12-10-2011 Avvento-B-dom3

 

12/10/2011 – AVVENTO – ANNO B – III DOMENICA – ANIMATORI

INCONTRO «ANIMATORI di GRUPPI LITURGICI PARROCCHIALI»
Piedimulera (NO) – 10.12.2011 – 3ª Domenica di Avvento Anno B – Traccia.

Padre di umili e poveri, il tuo Spirito prepara tutti gli uomini a incontrare nella gioia il Salvatore che viene. (cf colletta).

VANGELO (Gv 1,6-8.19-28).
Giovanni è un profeta pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre. Nel Vangelo liturgico, Giovanni Battista attira ancora la nostra attenzione. L’Evangelista Giovanni lo descrive come: il Precursore, uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni, che rende testimonianza, non prende per sé l’onore di essere il Messia, riconosce di non esserlo, e indica Colui che veniva dopo di sé. Giovanni è un profeta guidato dallo Spirito.
Anzitutto, «uomo mandato da Dio»: “Venne un uomo mandato da Dio”. Il Dio che lo ha mandato è «Iavè fa grazia»: “Il suo nome era Giovanni”. Yò è abbreviazione di Yavè, e Hen è l’attività di Dio: fare grazia. Allude anzitutto alla nascita prodigiosa di Giovanni da una donna «sterile», e poi il nome dice la missione, secondo quanto l’angelo aveva detto a Zaccaria nel tempio: «Mentre Zaccaria officiava davanti al Signore nel turno della sua classe, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, gli toccò in sorte di entrare nel tempio per fare l’offerta dell’incenso. Tutta l’assemblea del popolo pregava fuori nell’ora dell’incenso. Allora gli apparve un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: “Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, che chiamerai Giovanni. Avrai «gioia ed esultanza e molti si rallegreranno» della sua nascita, poiché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà «pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre» e «ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio». Gli camminerà innanzi con lo spirito e la forza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e «preparare al Signore un popolo ben disposto»”. Zaccaria disse all’angelo: “Come posso conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanzata negli anni”. L’angelo gli rispose: “Io sono Gabriele – Potenza di Dio -, che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo «lieto annunzio». Ed ecco, sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, le quali si adempiranno a loro tempo”». Sostanzialmente, sono tre gli aspetti della missione di Giovanni Battista: Spirito Santo, riconciliazione, gioia: «pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre»; «ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio»; «gioia ed esultanza, lieto annunzio, molti si rallegreranno». La Messa di oggi, 3ª domenica di Avvento, si chiama Messa «Gaudete» dalla prima Parola con cui inizia l’Ingresso, ripreso dalla seconda lettura: “Siate sempre lieti”.
L’Evangelista Giovanni continua a parlare del Battista come
«testimone della Luce», dicendo: “Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce”. Il Battista è presentato come una persona nota ai lettori. Nessun tratto biografico su di lui, né alcun cenno alla sua predicazione, in questo vangelo di Giovanni. La sola cosa che interessa è la sua testimonianza resa a Gesù. Con una precisazione: «Egli non era la luce, ma doveva rendere testimonianza alla luce» (1,8). Sembra di scorgere in questa battuta una nota polemica contro certuni che esaltavano il Battista a scapito di Gesù. La stessa preoccupazione è avvertibile più avanti (1,20-21), quando il Battista afferma energicamente di non essere il Messia, né Elia, né il profeta. Egli è semplicemente una voce che annuncia, un testimone che attira l’attenzione su Qualcuno che è più importante. Il vero testimone indica il Signore, ma subito si tira da parte. Ha paura di rubare spazio al Signore. Giovanni non prende per sé l’onore di essere il Messia; riconosce di non esserlo; indica, piuttosto, Colui che viene dopo di sé, dicendo: In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me”. Egli è il vero «Sposo d’Israele», il Potente capace di rinnovare la Sposa, l’Inalienabile e Insostituibile Sposo, che non ha eguali in importanza e potenza: nessuno. Questo è il senso delle parole conclusive del Battezzatore: “A lui, io «non sono degno» di slegare il laccio del sandalo”. Secondo la legge del levirato (Levir =cognato), se ad una donna moriva il marito, senza lasciare figli, il fratello del defunto, cognato della vedova, la doveva prendere in sposa, per darle un figlio maschio, che le avrebbe assicurato nome e dignità. Qualora un cognato rifiutasse tale ruolo – ma Gesù non intende certo rifiutarlo nei riguardi della vedova umanità -, un altro poteva subentrare, con il rito suaccennato: slegare il sandalo del cognato rifiutatario, sputarci sopra in segno di appropriazione e indossarselo. La saliva era infatti come il DNA d’una persona. Giovanni dice di non essere degno comunque di sostituire Gesù nei riguardi della vedova umanità, supposto che Gesù rifiuti a un tale ruolo! Il Battista, poi, non attira l’attenzione su un Messia assente che verrà, bensì su un Messia già in mezzo a noi e che noi non conosciamo: «In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete» (1,26). Giovanni è il testimone di un Dio già qui. La sua presenza è già fra noi, ma è da scoprire e non tutti la vedono, e perciò occorre un profeta che la additi. Ora tocca alla comunità cristiana sostituire il Battista nell’additare al mondo un Cristo già presente nel mondo.

LA PRIMA LETTURA (Isaia 61) di questa terza domenica di Avvento ci riporta al libro di Isaia, e mette in grande evidenza il ruolo de“Lo Spirito del Signore Dio è su di me” stabile, dice il Signore Gesù; non un tempo. E così sui miei fedeli. Isaia è l’«immagine» d’un profeta; Gesù la «realtà». Questo testo è molto importante e famoso. Lo conosciamo bene, perché Gesù lo adoperò nella sua prima comparsa in pubblico, nella sinagoga di Nazaret, come racconta l’Evangelista Luca (4,16). Questo brano è tratto dal cap. 61 di Isaia. Domenica scorsa avevamo letto l’inizio, c.40, della seconda parte, cc. 40-55, del profeta Isaia. Il brano di questa domenica (c. 61) viene dalla terza parte (cc. 56-66) che gli studiosi chiamano 3°Isaia. Il 2°Isaia accompagnò il popolo durante l’esilio fin verso la fine della deportazione. Invece il 3°Isaia, da dove è tratto il brano di oggi, è sacerdote nel post esilio, e presenta se stesso. Il Profeta presenta se stesso, raccontando la propria vocazione e il senso della missione: “Lo spirito del signore Dio è sopra di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione. È il profeta stesso che parla di sé in prima persona: “Lo Spirito del Signore Dio è sopra di me”, infatti “mi ha consacrato con l’unzione”; e l’unzione era riservata ai sacerdoti. È il sacerdote che inizia la nuova serie, un nuovo periodo, dopo la costruzione del tempio, finito l’esilio:
E così, venuto il tempo della sua apparizione sulla terra, il Verbo inizia un’era totalmente nuova. “Sono stato consacrato con l’unzione, e lo Spirito di Dio è sopra di me”, e mi guida, mi ha mandato la potenza di Dio Creatore, che dà vita mi ha invaso e mi ha dato un incarico, mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore”. È una vera nuova Creazione questa di Gesù e della Chiesa. L’anno di grazia è ancora quello che noi chiamiamo il giubileo. Nell’A.T. era un’istituzione importante. Comportava la remissione dei debiti e la liberazione dei prigionieri. È l’anno di grazia in cui si fa grazia, si concede il perdono e la libertà. Per molto tempo questo non era più stato fatto. Con il ritorno dall’esilio e la ricostruzione del tempio, il sommo sacerdote, profeta del nuovo Israele, si presenta come incaricato di Dio per indire il «giubileo della salvezza», che comporta la liberazione degli schiavi. Ma comporta anche la liberazione dei cuori spezzati. Una bella frase: «il cuore spezzato» richiama una persona «ferita nell’intimo», con problemi gravi. I «miseri», poi, non sono semplicemente i poveri economicamente; sono coloro che non trovano più motivo per vivere. Il profeta «è mandato ad evangelizzare i poveri, ad annunziare la bella notizia ai miseri», cioè, Dio interviene, Dio fa grazia; ma anche questa storia è un’«immagine». E così, è in atto il vero, profondo, totale «Condono» di Dio in Cristo Gesù per ogni persona, come in Maria: “Rallegrati, totalmente graziata”, “santi e immacolati”, cfr Immacolata, “Gaudete, nel Signore, sempre”. “È veramente cosa buona e giusta…”, prefazio.
“Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta in Dio, mio salvatore; perché mi ha rivestito con un manto di salvezza, mi ha avvolto con il manto della giustizia, come uno sposo si mette un diadema e come una sposa si adorna di gioielli”. È l’ultima parte del capitolo 61. È l’autobiografia del profeta. Si riferisce agli abiti sacerdotali, alle vesti di salvezza, il mando della giustizia. Sono i paramenti indossati dal sommo sacerdote, e il poeta, con una notevole abilità, interpreta i vestiti sacri che ha indossato, come immagine della salvezza e della giustizia, gli hanno messo in testa la corona dello sposo, il vestito è pieno di gioielli, la sposa è pronta per le nozze, lui è pienamente contento, la sua anima esulta nel Signore, che fa partecipi i suoi fedeli di questa gioia profonda; è segno che ricomincia l’alleanza nel deserto, non è finito tutto. La terra rifiorisce, riproduce i germogli, come un giardino fa germogliare i semi. Quest’uomo poeta, il 3°Isaia, celebra il ritorno al giardino delle origini,
e così, al progetto eterno di Dio, dove il Signore fa germogliare la giustizia e la lode davanti a tutti popoli. La 3ª dom di Avvento è la festa della Gioia. In questo percorso, il vero Natale, scopo della gioia, è scoprire la presenza del Signore in mezzo a noi: egli fa rifiorire la certezza d’una nuova esistenza, fa scaturire l’esclamazione del Salmo Responsoriale: “La mia anima esulta nel mio Dio”; e della 2ªLettura: “Fratelli, siate sempre lieti”, “non spegnete lo Spirito”. “Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!

RENDIAMO GRAZIE A DIO
per «l’Annuncio evangelico» in vari tempi e modi: P. Elia intercede perché obbediamo al Magistero di Cristo nella Chiesa; per «la Celebrazione» in persona di Cristo: Don Mario ci guida e c’incoraggia con «umiltà e serietà»; per «la Carità» di Dio effusa nei nostri cuori; la Sorella Noemi ci procura d’imitarla nel «buon profumo di Cristo».