11/07/2004 – T. ORDINARIO – ANNO C – 15 DOMENICA – 2004
15ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO.
Anno C – 11 Luglio 2004
La mia legge è amare.
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti noi: ad ascoltarti.
LETTURA
Leggendo i testi, che ascolteremo nella prossima assemblea in festa, diveniamo coscienti di ciò che il Signore Gesù ha compiuto in sé e ora attua in noi (Vedi LETTURE). A ciascuno Egli dice una parola efficace, per esempio oggi (Ant. Com.):
Il buon samaritano ebbe compassione: va’ e anche tu fa’ lo stesso.
Gesù suscita in noi anche la risposta. La formuliamo con il Versetto Responsoriale:
I tuoi giudizi, Signore, danno gioia.
Questo colloquio di Dio con l’uomo, fatto di Parola e di Risposta, cresce con l’orante che ti cerca, Signore.
MEDITAZIONE o RILETTURA
Lo Spirito Santo ci prepara alla celebrazione dell’eucaristia; ci illumina mentre rileggiamo vangelo, I e II lettura alla luce dell’antifona alla comunione; così comprendiamo meglio e favoriamo ciò che Gesù attua in noi. Con lo Spirito e la Sposa aderiamo a Gesù che viene per noi e per tutta l’umanità, e diciamo: “Vieni, Signore Gesù”. E Gesù, che sta venendo, dice: “Sì, ecco io vengo, Chiesa che sei in…”, N, (tuo nome), e attuo in voi ciò che ho compiuto in me stesso (Versetto al vangelo):
Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore: che vi amiate a vicenda come io ho amato voi.
La mia legge è amare. L’Amore rende Gesù vicino ad ogni uomo, per farlo a sua volta vocino agli altri uomini (vangelo). La legge dell’amore di Dio è nel tuo cuore e nella tua bocca, nella tua mente e in tutte le tue possibilità (prima lettura). Nell’amore di Gesù tutte le cose raggiungono la loro pienezza (seconda lettura). Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente come misericordia di Dio Padre, in atto di farmi «prossimo» a te, a ciascuno, e rendervi capaci di amare come siete amati da me, nel simbolo del «buon samaritano». – O Cristo, buon samaritano del mondo, donaci un cuore attento e generoso verso le sofferenze e le miserie dei fratelli per essere simili a te e “avvicinare” gli altri come “siamo avvicinati” da te.
La mia legge è amare: farti scoprire la compassione di Dio in te stesso. “Il dottore della legge si alzò per mettere alla prova Gesù, dicendo: Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?” – “Cosa è scritto? Che capisci?” – “Amerai il Signore Dio tuo e il prossimo tuo come te stesso”. – “Fa’ questo e vivrai”. – “E chi è il mio prossimo?”. – Gesù è in viaggio: deve raggiungere tutti, la sua salvezza è per tutti gli uomini. Ha mandato avanti i Dodici discepoli; si sono ritenuti giudei superiori ai samaritani, e non hanno avuto buon esito. Ha mandato avanti i Settantadue, senza titoli particolari: nel nome di Gesù vedono satana cadere dal cielo; ma Gesù precisa subito: “Rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli”. Per questo Gesù oggi si rende presente: perché «il tuo nome sia scritto nel cielo», perché tu sia figlio dell’Altissimo, perché l’amore del Padre in Gesù si estenda su «ingrati e malvagi» (Lc 6,35). Così «si compie la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo» (Apc 12,10). «Dotto e sapiente», come il dottore della legge, diventi «piccolo» come Gesù si mostra di essere, perché tu «conosca queste cose» del Regno.
Mi rendo presente e mi avvicino, tanto da venire in te in quest’Eucaristia, per liberarti da te stesso. Anche se domandi, fingendo di cercare, e in realtà nascondessi l’intenzione di «tentarmi», io ignoro questo tuo «falso io», ti coinvolgo come il dottore perché sappi di avere la conoscenza di Dio in te, la risposta alla tua domanda; ti faccio scoprire che sei in grado di ascoltare e risponderti: “Amerai il Signore tuo Dio”; riconosci che ti resto vicino e non respingo te ma la tua tentazione; mi descrivi aggiungendo: “Amerai il prossimo tuo”; trovi in te il mio amore e concludi: “Come te stesso”; vale la pena vivere questa vita: “Fa’ questo e vivrai”!
Mi rendo presente perché, libero dal giustificarti, ti risparmi altre brutte storie. Mostri di sapere la risposta alla tua domanda, vedi che ti presenti senza motivo, non ti accontenti di fare brutta figura come «tentatore»; e aggiungi un’altra domanda: “E chi è il mio prossimo?”, cosciente di sapere ancora la risposta vedendo me fatto tuo prossimo misericordioso; mentre ti dibatti coi briganti del tuo io, dottore tentatore, taccio e passo ai fatti della parabola. – Signore, tu sei paziente, misericordioso e giusto con me. I tuoi interventi sono tutti fedeli e giusti, più preziosi dell’oro, più dolci del miele da un favo stillante.
La mia legge è amare: scopri in te la mia compassione. «Gesù riprese (con una parabola): “Un uomo scendeva da Gerusalemme e incappò nei briganti, che lo lasciarono mezzo morto; un sacerdote lo vide e passò oltre; un levita lo vide e passò oltre; invece un samaritano lo vide e ne ebbe compassione: si fece vicino, versò olio e vino, fasciò, lo alloggiò, curò, affidò, disse all’albergatore: Abbi cura, ti rifonderò. Quale di questi tre è il prossimo?”». Non per te, per nessun titolo tuo di bene o di male; ma per me stesso, per amore del mio «Nome» (= Persona), io ti soccorro, o uomo, chiunque tu sia e in ogni situazione, gratuitamente; ti vedo e ho compassione di te: tale Spirito divino di bontà e tenerezza, vivo, ardente, forte, sottile, profumato, gioioso, come l’olio dell’amore e il vino della consolazione, mi mette in viaggio come un medico, mi fa tuo vicino fino ad assumere la tua umanità ferita, fino a prendere tutto il tuo peso su di me, fatto tuo servo come un giumento: dall’incarnazione alla passione, morte, risurrezione, ascensione; ora intercedo presso il Padre, ti affido alla Chiesa di Pietro dopo avergli dato lo stesso mio affetto per te, ti dono l’amore verso Dio e il prossimo raffigurato nei due denari, ritorno alla fine come ricompensa. E fossi tu anche un essere spregevole come un samaritano per un ebreo o più qualificato d’un dottore, d’un sacerdote o d’un levita, fossi tu emarginato, scomunicato, odiato, o fossi tu pure un dottore, un sacerdote, un levita, avvicinato da me, ricevi il mio Spirito dal Padre, vedi e hai compassione come me di fronte al figlio morto di una madre vedova, o come il padre che attende il figlio prodigo: vedi e hai compassione come Dio che dà vita; in te, liberato da te stesso e da preoccupazioni rituali o scrupoli cultuali, io continuo a farmi prossimo al fratello in ogni situazione, di tutto cuore, anima, forza, mente. – Scopro la tua compassione senza limiti, Signore Gesù!
La mia legge è amare: lasciati guidare dalla mia compassione. «Quegli rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. – “Va’ e anche tu fa’ lo stesso”». Come nel mio agire con te mi hai riconosciuto compimento dell’amore di Dio e del prossimo, così ora riconosci che la mia compassione ti fa prossimo ai fratelli: ti spinge con i settantadue avanti a me nel mio viaggio verso la Gerusalemme celeste. Divieni ministro di compassione divina, d’alleanza con Dio, e d’attenzione al prossimo: vera comunione fraterna! La tua umanità, unita a me in viaggio, porta con me il carico del fratello bisognoso; in me, mentre ti lasci portare da me, tu porti con me e in me il fratello nella locanda del mio rapporto con il Padre; in me: mentre ti curo, tu curi; mentre intercedo, intercedi; mentre ti affido, tu affidi; mentre ti riempio, tu riempi di gioia; in te io raggiungo i fratelli. – Meraviglioso è quanto tu attui in noi, Signore.
I tuoi giudizi, i tuoi interventi, Signore, danno gioia.
La mia legge è amare: segui le mozioni della mia compassione. «Obbedirai alla voce del Signore tuo Dio e ti convertirai al Signore tuo Dio con tutto il cuore». Hai scoperto che in me, nella mia persona, si compie tutta la legge: in me il Padre si avvicina a te, ti chiede di accettare la sua alleanza; se non l’accogli, rimani nella schiavitù; ma per un nuovo suo intervento gratuito, mediante me, ti riporta a sé, suscita in te la conversione: tu puoi aderire al Signore, che gioisce e ti fa gioire. – I tuoi interventi, Signore, fanno gioire il cuore.
La mia legge è amare: sei fatto con il cuore di Dio, cuore di Compassione. «Questa parola è molto vicina a te, perché tu la metta in pratica». Liberato da te stesso, raggiunto dalla compassione di Dio in me, percepisci l’impulso interiore dello Spirito che ti spinge ad aderire a me; e la volontà del Padre ti è vicina: ti è pienamente possibile come lo Spirito suggerisce, perché io mi rendo vicino a te, la mia parola suscita ciò che esprime e ti muove all’azione. Questo tuo intervento, Signore, mi salva.
I tuoi giudizi, Signore, danno gioia.
La mia legge è amare: la tua vita alla mia presenza è incentrata nella compassione. «Gesù è immagine del Dio invisibile; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui». Come buon Samaritano, dice Gesù, sono l’immagine visibile della misericordia del Dio invisibile: “Chi vede me, vede Colui che mi ha mandato”; Compassionevole, mi rendo vicino a te, a ciascuno, trasformandoti in ministro della Misericordia, centro di tutta la storia secondo il progetto di Dio Creatore e Redentore.
La mia legge è amare: con la mia compassione tu vinci tutto, superi tutto. Come Samaritano compassionevole, presenza dell’agire di Dio, origine dell’azione dell’uomo, sono il Capo del corpo che è la Chiesa, il Primo risorto dai morti, la Forza di risurrezione fin d’ora in tutti: pienezza di vita, riconciliazione universale con il Padre; per la mia compassione è possibile la tua, ho aperto lo spazio perché ciascuno si prenda cura degli altri nel mio nome fino al mio ritorno. – «Padre misericordioso, che nel comandamento dell’amore hai posto il compendio e l’anima di tutta la legge, donaci un cuore attento e generoso verso le sofferenze e le miserie dei fratelli, per essere simili a Cristo, buon samaritano del mondo». Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.
I tuoi giudizi, Signore, danno gioia.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.:
I tuoi giudizi, Signore, danno gioia,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
buon Samaritano, compendio e anima della legge;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
egli rende presente Gesù, luogo di compassione per tutti;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
egli trasforma la nostra vita con la sua compassione;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
raggiunti nelle nostre sofferenze dal suo cuore attento e generoso, possiamo raggiungerlo nella pace;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
dalle opere di compassione di Cristo nella Chiesa.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., La Compassione:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: la compassione, in ogni uomo;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: la compassione, in Dio verso Israele;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: la compassione, in Gesù Buon Samaritano;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: la compassione, di Gesù nella Chiesa corpo di Cristo;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: la compassione, di Gesù in tutta l’umanità in Gesù.
Preghiamo: O Padre, che nel tuo Figlio Gesù ci hai dato un comandamento nuovo: che ci amiamo a vicenda come egli ha amato noi; fa’ che il tuo popolo nella sua storia sperimenti i tuoi interventi che danno gioia. Per Cristo nostro Signore. Amen.
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Vedi il testo nel messalino:
tempo ordinario, 15ª domenica – anno C – 11 luglio 2004.
LA PAROLA A PAROLE MIE
Parola-chiave delle letture:
La mia legge è amare.
Vangelo (Lc 10,25-37)
Un giorno un maestro di LEGGE ebraica andò da Gesù. E per metterlo in difficoltà (forse alludendo al fatto che Gesù aveva violato la LEGGE del sabato) gli chiese davanti a tutti: “Perché non rispetti la LEGGE di Mosè? Chi ti credi di essere?”. Ma Gesù rispose con calma: “Tu sei maestro della LEGGE di Dio; dimmi, qual’è il comandamento più importante?”. Senza dire: “Perché sei venuto a tentarmi?”, Gesù fa dire a lui stesso la risposta degna di un dottore della legge. Senza umiliarlo, gli fa capire che ha fatto la domanda per qualche altro motivo, dato che già conosce la risposta. Quello non si aspettava un atteggiamento così rispettoso e un’umile domanda del genere da parte di Gesù. Comunque ci pensò un po’ e poi rispose: “Il comandamento principale è AMARE: AMARE Dio”; e poi, ispirato dall’atteggiamento di Gesù che accoglie serenamente lo stesso interlocutore venuto per metterlo alla prova, aggiunge: “E AMARE gli uomini!”, sottinteso, come tu ora AMI me.
Gesù allora, allargando le braccia concluse sorridendo e contento: “Vedi? Seguire la LEGGE del Signore non significa tanto osservare mille sabati o altri precetti religiosi, ma AMARE Dio e accoglierci tra noi. AMARE il Signore con determinazione e sincerità, e AMARE gli uomini, mettendosi sempre nei loro panni. Questa è LA LEGGE che io seguo: la LEGGE dell’AMORE!”.
Il dottore, allora, spiazzato da quella risposta, non sapeva più cosa dire. Ma voleva mostrare che aveva qualche motivo plausibile per avvicinarsi a Gesù. Allora replicò: “Ma l’AMORE è una cosa astratta. Le LEGGI invece devono essere concrete, chiare. In pratica: ci sono varie dottrine su «chi si deve amare». E uno dice che si devono amare i connazionali o quelli della stessa religione; un altro invece dice che si devono amare tutti!”. E Gesù: “Non c’è niente di più pratico dell’AMORE. Non si AMA infatti a parole, ma con gesti concreti (sottinteso, come io ora faccio con te, che sei venuto per mettermi alla prova e io invece ti ricambio con stima e affetto, come si deve a un dottore della Legge).
Ti aggiungo un fatto, un esempio concreto. Immagina di essere assalito dai briganti (e ci sono tanti tipi di briganti! Si possono considerare come due briganti anche “lo spirito che spinge a tentare una persona” o “a giustificarsi dopo averla tentata”). Ebbene, tu ti troveresti derubato della tua personalità e lasciato per strada mezzo morto. Dopo un po’ passa un sacerdote e poi un seminarista o una persona della tua classe. Ti vedono in terra, ma non si fermano, forse perché non sanno cosa fare o perché non è il loro compito o per qualche motivo religioso come per non essere in ritardo ad officiare nel tempio. In fine passa un “samaritano” che è in viaggio (i samaritani sono considerati nemici degli ebrei, perché non seguono alla lettera la LEGGE di Mosè; e anche io sono stato chiamato per disprezzo un samaritano), eppure proprio lui si ferma, prova grande compassione e ti soccorre con tutto se stesso come chi non ha altro da fare. Addirittura ti porta in una clinica, dove sa che ci sono persone come lui; si accolla tutte le spese, e non ti chiede niente. Spera solo che tu stia bene come lui, e che eventualmente tu sia in grado di fare lo stesso agli altri, come fa lui.
Ora dimmi, chi ha rispettato di più la LEGGE di Mosè: il samaritano «viandante» (Gesù è in viaggio verso Gerusalemme) o il ligio sacerdote e il seminarista?”. Il dottore rispose a malincuore: “Il samaritano che ha avuto compassione…”. Allora Gesù concluse: “Bene, anche tu ora hai la Forza di fare come lui. Puoi seguire la LEGGE dell’AMORE, che rispetta e rianima le persone. AMA gli altri concretamente, con i fatti. E non solo gli amici, ma anche gli sconosciuti. Non fare come quel sacerdote, che rispettava anche le minuzie dei precetti religiosi, ma trascurava la LEGGE più importante: AMARE! Va’, io ti do la forza di fare con gli altri, come io ho fatto con te”.
Prima lettura (Deuternomio 30,10-14)
Mosè disse al suo popolo: “Seguite sempre la LEGGE del Signore: AMATE Dio con tutte le vostre forze. Ed AMATE gli uomini: mettetevi sempre nei panni degli altri. Questa non è una LEGGE astrusa ed incomprensibile, ma un consiglio concreto, chiaro, limpido: è lo Spirito di Dio, che sta dentro di voi, è Forza di Dio che agisce in chi gli dà spazio d’azione. Mettetelo in pratica e sarete sempre felici; avrete fin d’ora la vita definitiva di Dio. E’ questo il comandamento più importante: AMARE Dio, ed il prossimo nell’amore di Dio: come continuazione dell’atteggiamento di Gesù!”. Solo Gesù infatti ha saputo e potuto adempiere questo comandamento dell’antico testamento, e ora lo attua in chiunque lo accoglie.
Seconda lettura (Colossesi 1,15-20)
Dio ha mandato suo Figlio Gesù, per farsi vedere, sentire, conoscere. Padre e Figlio infatti esistono insieme da sempre, in comunione perfetta. Ed insieme hanno creato tutte le cose. Per questo Dio ci ha mandato Suo Figlio: per mostrare la Sua amicizia al mondo. Per farci vedere quanto è grande il Suo AMORE! Ci ha fatto per questo suo grande amore verso tutte le sue creature.
Salmo Responsoriale (Dal Salmo 18,8-11)
Le LEGGI del Signore, come Gesù le ha compiute in se stesso e le attua in noi, sono limpide: infondono saggezza. Le Sue parole danno gioia: sono una iniezione di vita. I Suoi comandamenti sono preziosi: scaldano l’anima. E la riempiono d’AMORE mentre amiamo tutti indistintamente!
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