17/08/2003 – T. ORDINARIO – ANNO B – 20 DOMENICA – 2003
XX DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno B – 17 Agosto 2003
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti me ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
“I fedeli leggano almeno i testi della messa, in famiglia o in privato” (PCFP 13). – Fa crescere “ascolto e risposta” in chi ti accoglie, Signore Gesù! (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi la voce LETTURE nel sito.
MEDITAZIONE – RILETTURA
Il Signore parla di se stesso, “Buona Notizia” nel vangelo; “compimento delle promesse”, della prima lettura; “fondamento della chiesa”, nella seconda lettura: Gesù rivela ciò che sta facendo in noi. – Facci conoscere la tua opera, Signore, mentre rileggiamo vangelo, I e II lettura alla luce del “versetto al vangelo”:
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dice il Signore, dimora in me e io in lui. Alleluia.
CELEBRAZIONE – VITA
Il Signore Gesù si rende presente! Con lo Spirito e la Sposa diciamo: “Vieni, Signore Gesù!”. E Gesù risponde: “Sì, ecco, io vengo” (Apc. 22,17s). È in atto l’azione di Gesù nella messa e nella vita di ciascuno (Cfr PNMR 55, f): Gesù in noi continua a offrirsi al Padre per tutti. Antifona alla Comunione:
Dice il Signore: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo: se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno”.
Io sono il pane vivo, chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui: vive sempre.
Il banchetto di Dio con gli uomini. Gesù crea in noi, che accogliamo il suo invito al banchetto, la comunione fra noi in lui con il Padre. Gesù è la Sapienza incarnata di Dio che dona in cibo se stesso: menu del suo banchetto è l’Amore in carne e sangue (vangelo). Dio, in veste di Sapienza, imbandisce un banchetto e invita tutti gli uomini a cibarsi di lui (prima lettura). Paolo allora dice: Fratelli, non siate sconsiderati, ma sappiate comprendere la volontà di Dio! (seconda lettura). Sono sapienti i fedeli che partecipano all’eucaristia e acclamano: “Ai tuoi figli, Signore, prepari un convito di festa” (salmo responsoriale). Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di darvi in cibo me stesso, nel simbolo della Sapienza che illumina il cuore e la mente. – “Dio, nostra difesa, contempla il volto del tuo consacrato”.
Il pane che io darò è la mia carne. “Io sono il pane vivente, disceso dal cielo. Se qualcuno mangia di questo pane vivrà in eterno. E il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Il “pane” è stato l’argomento del discorso di Gesù finora, in seguito alla condivisione dei pani che ricordano il nutrimento della manna nel deserto. Quel pane condiviso e la manna non fanno vivere per sempre: sono nutrimento per il fisico che perisce. Possono essere un “segno” per chi cerca un nutrimento anche spirituale. Gesù dice: “Io sono il pane vivente. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno”. Due realtà: Io sono “il pane vivente”; e, se uno “mangia” di questo pane, vive sempre. – Gesù parla ora della sua persona, divina, in carne e ossa; e, del “mangiare” la sua persona: ma in senso “sacramentale”. Sta qui il punto da comprendere chiaramente. Facciamo un esempio: se io mangio un pezzo di carne d’un animale o di un uccello, come le quaglie nel deserto, nutro il mio fisico; se poi sono un cannibale e mangio carne di uomo, nutro sempre e solo il mio fisico; anche se io credessi, come alcuni primitivi, di appropriarmi le facoltà di una persona, mangiando la carne del suo corpo. In realtà, mangio sempre carne fisica che nutre il mio fisico. Questo è il “mangiare” non “sacramentale”. Se invece io non penso a me stesso, non penso cioè a nutrirmi fisicamente come chi sente fame nello stomaco; ma sono attratto dalla persona di Gesù che parla e agisce tramite la carne umana, cioè tramite la stessa mia umanità che lui, Persona divina, ha assunto; se intendo accogliere la Persona di Gesù con tutte le sue parole e le sue azioni umane, tramite le quali Gesù, Persona divina, agisce e si rivela come Dio, allora accetto di “mangiare” tutto Gesù: corpo, sangue, anima, divinità; e nella forma che lui stesso, Gesù, ha saputo trovare per comunicarsi totalmente a me e trasformarmi totalmente in sé, mediante questo pane e vino consacrati, così da continuare lui stesso ad agire in me che lo assumo. Nell’eucaristia Gesù diviene nostro contemporaneo e noi contemporanei di Gesù. Questo è il “mangiare” “sacramentale”, questa è la comunione alla messa che fa riferimento alla vita; e nella sua vita concreta il fedele, che si è “comunicato” ed è stato trasformato da Gesù in Gesù, come il pane e il vino, si ricorda della presenza di Gesù nel suo vivere quotidiano; è opera dello stesso Spirito di Gesù. Questo ricordo di Gesù nel bel mezzo delle nostre faccende giornaliere è la verifica che Gesù stesso, il Risorto, continua a vivere e operare in noi, sua nuova umanità, umano-divina, e chiede che lo lasciamo fare. Nulla di meglio per noi, scelti non solo per la salvezza, ma chiamati a condividere anche la passione e la gloria del Signore nostro Gesù Cristo. – “Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode: io mi glorio nel Signore!”.
La mia carne è «per» la vita del mondo. È la formula consacratoria nella messa aramaica, usata nella comunità dell’evangelista san Giovanni. Invece di dire: “Questo è il mio corpo”, Gesù dice: “È la mia carne”; richiama l’incarnazione di Gesù, come abbiamo spesso sentito a Natale: «E il Verbo si fece “carne” e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria». Ma, ciò che più importa, essa richiama anche l’intenzione precisa di Gesù vissuto in questa “carne”, cioè in tutta la sua vita nella nostra “carne”, nella nostra umanità. L’intenzione interiore, che anima Gesù, la rivela lui stesso esplicitamente nell’eucaristia all’inizio della sua passione, dicendo il suo “Per”, cioè il “perché” della sua vita donata, sacrificata, offerta in dono al Padre: “Per la vita del mondo”. L’abbiamo sentito spesso durante il triduo pasquale. “La vita” di tutti sta a cuore a Gesù che si dona per la vita piena e totale di Dio negli uomini. L’evangelista Giovanni ci mostra come Gesù, vicino alla morte, vuole lasciarci il suo Corpo: la sua “Carne” e il suo sangue, come cibo per procurarci la vita. Per la “Vita del mondo”: non di qualcuno, pur amico o amica, parente o sconosciuto. Ma di tutta l’umanità: amici e nemici. Gesù si rivolge ad ogni persona, individualmente, come unica al mondo; e la rende partecipe della sua vita. Chi accetta e mangia, ha la vita eterna. Per la vita del mondo “attuale”: perché adesso ogni persona sia viva pienamente e veramente come Dio; adesso, non nel futuro; o anche nel futuro eterno nella misura che avviene adesso. Ciò che non avviene ora, non sarà mai. Ciò che non c’è in germe nel bambino fin dal seno materno, non ci sarà neanche quando viene alla luce né quando è adulto. Ecco perché Gesù insiste che mangiamo e beviamo, la sua carne e il suo sangue. Con la stessa insistenza con cui Gesù dichiara: “Il pane che io darò è la mia carne”, Gesù ripete: “Se uno mangia, vivrà”. In fondo, vivere come Dio è il desiderio dell’uomo fin dall’inizio; nel primo uomo, Adamo, c’era un desiderio: “Essere come Dio”. Ma questa vita di Dio può essere data solo da Dio stesso: ce la dà Gesù; l’uomo non può darsela da sé. Pensare che può darsela in qualche modo è l’errore dell’ “Adamo”: dell’uomo fatto di terra. Dio vuole donarci la sua vita; e di fatto la dona in Gesù, che “offrendosi liberamente alla sua passione, prese il pane, rese grazie, lo spezzo, lo diede ai suoi discepoli e disse: Prendete e mangiatene tutti. Questo è il mio corpo, offerto in sacrificio per voi”(formula eucaristica attuale). Oppure, formula antica di Giovanni: “È la mia carne per la vita del mondo”. – Gli uomini che si pensano ricchi e potenti, impoveriscono e hanno fame; ma chi ti accoglie, Signore, non manca di nulla!
La mia carne è per i piccoli che entrano nel regno di Dio. Gesù ha detto: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, vive in eterno”. – È decisivo per Gesù il “fatto”! Anche senza saperne il “come”. Gesù è per tutti: non esige che sappiamo “come” egli ci dona la sua “carne” da mangiare; brama solo che accogliamo il fatto sicuro del suo amore, e il modo che lui ha escogitato perché noi lo possiamo “mangiare” con gioia. Ma bisogna diventare bambini che godono il “fatto” della presenza di chi li ama, e accolgono l’amore personale, anche se non capiscono “come”: loro neppure ci pensano. A questi bambini, che riconoscono Gesù nel pane eucaristico, s. Pio X non esita dare la prima comunione. Invece «i giudei si misero a discutere tra di loro” sul come: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”». Nei “giudei” sono impersonati tutti coloro che non sono “piccoli”, cioè che non guardano alla persona che li ama con tutta se stessa, ma ai propri interessi. Prima, la folla che cerca il pane materiale; ora, i giudei che proteggono il proprio potere politico-religioso, vanno insieme contro Gesù e ogni comunità cristiana, del primo secolo e di tutti i tempi. La comunità di Giovanni legge la sua storia, e la storia di tutte le comunità, in questa storia di Gesù con la folla e con i giudei. Gesù ha detto che il suo pane è la sua stessa realtà umana; non una dottrina su cui discutere. Le parole di Gesù sono comprese da ogni comunità cristiana in senso sacramentale e alludono alla celebrazione dell’eucaristia: l’infinito amore dolcissimo di Gesù si manifesta nelle piaghe del corpo di Gesù realmente presente in questa eucaristia. Ma per chi nel proprio cuore ha già escluso Gesù e il suo amore, le affermazioni di Gesù: “Mangiare la carne” e “bere il sangue”, sono intese in senso naturale in modo che risultino assurde, e giustifichino il rifiuto interessato e già avvenuto nel cuore dei giudei che “discutevano tra di loro”, senza interpellare Gesù. – “C’è qualcuno che desidera la vita? Preserva la lingua dal male, le labbra da parole bugiarde”.
La mia carne è vero cebo, il mio sangue vera bevanda: vita assimilata e trasmessa dalla mia comunità. Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non
mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. Ancora una volta Gesù non segue i ragionamenti bugiardi degli uomini; ma dice di nuovo ciò che ha detto: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”. L’amore di Dio non dipende dall’uomo: Dio ci ama per se stesso: “Per amore del mio nome”; non per i meriti o demeriti dell’uomo. Alla “carne” Gesù aggiunge ora il “sangue”. Carne e sangue, separati, designano la morte causata dalla violenza dell’odio: Gesù si consegna per amore a chi lo consegna per odio. Allora si vede la vita che c’è in Gesù: lo Spirito, l’Amore, la Gloria sgorgano dal suo corpo come fiumi d’acqua viva e inondano l’universo. Il Figlio dell’Uomo, mosso dallo Spirito che è pienezza di Amore, dona la sua “carne” e il suo “sangue”, cioè la sua realtà umana; e tramite la stessa realtà umana si trasmette lo Spirito, che è forza vitale nell’uomo. Lo Spirito-Amore si comunica tramite l’umanità, la “carne” di Gesù che si dona. Non c’è personalità umana realizzata senza ricevere e assimilare la “carne” di Gesù, la sua umanità, mediante la quale Gesù, mosso dallo Spirito, dona se stesso fino all’estremo: fino alla morte in croce. Chi accetta Gesù e aderisce a lui, chi “mangia” e assimila la sua realtà umana, ha la vita che viene da Dio, vita definitiva che non è condizionata dalle vicissitudini umane, neppure dalla morte: “Io lo risusciterò”, dice il Signore. Anzi, la persona che riceve lo Spirito-Vita tramite la “carne” di Gesù, è spinto a donare se stesso con Gesù e come Gesù, in Gesù per il bene degli altri fino alla morte: proprio la morte sprigiona tutta la forza nascosta nella persona umana che “mangia la mia carne”, dice Gesù, “perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda” di vita eterna.
“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». L’effetto della manducazione della carne di Gesù nell’eucaristia è una “dimora”: è l’immanenza reciproca del credente in Gesù e di Gesù nel credente. La vita che Gesù possiede, gli viene dal Padre; e Gesù vive per il Padre: tutto dedito al suo disegno che è dare la vita al mondo. E il mondo, cioè tutti coloro che l’accolgono, – e tutti gli uomini possono accogliere Gesù – hanno in se stessi Gesù, formano un solo corpo con lui e sono a loro volta dediti come Gesù allo stesso progetto del Padre; perché lo stesso legame che c’è fra Gesù e il Padre, ora c’è anche fra Gesù e i discepoli. Non è opera umana, ma dello Spirito di Gesù in noi tramite la manducazione della “carne” di Gesù. Così si compie il progetto di Dio sulla creazione: in Gesù, vero uomo realizzato, ogni uomo può donarsi e vivere l’Amore. Gesù attende che ciascuna persona aderisca al suo programma, lo lasci agire, e Gesù potrà continuare in lei la sua opera di donazione. Le persone che aderiscono, formano la sua comunità che vive di lui, eucaristia. – “C’è qualcuno che desidera la vita? Venga, mangi e beva, dice il Signore”.
Ai tuoi figli, Signore, prepari un convito di festa.
Io sono il pane vivo, chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui: vive sempre.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui: l’umanità è mia dimora. Gesù è la Sapienza di Dio che si costruisce la casa: “La Sapienza si è costruita la casa, ha intagliato le sue sette colonne”. Nell’immagine di una Signora, in stretto rapporto con Dio, detta per questo “sua figlia”, e presente nel mondo fra gli uomini, sua delizia (Pr 8), Gesù costruisce la sua “casa”, la sua “dimora”, il suo nuovo corpo, con tutte le nazioni, raffigurate nel numero “sette”; formate, “intagliate” da lui, come solide “colonne”; sono coloro che mangiano la sua carne e bevono il suo sangue: si nutrono della sua umanità al servizio dell’uomo, cibo straordinario che Gesù stesso prepara per tutti noi, invitati al suo banchetto. Ma la casa è costruita gradualmente: chi è “intagliato”, assunto da Gesù, collabora con lui ad assumere altri. Mangiando di lui, diventiamo “le sue ancelle”, servi anche noi con lui di “tutti gli altri”, cioè “sui punti più alti della città”. Non chiamiamo alla “esperienza” di Dio in Gesù chi già la conosce, ma chi non la conosce ed è “inesperto”, “semplicione”, “povero di senno”, “ignorante”. Gesù, la Sapienza, continua a proclamare nella nostra vita: “Chi è inesperto accorra qui!”, “venite, mangiate, bevetene tutti: questa è la mia carne e il mio sangue per la vita del mondo”. Così tutti, per grazia e missione, partecipiamo gradualmente alla passione, morte, risurrezione e glorificazione di Gesù; come “folli” tra i sapienti del mondo, noi “sapienti con Cristo” in un mondo che a stento si lascia invitare da lui. – “Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode”.
Ai tuoi figli, Signore, prepari un convito di festa.
Io sono il pane vivo, chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui: vive sempre.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la sapienza e vive secondo la volontà di Dio. I cristiani conoscono il Signore Gesù, hanno la sapienza; si nutrono di Gesù, possono compiere la volontà del Padre. Quindi: “Badate bene come dovete comportarvi”. Infatti, “se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore” (Ef 5,8), e nella Luce vedete la luce. – Per i cristiani “il tempo (kairos) presente” è ricco di progetti divini, tutti a favore dell’uomo, realizzati dallo Spirito di Dio in voi che, pieni di Spirito Santo, vi aiutate a vicenda a conoscerlo e a cantarne le opere “con tutto il vostro cuore”, facendo l’eucaristia: cioè “rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo”. Non è una vivere da cristiani disimpegnati. – “O Dio, per me un giorno nella tua casa è più che mille altrove”.
Ai tuoi figli, Signore, prepari un convito di festa.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica, per es. del Vers. Resp.:
Il tuo pane, Signore, sostiene i poveri in cammino,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
in lui ci fai tuoi amici e commensali al festoso banchetto del regno;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
in questo giorno santo Gesù presente nutre la sua chiesa;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
cantiamo nel tempo la beata speranza della risurrezione finale;
intercessione: per tutti vivi e defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
nutriti di lui, siamo certi di partecipare al tuo regno;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria:
dall’umanità partecipe della vita di Cristo, trasformata a sua immagine, coerede della sua gloria.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es.: La Sapienza.
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: la sapienza, presente in tutto il creato;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: la sapienza, rivelata nella legge e nei profeti;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: la sapienza, personificata in Gesù, parola del Padre;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: la sapienza, donata a noi in cibo nella carne di Gesù;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: la sapienza, Gesù venuto per la vita del mondo.
Preghiamo:
O Padre, il tuo Figlio Gesù ha detto: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me e io in lui; concedi ai tuoi figli un convito di festa. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).