12-10-2003-Ordinario-B-dom28

12/10/2003 – T. ORDINARIO – ANNO B – 28 DOMENICA – 2003

XXVIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno B – 12 ottobre 2003

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti me ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
“I fedeli leggano almeno i testi della messa, in famiglia o in privato” (PCFP 13). – Fa crescere “ascolto e risposta” in tutti noi, Signore! (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi la voce LETTURE nel sito.

MEDITAZIONE – RILETTURA
Il Signore parla di se stesso, “Buona Notizia” nel vangelo; “compimento delle promesse”, della prima lettura; “fondamento della chiesa”, nella seconda lettura: Gesù rivela ciò che sta facendo in noi. – Facci conoscere la tua opera, Signore, mentre rileggiamo vangelo, I e II lettura alla luce del “versetto al vangelo”:
Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo ci conceda lo spirito di sapienza
perché possiamo conoscere qual è la speranza della nostra chiamata. Alleluja.

CELEBRAZIONE – VITA
Il Signore Gesù si rende presente! Con lo Spirito e la Sposa diciamo: “Vieni, Signore Gesù!”. E Gesù risponde: “Sì, ecco, io vengo” (Apc. 22,17s). È in atto l’azione di Gesù nella messa e nella vita di ciascuno (Cfr PNMR 55, f): Gesù in noi continua a offrirsi al Padre per tutti. Antifona alla Comunione:
Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che hai, dallo ai poveri; poi vieni e seguimi.

Va’, vendi, vieni, seguimi ricco di sapienza: ricco di Dio.
Sei ricco di Dio in questa celebrazione e nella vita. Il valore supremo tra tanti è la sequela di Gesù: essa vale più di tutti i beni e le ricchezze di questo mondo. Dio-Sapienza ti porta a seguire Gesù sopra tutte le tue sicurezze materiali: ti porta a fidarti di lui e di nient’altro fuori di lui. Il cuore attaccato a beni di questo mondo offre un culto incompatibile con Gesù. (Mc 10,17-30). La Sapienza o sequela di Gesù supera il potere e la ricchezza, la salute e la bellezza. Salomone non cerca né oro né argento; chiede a Dio la Sapienza, unica ricchezza che lo rende sicuro nel governo; e viene esaudito anche in quello che non ha chiesto (Sap 7,7-11). Ottieni la Sapienza, e segui Gesù, valore supremo, così come Dio stesso, e con essa tutti gli altri beni, lasciandoti attirare dalla persona di Gesù, dalla sua Parola attuale, penetrante ed efficace, come spada a doppio taglio: ciò che Gesù ha realizzato in se stesso, ora lo attualizza nella tua esistenza (Ebr 4,12s). Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di rendervi “sapienti”, miei discepoli, in possesso di Dio e di tutti i beni in sovrappiù; nel simbolo della sequela. – Insegnaci, Signore, a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore.
Làsciati arricchire del vero bene che vale per sempre. La storia del vero bene rifiutato o accolto è presentato nei tre incontri del vangelo. Il primo incontro è fra Gesù e un tale ricco, che gli chiede: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». Un uomo ebreo ricco si avvicina a Gesù e gli chiede il modo di raggiungere la «vita definitiva». L’incontro con quell’uomo avviene quando Gesù esce dalla casa-comunità per continuare il proprio «viaggio». Non è detto il suo nome né la sua origine, perché ciascun lettore ci metta il proprio: Gesù infatti dice a noi ciò che compie in se stesso e sta attualizzando anche in noi. L’uomo «corre»: è urgente il problema che intende sottoporre a Gesù. «Si inginocchia davanti a lui», come il lebbroso (Mc 1,40): riconosce la superiorità di Gesù, vede in lui l’ultima possibilità di chiarire la propria preoccupazione, cioè come raggiungere la vita definitiva che supera la morte. È anche la nostra preoccupazione. Egli ha ricchezza assicurata, che però non gli garantisce vita per sempre. Lo chiama: «Maestro», diverso da tutti i Rabbini, semplici commentatori della Legge; lo dichiara: «buono», riconoscendo in lui un altro aspetto della sua unicità. Sa che Gesù è escluso dal sistema ebraico; ma in quel sistema non si ritrova neanche lui, perché non è riuscito a risolvere la sua preoccupazione: fra tante osservanze e comandamenti non trova la risposta alla sua questione. Attende quindi da Gesù ciò che non gli può dare la sua tradizione. Chiedendo: “Che cosa devo fare?”, quell’uomo rivela che sta pensando a un modo di agire, alle varie prescrizioni della Legge e dei farisei, senza rapporti né con Dio né con gli uomini, come possibile soluzione del suo problema; non sta pensando quindi a un intimo cambiamento personale.
Cogli il vero bene. «Gesù gli rispose: “Perché mi chiami buono? Buono come Dio, nessuno!”». Se tu mi vedi «buono», è perché lascio che si manifesti nella mia umanità l’agire dell’Unico Buono, Dio. Riguardo poi alla vita futura, l’insegnamento di Dio è chiaro: non c’è migliore maestro di Dio; tu non hai bisogno di interpreti, neanche di me, per questo, né di altre osservanze farisaiche umane. Nel decalogo Dio ha proposto come raggiungere la vita che tu cerchi. Anzi, per quel che interessa a te ora, come interessa tutti gli uomini, non occorre neppure l’osservanza di quei comandamenti che distinguono Israele dagli altri popoli. Bastano i precetti indipendenti da ogni contesto religioso. Il fatto che tu appartenga al genere umano ti suggerisce tutto questo che Dio conferma nella Legge. In una parola: non arrecare danno agli altri, neppure se sono ingiusti, e ti assicuri la vita definitiva. Ciò vale per ogni essere umano. Comportarsi bene con gli altri uomini, senza togliere il dovuto: vita, moglie, beni materiali, reputazione, il necessario ai genitori, conduce alla vita. Ma tutto questo puoi farlo senza rapporti personali, né con Dio né con gli uomini. «Egli rispose: “Maestro, tutto ciò l’ho osservato fin da giovane”». L’uomo chiama ancora Gesù: «Maestro», rivelando di accettare la sua dottrina; e subito dichiara di avere osservato tutti questi comandamenti in rapporto agli altri uomini. – «Ma Presso di te è il perdono, o Dio d’Israele».
Bene supremo è Gesù che ora ti chiama a seguirlo con amore. «Allora Gesù, fissando lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: “Una cosa ti manca: và, vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi”». Gesù fissa lo sguardo per accentuare la comunicazione personale e dare importanza a ciò che sta per dire. Come ora qui con noi. Gli mostra amore creativo che suscita adesione, capacità di accogliere il suo messaggio e collaborare con lui, se vuole: in una parola, unirsi ai suoi discepoli. Ma Gesù non gli dice: «Se vuoi», perché lo riconosce onesto, irreprensibile e risoluto. Allora l’invito di Gesù è diretto: “Và, vendi, dàllo, vieni e seguimi”. Chiamata diretta come ai pescatori (Mc 1,16-21), a Levi (Mc 2,14), e come ora a noi. A chi fa il primo passo, come quell’uomo, verso la vita definitiva, Gesù propone di giungere sino alla fine. Gesù propone la Bella Notizia che ha portato sulla terra, e dice: “Una cosa ti manca” per realizzare in te stesso il progetto di Dio, la pienezza della felicità per cui sei fatto. “Và, vendi, dàllo, vieni e seguimi”; non fermarti al “non fare” il male (non uccidere ecc. impersonale); i comandamenti promulgati da Mosè non bastano per condurre una società alla vera giustizia. Accogli l’amore pieno, l’amore di Dio per gli altri, per tutti; abbi un animo superiore a tanti beni materiali che periscono: preoccupati per il bene dell’umanità, sii solidale con tutti. Sono tutti tuoi fratelli, i figli di Dio! Nella condivisione non devi premettere neanche i parenti di sangue. In realtà, nella tua ricchezza tu non ti accorgi dei poveri. Ti preoccupi dell’al di là e non vedi l’al di qua pieno di dolore e d’ingiustizia. Abbi una vita piena in questo mondo, e aiuta gli altri a raggiungerla. «Attaccato» alla tua piccola o grande posizione sociale, che consideri tua conquista e benedizione divina, mortifichi le tue immense possibilità che hai dentro di te. Critichi quelli che hanno più di te, forse perché non puoi avere altrettanti beni materiali anche tu. Comincia a distaccare il cuore dai tuoi beni, quali che siano; comincia a pensare che sarebbe bello condividerli, e con tutti; altrimenti covi sempre nel cuore un interesse personale. Condividi i tuoi beni! Perché li avresti, altrimenti? Sradica alla radice l’ingiustizia del mondo, che si fonda sulla disuguaglianza. Se hai il «dono» di ereditare ed accumulare beni, non viene da te e non è per te. Vedi tu stesso come la ricchezza e il potere può esserti di ostacolo allo sviluppo della tua personalità, fondamento d’ingiustizia e disuguaglianza sociale; l’attaccamento ai beni, al potere, alla preminenza, azzera tutto quello che fai anche in campo religioso. Lo Spirito te lo grida nell’intimo: non hai bisogno d’interpreti, neanche di me, per sapere questo. Tutte le osservanze religiose del mondo non suppliscono un vero rapporto con Dio e con le altre persone; non farai mai parte della mia comunità e non puoi capire il mio messaggio: il vangelo, perché lo riduci a una associazione umana: a osservazioni su chi è più in alto o più in basso. Lascia perdere la sicurezza dei beni, e acquisti l’amicizia del Datore dei beni. – «Volgiti a noi, Signore; fino a quando? Muoviti a pietà dei tuoi servi».
L’amore di Dio è il vero tesoro. La vera ricchezza, il «tesoro del cielo», è l’amore di Dio verso l’uomo, espresso mediante il dono dello Spirito, che è vita in te. Allora senti come Dio ti ama, come ama tutti indistintamente; scopri la comunità, non fai differenze: non giudichi nessuno; hai l’amore fattivo della comunità cristiana. Gusti questo «tesoro del cielo» come un «fanciullo, un ragazzino, l’ultimo e servo di tutti» (Mc 9,35). Attaccamento a ricchezza, prestigio e potere mostra che non c’è in te amore per generosità, solidarietà e pienezza di vita, aldilà di tutte le tue parole. Ben presto queste si rivelano false. L’amore che hai per il benessere e la buona posizione umana ti dilata materialmente; l’attenzione agli altri invece ti fa crescere umanamente fino a Dio. Movente del distacco e della libertà dai beni materiali è l’interesse per ogni persona: ma si vende il campo quando si accoglie il tesoro trovato. Ecco, ora Gesù ti dona la capacità di accogliere il suo amore, che t’invita, e ti fa libero, signore del creato: ti fa passare da un minimo al massimo, in tutto. È l’offerta che Gesù ti fa all’inizio del suo viaggio e durante tutto il suo percorso: la fa a te e a tutti. Gesù spera nel bene di quell’uomo,spera in te: spera che camminiamo con lui, rispondiamo con amore al suo amore: è la legge dell’unione sponsale. Invece il ricco rifiuta e se ne va triste, attaccato ai suoi beni: non accetta la forza dell’amore superiore e umanizzante. «Rattristatosi per quelle parole, corrugò le ciglia e se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni». Gesù gli fa fastidio. Pensa che sia meglio ignorarlo. È così che alle volte la parola di Dio non ci dice niente. E se ne va «triste». Come si cambia presto di umore, per l’attaccamento ai beni. Da quel «Maestro buono» ci aspettiamo parole di conforto, e parole sul nostro attaccamento ai beni. Quelli non si toccano! Chi si accontenta gode!? Gesù gli fa una proposta ben superiore e gli dà la forza di accoglierla; ma, che mistero!, non funziona. Sembrava un uomo giusto, e invece si scopre sommamente ingiusto: prima di tutto con se stesso. Ha una sapienza tutta sua: di superiorità e dominio sugli altri, in tutto, anche in campo di idee religiose; ma non di rapporto con Dio e di solidarietà con tutti. E Gesù tace: non insiste, non lo rimprovera; rispetta la sua decisione e attende: continua il suo viaggio. L’Amore è un assoluto: non ha limite; lascia liberi, crea libertà e sorriso. Il «tesoro del cielo», l’amore, la vera solidarietà, sono frutti dello Spirito: maturano a suo tempo. Beati voi, poveri, perché già vostro è il regno, il «tesoro del cielo»: siete staccati da tutto, mossi dallo Spirito: lasciate «un» tutto e trovate «il» Tutto. – «Saziaci al mattino con la tua grazia, Signore: esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni».
La vera condivisione è dono di Dio. Il secondo incontro di Gesù è con i discepoli. «Gesù, volgendo lo sguardo intorno, disse ai suoi discepoli: “Con quanta difficoltà entreranno nel regno di Dio quelli che hanno il denaro». Gesù descrive con una frase tutta la situazione di chi è attaccato a tanti beni finiti. Ostacolo alla nuova società di Gesù non è la ricchezza, ma «l’attaccamento» e quindi «il mal uso» della ricchezza: tenuta per sé e non condivisa con tutti. Non si tratta di vita definitiva, ma del regno di Dio: della comunità di Gesù. «I discepoli rimasero sconcertati di fronte a quelle sue parole. Gesù insistette: “Figli, come è difficile entrare nel Regno di Dio per quelli che confidano nella ricchezza!”». Quell’uomo ricco non solo «ha» ricchezze, ma «confida» in esse: gli sfugge che non gli davano sicurezza neanche per la vita definitiva che cercava. Di fronte allo «sconcerto» dei discepoli Gesù non cambia atteggiamento, ma «insiste» accentuando l’impossibilità per un ricco di rinunciare alla sicurezza nella ricchezza in vista del «tesoro dei cieli» trovato in Gesù, il «Maestro buono». «Essi commentavano, fortemente impressionati: “Allora, chi può sopravvivere?”». Come può sopravvivere un gruppo senza beni materiali, almeno di alcuni, come le donne che sono con i discepoli e li sostentano? Ma questa loro partecipazione è appunto «condivisione». Allora c’è una condivisione umana, propria di chi è attaccato a beni materiali e ne rende partecipe qualcuno; e c’è la condivisione, dono dello Spirito, propria di chi può avere dei beni, ma non è attaccato ad essi, e non li dà a qualcuno, bensì li condivide con tutti i bisognosi senza distinzione, perché «nulla gli è più caro di Cristo». – «Donaci, o Dio, la sapienza del cuore».
Il bene supremo è la vita con Dio. «Gesù li guardò e disse: “Umanamente, impossibile, ma non con Dio; perché con Dio tutto è possibile”». Dal punto di vista puramente umano, secondo la vostra esperienza sociale, il distacco dai beni e la loro condivisione vi appare impossibile: non intuite come si possa sopravvivere senza denaro; e fate subito l’equazione: tanto migliore la sopravvivenza, quanto più c’è di denaro; di conseguenza, anche l’attaccamento al denaro è proporzionato al desiderio di sopravvivere, di salvare la propria vita. Ma proprio questo è il modo di perderla, perché ritieni il denaro affare tuo e confidi in esso (Mc 8,35). Ecco invece la mia Buona Notizia che vi rivelo, e che potete vedere nel mio vivere quotidiano. Vi mostro com’è possibile un altro modo di salvare la propria vita; anzi, è l’unico modo per non perderla e guadagnarla: quello di viverla «con Dio, in Dio», come io vivo con il Padre. In questo modo di vivere, tutto ciò che è mio, non è mio, ma del Padre; e tutto ciò che ho dal Padre io lo condivido con tutti voi. Questo mio vivere, che realizzo in me, ora lo attuo in voi che mi accogliete. I vostri beni non sono vostri, ma miei; e li distribuisco agli uomini per il bene comune della comunità umana. La consapevolezza che sono io operante in voi, vi rende liberi nel gestirli, e gioiosi nel condividerli in nome mio. – «Saziaci, Signore, con la tua grazia: esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni».
Gesù è il bene che riforma: migliora fino alla perfezione il nostro modo imperfetto di seguirlo. È il terzo incontro, quello di Gesù con Pietro. A nome di tutti «Pietro allora gli disse: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”». Pietro dice due cose: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto”, e questo è vero; e aggiunge: “Ti abbiamo seguito”, ma questo è vero solo in parte, fisicamente, perché i discepoli seguono Gesù spesso con un animo lontano da lui. Pietro rimprovera Gesù che va morire a Gerusalemme (Mc 8,32), i discepoli discutono cosa significhi risuscitare dai morti (Mc 9,10), seguono Gesù con paura (Mc 9, 32), discutono fra loro chi è il più grande (Mc 9, 34), i discepoli la pensano come i farisei sul matrimonio (Mc 10,10), sgridano i fanciulli presentati a Gesù mentre Gesù li accoglie e li accarezza (Mc 10,13). In conclusione Pietro esprime l’intenzione di seguire Gesù, presente in tutti.
Gesù dichiara: “Vi assicuro: Non c’è nessuno che lasci casa o fratelli o sorelle, madre o padre, figli o terre per causa mia e per causa della buona notizia, e non riceva cento volte di più: ora, in questo tempo, case, fratelli e sorelle, madre, figli e terre – tra persecuzioni – e, nell’età futura, vita definitiva”. Non solo voi, ma chiunque, qualsiasi seguace che accetti il distacco dai beni, aderendo a me e propagando così questa novità di vita con l’esempio della condivisione, riceve cento volte di più. Tale condivisione di beni, nel reciproco affetto, crea la vera ricchezza di rapporto, e abbondanza di beni per tutti; senza disuguaglianze e predomini: non menziono infatti, nell’elenco dei nuovi beni materiali e spirituali, il padre, figura dell’autorità, perché tutti, quanti rispondono alla mia chiamata, sono fratelli liberi e signori di tutto. Nella tappa terrena del regno tutto questo avviene tra difficoltà, «persecuzioni», dato il nuovo modo di pensare e di agire «con Dio» contro l’egoismo umano. Questa tappa nella sofferenza è come una gestazione; in essa gli uomini maturano: imparano a superare i loro egoismi, e si preparano alla vita totale e definitiva nel profondo rapporto con il Padre in me. – “Sia su di noi la bontà del Signore, nostro Dio: rafforza per noi l’opera delle nostre mani, l’opera delle nostre mani rafforza”.

Donaci, o Dio, la sapienza del cuore.

Va’, vendi, vieni, seguimi ricco di sapienza: ricco di Dio.
Il vero Bene che ti sostiene e ti spinge a cercarlo, ti viene incontro. I tre incontri di Gesù nel vangelo illuminano i tre momenti di crescita in Salomone, tipo dell’uomo sapiente. Primo: egli prega, implora, e gli viene elargito lo spirito della Sapienza; secondo: è reso capace di preferirla e amarla più di ogni altro bene creato; terzo: insieme con essa egli ha tutti i beni. Anche in noi ora Gesù attua lo stesso cammino; ci mette in bocca le sue parole: primo: «Insegnaci, Signore, a contare i nostri giorni e giungeremo alla Sapienza del cuore»; secondo: «Rendici la gioia per i giorni di afflizione in cui abbiamo visto la sventura», a causa del nostro rifiuto «come quel tale ricco»; terzo: «Saziaci al mattino con la tua grazia», al mattino della risurrezione con la quale ci doni ogni bene, «esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni». – È su di noi la bontà del Signore nostro Dio: con lui nulla è impossibile.

Donaci, o Dio, la sapienza del cuore.

Va’, vendi, vieni, seguimi ricco di sapienza: ricco di Dio.
Ora si realizza il nostro vero Bene. Dio è capace di realizzarlo in noi, resi ora disponibili ad accoglierlo. «Fratelli, la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada doppio taglio»: taglia in tutte le direzioni, penetra fino al punto a noi ignoto, scruta sentimenti e pensieri: con una storia bene disposta, nel rispetto della nostra libera volontà, illumina tutti gli aspetti della nostra persona; ci porta a vivere «con Dio». A lui in noi nulla è impossibile. Gesù ama il tale ricco, ama i discepoli, ama ciascuno di noi. Viva ed efficace nel proporre, la sua Parola ci fa valutare le cose terrene ed eterne, ci fa abitare liberi e poveri, ricchi e gioiosi nella sua santa dimora: ci porta alla resa dei conti, cioè ad essere secondo il suo progetto di salvezza. – «Ci preceda e ci accompagni sempre la tua grazia, Signore, perché sorretti dal tuo paterno aiuto, non ci stanchiamo mai di operare il bene».
Donaci, o Dio, la sapienza del cuore.

PREGHIERA EUCARISTICA

La risposta di lode e di supplica, per es. del Vers. Resp.:
Donaci, o Dio, la sapienza del cuore,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
in lui ci doni ogni bene;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
ci rende presente Gesù, tutto il nostro bene, nei segni del pane e del vino;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
penetrando nel nostro intimo ci rende con sé a te graditi;

intercessione: per tutti vivi e defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
la tua Sapienza ci porta gioiosi nella tua dimora;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria:
da noi tutti, partecipi della tua vita per la ricchezza del corpo e sangue del tuo Figlio.

CONTEMPLAZIONE

Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es.:
La Ricchezza:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: la ricchezza, di tutti i beni del creato;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: la ricchezza, della Sapienza di Dio a Salomone;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: la ricchezza, del Verbo uscito dal seno del Padre;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: la ricchezza, di Gesù con tutti i beni in chi l’accoglie;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: la ricchezza, della comunità dei fratelli in Cristo.

Preghiamo:
O Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci concedi lo spirito di Sapienza, perché sappiamo conoscere qual è la speranza della nostra chiamata; donaci la sapienza del cuore. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).