14-08-2011-Ordinario-A-dom20

14/08/2011 – T. ORDINARIO – ANNO A – 20 DOMENICA – ANIMATORI

INCONTRO ANIMATORI GRUPPI LITURGICI PARROCCHIALI
Piedimulera (NO) – 2° sabato – 13 Agosto 2011 – 20ª Dom. Tempo Ordinario – Anno A. -Traccia.

Padre, tu hai compiuto nel tuo Figlio il disegno universale di salvezza; rivestici dei suoi sentimenti, perché rendiamo testimonianza al tuo amore con le opere e le parole. (cf colletta).
Padre, tu hai compiuto nel tuo Figlio il disegno universale di salvezza. .VANGELO: Mt 15,21-28. «Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone» (v.21): Gesù opera fuori della terra di Palestina. «Una donna cananèa si mise a gridare: “Pietà di me, Signore”» (vv. 22-23): è il primo incontro fra Gesù e la donna cananea. «Allora i discepoli gli si accostarono implorando: “Esaudiscila”» (vv. 23b-24): gli Apostoli mediano fra la cananèa e Gesù che mostra nessuna intenzione di esaudirla. «Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui dicendo: “Signore, aiutami!… e da quell’istante sua figlia fu guarita”» (vv. 25-28): la donna si prostra, supplica ancora il Signore per la figlia, e alla fine Gesù concede il dono e fa un’osservazione estremamente interessante: è stata la fede che ha sovvertito in qualche maniera i progetti di Gesù (cfr Mt 16,17 : “Non la carne e il sangue, ma il Padre..).
La preghiera della donna fatta con fede è simbolo dell’accoglienza dei pagani nella fede in Gesù Cristo. Questa breve presentazione del brano evangelico non ci mette di fronte al fatto storico in sé, quanto piuttosto di fronte alla situazione della chiesa di Matteo che doveva affrontare il grosso problema dell’accoglienza dei pagani nella fede in Gesù Cristo. Per noi oggi questo problema non sembra sia decisamente importante e fondamentale; per la chiesa nascente invece era un problema maggiore, estremamente serio. La liturgia ha voluto ricuperare questo tema; per questo inserisce il brano evangelico in un contesto preciso non generalizzato in tutta la bibbia, ma circostanziato in quei pochi versetti iniziali del capitolo 56 di Isaia (cfr I lett. che dopo riprendiamo). Facendo leva sul dato dei pagani «cagnolini», la donna interviene con cuore di madre e Gesù concede il dono della salute fondandosi sulla fede. Gesù dà quindi la chiave alla chiesa nascente per sapere discernere quale fosse l’elemento fondante per poter risolvere il problema dell’accoglienza dei pagani nella chiesa. L’elemento fondante è la fede.
Ma, quale fede? Non fede in dogmi religiosi, ma fiducia in qualcuno. Ancora: fiducia nella Persona di Gesù o nel «desiderio di bene» per la salute della figlia? Lei dà prova di fiducia costante nel supplicare per ottenere un bene, come la vedova presso il giudice iniquo (Lc 18,1-8). Di fatto la cananèa chiama Gesù come l’ha sentito chiamare, forse senza sapere il significato dei titoli: “Pietà di me, Signore, Figlio di Davide! Mia figlia…”. Lei sa di sicuro solo che egli è buono, riconoscendo i pagani come «cani», ma senza offenderli come fanno tutti; usa, anzi, il vezzeggiativo “cagnolini”. Di fronte a un triplice ostacolo di un Gesù che non parla, è mandato solo per Israele, dà il pane solo ai figli, la donna è ferma, con una fiducia senza pretese, come quella del pubblicano, Lc 18,9-14, del bambino 18,17; dell’amico importuno, 11,5-8. Da dove le viene tale fiducia? Gesù pensa al Padre e ascolta e osserva cosa gli dice tramite le persone che «il Padre gli da». Sì, Gesù sa che “Verranno da oriente e da occidente”, Mt 8,11; sa che il puro o l’impuro esterno non contamina”, Mt 15,11. Che sia il momento dei pagani? Questa donna che ora prega dicendo solo: “Signore, aiutami”, può davvero rappresentare ogni persona che ha un «desiderio di bene», e impara a «celebrare» la presenza di Dio.
Questo problema sarà affrontato dagli Atti degli Apostoli. Ricordiamo l’episodio di Cornelio (Atti 11) dove Pietro arriva e vede l’azione dello Spirito e si chiede se non occorra che lui doni il sacramento del Battesimo a persone che sono già inabitate dallo Spirito. Questo problema raduna tutta la chiesa nascente in un Concilio Ecumenico, il primo, detto Concilio di Gerusalemme (vedi Atti 15). Paolo poi incontra moltissimi problemi con i giudaizzanti (ebrei religiosi) proprio per aver accolto persone provenienti dal paganesimo. Questo problema è stato anche la fine dell’Apostolo Paolo: accusato di aver portato nel tempio qualcuno che era pagano, viene preso in consegna dai soldati romani, portato a Cesarea, poi a Roma, dove viene decapitato.

Effettivamente, questa donna che ora prega dicendo solo: “Signore, aiutami”, in risposta all’ispirazione divina, rappresenta davvero ogni persona che crede a un «desiderio di bene», e impara a «celebrare» la presenza di Dio.

La chiesa nascente si apre a tutte le culture, riconosce i «lògoi spermatikoì» e predica Cristo. Per il mondo biblico, accogliere i pagani significava aprirsi a tutte le culture, dialogare, vedere quanto di buono c’era, proponendo loro, contemporaneamente con rispetto, il messaggio di Cristo; non semplicemente, lasciandole lì dov’erano. Noi qui abbiamo, con chiarezza, un messaggio forte: la chiesa è aperta a tutti i popoli, a tutte le culture; ma è anche aperta a quel comando del suo Signore: fare discepole tutte le genti, battezzandole «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, e insegnando loro tutto ciò che Gesù ha comandato».
La mediazione degli Apostoli. Gli Apostoli hanno mediato fra la donna respinta da Gesù e Gesù perché potesse in qualche maniera esaudirla. Che funzione ha avuto la loro mediazione? Facendo attenzione alla dinamica fra la supplica della donna e l’esaudimento della stessa, notiamo che la domanda degli Apostoli è in qualche maniera un po’ ambigua, perché fondamentalmente loro vogliono che Gesù la congedi: è una persona che disturba! In qualche modo loro tendono a eliminare i problemi. Come di fronte alla folla che ha bisogno di pane, loro dicono a Gesù: “Congeda la folla”. Anche qui: congeda questa donna! – Dunque, la loro mediazione è mirata non a risolvere, ma a eliminare certi problemi, come di fastidio. Ma anche questa mediazione ha bloccato in qualche modo la donna davanti a Gesù; e ha fatto sì che Gesù poi cambiasse opinione rispetto all’apertura della scena di questo episodio narrato da Matteo. Il ruolo degli Apostoli, dunque, anche se non estremamente valido, diventa comunque un contributo perché avvenga il «miracolo» della figlia guarita, della chiesa che si apre al mondo degli altri popoli, al mondo pagano. Di questo mondo la cananèa diventa simbolo, e il 3° Isaia in qualche maniera ne profetizza con grande gioia l’entrata nel tempio di Dio «casa di preghiera per tutti i popoli».

Padre, rivestici dei sentimenti del tuo Figlio, e noi rendiamo testimonianza al tuo amore con le opere e le parole.
PRIMA LETTURA (Is 56,1.6-7). Il 3° Isaia (c 56-66) al quale fa parte c 56, è un profeta postesilico (gli studiosi discutono se si tratta di un profeta con diversi discepoli o addirittura di una scuola profetica. Un redattore poi avrebbe messo insieme i vari detti profetici dei suoi membri. Ma lasciamo queste discussioni ai competenti. Semmai, le approfondiremo nei nostri ‘programmi’. Ora stiamo appena alla fine della seconda ‘elementare’, in cui si apprende semplicemente la nostra appartenenza a Gesù Cristo).
Il messaggio è forte e chiaro: Gli stranieri che accolgono Iavè, il Dio di Abramo, saranno ricchi di gioia.
A dispetto di tante tradizioni teologiche dell’A. T. che giustificano l’espressione di Gesù: “Sono stato mandato alle pecore perdute della casa di Israele”, v. 24,
si comprende una frase del genere se ci caliamo nella mentalità di chi è cresciuto ascoltando in sinagoga tanti testi dell’A.T. come questi: “Il Signore Dio tuo è un Dio misericordioso; non ti abbandonerà e non ti distruggerà, non dimenticherà l’alleanza che ha giurato ai tuoi padri, Deut 4,30; Ma tu, Israele mio servo, tu Giacobbe, che ho scelto,..: “Mio servo tu sei ti ho scelto, non ti ho rigettato”, Is 41,8s; “Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace; dice il Signore che ti usa misericordia”, Is 54,10; «Così dice il Signore: “Se non sussiste più la mia alleanza con il giorno e con la notte, se io non ho stabilito le leggi del cielo e della terra, in tal caso potrò rigettare la discendenza di Giacobbe e di Davide mio servo, così da non prendere più dai loro posteri coloro che governeranno sulla discendenza di Abramo, di Isacco e di Giacobbe”, Ger 33,25-26),
il 3° Isaia dice chiaramente: gli stranieri, quelli che non sono figli di Abramo, possono diventare «ricchi di gioia», essere «ospitati nel tempio», e addirittura far diventare questo tempio «casa di preghiera per tutti i popoli». Sono frasi che il Profeta dice con profonda convinzione, e anche con profondo spirito di novità. Alla luce della storia ebraica, questo testo è uno degli elementi più importanti, se non il più importante, che fonda il proselitismo (= l’entrata dei pagani nella religione giudaica) dopo l’esilio, nel mondo ebraico. È qui, in questo mondo ebraico, che si apre anche alla fede chi non è figlio di Abramo, ma accetta Iavè come suo Dio. C’è un particolare da sottolineare: il Profeta mette in evidenza che Dio dona a questi popoli «non figli di Abramo» una «gioia», una «grande gioia»; su di loro è la benevolenza di Dio che li accoglie a braccia aperte nel suo tempio. Dio cambia progetto? L’amore di Dio è fedele per sempre, senza pentimenti! L’uomo Gesù di Nazaret ascolta dagli avvenimenti la continua parola del Padre e vi aderisce come il bambino che non sa far calcoli. Chi è come lui entra nel regno di Dio (Mt18,4).

La chiesa, lo Spirito Santo, ha voluto scegliere prima lettura. per dare al vangelo un senso preciso ed efficace. Scegliendo questo brano per la celebrazione liturgica, la chiesa non ha voluto che il brano evangelico della cananèa venisse letto con tutte le sue potenzialità, ma venisse colto solo per questo aspetto. Noi da una parte abbiamo Gesù che rimane fedele al suo progetto – lui è stato mandato per la casa d’Israele – e poi, con un linguaggio tipico dell’oriente, dice «cagnolini» a coloro che non appartengono al popolo ebraico, e suscita la fede nella donna che «si apre tutta verso di lui», Gesù, che ama tutte le genti, tutta l’umanità con il cuore d’una vera madre, la guarisce e la salva; e in Cristo tutta l’umanità, graziata, diventa missionaria.
RENDIAMO GRAZIE A DIO
per «l’Annuncio evangelico» in vari tempi e modi: P. Elia intercede perché obbediamo al Magistero di Cristo nella Chiesa;
per «la Celebrazione» in persona di Cristo: Don Mario ci guida e c’incoraggia con «umiltà e serietà»;
per «la Carità» di Dio effusa nei nostri cuori; la Sorella Noemi ci procura d’imitarla nel «buon profumo di Cristo».