15-08-2011-AssunzioneBVM

15/08/2011 – SOLENNITÀ DELLA B.V. MARIA ASSUNTA IN CIELO

INCONTRO ANIMATORI GRUPPI LITURGICI PARROCCHIALI – 15 08 2011 – ASSUNZIONE di MARIA VERGINE -Traccia.

“O Dio, tu hai innalzato alla Gloria del cielo in corpo e anima l’immacolata Vergine Maria”.
Nella Scrittura non si racconta l’assunzione di Maria, non ci sono brani che parlino di questo fatto. Ma la liturgia sceglie dei testi che possono aiutare la comprensione del mistero che celebriamo. Mistero non nel senso di cosa che non si capisce, ma di opera progettata da Dio, e realizzata per la nostra salvezza. Maria, come ogni persona umana, ha terminato il suo cammino terreno, ed è morta. Ma la sua morte partecipa pienamente della risurrezione del Figlio, e quindi viene in un modo unico e singolare glorificata, come il Figlio risorto; essendo parte del suo corpo. Adoperiamo l’immagine dell’“Assunzione al cielo in anima e corpo per indicare la piena risurrezione della beata vergine Maria. In lei viene realizzato il progetto di Dio che riguarda noi

VANGELO (Lc 1,39-56). Ci è proposto come brano evangelico il racconto della visitazione di Maria ad Elisabetta e il cantico del Magnificat – unico testo dov’è in atto Maria -. Maria, la madre riconosciuta da Elisabetta, canta:“Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”. “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”. Ecco le grandi cose fatte da Dio: la salvezza totale della persona umana assunta in cielo, come parte dell’umanità di Gesù. “Beata te che hai creduto”: il progetto di Dio in Maria si realizza pienamente perché ha creduto, aderisce e appartiene totalmente al Signore. Come? Come «è assunta in cielo in corpo ed anima» Maria? Rispondendo in ogni momento alle interiori ispirazioni dello Spirito, che ci «ricorda» le parole di Gesù, ci le «fa comprendere» e ci «spinge a compierle». Così Maria è assunta in cielo, “vive costantemente rivolta ai beni eterni” (Colletta). In lei contempliamo il progetto che ci riguarda e lo chiediamo nella stessa colletta: “per condividere la stessa gloria” Di Cristo con Maria. In lei si è già realizzato; in noi tende alla pienezza. A noi è stata offerta questa possibilità. Beati noi se crediamo alla parola del Signore, se ci lasciamo attirare come Maria a Cristo. Con questa fede di Maria, diremmo, «celebrando la presenza di Gesù nel rito come ora, e nell’esistenza quotidiana».

“Fa’ che viviamo in questo mondo costantemente rivolti ai beni eterni da condividere la gloria di Cristo”.
LA PRIMA LETTURA (Apocalisse 11,19a; 12,1-46a.10ab) ci da il senso concreto dell’Assunzione nostra come quella di Maria. Il capitolo 12° dell’Apocalisse di Giovanni, infatti, ci parla di «una donna vestita di sole», ogni donna, ogni persona umana, «vestita» di Dio.
È l’Assunzione anche di Maria, perché è di tutta l’umanità: parla infatti dell’umanità originale. Tant’è vero che è una donna in lotta con un serpente, un drago. È la scena primordiale: la donna è il serpente. Un conflitto che dura da sempre. La «donna vestita di sole con la luna sotto i piedi e sul capo una corona di 12 stelle» è la persona umana, è la dignità dell’uomo, creata bella da Dio, superiore alle fasi del tempo: la luna; al centro delle costellazioni: 12 stelle intorno, lei è il centro dell’universo; è il cuore del progetto di Dio. Ma il parto è frustrato perché il Figlio viene rapito; e la donna si trova nel deserto. Il drago tenta di «divorare»; non ci riesce. Il conflitto perdura. Ma l’assunzione della vergine al cielo dice che il conflitto è finito grazie alla risurrezione di Cristo. In Maria l’umanità, pensata bella da Dio all’inizio, è realizzata nella bellezza finale. Quello che Dio ha pensato, lo ha effettivamente realizzato per tutta l’umanità. Con l’“Assunzione di Maria in corpo e anima”, Dio ha voluto darcene la consolante certezza.

NEL SALMO RESPONSORIALE (44/45) l’assemblea celebrante contempla questa scena. È un salmo regale, che celebra le nozze di un re, intronizzato, con a fianco la regina. A tale vista l’assemblea acclama:
Risplende la Regina, Signore, alla tua destra.
È la regina madre quella che siede a fianco del re. Ogni persona umana dalla risurrezione di Cristo ha questo suo «posto riservato» che nessuno le può togliere. Lei sola può rifiutarlo. In Maria si è già realizzato. Lei siede alla destra, = ha la stessa dignità; è di natura divina acquisita. Non è «la moglie del re»! Anche perché nello schema antico il re ne aveva molte di mogli, mentre di madri ne aveva una sola. La regina seduta a fianco al re è la madre; quella che nella tradizione ebraica si chiamava la Gevirà, la potente, cioè la Signora. È la madre del re: è lei che ha un ruolo significativo. E noi questo antico testo lo applichiamo a Maria, la madre, la signora intronizzata. E Gesù dice: “Chiunque ascolta e fa” = si lascia condurre dalla Parola di Dio, “è mio fratello, sorella e Madre”. Certamente in Maria, la prima discepola, si realizza pienamente tutto questo.

LA SECONDA LETTURA (1Cor 15,20-27a). La prima lettera di San Paolo ai Corinzi ci spiega il senso teologico di questa festa. Ne presenta la causa e la serie successiva delle realizzazioni.
Cristo risorto è la causa e la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. La prima lettera di San Paolo ai Corinzi ci spiega il senso teologico di questa festa. Quanto detto nella prima lettura si è realizzato anzitutto nell’umanità di Cristo, il è risorto dai morti: Cristo è quindi la causa e la primizia. Lui è il primo. Il Primo di una serie. In Adamo tutti muoiono; in Cristo tutti ricevono vita. E la piena realizzazione di questo progetto è graduale, segue un ordine: prima Cristo, poi quelli di Cristo, poi sarà la fine, poi il compimento escatologico. Possiamo ripetere: chi più di Maria appartiene a Cristo? La risurrezione di Maria segna la piena appartenenza al progetto di Dio, la sua totale disponibilità ad accogliere il Signore.

Preghiamo.
“O Dio, che hai innalzato alla Gloria del cielo in corpo e anima l’immacolata Vergine Maria, madre del Cristo tuo Figlio; fa che viviamo in questo mondo costantemente rivolti ai beni eterni per condividere la sua stessa gloria. Per Cristo nostro Signore. Amen”.

Attestato di Grazia
Al compiersi del mio settantacinquesimo anno d’età, dichiaro che tu, Signore, «mi dai di accogliere» la tua Benevolenza; «il dono di riconoscere» in me il Desiderio di Bene che «tu mi susciti nell’intimo»; il Desiderio che «si realizzino tutte le Potenzialità di Bene» umano-divine che «tu poni» in ogni persona. Realìzzale, Signore: in quanti «tu chiami all’esistenza», in quanti «mi hai fatto e mi fai incontrare» nella vita, «in ogni persona» che «mi fai venire in mente». Con me essa stessa te lo chieda così: per sé e per gli altri. Ispiraci come la cananèa (www.lapreghiera.org, approfondimenti, domenica 20ª), la quale «si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: “Signore Aiutami!”». È una Benevolenza efficace: «mi fa accogliere da te» l’esistenza così com’è; è una «Assunzione» quotidiana in ognuno verso la perfetta realizzazione della salvezza; fa scaturire una profonda gratitudine, un canto con Maria: “L’anima mia magnifica il Signore. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome”