12/09/2004 – T. ORDINARIO – ANNO C – 24 DOMENICA – 2004
Dieci minuti di preghiera con la chiesa.
24ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO – ANNO C
12 Settembre 2004
FACCIAMO FESTA!
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti noi ad ascoltarti e aderire a te.
LETTURA
Signore Gesù, fa’ che nulla ci sia più caro di te! Preparaci ad accogliere la tua Parola nella Eucaristia, dove tu ci dici quanto stai operando nella nostra esistenza, continuazione della tua storia (Vedi i testi in LETTURE).
MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu ci parli di te stesso! “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: ci prepariamo all’Eucaristia rileggendo vangelo, I e II lettura alla luce del versetto al vangelo che oggi dice:
Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi:
se il nostro cuore ci condanna, Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa.
Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa, cioè con quanti danno voce allo Spirito, aderiamo a te e acclamiamo: “Vieni, Signore Gesù!”; attua in noi ciò che tu hai compiuto in te stesso, perché noi non siamo in grado di fare ciò che dobbiamo operare. Per questo oggi ci insegni a confidare in te! – Venendo rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s), e aggiungi (Antifona alla Comunione):
Facciamo festa, perché mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.
Facciamo festa: mio Figlio è tornato in vita! Ecco, tu lo ricevi, ed egli suscita in te adesione. “Si avvicinarono a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: Costui riceve i peccatori e mangia con loro”. Venendo in noi alla comunione, Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di accogliere “peccatori” nel simbolo del “mangiare insieme”. Condivido la tua vita, incondizionatamente: il delinquente più grande io tengo ancora in vita. Ho preso questa tua umanità; il mio primo atto pubblico è stato di mettermi in fila con i peccatori, farmi battezzare da Giovanni con loro come segno che li avrei accolti sino in fondo, sino alla morte in croce. Così manifesto la piena remissione dei peccati. Questo mio modo di agire illumina tutta la mia vita di amico dei peccatori. Rivelo la misericordia di Dio verso l’uomo che abbandona Dio.
Peccatore, ti senti accolto, come la peccatrice Maria di Magdala, che diventa mia discepola per eccellenza; e come la prostituta in casa di Simone il lebbroso: io rivelo il Condono del Padre, cioè la sua misericordia e il suo perdono prima e senza che loro glielo chiedano. E costoro “amano molto perché molto è loro perdonato. Quello a cui si perdona poco, ama poco” (Lc7,47). Il Padre mi vede in fila con i peccatori: vede che amo il suo amore per loro, e dichiara: Figlio, sono profondamente contento di te, in fila, e seduto a tavola con i peccatori! Tu agisci così perché sai che io sono così, e aderisci pienamente a me, mi riveli. Chi accoglie e rivela così il mio condono, scandalizza, urta chi si crede giusto e condanna gli altri. Questa “religione” fondata sulla falsa giustizia io voglio distruggere! Ma solidarizzo anche con chi la segue e mi accusa: a loro, a te io mi rivolgo, distinguendo il peccato dal peccatore, e spero e attendo di essere accolto. – Donaci, Padre, la gioia del perdono: la gioia di riconoscere e di credere al tuo amore, ben più grande di ogni male che il mio cuore mi rinfaccia.
Facciamo festa: mio Figlio è tornato in vita! Riconosci il mio amore: ti raggiungo nella tua storia. “Allora egli disse a scribi e farisei questa parabola: Chi non va dietro alla centesima pecora perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, si rallegra. C’è più gioia per un convertito che per novantanove giusti”.
Voglio attirare su di me la tua attenzione spassionata, mentre rivelo solo amore e gioia. “Un peccatore convertito” dà più gioia di “novantanove giusti”. Mormorano quelli che non conoscono il cuore di Dio. Gioiscono invece con Dio “i giusti in cielo”, cioè gli angeli che conoscono e amano l’amore di Dio per gli uomini. Questi angeli onorano l’uomo, anche peccatore, destinatario dell’amore di Dio che crea e trasforma chiunque l’accoglie, suscitando una festa senza fine. Così Dio cerca e salva ciascuna persona umana con gioia e festa di tutti. Io cerco gli uomini, e li chiamo per nome uno per uno, dice il Signore: cerco e costruisco per te e per ciascuno, figlio minore e maggiore, una storia che porta dal deserto dell’individualismo “religioso” alla gioia della comunione con il Padre. – Donaci, Padre, la gioia del perdono: fa’ che non solo riconosciamo il tuo amore, ma che anche lo sperimentiamo e lo sappiamo vedere in azione in noi e negli altri. Fa’ che comprendiamo le profondità del tuo cuore, e impariamo la tua gioia che si rinnova di fronte ad ogni uomo. Tu ci fai giusti insegnandoci a non condannare, ma a gioire con te.
Facciamo festa: mio Figlio è tornato in vita! Riconosci anche tu il mio amore, gioisci con me. “Quale donna, se ha perso una dramma, non cerca attentamente finché non la ritrova? Ritrovatala, si rallegra. Così c’è gioia per un peccatore convertito”. Io e il Padre mio siamo una cosa sola. Ricercarti mi fa contento, e porta gioia in tutti: mia delizia è stare con i figli degli uomini; gioisco per te come nei giorni di festa. Il Padre mio non sa stare senza di te, come non può stare senza di me; agisce in me suo Figlio, morto e risorto, e condivide la mia occupazione, mentre ti cerco. – Donaci, Padre, la gioia di sentirci e saperci parte tua, coeredi del tuo Figlio, dimora del tuo amore.
Facciamo festa: mio Figlio è tornato in vita! Riconosci il mio amore fino al dono della vita. “Il più giovane disse al padre: Dammi la parte che mi spetta.- E il padre divise le sostanze (ton bìon: la vita). Il figlio più giovane partì lontano, sperperò tutto. Venne la carestia, rientrò in sé: Da mio padre c’è pane; qui muoio; mi leverò, andrò, gli dirò: Ho peccato, sarò tuo servo. – Si alzò, s‘incamminò”. È la storia di ogni persona umana verso Dio, a cominciare dalle persone più religiose, come gli scribi e i farisei. Come il figlio minore, ciascuno dice al padre: Padre, voglio l’eredità, come tu fossi morto; il Padre accetta, da’ “la Vita”, come desideri, e molto di più: ti dona il suo Figlio prediletto. Così io, il Figlio, ti accolgo come il Padre mio: mangio con te, perché questo è l’agire del Padre mio, che distribuisce la Vita; e io in sintonia con lui ti dono la Vita: me stesso; e con essa puoi andare anche “lontano” dal Padre; nasconderti, come Adamo ed Eva! Ti servi dei doni, della vita di Dio per andare contro Dio. Pecchi, ti fai male; ma nella carestia rifletti: Ecco, sono divenuto operaio dipendente di un padrone straniero dietro ai porci, mentre cerco di essere indipendente dal padre mio; il padre a casa fa vivere tanta gente, qui io muoio di fame, non ho neanche una parola, da nessuno! – Ma tu conosci in me il vero cibo della comunione. Donaci, Padre, la gioia del perdono, tu che non cessi di dare la vita gratuitamente a tutti..
Facciamo festa: mio Figlio è tornato in vita! Riconosci il dono della vita, più grande del tuo cuore. “Quand’era ancora lontano il Padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio disse: Padre,…- Ma il Padre disse ai servi: Presto! Il vestito più bello,… facciamo festa”. L’amore non ha bisogno di scuse, vuole solo in te la gioia: guarda me suo Figlio in te, e io in cambio della gioia non esito ad abbracciare la croce, la critica, il disprezzo per amore verso di te, verso tutti; rivelo il Padre che veglia, guarda, corre dietro alla compassione del suo cuore: verso Adamo, verso di te. Mentre pensi: Non lo merito, non mi amerà! – Io sono il Servo dell’Amore del Padre, dice il Signore Gesù. Il Padre mi ordina: Presto! È io ti vengo a prendere lontano, ginocchioni ti lavo i piedi, ti servo, ti do il vestito splendente della mia figliolanza, l’anello del potere e della signoria, i calzari della libertà; è pronto il vitello grasso, facciamo festa in famiglia: il figlio cercato è venuto al mondo; non dici più: “Fammi uno dei salariati”, vedi l’immagine vera del Padre; ora, ti converti. Ecco il segno: servi con me i fratelli. – Donaci, Padre, la gioia di comunicare agli altri il perdono che abbiamo sperimentato e ricevuto da te.
Facciamo festa: mio Figlio è tornato in vita! Riconosci la tua vita con me nella casa del Padre. “Il figlio maggiore udì musica e danze, s’indignò, non voleva entrare. Il padre uscì a prenderlo. Ma lui rispose: Io ti servo, tu non mi hai mai dato un capretto! Per lui hai ucciso il vitello grasso”. Il figlio osservante sembrava non dare dispiacere; ma s’indigna per la festa del fratello tornato; non gioisce per la bontà del Padre verso il fratello; non vuole entrare. Esce il padre incontro a lui come al figlio minore, lo prega. Egli risponde mostrando la sua giustizia di “osservante”, da schiavo in casa del Padre, non di figlio che accetta di essere amato dal Padre, e che gode siano tutti amati come è amato lui; con accuse spietate vela il suo vuoto; per lui, “giustizia” è l’unica virtù; per il Padre, solo la “misericordia” è la pienezza di ogni giustizia che abbraccia tutte le virtù; il figlio maggiore e osservante mette confini fra mio e tuo; l’amore del Padre li toglie. In questa celebrazione tu accetti di essere amato dal Padre, e con questa comunione vivi in me a casa sua da figlio. Questa è la giustizia: puoi vedere da te che questo è giusto secondo la misericordia di Dio. Tutto ciò che è mio è tuo: anche il figlio mio è tuo fratello; vostro è il mio amore per voi. Sono il Servo, il Vero Figlio morto e ritornato in vita per mostrare il cuore del Padre ai figli maggiori, che una volta erano figli minori: io attendo! Tu ascolti la parola; insieme prepariamo la festa per i nuovi fratelli minori di ritorno. – Donaci, Padre, la gioia del perdono. Tutti conoscano la tua adorabile Persona, i sentimenti del tuo cuore, o Padre, e conosceremo anche il nostro cuore, modellato a immagine del tuo cuore. Non prevalga in noi il nostro sentimento, ma l’azione del tuo Santo Spirito.
Donaci, Padre, la gioia del perdono.
Facciamo festa: mio Figlio è tornato in vita! Riconosci che ti amo anche se il cuore ti condanna. “Il popolo che hai fatto uscire dall’Egitto si è pervertito”. Ricordati, Israele: tu sei stato fratello minore, salvato. – Donaci, Padre, la gioia di riconoscere la bontà che hai usato verso di noi quando eravamo ancora tuoi nemici.
Facciamo festa: mio Figlio è tornato in vita! Riconosci l’amore fedele del servo e del suo Signore. “Lascia, li distruggo; di te farò una grande nazione”. Vedi come ti sono vicino: attento al mio popolo e a te. – Donaci, Padre, la gioia del perdono, che ci cambia in ministri del tuo amore.
Facciamo festa: mio Figlio è tornato in vita! Riconosci il servo fedele credente alla fedeltà di Dio. “Tu hai fatto uscire Israele! E hai giurato per te stesso” di farli vivere. In me, vero Mosè, fedele al popolo e credente nella fedeltà del Padre alle sue promesse, tu intercedi per tutti. – Tu ci doni, o Padre, la gioia di essere riconciliati con te in Cristo Gesù, e affidi a noi la parola della riconciliazione.
Facciamo festa: mio Figlio è tornato in vita! Riconosci l’Amore fedele che rinnova il mio popolo. “Dio abbandonò il proposito di nuocere al popolo”. Dio accondiscende, non si rinnega: non ti nuoce mai. – Donaci, Padre, di gioire con i giusti per il tuo amore verso tutti.
Donaci, Padre, la gioia del perdono.
Facciamo festa: mio Figlio è tornato in vita! Riconosci la forza della misericordia che ricrea. “La Misericordia verso di me, bestemmiatore, persecutore, violento è come un segno”. Misericordia è il suo tratto originale in me, insieme a fede e carità, riconoscono insieme a Paolo tutti i fedeli, e acclamano. – Tu ci doni la gioia di vivere, o Padre.
Facciamo festa: mio Figlio è tornato in vita! Riconosci la mia bontà, fonte di testimonianza. “E’ sicuro: Gesù è venuto per salvare tutti. Per salvare “me, come esempio per tutti”: si è fatti tutti da Dio in vista del bene comune. – Sono misericordioso, longanime in te, dice il Signore, come esempio per tutti. – Donaci, Padre, la gioia del perdono.
Donaci, Padre, la gioia del perdono.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Versetto Responsoriale:
Donaci, Padre, la gioia del perdono, si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio: era morto; tornato in vita, intercede sempre per noi i;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù in mezzo a noi concede a tutti il tuo perdono;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
diventa nostro Fratello, per farci tuoi figli diletti;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
in lui tu hai usato misericordia verso tutti;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
dall’umanità redenta per la tua misericordia in Gesù.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., La festa del perdono:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: festa di un uomo per suo figlio;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: festa di Dio per il suo popolo Israele;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: festa di Gesù: Figlio di Dio per il Figlio dell’uomo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: festa della Chiesa sacramento della Misericordia, Gesù nei;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: festa dell’umanità pervasa di Cristo per lo Spirito, Gesù dell’umanità.
Preghiamo:
O Padre, che ci fai riconoscere e credere all’amore che tu hai per noi, anche se il nostro cuore ci condanna, sperimentiamo che tu sei più grande del nostro cuore e conosci ogni cosa; donaci la gioia del perdono. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).