12-03-2006-Quaresima-B-dom2

12/03/2006 – QUARESIMA – ANNO B – 2 DOMENICA – 2006

Preparazione alla celebrazione della messa.

2ª DOMENICA DI …
Anno B – 12 Marzo 2006

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…!
Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti
(Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).

TESTI e MEDITAZIONE

TESTI

Antifona d’Ingresso Sal 26, 8-9
Di te dice il mio cuore: «Cercate il suo volto».
Il tuo volto io cerco, o Signore.
Non nascondermi il tuo volto.

oppure: Sal 24,6.3-22
Ricorda, Signore, il tuo amore e la tua bontà,
le tue misericordie che sono da sempre.
Non trionfino su di noi i nostri nemici;
libera il tuo popolo, Signore,
da tutte le sue angosce.

Colletta
O Padre, che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio, nutri la nostra fede con la tua parola e purifica gli occhi del nostro spirito perché possiamo godere la visione della tua gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio …

Anno B:
O Dio, Padre buono, che non hai risparmiato il tuo Figlio unigenito, ma lo hai dato per noi peccatori; rafforzaci nell’obbedienza della fede, perché seguiamo in tutto le sue orme e siamo con lui trasfigurati nella luce della tua gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo.. .

Prima Lettura Gn 22,1-2.9a.10-13.15-18
Il sacrificio del nostro padre Abramo

DAL LIBRO DELLA GÈNESI
In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va’ nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò». Abramo si mise in viaggio.
Essi arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna. Poi stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio». Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.
Poi l’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio, io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».

Salmo Responsoriale Dal Salmo 115
CAMMINERÒ DAVANTI AL SIGNORE NELLA TERRA DEI VIVENTI

Ho creduto anche quando dicevo:
«Sono troppo infelice».
Preziosa agli occhi del Signore
è la morte dei suoi fedeli.

Sì, io sono il tuo servo, Signore,
io sono tuo servo, figlio della tua ancella;
hai spezzato le mie catene.
A te offrirò sacrifici di lode e invocherò il nome del Signore.

Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo,
negli atri della casa del Signore,
in mezzo a te, Gerusalemme.

Seconda Lettura Rm 8,31b-34
Dio non ha risparmiato il proprio Figlio

DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI ROMANI
Fratelli, che diremo? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?
Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica.
Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi?

Canto al Vangelo Cf Mc 9,7
LODE E ONORE A TE, SIGNORE GESÙ!
Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre:
«Questi è il mio Figlio diletto: ascoltatelo».
LODE E ONORE A TE, SIGNORE GESÙ! .

Vangelo Mc 9,2-10
Questi è il Figlio mio prediletto

DAL VANGELO SECONDO MARCO
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli.
Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè, che discorrevano con Gesù.
Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!». Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento. Poi si formò una nube che li avvolse nell’ombra e uscì una voce dalla nube: «Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!». E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risuscitato dai morti. Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti.

Sulle Offerte
Questa offerta, Signore misericordioso, ci ottenga il perdono dei nostri peccati e ci santifichi nel corpo e nello spirito, perché possiamo celebrare degnamente le feste pasquali. Per Cristo nostro Signore.

Prefazio
È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore.
Egli, dopo aver dato ai discepoli l’annunzio della sua morte,
sul santo monte manifestò la sua gloria
e chiamando a testimoni la legge e i profeti
indicò agli apostoli che solo attraverso la passione
possiamo giungere al trionfo della risurrezione.
E noi uniti agli angeli del cielo
acclamiamo senza fine la tua santità, cantando l’inno di lode: Santo, Santo, Santo il Signore.. .

Antifona alla Comunione Mt 17,5
«Questo è il mio Figlio prediletto
nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo».

Dopo la Comunione
Per la partecipazione ai tuoi gloriosi misteri ti rendiamo fervide grazie, Signore, perché a noi ancora pellegrini sulla terra fai pregustare i beni del cielo. Per Cristo nostro Signore.
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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi il messaggio dei testi biblici (cf. Tempo di Quaresima – Anno B – 02ª Domenica – 16/03/2003); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:

TRASFORMATI E SPLENDENTI IN CRISTO MIO FIGLIO PREDILETTO.
Messaggio che ispira e attua Celebrazione e Vita.

1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Dalla vita alla festa della vita: formiamo una comunità, prendiamo coscienza di essere riuniti e preparati da Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
Gesù oggi ci “prende con sé e porta” l’intera umanità, raffigurata da questa assemblea, sul “monte alto”, che è se stesso, Gesù, Dio, la sua intimità con il Padre. Ci porta in questo “luogo appartato” di preghiera. Gesù non va “da solo”; ora siamo anche noi con lui; tutta l’umanità rappresentata da noi con Gesù e in Gesù nell’unica e intima comunione con il Padre. È il settimo giorno, il giorno della nuova creazione, anticipo della pasqua, novità di vita e benedizione per tutte le nazioni della terra.
Signore Gesù, che ci prendi con te sul monte alto della preghiera; per la nostra lentezza, pigrizia e rifiuto: Signore, pietà. Cristo Signore, indicato dal Padre come unico Figlio prediletto da ascoltare; per la nostra poca disponibilità a metterci in ascolto della tua parola: Cristo, pietà. Signore Gesù, testimone fedele dell’immenso e incondizionato amore di Dio; per la nostra poca fiducia nonostante il tuo amore: Signore, pietà. O Dio, tu non condanni chi hai fatto e redento per amore, Gesù Cristo morto e risorto sta alla tua destra e intercede per noi, o Padre; perciò chiediamo: Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna. Amen.
Purificati, ti preghiamo: “O Dio, Padre buono, che non hai risparmiato il tuo Figlio unigenito, ma lo hai dato per noi peccatori; rafforzaci nell’obbedienza della fede, perché seguiamo in tutto le sue orme e siamo con lui trasfigurati nella luce della tua gloria. Per Cristo nostro Signore. Amen”.

2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che avete udito. – Richiamiamo la Parola, aderiamo all’azione dello Spirito.

Richiamiamo persona, messaggio e attività di Gesù.
QUESTO È IL MIO FIGLIO PREDILETTO. ASCOLTATELO” (Marco 9,2-10), dice una “voce dalla nube” della presenza di Dio. Richiamando la Parola, quindi, noi seguiamo l’invito-comando del Padre di “ascoltare” il Figlio prediletto, il pleni-ereditario, l’erede unico, Dio da Dio, Luce da Luce. Dio chiama Mosè sul Sinai; Gesù è Dio fatto uomo che non chiama ma “prende con sé e porta” l’intera umanità, raffigurata dai tre: Pietro, Giacomo e Giovanni. Gesù ci porta con sé sul “monte alto”, che è se stesso, Gesù, Dio, la sua intimità con il Padre. È il senso delle solite parole: “In un luogo appartato” della preghiera; con la differenza che finora era “Gesù solo”; ora sono: “Loro soli”; tutta l’umanità entra con Gesù e in Gesù nell’unica e intima comunione con il Padre.
“Gesù viene trasfigurato” dalla compiacenza del Padre che si riflette in lui. Infatti è il settimo giorno, il giorno della nuova creazione, anticipo del compimento pasquale, novità di vita e di benedizione, giorno “del Signore” detto in latino: “Dominica”. La solitaria intimità di Gesù con i tre prescelti, Pietro, Giacomo e Giovanni, presenti anche nel Getsemani (14,33), viene rotta da un evento di metamorfosi (metamorfoumai): Gesù appare come un essere celeste circonfuso di splendore abbagliante. Le “vesti splendenti, bianchissime” che “nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche” vogliono dire non un colore, ma la realtà divina, espressa con il bianco. Un altro fatto dice che Gesù è Dio, la presenza di Elia e di Mosè “che discorrevano con Gesù”: tutta la storia cioè parla di Gesù, centro del progetto del Padre. Gesù è il senso della creazione e della storia. È un’esperienza straordinaria, una beatitudine infinita che suscita un desiderio: duri in eterno. Pietro lo dice: “È bello stare qui!”. La bellezza della vita piena, realizzata!
Pietro propone come: una tenda per te, Gesù, e due per gli ospiti profeti. Interpreta la disponibilità dei compagni a stare all’agghiaccio. Splendida ospitalità! Chi sta bene è disponibile per gli altri. Pietro lo dice prima ancora di capire che è pienezza di vita in seguito alla decisione di Gesù a donare tutto se stesso nella passione di amore che porta alla pasqua: Gesù, “in cambio della gioia che gli era posta dinnanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio” (Ebr 12,2). La voce del Padre dalla nube: “Questi è il Figlio mio diletto. Ascoltatelo”, spiega la trasfigurazione di Gesù e le parole di Pietro. Gesù sta al centro dei discepoli, dei profeti e del Padre, in un progetto, una storia, non di pianura ma di “monte alto”, cioè superiore, divina; una storia che deve essere ben capita e condotta fin da questa vita, raffigurata dalla pianura. Anzi questa realtà non va neppure raccontata, a nessuno, finché non è compresa e vissuta; rischierebbe di essere fraintesa. È compresa con l’esperienza della Pasqua di risurrezione, che segue alla passione. Gesù lo dice “mentre scendevano dal monte”: “Egli ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risuscitato dai morti. Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti”. Novità assoluta, almeno nel senso inteso da Gesù che non capiscono, cioè risuscitare senza più morire! Senza esperienza pasquale si è come i demoni: Tacere! “Gesù ordinò loro di tacere”. Solo vivendo la risurrezione con Cristo si può comprendere la passione di amore che porta alla vita piena di pasqua. Solo condividendo la vita in Cristo si conosce l’amore della vita piena di Dio.

Richiamiamo la Profezia portata a compimento in Gesù.
Perché non mi hai rifiutato il tuo unico figlio, io ti benedirò (Gen 22,1-2.9a.10-13.15-18).
NEL MIO FIGLIO PREDILETTO SONO BENEDETTE TUTTE LE NAZIONI.
La vita piena è per tutti i popoli. La benedizione divina che nell’alleanza con Noè Dio ha promesso a tutta l’umanità, viene confermata ora per tutti i popoli in Abramo, fedele e obbediente. Dio vuole vita piena per tutti gli uomini. Non chiede nulla per sé Dio, ma dona perché il suo dono si propaghi oltre, arrivi a tutti cosicché tutti ne godano. Dio ha dato un figlio ad Abramo in età impossibile ad avere figli. Va riconosciuto, non sacrificandolo, come fanno i pagani: “Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male!”; ma offrendo il sacrificio di lode proprio di chi vive per grazia di Dio; cioè ascoltiamo il Figlio prediletto del Padre accogliendolo e lasciando che trasmetta agli altri la sua vita di amore; prenda e porti noi, e mediante noi, sua umanità, continui a portare altri sul monte alto. Così Dio rinnova anche a noi e compie mediante noi la promessa di benedizione per tutti. Dio accrediti a noi come giustizia questa fede in lui, come Abramo (cf Rm 4,3). Dio ripropone a tutti noi l’itinerario di fede del patriarca: dal sacrificio al dono. Cristo è il discendente di Abramo. In Cristo ora siamo anche noi. Per mezzo di Cristo, capo e membra, ora si effonde su tutti i popoli la benedizione di Dio che dona a tutti la sua figliolanza. Isacco, “il figlio unico” amato dal patriarca, prefigura Gesù, il “figlio prediletto” del Padre. Nessun male vien fatto dal Padre a Isacco né a Gesù, mentre l’amore lo conduce fino alla croce, pieno di fiducia nel Padre.

Richiamiamo la Realtà che Gesù attua ora in noi come in se stesso.
NEL MIO FIGLIO PREDILETTO È PREZIOSA LA VITA DEI MIEI FEDELI.
Camminerò davanti al signore nella terra dei viventi (salmo 115). Preziosa agli occhi del signore è la vita di chi si dona per gli altri. La nostra vita in Cristo ci pone in linea con quella di Abramo. Abbiamo fiducia, nonostante le difficoltà: Ho creduto anche quando dicevo: “Sono troppo infelice”.
Per il Signore è preziosa la vita di ogni fedele; Dio gli è solidale, lo riscatta come un amico, come uno schiavo nato in casa, come sua proprietà. Dio gli spezza le catene e lo libera, come suo padrone e nessuno gli può dire: Cosa fai? Dio risponderebbe: Delle cose mie non posso fare quello che voglio? E io voglio solo il benessere delle mie creature.
Riconoscenza e lode in Cristo, in forma privata e pubblica, sarà per sempre la mia reazione al tuo dono della libertà, o Dio: A te offrirò sacrifici di lode, e invocherò il nome del Signore, davanti a tutto il suo popolo.

Richiamiamo l’Apostolo che descrive il discepolo di Gesù.
“Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?” (Romani 8,31b-34).
DIO NON HA RISPARMIATO IL PROPRIO FIGLIO, MA LO HA DATO PER TUTTI NOI.
Dio ha risparmiato Isacco da una morte inutile, perché Dio non ha bisogno di nulla, tanto meno di sacrifici umani. Un ariete o una colomba è sufficiente per Abramo a dimostrare la riconoscenza per il dono del figlio. Meglio ancora lo dimostra un gesto gratuito di benevolenza verso un’altra persona. Così Dio non ha risparmiato il proprio Figlio: lo ha dato per tutti noi; e Gesù in piena sintonia con il Padre, ci ha mostrato il suo amore, accettando di essere oltraggiato fino a morire, pur di stare con noi, rimettendo a Dio la sua causa. Se Dio è con noi e non accusa i suoi eletti, nessuno può essere contro di noi. “Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita” (Rom 5,10). All’uomo peccatore, estraneo e lontano il Padre dona il bene più caro, l’Unigenito, che non disdegna di chiamarci fratelli. L’agire amorevole del Padre si riverbera in quello del Figlio, che con la sua morte e risurrezione diventa avvocato e intercessore per la fragilità umana presso il Padre. Nessun dubbio da parte di Dio quindi che siamo infinitamente amati. Piena fiducia in Dio gode il cuore retto e sincero, aperto al sole di giustizia nella misericordia.

3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi. Nei Tre Riti si muove. Ora, per esempio, offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
Per tutti i credenti figli di Abramo: la ricerca della giustizia e della pace estingua violenza e odio.
Per quanti sono prostrati nel corpo e nello spirito: mediante noi il Signore Gesù li prenda e li porti sul monte della conforto e della trasfigurazione di un animo raccolto in Dio che parla nella storia.
Per ogni persona: nella propria vita scopra la via della realizzazione umana che Dio le ha riservato.
Benedetto sei tu, Signore, Dio dell’universo; dalla tua bontà abbiamo ricevuto tutto ciò che abbiamo e siamo; non lo teniamo per noi, ma lo presentiamo a te nel bene comune degli altri. Dopo avere ascoltato il tuo Figlio prediletto, l’accogliamo e lasciamo che trasmetta a tutti la sua vita di amore mediante la nostra vita, i nostri beni; prenda e porti noi, e mediante noi, sua umanità, continui a portare altri sul monte alto del conforto con le opere di misericordia corporali e spirituali. Così Dio rinnova anche a noi e compie mediante noi la promessa di aiuto in tutto quanto gli altri hanno bisogno. Dio ci accrediti a giustizia come ad Abramo questa disponibilità verso tutti (cf Rm 4,3).

4°. LITURGIA EUCARISTICA.
In Cristo rispondiamo al Padre: Grazie e benedizioni a te in Gesù: pane, offerta, intercessione, lode.

Ringraziamo e benediciamo il Padre in Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio: non lo hai risparmiato, ma lo hai dato per noi. “Egli, dopo aver dato ai discepoli l’annunzio della sua morte, sul santo monte manifestò la sua gloria e chiamando a testimoni la legge e i profeti indicò agli apostoli che solo attraverso la passione possiamo giungere al trionfo della risurrezione” (Prefazio).

Gesù, preso il pane e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda, ci trasforma in se stesso.
Ora, Padre, manda lo Spirito che perfeziona l’opera di Gesù nel mondo: compie ogni santificazione. Gesù fra noi peccatori è segno del tuo amore immenso. Ora in lui trasfiguri tutta la creazione nei doni che vengono consacrati mediante l’invocazione dello Spirito: “Ti preghiamo, Padre: lo Spirito Santo santifichi questi doni perché diventino il corpo e il sangue di Gesù Cristo, nostro Signore, nella celebrazione di questo grande mistero, che ci ha lasciato in segno di eterna alleanza” (P.E. IV). Gesù è morto, è risuscitato, sta alla tua destra, intercede per noi, lui che si trasfigurò davanti a loro.

Gesù in noi continua a donare se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù: ci rafforza e ci rende simili a te nell’amore. Guarda, o Dio, “la vittima che tu stesso hai preparato per la tua Chiesa; e a tutti coloro che mangeranno di quest’unico pane e berranno di quest’unico calice, concedi che, riuniti in un solo corpo dallo Spirito Santo, diventino offerta viva in Cristo, a lode della tua gloria” (P.E. IV).

Gesù intercede per noi, e ci fa intercessori con lui per tutti.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo: seguendo le sue orme siamo trasfigurati con lui. Il suo unico e perfetto sacrificio della croce porta a compimento i sacrifici dell’antica legge per la salvezza del mondo: “Volgi sulla nostra offerta il tuo sguardo sereno e benigno, come hai voluto accettare i doni di Abele, il giusto, il sacrificio di Abramo, nostro padre”; fa’ che questa offerta, per le mani del tuo angelo santo, sia portata sull’altare del cielo davanti alla tua maestà divina, perché su tutti noi che partecipiamo di questo altare, comunicando al santo mistero del corpo e sangue del tuo Figlio, scenda la pienezza di ogni grazia e benedizione del cielo” (P.E. I).

Gesù glorifica perfettamente il Padre mediante la nostra santificazione.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità trasfigurata a somiglianza del tuo Figlio. “O Padre, che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio, nutri la nostra fede con la tua parola e purifica gli occhi del nostro spirito perché possiamo godere la visione della tua gloria e cantare la tua lode in eterno. Per Cristo tuo Figlio e nostro Signore. Amen”.

5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Il Padre ci ha rivelato il Figlio, dicendo: “Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!”. Immersi nel Figlio noi riconosciamo veramente Dio Padre suo e nostro, e possiamo dirgli: “Padre nostro, ..”.
Compiendo un gesto di pace verso il mio vicino, posso pensare a una persona con cui desidererei riconciliarmi in questo tempo di quaresima e che non è accanto a me nell’assemblea eucaristica.
Agnello di Dio che togli il peccato del mondo, l’attaccamento a qualcosa al posto tuo, liberaci, dona a noi la tua pace: “Dì soltanto una parola e io sarò salvato”. Illumina col tuo Spirito l’oscura notte del male, orienta il nostro cammino incontro al Padre. Amen. Ti sei trasfigurato sul monte, o Cristo Dio. I tuoi discepoli, secondo la loro capacità, contemplarono la tua gloria, per poter comprendere, quando ti avrebbero visto crocifisso, che tu hai liberamente accettato la passione, e proclamare al mondo che tu sei veramente lo Splendore del Padre” (Liturgia ortodossa, Kontakion del 6 agosto).
Come gli Apostoli che vissero la trasfigurazione di Cristo, domandiamoci che cosa significhi per Cristo e per noi “Risuscitare dai morti”, mentre andiamo nella pace verso la luce di Cristo risorto, e rendiamo grazie a Dio, per la forza dell’Eucaristia che aumenta la nostra comunione con tutti nel Padre e nel Signore Gesù.
Usciamo da questa assemblea sapendo che nel nostro quotidiano incontreremo la paura. Ma sappiamo che Dio ci viene incontro come ad Abramo sul monte Moria e trasfigura la nostra vita come quella di Gesù sul monte alto. Gesù è “il solo” che rimane e va ascoltato, mentre tutto passa in questo mondo, semplice tenda senza stabile dimora; in questo mondo vicini a persone da non offendere, perché Dio ci trattiene la mano che stringe il coltello, mentre uccidiamo credendo di dare gloria a Dio, perché non cerchiamo la sua gloria ma la nostra.
“Per la partecipazione ai tuoi gloriosi misteri ti rendiamo fervide grazie, Signore, perché a noi ancora pellegrini sulla terra fai pregustare i beni del cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., La Trasfigurazione:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: trasfigurazione, dell’uomo dal non essere all’essere e a immagine di Gesù;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: trasfigurazione, d’Israele da essere genti a essere popolo di Dio;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: trasfigurazione, di Gesù da forma divina a forma umana;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: trasfigurazione, dell’uomo in Gesù da forma umana a forma divina;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. trasfigurazione, dell’umanità da discorde a potenza di comunione.

Preghiamo:
O Padre, che dalla nube luminosa fai udire la tua voce: “Questi è il Figlio mio prediletto. Ascoltatelo”; fa’ che camminiamo davanti a te nella terra dei viventi. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).