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17/04/2005 – T. PASQUALE – ANNO A – 4 DOMENICA – 2005

Preparazione alla celebrazione della messa.

4ª DOMENICA DI PASQUA
Anno A – 17 Aprile 2005

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE.

MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
Messaggio della Parola:
– Vangelo (Gv 10, 1-10). L’assemblea acclama Gesù, «porta» = dimora, casa, famiglia, vita delle sue pecore, cioè di quanti confidano in lui come le pecore nel loro pastore.
– Prima Lettura (At 2, 14a.36-41). Tutti possono essere familiari di Dio in Cristo Gesù, quanti lo accolgono e si lasciano accogliere = battezzare da lui, immergere in lui.
– Salmo Responsoriale (Dal Salmo 22). L’assemblea è costituita di quanti si sono lasciati battezzare da Cristo Gesù, e unanimemente acclamano: “Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla”.
– Seconda Lettura (1Pt 2, 20b-25). Quanti celebrate così il Signore, dice Pietro, siete tornati al pastore delle vostre anime.

Ora il messaggio della parola ispira e carica i vari momenti della Celebrazione e della vita.

IO SONO LA PORTA ALLA VITA: DO LA VITA PER TE !

1. RITI D’INTRODUZIONE.
I fedeli riuniti formano comunità disponibile ad ascoltare la Parola e aderire al Signore.
Prendiamo coscienza che Gesù si accosta e cammina con noi, mentre siamo ogni giorno un po’ tristi per qualcosa che non va secondo il nostro modo di vedere, come i due di Emmaus. Di fatto «abbiamo crocifisso il Signore». Sappiamo già come Gesù si è comportato con loro, e altre volte anche con noi, instaurando un dialogo. Gesù ci fa partire dalla nostra esperienza concreta dove egli, morendo, è già presente come il Risorto. Vuole che ne parliamo per aiutarci a «riconoscerlo». Noi gli diciamo quel che pensiamo e che ci sta a cuore. Gesù ci corregge cammin facendo con la sua parola.
Condotti qui a celebrare, come i due discepoli di Emmaus al cenacolo, da Gesù che ci ha fatti, ci ha immersi in sé e ci ha raggiunti nelle nostre particolari situazioni, ci lasciamo guidare dallo Spirito di Gesù che ci mette in bocca le giuste parole con l’Antifona d’Ingresso: “Della bontà del signore è piena la terra; la sua parola ha creato i cieli. Alleluia.».
Rinnoviamo insieme la nostra accoglienza a nome anche di tutti gli uomini. Con il segno di croce riconosciamo con gioia di appartenergli e di poter accogliere il flusso ricreatore della sua «pietà», per celebrare con profitto questa Eucaristia: Gesù ci fa coscienti e grati per averci comprati a caro prezzo, per averci riscattati con il suo sangue prezioso; ci faccia ardere il cuore mentre ascolteremo la sua parola, per questo preghiamo: “Signore, pietà; Cristo, pietà; Signore, pietà”.
Sappiamo pure, per esperienza, che Gesù ci cerca e ci raduna «fra le insidie del mondo», fra modi di pensare che non sono i suoi rivelatici nelle scritture. Seguiamo allora il sacerdote che prega il Padre in persona di Gesù, buon pastore, per tutta la comunità: “O Dio, nostro Padre, che nel tuo Figlio ci hai riaperto la porta della salvezza, infondi in noi la sapienza dello Spirito, perché fra le insidie del mondo sappiamo riconoscere la voce di Cristo, buon pastore, che ci dona l’abbondanza della vita.. Per Cristo nostro Signore. Amen”.

2. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo: ci rivela ciò che si è compiuto in lui e ora si attua in noi suoi fedeli.
Gesù spiega a noi come ai due discepoli in tutte le Scritture ciò che si riferisce a lui. Sintetizza il contenuto delle Scritture nella frase: “Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». Ora lo Spirito di Gesù ci parla per bocca di Pietro: “Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso!». Quelle che noi, come i due discepoli, consideriamo «sofferenze ingiuste» sono presentate da Gesù come segni di Dio fedele a se stesso, fedele al suo Amore per il suo popolo; segni di amore cosparsi in tutta la storia umana, e portati a compimento in Gesù.
È straordinario che proprio questa «sopportazione dell’ingiustizia per amore» ci faccia ardere il cuore! Percepiamo che quanto Gesù dice corrisponde anche alla nostra vocazione all’amore: cioè al «dover sopportare» tutto per quell’«amore, che è stato riversato dallo spirito nei nostri cuori». Sentiamo quanto è bella, creativa, rassicurante questa fedeltà di Dio al suo amore! Vale la pena vivere e morire per una tale fedeltà.
A noi non è possibile! Ma se è vero, come è vero, che anche in noi opera lo Spirito di Gesù, egli può ben «perfezionare la sua opera nel mondo e compiere ogni santificazione» (Pregh. Euc. IV).
Ora ispira anche noi a dire: “Che cosa dobbiamo fare, fratelli?”. E ascoltare con disponibilità la risposta degli apostoli: «Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro»!

3. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI O DELLE OFFERTE:
Ora Gesù prende pane e calice dalla comunità riunita e dilatata verso tutti i bisognosi.
Finite le letture, ecco l’omelia: «Quanto avete udito con i nostri orecchi ora si compie in voi», suscitando anzitutto preghiere per tutti. Per quanti svolgono la funzione di pastori: perché si lascino fare dal Pastore che ora vive in loro. Per quanti insegnano, educano, formano alla vita: perché accolgano e seguano le ispirazioni di Cristo Pastore. Per quanti soffrono ingiustamente, avendo ricevuto in cambio il male per il bene compiuto: perché lascino vivere in loro Gesù,che si fa agnello con gli agnelli, e, sgozzato, ora sta dritto in piedi alla destra del Padre. Signore Gesù, donaci di seguirti con fiducia sulla via che conduce al Padre. Tu che vivi e regni per sempre.
Accompagniamo la preghiera universale con le offerte per l’Eucaristia e per i bisognosi, segno del nostro animo di condivisione, del nostro sacrificio. Gesù ci unirà al suo unico sacrificio redentore. Così siamo trasformati: graditi al Padre in Cristo come dice Pietro: “Carissimi, se facendo il bene sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio.
A questo infatti siete stati chiamati, poiché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca, quando era oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia”.
“O Dio, che in questi santi misteri compi l’opera della nostra redenzione, fà che questa celebrazione pasquale sia per noi fonte di perenne letizia. Per Cristo nostro Signore. Amen”.

4. LITURGIA EUCARISTICA.
Noi in Cristo rispondiamo al Padre: rendiamo grazie con la preghiera di benedizione di Gesù presente che si offre, intercede, loda.
Padre, per mezzo di Gesù, tuo Figlio, che hai costituito Signore e Cristo, nella potenza tu fai vivere e santifichi l’universo: in lui ci hai riaperto “la porta” della salvezza. Gesù Buon Pastore non solo guida al pascolo i suoi, ma dona loro se stesso in cibo e bevanda dicendo: “Prendete, mangiate, bevetene tutti: Questo è il mio corpo donato per voi, il mio sangue versato per voi e per tutti, in remissione dei peccati”. In questa celebrazione pasquale compi l’opera della nostra redenzione, fonte di perenne letizia. Gesù è un Pastore particolare che fa tutti noi pastori come lui, garantendo che si rinnovi sempre per tutti noi i suoi gesti con le parole: “Fate questo in memoria di me”. “Padre, riconosci nell’offerta della tua Chiesa la vittima immolata per la nostra redenzione”, il Bel Pastore, e infondi la sapienza dello Spirito nella nostra vita: guida l’umile gregge dei tuoi fedeli al possesso della gioia accanto a te, dov’è Cristo tuo Figlio. “Accogli nel tuo regno i nostri fratelli defunti”, dove speriamo di possedere la vita in abbondanza. “Per Cristo, con Cristo e in Cristo”, Buon Pastore che ha dato se stesso per noi, e ha fatto noi come lui, “a te, Dio Padre onnipotente nell’unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria dal gregge redento col sangue prezioso di tuo Figlio, e guidato ai pascoli eterni del cielo. Per sempre. Amen”.

5. RITI DI COMUNIONE.
Dopo la Preghiera Eucaristica, Gesù spezza il pane, lo distribuisce. In Cristo siamo un solo corpo: un pane di vita per tutti.
Gesù prende, spezza, e ridona se stesso: prende ciò che ci ha dato per donarci in cambio molto di più: se stesso. Anche noi abbiamo, come i due di Emmaus, due tappe nel nostro cammino con Dio: una al villaggio della nostra vita quotidiana, e una qui intorno all’altare del Buon Pastore. Ritorniamo con Gesù al nostro villaggio, senza paura: rinvigoriti della Forza del Buon Pastore, «seguendo l’Agnello dovunque va».
“Io sono il buon pastore e offro la vita per le pecore, dice il Signore. Alleluia”.
“E’ risorto il buon pastore, che ha dato la vita per le sue pecorelle, dice l’assemblea che riceve Gesù nel sacramento dell’Eucaristia: e per il suo gregge è andato incontro alla morte. Alleluia”.
E il sacerdote in persona di Gesù, che non è geloso, ma anzi gode di parlare al Padre per noi conclude: “Custodisci benigno, o Dio nostro Padre, il gregge che hai redento con il sangue prezioso del tuo Figlio, e guidalo ai pascoli eterni del cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen”.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, Il Pastore:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: pastore: l’uomo che cura ogni giorno le sue pecore;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: pastore: Dio che raduna Israele come un gregge;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: pastore: Gesù, unica “porta” d’accesso al Padre;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: pastore: lo Spirito d’Amore reciproco dei fedeli;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: pastore: il Padre “guardiano” che riconosce il Figlio amato “porta” del gregge.

Preghiamo:
O Padre, che hai mandato Gesù tuo Figlio, Buon Pastore che conosce le sue pecore ed è da loro conosciuto; fa che non manchi nulla al gregge dei fedeli che ti riconoscono loro Pastore. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).