14/09/2003 – T. ORDINARIO – ANNO B – 24 DOMENICA – 2003
Preparazione alla celebrazione della messa.
24ª domenica tempo ordinario – Anno B – 14 settembre 2003
ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti me ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
“I fedeli leggano almeno i testi della messa, in famiglia o in privato” (PCFP 13). – Fa crescere “ascolto e risposta” in tutti noi, Signore! (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi la voce LETTURE nel sito.
MEDITAZIONE – RILETTURA
Il Signore parla di se stesso, “Buona Notizia” nel vangelo; “compimento delle promesse”, della prima lettura; “fondamento della chiesa”, nella seconda lettura: Gesù rivela ciò che sta facendo in noi. – Facci conoscere la tua opera, Signore, mentre rileggiamo vangelo, I e II lettura alla luce del “versetto al vangelo”:
Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo, perché con la tua croce hai redento il mondo. Alleluia.
CELEBRAZIONE – VITA
Il Signore Gesù si rende presente! Con lo Spirito e la Sposa diciamo: “Vieni, Signore Gesù!”. E Gesù risponde: “Sì, ecco, io vengo” (Apc. 22,17s). È in atto l’azione di Gesù nella messa e nella vita di ciascuno (Cfr PNMR 55, f): Gesù in noi continua a offrirsi al Padre per tutti. Antifona alla Comunione:
Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me, dice il Signore.
Chi crede nel Figlio di Dio, non muore, ma ha la vita eterna.
Attiro tutti a me. Chi si lascia attirare ha la vita – Ti adoriamo, Cristo: con la tua croce ci redimi.
Gesù ci attira, noi ci lasciamo attirare, e abbiamo la vita. “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito”: il Figlio dell’uomo innalzato sulla croce salva il mondo; in lui sulla croce per amore, si realizza il regno, la nuova umanità secondo Dio già fin d’ora (vangelo). “Chiunque crede in lui ha la vita eterna”: il serpente innalzato da Mosè è segno di Gesù Salvatore (prima lettura). Il Figlio aderisce pienamente al progetto d’amore del Padre per il mondo, muore in croce, è esaltato, e in lui tutta l’umanità (seconda lettura). Noi, celebrando, accogliamo il Signore che non distrugge ma salva, e acclamiamo: tu sei la nostra Rupe, o Dio Altissimo, tu sei il nostro Salvatore. – Venendo in noi Gesù dice: oggi mi rendo presente in atto di redimere il mondo con l’amore manifestato sulla croce; senz’alcun merito dell’uomo, se non quello di accogliere il mio amore: accogliendo infatti il mio amore per te, sono tuoi, come fatti da te, tutti i miei gesti e parole d’amore, in risposta alla violenza e all’odio contro di me fino alla morte: tu accogli il mio amore nel simbolo dello sguardo fisso su di me; e hai in te la sorgente d’ogni mio gesto e parola, che dall’amore provengono. Quindi, simbolo dall’amore di Dio per l’uomo, fino all’estremo, è la «croce»; simbolo dell’accoglienza del suo amore per noi è lo «sguardo». – Sei tu, Signore, la nostra Salvezza.
Gesù ci attira, ed è l’Unico che ci può attirare. “Nessuno sale definitivamente al cielo, se non colui che scese dal cielo, l’Uomo” Gesù di Nazaret. “Sale”, trionfa definitivamente; “al cielo”, allo stadio finale del regno di Dio fin d’ora, alla sfera divina e invisibile, ma accessibile all’esperienza dell’uomo, infatti il Padre e Gesù vanno dal discepolo e vivono con lui (Gv 14,23); sale “colui che scese dal cielo”, Gesù che procede dal Padre, che non è di origine solo umana ma anche divina (Gv 8,23); l’Uomo Gesù ha ricevuto lo Spirito, che ha fatto di lui il luogo della presenza divina (Gv 1,14), il nuovo santuario (Gv 2,19ss); Gesù è il vero Messia: su di lui si è manifestato tutto l’amore contenuto nel progetto del Padre (Gv 1,14), lui quindi è in grado di rivelare la gloria-amore del Padre, è in grado di amare fino al dono totale di se stesso; è in grado di giungere al trionfo definitivo, e instaurare il regno di Dio, la società umana in sintonia con il progetto del Creatore e Padre. Riguardo al “salire” e “discendere”: “discende dal cielo” anche la Sapienza (Ba 3,29s), anche la Parola di Dio (Is 55,10s); ma “sale al cielo” solo l’Uomo Gesù di Nazaret; ed è messo in risalto fin dall’inizio, come prima cosa, data l’esperienza nuova e personale dei testimoni e fedeli riguardo alla risurrezione-ascensione di Gesù. – “Di null’altro mai ci glorieremo se non della Croce di Gesù Cristo, nostro Signore: egli è la nostra salvezza, vita e risurrezione; per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati” (ingresso).
Gesù ci attira, mostrandoci il suo amore assoluto, incondizionato e universale. “Come nel deserto Mosè levò in alto il serpente, così deve essere levato l’Uomo, affinché chiunque ne fa l’oggetto della sua adesione, abbia vita definitiva”. Come Mosè così l’Uomo-Gesù. Ma Mosè “levò in alto”; l’Uomo-Gesù invece “è levato in alto”. Mosè costruisce un serpente di bronzo e lo innalza su di un palo “per indicazione di Dio”; l’Uomo-Gesù invece “deve essere innalzato” per una necessità di benevolenza interiore, la stessa che comanda a Mosè di agire: lo stesso amore che spinge Dio a disporre un serpente di bronzo su di un palo, perché i colpevoli di oltraggi contro di lui siano salvati dai serpenti velenosi; lo stesso Amore oltraggiato nell’Uomo-Gesù si lascia innalzare sul palo al posto del serpente. Il palo, la croce, l’Uomo-Gesù spinto dall’amore, innalzatovi sopra per oltraggio, è un tutt’uno: segno di Dio che oltraggiato non risponde con oltraggi e soffrendo non minaccia vendetta (1Pt 2,23); segno visibile che tutti possono vedere: tutti possono accettare che sia loro condonato il peccato, ricevere lo Spirito di Amore che sgorga dal costato dell’Uomo Gesù di Nazaret (Gv 19,34), sperimentare la “rinascita dall’alto a vita definitiva”.
“Dio infatti manifestò il suo amore per il mondo in modo tale, da giungere a dare il suo Figlio unico, affinché tutti coloro che gli danno la loro adesione abbiano vita definitiva e nessuno perisca”. “L’uomo innalzato” di prima, qui si rivela “Dio che manifesta il suo amore”, Dio che prende l’iniziativa e pianta il suo progetto nella storia. Gesù “scende” come dono dell’amore di Dio per l’umanità; Gesù “sale” come Figlio unico di Dio, che mostra l’amore del Padre per il mondo: era nascosta in lui questa realtà, e si rivela quando è levato in alto. Tutti indistintamente sono autorizzati ad aderire liberamente all’amore del Padre, perché nel suo programma non c’è distinzione di persone né esclusione, di nessuno: offre la vita a tutti senza eccezione, ama per se stesso, per amore del suo nome, cioè della sua persona, Dio: e di proposito, perché “nessuno perisca”. Se qualcuno non si sente perdonato, amato e vivo definitivamente, è perché non accetta l’amore di Gesù, perché non aderisce completamente e con gioia a Gesù; ma lo respinge per superbia: perché forse l’amore di Gesù è troppo facile, e pensa di poter cambiare, da morto a vivo, da solo.
Gesù ci attira come fonte della vita: Gesù dà vita al mondo. “Dio non mandò il Figlio nel «mondo» perché egli emetta sentenza contro il mondo, ma perché il mondo si salvi tramite lui”. L’unica realtà che Dio vuole è “la vita definitiva” dei suoi figli; è ripetuta al positivo e al negativo: “Dio mandò il Figlio perché abbiano vita definitiva”; Dio mandò il Figlio perché “nessuno perisca”. Dio, il Padre che “manda il Figlio” per amore verso gli uomini; e il Figlio “che rivela l’amore del Padre” con il dono di se stesso fino alla croce, è lo stesso Amore, sorgivo e rivelatore, che opera: è Dio; anche il destinatario dell’Amore è lo stesso: il mondo, l’umanità. Il proposito di Dio è tutto positivo, a una direzione: “Mandare per salvare”. Il Figlio non ha compiti di “emettere sentenze contro” qualcuno; ha il «compito» di “non escludere nessuno” dalla salvezza: in lui splendono amore, tenerezza e gloria da condividere; non solo con Israele, ma con tutti i popoli. Sono finiti i meriti e i privilegi per le opere degli uomini; inizia la libera adesione all’amore creativo di Dio in Gesù, che “dona il suo Spirito di Amore”, unico in grado di farci passare dalla morte alla vita definitiva. Il Padre “manda il Figlio” nel mondo con un unico intento: perché il mondo si salvi “per mezzo di lui”. – Il cuore dell’uomo non è sincero con te, Signore; ma il tuo amore è più forte della nostra morte: pietoso, perdoni e cambi il nostro cuore; vinci il male con il bene. “Appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Gesù Cristo ha voluto dimostrare in me, per primo, tutta la sua longanimità, a esempio di quanti avrebbero creduto in lui per avere la vita definitiva. Al Re dei secoli incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen” (1Tim 1,16s).
Sei tu, Signore, la nostra salvezza.
Attiro tutti a me. Chi crede ha la vita. – Ti adoriamo, o Cristo: con la tua Croce ci redimi.
Gesù ci attira gradualmente ed efficacemente. «In quei giorni, il popolo non sopportò il viaggio e disse contro Dio e contro Mosè: “Perché ci avete fatti uscire dall’Egitto per farci morire in questo deserto?”». La vita è un cammino. Spesso l’uomo intenderebbe tracciarne il percorso. Di fatto l’uomo ha dentro di sé un germe divino: la ricerca del bene, anche se parziale e spesso egocentrico a vari livelli: individuale, familiare… Il male può diventare allora occasione per uscire da se stessi e cercare qualcosa o qualcuno che possa guarire: nascono le superstizioni e i culti idolatrici, come può essere stato “un serpente issato sopra un’asta”. Ma Israele sa di essere guidato da Javè; sa che l’eventuale mormorazione nella prova è contro il suo Dio; vive il morso dei serpenti velenosi come un castigo, chiede perdono a Dio tramite Mosè, e il Signore annette un nuovo significato allo sguardo verso il serpente issato sull’asta: guardano al serpente il popolo si rivolge a Javè, riconosce le sue disposizioni e la sua iniziativa di salvezza. Il potere di guarire è attribuito a Dio, non più al serpente, conservato, ma poi fatto a pezzi da Ezechia (2Re 18,4). Il serpente sull’asta per i cristiani diventa un annunzio profetico di Cristo Gesù, appeso al “patibolo”, diventato maledetto per noi (Gal 3,13); in forza di lui noi tutti siamo guariti in modo definitivo (vangelo). Nel Figlio Gesù il Padre ci attira gradualmente ed efficacemente fino a sé: tutto è stato fatto da lui e in vista di lui, operante nella storia dall’inizio fino alla fine. – Fa che ascoltiamo, o Dio, le parole della tua bocca, fin dall’inizio.
Sei tu, Signore, la nostra salvezza.
Attiro tutti a me. Chi crede ha la vita. – Ti adoriamo, o Cristo: con la tua Croce ci redimi.
Gesù ci attira, abbassandosi fino a noi, innalzandoci fino a lui. «Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini… Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome…». Il vangelo ci presenta la nuova umanità secondo Dio, realizzata già fin d’ora in Gesù sulla croce per amore; la prima lettura ci abbozza il cammino che l’uomo fa per giungere fino a Gesù; ora nella seconda lettura vediamo che il cammino dell’uomo è possibile perché Gesù stesso si abbassa fino a noi, e c’innalza fino a lui: compie lui stesso in noi il suo cammino; in noi e in quanti aderiscono al suo amore. Al cammino dell’abbassamento fino al punto più basso dell’umiliazione di croce, corrisponde il cammino dell’innalzamento fino alla Signoria su tutto. Gesù è il Servo del Signore (Is 53): Gesù non è un Messia trionfatore che impone a tutti di riconoscere la sua identità; un’imposizione del genere dall’esterno non ci avrebbe trasmesso nulla di suo. Gesù preferisce mettersi a contatto con gli uomini, al loro livello, fino al livello dell’ultimo, e abbassarsi ancora di più fino alla morte più umiliante: la morte in croce; così Gesù ci rivela Dio, il Padre buono, paziente, misericordioso, umile, servo delle sue creature come una mamma dei suoi figli, che dona tutto se stesso nell’amore, e ci vuole come lui. Ecco il cammino personale che in Gesù Dio compie con noi e in noi. – La tua opera suscita in noi lo stupore che c’innalza fino a te; per questo noi proclamiamo:
Sei tu, Signore, la nostra salvezza.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica, per es. del Vers. Resp.:
Sei tu, Signore, la nostra salvezza,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
con la sua croce tu hai voluto salvare tutti gli uomini;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù in mezzo a noi ci fa conoscere il suo mistero di amore;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
e ci fa vivere il suo mistero di amore;
intercessione: per tutti vivi e defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
godano i frutti della sua redenzione;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria:
da quanti nutri e rinnovi di Cristo eucaristia partecipi della risurrezione.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es.: L’Esaltazione:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: l’esaltazione, di chi aiuta gli altri;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: l’esaltazione, d’un simbolo, il serpente che richiama il Signore.
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: l’esaltazione, di Gesù che si è abbassato fino alla morte in croce;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: l’esaltazione, dei fedeli che aderiscono all’amore di Gesù;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: l’esaltazione, di tutti i fedeli nella gloria della risurrezione.
Preghiamo:
O Cristo, noi ti adoriamo, e ti benediciamo, perché con la tua croce hai redento il mondo; fa’ che tutti ti acclamiamo “Signore, nostra salvezza”. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).