14-09-2007-Esaltazione-della Santa-Croce

14/09/2007 – ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE – 2007

Preparazione alla celebrazione della messa.

ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE.
14 Settembre 2007

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).

TESTI e MEDITAZIONE.

TESTI

Antifona d’Ingresso Cf Gal 6,14
Di null’altro mai ci glorieremo se non della Croce di Gesù Cristo, nostro Signore: egli è la nostra salvezza, vita e risurrezione; per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati.

Colletta
O Padre, che hai voluto salvare gli uomini con la Croce del Cristo tuo Figlio, concedi a noi che abbiamo conosciuto in terra il suo mistero di amore, di godere in cielo i frutti della sua redenzione. Per il nostro Signore.

Prima Lettura Nm 21, 4b-9
Chi guarderà il serpente, dopo essere stato morso, resterà in vita.
DAL LIBRO DEI NUMERI
In quei giorni, il popolo non sopportò il viaggio e disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatti uscire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero» . Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti velenosi i quali mordevano la gente e un gran numero d’Israeliti morì. Perciò il popolo venne a Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita.

Salmo Responsoriale Dal Salmo 77
SEI TU, SIGNORE, LA NOSTRA SALVEZZA.
Popolo mio, porgi l’orecchio al mio insegnamento, / ascolta le parole della mia bocca.
Aprirò la mia bocca in parabole, / rievocherò gli arcani dei tempi antichi. R/
Quando li faceva perire, lo cercavano, / ritornavano e ancora si volgevano a Dio;
ricordavano che Dio è loro rupe, / e Dio, l’Altissimo, il loro salvatore. R/
Lo lusingavano con la bocca / e gli mentivano con la lingua;
il loro cuore non era sincero con lui / e non erano fedeli alla sua alleanza. R/
Ed egli, pietoso, perdonava la colpa, / li perdonava invece di distruggerli.
Molte volte placò la sua ira e trattenne il suo furore. R/

Seconda Lettura Fil 2, 6-11
Cristo umiliò se stesso; per questo Dio lo ha esaltato.
DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI FILIPPESI
Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.
Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.

Canto al Vangelo
Alleluia, alleluia.Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo perché con la tua croce hai redento il mondo. Alleluia.

Vangelo Gv 3, 13-17
Bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
In quel tempo Gesù disse a Nicodemo: «Nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo.
E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui».

Sulle Offerte
Ci purifichi, o Padre, da ogni colpa, il sacrificio del Cristo tuo Figlio, che sull’altare della Croce espiò il peccato del mondo. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Prefazio
La Croce albero della vita
E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno.
Nell’albero della Croce tu hai stabilito la salvezza dell’uomo, perché donde sorgeva la morte di là risorgesse la vita, e chi dell’albero traeva vittoria, dall’albero venisse sconfitto, per Cristo nostro Signore.
Per mezzo di lui gli Angeli lodano la sua gloria, le Dominazioni ti adorano, le Potenze ti venerano con tremore. A te inneggiano i Cieli, gli Spiriti celesti e i Serafini, uniti in eterna esultanza. Al loro canto concedi, o Signore, che si uniscano le nostre umili voci nell’inno di lode: Santo, Santo, Santo.

Antifona alla Comunione Gv 12,32
«Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me», dice il Signore.
Oppure: Cf Gv 3,16
«Chi crede nel Figlio di Dio, non muore, ma ha la vita eterna», dice il Signore.

Dopo la Comunione
Signore Gesù Cristo, che ci hai nutriti alla mensa eucaristica, fa’ che il tuo popolo, redento e rinnovato dal sacrificio della Croce, giunga alla gloria della risurrezione. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. T. Ordinario – Anno C –..ª Domenica – ../../….); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:

BISOGNA CHE IL FIGLIO DELL’UOMO SIA «INNALZATO».
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, culmine e fonte della Vita.

1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Prendiamo coscienza di essere una comunità riunita e preparata dallo Spirito di Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia..
La croce, simbolo dell’amore di Dio in Cristo Gesù, unisce ed entusiasma l’assemblea, e in essa tutta l’umanità, amata e riconciliata definitivamente con il Padre. Con questa duplice consapevolezza, di essere tanto amata da Dio, e di rappresentare ora tutta l’umanità, l’assemblea acclama: «Di null’altro mai ci glorieremo se non della Croce di Gesù Cristo, nostro Signore: egli è la nostra salvezza, vita e risurrezione; per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati (Cf Gal 6,14)». Il tema della festa per l’assemblea celebrante è l’Amore infinito di Dio abbassatosi fino alla morte di croce. La colletta interpreta il mistero della croce, come «mistero di amore» sotto forma di preghiera: “O Padre, che hai voluto salvare gli uomini con la Croce del Cristo tuo Figlio, concedi a noi che abbiamo conosciuto in terra il suo mistero di amore, di godere in cielo i frutti della sua redenzione. Per Cristo nostro Signore”. Il mistero dell’amore di Dio e il mistero della salvezza degli uomini sono coagulati in un unico fatto, simboleggiato in un unico segno: la Croce. Sul Calvario Gesù ha consumato la sua obbedienza all’amore del Padre (cf. Gv 19,30: «Tutto è compiuto»). Era il gesto d’amore più grande che Dio potesse compiere per l’uomo (cf. Gv 15,13: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici»). Nella croce di Cristo l’assemblea celebra l’amore di Dio che non emette sentenze di condanna sul mondo, ma invia il Figlio perché il «mondo» si salvi per mezzo di lui. Per questo l’assemblea fa festa. Per la chiesa ortodossa è una festa grande come la Pasqua.

2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo quindi la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.

Richiamiamo la Parola: persona, messaggio e attività di Gesù.
CANTIAMO L’AMORE CHE CI HA FATTO E IN CROCE DI HA REDENTO.
Cantando «Alleluia», l’assemblea celebrante acclama: “Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo perché con la tua croce hai redento il mondo”; è disegno assoluto di Dio, salvare l’uomo con amore fino a morire in Croce; è espresso con le parole: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato”.
Il vangelo (Gv 3, 13-17) evidenzia la preesistenza e l’incarnazione di Gesù (v. 13): «Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo»; la valenza profetica del segno del serpente di bronzo (v. 14: «così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo», cfr prima lettura); l’adempimento del segno nella morte di Gesù (v. 15: «chiunque crede in lui abbia la vita eterna»); il valore salvifico dell’amore di Dio che si manifesta nel dono del Figlio (vv. 16-17: il Cristo è donato da Dio, non perché giudichi, ma perché salvi).

Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
CHIUNQUE GUARDERÀ IL SERPENTE, SIMBOLO DEL CRISTO, RESTERÀ IN VITA.
La prima lettura, Nm 21,4-9, narra l’episodio che Gesù richiama nel dialogo con Nicodemo. Esiste uno stretto legame teologico tra l’espressione dell’Antico Testamento: «se questi guardava il serpente di rame, restava in vita», e il concetto giovanneo di «vedere» come atto di fede (cf. Gv 20,8: «vide e credette»); per aderire alla salvezza basta che l’uomo «guardi» (per Giovanni «guardare» equivale a «credere»), perché sia salvo. Tutto questo appartiene al piano divino espresso dal verbo greco «dei» = bisogna (. 14).
I serpenti, che danno la morte agli ebrei per il loro peccato, richiamano il serpente di Gen 3,1-5 che ha dato la morte all’umanità per mezzo del peccato di Adamo. Dove c’è esperienza di dolore, di perdita, di morte (materiali e spirituali) ritorna l’esperienza del peccato, forza negativa fin dalle origini; ma come il serpente di bronzo è innalzato per la salvezza degli ebrei, così Gesù è «innalzato» sulla croce per la salvezza dell’umanità. La missione «salvifico – redentiva» di Gesù si fonda sul richiamo del serpente, e sul doppio significato del verbo «innalzare»: essere ucciso in croce ed essere glorificato.
La prima Lettura (Nm 21, 4b-9) quindi presenta il simbolo della croce che trova compimento in Gesù nel vangelo. Il senso teologico profondo della croce è sintetizzato nel prefazio che dice: «Nell’albero della croce tu – o Padre – hai stabilito la salvezza dell’uomo, perché donde sorgeva la morte (= «albero» del paradiso terrestre), di là (= «albero» della croce) risorgesse la vita, e «chi» dall’albero (= albero del paradiso terrestre) traeva vittoria (= il serpente del paradiso terrestre, il demonio), dall’albero (della croce) venisse sconfitto… ».

Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
SEI TU, SIGNORE, LA NOSTRA SALVEZZA.
Con il salmo Responsoriale (Salmo 77) l’assemblea acclama le parole che Dio le rivolge. Dio vuole un popolo attento e cosciente del suo amore, per rispondergli adeguatamente; e può farlo solo in Gesù, dono di Dio agli uomini, perché in Gesù il Verbo di Dio e il Figlio dell’uomo sono un’unica identità (unione ipostatica) che risponde al Padre adeguatamente, come «Dio» da Dio e «Uomo» da Maria. L’assemblea di battezzati, «uomini e donne», fatti «membra» di Gesù, «Dio e Uomo», sono autorizzati a ripetere con efficacia in persona di Gesù, Capo e Membra, le parole di Dio al suo popolo: “Popolo mio, porgi l’orecchio al mio insegnamento e ascolta le parole della mia bocca”. Dio Padre ha un «insegnamento» unico, importante da rivelare e richiamare al suo «popolo». Dio esprime in vari linguaggi, compresa la parabola, il suo insegnamento, il «suo» piano, che è da sempre: “Aprirò la mia bocca in parabole, rievocherò gli arcani dei tempi antichi”. Dio vuole dire al suo popolo, per bocca del popolo stesso, un fatto nuovo, divino, uscito dal cuore di Dio.
Ecco il fatto nuovo. Prima di Cristo «il popolo» peccava, doveva scontare la colpa, chiedeva aiuto, otteneva perdono (genere letterario deuteronomistico, cfr quattro esempi in tutto il salmo 77. È riportata qui l’ultima parte: vv. 34-38, «li perdonava invece di distruggerli…», profezia che si realizza in Gesù crocifisso): «Quando li faceva perire, lo cercavano, ritornavano e ancora si volgevano a Dio, ricordavano che Dio è loro rupe, e Dio, l’Altissimo, il loro salvatore. Lo lusingavano con la bocca e gli mentivano con la lingua, il loro cuore non era sincero con lui e non erano fedeli alla sua alleanza. Ed egli, pietoso, perdonava la colpa, li perdonava invece di distruggerli. Molte volte placò la sua ira e trattenne il suo furore». Il popolo è inadeguato. Dio vuole elevarlo. Escogita un piano di doppio favore per l’umanità: l’uomo abbia un intermediario adeguato a Dio, che possa rappresentare l’uomo davanti a Dio; e tale intermediario non può essere trovato o inventato dall’uomo: solo Dio lo può inventare e proporre all’uomo. Ecco Gesù, «figlio di Giuseppe di Nazaret». All’uomo non rimane che accogliere, credere, «guardare» il doppio dono da Dio: «Gesù» Redentore in croce, «donato» da Dio Padre. Così il popolo, che pecca, è perdonato, condonato da sempre, «dai tempi antichi». Dopo Cristo, Dio chiede conto del peccato dell’uomo al Cristo suo Figlio, Innocente fatto «peccato». L’assemblea, in Cristo, risponde estasiata al doppio «dono» del Padre al suo popolo, a tutta l’umanità: il Figlio Gesù, Capo e Membra, l’Innocente che rende puro tutto il suo Corpo, a gloria di Dio Padre.

Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
CRISTO UMILIÒ SE STESSO; PER QUESTO DIO LO HA ESALTATO.
L’uomo che «guarda», che accoglie il Cristo, è esaltato con il suo Capo glorificato in Croce. La sofferenza, meritata dagli uomini per il peccato, merita invece salvezza in Cristo che si «abbassa» fino alla morte di croce, perché l’uomo sia «esaltato» fino alla Signoria, alla gloria di Dio Padre: «Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò «tesoro incondivisibile» la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma di schiavo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce». L’abbassamento (Kenosis) di Gesù fino alla croce è fatto di cinque scalini: «spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo, divenendo simile agli uomini, umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte»; ma proprio in Croce il Padre costituisce il Figlio, Dio uomo, «Signore» con tutta l’umanità che si è conquistata e che lo «guarda», gli aderisce con fede: «Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra d’ogni altro nome; perché nel “nome” di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre» (Seconda Lettura, Fil 2, 6-11). Sulla croce Gesù regna con il suo popolo, ha il titolo regale di «Signore», lo stesso nome impronunciabile di Dio: Jhwh.

3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
Dopo l’ascolto della Parola, l’assemblea celebrante risponde ripetendo il suo amore per l’amore di Dio che in Cristo sulla croce condona il peccato dell’umanità; lo ripete per bocca del sacerdote in persona dello stesso Cristo Signore: tu ci purifichi, o Padre, da ogni colpa per il sacrificio di Cristo tuo Figlio; ebbene, noi «guardiamo» a questa sua croce, aderiamo pienamente al suo sacrificio e lo esprimiamo con l’«imperativo di adesione»: “«Ci purifichi», o Padre, da ogni colpa, il sacrificio del Cristo tuo Figlio, che sull’altare della Croce espiò il peccato del mondo”. Cristo tuo Figlio può espiare pienamente per noi, perché egli è Dio con te e «vive e regna nei secoli dei secoli” (Sulle Offerte).

4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:

«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, che non considera tesoro in condivisibile la sua uguaglianza con te, ma spoglia se stesso, si fa uomo, prende la veste di schiavo, si abbassa fino alla morte di croce, come un malfattore, per noi. Donde sorgeva la morte, di là è risorta la vita; dall’albero del paradiso il demonio traeva vittoria, dall’albero della croce è stato sconfitto, per l’amore di Cristo nostro Signore (Prefazio).

Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione: Sia presente in mezzo a noi Gesù che dona se stesso: ci fa conoscere il mistero d’amore, che lo spinge a espiare il peccato del mondo sull’altare della Croce.

Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù, e ci fa vivere il suo mistero d’amore. Elevato da terra, con il suo amore, dalla croce ci attira a sé; e noi guardiamo a lui, crediamo in lui, che ci fa vivere la sua stessa vita gradita a te fin da questa nostra esistenza quotidiana.

Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo; trasformati dal suo Spiritiche scaturisce dalla croce, diveniamo in Cristo veicolo e tramite di trasformazione per tutto il mondo, a cominciare da quanti tu ci metti accanto.

«Glorifichiamo» perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, da quanti nutriti e rinnovati dal sacrificio della Croce in questa mensa eucaristica, giungono alla gloria della risurrezione, in Cristo Gesù.

5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Con la sua croce, con il dono della vita, del suo corpo e del suo sangue, Gesù Cristo salva tutti i peccatori. Beati gli invitati alla cena del Signore: venite, riconoscete il Signore morto e risorto; ricevendo la comunione, proclamate il vostro Amen per la gloria di Dio Padre.
“Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me”, dice il Signore; e ora ci attira, ci nutre e ci rende capaci del suo amore per tutti. Noi crediamo nel Figlio di Dio; non moriamo, ma abbiamo la vita che ci ha promesso.
Dio che ci ha manifestato la grandezza del suo amore nella passione del suo Figlio, ci faccia gustare la gioia dello Spirito nell’umile servizio dei fratelli.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es.:
L’Esaltazione:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: l’esaltazione, di chi aiuta gli altri;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: l’esaltazione, d’un simbolo, il serpente che richiama il Signore.
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: l’esaltazione, di Gesù che si è abbassato fino alla morte in croce;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: l’esaltazione, dei fedeli che aderiscono all’amore di Gesù;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: l’esaltazione, di tutti i fedeli nella gloria della risurrezione.

Preghiamo:
O Cristo, noi ti adoriamo, e ti benediciamo, perché con la tua croce hai redento il mondo; fa’ che tutti ti acclamiamo “Signore, nostra salvezza”. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).