15/12/2002 – AVVENTO – ANNO B – 3 DOMENICA – 2002
III DOMENICA DI AVVENTO
Anno B – 15 dicembre 2002
MEDITAZIONE o RILETTURA
Versetto al vangelo:
Lo Spirito del Signore Dio è su di me: mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri.
Antifona alla Comunione:
In mezzo a voi sta uno che non conoscete, al quale io non sono degno di sciogliere i calzari.
In mezzo a voi uno che non conoscete.
Gesù Cristo in persona è presente, opera e parla. Con Giovanni Battista testimoniamo Gesù (vangelo); in noi Gesù testimonia il Padre (prima lettura); siamo una comunità che prega e ringrazia nella gioia: testimoniamo la fedeltà del Padre che opera in noi mediante il Figlio nello stesso Amore Spirito Santo. Attenzione quindi a questo profondo significato in tutto ciò che avviene in noi e intorno a noi (seconda lettura). E’ la domenica “Gaudete”, domenica di gioia incontenibile, perché persone semplicemente umane, come Giovanni B., membri della comunità di Gesù, si sentono libere finalmente da ogni giogo: un amore le educa ad amare come sono amate. La gioia risuona in tutti i testi, per esempio: Antifona d’Ingresso: “Rallegratevi sempre, ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino”. Colletta: “Celebrare con rinnovata esultanza…”. I lettura: “Io gioisco pienamente nel Signore. La mia anima esulta…”. Salmo responsoriale: “L’anima mia magnifica il Signore, il mio spirito esulta…”. II lettura: “State sempre lieti… in ogni cosa rendete grazie”. Antifona di Comunione: “Dite agli sfiduciati: coraggio… il nostro Dio viene a salvarci”. – In questa celebrazione nel rito e nella vita, venendo in noi, Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di farvi testimoni della mia presenza con il Padre e lo Spirito Santo, nel simbolo di una vita che confessa nell’umiltà di Maria e di Giovanni B.: “Io NON SONO il Cristo”, in contrapposizione di colui che dice: “IO SONO”; ma vengo in sua testimonianza. – Làsciati contagiare anche tu, come Giovanni B., dalla gioia della mia presenza di amico che ti fa “IO SONO”! Il segreto della mia personalità rivela un’attenzione speciale ai poveri e agli umili che hanno fede e si abbandonano a Dio, e sottolinea il capovolgimento che l’arrivo del “giorno del Signore” porterà con sé nelle strutture umane.
Con Giovanni Battista testimoniamo Gesù nella gioia. Testimoniamo la gioia di Gesù felice di mostrarci il Padre che ci ama per primo (1Gv 4,10), e ci riempie di gioia chiamandoci a mostrare lo stesso Padre che ama tutti per primo. “Lo stesso Signore, che ci dona di prepararci con gioia al mistero del suo Natale, ci trova vigilanti nella preghiera, esultanti nella sua lode”: ogni situazione è intervento di Gesù che viene, e reca gioia. Per questo incarico di manifestare l’Amore del Padre, rendiamo grazie incessantemente e in ogni luogo (II prefazio di avvento). In mezzo a noi sta uno che noi non conosciamo: è l’Amore, che ci ha fatti per essere suoi testimoni; testimoni di “come” egli ci ama, rivelatori di Dio al servizio dell’uomo. Accogliamo Gesù e il suo progetto. Ci schieriamo con Giovanni Battista a favore di Gesù nel processo degli uomini contro di lui: da accusatori di Gesù, diveniamo amici e collaboratori del suo progetto di amore per la vita. L’evangelista Giovanni dà al vangelo la struttura di un grande processo. L’uomo è l’accusatore. Gesù è l’accusato, come sovvertitore del mondo e della storia, perché si presenta unica via per divenire ciascuno di noi come Dio, unica persona che battezza in acqua e Spirito, unico Signore e Sposo dell’umanità, cioè servo dell’uomo. Noi non osiamo neppure presentare un simile progetto che lui solo è, e sa realizzare; diciamo la verità, e con Giovanni Battista ripetiamo: “Io non sono il Cristo” = il Consacrato all’amore di Dio per l’uomo, non sono il Battezzatore nello “Spirito Santo e fuoco”, non sono “lo Sposo”: “Chi possiede la Sposa è lo Sposo!”. Ma con Giovanni B. godo di essere “l’amico dello Sposo, che esulta di gioia alla voce dello Sposo”: desidero crescere nel suo spirito di servizio. E “ora questa mia gioia è compiuta. Egli deve crescere e io invece diminuire” (Gv 3,29s): diminuisce la voce per lasciare che la parola, il pensiero, il progetto di Dio di farci Dio, passi da cuore a cuore: dal Padre a Gesù, a Giovanni, a ciascuno di noi ora qui, e impariamo a essere Dio: ad amare i fratelli – Le note essenziali di Giovanni Battista sono le stesse di ogni cristiano. Per questo l’anima mia ti magnifica, Signore!
Testimoniamo Gesù con Giovanni B., “un uomo mandato da Dio”. “Un uomo”, persona umana (anthopos), uomo o donna; non l’uomo “maschio” (aner); l’uomo in quanto tale fra uomini fratelli, nel limite e nel bisogno: nello splendore dell’esistenza quotidiana; l’uomo, con nessun’altra qualifica o titolo distintivo, né politico né religioso, come dire: “ogni uomo”. E’ “mandato da Dio”, nessun uomo viene da sé; viene mandato con un “germe divino”, capace di realizzare le aspirazioni più profonde del cuore, prima fra tutte la verità concreta del vivere quotidiano. L’uomo mandato da Dio viene con una “missione”; è indicata dal nome che porta; il nome nella bibbia designa la missione di chi lo riceve: “Il suo nome era Giovanni (jo an)”, cioè “Javè-Grazia”. L’uomo è mandato da Dio per essere “Dio Grazia” (vedi contesto: è l’inno introduttivo del Vangelo di Giovanni; lo troveremo a Natale. Ora diciamo solo che progetto di Dio, progetto o pensiero o Logos che Dio ha sempre in mente, cioè è rivolto verso di lui, è “Dio”. Il progetto di Dio è: che diventiamo Dio-Grazia): nel luogo e nel tempo in cui si trova, l’uomo “Dio Grazia” agisce in nome in persona di Dio-Grazia. Questo il suo compito, la sua testimonianza. Neanche il Padre lo sostituisce in ciò che lo ha designato a fare per i fratelli che gli ha messo vicino, a cerchi concentrici, fino raggiungere il mondo intero, cioè: che tutti credano, conoscano e accolgano: accettino il progetto di essere Dio. Per questo sono fatti (vedi Madre Teresa). “È in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, e voi avete in lui parte alla sua pienezza, di lui cioè che è il capo” (Col 2,9s). I due di Emmaus lo chiamano: “Uomo accreditato da Dio” (Atti 2,22). “E noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa Potenza Straordinaria viene da Dio e non da noi” (2Cor 4,7). Impariamo a distinguere e riconoscere, come Giovanni B., il ruolo dell’uomo e l’agire dello Spirito, capace di convertire e “convincere l’uomo” (Gv 16,9), conquistarlo alla salvezza: al progetto di essere Dio-Grazia.
Testimoniamo Gesù con Giovanni B., “testimone della luce”. Creati “da lui e in vista di lui”, Cristo (Col 1,16), non c’è motivo di vivere, se non per rendergli testimonianza: divenire simili al suo amore, come Giovanni B.: “Venne con finalità di testimonianza, affinché testimoniasse la luce” (lett. Gv 1,7): lasciasse sprigionare dalla sua vita il suo essere simile a Cristo, a Dio. Tutta la sua esistenza ha senso e assume importanza solo in rapporto alla “Luce” in sé che è il Verbo di Dio. – Testimoni dell’identità di Gesù di fronte alla religione ufficiale, confessiamo: “Io non sono il Cristo”. Di fronte a tutti (Gv 1,31) testimoniamo il desiderio di conoscerlo meglio noi stessi: divenire simili a lui in un servizio che esce spontaneo dal nostro essere a sua immagine e somiglianza. Di fronte alle persone più care testimoniamo che nulla ci è più caro di essere come lui verso di loro: Dio-Grazia. Giovanni B. lo indica ai suoi stessi discepoli, dicendo: “Ecco l’Agnello di Dio” (Gv 1,35ss), e i suoi discepoli lo lasciano per seguire Gesù: diventano i suoi primi discepoli. Giovanni B. perde i suoi discepoli, p0erché gode di partecipare agli altri la sua amicizia a somiglianza di Gesù. Mentre perde i suoi discepoli si realizza la sua vita. Così si diffonde la fede in Cristo: è Amore diffusivo di se stesso.
Testimoniamo Gesù con Giovanni B, “voce nel deserto”. Il primo testimone di Gesù, l’ “uomo” Giovanni B., testimonia anche tutto il cammino di ogni uomo incontro al Signore che viene: incontro alla Vita posta in ciascuno da Dio; cammino riassunto nella storia d’Israele. La testimonianza di Giovanni rappresenta anche la nostra. E’ una testimonianza di Intimità: Javè sceglie il deserto, solitario, per rivelarsi a tu per tu al suo popolo. Lo dice con immagini sponsali, per esempio: “La attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” (Os 2,16). Nel deserto Javè comunica a Israele la Torah, le sue dieci Parole, i suoi Sentimenti. – Il Signore crea momenti di deserto anche per te. Impari subito a distinguere il valore di fatti, suoni e persone; percepisci chiaro un: “Eccolo, è in mezzo a voi!”, che ti fa scegliere la “Voce” del tuo Signore, e ti fa “porta-Voce”, Dio-Grazia o testimone, come Giovanni B., della sua presenza in tutta la tua vita. Sei la stessa persona di prima per te e per tutti; puoi dire con verità: “Io non sono il Cristo”. Anzi: “Non lo conosco”. Eppure sono tutt’altro da prima: una luce nuova mi è apparsa, mi fa vedere il mio “essere in relazione a” Te, mio Signore: mi fa Dio-Grazia. Qui sta tutta la mia importanza. Sono Lanterna, ma di qualcuno che è Luce; sono “Voce”, ma della Parola; sono un semplice essere umano, ma che porta in sé il Germe divino: ho trovato il mio senso, per cui ben vale la pena Esserci e Vvivere! Questo avviene nel deserto, nella situazione di ogni uomo, nella “casa di Grazia”, (= in bet-an), dove ogni uomo, come Giovanni B., “sta battezzando”: immergendo nella Vita, accettando la Vita, partecipando alla Vita dei fratelli. Dio-Grazia fa la casa o Famiglia-Grazia. – “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome”:
La mia anima esulta nel mio Dio.
In mezzo a voi uno che non conoscete.
In noi Gesù testimonia il Padre. Siamo semplici esseri umani, ma fatti “per appartenere ad un altro, cioè a colui che fu risuscitato dai morti, affinché noi portiamo frutti per Dio”: guarigione, liberazione, un “anno (= nuova esistenza) di misericordia” (Rom 7,4). Balbettiamo su di lui, nostra Vita; ma gli apparteniamo. Possediamo ciò che non conosciamo, e lo gustiamo semplicemente riascoltandolo: “Lo Spirito del Signore è su di me”. Così dice la “voce” del profeta Isaia (è la sua vocazione, lui stesso), affinché la “Parola” sia udita. La Parola è Gesù. Nella sinagoga di Nazaret egli legge questo testo, “poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette. Allora cominciò a dire: Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi” (Lc 4,18-21): la profezia diventa realtà. La scrittura, che Gesù legge e adempie, segue dicendo: “Il Signore mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di misericordia del Signore”. L’uomo Gesù si realizza e testimonia il Padre con una vita di servizio ai fratelli. Dio al servizio dell’uomo. Un mondo tutto nuovo, un’alleanza sponsale d’amore che non si romperà mai più. I potenti, come Erode e tutta Gerusalemme, “si turbano” e decidono: uno così, normale ma del tutto straordinario, “sovvertitore” dell’ordine pubblico cioè del nostro potere, deve morire. – Ma sono “nozze nuove, vestito nuovo”: “Vesti di salvezza” a portata di tutti. “Manto (che avvolge tutta la persona) di giustizia”, di un’esistenza umana secondo Dio; “diadema” (che dice la preziosità) per lo sposo e “gioielli” per la sposa è “la crescita dell’Uomo, Dio-Grazia, dentro di voi” (1Pt 3,4): si manifesta con “la gioia piena nel Signore”. Dio fa tutto questo normalmente: “come la terra produce vegetazione e un giardino fa germogliare i semi”. – I frutti di salvezza che ci rivestono, mostrano che apparteniamo a Gesù, testimone fedele del Padre in noi, divenuti Famiglia-Grazia. Con gioia quindi acclamiamo: Dio si ricorda della sua misericordia.
La mia anima esulta nel mio Dio.
In mezzo a voi uno che non conoscete.
Siamo comunità che testimonia il Padre. La Testimonianza dell’uomo, Giov-anni, Dio-Grazia, diventa Famiglia-Grazia. La testimonianza di Gesù al Padre in noi ci rende comunità che testimonia il Padre. Ed eccoci, comunità “lieta, orante, piena di gratitudine” in risposta per il nuovo compito di amare i fratelli “sempre, incessantemente, in ogni luogo”. Questa è la comunità costruita dal Padre che fa di noi un tutt’uno con Gesù. Paolo ci descrive come la giovane chiesa di Tessalonica che egli ha dovuto abbandonare precipitosamente: comunità salda, fedele alla Parola, modello di comunità cristiana (1 Tess 1,7). Come Giovanni e ognuno di noi, membro della comunità, Paolo è “testimone perché crediamo”, cioè accogliamo lo Spirito del Padre e di Gesù all’opera, e dice: “Lo Spirito non spegnete”, cioè “profezia non disprezzate, ma ogni cosa provate, il bello mantenete, da ogni forma di male astenetevi!”. L’esortazione per una buona vita comunitaria è: “Lo Spirito non spegnete”. E conclude: “Il Dio della pace vi santifichi fino alla perfezione, e tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo, (un tutt’uno al singolare) si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo”. Tutto dipende dal Padre, “Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti” (Ef 4,6). Siamo opera sua: “Dio vi santifichi”, tutto quello che è vostro si conservi” (= è conservato da Dio). Dio opera ed è fedele nella sua opera: “Colui che vi chiama è fedele e farà tutto questo”. Egli “chiama” e “fa”. – Padre, tu fai vivere e santifichi l’universo nella potenza dello Spirito Santo. Ora ti preghiamo umilmente: Manda il tuo Spirito a santificare i doni che ti offriamo, tutto quello che è nostro: spirito, anima e corpo. Dona la pienezza dello Spirito Santo perché diventiamo in Cristo un solo corpo e un solo Spirito”. – Nessuno potrà mai più separarci dall’amore di Dio in Cristo Gesù verso di noi (cfr Rm 8,39) e in mezzo a noi. Celebrando nel rito e nella vita, rimaniamo in lui, nostra vite; da lui, come tralci, siamo usciti; e pieni di gioia diciamo con Maria:
La mia anima esulta nel mio Dio.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.: La mia anima esulta nel mio Dio,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
Gesù che ci hai mandato come Salvatore;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
stando in mezzo a noi Gesù ci forma Dio-Grazia;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
egli ci fa partecipi del suo cuore puro e generoso;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
a condividere la pace e la gioia del tuo regno;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria:
dagli umili e dai poveri, per la tua benevolenza.
Preghiamo:
O Padre, che ci doni lo Spirito e ci mandi a portare il lieto annunzio ai poveri; fa’ che la nostra anima esulti sempre in te. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).