14/12/2003 – AVVENTO – ANNO C – 3 DOMENICA – 2003
III DOMENICA DI AVVENTO
Anno C – 14 dicembre 2003
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti me ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
“I fedeli leggano almeno i testi della messa, in famiglia o in privato” (PCFP 13). – Fa crescere “ascolto e risposta” in tutti noi, Signore! (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi la voce LETTURE nel sito.
MEDITAZIONE – RILETTURA
Il Signore parla di se stesso, “Buona Notizia” nel vangelo; “compimento delle promesse”, della prima lettura; “fondamento della chiesa”, nella seconda lettura: Gesù rivela ciò che sta facendo in noi. – Facci conoscere la tua opera, Signore, mentre rileggiamo vangelo, I e II lettura alla luce del “versetto al vangelo”:
Lo Spirito del Signore è su di me, mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri. Alleluia.
CELEBRAZIONE – VITA
Il Signore Gesù si rende presente! Con lo Spirito e la Sposa diciamo: “Vieni, Signore Gesù!”. E Gesù risponde: “Sì, ecco, io vengo” (Apc. 22,17s). È in atto l’azione di Gesù nella messa e nella vita di ciascuno (Cfr PNMR 55, f): Gesù in noi continua a offrirsi al Padre per tutti. Antifona alla Comunione:
Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il buon frumento nel suo granaio.
Rallegrati sempre nel signore, tu buon frumento del suo granaio.
Tu sei in Cristo: sei nella gioia. La gioia che deriva dalla presenza di Gesù nel nostro vivere quotidiano (vangelo). La gioia anche nella tribolazione per la presenza di Dio (prima lettura). Gioia e gratitudine e confidenza nel Signore Gesù agente in noi (seconda lettura). Gridiamo giulivi: Egli è grande in mezzo a noi. – Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di darvi la mia gioia come ho promesso: “Vengo a voi perché abbiate la mia gioia, e la vostra gioia sia perfetta”; nel simbolo dell’immersione nello Spirito/Amore. – «Ecco, Dio è la mia salvezza; io confiderò, non avrò mai timore, perché mia forza e mio canto è il Signore; egli è stato la mia salvezza».
Rallegrati: tu impari da me a condividere i beni. “Che cosa dobbiamo fare?”, chiedono a Giovanni Battista le folle, i pubblici peccatori e i soldati venuti da lui per farsi battezzare. E Giovanni risponde: “Chi ha, dia a chi non ha”, “Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato”, “Contentatevi delle vostre paghe”. Avevano chiesto “Che cosa dobbiamo fare?”. E’ la stessa domanda dei primi convertiti dalla predicazione di Pietro a Pentecoste. La stessa è fatta nel Battesimo alle porte della Chiesa: “Che cosa chiedete?”. Giovanni Battista, Pietro e la chiesa tutta mostrano che la «gioia» si ha attraverso quella condivisione dei beni che si accontenta del necessario: dei beni materiali come segno di ogni bene. Il rapporto con Dio si manifesta nel buon rapporto con i fratelli.
“Esigete quanto è stato fissato”. Risponde Giovanni alla domanda dei peccatori: “Maestro, che dobbiamo fare?”. «Gioia» suppone giustizia. L’esempio degli esattori di tasse a non richiedere più di quanto è fissato vale per ogni situazione sociale.
“Accontentatevi del vostro” dice in fine Giovanni ai soldati che chiedono: “E noi che dobbiamo fare?”: la «gioia» è frutto di amore come non-violenza.
In tutte e tre le risposte Giovanni non annuncia cerimonie penitenziali, ma compimento di gesti verso il prossimo. Giovanni ha lasciato tutto, si è ritirato nel deserto, ma non domanda alle folle, agli esattori di tasse, ai soldati di abbandonare il lavoro; dice di compiere bene il loro dovere, con amore, giustizia e pace. Nessuna occupazione o lavoro sono per se stessi impedimento alla salvezza; possono essere fonte di gioia; tutti devono accogliere il dono di Dio nella propria esistenza.
L’amore solidale, la giustizia e la non-violenza sono scritti dentro ciascuno/a, rappresentato/a da folla, peccatori, soldati; sono anche nella legge dell’Ant. Test., e Gesù li porta a compimento con una forza tutta nuova; infatti l’amore di solidarietà, la giustizia, la non-violenza sono frutto dello Spirito Santo, vero dono di “amore, giustizia e pace”: Egli rileva i peccati e li brucia nel fuoco. – Vieni in mezzo a noi, Dio della gioia!
Rallegrati per la venuta di Dio nel tuo vivere quotidiano. “Il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo”. Il popolo riconosce intimamente la verità delle parole di Giovanni nella vita quotidiana, e pensa che sia lui il Messia in sintonia con Dio e mandato da lui. Il popolo dichiara indirettamente di riconoscere Dio che parla nel cuore e che Giovanni è suo migliore messaggero. Ma Giovanni dichiara che il Messia dà la capacità di compiere ciò che ispira, mentre lui non è il Messia vivificante dall’interno che loro si attendono, capace cioè di attuare ciò che fa sentire loro nell’intimo come giusto; lui è solo uno che richiama e prepara la sua venuta, suscitando la supplica: Vieni, Signore: tu sei la mia forza e il mio canto.
Rallegratevi sempre nel Signore: egli vi immerge nel suo Spirito di Amore. “Viene uno più forte di me; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”. Vi rende capaci di fare ciò che vi dà di desiderare. Il popolo attende e s’interroga su Giovanni; attesa operosa che fa passare all’azione; sentono bisogno del Salvatore; sono disposti ad accoglierlo; in questo consiste il loro agire: in una disponibilità; è una attività impegnativa! E Giovanni dice di non essere il Messia; ma quello che è, “senza aggiungere nulla”; come ha detto agli altri di fare; contrappone il suo Battesimo di acqua al Battesimo ben superiore di Gesù in Spirito Santo e fuoco. Il fuoco evoca il giudizio, che prima è pulizia del peccato, alla venuta di Gesù mediante la misericordia; poi è raccolta dei fedeli nel regno, alla venuta di Gesù. È comunque un’attività analoga all’amore dello sposo e della sposa: una carne sola, un tutt’uno nella stessa persona umana, Gesù e te immersa/o in lui. La superiorità di Gesù apre la nuova economia di salvezza, che Egli realizza in se stesso e continua in te. Giovanni. annunziava la buona novella: Gesù è la buona novella di gioia per amore, giustizia e pace, radicati nella storia d’Israele e nella singola coscienza umana. – Vieni in mezzo a noi, Dio della gioia!
Alleluia, viene in mezzo a noi il Dio della gioia.
Rallegrati sempre nel Signore, tu buon frumento del suo granaio.
Rallegratevi sempre nel Signore, che gioisce per voi. “Gioisci, esulta, rallegrati”; la prima lettura sottolinea l’aspetto da prendere in considerazione nel Vangelo; Gesù come gioia per la Chiesa, raffigurata in Sion, Israele, Gerusalemme; abbraccia tutti i sentimenti dell’essere umano. Motivo di gioia è il condono: “Il Signore ha revocato la condanna”; e ha vinto il nemico; tuo Re è il Signore. Anche se Israele è debole, povero, in rovina, può sperare per il suo sovrano invincibile, che ama il suo popolo, e ha posto in lui la sua dimora: “in mezzo a te”, dentro di te. “Non temere”: è sinonimo di gioia; per la presenza del Signore. L’uomo può rallegrarsi fin d’ora per le cose future che accadranno sulla scia della storia passata. La gioia nasce dalla fine della paura per il giorno del Signore annunciato come “giorno d’ira, angoscia, afflizione, rovina, sterminio, tenebre, caligine, nubi, oscurità, squilli di tromba e di allarmi” contro il nemico. “Il tuo Dio è salvatore potente”. Ragione d’esultanza è Dio presente come Signore e Salvatore potente: “Esulterà per te, ti rinnoverà, si rallegrerà con grida di gioia”; ti perdona ed è in mezzo a te come uno che ti ama e ti rinnova con il suo amore, ti fa stare sempre giovane; “Esulterà, si rallegrerà per te, griderà come nei giorni di festa”. Interessante! Il Signore che si rallegra per te, che sta dalla parte tua, e gode per il tuo bene, non è contro di te il tuo Signore! Se ti vede vivere è contento; anzi, sua gioia è proprio darti vita, farti star bene, vederti opera sua; così nasce la gioia in noi, nella Chiesa: poggiata in Dio. – Vieni in mezzo a noi, Dio della gioia!
Rallegratevi sempre nel signore, voi che celebrate e vivete l’eucaristia. Il contesto liturgico interpreta in modo cristiano e attualizza il testo profetico: destinataria dell’invito alla gioia è l’assemblea stessa, la comunità ecclesiale; la promessa escatologica della vittoria divina che cambia la sorte si riconosce realizzata nell’incarnazione del Figlio di Dio, evento determinante che ha portato il Signore ad essere «in mezzo» al suo popolo, come vero tempio. La presenza, dunque, del bene amato è fonte della gioia: la presenza del Cristo in mezzo al suo popolo permette alla comunità di sperimentare la travolgente gioia annunciata dal profeta.
Alleluia, viene in mezzo a noi il Dio della gioia.
Rallegrati sempre nel signore, tu buon frumento del suo granaio.
Rallegratevi sempre nel signore: con una moltitudine di fratelli e sorelle da lungo tempo. Questo testo è un classico della 3ª domenica d’Avvento: da secoli, infatti, l’antifona d’ingresso per questo giorno contiene i vv. 4-5 e dalla prima parola della versione latina è derivato anche il nome «Gaudente» tradizionalmente attribuito a questa domenica. Conviene ripetere che quando Paolo scrive questo testo sta attraversando un periodo molto difficile della sua vita: eppure riesce a esprimere ai cristiani di Filippi un entusiasmo e una Serenità che hanno del prodigioso. Testimonia con la sua esperienza la grande profondità della gioia cristiana: non un superficiale moto di piacevole allegrezza, ma lo stato profondo, il modo di essere costante di chi sperimenta di non essere solo, ma in compagnia del Signore. E infatti la pace di Dio che custodisce i cuori e i pensieri del fedeli: in modo che sorpassa ogni intelligenza, nonostante i travagli e le sofferenze, il cuore di Paolo gode di una pace divina.
Forte delta sua situazione, l’apostolo propone ai suoi destinatari di sperimentare la stessa profonda relazione, abbandonandosi con fiducia nelle mani di Dio, senza angustia e con affabilità. Proprio questo «atteggiamento affabile» viene presentato come nota distintiva del cristiano: tutti gli uomini possono riconoscere una condizione particolare, come tutti quelli che erano nel pretorio notavano in Paolo una serenità straordinaria, al punto che l’apostolo ritiene molto proficua la sua incarcerazione (cfr. Fil 1,12-14). – Vieni in mezzo a noi, Dio della gioia!
«Ral1egratevi nel Signore, sempre: ve lo ripeto ancora, rallegratevi: il Signore è sempre vicino». Con enfasi colloquiale ripete lo stesso imperativo e poi ne spiega la motivazione: «Il Signore è vicino». Il contesto d’Avvento non deve trarci in errore: il senso di queste parole non e cronologico; Paolo non sta dicendo che e imminente la venuta gloriosa del Signore e noi non possiamo dire di essere contenti perché e vicino il 25 dicembre! La vicinanza del Signore è esistenziale: egli «è-con» noi, e presente alla nostra vita ed è solidale con le nostre vicende
Come dicevano i profeti della gioia: è in mezzo a noi, ma anche nel nostro seno, più intimo a noi di noi stessi.La Chiesa vive dell’azione di Gesù suo Capo, che nella celebrazione eucaristica attua in noi ciò che ha compiuto in se stesso; questo il centro e motivo di tutta la gioia di Paolo, che lo ripete come fondamento della Chiesa di Filippi, prima comunità europea, fondata da lui. – Vieni in mezzo a noi, Dio della gioia!
Rallegratevi sempre nel signore: voi non solo credete, ma avete la grazia di soffrire con lui. “Il Signore è vicino”. La gioia si traduce in affabilità ad immagine del Signore agente in noi. “Esponete a Dio le vostre richieste, e la pace di Dio custodirà cuori e pensieri in Cristo”. Alla gioia si contrappongono preoccupazioni di vita. Paolo come Sofonia parla di gioia in mezzo a sofferenze, nella prigionia; le “necessità” ci sono, ma svestite dall’angoscia mortale. Il colloquio stabilito da Dio nel culto è fatto “con ringraziamenti, suppliche e preghiere”: preghiera eucaristica nella vita del fedele che conserva tutto nel suo cuore. Solo con tale preghiera permane la gioia in ogni occupazione quotidiana. – Grazie, o Padre, per il pane naturale e sopra-sostanziale: Gesù, nostra pace, gioia, esultanza oltre ogni intelligenza, doni frutto di Grazia; così possono coesistere dolore e «pazienza» in conformità alla Passione del Signore.
Alleluia, viene in mezzo a noi il Dio della gioia.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica, per es. del Vers. Resp.:
Alleluia, viene in mezzo a noi il Dio della gioia,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
egli è il lieto annunzio di salvezza;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
con il pane e vino ci rinnova in Cristo;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
umile espressione della nostra gioia;
intercessione: per tutti vivi e defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
come buon frumento nel tuo granaio;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria:
di nuova creazione in Cristo, per lo Spirito Santo.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es.: La Gioia:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: la gioia, dalla pace, in ogni occupazione;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: la gioia, in Dio, che gioisce del suo popolo;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: la gioia, Gesù, lieto annunzio di salvezza;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: la gioia, nell’affabilità del Signore vicino;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: la gioia, del popolo, “frumento nel granaio” di Dio.
Preghiamo:
O Padre, il tuo Spirito su Gesù, porta il lieto annunzio ai poveri; fa’ che sia in mezzo a noi Signore della Gioia. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).