17/02/2002 – QUARESIMA – ANNO A – 1 DOMENICA – 2002
Preparazione alla celebrazione della messa.
1ª DOMENICA DI QUARESIMA
Anno A – 17 febbraio 2002
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE.
MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
Le meditazioni del 2001-4 rileggono i testi biblici alla luce del Vers. al Vang. e Antif. alla Com.
Dall’Avvento del 2004: Il messaggio della Parola ispira e carica i vari momenti della Celebrazione.
Vedi metodo in: LETTURE o MEDITAZIONE – tempo ordinario – 1ª domenica anno A 2005.
Meditazione del 2002. Versetto al Vangelo:
Non di solo pane vive l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Antifona alla Comunione:
Non di solo pane vive l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
VI FARÒ VINCERE.
Vi farò vincere e sarete in rapporto con Dio, con voi stessi e con il creato.
«Gesù digiuna quaranta giorni, tentato è vittorioso».
Oggi mi rendo presente in atto di “portare a compimento in te”, in ciascuno, nella comunità, mio corpo mistico, “la tentazione e la vittoria” “prefigurate nelle vicende del mio corpo fisico”; io mi rendo presente in te oggi come tu eri presente in me allora; mi rendo presente in atto di “prendere da te la tua tentazione e tu da me la mia vittoria”, nel simbolo dei quaranta giorni che dicono tutta la vita, tutto il tempo necessario per realizzare il progetto del Padre. Nato da Maria, prendo tutte le debolezze umane: la tua carne, l’umiliazione e la morte; prendo posto nel tuo umano perché tu prenda posto nel mio divino; in me e con me tu muori, risorgi, sali al cielo: hai da me salvezza, vita e gloria. All’inizio della quaresima, del tuo cammino, conosci già la meta: tu, come chiunque mi riceve, sai che la tua fragilità umana in me vince tutte le seduzioni del maligno, giunge alla pasqua nella gioia dello Spirito. Ti dico ciò che è avvenuto in me perché tu sappia ciò che porto a compimento in te: al battesimo lo Spirito d’amore discende, rimane su di me, mi conduce nel deserto, nella tua vita di “prove” perché amo l’amore del Padre per gli uomini; lo Spirito di condivisione mi conduce nel deserto: la “prova” è un tempo di grazia, non di abbandono da parte di Dio che ti sta vicino e trasforma le difficoltà nella crescita, in opportunità a divenire più forti, esperti, sicuri e felici, ricchi di quella pace che solo la scelta piena per Dio può dare. Immerso nel Giordano della tua vita, condivido tutta la tua esistenza; faccio reale “esperienza” di “prova”, di scelta fra accogliere o rifiutare il progetto d’amore del Padre per gli uomini; come Adamo ed Eva, come te, come Israele messo alla prova nel deserto per vedere se nel cuore cerca Dio o qualcos’altro, sono tentato, messo alla prova: ma vinco ogni “tentazione”; nel mio cuore, nella mia mente, in tutto il mio essere, digiuno di tutto, il tentatore non trova che il Padre: ecco la mia novità in assoluto. Tu mi ricevi e mi accogli nell’eucaristia, accetti con piena coscienza ogni cosa dal Padre: mi conosci Vincitore nella tua vita. Salendo in cielo faccio doni agli uomini: quel “Tutto” che io ho vissuto nel mio corpo reale, dono in “parti” e completo in ciascuno a favore dei fratelli in cielo e in terra. Simbolicamente in tre si riassumono tutti i problemi d’Israele, d’ogni uomo nel deserto della vita; li ho assunti per riviverli e superarli: son prove, grazie, garanzie d’autenticità:
1. La grazia della prova in rapporto all’immagine di me stesso: “Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane”.- Il Padre vuole che ogni uomo abbia di che cibarsi: “Dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane” e la “manna” dal cielo; “frutto della terra e del lavoro dell’uomo” che ogni giorno esce a “prenderne una razione quotidiana”: l’uomo deve mangiare e vivere per Dio, “a lode e gloria della sua grazia”. Per questo sei fatto; non per ridurre il mondo ai tuoi bisogni, accumulare beni per te senza attenzione agli altri; “non si conserverebbero fino al mattino”! Non ti unisci al Risorto: si generano vermi, imputridisci. “Ma non ebbero fiducia nel Signore loro Dio che li aveva creati” (Es 16,19s). Anche a me il tentatore dice: La voce dal cielo ti ha detto: “Tu sei mio Figlio”; ebbene, usa questo titolo per te: ora hai fame, trasforma questi sassi in pane.- Rispondo al diavolo che s’insinua nelle mie difficoltà umane come una serpe fra le rocce, e dico: Il mio “Essere Figlio” non è un titolo di potere a mio uso e consumo; è Relazione d’ascolto del Padre che mi dice: “Figlio amato”, tu stai ascoltando queste mie parole che escono dalle mie labbra e ami il mio amore per gli uomini: “In te tutto il mio piacere!”- Che grazia la prova: attesta in me la fiducia nel Padre che sa di che ho bisogno; esco a prendere la mia razione quotidiana, senza affannarmi per cibi.
2. La grazia della “prova” in rapporto all’immagine di Dio: “Se sei figlio di Dio, gèttati giù dal punto più alto del tempio”.- Il diavolo non mi distrae da “l’ascolto” del Padre; cerca di distogliermi dal “modo” di attuare il suo progetto: non in rapporto con lui, ma in modo magico; cita la stessa parola di Dio svuotandola di relazione, e dice: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo”-; insinua che nei momenti difficili può venir meno il suo soccorso, mi propone d’esigere un segno: Dio mi soccorra mentre senza motivo mi getto dall’alto.- Prima mi tenta di porre me stesso al centro, ora, di mettere a mio servizio angeli e Dio compreso. Bisognoso d’acqua nel deserto Israele cede all’insinuazione ed esclama: “Il Signore è in mezzo a noi, sì o no?” (Es 17,7). Lo stesso Geremia nell’angoscia grida: “Sei divenuto per me un torrente infido” (Ger 15,18). Ma è una grazia la “prova” che dimostra in me la certezza nell’amore del Padre; confido in lui, realizzo il suo progetto in modi e tempi da lui stabiliti: non tento il Padre mio; sicuro del suo amore, fiducioso in lui, non cerco segni, da lui accetto tutto; continuo a vincere in chi mi “lascia fare” nella sua persona.
3. La grazia della “prova” in rapporto all’immagine degli altri che il diavolo tratta come cose: “Tutte queste cose ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai”. Di nuovo il diavolo, tramite la mia umanità, cerca di separarmi con raggiri dall’unico mio Bene, dal rapporto con il Padre e dalla totale dipendenza da lui che fa vivere liberi; mi suggerisce di essere schiavo delle creature: Tu mi adori e io sono tuo.- Israele nel deserto adora “un vitello che mangia fieno”. Io sono venuto per servire l’amore del Padre nei suoi figli miei fratelli, per loro moltiplico pani, compio prodigi, mi dono in pane; vinco il diavolo, nella tua umanità da lui vinta; rifiuto il dominio regale (il potere) sul mondo, sul prossimo (la gloria): davanti a Pilato mi proclamo re incoronato di spine; attualizzo un nuovo ideale, fatto di servizio e umiltà: per la prima volta in me l’uomo è in intimità con il Padre; la “prova” è una grazia che ravviva in me l’amore, e in te ripeto per tutti:
Perdonaci, Signore, abbiamo peccato.
Vi farò vincere col pane della parola di Dio: tornate in rapporto Dio, con voi stessi, con tutti.
«La creazione dei progenitori e il loro peccato» è la mia creazione, è il mio peccato».
L’uomo, la creatura più alta fatta da Dio, la più astuta fra gli esseri creati, può essere diavolo: il peggiore nemico di se stesso; quando segui i tuoi pensieri, non sei sincero, giochi di astuzia, fai tornare le cose a tuo vantaggio, non riconosci la tua dipendenza da me, tuo Dio, ma vuoi fare da te, non ascolti la mia parola, dubiti che io voglia solo il tuo bene nel giardino che ho fatto per te: allora non godi i doni di vita e conoscenza del bene e del male; solo, in contrasto con te stesso, con Dio e con le creature trasformi il giardino in deserto: questo sei tu, assunto, salvato, vinto da me: “Vattene, satana!”, voglio l’amore che trasforma il deserto in giardino, in affabile amicizia con Dio e i suoi angeli, nella persona fedele che mi lascia ripetere:
Perdonaci, Signore, abbiamo peccato.
Vi farò vincere col pane della parola di Dio: vincitori entrare nella mia vita di risorto.
«Dove abbonda il peccato, sovrabbonda la grazia».
Con Paolo riconosci la tua affinità con me e dici: Gesù rimane in costante ascolto del Padre: “Tu sei mio Figlio”.- Mio cibo è la sua volontà: «Non di solo pane vive l’uomo». Tu accetti di appartenermi, non ti vergogni della “nudità”, sicuro che da me hai tutto: il rapporto con il Padre e lo splendore della tua filiazione divina; stai in ascolto, entri nella mia vita di Risorto.
Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Versetto Responsoriale:
Perdonaci, Signore: abbiamo peccato,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
vittorioso su ogni tentazione, ci ridona la vita;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù presente, forza della tua parola, vince satana;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
conosce la fragilità umana, vince ogni seduzione;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
giunti alla pasqua nella gioia dello Spirito;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
dall’umanità sanata in Cristo dalla ferita mortale.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, La Vittoria:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: del bene sul male, la luce sulle tenebre;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: di Dio sul peccato dei progenitori;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: la vittoria: di Gesù sul diavolo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: la vittoria: dei fedeli in Cristo sul peccato e sulla morte;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: la vittoria: dell’umanità giunta alla pasqua eterna.
Preghiamo:
O Padre, che mostri come non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla tua bocca; perdonaci, abbiamo peccato. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).