11/06/2010 – SACRATISSIMO CUORE DI GESU’ – ANNO C .2010
Preparazione alla celebrazione della messa.
SCRATISSIMO CUORE DI GESÙ.
Anno C – 2010-06-11
Ci Raccogliamo
davanti al Signore Gesù, che si dona fino alla morte in croce, trasmettendo lo Spirito, e risorge: ci fa suoi «tralci» (Gv 15,5), sue membra (cfr 1Cor 12) con il Battesimo, la Cresima, l’Eucaristia (Nota 1). Rinnoviamo il segno dell’adesione a Cristo, in risposta alla sua richiesta: “Rimanete in me!” (Gv 15,4.7.9), e diciamo insieme: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen. Dio ci parla con le nostre parole, e ci dice: “Ascolta, Israele: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore; e il prossimo come te stesso”.
Israele lo ripete: celebra la parola di Dio. Dio parla a noi tramite noi stessi come nel celebrare la messa; dico, quindi: “Ascolta, N.”. [N = proprio nome o di altre persone]. Ciascuna/o può aggiungere il nome d’una parrocchia, comunità, diocesi, nazione; per esempio: “Ascolta, Chiesa che sei in parrocchia di N.”, “… in comunità di N.”, “…in famiglia N.”, “…in Roma”, “…Italia”, …in Europa”. e tutti in preghiera ripetiamo l’invito: “Ascolta, …”.
Così «in persona dei citati» ci presentiamo al Padre con Gesù, per Gesù, in Gesù che «sta davanti a Dio» in atto di presentargli ogni comunità, ogni persona, e intercede per noi» (Rom 8,34), lui che di «tutti» prende «tutto» su di sé.
Così in Cristo accogliamo con disponibilità da Dio la nostra esistenza quotidiana, arricchita dei meriti della passione morte risurrezione di Cristo, portiamo nel cuore le persone delle comunità citate, e ripetiamo insieme: Eccomi, Signore! Aiuta tutti, come ora aiuti noi ad ascoltarti.
Dicendo «Eccomi, Signore», ci predisponiamo ad offrire il nostro corpo, come sacrificio vivente, santo, gradito a Dio, come nostro culto nello Spirito (cfr Rom 12,1), come prolungamento della messa nella vita; e con Paolo possiamo dire: “Sono lieto di dare compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo, che è la Chiesa” (Col 1,24). Aggiungendo poi, «Aiuta tutti, come ora aiuti noi ad ascoltarti», siamo fatti partecipi della Grazia di Dio per tutti gli altri. I Padri della Chiesa consideravano questo come «Perdono che copre la moltitudine dei peccati».
Leggiamo
il formulario liturgico della messa corrispondente; da Ingresso a Dopocomunione, secondo le disposizioni della chiesa (nota 2). Cogliamo una parola da contestualizzare (vedi sotto «Rileggiamo»), e da ripetere: “N., …”, appena il Signore si annunzia, = ci viene in mente o appena «ci accorgiamo» di lui (come dice Gesù in Mt 24,39), durante la giornata.
Rileggiamo
i testi, cominciando da il vangelo: dove Gesù si rivela Buona Notizia, parlando della sua e nostra pasqua che celebriamo; dove Gesù si rivela “Compimento” delle promesse della prima lettura; e dove Gesù si rivela “Fondamento” della sua comunità, la chiesa, nella seconda lettura (vedi Principi e Norme per l’uso del Lezionario e del Messale Romano). Rileggiamo quindi vangelo, e I-II lettura in rapporto al vangelo.
Il VANGELO (Lc 15,3-7).
Struttura del vangelo liturgico.
In una prima parte (vv. 3-7) Gesù descrive la scena del pastore che perde una pecora su cento, la cerca, la trova, la carica sulle proprie spalle, va a casa, condivide la propria gioia con amici e vicini per avere ritrovato la pecora perduta.
Nella seconda parte (v. 7) Gesù sottolinea la gioia: «Così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione».
Tematica Liturgica.
Gesù rileva la « gioia» nel cielo «più che» per un solo peccatore convertito: = attirato dalla bontà di Dio, rivelatasi nel cuore di Gesù. Quindi, al centro c’è la gioia.
La gioia di Dio con tutti i suoi «santi», quanti partecipano fin d’ora i sentimenti di Dio.
Due punti, quindi: 1°. Dio solo raggiunge ciascuno di noi; 2°. Dio condivide la sua stessa «Gioia» celeste.
Dio solo raggiunge ciascuno di noi.
Nel vangelo Gesù parla di se stesso nella figura del pastore della parabola.
«Se ne perde una, lascia… e va in cerca… finché non la trova». Non è detto perché si è persa. Forse ha smarrito la strada, folrse perché si è distratta o non è riuscita a stare dietro alle altre perché debole, o forse voleva fuggire dalla compagnia delle altre pecore e dal dominio del pastore. Comunque, è il pastore che si mette alla ricerca.
«Quando l’ha trovata, se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me…, ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”». È il pastore che trova la pecora e se la mette sulle spalle per portarla a casa senza farla stancare e soffrire. È il pastore che, contento d’averla ritrovata, chiama i suoi amici perché vivano anch’essi questo momento di gioia.
Gesù conclude: “Io vi dico: così c’è gioia nel cielo”.
Si comprende che quella pecora è ciascuno di noi. Ognuno può dire: Mi sono allontanato per ragioni diverse ma con lo stesso risultato; con l’incapacità di trovare la strada del ritorno. Ma Dio non rimane fermo ad aspettare che io mi muova per tornare a casa. È lui che si muove e viene a cercarmi. E quando mi trova non mi rimprovera per la fatica che gli ho fatto fare, per essersi insanguinato tirandomi fuori dalle spine che mi avvolgevano. Neppure mi fa notare come mi sono ridotto male; non mi dice: io ti ho aspettato tanto! Mi fa capire molto di più, mi mostra qualcosa di molto più bello: sono contento, dice, di averti ritrovato; sono così contento che voglio che tutti prendano parte della mia gioia. – Nella parabola non si parla della gioia della pecora ritrovata, ma della gioia del pastore, lo stesso che ha sofferto e faticato.
Gesù, unico Pastore, compie perfettamente la profezia della prima lettura.
«Così dice il Signore Dio: “Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna.
Io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò; le farò uscire, le radunerò, le ricondurrò, le farò pascolare; le condurrò in ottime pasture.
Io stesso condurrò le mie pecore e le farò riposare. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte, le pascerò con giustizia».
Dio condivide con noi la sua stessa Gioia.
”Chi di voi”. Gesù dichiara che quanto sta per dire ha, sì, per primo attore lo stesso Signore Gesù; ma che tutti lo possono comprendere e sperimentare, perché ne sono fatti partecipi già umanamente in qualche modo, in quanto tutte le persone umane sono fatte da lui a sua immagine e somiglianza; ma specialmente perché lo stesso Spirito Santo, che è nel cuore di Gesù, è stato mandato dal Padre, e donato a noi, come sottolinea la seconda lettura: “L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rom 5,5).
«Il Signore è il mio pastore: non mando di nulla» (Salmo Responsoriale).
L’assemblea celebrante riconosce Gesù, unico suo Signore, che provvede pascoli e acque, che la guida per il giusto cammino; e può acclamare: «Davanti a me tu prepari una mensa; bontà e fedeltà mi saranno compagne; abiterò nella casa del Signore».
Oggi, solennità del s. cuore di Gesù, la chiesa vuole che pensiamo proprio a questo: il cuore è il simbolo dell’amore che Dio ha per noi; un amore che ci raggiunge per primo, che c’insegue quando ci allontaniamo, che ci accoglie di nuovo senza farci pesare la nostra colpa. È un amore che si rallegra per la mia conversione. Questo cuore che Gesù mi mostra è il segno più efficace dell’infinito amore con cui Gesù mi ama al punto da dare la sua vita per me e lasciare che il suo cuore sia squarciato con un colpo di lancia.
Viviamo questa festa nella gioia del ritrovamento e ripetiamoci: «In questo sta l’amore», non che io mi sono messo a cercare Gesù e l’ho trovato, ma che Gesù per primo mi ha amato mi ha cercato e mi ha ritrovato per abbracciarmi come un figlio prediletto. La nostra preghiera, l’eucaristia che celebriamo è u grazie al Signore per il suo amore infinito che mi abbraccia e mi conquista.
È l’amore che Gesù ha donato a noi, ministri del so amore: “Simone di Giovanni, mi ami? Pasci le mie pecorelle!”. Siamo fatti membra del Cristo che agisce per mezzo nostro. Lasciatevi riconciliare con Dio.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.:
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio: Gesù, pastore buono, che ci rivela il tuo cuore;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù, pastore buono, è fra noi onnipotente nel perdono e nella compassione;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
ristorati al torrente di grazia che scaturisce dal suo cuore;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
radunati dal suo cuore nell’assemblea dei santi;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
dall’assemblea festosa dei santi sulla terra e nel cielo.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, Il Cuore:
la chiesa prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: il cuore buono, delle persone che cercano il bene;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: il cuore buono, di Dio che cerca, raduna, pasce, conduce, fa riposare Israele;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: il cuore buono, di Gesù che ama i nemici, e i redenti dal suo sangue;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: il cuore buono, di Gesù comunicato agli uomini che condividono tutto;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: il cuore buono, dell’umanità riconciliata con il Padre nel cuore di Gesù.
Preghiamo:
O Padre, che ci doni il Figlio buon pastore che c’insegna ad essere miti e umili di cuore; fa’ che il tuo popolo sperimenti la tua guida di Padre buono. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).
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NOTE
Nota 1.
La Parola di Dio, Proclamata in questa celebrazione, pregata con i testi eucologici, richiamata da una parola che ciascuno si porta nel cuore, «attua ora» sacramentalmente in noi la redenzione, realizzata fin dall’evento pasquale della morte e risurrezione di Gesù il sette – nove Aprile del trenta d.C.
La Parola di Dio «attua ora sacramentalmente in noi la redenzione», perché lo stesso evento pasquale di duemila anni fa, con la sua efficacia, è in atto nella Parola «Proclamata» in quest’Eucaristia; la stessa «opera di Gesù» è quindi in atto in circostanze diverse: «storiche» di quel tempo in Israele, «sacramentali» (gesti e parole) ora nella sua Parola proclamata.
La Parola («Dâbhâr») è in realtà «Fatto e Parola» («Dâbhâr Javè» = «Fatto e Parola di Javè»); lo stesso «Fatto» storico della Pasqua del Signore Gesù (che si dona fino alla morte in croce, effondendo lo Spirito, e risorge per opera dello stesso Spirito Santo), è in atto in questa «Parola» proclamata nell’assemblea liturgica; anzi, era già presente e agente fin nel grembo di Maria, «in previsione» di questa sua pasqua redentrice.
Noi ora, come Maria, diciamo: “Sì”, con il cuore bendisposto nel celebrare. La redenzione, operata nei «misteri» (gesti e parole di Gesù nel rito), trasforma tutta la nostra vita. La Parola proclamata nella liturgia, cioè, lo stesso Gesù pasquale, ispira e attua i vari momenti della celebrazione, e dell’esistenza in chi l’accoglie.
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Nota 2.
“I fedeli partecipino con frequenza alle messe, anche feriali, e, quando ciò non è possibile, siano invitati a leggere almeno i testi delle letture corrispondenti in famiglia o in privato”, vedi Partecipazione e Celebrazione delle Feste Pasquali, Congreg. per il Culto, n.13; del 1988. 01.16.);
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Nota 3.
«I credenti in Cristo, (il Padre) li ha voluti chiamare a formare la santa Chiesa, la quale, già annunciata (“prefigurata”) in figure sino dal principio del mondo, mirabilmente “figurata” nella storia del popolo d’Israele e nell’antica Alleanza [1], stabilita (“compiuta”) infine «negli ultimi tempi», è stata manifestata (“manifesta”) dall’effusione dello Spirito e avrà glorioso compimento alla fine dei secoli (“completa”). Allora, infatti, come si legge nei santi Padri, tutti i giusti, a partire da Adamo, «dal giusto Abele fino all’ultimo eletto» [2], saranno riuniti presso il Padre nella Chiesa universale» (Lumen Gentium 2).
Cinque tappe della formazione della chiesa (da kalèô = chiamo; participio passato = èkklesa: ecclèsia, chiesa = chiamata): prefigurata, figurata, compiuta, manifesta, completa.
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