13/11/2005 – T. ORDINARIO – ANNO A – 33 DOMENICA – 2005
Preparazione alla celebrazione della messa.
33ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno A – 13 Novembre 2005
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…!
Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti
(Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
TESTI e MEDITAZIONE
TESTI
Antifona d’Ingresso Ger 29,11.12.14
Dice il Signore:
«Io ho progetti di pace e non di sventura;
voi mi invocherete e io vi esaudirò,
e vi farò tornare da tutti i luoghi dove vi ho dispersi».
Colletta
Il tuo aiuto, Signore, ci renda sempre lieti nel tuo servizio, perché solo nella dedizione a te, fonte di ogni bene, possiamo avere felicità piena e duratura. Per il nostro Signore…
Anno A:
O Padre, che affidi alle mani dell’uomo tutti i beni della creazione e della grazia, fà che la nostra buona volontà moltiplichi i frutti della tua provvidenza; rendici sempre operosi e vigilanti in attesa del tuo ritorno, nella speranza di sentirci chiamare servi buoni e fedeli, e così entrare nella gioia del tuo regno. Per il nostro Signore Gesù Cristo.. .
Prima Lettura Pr 31,10-13.19-20.30-31
La donna perfetta lavora volentieri con le sue mani.
DAL LIBRO DEI PROVERBI
Una donna perfetta chi potrà trovarla?
Ben superiore alle perle è il suo valore.
In lei confida il cuore del marito
e non verrà a mancargli il profitto.
Essa gli d felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita.
Si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani.
Stende la sua mano alla conocchia e mena il fuso con le dita.
Apre le sue mani al misero, stende la mano al povero.
Fallace è la grazia e vana è la bellezza,
ma la donna che teme Dio è da lodare.
Datele del frutto delle sue mani
e le sue stesse opere la lodino alle porte della città.
Salmo Responsoriale Dal Salmo 127
BEATO CHI CAMMINA NELLE VIE DEL SIGNORE.
Beato l’uomo che teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Vivrai del lavoro delle tue mani,
sarai felice e godrai d’ogni bene.
La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.
Così sarà benedetto l’uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion!
Possa tu vedere la prosperità di Gerusalemme
per tutti i giorni della tua vita.
Seconda Lettura 1 Ts 5,1-6
Come un ladro di notte, così verrà il giorno del Signore.
DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI TESSALONICESI
Fratelli, riguardo ai tempi e ai momenti, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti voi ben sapete che come un ladro di notte, così verrà il giorno del Signore. E quando si dirà: «Pace e sicurezza», allora d’improvviso li colpirà la rovina, come le doglie una donna incinta; e nessuno scamperà.
Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno possa sorprendervi come un ladro: voi tutti infatti siete figli della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte, né delle tenebre. Non dormiamo dunque come gli altri, ma restiamo svegli e siamo sobrii.
Canto al Vangelo Cf Mt 24,42a.44
ALLELUIA, ALLELUIA.
Vegliate e state pronti, perché non sapete
in quale giorno il Signore verrà.
ALLELUIA.
Vangelo Mt 25,14-30
Sei stato fedele nel poco: prendi parte alla gioia del tuo padrone.
DAL VANGELO SECONDO MATTEO
[In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Un uomo, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì.]
Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
[Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.]
Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.
Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti».
Sulle Offerte
Quest’offerta che ti presentiamo, Dio onnipotente, ci ottenga la grazia di servirti fedelmente e ci prepari il frutto di un’eternità beata. Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla Comunione Sal 72,28
Il mio bene è stare vicino a Dio,
nel Signore Dio riporre la mia speranza.
Oppure: Mc 11,23.24
Dice il Signore: «In verità vi dico:
tutto quello che domandate nella preghiera,
abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato».
Anno A: Mt 25.21
«Servo buono e fedele,
sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto;
prendi parte alla gioia del tuo Signore».
Dopo la Comunione
O Padre, che ci hai saziati con questo sacramento, ascolta la nostra umile preghiera: il memoriale, che Cristo tuo Figlio ci ha comandato di celebrare, ci edifichi sempre nel vincolo del tuo amore. Per Cristo nostro Signore.
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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant.Com.), con il dono di se stesso, attua in noi il messaggio dei testi biblici (cf TEMPO ORDINARIO – ANNO A – 33ª DOMENICA 17/11/2002); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf «criteri di meditazione» 15/08/2005).
Messaggio della Parola:
SIMPATIA DEI SERVI PER IL LORO MAGNIFICO SIGNORE.
Messaggio che ispira e attua Celebrazione e Vita.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Dice il Signore: «Io ho progetti di pace e non di sventura; voi mi invocherete e io vi esaudirò, e vi farò tornare da tutti i luoghi dove vi ho dispersi». Con il servo malvagio e infingardo avevamo pensato che il nostro Dio è un Signore duro, che miete dove non ha seminato e raccoglie dove non ha sparso; per paura abbiamo nascosto i nostri beni sotterra, cioè li abbiamo tenuti per noi, non volevamo che ci venissero tolti, per restituirli alla fine con la morte, rassegnati, dicendo: Purtroppo, “ecco qui il tuo”. – Invece, no! Il Signore ci ha riuniti oggi intorno a sé per dirci che ha progetti di pace e solo di bene nei nostri riguardi, non di afflizione.
Signore, noi godiamo di aspettarti così sempre vigilanti nella luce; e mettere tutto noi stessi a disposizione dei tuoi progetti di bene per tutti; lavorare per il tuo regno: Signore, pietà.
Il tuo aiuto, Signore, ci renda sempre lieti nel tuo servizio, perché solo nella dedizione a te, fonte di ogni bene, possiamo avere felicità piena e duratura: Cristo, pietà.
“O Padre, che affidi alle mani dell’uomo tutti i beni della creazione e della grazia, fà che la nostra buona volontà moltiplichi i frutti della tua provvidenza; rendici sempre operosi e vigilanti in attesa del tuo ritorno, nella speranza di sentirci chiamare servi buoni e fedeli, e così entrare nella gioia del tuo regno. Per Cristo nostro Signore. Amen”. I doni, riconosciuti, diventano meriti.
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la Parola di Gesù che conclude: Oggi si attua la Parola che udite con i vostri orecchi. – Richiamiamo la sua Parola, e aderiamo a quanto oggi lo Spirito attua in noi.
DIO È UN PAPÀ CHE DONA TUTTO AI FIGLI: ANCHE IL SUO SPIRITO DI DONAZIONE.
Nella parabola dei talenti Gesù parla di se stesso in rapporto al Padre e a noi, fatti servi in lui. Il padrone, liberale e generoso, raffigura l’animo immenso di Dio (Matteo 25,14-30). Il nostro Signore Gesù Cristo, morto, risorto, salito al cielo, è presente anche se non si vede: lo testimoniano i suoi doni. Infatti ascendendo Gesù distribuisce doni agli uomini, sue membra, sua presenza in tutti i tempi e luoghi; affida loro i suoi beni, ciò che ha di più prezioso: i misteri del Regno. La parabola dei talenti mostra anzitutto la generosità del padrone, che è Dio Padre. Gesù è l’unico vero Servo dell’amore del Padre per tutti, ha compiuto in sé l’opera sua che ora vuole attuare in noi e mediante noi. Sempre mosso dall’unico intento di rendere ciascuna persona capace di amare come lui, cioè di raddoppiare o rivelare l’amore del Padre, Gesù agisce mediante noi sue membra in proporzione alle capacità di ciascuno: a uno cinque talenti, a un altro due e a un terzo un talento. Segno squisito, questo, della sua immensa attenzione a ogni persona! I suoi doni attestano la sua fiducia. Il più piccolo, un talento, è un valore inestimabile: sei mila giorni lavorativi.
Il Signore Gesù non solo lascia a noi la testimonianza più luminosa dell’amore di Dio per l’uomo, ma infonde in noi la stessa capacità di vivere di quell’amore, come lui stesso è vissuto: nella potenza dello Spirito che ci ha lasciato in eredità. In quell’amore sta tutta la nostra vita. Chi rimane in lui porta il suo frutto abbondante; chi non rimane in lui, non riceve e non trasmette più la linfa del suo amore, ma muore solo e triste con il bene dell’amore ricevuto ma «non trasmesso». L’amore riversato nei nostri cuori dallo Spirito di Gesù ci parla e ci stimola di continuo nell’intimo ad agire secondo l’immagine di Gesù in noi, cioè ad amare come lui, per divenire simile a lui, che ci attende con pazienza e cura verso di noi, sue membra. Alla fine si mostra e noi lo vediamo com’è: salvatore e giudice. Non si conosce il momento preciso della sua manifestazione. Ma è certa alla morte per ogni persona, e ciascuno allora si conosce come è conosciuto. Si sente dire: “Prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Veramente «brutto» sarebbe allora per chi non avesse gioito di essere stato fatto a immagine di Gesù per divenire simile a Gesù, «servo dell’amore», «immagine del Padre».
IL DONO DI DIO SPINGE ALL’AZIONE QUOTIDIANA.
L’esempio di una «donna perfetta» (Proverbi 31,10-13.19-20.30-31) è tipo del fedele che accoglie Gesù ed è in lui al servizio dell’amore di Dio. Questo comporta l’«agire» «nel quotidiano». Gesù nella parabola chiama “fedele nel poco” chi è fedele alla sua grazia ogni giorno, compiendo i propri doveri quotidiani. Il libro dei Proverbi porta l’esempio della donna e la definisce: “Perfetta”. È un esempio per Israele e per tutta la chiesa. Non c’è superiorità se non nella fede operosa: nel comportarsi da “buoni e fedeli servitori” là dove ci si trova. Dio stesso ne fa l’elogio, dicendo per bocca del profeta: “Ben superiore alle perle è il suo valore. In lei confida il cuore del marito. Essa gli dà felicità. Lavora volentieri con le mani. Apre le sue mani al misero e al povero”. La sua forza segreta sta nella religiosità: cioè è una “donna che teme Dio”, lo ama e lo onora con la sua vita.
BEATO CHI CAMMINA NELLE VIE DEL SIGNORE (Salmo 127).
Gesù che parla di se stesso, capo e membra, cioè di tutti noi in lui, nel vangelo, ora qui appare come l’unico, in quanto uomo-Dio, che può rivestire le caratteristiche del vero saggio che “teme il Signore”. Ciò che si può avverare solo in Gesù, ciò che solo Gesù può dire con tutta verità al Padre, risuona sulle labbra dei fedeli, battezzati = immersi in Gesù, che ora celebrano la messa acclamando a una sola voce con Gesù: “Beato l’uomo che teme il Signore e cammina nelle sue vie”. Il Signore lo benedice nella sua vita familiare: moglie feconda, figli numerosi, vita lunga. Così la felicità di uomini saggi, per grazia accolta, fa prosperare tutta la città di Dio, madre di tutto il popolo eletto.
IN CRISTO VIVIAMO LA RISURREZIONE CHE DÀ VALORE ALLA MORTE (1Tess. 5,1-6).
Nessuno conosce il giorno e l’ora della venuta del Signore, della fine e della pienezza, perché verrà come un ladro (cf. Luca 12,39). Ma ciascuno conoscerà presto l’incontro personale con Gesù al termine della propria vita (cf. Matteo 24,36.42).
Tutti rischiamo di vivere nell’incoscienza, immersi negli affari e nelle gioie di questo mondo, come i pagani (cf anche Luca 17,26ss). Ma i cristiani sono sobrii e vegliano, si preparano all’incontro finale con Cristo, perché accolgono il Signore Gesù che li aiuta a comportarsi da “buoni e fedeli servitori” là dove si trovano. Vivono da “figli e figlie della luce”, da persone che non hanno nulla da temere per la venuta del Signore. La celebrazione liturgica, in particolare dell’eucaristia, infatti, ci assicura la presenza di Cristo nascosto nella notte di questo mondo. Caparra di risurrezione, Gesù ravviva di continuo in noi il desiderio del suo ritorno e colmerà la nostra attesa al di là di ogni speranza, dando valore anche alla morte.
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Alla fine dell’anno liturgico ognuno può fare il suo bilancio: osservare che immagine di Dio sta crescendo in lui. Dopo aver ascoltato infatti per un anno la Parola di Dio, ho conosciuto quanto è bella in me la tua immagine, o Dio! Prendo coscienza che io non mi posso salvare, ma che ci pensi tu a chi ha ricevuto i tuoi doni e ti serve con amore: si occupa solo a lasciare che il tuo amore si renda presente a tutti per mezzo suo. Il mio lavoro è vedere che bene tu vuole fare agli altri tramite me, Signore. Sarà segno che ho accolto l’agire di Dio e che tu, o Cristo, vivi in me! Allora non avrò bisogno di difendermi, perché tu stesso mi difenderai presso il Padre. – Cristo mi chiede solo di rimanere in lui, per accogliere e trasmettere con interesse i suoi doni.
“Signore, dalla tua bontà abbiamo ricevuto questi doni – pane, vino, acqua – frutto della vite e del lavoro dell’uomo, – segno di ogni nutrimento e di ogni altro bene, naturale e di grazia -. Non li teniamo per noi questi beni, ma li “presentiamo a te, perché diventino per noi cibo e bevanda di salvezza”. Predisponendoci a condividerli con tutti, infatti, diveniamo anche noi simili a Gesù. L’acqua unita al vino ne è segno.
Signore Gesù, aiuta ciascuna persona a fare discernimento, a scoprire in se stessa l’agire del Padre di Gesù Cristo. In Gesù ci rivolgiamo per questo al Padre pregando: Padre, fa’ che siamo vigili e stiamo pronti a cogliere ogni suggerimento dello tuo Spirito di bene.
Fa’ che un giorno possiamo sentire la tua voce amica che dice: “Bene, servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco” – dei beni materiali condivisi con il mio spirito – “ti darò autorità su molto: prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
“Quest’offerta” – del pane, del vino, dell’acqua per l’Eucaristia, e altri beni per i bisognosi – “che ti presentiamo, Dio onnipotente, ci ottenga la grazia di servirti fedelmente e ci prepari il frutto di un’eternità beata. Per Cristo nostro Signore. Amen”. Chiediamo a Dio il dono di gestire i suoi doni.
4°. LITURGIA EUCARISTICA..
Ringraziamo e benediciamo il Padre in Gesù.
Ti ringraziamo, o Padre, per i doni di natura e di grazia che ci hai affidato in Cristo Gesù: in lui sono tutti i doni del creato e della grazia. Ti ringraziamo per la ricchezza che ciascuno di noi rappresenta come persona vivente, responsabile e capace di trafficare tutti i doni che ci affidi: di arricchire davanti a te, contribuendo a diffondere il tuo regno.
Tu sei grande, o Padre: insieme ai tuoi immensi doni tu ci assicuri la tua assistenza nel nostro operare. Per questo noi non temiamo di trafficare i tuoi doni, di offrirti i frutti della terra e del nostro lavoro. Ti rendiamo grazie perché tu non ci fai dormire nel sonno della morte, ma ci tieni svegli nel Cristo risorto, in attesa di vedere il suo volto.
Gesù diviene il vero Pane.
O Padre, Gesù tuo Figlio, il vero tuo servo, dichiara: Non ti sono piaciuti sacrifici di capre e di tori; per questo mi hai dato un corpo. – E mostra di voler gestire il tuo dono di amore per l’umanità, rispondendo: Ecco, io vengo, o Dio, per fare la tua volontà. – Gesù dichiara finita la preparazione della storia in vista di lui, e apre la storia della nuova ed eterna alleanza nello Spirito Santo.
Gesù, presente, ci prepara al suo ritorno: ci associa al dono del suo sacrificio; e noi dichiariamo: “Ogni volta che mangiamo di questo pane e beviamo a questo calice annunziamo la tua morte, Signore, nell’attesa della tua venuta”.
Gesù offre se stesso.
“Offrendosi liberamente alla sua passione, Gesù prese il pane e rese grazie, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli”: nel segno del pane, Gesù, Verbo di Dio, dona a noi se stesso nella sua umanità ricevuta dal Padre. Gesù «traffica» così secondo gli interessi del Padre il dono ricevuto, lo raddoppia mentre donando se stesso trasmette e rivela a noi l’amore del Padre.
Poi Gesù comanda a noi di fare questo in sua memoria: ci unisce al suo dono e ci dà di raddoppiare con lui, ci rende sempre operosi e vigilanti nei suoi interventi, come servi dell’amore nella gioia. E noi “ti rendiamo grazie, o Padre, per averci ammessi alla tua presenza a compiere il suo servizio”.
Gesù intercede.
Ricordati, Padre, dei vivi, dei defunti, dei celebranti: Tutti accogli in Cristo, che muore, risorge e intercede per noi presso di te. Donaci di sentirci chiamare da lui davanti a te: “Servi buoni e fedeli”, per avere accolto, trafficato e raddoppiato il tuo dono, per aver contribuito a divulgare il tuo regno.
Gesù loda.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità che entra nella gioia del tuo regno. Nel Signore Gesù, fatto obbediente fino alla morte di croce, risorto e salito al cielo, infatti, tutta l’umanità sale con lui fino a te: impara a ricevere, trafficare fino a raddoppiare e restituire i doni del tuo amore.
5°. RITI DI COMUNIONE.
Il mio bene è stare vicino a Dio, nel Signore Dio riporre la mia speranza.
Questo è ricevere autorità su molto e prendere parte alla gioia del mio Signore, per essere stato in Cristo servo buono e fedele nel poco. Non è ricompensa di una mia capacità ad essere vigile e fedele, ma dono della comunione eucaristica precedente, come l’attuale prepara la prossima.
Quanti partecipiamo a questa comunione al corpo e al sangue di Cristo non diamo più importanza alla nostra diversità nei doni ricevuti né nelle nostre risposte ai doni, ma stimiamo maggiormente l’eguaglianza di figli davanti allo stesso Padre che nutre tutti dello stesso Cristo con lo scopo di unire le varie membra nell’unico corpo di Cristo. Stimiamo maggiormente l’eguaglianza di figli davanti allo stesso Padre che ha suscitato in noi come primo dono la preghiera di crescita: “Fa’ che la nostra buona volontà moltiplichi i frutti…, rendici sempre operosi e vigilanti…, concedici la grazia di servirti fedelmente…”, come in questa Dopo Comunione: “O Padre, che ci hai saziati con questo sacramento, «ascolta la nostra umile preghiera»: il memoriale, che Cristo tuo Figlio ci ha comandato di celebrare, ci edifichi sempre nel vincolo del tuo amore. Per Cristo nostro Signore. Amen”; preghiera fatta con la fede di ottenerlo, e ce l’ha accordato. Ci rende uguali davanti a Dio il fatto che ciascuno di noi può dare, ancora per grazia, quello che ha ricevuto, cioè se stesso. Così entra con Cristo nella gioia del suo padrone: condivide con lui e con tutti la stessa gioia dell’amore.
Il fedele esce dalla celebrazione eucaristica “edificato”, fortificato nel vincolo dell’amore, Si sente appoggiato dalla presenza del Signore Gesù ad avere le caratteristiche divine della “bontà e fedeltà” superando la paura. Come “figli della luce e figli del giorno” siamo luce nelle tenebre della storia.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, I Talenti:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: i talenti, come opportunità di fare il bene;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza i talenti, come capacità di Dio a prendersi carico di noi;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: i talenti, come presenza di tutti i beni in Gesù;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: i talenti, come accoglienza di Gesù nei fratelli;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. i talenti, come partecipazione alla gioia del Padre.
Preghiamo:
O Padre, che in Cristo ci esorti a vigilare e a stare pronti, perché non sappiamo in quale giorno il Signore verrà; fa’ che sperimentiamo la beatitudine di chi cammina nelle tue vie. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).