17/04/2003 – TRIDUO P. – GIOVEDI S. – Lit.Ambros. -2993
GIOVEDI SANTO – MESSA NELLA CENA DEL SIGNORE.
Liturgia ambrosiana – 17 aprile 2003
Padre, se questo calice non può passare senza che io lo beva,
sia fatta la tua volontà.
Padre, sia fatta la tua volontà,di fronte a Giuda che mi tradisce, dicendo ai sommi sacerdoti: “Quanto mi volete dare perché ve lo consegni?” Gesù ha un discepolo pronto a tradirlo al prezzo di uno schiavo: “Quanto mi volete dare?”. Trenta monete! E c’è la consegna: del Maestro. – “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?” Se non perché torni a bene di tutti!
Padre, sia fatta la tua volontà, è giunta l’ora: “Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te”. Gesù è il Signore: conosce tempi e persone. Sa di essere il compimento della Pasqua di salvezza per tutti. Al massimo tradimento risponde con il massimo amore, e compie in sé l’Amore del Padre per i fratelli anche se sono come Giuda: “Farò la Pasqua da te”. Mentre Giuda consegna Gesù, il Padre lascia che Gesù sia consegnato da Giuda: il Padre sa trarre il bene anche dal male.
Padre, sia fatta la tua volontà, nel tradimento: “Uno di voi mi tradirà”. Mentre tutti i discepoli intingono con il proprio Maestro la mano nel piatto dell’amicizia, Gesù li invita interiormente al bene: ad accogliere il suo Amore, pur sapendone il rifiuto: “Uno di voi mi tradirà”; gli chiedono: “Sono io, Signore?”; ad uno risponde: “Tu l’hai detto”. – “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”. Per la libertà dell’uomo che ami.
Padre, sia fatta la tua volontà, l’amo con tutto me stesso: “Questo è il mio corpo donato, questo è il mio sangue versato per voi, per tutti”. Gesù si consegna, si dona, quando viene consegnato, cioè quando viene deciso il suo tradimento. La passione già messa in moto non distoglie, ma muove Gesù a compiere la nuova ed eterna alleanza di Dio con l’uomo: “Ti benedico, Padre”; spezza e dona se stesso: “Prendete, mangiatene, bevetene tutti”: è dono definitivo di liberazione. – “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”. Per il bene di tutti!
Padre, sia fatta la tua volontà: che io preceda i miei fratelli presso di te. “Voi tutti vi scandalizzerete per causa mi, ma vi precederò”. Ritornano le tentazioni di Gesù: convincere con forza i discepoli; non si disperdano. E continua la vittoria, nella pazienza; dice: “Vi rivedrò”. E Pietro: “Anche se dovessi morire, non ti rinnegherò. – Tu, Pietro? Tre volte mi rinnegherai!”. Io, invece, non ti rinnego! – Gesù vince la tentazione dell’efficienza, ma deve attendere che il discepolo si convinca della propria incapacità per esperienza, preghi con lui: “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”. Per la crescita dei fratelli.
Padre, sia fatta la tua volontà, nella tristezza e nell’angoscia, ma con amore: “Gesù cominciò a provare tristezza e angoscia”. Anche nella tristezza mortale Gesù non cessa di pregare il Padre e rimettersi alla sua volontà: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!”. “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”. Per creare forza nei fratelli!
Padre, sia fatta la tua volontà, nella mia solitudine, con te. “Non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me?”. Prima per il sonno, poi per i nemici, i discepoli sono assenti. Gesù dovrà attraversare la passione in piena solitudine. Ma l’incapacità dei discepoli non irrita Gesù che continua il suo rapporto filiale con il Padre, e fraterno con loro: Andiamo; il traditore è vicino. – “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”. Per manifestare in me la tua forza!
Padre, sia fatta la tua volontà, mentre le mie creature malmenano me, loro Creatore: “Misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono”. Anche nel bacio di Giuda Gesù persegue il bene; gli dice: “Amico, per questo sei qui?”. – E a Pietro, che colpisce di spada, dice: “Pensi che io non possa pregare il Padre mio” che subito mi libererebbe? – Cogliere e seguire l’invito al bene è il piano di Dio Padre nelle Scritture. Gesù lo adempie in piena sintonia con lui. E alla folla, venuta con spade e bastoni contro di lui, egli parla amichevolmente: tutto è secondo Scrittura. – “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”. Perché si riveli in me la tua mansuetudine!
Padre, sia fatta la tua volontà. Tu mi dài fratelli deboli perché crescano nella sequela: “Pietro lo aveva seguito da lontano”. E’ ridicola la furbizia degli scribi e anziani davanti alla sapienza di Dio: non scalfiscono in Gesù l’atteggiamento interiore al bene. Pietro lo impara seguendo per ora Gesù da lontano, ma poi sempre più da vicino, per la pazienza di Dio. – “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?” – Per attirare a te gradualmente l’umanità, o Padre!
Padre, sia fatta la tua volontà, con me tu innalzi a te ogni uomo: “Vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra di Dio”. Sulla via della benevolenza si giunge alla meta: la comunione con Dio. E’ quanto Gesù cerca per noi in se stesso. Non ascolta “falsi testimoni”. Fa “la bella confessione”. Caifa gli dice: “Sei il Cristo, il Figlio di Dio?”. Risponde: “Tu l’hai detto”. E la verità è presa come bestemmia, la benevolenza ricambiata con sputi, schiaffi, torture, ironia: “Indovina, Cristo!”. – “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”. Perché l’Amore pensa diversamente dall’uomo!
Padre, sia fatta la tua volontà, che chiama tutti: “Pietro si ricordò che gli avevo detto: “Mi rinnegherai”, e pianse amaramente”. Pietro rinnega Gesù; gli assicurava il suo amore: “Anche se tutti, io no”; ora giura: “Non capisco” né voi, né me, né “quell’uomo”. – Ma anche nel rinnegamento Pietro non dispera. Egli accoglie l’invito interiore al bene, e ha fiducia in Gesù! E nel pianto matura la confessione dell’amore con timore; esprimerà in altro contesto il suo cuore: “Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo!” – E trova sicurezza in Dio. – “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?” – Per dare sicurezza di perdono previo, totale e incondizionato all’uomo!
Padre, sia fatta la tua volontà, davanti ai potenti di questo mondo: “Consegnarono Gesù al governatore Pilato”. Le autorità religiose decidono la morte di Gesù, lo consegnano a Pilato, non badano a Giuda che nel rimorso non accoglie l’invito interiore alla fiducia e si consegna alla morte; loro non si occupano delle persone, ma solo dei trenta denari. Gesù invece è con il Padre che ha cura di noi. – “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”. Perché ti prende il nostro abbandono..
Padre, sia fatta la tua volontà, lo confesso davanti a tutti: “Sei tu il re dei giudei? – Tu lo dici”. – “E non rispondeva nulla”. Gesù non si lascia distrarre da nulla. Solo quando Pilato lo tocca in ciò che riguarda le cose del Padre suo, allora risponde: Sono re dei giudei; come ha risposto a Caifa: “Sono il Figlio di Dio”. – “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”. – Perché tutti siano se stessi, come sono davanti a te.
Padre, sia fatta la tua volontà, mentre un “Barabba” di nome (bar = figlio; abbà = padre) è preferito a me, vero “Barabba”, “Figlio di Padre”: “Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù detto il Cristo? Sapeva bene infatti che gliel’avevano consegnato per invidia”. Pilato, come Giuda, coglie l’innocenza di Gesù; coglie pure l’invidia dei giudei. Cerca di accogliere l’invito interiore al bene, cioè, di liberarlo dalla morte, propone alla folla l’alternativa: Volete Barabba o Gesù il Cristo? – “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?” – Perché tutti scelgano te.
Padre, sia fatta la tua volontà, di fronte alla morte: “Che farò di Gesù? – Sia crocifisso! – Che male ha fatto? – Sia crocifisso!”. – In tribunale davanti a Pilato, come nella Galilea e di fronte alla Samaritana, Gesù, padrone della storia, luce e sorgente di vita, parla interiormente a Pilato tramite sua moglie, che gli riferisce: “Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi fui molto turbata in sogno per causa sua”. Così Gesù aveva già provveduto a parlare ai sommi sacerdoti e agli anziani tramite le sacre Scritture. Ma Pilato delega la decisione alla folla anziché difendere la voce interiore di Gesù che gli parla; dice: “Chi volete che vi rilasci?”, ma egli sa benissimo cosa deve fare. I sommi sacerdoti non ascoltano la voce interiore, seguono l’invidia, sobillano la gente, spingono la folla a urlare: “Sia crocifisso”. La mancata obbedienza alla voce di Dio in Pilato, nei sommi sacerdoti e nella folla porta alla decisione irrazionale e alla sentenza di morte. – “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”. Perché conoscano te e colui che tu hai mandato.
Padre, sia fatta la tua volontà, di fronte a chi si lava le mani: “Pilato si lavò le mani e consegnò Gesù perché fosse crocifisso. Non c’è salvezza fuori di Gesù, fuori della sua mite parola interiore più forte di tutte le grida. Pilato si lava le mani e dice: “Non sono responsabile di questo sangue”. In realtà egli compie una liturgia di autocondanna, perché asseconda l’invidia dei giudei, ascolta il grido della folla e preferisce Barabba a Gesù, lo fa flagellare e lo consegna alla crocifissione. Ma Gesù, il vero Figlio del Padre, costantemente unito a lui, nel silenzio accoglie di essere degradato, flagellato, crocifisso; e intercede per tutti i Pilato, per tutti i popoli che gridando: “Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli”. – “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”. – Per tutti gli uomini tuoi figli.
Padre, sia fatta la tua volontà, di amore fino alla morte: “Lo schernivano: “Salve, re dei giudei!”, lo percuotevano e lo portarono via per crocifiggerlo”. Gesù fa discepole tutte le genti: i soldati e tutta la coorte sanno “ciò che piace sia fatto loro”. Gesù stesso lo suggerisce nell’intimo, mentre è in ascolto della parola che esce dalla bocca del Padre: “Figlio, in te tutto il mio piacere”; come al Giordano, così per tutta la Galilea, fino al pretorio; è il vero Signore, vero Re, potente e mansueto, che annunzia la buona novella, riveste di bene il popolo: lo guarisce da ogni infermità; e ironicamente è rivestito del “manto scarlatto”, “incoronato di spine”, ornato “con una canna nella destra” come scettro regale, con cui lo percuotono prostrandosi e salutandolo: “Salve, re dei Giudei!”. – “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”. – Unicamente per il loro bene.
Padre, sia fatta la tua volontà, nella solidarietà: “Costrinsero un uomo di Cirene a portare la croce di Gesù; insieme con lui furono crocifissi due ladroni”. La Chiesa è formata di persone che possono accogliere l’invito interiore al bene nelle necessità come il Cireneo, o nel patibolo come i due ladroni. Gesù le fa partecipi della sua croce e della sua regalità, trasforma in preghiera l’insulto: “Questi è il re dei Giudei”. – “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato nelle loro mani?”. – Perché tutti ti chiamino: “Padre”.
Padre, sia fatta la tua volontà, nell’abbandono: “Emesso un alto grido, spirò”. Abbandonato, crocifisso, frainteso, Gesù è ancora con il Padre; a lui si rivolge e grida anche se gli sembra assente. Anche quando gli sembra che Dio lo abbandoni, lui non abbandona Dio e lo chiama: “Mio Dio, mio Dio!”. E’ la prova più dura e più bella, possibile solo a Dio e a tutti noi immersi, battezzati in lui, in Gesù. Prima della sua passione Gesù non ha imitatori. Dopo, Egli porta a compimento l’opera sua nei fedeli che accolgono il suo invito interiore e fanno eco al suo alto grido: – “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”, – in ogni situazione sulla terra.
Padre, sia fatta la tua volontà, che redime chi riconosce: “Davvero costui era Figlio di Dio!”. Gesù che muore in croce è al centro di tutto e di tutti: riconciliando in sé tutte le cose. Come un potente invito interiore, tutto risponde al suo alto grido di atleta dello Spirito che vince il mondo. Dio si riconcilia con l’uomo, squarcia da cima a fondo il velo di separazione. La terra si scuote e riconosce l’umanità riconciliata con il suo Dio. Le rocce si spezzano dando spazio all’unica roccia a base della nuova Chiesa. Si aprono i sepolcri e i corpi dei santi risuscitano, riconoscono il Trionfatore sul peccato e sulla morte. Con il Centurione ogni uomo dando voce a quanto vede e sente acclama: “Davvero Costui era Figlio di Dio!”. – “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”. – Perché tutti ti benedicano.
Padre, sia fatta la tua volontà, nella sequela: “Alcune donne stavano ad osservare. Avevano seguito Gesù”. – L’avevano accolto e servito fin dall’inizio, sicure che il bene vince. Sono segno della Chiesa, di chi confida in te e grida con me: “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”. – Perché sei buono, sei grande nell’Amore.
Padre, sia fatta la tua volontà, fino al sepolcro: “Giuseppe d’Arimatea, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova”. Chi ascolta la voce interiore di Gesù, diventa suo discepolo, ne possiede il corpo, lo custodisce, con lui muore e risorge. – “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”. – Perché nessuno sia abbandonato nel sepolcro.
Padre, sia fatta la tua volontà che tutto può: “I sommi sacerdoti e i farisei andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia”. Chi confida nel Signore e ascolta la sua voce non resta deluso: il Signore li custodisce. Chi perde la propria vita, la salva. Ma chi salva la propria vita, la perde. Chi non ascolta e non confida in Dio, costruisce sulla sabbia: lo Spirito di Gesù non è legato da sigilli e da guardie. La lotta contro di lui è vana, perché risorgerà. – “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”. – Per la risurrezione dei morti.
Padre, sia fatta la tua volontà; sono lontano da te, sono in cammino, ma non come Giona, che “si mise in cammino per fuggire dal Signore”; bensì per rivelare agli uomini la tua bontà e si convertano a te, come “i niniviti si convertirono dalla loro condotta malvagia”; infatti “tu hai pietà di tutte le tue creature che hai fatto per amore.
Padre, sia fatta la tua volontà, si riuniscano gli uomini “divisi e mangino la cena del Signore” nella comunione; ogni volta che mangiano il mio corpo e bevono il mio sangue, infatti, annunciano la mia morte e la mia risurrezione in comunione con te.
Padre, sia fatta la tua volontà,
è la risposta di lode e di supplica, riassunta in un Versetto, responsoriale, che si sviluppa in:
RINGRAZIAMENTO: prefazio
Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
umiliato fino alla morte di croce, esaltato per la salvezza dell’uomo a gloria del tuo nome;
ATTUALIZZAZIONE: consacrazione Ora, Padre, manda lo Spirito:
ci trasforma in Cristo, con i suoi sentimenti di Servo obbediente al tuo amore fino alla morte;
OFFERTA: nostra in Cristo al PadreIn noi, Padre, si offre a te Gesù:
per la sua preghiera e la sua dedizione accogli l’offerta della nostra vita in lui;
INTERCESSIONE: per tutti, vivi, defunti, Tutti, Padre, accogli in Cristo:
per tutti Egli nell’eucaristia e sulla croce si è donato e ci ha riconciliati con te;
LODE FINALE: esplosione di tutti i sentimenti A te, Padre, ogni onore e gloria:
per Cristo, con Cristo e in Cristo, nell’unità dello Spirito S che compie ogni santificazione ora e sempre. Amen.
CONTEMPLAZIONE:
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., L’Amore:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: l’amore: nel rito dei pastori che offrono le primizie;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza l’amore: nel Signore che passa per salvare chi si affida a lui;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: l’amore: nel Signore Gesù che ama i suoi sino in fondo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: l’amore: nella chiesa che vive il nuovo ed eterno dono di Gesù;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. l’amore: in tutti come vita piena nella carità al suo cospetto.
Preghiamo:
Padre, che ci hai rivelato in Cristo Gesù il tuo amore per noi e ci hai comandato di avere lo stesso amore gli uni verso gli altri; nutrici alla cena del tuo Figlio. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.