoria. Non spadroneggiando, infatti, ma divenuti servi in Cristo, il Servo di Dio, si realizza la collaborazione reciproca non solo fra Gesù e noi, ma anche fra noi tutti, sue membra, a gloria del Padre.

5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Affamati di pane, di amore e di felicità, preghiamo il nostro Padre celeste con le parole che Gesù stesso ci mette sulle labbra: Padre nostro, …; donaci la vera felicità che ci hai promesso.
Fra i Beati, invitati alla cena del Signore, ci sentiamo dire: beati i poveri, beati gli affamati. Saranno saziati. Partecipando a questa assemblea, abbiamo mangiato e ci siamo saziati: Dio ci ha soddisfatti nel nostro desiderio, la nostra brama non è stata delusa, perché Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio. Fra quanti credono in lui, anche noi non periamo, ma abbiamo la vita eterna. Gesù ci dice:
«Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio». E noi diciamo al Padre: “Signore, che ci hai nutriti al convito eucaristico, fa’ che ricerchiamo sempre quei beni che ci danno la vera vita. Per Cristo nostro Signore. Amen”.
Usciamo da questa assemblea con fiducia. Sulla bocca e nel comportamento risuoni l’invito alla «felicità» di chi confida nel Signore; di chi porta la pace vera e non accomodata a scapito specie dei «poveri».

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., La fiducia:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: fiducia, di una persona in un’altra che cerca il bene;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza fiducia, di Dio nell’uomo che stenda la sua mano verso di Lui;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: fiducia, di Gesù nel Padre che lo risuscita da morte;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: fiducia, di Gesù nell’uomo che lo riconosce unico Salvatore;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. fiducia, dell’umanità nei beni che danno la vera vita.

Preghiamo:
O Padre, che inviti i poveri a rallegrarsi ed esultare, perché grande è la loro ricompensa nei cieli; concedi al tuo popolo di essere povero: di porre in te la sua speranza. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).