12/11/2006 – PREPARARE MESSA CON TUTTA L’EUCOLOGIA
Preparazione della celebrazione della messa.
Semplice esempio di procedura per Contenuto e Metodo,
cercando d’illuminare singole parti eucologiche della messa
alla luce del messaggio delle letture biblico-liturgiche.
32ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno B – 12 Novembre 2006
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…!
Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti
(Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
TESTI e MEDITAZIONE.
TESTI
Antifona d’Ingresso Sal 87,3
La mia preghiera giunga fino a te; tendi, o Signore, l’orecchio alla mia preghiera.
Colletta
Dio grande e misericordioso, allontana ogni ostacolo nel nostro cammino verso di te, perché, nella serenità del corpo e dello spirito, possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo…
Anno B:
O Dio, Padre degli orfani e delle vedove, rifugio agli stranieri, giustizia agli oppressi, sostieni la speranza del povero che confida nel tuo amore, perché mai venga a mancare la libertà e il pane che tu provvedi, e tutti impariamo a donare sull’esempio di colui che ha donato se stesso, Gesù Cristo nostro Signore. Egli è Dio.. .
Prima Lettura 1 Re 17, 10-16
La vedova fece con la farina una focaccia e la portò ad Elia.
DAL PRIMO LIBRO DEI RE
In quei giorni, Elia si alzò e andò a Zarepta. Entrato nella porta della città, ecco una vedova raccoglieva la legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un pò d’acqua in un vaso perché io possa bere».
Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Prendimi anche un pezzo di pane». Quella rispose: «Per la vita del Signore tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un pò di olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a cuocerla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo».
Elia le disse: «Non temere; su, fà come hai detto, ma prepara prima una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché dice il Signore: La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non si svuoterà finché il Signore non farà piovere sulla terra». Quella andò e fece come aveva detto Elia. Mangiarono essa, lui e il figlio di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunziata per mezzo di Elia.
Salmo Responsoriale Dal Salmo 145
BEATI I POVERI IN SPIRITO: DI ESSI È I REGNO DEI CIELI.
Il Signore è fedele per sempre, / rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati. / Il Signore libera i prigionieri. R/
Il Signore ridona la vista ai ciechi, / il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti, / il Signore protegge lo straniero. R/
Egli sostiene l’orfano e la vedova, / ma sconvolge le vie degli empi.
Il Signore regna per sempre, / il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione. R/
Seconda Lettura Eb 9, 24-28
Cristo si è offerto una volta per tutte allo scopo di togliere i peccati di molti.
DALLA LETTERA AGLI EBREi
Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore, e non per offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui. In questo caso, infatti, avrebbe dovuto soffrire più volte dalla fondazione del mondo.
Invece una volta sola ora, alla pienezza dei tempi, è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come è stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una volta per tutte allo scopo di togliere i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione col peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza.
Canto al Vangelo Mt 25,34
ALLELUIA, ALLELUIA.
Venite, benedetti del Padre mio, dice il Signore, ricevete il regno preparato per voi fin dall’origine del mondo.
ALLELUIA .
Vangelo Mc 12, 38-44
Questa vedova, nella sua povertà, ha dato tutto quello che aveva.
DAL VANGELO SECONDO MARCO
In quel tempo, Gesù diceva alla folla mentre insegnava: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere; essi riceveranno una condanna più grave». E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte. Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino. Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: «In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere» .
Sulle Offerte
Volgi il tuo sguardo, o Padre, alle offerte della tua Chiesa, e fa’ che partecipiamo con fede alla passione gloriosa del tuo Figlio, che ora celebriamo nel mistero. Per Cristo nostro Signore.
Comunione Sal 22,1-2
Il Signore è mio pastore, / non manco di nulla; / in pascoli di erbe fresche mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce.
Oppure: Lc 24,35
I discepoli riconobbero Gesù, il Signore, nello spezzare il pane.
Ann B: Mc 12,44
«La vedova ha offerto più di tutti gli altri, perché ha dato tutto quello che aveva» .
Dopo la Comunione
Ti ringraziamo dei tuoi doni, o Padre; la forza dello Spirito Santo, che ci hai comunicato in questi sacramenti, rimanga in noi e trasformi tutta la nostra vita. Per Cristo nostro Signore.
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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. Tempo Ordinario – Anno B – 32ª Domenica – 09/11/2003); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:
VENITE CON ME, BENEDETTI DEL PADRE MIO.
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, centro della Vita.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Dalla vita alla festa della vita: formiamo una comunità, prendiamo coscienza di essere riuniti e preparati da Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
«La mia preghiera giunga fino a te; tendi, Signore, l’orecchio alla mia preghiera!». La messa è azione di Cristo e del popolo di Dio. È certo che la preghiera di Cristo giunge fino al Padre che tende l’orecchio al Figlio suo. Battezzati, immersi in Cristo, sappiamo che vale per noi ciò che vale per Cristo nostro capo. Come la vedova, tutta abbandonata al Signore, noi ci affidiamo a lui fin dall’inizio della celebrazione. La preghiera del povero che considera sua ricchezza appartenere a Cristo sale fino a Dio perché in essa Dio riconosce la voce di suo Figlio fattosi povero, diventato simile a uno schiavo fino alla morte di croce.
Signore Gesù che vedi le profondità del nostro cuore, conosci difficoltà e intenzioni: abbi pietà di noi. Cristo Gesù che ci vuoi sinceri come te davanti al Padre: abbi pietà di noi. Signore Gesù che purifichi i nostri sentimenti e ci rendi trasparenti perché la nostra preghiera sia autentico dialogo di grazia e di salvezza: abbi pietà di noi.
“Dio grande e misericordioso, allontana ogni ostacolo – considerare importante qualcosa che non sia attinente alla tua grazia – nel nostro cammino verso di te – nella nostra esistenza quotidiana -, perché, nella serenità del corpo e dello spirito – con te corpo e spirito sono nella pace -, possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio – coscienti di essere fatti da te per essere spazio riservato a te. O Dio, Padre degli orfani e delle vedove, rifugio agli stranieri, giustizia agli oppressi, sostieni la speranza del povero che confida nel tuo amore, perché mai venga a mancare la libertà e il pane che tu provvedi, e tutti impariamo a donare sull’esempio di colui che ha donato se stesso, Gesù Cristo nostro Signore. Amen”.
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.
Richiamiamo la Parola, cioè persona, messaggio e attività di Gesù.
GESÙ CHIAMA A SÉ I DISCEPOLI: VENITE, BENEDETTI DAL PADRE, COME LA VEDOVA.
In un contrasto fra comportamento di apparenza (scribi) e di autenticità (vedova) Gesù rileva la vita di fede, di piena adesione a lui (Vangelo: Mc 12,38-44): di accettazione ad essere fra i Benedetti dal Padre.
Gli scribi sono un esempio di apparenza, di superficialità. Gesù mette in guardia tutti, «la folla», e dice: “Guardatevi dagli scribi”, non sono da imitare, per nulla. Dal modo di vestire al relazionarsi con gli altri, cercano se stessi usando Dio. «Gesù diceva alla folla mentre insegnava»: l’insegnamento di Gesù, quindi, è rivolto a tutti con massima apertura. È spiegazione del suo modo di comportarsi, in pieno contrasto con quello degli scribi. Mentre Gesù dice quello che ascolta dal Padre e fa quello che vede fare il Padre, cioè è tutto relazionato al Padre, gli scribi fanno tutto per attirare l’attenzione su di sé, e approfittano degli altri per arricchirsi: passeggiare, lunghe vesti, saluti, piazze, primi seggi nelle sinagoghe, primi posti nei banchetti, derubo delle vedove, ostentazione di lunghe preghiere: pratiche religiose non per un rapporto con Dio, ma per ostentare se stessi. Per tale apparenza ingannatrice ricevono una condanna più grave.
Sedutosi di fronte al tesoro Gesù osserva: la ricchezza dei tanti è offerta del loro superfluo; l’umile offerta d’una vedova invece è amorosa e totale offerta della propria vita. Gesù siede come giudice finale sul suo trono, e valuta: gli scribi vivono con «falsità» e «apparenza», la vedova con «veracità» e «autenticità». Di fronte alla pompa magna degli scribi Gesù mette in evidenza una vedova che nessuno vede. Solo a Gesù non sfugge: a Dio che vede i cuori. Ciò che è nulla per gli uomini, è grande davanti a Dio. Davanti a Gesù che chiama a sé i discepoli, attira la loro attenzione su ciò che vale: dichiara il suo favore per la vedova: gli scribi sono l’opposto di Gesù, la vedova invece è tipo del suo Spirito e della sua Comunità. Gesù ha parlato alla folla, ora parla ai discepoli che parleranno a tutte le genti. Il punto sta in un atteggiamento interiore che impronta l’agire esterno.
L’interno degli scribi: catturare a tutti i costi l’attenzione, la riverenza, l’ossequio degli altri. Ciò li porta a vestirsi non come gli altri, a mettersi al centro dell’attenzione in ambito religioso e sociale. Si ritengono importanti e solenni; sono ridicoli e commiserabili. Doppiamente colpevoli: verso la debole vedova che derubano e disprezzano; verso Dio che non cercano e ostentano d’incontrarlo nella preghiera. Il nome «Scriba: Ricco, Grande, Potente» non indica religiosità ma una malattia dello spirito.
La vedova, povera, all’opposto, non ha bisogno di riempire il proprio mondo interiore con l’attenzione e l’ossequio degli altri. La «vedova» ha subìto angherie anche dagli stessi scribi che «divorano le case delle vedove», eppure non è affatto risentita, non prova vendetta: non ha questi sentimenti; è come Gesù: sereno di fronte a chi lo tenta, a chi lo mette alla prova.
Due atteggiamenti: religione e fede, valutati dal Giudice Gesù seduto sul trono. Il primo, incarnato dagli scribi: severamente condannato. Il secondo, presente nella vedova affidatasi totalmente a Dio con ciò che è e ciò che ha: divinamente approvato, come partecipe del regno di Dio.
Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
GLI UMILI RICEVONO IL REGNO PREPARATO FIN DALL’ORIGINE DEL MONDO.
Com’è giunta quella vedova a ricevere il regno promesso? Con il dono della disponibilità ad accogliere la parola di Dio. Lo mostra la vedova di Zarepta (Prima lettura: 1Re 17,10-16). Il profeta Elia, che «si alzò e andò a Zarepta», è il messaggero di questo dono di Dio alla vedova. Lei ha solo un po’ di farina per sé e per suo figlio. Ora raccoglie due pezzi di legna, la cuoce, la mangia con il figlio, e poi moriranno. Invece no: la condivida con un terzo, un estraneo; anzi, prima a lui, che le chiede: “Prendimi un pò d’acqua in un vaso perché io possa bere. Prendimi anche un pezzo di pane. Prepara prima una piccola focaccia per me e portamela, quindi ne preparerai per te e per tuo figlio”. Quel messaggero foresto, Elia, si comporta così, mosso dalla fede nella parola di Dio. E invita quella vedova a fare altrettanto, dicendo: “Non temere, poiché dice il Signore: La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non si svuoterà finché il Signore non farà piovere sulla terra”. La vedova non pensava di dare ad altri ciò che non bastava per sé e per suo figlio. «Andò e fece come aveva detto Elia. Mangiarono essa, lui (Elia) e il figlio di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunziata per mezzo di Elia». Il versetto al vangelo riporta le parole del Giudice Gesù a coloro che gli hanno dato da mangiare e da bere: “Venite, benedetti del Padre mio, dice il Signore, ricevete il regno preparato per voi fin dall’origine del mondo”. E il testo evangelico continua: “Perché avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere” (Mt 25,34).
L’autenticità della «condivisione» della vedova di Zarepta avviene su invito e incoraggiamento della parola di Dio e non per spontanea generosità. La dono generoso della vedova del tempio quindi nasce e si manifesta perché alle spalle c’è una forza nascosta che la guida: la Parola. La promessa che viene dalla Parola suscita ciò che deve fare e come lo deve fare. La vedova del vangelo infatti «nella sua mancanza» (letteralmente) non ha né poco né tanto, ma assolutamente nulla da se stessa. Quello che hai e che sei, le dice la Parola, lo ricevi da Dio, fonte di ogni bene, e tu ne partecipi nella misura che lo doni per il bene comune. Se il comando del Signore, per esempio, ti dice: “Siate misericordiosi come il Padre vostro celeste”, la Parola di Dio suscita in te il desiderio di essere misericordioso come il Padre, e se tu lo lasci fare, tale Desiderio ti fa partecipe della divina misericordia nel mentre tu la usi verso gli altri. L’agire della vedova è esemplare: fidandosi totalmente della promessa della Parola di Dio, lei da’ tutto per il bene comune in nome di Dio, che fa gustare anche a lei il bene in abbondanza mentre lo dona. Donando, non solo non perdiamo nulla, ma diventiamo veramente ricchi davanti a Dio.
Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
ESSERE I BENEDETTI DAL PADRE È IL TESORO PIÙ PREZIOSO!
Dio pone il suo Desiderio di Bene nel cuore di ogni persona, e lo realizza in chi lo ritiene più importante di tutto: in Gesù, che conosce e valuta estremamente importante il progetto del Padre. E Gesù si riconosce in noi che lo preferiamo, come la vedova al tempio, che non pone impedimenti alla mozione dello Spirito. Chiediamo di essere docili allo Spirito di Gesù: chiediamo che si esprima con la nostra voce, susciti in noi i suoi voleri di autenticità opposti a comportamenti di apparenza. La parola di Dio non inganna; il Signore è fedele per sempre; egli rende giustizia ai poveri e capovolge tutte le situazioni ingiuste di questo nostro mondo. Con questa certezza di fede diamo voce allo Spirito e acclamiamo:
Felice chi ha la sua speranza nel Signore, creatore del cielo e della terra, e sempre fedele alla sua Alleanza. Egli infatti ha sempre difeso i diritti degli oppressi, e sempre ha provveduto il pane agli affamati israeliti che nel deserto sono ricorsi a lui, perché è giusto e mantiene ciò che promette. Dio si prende cura degli infelici nel fisico e nello spirito: esiliati, prigionieri, ciechi nell’oscurità delle loro prigioni, curvi sotto il peso del lavoro forzato, stranieri sradicati dalla sicurezza delle loro terre, orfano e vedova che non possono più sperare nel sostegno di un re, sono tutti custoditi dal Signore come la pupilla dei suoi occhi. Il tuo Dio regna di età in età: mantiene fede alla propria parola. Dona a tutti di confidare in lui per salvarli; perché i piani di quelli che confidano in se stessi periscono.
Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
TUTTI SIAMO I «BENEDETTI DAL PADRE» PER GESÙ CHE OFFRE TUTTO SE STESSO.
Cristo ci ha resi partecipi della vita divina offrendo se stesso. Donando noi stessi ciascuno di noi partecipa al dono di salvezza che Gesù ci ha rivelato. Gesù entra nel vero santuario, nella dimensione di Dio (cielo), «una volta per tutte», offrendo «se stesso» per prendere su di sé «i peccati di molti» (di tutti), come il servo sofferente profetizzato da Isaia (53, 12). Il dono del suo amore è sovrabbondante: per lui il peccato non è solo perdonato, ma «annullato» (v. 26): l’uomo è fatto nuovo, libero, salvato!
Con la sua offerta fino alla morte Gesù Cristo non ci priva della sua presenza, perché è risorto, è vivo «per intercedere a nostro favore» (7,25). Egli si manifesterà ancora una volta nella storia, per condurre l’umanità liberata dal peccato al suo fine definitivo di salvezza e di gloria (2,10), per quanti lo attendono con vigile perseveranza.
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
Preghiamo, fratelli e sorelle, perché questo sacrificio di Cristo gradito a Dio, sia vero dono di noi stessi in Cristo, e per Cristo siamo graditi come lui a Dio Padre Onnipotente. “Volgi il tuo sguardo, o Padre, alle offerte della tua Chiesa, – vedova povera, cosciente che nulla la può saziare all’infuori di te e per questo dona tutto a te nei fratelli -; fa’ che partecipiamo così con fede alla passione gloriosa del tuo Figlio, che ora celebriamo nel mistero – di questi riti che richiamano la vita quotidiana -. Per Cristo nostro Signore”.
4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio: nella sua passione egli dona se stesso senza badare all’uso o all’abuso che si farà del suo dono. “Abbiamo riconosciuto il segno della tua immensa gloria, Padre, quando hai mandato tuo Figlio a prendere su di sé la nostra debolezza; in lui nuovo Adamo hai redento l’umanità decaduta, e con la sua morte ci hai resi partecipi della vita immortale” (pref. III tempo ord.). Ed il Cristo tuo Figlio, per fare dono di sé, ha preso la nostra debolezza e ci ha resi degni del tuo amore. Per questo mistero di grazia innalziamo a te la nostra preghiera di riconoscenza e di lode.
Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione: Con il sacrificio di se stesso Gesù rende l’uomo gradito a te, o Padre: è lo sposo che attira a sé la sposa nell’amore gratuito, la trasforma, la rende luogo dove può continuare ad amare tutta l’umanità.
Nella vedova Gesù ha trovato la figura di un popolo che accoglie il dono da Dio e lo getta nel tesoro del tempio, lo ridona, cioè, a te, o Padre, in Cristo Gesù: “Dalla tua bontà abbiamo ricevuto”; “lo presentiamo a te, perché diventi per noi cibo di vita e bevanda di salvezza”.
Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù, vero tuo dono agli uomini, vero tesoro del tempio. Tutto quello che tu hai, per vivere, il Figlio, non superfluo e ben più che due spiccioli, tu, o Padre, lo hai donato a noi. Ed egli, Dio come te, ha gettato tutti i suoi averi, tutto quanto ha per vivere, nella cassetta delle offerte del mondo, quando ci ha donato quell’uomo senza apparenza, nascosto, appena rintracciabile nella storia del mondo, se stesso, Gesù di Nazaret. E in questo «quasi-suo-niente-umano» ci ha donato di più che con il ricco, gigantesco universo, perché così ha offerto «tutto ciò che gli era necessario per vivere» come Dio, affinché anche noi, con il suo dono fino alla morte, potessimo vivere della sua vita eterna. E noi, attratti da questo suo Spirito di Amore, siamo beati, domestici del regno (cfr Mt 5,3), trasformati da vedova in Sposa che con lo Sposo impara a donare se stessa.
Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo. Divenuti come quella vedova, immagine della comunità, povera, senza fama, perché lo sposo le è tolto, il tempio è lacerato; ma rinnovati a immagine di Dio in questa celebrazione eucaristica, in Cristo Gesù noi siamo capaci di dare più di tutti gli altri: siamo capaci di pregare te, o Padre, senza primeggiare con vanità, senza cercare riconoscimenti, senza distinguerci dagli altri per veste, lingua, casa, preghiere proprie; ma intercedendo per tutti, come cattedratici dell’amore divino, nascosto ed efficace.
«Glorifichiamo» perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità rinnovata: insieme alla moltitudine dei redenti a prezzo del suo sangue Gesù diventa il nuovo tempio di pietre vive, dimora dell’Altissimo. È la Chiesa con la nuova liturgia efficace per opera dello Spirito; è la comunità dei poveri in spirito, che confidano nel Signore. Siamo noi santificati, resi capaci di seguire Gesù che dona se stesso, a lode e gloria di Dio Padre.
5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Padre nostro, Gesù ci ha insegnato a parlare con te con poche parole, anzi con una sola: “Padre!”. Anzi, non con le parole, ma con la nostra vita: con il tuo «condono» verso di noi, trasformato in «perdono, unità e pace» in noi verso gli altri. Come i discepoli di Emmaus noi ti riconosciamo, Signore Gesù, nello spezzare il pane. Come i discepoli di Emmaus anche gli altri ci riconosceranno tuoi discepoli nel condividere il pane. E come la vedova offriremo più di tutti gli altri, dando non oro né argento, ma tutto quello che abbiamo: il tuo nome, Signore Gesù! “La forza dello Spirito Santo, che ci hai comunicato in questi sacramenti, o Padre, rimanga in noi e trasformi tutta la nostra vita. Per Cristo nostro Signore. Amen”.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2). Contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, Il Dono:
nella chiesa prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione:
il dono, della vedova che sfama e disseta;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza
il dono, di Dio che provvede ai suoi la parola, l’olio e la farina;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi:
il dono, di Gesù che offre se stesso.
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso:
il dono, dei discepoli che in Gesù imparano a dare tutto come la vedova;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità.
il dono, del Padre che per i figli prepara il regno fin dall’origine del mondo.
Preghiamo:
O Padre, che prepari per i tuoi eletti il regno fin dall’origine del mondo; fà che siamo beati, poveri in spirito, partecipi del regno dei cieli. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).