15/04/2007 – T. PASQUALE – ANNO C – 2 DOMENICA – 2007
Preparazione alla celebrazione della messa.
2ª DOMENICA DI PASQUA.
Anno C – 15 Aprile 2007
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
TESTI e MEDITAZIONE.
TESTI
Antifona d’Ingresso 1 Pt 2,2
Come bambini appena nati, bramate il puro latte spirituale, che vi faccia crescere verso la salvezza. Alleluia.
Oppure: Cf 4 Esd 2,36-37
Entrate nella gioia e nella gloria, e rendete grazie a Dio, che vi ha chiamato al regno dei cieli. Alleluia.
Colletta
Dio di eterna misericordia, che nella ricorrenza pasquale ravvivi la fede del tuo popolo, accresci in noi la grazia che ci hai dato, perché tutti comprendiamo l’inestimabile ricchezza del Battesimo che ci ha purificati, dello Spirito che ci ha rigenerati, del Sangue che ci ha redenti. Per il nostro Signore…
Anno C:
O Padre, che nel giorno del Signore raduni il tuo popolo per celebrare colui che è il Primo e l’Ultimo, il Vivente che ha sconfitto la morte, donaci la forza del tuo Spirito, perché, spezzati i vincoli del male, ti rendiamo il libero servizio della nostra obbedienza e del nostro amore, per regnare con Cristo nella gloria. Egli è Dio.. .
Prima Lettura At 5, 12-16
Aumentava il numero di coloro che credevano nel Signore.
DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI
Molti miracoli e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone; degli altri, nessuno osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava.
Intanto andava aumentando il numero degli uomini e delle donne che credevano nel Signore fino al punto che portavano gli ammalati nelle piazze, ponendoli su lettucci e giacigli, perché, quando Pietro passava, anche solo la sua ombra coprisse qualcuno di loro.
Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti immondi e tutti venivano guariti.
Salmo Responsoriale Dal Salmo 117
ABBIAMO CONTEMPLATO, O DIO, LE MERAVIGLIE DEL TUO AMORE.
Celebrate il Signore, perché è buono, / perché eterna è la sua misericordia.
Dica Israele che egli è buono: / eterna è la sua misericordia. R/
Lo dica la casa di Aronne: / eterna è la sua misericordia.
Lo dica chi teme Dio: / eterna è la sua misericordia. R/
La pietra scartata dai costruttori / è divenuta testata d’angolo;
ecco l’opera del Signore: / una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno fatto dal Signore: / rallegriamoci ed esultiamo in esso. R/
Dona, Signore, la tua salvezza, / dona, Signore, la vittoria!
Benedetto colui che viene / nel nome del Signore.
Vi benediciamo dalla casa del Signore; / Dio, il Signore è nostra luce. R/
Seconda Lettura Ap 1, 9-11.12-13.17.19 Io ero morto, ma ora vivo per sempre.
DAL LIBRO DELL’APOCALISSE DI SAN GIOVANNI APOSTOLO
Io, Giovanni, vostro fratello e vostro compagno nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesù, mi trovavo nell’isola chiamata Pàtmos a causa della parola di Dio e della testimonianza resa a Gesù.
Rapito in èstasi, nel giorno del Signore, udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: «Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese».
Ora, come mi voltai per vedere chi fosse colui che mi parlava, vidi sette candelabri d’oro e in mezzo ai candelabri c’era uno simile a figlio di uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro.
Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la destra, mi disse: «Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli ìnferi. Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle che sono e quelle che accadranno dopo».
SEQUENZA (Facoltativa)
Alla vittima pasquale, s’innalzi oggi il sacrificio di lode. / L’agnello ha redento il suo gregge, /
l’Innocente ha riconciliato noi peccatori col Padre.
Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello. / Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa.
«Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?». / «La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto, / e gli angeli suoi testimoni, il sudario e le sue vesti. / Cristo, mia speranza, è risorto; e vi precede in Galilea».
Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto. / Tu, Re vittorioso, portaci la tua salvezza.
Canto al Vangelo Gv 20,29
Alleluia, alleluia.
Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto: / beati quelli che pur non avendo visto, crederanno.
Alleluia.
Vangelo Gv 20, 19-31
Otto giorni dopo, venne Gesù.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI.
La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non mett0o la mia mano nel suo costato, non crederò».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».
Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Sulle Offerte
Accogli con bontà, Signore, l’offerta del tuo popolo [e dei nuovi battezzati]: tu che ci hai chiamati alla fede e rigenerati nel Battesimo, guidaci alla felicità eterna. Per Cristo nostro Signore.
Prefazio Pasquale I
Cristo agnello pasquale
È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, proclamare sempre la tua gloria, o Signore, e soprattutto esaltarti in questo giorno nel quale Cristo, nostra Pasqua, si è immolato.
È lui il vero Agnello che ha tolto i peccati del mondo, è lui che morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita.
Per questo mistero, nella pienezza della gioia pasquale, l’umanità esulta su tutta la terra, e con l’assemblea degli angeli e dei santi canta l’inno della tua gloria: Santo, Santo, Santo il Signore…
Antifona alla Comunione Cf Gv 20,27
«Accosta la tua mano, tocca le cicatrici dei chiodi e non essere incredulo, ma credente». Alleluia.
Dopo la Comunione
Dio onnipotente, la forza del sacramento pasquale che abbiamo ricevuto continui a operare nelle nostre anime. Per Cristo nostro Signore.
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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. Tempo Pasquale – Anno C – 02ª Domenica – 18/04/2004); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:
I DISCEPOLI CREDETTERO PER ESPERIENZA, NOI PER TESTIMONIANZA.
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, culmine e fonte della Vita.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Dalla vita alla festa della vita: formiamo una comunità, prendiamo coscienza di essere riuniti e preparati da Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
In persona di Gesù lo Preghiamo: “O Padre, donaci la forza del tuo Spirito, perché ti rendiamo il libero servizio del nostro amore, per regnare con Cristo nella gloria.
Come bambini appena nati, bramiamo il puro latte spirituale, che ci fa crescere verso la salvezza. Alleluia. Entriamo nella gioia e nella gloria, e rendiamo grazie a Dio, che ci ha chiamato al regno dei cieli. Alleluia. Oggi Gesù appare in mezzo a noi riuniti nel suo nome. Il saluto di pace (shalom), che Gesù ci rivolge mediante il sacerdote, realizza, adempie in noi la pace che Gesù stesso è, ci fa crescere individualmente secondo il suo modo di pensare secondo Dio, ci forma in comunità nuova: con l’esperienza del Risorto presente, ognuno cresce con l’aiuto degli altri, e a sua volta arricchisce gli altri, come giunture nello stesso corpo in sviluppo fino all’età matura di Cristo risorto. “Accresci in noi, o Dio, la grazia che ci hai dato, perché tutti comprendiamo l’inestimabile ricchezza del Battesimo che ci ha purificati, dello Spirito che ci ha rigenerati, del Sangue che ci ha redenti”. Questo nostro raduno nel giorno del Signore, è opera di Dio nostro Padre, «per celebrare colui che è il Primo e l’Ultimo, il Vivente che ha sconfitto la morte»: “Donaci la forza del tuo Spirito, o Padre, perché, si spezzino i vincoli del male”, e noi possiamo aderire pienamente al tuo amore. Per Cristo nostro Signore. Amen.
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo quindi la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.
Richiamiamo la Parola, cioè persona, messaggio e attività di Gesù.
IL RISORTO DONA LO SPIRITO, I PECCATI SONO RIMESSI, NOI SPERIMENTIAMO DIO. «La sera di quello stesso giorno…, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Gesù saluta due volte, dicendo: “Pace a voi!”. Con il primo saluto Gesù prende contatto con i suoi discepoli, con il secondo promette loro la felicità, la pace, Shalom, se stesso, piena realizzazione dell’esistenza umana in Dio. Felicità da ricevere e trasmettere: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. “Entrando in una casa dite: Pace a voi”. Gesù dona la condizione per realizzare questa vita nuova, dona lo Spirito, accompagnandolo con il gesto di un soffio, a significare una nuova creazione: «Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo”». È il soffio che ha dato vita ad Adamo: «Il Signore Dio plasmò l’uomo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente» (Gen 2). Ora Gesù alita sui suoi discepoli e diventano Chiesa, per opera dello Spirito Santo. Gesù «trasmise lo Spirito» la prima volta sulla croce; ora lo dona ai discepoli nel Cenacolo. La terza volta lo ridona nel cenacolo a Pentecoste (Atti 2). La quarta volta Dio dona lo Spirito in casa di Cornelio (Atti 10). Gesù precisa: «“A chi rimetterete i peccati saranno rimessi – da Dio – e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”» da Dio. Il peccato ha portato la morte. Ora lo Spirito elimina il peccato e ridona la vita in modo più meraviglioso. È la nuova creazione che Gesù ha portato nel mondo. Essa consiste in un cuore nuovo, come preghiamo nel salmo 50: “Crea, = barà, in me, o Dio, un cuore nuovo”; come «in principio hai creato – dal nulla, barà – il cielo e la terra» (Genesi 1,1). Esperienza nuova, attuale, frutto di un innesto, nostro, nella persona e nella vita di Gesù. È il battesimo, che suscita in noi una nuova mentalità, un «convertirci» (metà-noùs, = oltre mente), un andare «oltre il nostro pensare secondo gli uomini»; e ci fa pensare secondo Dio. La persona che si converte, scopre i meccanismi che la spinge a sbagliare. Dio ci rifa nuovi e noi non siamo più quelle persone di prima, che hanno sbagliato. Il perdono è un’esperienza che anticipa il mondo nuovo, la creazione del Risorto; non è un senso di colpa per il passato che non esiste più, ma è «attuale novità di Vita». Noi la chiediamo al Padre, dicendo: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano, epioùsion = «del domani»”, un segno della realtà che già possediamo. In questo racconto delle apparizioni di Gesù, come negli altri, si scopre il Risorto con segni concreti e personalizzati: nome, abbraccio, miracoli, di pesci pescati e cotti, partecipazione («portate del pesce pescato or ora»). La conoscenza avviene mediante segno e parola personalizzata. Anche noi oggi ci accorgiamo di Gesù risorto, in seguito a segni e parole, che ne spiegano il senso, proprio come loro. Precede l’incomprensione, segue dubbio con gioia, in fine proviamo gioia nel vedere il Signore.
«Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò». Tommaso ha due possibilità di credere: una, mediante segni, come gli altri apostoli che vedono il corpo di Gesù con i segni dei chiodi; l’altra, mediante la testimonianza, per esempio di un cambiamento avvenuto nei discepoli che hanno visto Gesù risorto. Nel primo caso Tommaso sceglie di essere fra i dodici, nel secondo egli è un assente all’apparizione di Gesù, come noi. Tommaso sceglie di essere fra quelli che vedono i segni, e dice: ma, se non «vedo i segni» come posso credere? Gesù non lo rimprovera; dichiara «beati» quelli che credono senza vedere.
«Otto giorni dopo»: è un racconto tardivo che attesta una liturgia ritmata, fino ai nostri temi, sulla prima apparizione. «I discepoli erano di nuovo in casa. C’era con loro anche Tommaso», che non è allontanato dal gruppo perché non crede. In altri tempi, prima della passione di Gesù, Giovanni impediva a «uno» di scacciare i demoni, perché «non era uno dei nostri» (Mc 9,38ss), dice a Gesù. Un altro cambiamento straordinario, ancora nel «discepolo che Gesù amava», si può vedere nell’ultima cena, quando Gesù gli rivela chi l’avrebbe tradito, e Giovanni non lo dice a Pietro, ma assume verso Giuda lo stesso atteggiamento di Gesù (cfr Gv 13,24-30). Sono testimonianze simili a questa verso Tommaso, accolto dal gruppo anche se non crede, testimonianze degne di fede. Ma Tommaso ha scelto la via dei segni: è preferito essere uno dei dodici.
«Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». Tommaso non stende la mano e non la mette nel costato, ma risponde dicendo: «Mio Signore e mio Dio!». È la confessione più alta di tutto il nuovo testamento». Tommaso rappresenta la sintesi tra ragione, sentimento e fede. In nessuno c’è, né ci deve essere, solo ragione o sentimento o fede; ma in ciascuno ci sono tutti e tre questi aspetti. Abbiamo bisogno di sentimento, viviamo per ciò che sentiamo, non per ciò che comprendiamo prima di sentire. Sarebbero supposizioni, e non si vive di supposizioni. Al sentimento segue il ragionamento e poi la sincerità della fede: dell’accoglienza. L’impeccabilità vale come «tensione verso il miglioramento», non come «realtà acquisita». Non funziona la ragione senza sentimento, da una parte, e senza fede, dall’altra. Ciascuno è ragione e sentimento in vista di accogliere il bene, il meglio: in vista della fede. Ma bisogna precisare che l’Intuizione è sentimento, su cui si basa il ragionamento. Quindi, prima conoscenza è l’intuizione, seconda conoscenza è il ragionamento, che in Tommaso sfocia nella fede: “Mio Signore e mio Dio”. A tutti, come a Tommaso, è dato d’intuire ai dati positivi e buoni – segni, testimonianze -. Si sceglie poi di approfondire con il ragionamento e di accogliere, come Tommaso. Da buon ebreo Tommaso conosce il primo comandamento: “Amerai il Signore tuo Dio”, e ragiona: Gesù è Javè. Tommaso chiama Gesù “mio Javè e mio Dio”. Al tempo di Giovanni evangelista questa fede diventa «professione di fede battesimale». Solo Gesù Cristo è il Signore = Javè – Kùrios che ha l’ultima parola su tutto. A lui merita che io doni tutto me stesso. Da lui tutto prende significato: “Mio Signore e mio Dio!”.
Gesù gli dice: «Perché mi hai veduto, hai creduto”, come tutti gli altri apostoli. «Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!» per testimonianza. I primi discepoli vedono una traccia, come del fazzoletto piegato… Tommaso vede il corpo di Gesù Nazzareno, e tutti possono professare: “Abbiamo visto il Signore!”. Noi crediamo per testimonianza di costoro, non per segni come loro, nel Dio di Gesù che non finisce mai. In questo mondo tutto finisce. Gesù rimane in eterno. Il risorto non appartiene a questo mondo. Possiamo avere dei segni, che si chiamano tracce, del suo mondo, con il perdono ricevuto e dato. Piccoli segni o tracce del Risorto (vedi prima lettura): miracoli, perdono, contraccambio del male col bene, condivisione, … E “molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro”. Questi bastano per la fede e per la vera vita: “Perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome”.
Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
LA FEDE IN TUTTI PER LA TESTIMONIANZA DEGLI APOSTOLI.
«Molti miracoli e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli». L’Antico Testamento è profezia di quanto si compie in Gesù. Gli Atti degli apostoli compiono quanto dicono i vangeli. Il testo precisa: «Tutti erano soliti stare insieme; degli altri, nessuno osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava» per questa straordinaria qualifica di comunione, che si riscontra nei discepoli; qualifica che attira e spinge altri ad accettare il segno e a credere nel Signore Gesù. I miracoli mostrano una realtà nuova, divina, la comunione, che anche noi chiederemo al Padre per opera dello Spirito Santo con l’epiclesi consacratoria, dicendo: “Per la comunione al corpo e sangue di Cristo, lo Spirito Santo ci riunisca in un solo corpo”. È un’invocazione sull’assemblea come sui doni del pane e del vino. Così aumenta, «andava aumentando, il numero degli uomini e delle donne che credevano nel Signore, fino al punto che portavano gli ammalati nelle piazze». Si moltiplicano i segni straordinari della presenza del Risorto.
La comunione dei discepoli investe tutta la realtà, compresa l’«ombra» della persona in comunione, capace di suscitare meraviglia e guarigioni nei bisognosi: anche «solo l’ombra di Pietro» che passa, copre e guarisce malati. È Fede che si trasmette per testimonianza: «Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando ammalati e persone tormentate da spiriti immondi, e tutti erano guariti», mentre Pietro tiene lo sguardo fisso su Gesù, causa di comunione e di salvezza per quanti credono in lui.
Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
ABBIAMO CONTEMPLATO, O DIO, LE MERAVIGLIE DEL TUO AMORE.
Anche noi siamo raggiunti dalla Grazia sanatrice di Cristo, che ci fa desiderare in tutti lo stesso dono, acclamando: “Celebrate il Signore, perché è buono, / perché eterna è la sua misericordia.
Dica Israele che egli è buono: / eterna è la sua misericordia. Lo dica la casa di Aronne: / eterna è la sua misericordia. Lo dica chi teme Dio: / eterna è la sua misericordia”.
Riconosciamo la fonte di questa Grazia: “La pietra scartata dai costruttori / è divenuta testata d’angolo; ecco l’opera del Signore: / una meraviglia ai nostri occhi. Questo è il giorno fatto dal Signore: / rallegriamoci ed esultiamo in esso”.
Solo e sempre Gesù è l’unico fondamento della nostra salvezza per noi e per tutti, per questo continuiamo ad acclamare: “Dona, Signore, la tua salvezza, / dona, Signore, la vittoria! Benedetto colui che viene / nel nome del Signore. Vi benediciamo dalla casa del Signore; / Dio, il Signore è nostra luce”.
Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
IO ERO MORTO, MA ORA VIVO PER SEMPRE.
Il discepolo di Gesù rumina sempre la parola del Maestro risorto: “Io ero morto, ma ora vivo per sempre”. La lettera agli Ebrei è sforbiciata per rilevare «il giorno del Signore», che la Chiesa celebra «ogni otto giorni», per avere la forza di vivere sulle orme di Gesù: come Tommaso scopre Gesù, mentre sono «tutti ancora insieme», così anche noi, fra «le sette chiese», stiamo insieme e sperimentiamo Gesù «in mezzo a noi», «in mezzo ai sette candelabri d’oro», lui, Gesù «simile a figlio di uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro». Giovanni, nostro fratello e nostro compagno nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesù, nell’isola chiamata Pàtmos, «a causa della parola di Dio e della testimonianza resa a Gesù»; noi nel posto in cui Gesù ci ha messi.
Il Risorto annunzia un messaggio alla sua comunità: “Non temere”. Trecentosessantacinque volte nelle Scritture: messaggio valido ogni giorno, per tutti i duemila anni dell’antico testamento, come nei settant’anni del nuovo testamento. «Non temere» è l’identità del Risorto che rivela il Dio della storia. Abbiamo paura di un Dio costruito da noi. Gesù, «posando su di me la destra, mi disse: “Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra l’oltre tomba. Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle che sono e quelle che accadranno dopo”, perché nulla esiste fuori di me.
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
Tommaso ha creduto perché ha vesto il Signore; noi siamo «beati» perché crediamo alle testimonianze di Tommaso e di quanti l’hanno visto. “Accogli con bontà, Signore, l’offerta del tuo popolo: tu ci hai chiamati alla fede e rigenerati nel Battesimo, guidaci alla felicità eterna. Per Cristo nostro Signore”.
4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, che è ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode, diciamo al Padre i sentimenti che lui stesso ha suscitato in noi.
«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, in lui ci hai rigenerati a una speranza viva. È lui il vero Agnello che ha tolto i peccati del mondo, è lui che morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita.
Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione: Gesù in mezzo a noi infatti ci comunica il tuo Spirito che ci trasforma in uno solo.
Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù; e noi con lui offriamo il suo sacrificio a te gradito: egli accresce in noi la fede come negli apostoli.
Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo; chiamati alla fede, rigenerati nel battesimo, chiediamo per tutti il Bene che procuri a noi.
«Glorifichiamo» perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità amata e guidata alla felicità eterna da Cristo presente in mezzo a noi riuniti nel suo nome.
5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Padre, come figli pieni di Gioia, rinati a vita nuova nello Spirito, ci rivolgiamo a te con le parole che Gesù stesso mette sulle nostre labbra.
Il Signore Gesù non c’invita ad accostarci e a toccare, come ha fatto con Tommaso: «Accosta la tua mano, tocca le cicatrici dei chiodi e non essere incredulo, ma credente». A noi Gesù rivolge l’invito a mangiare e a bere il suo corpo e il suo sangue. Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, donaci la tua pace, donaci te stesso: suscita in noi la tua vita, mediante la linfa dello Spirito Santo. “Dì soltanto una parola: vi lascio la pace, vi do la mia pace, e io sarò salvato”. “Dio onnipotente, la forza del sacramento pasquale che abbiamo ricevuto continui a operare nelle nostre anime. Per Cristo nostro Signore”. Grazie, Padre, per la forza di questa Eucaristia; accresce la nostra comunione con tutti in te e nel Signore Gesù. Nella gioia del Cristo risorto, portiamo a tutti la pace e il perdono che da lui qui abbiamo ricevuto.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Meraviglia di Comunione:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: meraviglia di comunione, in persone mosse dallo stesso ideale;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza meraviglia di comunione, in genti costituite da Dio in un solo popolo;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: meraviglia di comunione, tra il Figlio e il Padre nella missione salvifica del mondo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: meraviglia di comunione, in mandati da Gesù come suo corpo nel mondo;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. meraviglia di comunione, in tutti gli uomini rigenerati a vita nuova.
Preghiamo: O Padre, che in Cristo tuo Figlio dichiari beati quelli che pur non avendo visto crederanno; fa’ che il tuo popolo contempli le meraviglie del tuo amore. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).