14-03-2004-Quaresima-C-dom3

14/03/2004 – QUARESIMA – ANNO C – 3 DOMENICA – 2004

3ª DOMENICA DI QUARESIMA
Anno C – 14 Marzo 2004
Gesù è Dio che regna in noi, intercede per noi; ci chiede una cosa: che aderiamo a lui.

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE

MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce del versetto al vangelo: Fate attenzione, dice il Signore; il regno di Dio è vicino.

Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione): Se non vi convertite, perirete, dice il Signore.

È in te il Dio che regna: tu gli aderisci ed egli ti dà pienezza di vita.
(Cogliamo il senso delle parole di Gesù alla Comunione confrontandole con il vang., I e II lettura).
In Gesù si manifesta il Dio che regna in te, come Papà che ha cura di te. Nella prima domenica di quaresima vi faccio partecipi della mia «vittoria» su ogni tentazione. La vita infatti è come una pianta (un «fico», simbolo d’Israele) che cresce fra mille difficoltà, tante tentazioni («tre» = tutte). Ogni difficoltà o tentazione consiste nel rischio di decidere di crescere e realizzarsi da soli, anziché affidarsi a Dio. Solo io, il Signore, «ho vinto ogni tentazione», e ora la vinco in te che aderisci a me: che rinnovi il tuo battesimo, la tua gioia di essere stato «preso» e immerso in me.
Nella seconda domenica di quaresima vi faccio sperimentare la vita nuova di «trasfigurati» aderendo a me e vivendo immersi in me: prendete parte cioè fin d’ora alla mia vita di Risorto.
Nella terza domenica, cioè oggi, vi mostro come Dio attua tutto questo in ciascuno di voi giorno per giorno, con i fatti da comprendere in modo retto. Eccomi qui con voi per aiutarvi a leggere i fatti vostri (vangelo); poi siete in grado di presentare voi stessi gli uni agli altri come mandati del «Dio sempre presente», cioè Javè: in uno «io» aiuto l’altro (prima lettura); così la vita dell’uomo sulla terra è il luogo dell’intimità di Dio con il suo popolo, molto più che con Israele nel deserto, come dice il Signore: «Ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore» (Os 2,16).
Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di attirarvi a me, cioè di mostrarvi come il mio «fascino» è il senso dei fatti che vi succedono; e in atto d’intercedere presso il Padre per voi, nel simbolo del fico coltivato più intensamente. – Signore Gesù, radunati in assemblea dal tuo Spirito, ascoltiamo e prendiamo coscienza di ciò che tu ci dici e attui in noi; prestiamo la nostra umanità a te, e uniti a te acclamiamo al Padre: «Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome».

È in te il Dio che regna, Gioia di vivere intensamente: ti mostra come conoscerlo e seguirlo. Dio t’insegna a leggere la storia, luogo della sua presenza. Tutta la tua storia. L’inciso temporale: «In quel tempo», non è la solita aggiunta che si fa in ogni lettura del vangelo alla messa, ma fa parte del testo; vuol dire: proprio in quel momento, in cui avvengono i fatti quotidiani, è Dio che t’invita ad accogliere la sua parola, la sua azione su di te come su ogni persona. «Si presentarono alcuni a riferire a Gesù circa quei Galilei uccisi». Si presentano pacificamente o per tentarlo come altre volte? Si presentano comunque senza esprimere il loro parere, e supponendo che Gesù la pensi come loro. Vanno comunque da Gesù, e Gesù sa come formare le sue creature! Il primo passo che Gesù ti fa compiere per leggere i segni della presenza di Dio nella tua vita è un richiamo, una attenzione: «No, vi dico!». Non lasciarti fuorviare dai tuoi preconcetti, legati spesso alla tua cultura; come il preconcetto della «retribuzione» in mente a quei Galilei, che pretendono di vedere castighi divini su chi è colpito da disgrazie. Come dire: Hai una disgrazia? Il Signore ti ha «retribuito in merito» al tuo peccato: ti meriti quella disgrazia perché hai peccato. Con quella disgrazia che ti è capitata il Signore rivela a tutti che hai peccato. – Questo preconcetto della «retribuzione», opposta a Gesù che rivela invece il totale «condono» di Dio è presente anche nei discepoli di Gesù che di fronte al cieco nato gli chiedono: «Chi ha peccato, lui o i suoi genitori?» (Gv 9). Pensano che si tratti di peccato e s’illudono che sia affare degli altri. Gesù spiega: Lo dico a voi che mi parlate su altri. In questi segni (sangue dei Galilei mescolato con i sacrifici, e diciotto morti sotto la torre di siloe) Dio parla a voi nell’intimo e vi educa a convertirvi, cioè a distogliere lo sguardo dall’esterno per accogliere la presenza di Dio dentro di voi. Avviene così: voi esprimete il vostro disappunto in quel fatto del sanguinoso Pilato; mostrate che non amate il male. Ma non dovete neanche strumentalizzare il male per condannare uno e approvare altri: ciascuno è quale appare davanti a Dio. Piuttosto ascoltate cosa Dio vi dice personalmente nell’intimo anche mediante quei fatti, perché il Signore vuole che ogni uomo «compaia al suo cospetto santo e immacolato nell’amore». Non confondete l’esterno con l’interno. L’esterno è la figura di questo mondo che passa; l’interno è Dio in voi, vostra ricchezza. Avete già in voi stessi Colui che state cercando fuori di voi: avete il Desiderio di Bene che si oppone al male, come quel male che mi riferite. A questo «Bene» che è in voi fate attenzione. Non distraetevi condannando gli altri. Io sono in voi quel Desiderio di Bene; ed eccomi, ora mi mostro a voi di fuori e vi parlo per ricondurvi dentro di voi. Così sono apparso «ortolano» a Maria di Magdala. Vi invito ad accogliermi per la vostra salvezza. V’invito ad aderire al Bene, a me: al più interno del vostro intimo. Voi mi parlate pensando a fatti e giudicando persone. Io vi rispondo servendomi di fatti per essere da voi accolto nell’intimo. Ci sono quindi due mondi: il mondo esterno, fatto di cose che avvengono, come le vostre attività esterne; e c’è il mondo interiore, che è il Bene da voi desiderato per voi stessi. Il mondo esterno è «sacramento o mezzo e strumento» del Bene interiore. Fate attenzione, perché se non vi convertite, se non agite esternamente in funzione dell’interno, non fate bene a voi stessi.
Il Dio che regna, Gioia di vivere intensamente, è in tutti e sempre. Gesù risponde: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori…? No, vi dico; ma se non vi convertite, perirete tutti». Indirettamente Gesù afferma che tutti sono peccatori, e che Gesù viene, parla per salvare tutti. Il problema per quei Galilei è di trovare chi sono i «più peccatori». Gesù dice: «No!». Se le bombe cadono sull’Iraq e vi muoiono tante persone, quelle persone non sono più colpevoli degli altri nel mondo. Di fronte a un male, come a una malattia, fossimo uomini dell’antico testamento, diremmo subito, come i teologi con cui Giobbe ha discusso: Lì c’è un peccato. – Come hanno detto anche i discepoli di Gesù di fronte al cieco. Gesù aggiunge per educarci: «Se non vi convertite, perirete». Non gli altri, ma «voi»; non alcuni di voi, ma «tutti»: i fatti degli altri non vi parlano degli altri, ma vi parlano di voi stessi. – Gesù prima separa colpa e pena che gli uomini mettono insieme. Poi sembra qui riunire di nuovo colpa e pena: «Se non vi convertite», «perirete». Ma non è un accostamento automatico, anzi non lo è neanche in caso di trasgressione: colpa e pena si uniscono solo in chi rifiuta di accogliere il condono che viene dall’amore gratuito di Dio. Chiunque, anche se colpevole, è salvo accogliendo Gesù che offre salvezza.
«Quando» avviene questa salvezza in chi accoglie Gesù, o questa condanna in chi non lo accoglie? Alla caduta di Gerusalemme? Alla fine del mondo? O alla fine della tua vita? Una cosa è certa: chi non si converte a Gesù, va incontro al fallimento fin d’ora. In ogni momento della vita una persona si trova ad agire in base ad una scelta fondamentale per o contro Dio. Gesù aggiunge un altro caso: «O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Siloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti? No, vi dico». Come dicesse: Voi credete di riferirmi un caso strano e originale. Ma ce ne sono tanti altri! Ecco almeno un altro caso: quei diciotto morti sotto la torre. Sono fatti concreti, quotidiani, fanno parte dell’esistenza umana. – Ci possono essere colpevoli e innocenti. Ma aldilà della colpa o innocenza degli uomini, come quella di Giobbe, c’è un Innocente, Gesù, che rende graditi al Padre tutti gli uomini: sono tutti innocenti, quanti accolgono l’amore dell’Innocente; e a loro volta possono essere fatti da Gesù partecipi della sua morte innocente per altri. Anche i fatti gravi di cattiveria, di sofferenza e di morte possono divenire così parola di Dio circa il senso e l’orientamento della nostra vita: esiste la possibilità di sprecarla e precipitare in una morte più grave della fisica, per chi non si abbandona al Signore Gesù; e c’è la certezza di essere salvi per l’adesione operosa a Cristo Gesù. Ve lo ripeto, perché vale per ogni fatto. Se pensate che Dio è giusto, e punisce con disgrazie i peccatori, sbagliate, perché non è questo il senso di Dio nella storia. Per Dio la storia umana ha lo scopo di condurre gli uomini ad avere il suo sguardo di bontà verso tutti. Con la vostra valutazione su quel fatto di Pilato uccisore, invece, voi non cogliete ciò che Dio vi vuol dare, non vi lasciate condurre dal magnifico progetto d’amore che Dio ha su di voi. Dio vuole, sì, che constatiate il fatto, per esempio di Pilato, disapproviate il male, ma desideriate e operiate il bene. Notate come a voi, «peccatori», il Signore viene incontro: Eccomi ora qui per voi! Questo mio discorso e questo testo che ascoltate è grazia, è un fatto: è storia in cui Dio vi vuole far conoscere il suo progetto; è valutazione benevola di Dio su di voi, sulla vostra storia, perché Dio stesso vi fa sapere quel che sta operando in voi; è colloquio personale di Dio con voi perché Dio in persona vi dice ciò che sta attuando, cioè uno sguardo benevolo e operatore di pace sugli altri, proprio di chi ricambia il male con il bene. Presente in atto di attirarvi a me, io vi rivelo il Padre che ha pietà del suo popolo: non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva. Intercedo presso il Padre per voi, perché siate salvi: il Signore attua in voi questa conversione. – Signore, tu perdoni tutte le mie colpe, guarisci tutte le mie malattie, perché mi vuoi fare simile a te.

È in te il Dio che regna: la tua storia fa parte della mia storia. «Disse anche questa parabola: “Un tale aveva un fico piantato nella vigna”». La storia dei «peccatori salvati» viene espressa con la parabola del fico infruttuoso, non tagliato ma curato: tra il Padre (il Padrone) e il servo contadino (Gesù) si instaura un rapporto di intercessione per l’umanità indifferente o arida (il fico). «Il padrone venne a cercarvi frutti ma non ne trovò»: tutti io chiamo all’intimità con me, vi parlo in tutta la vita con tutto l’insegnamento della mia vita (= tre anni); ma pochi mi accolgono: pochi accettano di vivere in me il mio rapporto con il Padre. – Questo è un discorso esortativo (parenetico) di Gesù; non storico informativo: Gesù non intende dire «quanti sono» quelli che l’accolgono; ma intende dire: «Ascoltatemi tutti», perché chiunque mi accoglie e aderisce a me, diventa fico fruttuoso. Io sono il frutto che il Padre oggi vuole trovare in voi.
Sempre in senso esortativo la parabola continua dicendo: «Taglialo! Perché deve sfruttare il terreno?». Cioè, non vuol dire che il fiche deve essere tagliato; ma che «nessuno vive per se stesso o muore per se stesso»; Dio ha fatto «ciascuno in vista del bene per gli altri» (Paolo); ciascuno ha verso gli altri il debito dell’Amore; senza questo frutto non c’è motivo di esistere.
«Ma quegli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno”». Non c’è contrasto fra il Padre e Gesù che anzi manifesta il suo Spirito di «Vignaiolo Misericordioso». La parabola rivela l’intercessione infallibile di Gesù, vero Mosè, che dice a Dio: Se elimini il tuo popolo, allora elimina anche me (Esodo 32,32). – Gesù ora vuol dire: Sono al tuo servizio di Vignaiolo, Padre; ti parlo perché ho vinto satana che mi voleva separare da te; fatto uomo come loro, ti parlo in loro favore. È urgente la loro conversione, non perché noi siamo impazienti: il nostro cuore è sempre aperto verso tutti; ma impaziente è il nostro desiderio che stiano bene: siamo come un papà e una mamma che bramano con impazienza la liberazione del figlio dalla febbre mortale. C’è infatti un tempo per la sua guarigione! Le misericordie di Dio sono senza numero; ma esse operano nel tempo limitato che ciascuna persona ha a disposizione: un anno, cioè la loro vita terrena che passa. Quale strumento prezioso di grazia è il tempo di vita per gli uomini! Risorto e glorioso io vivo in te, Padre, intercedo per loro presso di te; per ciascuno ti chiedo: “Ancora quest’anno”, cioè dona ad ogni persona, nel corso della sua esistenza, il dono di conoscere te e colui (me) che tu ha mandato. «Finché io vi zappi attorno e vi metta il concime»: il dono di me stesso. Abitualmente non si zappa attorno a un fico, non gli si mette il concime, ma acqua; il concime lo brucerebbe. Quel fico sterile siete voi, è l’umanità; quel concime sono io. E io non solo non vi maledico; ma vi faccio oggetto delle mie cure speciali: procuro attorno a ciascuna persona una storia di bontà, che riflette il tuo amore di vignaiolo, o Padre: io le faccio sperimentare la tua misericordia, suscito in ciascuno fiducia perché tutti si abbandonino in te, affidino a te la loro esistenza.
«E vedremo se porterà frutto per l’avvenire»: in me quel fico porta sicuramente quel frutto desiderato, che da solo non può portare. È fico infruttuoso, ma può dare frutti, perché la nostra cura è efficace: amo il tuo amore per gli uomini, Padre, mi faccio solidale con la condizione umana. Il nostro amore vincerà. In me fissano lo sguardo e trovano vita quanti mi trafiggono; il dono di me stesso per loro è salvezza, pietà, misericordia: ecco, Padre, il mio frutto sulla terra, dove anch’io sono come loro, perché mi sono fatto uomo. Sono in loro il tuo fico fruttuoso: la storia umana può produrre anche fatti di morte; ma io mi offro irrevocabilmente, e dalla mia storia germina una vita di gioia: la mia vita nuova di Risorto, partecipata a tutti. «Se no, lo taglierai»: sarebbe la morte seconda, della persona; peggiore della prima, del fisico; ma c’è ancora spazio per Israele, per ogni fedele. – Concedi a tutti, Padre, il tuo tempo di grazia.

Il Signore ha pietà del suo popolo.

È in te il Dio che regna: tu gli aderisci e hai la pienezza della sua vita.
Il Dio che regna cammina con te sulle strade del mondo. In Gesù diventi anche tu come Mosè e più che Mosè: in grado di presentarti agli altri come mandato dal «Dio sempre presente», Javè. «Io», il Signore, in te aiuto l’altro. «Mosè arrivò al monte di Dio». Con la storia di Mosè, dice il Signore Gesù, ti mostro l’esempio concreto della conversione che io attuo in te, in ciascuno, perché m’interessa il bene delle persone: il mio rapporto con il Padre mediante la mia vittoria sul diavolo sia in te; la mia trasfigurazione mediante la conversione nella vita di ogni giorno sia in te. Mosè «Stava pascolando il gregge di Jetro», a causa della sua storia di protagonista: Mosè, infatti, in Egitto ha osservato, udito e conosciuto la storia di oppressione degli Israeliti, ed è sceso per liberarli; ha ucciso un Egiziano in lotta contro un Israelita; ma ha frainteso tutto: non Mosè, ma Dio in Mosè intendeva fare tutto questo. Mosè è dovuto fuggire dalla faccia del faraone. In Mosè l’intenzione di liberare Israele è buona; il modo è sbagliato. In Mosè deve avvenire una conversione; Dio gli parla mediante la sua storia: «Mosè condusse il bestiame oltre il deserto», simbolo della sua vita di fallito; ma Dio è presente in ogni situazione. Mosè «Arrivò al monte di Dio, l’Oreb», il Sinai: segno delle rivelazioni del Dio che non lascia mai il suo popolo nell’abbandono. Mosè sa che Dio non lo abbandona.
Il Dio che regna, ti trasforma, ti converte, e tu scopri in te il roveto ardente. «Il roveto ardeva, ma non si consumava». Il Signore parla a ciascuno con i segni speciali della sua storia, perché si converta. Ciò avviene nella vita di ognuno, come in quella di Mosè: Vede un roveto che arde; un fatto di cronaca ordinaria. Ma, ecco che quel roveto non si consuma: il Signore s’inserisce nei fatti concreti degli uomini e comunica loro con segni il suo progetto, come a Mosè. Dio gli appare, ha pietà di lui, come ha pietà di te. Dio comincia ad attirare l’attenzione dell’uomo perché si converta: colga la visione di Dio sulle cose, il suo pensiero. È Dio che converte l’uomo servendosi proprio della storia in cui si è messo. «Dio lo chiamò: «Mosè, Mosè!» – «Rispose: Eccomi!». «Disse: Io sono il Dio di tuo padre»: mi rivelo a chi accoglie i segni di conversione; segni come un cespuglio che arde e non si consuma. Dio suscita curiosità in ognuno e attende che si muova deciso come Mosè, dica come lui: «Voglio avvicinarmi e vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». Il segno è un fatto concreto, che suscita in te una concreta risposta, come in Mosè, che «si avvicina per vedere»; e il Signore «vide che Mosè si è avvicinato per vedere»: l’uomo vede e non sa; Dio vede e fa vedere; la conversione è un «vedere» di Dio donato a te; e tu diventi capace di «vedere» come Mosè il roveto ardente: esterno, non dipendente da te, segno della santità di Dio nella tua storia, in te ma tutto diverso da te.
«Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!». Levati i sandali, tocca con i piedi la terra da dove ti ho tratto, ne sei la continuazione; «vedi», riconosci che tu sei terra, humus = umile, e io ti ho fatto quel che sei: celeste; ma tocca con i piedi la terra su cui anch’io, il santo = il tutt’altro, mi trovo perché sono venuto a incontrarti, per farti come me: «Vedi» che Dio ti fa entrare nel suo progetto di salvezza per te e per tutti. Come Mosè tu entri nella storia del giusto rapporto con me, nella stessa storia dei patriarchi Abramo, Isacco, Giacobbe. – Ti rendiamo grazie, o Dio: tu ci formi e poi ci riveli le tue opere.

Vi convertite vedendo me nel vostro intimo. «Ho osservato, ho udito, conosco, sono sceso per liberarlo e farlo uscire»: io, il Signore, osservo, odo, conosco, scendo per liberare, per fare uscire il mio popolo. Con il segno del roveto ardente dico a Mosè, a te e a tutti che il Desiderio Ardente di Bene (osservare, udire, conoscere, scendere per liberare Israele) è in Mosè, ma non è Mosè; è in te, ma non sei tu; non dipende da voi: «io sono», io ho osservato, udito, conosciuto e sono sceso; sii cosciente di questo nel tuo intimo! Conosci che «IO SONO»! Accetta il colloquio che IO intraprendo con te! «IO SONO» in te quel Desiderio di Bene. Ho scelto di essere in te per farti partecipe del mio vivere e operare, e divenire simile all’All’altissimo.
«Ora va’; Io ti mando»: prima sei sceso di tua iniziativa, ignorando la mia presenza in te. Questa è stata la tua storia di peccato. Dopo averti liberato dalla schiavitù del tuo io, tu sei ritornato a me e ora stai con me, e io ti posso mandare agli stessi Israeliti. Ritorni di nuovo fra loro nel mio nome, in mia persona: sto nel tuo intimo, non sei tu a parlare e operare. Ora, liberato dalla schiavitù del tuo io, puoi scendere e liberare Israele in nome mio. – Il Signore ha pietà del suo popolo.

Se non vi convertite a Dio, vi guida il vostro io. «Mosè disse: Vado e dico agli Israeliti: Dio mi ha mandato. – Diranno: Come si chiama? – E io che cosa dirò loro?»: Come potrò esprimere agli Israeliti quel che tu ora mi hai rivelato? – Mosè, sei ricaduto nel tuo protagonismo! Pensi di poter dire o fare tu qualcosa? Ma ora tu «mi parli bocca a bocca», così io ti posso correggere: nelle tue difficoltà esponi sempre a me, come ora, le tue richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e il mio Spirito ti illuminerà, ti guiderà: ti dirà in quel momento ciò che devi dire e fare.
Vi convertite vivendo alla mia presenza. «Dirai agli Israeliti: “Io-Sono” mi ha mandato a voi. Questo è il mio nome per sempre», cioè, mi rivelo come Colui che è e sarà sempre con voi, e vi accompagnerò nel vostro cammino. Tu andrai presso gli Israeliti in «ricordo» del mio nome, in colloquio con me. Darai ragione del tuo atteggiamento, dicendo: «IO SONO» mi ha mandato a voi; il Dio sempre presente ad Abramo, Isacco, Giacobbe, come ora vedete in me, Mosè. Egli dice: «Questo è il mio nome per sempre, il titolo con cui sarò ricordato»: chi si converte, mi ricorda e accoglie nella propria vita il nome, la persona di Dio.
Il Signore ha pietà del suo popolo.

È in te il Dio che regna: tu gli aderisci e hai la pienezza della sua vita.
Vi convertite leggendo la vostra storia nella storia presentata dalla Parola di Dio a voi. «Tutti furono sotto la nube, attraversarono il mare, mangiarono lo stesso cibo e bevvero la stessa bevanda spirituale; ma della maggior parte di loro Dio non si compiacque». Esempio di cristiano che vede i fatti non per giudicare, ma per trarne «ammaestramento» è Paolo. Egli mostra come anche gli interventi più grandi di Dio, centrati su «nube», «mare», «manna» e «acqua» a favore del suo popolo, possono essere vanificati; e se questa vanificazione è grave per l’antico Israele, quanto più grave sarebbe per la Chiesa di Cristo immersa (battezza) da lui nella propria vita, e nutrita con il proprio corpo (eucaristia)! O cristiano, se Dio è già presente al popolo ebraico nel deserto e lo nutre e sostenta colla sua presenza; quanto più Gesù, il Risorto, sostiene, nutre e guida come Capo la sua Chiesa alla gloria! – Signore, mi coroni di grazia e di misericordia.
Chi ascolta, progredisce sulla via di Dio. «Ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive»: non resistiamo al Padre nostro che ci chiama al regno, al suo compiacimento; siamo chiamati a superare in Cristo la tentazione del nostro io; impariamo dalla storia normativa di Mosè a stare in ascolto, cogliere i segni di Dio nei fatti della vita, e il senso che ne dà con la sua Parola. – Signore, tu hai pietà del tuo popolo.
Chi ascolta fa tesoro della storia sacra. «La vita d’Israele nel deserto è scritta per nostro ammaestramento». Come la vocazione da parte di Dio e la risposta di Mosè trasfigurato sono state per gli ebrei un invito a seguire il Signore; così tutta la storia d’Israele è per noi un invito ad ascoltare il Figlio diletto, che l’amore del Padre ci ha donato. – Signore, come il cervo si disseta alla fonte, così è in te l’anima mia.
Il Signore ha pietà del suo popolo.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.:
Il Signore ha pietà del suo popolo,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
in lui osservi, odi, conosci, scendi, liberi: mai abbandoni i tuoi figli, sempre ti riveli nostro Padre;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù, sempre presente come Pastore e Guida, ci nutre col suo corpo, c’immerge nella gloria;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
nostro fratello, sempre presente al tuo popolo, lo rende primo frutto di adesione a te;

intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
immersi in lui, nutriti di lui, come tralci pronti a succhiare la linfa della sua Parola;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
da tutta l’umanità che in Cristo per lo Spirito porta frutti di conversione.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., La conversione:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: conversione, del roveto ardente in roveto che non si consuma, e l’osservazione storica in lettura benefica;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza conversione, di Mosè, da protagonista in dimora di Dio; e dell’albero, da sterile in capace di frutti;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: conversione, dell’umanità, da decaduta in umanità con frutti di salvezza in Gesù;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: conversione, della comunità cieca, in capace di leggere la storia come «nostro ammaestramento»;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. conversione, della realtà presente nel sacramento celebrato in realtà manifesta nelle opere.

Preghiamo:
Padre, che ci comandi di aderire al tuo regno presente nel tuo Figlio prediletto; concedi a noi di accogliere la pietà che tu nutri verso il tuo popolo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).