14/05/2006 – T. PASQUALE – ANNO B – 5 DOMENICA – 2006
Preparazione alla celebrazione della messa.
5ª DOMENICA DI PASQUA
Anno B – 14 Maggio 2006
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…!
Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti
(Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
TESTI e MEDITAZIONE
TESTI
Antifona d’Ingresso Sal 97,1-2
Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto prodigi; a tutti i popoli ha rivelato la salvezza. Alleluia.
Colletta
O Padre, che ci hai donato il Salvatore e lo Spirito Santo, guarda con benevolenza i tuoi figli di adozione, perché a tutti i credenti in Cristo sia data la vera libertà e l’eredità eterna. Per il nostro Signore…
Anno B:
O Dio, che ci hai inseriti in Cristo come tralci nella vera vite, donaci il tuo Spirito, perché amandoci gli uni agli altri di sincero amore, diventiamo primizie di umanità nuova e portiamo frutti di santità e di pace. Per il nostro Signore.. .
Prima Lettura At 9, 26-31
Barnaba raccontò agli apostoli come durante il viaggio Paolo aveva visto il Signore.
DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI
In quei giorni Paolo, venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi con i discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo ancora che fosse un discepolo.
Allora Barnaba lo prese con sé, lo presentò agli apostoli e raccontò loro come durante il viaggio aveva visto il Signore che gli aveva parlato, e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. Così egli poté stare con loro e andava e veniva a Gerusalemme, parlando apertamente nel nome del Signore e parlava e discuteva con gli Ebrei di lingua greca; ma questi tentarono di ucciderlo. Venutolo però a sapere i fratelli, lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso.
La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria; essa cresceva e camminava nel timore del Signore, colma del conforto dello Spirito Santo.
Salmo Responsoriale Dal Salmo 21
A TE LA MIA LODE, O SIGNORE, NELL’ASSEMBLEA DEI FRATELLI.
Lodate il Signore, voi che lo temete,
gli dia gloria la stirpe di Giacobbe.
Scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano:
«Viva il loro cuore per sempre».
Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra,
si prostreranno davanti a lui
tutte le famiglie dei popoli.
A lui solo si prostreranno
quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere.
E io vivrò per lui,
lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore
alla generazione che viene;
annunzieranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
«Ecco l’opera del Signore!».
Seconda Lettura 1 Gv 3, 18-24
Questo è il suo comandamento: che crediamo e ci amiamo.
DALLA PRIMA LETTERA DI SAN GIOVANNI APOSTOLO
Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità. Da questo conosceremo che siamo nati dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa.
Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio; e qualunque cosa chiediamo la riceviamo da lui perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quel che è gradito a lui.
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti dimora in Dio ed egli in lui. E da questo conosciamo che dimora in noi: dallo Spirito che ci ha dato.
Canto al Vangelo Cf Gv 15,4a.5b
ALLELUIA, ALLELUIA.
Rimanete in me ed io in voi, dice il Signore;
chi rimane in me porta molto frutto.
ALLELUIA.
Vangelo Gv 15, 1-8
Chi rimane in me ed io in lui fa molto frutto.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Sulle Offerte
O Dio, che in questo scambio di doni ci fai partecipare alla comunione con te, unico e sommo bene, concedi che la luce della tua verità sia testimoniata dalla nostra vita. Per Cristo nostro Signore.
Prefazio Pasquale V
Cristo sacerdote e vittima Cristo sacerdote e vittima.
E’ veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
proclamare sempre la tua gloria, o Signore.
e sopratutto esaltarti in questo tempo
nel quale Cristo, nostra Pasqua, si è immolato.
Offrendo il suo corpo sulla croce,
diede compimento ai sacrifici antichi,
e donandosi per la nostra redenzione
divenne altare, vittima e sacerdote.
Per questo mistero,
nella pienezza della gioia pasquale,
l’umanità esulta su tutta la terra,
e con l’assemblea degli angeli e dei santi
canta l’inno della tua gloria: Santo, Santo, Santo .. .
Antifona alla Comunione Gv 15,1.5
«Io sono la vera vite e voi i tralci» , dice il Signore;
«chi rimane in me e io in lui,
porta molto frutto». Alleluia.
Dopo la Comunione
Assisti, Signore, il tuo popolo, che hai colmato della grazia di questi santi misteri, e fa’ che passiamo dalla decadenza del peccato alla pienezza della vita nuova. Per Cristo nostro Signore.
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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. Tempo di Pasqua – Anno B – 5ª Domenica – 18/05/2003); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:
CHI RIMANE IN ME VIVE E PORTA FRUTTO.
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, centro della Vita.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Dalla vita alla festa della vita: formiamo una comunità, prendiamo coscienza di essere riuniti e preparati da Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
“Cantate al Signore un canto nuovo”, ogni volta che siamo qui convocati, siamo invitati a cantare “perché ha compiuto prodigi”, il Padre facendoci crescere in Gesù come tralci nella vite, il Figlio donandoci la linfa del suo Spirito Amore, lo Spirito rimanendo in noi vivo e vivificante ci trasforma e ci rende simili a Cristo. Questa è la salvezza che Dio ha rivelato a tutti i popoli. Non possiamo trattenere la nostra gioia; la esprimiamo cantando: “Alleluia!”. Lodate il Signore. «Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me». Ecco, siamo ancora una volta insieme, tutti quanti uniti attorno alla vita che è Cristo, affinché la nostra vita non si inaridisca e diventi sterile, senza frutti per la vita eterna. Nell’ascolto della parola che ci ripulisce perché cresca in noi la vita, rinnoviamo la nostra adesione al Risorto affinché con lui possiamo giungere fin d’ora oltre gli orizzonti della morte. Infatti «Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa», esaudisce la nostra preghiera al di là di ogni nostro desiderio, e ci dona ciò che non osiamo chiedergli. In questa eucaristia la sua parola ci purifica da ogni interferenza, perché possiamo conformarci sempre più a ciò che lo Spirito ci suggerisce.
Signore, tu ripulisci come tralci della tua vigna perché portiamo frutto; tu ci purifichi mediante la tua Parola; senza di te non possiamo far nulla; tu conosci il nostro cuore e hai un cuore più grande del nostro; “guarda con benevolenza i tuoi figli di adozione, donaci il tuo Spirito, perché amandoci gli uni agli altri di sincero amore, diventiamo primizie di umanità nuova e portiamo frutti di santità e di pace”. Per Cristo nostro Signore. Amen.
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo la Parola, aderiamo all’azione dello Spirito Santo.
La liturgia odierna presenta il nostro rapporto con Cristo. Gesù, definendosi come la «vera vite», si pone come centro della vita e condizione essenziale perché essa porti frutti. Dio fa tutto. Basta che «rimaniamo» in lui (vangelo). Un esempio concreto di ciò che può significare un rapporto vitale con Cristo è dato dall’entusiasmo con cui Paolo testimonia la sua fede (I lettura). Noi acclamiamo con Paolo la nostra fede suscitata in noi dallo Spirito di Gesù (Salmo responsoriale). È Vita di fede e di amore fraterno descritta da Giovanni (II lettura).
Richiamiamo la Parola, cioè persona, messaggio e attività di Gesù.
GLORIA DEL PADRE È CHE PORTIATE MOLTO FRUTTO (Vangelo: Giovani 15,1-8).
Gesù dichiara ai suoi discepoli: “Io sono la vera vite”. Vignaiolo, vite, tralci, frutto, sono, fuori metafora, il Padre, Gesù, i discepoli, l’amore fraterno, protagonisti del dramma che è la nostra storia della salvezza. Tra Gesù e il Padre il legame è perfetto: Gesù è perfettamente unito al Padre e lascia passare l’amore di lui. Problematico è invece il legame dei discepoli con Gesù: può essere solo apparente o vitale, scarso o abbondante. Gesù, interessato di noi, sue membra, ci esorta: «Rimanete in me e io in voi». Un tutt’uno. Non solo «io per voi e voi per me», ma «io in voi e voi in me». Un modo per sottolineare l’intimità, la comunione vitale che Cristo intende stabilire con i suoi. Vigna, vite: era simbolo di abbondanza, di felicità, che alla fine si sarebbe realizzata; era simbolo anche di Israele, che poi invece non dà frutto (Is 5): Dio pianta una buona vite, si aspetta buon frutto, e invece trova uva selvatica. Gesù dice: “Io sono la vera vite” quella che Dio da sempre si aspetta.
“Rimanete in me e io in voi”. La vigna del Signore non è più la casa di Israele (cf Is 5,7). Il nuovo popolo di Dio è Gesù stesso insieme ai suoi discepoli. Come una vite riguardo ai suoi tralci, Gesù è l’unica sorgente di vita per i suoi discepoli: “Io” e “voi in me”. Opera di Dio Padre “Agricoltore” è l’antica vigna, il popolo d’Israele. Opera di Dio Padre è anche la nuova vite, Gesù e i suoi in lui, il nuovo popolo. E il Padre stesso si prende cura della sua vite a tempo pieno. Non l’affida a chi non gli restituisce il frutto (Mc 12,3 par.). Cura la vite con due operazioni: «Toglie», cioè separa da Cristo, dalla comunità i tralci che non danno frutto. Sono, secondo Giovanni, l’apostata che ha creduto e poi non crede più, o chi non crede avendo la possibilità di farlo; poi separa da Cristo e dalla comunità chi commette il peccato per la morte. La mancanza di fede, cioè, è il peccato che porta alla morte. Vite – tralci, Gesù – discepoli sono pensati come un tutt’uno. Non è Gesù che separa da sé, nessuno: non separa da sé Giuda né Pietro, neanche nel tradimento. L’altra operazione del Padre Agricoltore è «ripulire i tralci buoni», favorire che ricevano linfa in abbondanza, lasciando cadere quanto non giova loro, perché diano più frutto: in altre parole, il Padre favorisce il fallimento di ogni storia delle persone che può deviarle dalla vera vite che è Gesù. Non è ammesso un tralcio passivo; la comunità di Gesù deve essere sempre in crescita.
“Voi siete già puri per la Parola che io vi ho annunziata”. Gesù è Parola del Padre. I tralci, i fedeli, sono affidati a Gesù dal Padre: “Erano tuoi e li hai dati a me” (Gv 17,6). “Nessuno viene a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato” (Gv 6,44). Nascono attaccati alla vite che li sostiene, Gesù, e sono «puri»: “Voi siete già puri per la Parola che io vi ho annunziata”, dice Gesù, e che voi avete accolto. Parola che non deve cadere. È la linfa, la vita che passa dalla vite al ramoscello. Parola che è Spirito e Vita per i discepoli. Rimanendo in essi viva e operante, la parola di Gesù non è solo concetto e verità, ma agisce nell’intimo dei cuori per opera dello Spirito e trasforma il discepolo stesso, rendendolo simile a Cristo, in particolare nell’amare come Cristo ama (cf domenica prossima). La parola di Gesù ha già reso disponibili i discepoli per essere innestati in lui. Unica occupazione di un membro consapevole del suo corpo e del suo capo è “rimanere in lui” in modo che non si dissipi, ma cresca l’unità e la collaborazione delle membra sotto lo stesso Capo, Cristo. Responsabilità grande pesa su ogni discepolo, su ogni persona destinata a portare il frutto di Gesù: “Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto”. Vivere allora significa portare frutto secondo le aspettative del Padre, e ciò non è possibile fuori di Gesù, fonte di vita. Vive e trasmette vita chi rimane in Gesù. La pienezza di vita dipende dal legame di comunione con Gesù, che lo ribadisce distinguendo se stesso dai discepoli: “Io sono la vite e voi i tralci”. La vite può sussistere da sola; i tralci da soli muoiono.
“Chi rimane in me e io in lui fa molto frutto”. Vite e Tralci sono pensati e voluti in vista del frutto. Innestati, battezzati in Cristo, i discepoli partecipano della stessa linfa vitale, la parola che li nutre e li rende fecondi. L’abbondanza di frutti è secondo il progetto del Padre per i discepoli di Gesù. Il reciproco “rimanere in” dei discepoli e di Gesù non è in vista di una chiusura in se stessi, ma dell’aprirsi e dedicarsi al bene di tutti nella storia, cioè, è in vista del “molto frutto”! Fuori di Gesù è impossibile fare qualsiasi cosa; anzi, il discepolo stesso sparisce: è gettato fuori della comunità, si secca, viene raccolto, gettato nel fuoco, bruciato. Impressionante sequenza di verbi e di azioni! Gesù, principale agente di apostolato, non può più agire in chi non rimane in lui; ed è impedito ad agire anche negli altri. I discepoli sono pensati “collaboratori” di Dio. Rimani in Gesù? Raggiungi la massima gloria di suo ambasciatore divino nel mondo. Non vi rimani? Massima tragedia per te.
Ma, “se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi”, continuando ad ascoltare e accogliere la mia parola, che vi fa rimanere uniti a me, “chiedete quel che volete e vi sarà dato”. Unica volontà efficace! Io stesso ho iniziato a purificarvi con la mia parola, che è “spirito e vita” (Gv 6,63), dice Gesù, e il Padre mio purificandovi continua a operare la vostra crescita in me. “In questo è stato glorificato il Padre mio, che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli”. Voi stessi in me divenite Parola di Dio, perché io continuo la mia opera in voi, come negli apostoli. Divenire “Parola di Dio” è motivo di grande consolazione per la comunità di Giovanni e ogni comunità. Per Gesù è una cosa certa, ne parla al passato: “Si è manifestata la gloria del Padre mio”. Per i discepoli è motivo di speranza la stima che Gesù ha di loro. Per noi “rimanere in Gesù” è dono d’infinita dignità che ci viene dal Padre.
Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù, manifestata nei suoi.
BARNABA E PAOLO, PURIFICATI, DIVENGONO PAROLA DI GESÙ E GLORIA DEL PADRE.
“Allora Barnaba prese Paolo con sé”, e “Paolo parlava apertamente nel nome del Signore (Prima lettura: Atti 9,26-31). Gerusalemme è la chiesa delle origini. All’inizio del suo ministero Paolo cerca il contatto con quelli che sono vissuti con Gesù. Strappato anche Paolo dal suo ambiente di appartenenza omicida, incontra difficoltà: cioè, i discepoli di Gesù non gli credono. Il suo passato continua a pesargli. La sua missione si apre con la diffidenza da parte dei discepoli, e con la persecuzione da parte degli ebrei. Quante cose comprende ora Paolo, che fino a poco prima era diffidente e persecutore lui stesso! Il Padre lo purifica: lo rende mite e comprensivo. Paolo non condanna nessuno, fa sempre memoria della chiamata da parte di Gesù: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” (Cf Prat: vocazione di Paolo nelle sue lettere). Trasformato e fatto così sempre più simile a Gesù, diventa lui stesso “Parola” di Gesù.
La solitudine di Paolo fa risaltare la figura di Barnaba che lo accoglie e lo aiuta a guadagnarsi la fiducia dei discepoli. Da una solitudine nasce così una feconda amicizia: grazie a Barnaba infatti Paolo può svolgere la missione che il Signore gli ha affidato. Dopo la chiamata di Gesù, Paolo ripercorre il cammino di Stefano, parla e discute con gli ebrei di lingua greca (cf At 6,9) e come Stefano viene minacciato di morte. Così il Padre Vignaiolo «toglie» anche da te il male, come da Paolo, e ripulisce in te il tralcio buono con lo stesso giudizio con cui hai giudicato gli altri. Dio non ha bisogno d’inventare nuove storie a nostra correzione. La predicazione della Parola genera conflitto. Proprio annunziando il vangelo in simile conflitto, la Chiesa mostra la sua originalità cristica e vive la sua pienezza, sperimenta quella Pace nella sofferenza che Gesù chiama: “la mia Pace”, perché è Gesù stesso.
Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
L’ASSEMBLEA DICHIARA DI VOLER RIMANERE IN CRISTO SUO SIGNORE.
“A te la mia lode, Signore, nell’assemblea dei fratelli” (salmo 21/22). Uniti nell’amore con i fratelli, diventiamo capaci di accogliere l’azione di Dio che trasforma le nostre parole in autentica preghiera di lode e di gratitudine a Dio: è un abbozzo della Preghiera Eucaristica che seguirà. Lo Spirito di Gesù mette sulle nostre labbra le sue parole. Echeggia sulla terra la lode e la gioia di Gesù risorto.
Coinvolti in una forza di lode travolgente e incontenibile, riconosciamo Cristo, Signore di tutti e diciamo: “Lodate il Signore, gli dia gloria la stirpe di Giacobbe. Scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli. I poveri mangeranno e saranno saziati, loderanno il Signore quanti lo cercano: «Viva il loro cuore per sempre»”. Riconosciamo il Signore con tutti i popoli e dichiariamo: “Ricorderanno e torneranno al Signore tutti i confini della terra, si prostreranno davanti a lui tutte le famiglie dei popoli”. Lodiamo il Signore uniti ai fratelli defunti, riconoscendo che “a lui solo si prostreranno quanti dormono sotto terra, davanti a lui si curveranno quanti discendono nella polvere”. In fine ciascuno dell’assemblea loda il Signore, Padrone anche delle generazioni che verranno, e dichiara: “E io vivrò per lui, lo servirà la mia discendenza. Si parlerà del Signore alla generazione che viene; annunzieranno la sua giustizia; al popolo che nascerà diranno: «Ecco l’opera del Signore”.
Il ricordo delle opere del Signore sprona una lode a lui senza limiti di spazio né di tempo. Vita ricevuta dal Signore diventa vita donata a lui nel servizio come quello di Paolo e Barnaba.
Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
AMORE VERO, UMILE E SILENZIOSO È SEGNO CHE RIMANIAMO IN LUI E LUI IN NOI.
Questo è il suo comandamento: che crediamo e che ci amiamo (Seconda lettura: Prima lettera di Giovanni 3,18-24). Amare nella verità è il segno che si è nati dalla verità: l’agire da figli di Dio dice l’essere figli di Dio. Generati dal Padre come figli, i discepoli amano come Gesù ha amato. Chi vive in modo degno della sua chiamata in Gesù, ottiene quello che domanda perché quello che chiede viene dall’amore e tende all’amore.
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
Il Signore ci ha accolti qui come Paolo alla fine è stato accolto nella comunità di Gerusalemme. Ci ha parlato nuovamente suscitando in noi i suoi sentimenti, e ora ci prepara ad esprimerli al Padre nella preghiera eucaristica in persona di Gesù. A te la mia lode, o Signore: scioglierò i miei voti a te davanti all’assemblea dei tuoi fedeli. Io e tutta questa assemblea abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo la riceviamo da lui perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quel che è gradito a lui. “O Dio, che ci fai partecipare alla comunione con te, unico e sommo bene, concedi che la luce della tua verità sia testimoniata dalla nostra vita”. Per Cristo nostro Signore. Amen.
4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«Ringraziamo e benediciamo» il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio: in lui tu ci hai inseriti come tralci nella vera vite. L’albero della croce è il segno visibile di quella vite dalla quale viene a noi la linfa della salvezza. Per questo dono di vita che ci viene dal sacrificio di Cristo eleviamo a te, o Dio, il nostro inno di ringraziamento e di lode. Infatti “Offrendo il suo corpo sulla croce, diede compimento ai sacrifici antichi, e donandosi per la nostra redenzione divenne altare, vittima e sacerdote (cf pref. pasquale V).
Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione. Gesù in mezzo a noi ci dona di amarci gli uni gli altri di vero amore, perché Cristo stesso opera in noi e noi possiamo dire: “Annunziamo la tua morte, Signore; proclamiamo la tua risurrezione”.
Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù che stando in mezzo a noi, ci dona di amarci gli uni gli altri di vero amore. Così portiamo frutti di santità e di pace come primizie dell’umanità nuova nel Cristo risorto.
Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo. Come primizie dell’umanità nuova, passiamo dalla decadenza del peccato alla pienezza della vita che cresce in noi mentre la chiediamo a te per tutti; come il tuo Figlio ha donato il suo corpo sulla croce, divenendo altare, vittima e sacerdote per tutti. Rimanendo nel tuo Figlio e rimanendo in noi le sue parole chiediamo la vita per tutti e siamo esauditi.
«Glorifichiamo» il Padre per Cristo, con Cristo e in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria dall’umanità discepola di Gesù, molto fruttuosa nel servizio reciproco. La chiesa attuale come quella delle origini, è in pace, cresce e cammina «nel timore del Signore, colma del conforto dello Spirito Santo» che la santifica e la rende “gloria di Dio”.
5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù «spezza il pane e lo dà» ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
«Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà dato». Fiduciosi in questa parola del Risorto eleviamo al Padre la nostra preghiera: “Padre nostro, per la tua misericordia saremo sempre purificati” perché cresca in noi la somiglianza al tuo Figlio, rimaniamo uniti a lui, siamo esauditi nella richiesta di vita in tutti, portiamo molto frutto, glorifichiamo il Padre, «non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità».
“Assisti, Signore, il tuo popolo, che hai colmato della grazia di questi santi misteri, e fa’ che passiamo dalla decadenza del peccato alla pienezza della vita nuova”, rendendo grazie a Dio, per la forza dell’Eucaristia che aumenta la nostra comunione con tutti nel Padre e nel Signore Gesù. Usciamo da questa assemblea come strumenti di vita abbondante presso quanti incontriamo.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, La vite:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: la vite, ben curata dal vignaiolo;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: la vite, il popolo Israele scelto da Dio;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: la vite, Gesù è la vera vite che impersona ogni uomo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: la vite, è la Chiesa di battezzati in Cristo curati dal Padre;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. la vite, l’umanità passata a pienezza di vita nuova in Gesù.
Preghiamo:
O Padre, che ci fai membra del tuo unico Figlio, vera vite, perché portiamo molto frutto; fa che l’assemblea dei fedeli canti la tua lode. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).