17-09-1993-Messa-Colloquio-di-Dio

17/09/1993 – MESSA: COLLOQUIO DI DIO CON L’UOMO – 1993

IL COLLOQUIO DI DIO CON L’UOMO

NELLA CELEBRAZIONE EUCARISTICA E NELLA VITA (1993).

parte prima:

LA STRUTTURA DELLA MESSA
1.1 – Movimento discendente
“Nella Messa infatti si ha il culmine sia dell’azione con cui Dio santifica il mondo in Cristo, sia del culto che gli uomini rendono al Padre, adorandolo per mezzo di Cristo, Figlio di Dio”(l). In Essa c’è quindi un movimento che viene da Dio verso l’uomo e dall’uomo torna a Dio. L’azione di Dio santifica l’uomo in Cristo. L’uomo, santificato da Dio per mezzo di Cristo, è capace di rendere adeguatamente gloria a Dio. Si ha cosi la “Berakàh” benedizione nei suoi due momenti: discendente e ascendente, dove si può notare come il movimento ascendente è frutto del movimento discendente (“l’uomo è reso capace di…”) (2).

1.2 – Berakàh in Cristo e nel cristiano.
Tutto questo movimento =“Berakàh”, avviene in Cristo e “mediante Cristo”. Cristo è la Berakàh. In Cristo Gesù, Dio fatto uomo, Dio si rende presente all’uomo e l’uomo è reso capace di stare davanti a Dio. Questo si applica a noi con il battesimo. Il cristiano che celebra e vive l’Eucaristia, continua Cristo nel tempo e nello spazio.
Accennando fin d’ora quanto avviene nella Messa, si possono fare alcune riflessioni.

1.3 – Cristo centro della storia nel disegno di Dio.
Cristo é il centro di tutta la storia, il centro di tutta la creazione. Nulla esiste fuori di lui. Tutto è stato creato (movimento discendente) per mezzo di Lui, con Lui e in vista di Lui (3) e tutto diventa gloria a Dio (movimento ascendente), per Cristo, con Cristo e in Cristo (dossologia finale eucaristica).
Dio crea tutto avendo sempre presente il Figlio suo Gesù Cristo e Gesù risponde a questo amore compiendo solo ciò che piace al Padre suo.
Noi esseri umani siamo creati in vista di Gesù, perché anche noi possiamo partecipare della vita divina, dell’amore di Dio. Tutta la storia contenuta nell’Antico Testamento è testimonianza di un amore, di un interesse di Dio verso l’uomo, e l’uomo non è in grado di comprendere e attualizzare, perché è una realtà che lo supera. Solo Cristo è l’uomo-Dio che compie il piano di Dio ed è in grado di rispondere adeguatamente al disegno di Dio; solo Lui può “ricapitolare tutte le cose, quelle del cielo e quelle della terra”; Lui sa amare e sa osservare la Legge, solo in Lui Dio si compiace. Solo Cristo permette all’uomo di entrare nella vita divina. Questo é possibile a noi mediante i Sacramenti (fatti di parole e gesti).

1.4 – S. Messa – culmine dell’economia sacramentaria”.
“Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitalo dai morti per mezzo della gloria del Padre, cosi anche noi possiamo camminare in una vita nuova”(4).
Il battesimo è il fondamento di tutto il complesso sacramentale che trova il suo culmine e la sua fonte nella Messa, fatta di Parola e di Eucaristia. «…La liturgia. . .racchiude in sé come “segno” e “memoriale”, il passato, il presente e il futuro salvifico, nel mentre anno dopo anno opera di nuovo, attualizza e rende feconda la salvezza» (5).
Aggiungiamo che si realizza in sommo grado nella Messa culmine e fonte ciò che vale per tutti i sacramenti: Essa non è solo una “ripresentazione soggettiva”, ma una “attualizzazione oggettiva”. Non c’è salvezza fuori di Cristo e del Corpo di Cristo che è la Chiesa.
Nella Messa l’uomo-celebrante in persona di Cristo, rende adeguatamente culto a Dio Padre, che vede tutto e tutti in Cristo e accoglie coloro che sono presentati da Cristo e ascoltano la sua Parola.

1.5 – La Messa sacramento cela il mistero del sacrificio.
La Messa Sacramento cela il Mistero: il Sacrificio di Cristo.
Cristo, centro di tutta la creazione, di tutta la storia e della Chiesa (6) è anche il centro di tutta la vita cristiana. E’ nella Messa che noi abbiamo, in Cristo, il culmine dell’incontro tra Dio e l’uomo e l’attualizzazione dell’AMEN di tutte le promesse che Dio ha fatto all’uomo. E’ nella Messa che si realizza, nel Sangue di Cristo, la nuova alleanza. –
Ed è nella liturgia della Parola celebrata nella Messa che Dio si manifesta e si fa conoscere gradualmente all’uomo.
Dio che crea l’uomo e ogni cosa avendo sempre presente il Figlio suo, Gesù Cristo, è autore, in Gesù Cristo, della nuova creazione nel Sangue del Figlio suo, mediante il quale con tutti siamo salvati e siamo fatti partecipi della vita di Dio. Cristo, uomo-Dio, è l’unico che realizza il progetto di Dio ed è l’unico nel quale Dio si compiace.
Come possiamo noi entrare nel Mistero di Dio? Come possiamo iniziare a comprendere il suo disegno di amore e di salvezza? Aderendo a Dio, credendo in Lui. Da dove viene a noi la conoscenza di Dio? mediante la conoscenza creatrice di Dio stesso. Nella prima parte della Messa l’insegnamento degli Apostoli ci aiuta ad assimilare e penetrare sempre meglio la Parola del Signore, che diventa Carne e Sangue di Cristo nella seconda parte della stessa Messa. Il colloquio di Dio con l’uomo quindi cresce gradualmente: “Vi. ho detto tutto. Ho ancora molte cose da dirvi”(7). – La Messa é costituita da due aspetti: il Sacrificio (Mistero nascosto), e il Sacramento (segno visibile ed efficace).
Il Sacrificio di Cristo è unico, irripetibile, spirituale valido per tutti gli uomini, di tutti i tempi e di tutti i luoghi, mentre il Sacramento visibile, fatto di segni gesti e parole, costituisce il “mezzo o strumento” che rende presente l’unico sacrificio di Cristo (8).
Il Sacrificio di Cristo è sempre in atto, è perfetto. Ci introduce nel dialogo eterno esistente tra Padre e Figlio “Tu sei il mio Figlio prediletto, in Te mi sono compiaciuto” (9). Anche noi siamo introdotti in questo dialogo, gradatamente, mediante il sacrificio di Cristo. La nostra vita é nascosta con Cristo in Dio. Quindi a tutti gli uomini battezzati sono rivolte le stesse parole che il Padre rivolge al Fig1ito prediletto: “Figlio, tu sei il mio Figlio prediletto. In Te tutto il mio piacere”. E tutti. gli uomini, prediletti del Padre come il suo Figlio, possono rispondere al Padre esultando nello Spirito Santo: “Benedetto sia Dio, Padre del Signore Nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti… , ci ha scelti prima della creazione…, per essere santi e immacolati. . .nella carità, predestinati a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo,…”(lO).
La Messa in quanto Sacramento, complesso di gesti e di parole, rende presente ad ogni persona in ogni tempo e in ogni luogo, l’unico sacrificio di Cristo e introduce nel dialogo tra Padre e Figlio nello Spirito Santo.
A differenza dell’unico e irripetibile sacrificio di Cristo, il Sacramento si ripete per coscientizzare, far conoscere e introdurre veramente e gradualmente ogni fedele nel dialogo tra Padre e Figlio (11).

1.6 – La Messa è un dialogo.
La Messa nel suoi due aspetti è tin dialogo: il Padre parla a noi in Cristo mediante la Parola che ci rivolge, Parola che è efficace, cioè fa quello che esprime, e suscita in noi una risposta: questa è Ia prima parte della Messa o Liturgia della Parola.
Nella seconda parte della Messa,liturgia eucaristica, noi in Cristo rispondiamo al Padre, ringraziandolo, rendendoGli lode e offrendoGli quello che Lui ci dona, cioè il Suo Figlio, nello Spirito Santo (12).
“Nella Messa viene imbandita tanto la mensa della Parola di Dio quanto la mensa del Corpo di Cristo e i fedell ne ricevono istruzione e ristoro” (13). La nuova introduzione al Lezionario da parte sua riprende il discorso e lo sviluppa: “Alla Parola di Dio e al mistero eucaristico la Chiesa ha tributato e sempre e dappertutto ha voluto e stabilito che si tributasse Ia stessa venerazione, anche se non lo stesso culto; mossa dall’esempio del suo fondatore, essa non ha mai smesso di celebrare il mistero pasquale, riunendosi sempre per leggere in tutte le Scritture do che a lui si riferiva e attualizzare, con il memoriale del Signore e i Sacramenti l’opera della salvezza” (14). “Non deve stupire il parallelismo e quasi l’equivalenza fra la Parola di Dio e il corpo di Cristo (15).
“Ne deriva che bisogna finire di considerare la liturgia della Parola come preludio o atrio alla celebrazione propriamente sacramentale.
Nell’introduzione al Lezionario si afferma categoricamente che “unica è la presenza di Cristo, sia nella Parola di Dio. . . sia soprattutto sotto le specie eucaristiche”.

1.7 – La Messa “unico atto di culto”.
La celebrazione quindi comprende due parti o due poli formanti “un unico atto di culto”. Alla “duplice mensa” corrisponde la “duplice manducazione del Verbo nella fede” sotto le specie della Parola e del pane e del vino. Una immette nell’altra, una porta naturalmente all’altra. “Nella parola di Dio Si annunzia la divina alleanza, mentre nell’Eucaristia si ripropone l’alleanza stessa”.
La viene rievocata nelle parole, qui ripresentata nel segni sacramentali. Ma si potrebbe parlare anche di compenetrazione reciproca: al centro della Messa sacrificale non sono ancora le parole di Cristo che consacrano e trasfigurano il pane e il vino nel suo corpo e nel suo sangue?” (16). Ricordiamo per inciso che i brani della liturgia sono presi per più del 90% dalla Sacra Scrittura (17).
Essenzialmente nella Messa facciamo quello che la Chiesa chiede a tutti i fedeli, cioè ascoltare Ia Parola-Cristo, conservarla nel cuore e rispondere con una vita Ispirata alla Parola e non ai nostri progetti. In questo modo è Cristo che dirige i nostri. passi sulla via della vita, giorno per giorno.
Da quanto abbiamo detto, si deduce la stretta relazione che esiste tra Parola ed Eucaristia. Dio che ci ha fatto il dono di sé nella Parola, e ci ha svelato un po’ del suo mistero, suscita in noi sentimenti di lode, benedizione e ringraziamento: ciò che avviene nel prefazio; suscita in noi il desiderio che si renda attuale il mistero di Cristo: ciò che avviene mediante l’Epiclesi o invocazione dello Spirito e la consacrazione. Suscita in noi l’accoglienza dell’offerta che Cristo fa di se stesso e di noi al Padre: ciò che avviene all’anamnesi o offertorio (dopo la consacrazione).
Suscita infine in noi una grande preghiera di intercessione per i vivi, per i defunti, per i partecipanti, per tutta la Chiesa e per tutto il. mondo.
Da tutto questo si deduce quanto sia fondamentale porre l’orecchio del cuore alla Parola, per comprendere ogni giorno un aspetto della vita di Cristo, del suo Amore per noi, del suo desiderio di abitare in mezzo a noi; la Parola ci aiuta soprattutto a penetrare sempre di più nel mistero di Cristo.

1.8 – Il culmine della Messa: la Comunione.
La celebrazione eucaristica raggiunge il suo apice nella Comunione: Un invitato a nozze non può digiunare (18); Gesù gli si dona in cibo e bevanda. Cristo, che si è rivelato a noi mediante la sua Parola, si unisce realmente a noi e ci dà la possibilità di vivere per Lui, con Lui, in Lui; Dio rimane con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo in un modo misterioso, e sommamente vero. Dio ha preso l’iniziativa di un colloquio con noi e noi possiamo conversare con il Padre in Cristo per lo Spirito Santo.
In ogni formularlo liturgico festivo, troviamo di fatto 1’Antifona alla Comunione che è un versetto preso dal Vangelo. Troviamo pure, nello stesso formulario, il versetto responsoriale che per se stesso dice ripetizione come risposta. Quasi che la Madre Chiesa voglia invitare i suoi figli a ripetere la Parola di Dio che parla -Parola Gesù – e suscita la risposta nel comunicante. Si forma cosi il colloquio di Dio con l’uomo, colloquio che crescerà con l’orante.

1.9 – La Parola di Dio in contesto liturgico.
Abbiamo parlato finora della Parola di Dio in contesto liturgico (Lezionario). E’ bene tenere presente che si parla di Parola di Dio anche fuori del contesto liturgico (Sacra Scrittura). Facciamo in proposito la riflessione che segue.
Nella proclamazione liturgica della Parola di Dio non solo Cristo è presente; ma il dono e l’economia della salvezza, richiamata e comunicata dalla Parola di Dio “proprio nell’azione liturgica raggiunge la pienezza del suo significato. Nell’atto della celebrazione, quando la Parola risuona alle orecchie del popolo si ha la connessione tra Parola e azione nel momento terminale.
“Pertanto la Parola di Dio costantemente annunciata nella liturgia, è sempre viva ed efficace per la potenza dello Spirito Santo. Questo può valere per ogni lettura, ma nella liturgia c’é un “plus” che non va sottovalutato (19).
E Si può parlare di Parola di Dio “sempre viva ed efficace” in particolare nel contesto liturgico. La Parola di Dio nella celebrazione liturgica ha sempre avuto un posto di prim’ordine sia nell’Antico come nel Nuovo Testamento. Nell’Antico Testamento Si nota come la Parola e la Liturgia nascono e Si sviluppano insieme nelle situazioni concrete della vita del popolo. Pensiamo a quanto avviene in Esodo 15,26, dove c’è il popolo che mormora contro Mosè. Allora Dio interviene tramite Mosè e impone una legge. L’intervento di Dio consiste nel guarire e far vivere chi lo ascolta: “Se tu ascolterai., io non ti infliggerò infermità. Io sono Colui che ti guarirà”; più avanti: “lo sono il Signore, Colui che ti guarisce”. La voce del Signore comanda a tutto lsraele di ascoltare la sua voce per vivere. Nella Bibbia troviamo molte volte il comando del Signore di. ascoltare la sua voce o la sua parola. Il cristiano che ascolta sta già rispondendo a Dio che gli ha rivolto la sua Parola (20) . Lo stare in ascolto è propriamente la risposta che la Parola creatrice di Dio suscita in noi.
Un altro testo dove troviamo la Parola di Dio unita al rito celebrativo, è al cap. 12 di Esodo: c’è la Parola di Dio che richiama la storia di Dio e del suo popolo; ci sono gesti e simboli che la fanno rivivere, mentre la ricordano. “Questo giorno sarà per voli un memoriale: lo celebrerete come festa del Signore, di generazione in generazione: lo celebrerete come rito perenne.
Sono insieme nella celebrazione Parola e azione efficaci, comunità di popolo, storia di Dio e storia di Israele.
Nell’A.T. troviamo che la rinascita spirituale è sempre collegata con la proclamazione della Parola e l’azione liturgica.
“Durante un’assemblea liturgica, cui dovevano partecipare non solo uomini e donne, ma anche i bambini e i forestieri che abitavano nelle città degli ebrei, i maestri d’Israele leggevano la Torà davanti a tutti, agli orecchi di tutti, affinché tutti potessero ascoltare la Parola per imparare a temere il Signore, impegnandosi a osservare tutte le prescrizioni della legge. In tal modo persino i figli degli ebrei che ignoravano la Torà, udendo queste parole di Dio, imparavano a temere il Signore (21). Dio interviene in una situazione umana e parla per la rinascita spirituale di tutto il popolo.
Neemia, 8 è un esempio di contesto liturgico della Parola che salva in situazione storica (22). Esdra legge e spiega la legge. L’impressione della lettura è enorme presso il popolo. Gli orecchi di tutto il popolo erano volti al libro della legge. Vicino a Esdra stava un collegio di Leviti. Esdra apre il libro. Tutto il popolo si alza in piedi. Esdra benedisse Javé, tutto il popolo risponde: Amen. Amen.
Leggevano e spiegavano a sezioni per farsi comprendere.
Tutto il popolo piangeva ascoltando la Parola della Legge.
Il popolo ha ben compreso le Parole che erano state proclamate, era un giorno sacro al Signore. Il popolo và, mangia e beve, dà porzioni ad altri, esulta”.
Nella Bibbia ci sono anche esempi di persone che non sono docili alla Parola di Dio, e firmano cosi la loro condanna (23).
Nel Nuovo Testamento Gesù, compimento di tutta la storia, Parola definitiva del Padre, si manifesta nella celebrazione della Liturgia sinagogale. L’Evangelista Luca ci racconta che Gesù si reca,”secondo il suo solito di sabato nella sinagoga, si alzò a leggere … si sedette e cominciò a dire: oggi si é adempiuta questa scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi. Tutti gli rendevano testimonianza, ed erano stupiti delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca”(24). Gesù é il compimento della profezia.

parte seconda:

LA PREGHIERA EUCARISTICA.

2.1 – Nella seconda parte della Messa la Chiesa, nella persona di Cristo, risponde al Padre.
Troviamo questa risposta nella preghiera eucaristica in cinque momenti, o cinque sentimenti fondamentali che la Parola ha suscitato nell’assemblea in ascolto.
Questi quattro momenti hanno avuto una lunga storia di formazione nella liturgia orientale e occidentale.
Infine il Concilio Vaticano II nel suo documento costituzionale sulla Sacra Liturgia, li ha sanciti nella loro attuale sequenza. Questo si può vederlo in modo particolare nelle nuove preghiere eucaristiche. (25)
Il “Consilium ad exsequendam Constitutionem de Sacra Liturgia” ha lavorato per alcuni anni, a partire dal 1966 per l’applicazione della Costituzione “Sacrosantum Concilium”. Un risultato del lavoro di questo Consilium sono state le tre nuove Preghiere Eucaristiche (II,III,IV Preghiera Eucaristica), oltre il ritocco del cosidetto “Canone Romano” (I Preghiera Eucaristica).

2.2 – La liturgia eucaristica.
Il dialogo, nei suoi due aspetti della Berakàh, iniziato nella liturgia della Parola continua e si fa più intenso nella liturgia eucaristica. La parola di Dio giunge al massimo della sua efficacia nel dialogo eucaristico.
Il Padre che ci ha rivelato un aspetto del mistero di Gesù nelle letture, ora mette nelle nostre mani Gesù stesso sotto le specie eucaristiche.
La preghiera eucaristica evoca ciò che Dio ha fatto per il suo popolo. Dio che è intervenuto nella storia, che ha liberato dalla schiavitù il suo popolo e gli ha dato una terra, viene ora pregato perché continui a fare quello che ha fatto: “Tu, o Dio, continua a fare per noi quello che hai fatto”. Non si tratta di pregare un Dio che sta lontano, ma un Dio che ci è venuto incontro.
In forza di quello che hai fatto, “ora dunque” manda lo Spirito Santo perché il pane e il vino diventino il Corpo e il Sangue di Gesù (aspetto discendente).
La struttura della Preghiera Eucaristica, che è consacratoria in tutta la sua estensione, consta di: Prefazio, Epiclesi-Consacrazione, Anamnesis-Offerta, Intercessione, Dossologia finale: ciascuna parte è risposta suscitata dall’azione di Dio.

2.3 – Prefazio.
Solo Dio può dare un’adeguata lode a Dio: in persona di Cristo il sacerdote che presiede l’assemblea celebrante innalza un inno di lode,benedizione e ringraziamento a Dio Padre, Un inno alla sua grandezza e santità. Dio è lodato per quello che è; è benedetto per la sua gloria; è ringraziato per la sua potenza. Tutto questo ci è rivelato dalla sua Parola. Lo ringraziamo per motivi sempre nuovi, potenti e salvifici. Ogni volta il motivo dell’ “azione di grazie”, ha una sfumatura particolare. I Prefazi sono molti. Secondo un antico stile delle liturgie occidentali i prefazi dovrebbero essere prevalentemente propri ad ogni Messa, perché in ogni celebrazione della parola è presentato un
aspetto del mistero di Dio che suscita la nostra lode.
Con il “Sanctus” tutta l’assemblea liturgica terrestre in Cristo (aspetto discendente) si unisce alla liturgia celeste nel canto di. lode (aspetto ascendente).

2.4 – Epiclesi – Consacrazione.
Al Prefazio e al Santo, segue l’epiclesi o invocazione allo Spirito Santo. Il termine “epiclesi” viene dal greco e significa “invocazione”: è l’invocazione rivolta al Padre perché effonda il suo Spirito di santificazione sugli elementi del pane e del vino perché diventino il corpo e il sangue di nostro Signore Gesù Cristo (aspetto discendente). Mentre il prefazio é un’azione di grazie disinteressata nel celebrare la grandezza delle opere divine, qui l’invocazione è attualizzata e concretizzata nella richiesta dello Spirito di santificazione. Ed è proprio lo Spirito di santificazione che darà alle parole della consacrazione la forza necessaria perché quel pane diventi il corpo di Cristo e quel vino diventi il sangue del nostro Redentore (26)
Invocando lo Spirito, la Chiesa riconosce la sua differenza da Gesù Cristo. Anche nella Cena l’unico protagonista è stato Gesù, non i discepoli. Essi sono presenti e partecipano, ma la loro presenza è tutta racchiusa negli imperativi di Gesù: “Prendete, mangiate, bevete”; nel suo dono “per voi” e nella sua speranza “con voi”. Nell’azione liturgica la comunità parla e agisce, ma vuole che sia chiara la differenza: non è lei che trasforma il pane e il vino, né è lei che trasforma se stessa. Il protagonista é sempre Gesù, ma ora presente nel Suo Spirito. L’aspetto dialogico discendente consiste nel dono dello Spirito – nuova presenza di Gesù – che il Padre fa alla sua Chiesa (27).
La Chiesa non é Gesù Cristo e, lasciata a se stessa, non avrebbe la forza di riattualizzare i gesti e le parole, anche se ripetute fedelmente. Per questo invoca lo Spirito, che è l’attualità di Gesù. E tuttavia, pur invocando lo Spirito ripete le parole di Gesù (benedizione dall’alto). Perché lo Spirito è l’attualità di Gesù, del suo dono e delle sue parole, non di altro.
La Chiesa invoca lo Spirito perché la memoria eucaristica sia un Oggi, un evento ora, non semplicemente un ricordo del passato. Ma al tempo stesso invoca lo Spirito perché l’oggi non annulli la singolarità dell’evento passato. Lo Spirito evita i due rischi mortali che sempre incombono: rinchiudere l’evento di Cristo nel passato, o assorbirlo nel presente della propria esperienza, fosse pure ecclesiale. Lo Spirito segna la distanza tra la Chiesa e Gesù, ma ne segna anche la vicinanza: 1o Spirito è l’attualità di Gesù (28). Nella Preghiera Eucaristica lo Spirito é invocato non soltanto perché trasformi il pane e i1 vino nel Corpo e nel Sangue del Signore, ma perché li trasformi “per noi” e perché trasformi la comunità e il mondo (29) in Cristo a lode di Dio Padre, che costituisce l‘aspetto ascendente.
Nelia celebrazione, il “racconto” della storia della salvezza coincide con l’ “attualizzazione” di quanto Gesù ha fatto per noi donando se stesso: “Questo è il mio corpo offerto per voi; questo è il calice del mio sangue, della nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati” (30)
In ogni rapporto di comunione, soprattutto sponsale, viene il momento in cui le parole non bastano ad esprimere tutta la ricchezza e la fecondità dell’amore. Si fa allora prepotente l’esigenza del dono totale di Sé. Egli “dopo aver parlato a più riprese e in diversi modi per mezzo del profeti” (31), nella pienezza del tempi non solo ci parla nel Figlio, ma ce lo dona. E il Figlio “si dona” per amore a noi. E’ il più grande atto d’amore della storia, e rivela la serietà con la quale Dio é fedele all’alleanza e vuole stare con l’uomo, per essere solidale con il suo destino di miseria e di morte: aspetto discendente. Ed é in atto mediante la celebrazione dello stesso dono di Dio. Infatti: «La liturgia eucaristica riproduce la cena, – la stessa che Gesù ha compiuto nell’ultimo vespro della sua vita -, ma contiene la pasqua: Cristo stesso, cioè, nell’atto di donarsi per amore. E’ il “Corpo dato” e il “Sangue versato”, dato per noi e versato per noi, che viene consegnato alla Chiesa negli umili segni del pane e del vino. Infatti, secondo Tertulliano, è nello stile di Dio “la sproporzione tra i mezzi umilissimi che usa e le cose grandiose che fa”».
Il mistero della vita di Cristo, completamente donata e spesa per gli altri, tocca il suo vertice nella pasqua e nel segno eucaristico che la attualizza.
Dicendo “Fate questo in memoria di me”, Cristo non ha chiesto la pura ripetizione di un gesto rituale, ma di farlo come l’ha fatto lui, assumendo i sentimenti che furono i suoi, modellandosi sulla sua autodonazione. (32). Allora il dono discendente di Dio all’uomo, [a dell’uomo stesso sacramento del dono di Dio all’uomo che obbedisce e che quindi risponde a Plo per la grazia dello stesso dono (33).

2.5 – Anàmnesi e Offerta.
Dopo la consacrazione c’é l’anàmnesi e offerta o “ricordo dell’offerta” che è “offerta in atto”: “Celebrando il memoriale della morte e risurrezione del Tuo Figlio, Ti offriamo, Padre, il pane della vita e il calce della salvezza e ti rendiamo grazie per averci ammessi alla tua presenza a compiere il servizio sacerdotale” (34); Dio ci ammette alla sua presenza.
L’offerta non e una semplice conseguenza della memoria, bensì il vero modo di fare memoria. Si fa memoria non di un rito, ma di un’esistenza, quel1a di Gesù, che si é manifestata come offerta e dono. E’ perciò donando, e donandoci, che Si fa memoria. La Chiesa ricorda ciò che ha ricevuto. E proprio perché ha ricevuto può offrire. Offre ciò che Cristo ha compiuto e che, ora, lo Spirito attualizza. La Chiesa offre al Padre un dono ricevuto: un dono che Dio stesso le ha posto fra le mani. Tutto questo è profondamente biblico (35). È l’attualizzazione della biblica Berakàh: Dio dona all’uomo di pregare in persona di Cristo.

2.6 – Preghiera di intercessione.
Nella preghiera di intercessione si ha una triplice dinamica: discendente, ascendente e discendente. Discendente in quanto Dio ci dona di pregare in persona di Cristo, come in tutta la liturgia; ascendente in quanto l’assemblea rispondendo prega il Padre in persona di Cristo; discendente perché nell’intercessione si chiede al Padre lo stesso dono per tutta l’umanità. Quindi la Berakàh – benedizione, genera benedizione. In questa preghiera la Chiesa ripone il mondo nelle mani di Dio: prega per i vivi, per i defunti, per i
presenti, per tutta la chiesa e per il mondo, in Cristo nostro Signore.
La Chiesa, appoggiandosi all’offerta di Cristo al Padre, chiede che vengano applicati i frutti di quel sacrificio. Essa intende dire: come ti sei “ricordato” (anàmnesi) e hai gradito l’offerta del sacrificio del tuo diletto Figlio, adesso “ricordati” anche di coloro che si sono uniti a quest’offerta sacrificale

2.7 – Dossologia finale.
La dossologia finale è la parte conclusiva della Preghiera Eucaristica; con il Prefazio essa forma come un’inclusione della stessa Preghiera Eucaristica, che comincia con la lode, benedizione, ringraziamento e finisce con la lode e la glorificazione al Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo, nello Spirito che é insieme agente e destinatario di lode e gloria.
Quindi la Preghiera Eucaristica è tutta una berakàh, con il suo movimento discendente e ascendente. In essa sono in azione le tre Persone Divine: il Padre é il termine primo e ultimo di ogni movimento orante; il Figlio è il mediatore di questa azione (per Cristo, con Cristo, in Cristo); lo Spirito Santo rende possibile l’unità di questo dialogo di salvezza. Dio costruisce la sua Berakàh e coinvolge in essa l’uomo che celebra: presiedendo o partecipando (36)
La Dossologia finale infatti, acclamata dal presidente dell’assemblea stessa, suscita la ratifica di tutta l’assemblea celebrante che ha seguito la Preghiera Eucaristica con l’AMEN. Esso è un grido di esultante adesione del popolo, esplicita 1’immensa densità dei sentimenti suscitati nel corso della celebrazione dell’anafora (= preghiera eucaristica come offerta di Gesù capo e membra al Padre).

parte terza:

IL COLLOQUIO DI DIO CON L’UOMO PASSA DALLA LITURGIA ALLA VITA.
3.1 – Rapporto fra azione liturgica e azione semplicemente umana.
Finora abbiamo rilevato che la Messa è un dialogo formato di due parti: Dio parla a noi in Cristo e noi in Cristo rispondiamo al Padre. Abbiamo rilevato pure come ciascuna parte di questo dialogo costituisca un movimento: l’iniziativa è sempre di Dio (movimento discendente) che suscita nell’uomo la risposta o azione di grazie (movimento ascendente).
Possiamo richiamare qui anche le caratteristiche di “ogni azione sacra” che culmina nella Celebrazione Eucaristica e da essa deriva. Quanto è detto finora per il Sacramento dell’Eucaristia, culmine e fonte di ogni attività sacra, nel suo duplice movimento discendente e ascendente, – che sottolinea come tutto ha per soggetto principale Dio in Cristo Gesù – vale per tutte le “azioni sacre”, che culminano nella Messa e da essa derivano. Secondo questa norma di Sacrosantum Concilium le azioni sacre si compongono di due parti: parola e gesto (37) fra loro connessi in modo che non c’è l’una senza l’altro perché la parola illumina il gesto e il gesto manifesta il senso della parola; e hanno le stesse caratteristiche della berakàh, movimento discendente e ascendente, analogamente alla Messa: ogni parola e ogni gesto viene alla luce da una mozione creativa di Dio, ed è una risposta a una pulsione interiore di Dio in Cristo Gesù per lo Spirito Santo. Abbiamo parlato sempre di “azioni sacre”. Ma da dove derivano queste azioni sacre? Da che cosa sono supportate? Dall’esperienza della vita umana.

3.2 – Esperienza umana e Parola di Dio o Espressione sacra e umana.
Le azioni sacre – liturgiche – si esprimono con atteggiamenti del corpo, gesti e parole, uniti alla Parola di Dio. Ma “l’atteggiamento del corpo, i gesti e le parole con cui si esprime l’azione liturgica e si manifesta la partecipazione del fedeli, ricevono il loro significato non solo dall’esperienza umana donde tali forme sono tratte, ma dalla Parola di Dio e dall’economia della salvezza alla quale sono riferite” (38).
Azione sacra e azione umana in genere quindi si compenetrano, sono in certo qual modo “Teandriche” = divine e umane: non c’è l’una, divina, senza l’altra, umana. Ogni azione umana è “fatta per” essere anche divina, sacra, o “si riferisce” all’azione sacra, e ogni azione sacra suppone l’azione umana (è sopra-naturale = suppone il naturale). È lo stesso soggetto che agisce come persona umana e come sacramento o mezzo e strumento (cfr LG 1) dell’agire di Dio in Cristo mediante lo Spirito Santo; e viceversa: è lo stesso soggetto, il Signore Gesù, che agisce come primo agente (cfr PNMR 1) nel suo ministro, e l’uomo battezzato in genere.
Si ha quindi una “economia di storia umana” in genere, e una “economia di storia salvifica”. Quest’ultima a sua volta, può essere una storia di salvezza per un’attività umana in genere secondo Dio = secondo coscienza, per coloro che non hanno ancora potuto conoscere Cristo; o una storia di salvezza per una vita inserita nell’ “economia sacramentaria” cristiana. Il presente lavoro si inserisce in quest’ultima storia di “econiomia sacramentaria”.

3.4 – Caratteristiche dell’azione umana in genere che culmina nella Celebrazione Eucaristica e da essa deriva.
L’atteggiamento umano in genere offre all’azione sacra-liturgica il simbolismo e ne riceve in cambio il senso misterico. Infatti: “L’atteggiamento del corpo, i gesti e le parole con cui si esprime l’azione liturgica e si manifesta la partecipazione del fedeli, ricevono il loro significato”, in parte “dall’esperienza umana donde tali forme sono tratte…”(PNLM 6). Quindi l’esperienza umana offre all’azione liturgica in genere e ad ogni azione sacra, che con l’azione liturgica ha un riferimento, la sua realtà che per Ia liturgia diventa “simbolo”. Cosi si hanno tanti simboli quanti sono gli aspetti della vita umana: nascere, crescere, morire, abitare, edificare, mangiare, bere…
Da questo principio dell’esperienza umana destinata ad offrire il simbolismo alla Liturgia e a riceverne da essa il senso misterico, si deduce che le azioni umane in genere “sono destinate” ad essere come riempite del senso misterico, sono destinate cioè a divenire “azioni sacre”. Esse infatti sono riferite” alla “Parola di Dio” e all’ “economia della salvezza”, dalla quale “ricevono il loro significato” (E.L.n.6) Le azioni umane cristiane, in particolare, sono tali in quanto questo senso misterico é vissuto nel colloquio interiore con Dio in Cristo.

3.5 – Rapporto tra l’azione umana e l’azione sacra.
L’esperienza umana offre all’azione sacra “atteggiamenti, gesti e parole” con un loro preciso significato creaturale. Questo significato creaturale diventa simbolico in quanto l’azione sacra, alla quale l’esperienza umana si riferisce, vi aggiunge un significato superiore.
Gli stessi “atteggiamenti, gesti e parole”, tratti dall’esperienza umana, hanno, oltre alla funzione di fondare il simbolismo, quella di “esprimére” la liturgia e “manifestarne” la partecipazione del fedeli.
A sua volta 1’azione liturgica con la “Parola di Dio” e la “economia della salvezza” offre a “l’atteggiamento del corpo, ai gesti e alle parole” il suo significato misterico. In altre parole: l’azione umana con il proprio “significato” si riferisce all’azione sacra. L’azione sacra a sua volta, trae il significato dall’azione umana, la “maggiora, le dà un plus valore” con il significato proprio della “Parola di Dio” e della “economia della salvezza”; “si esprime” e “si manifesta” nell’azione umana nel suo nuovo significato “maggiorato” (movimento discendente e ascendente teandrico).
Si avrà un’azione umana tanto più realizzata nella sua esigenza creaturale più profonda, quanto più si riferisce al sacro. L’azione sacra-liturgica è tanto più “attuale”, quanto più attinge all’esperienza umana, con essa “si esprime” e in essa “si manifesta”. «Tanto più viva, quindi, è Ia partecipazione dei fedeli all’azione liturgica, quanto più profondamente nell’ascolto della Parola di Dio in essa proclamata, i fedeli stessi si sforzano di aderire al “Verbo di Dio” incarnato nel Cristo, impegnandosi ad attuare nella loro vita ciò che hanno celebrato nella liturgia e di riscontro, a trasfondere nella celebrazione liturgica il loro comportamento quotidiano» (PNML 6).

3.6 – Crescita del Regno come un seme.
Un aspetto dell’esperienza umana, in quanto fondamento di simbolismo, è la crescita. La Madre Chiesa la fa propria nell’azione sacra liturgica nell’aspetto sacramentale in genere che si ripete per una crescita di partecipazione dei fedeli al mistero di Cristo. In particolare, per quanto ora ci riguarda, si può rilevare come nei formulari liturgici ci siano la Parola, Antifona alla Comunione e il Versetto Responsoriale, caratterizzati dalla ripetitività.
L’Antifona alla Comunione, Parola-Gesù, culmine della Messa, diventa la Parola che il Padre ci dona, “Parola” che suscita in noi la “Risposta” originando un colloquio. Sono semplici frasi. Dio prende l’iniziativa, ci introduce nel colloquio con Lui; con la ripetitività sacramentale dell’Antifona alla Comunione e del Versetto Responsoriale ci fa crescere. Infatti da questo semplice colloquio inizia la crescita del dialogo divino che come un seme si svilupperà fino alla “verità tutta intera”, cioè fino all’intimità della comunione tra Padre e Figlio nello Spirito Santo presso chi si comunica: riceve Gesù.
Questo colloquio con il Padre in Cristo-Comunione si intensifica e cresce rileggendo il Vangelo in cui Gesù, venuto in noi, parla di se stesso in rapporto al Padre, nello Spirito Santo. Nel Vangelo Egli presenta se stesso come il centro della storia, il compimento della profezia, la realtà di ogni immagine che troviamo nel brano dell’A. T. riportato nella prima lettura. Nella seconda lettura Egli manifesta se stesso nella Chiesa di allora come nell’attuale, che celebra il Mistero di Cristo, protesa verso la sua pienezza (cfr LG 2).
Questo colloquio, fatto di PAROLA (una frase che si sviluppa con il Vangelo, la prima e la seconda lettura) e RISPOSTA (un Versetto Responsoriale che si sviluppa nella eucologia fino alla Preghiera Eucaristica fatta di lode, attualizzazione, offerta, intercessione, dossologia finale), cresce con l’orante nell’esistenza umana del quotidiano per «l’azione dello Spirito Santo che rende efficace la risposta in modo che ciò che si ascolta nell’azione liturgica, si attui poi nella vita: “Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, non soltanto ascoltatori”» (Gc. 1,22; PNML 6)

3.7 – Crescita del cristiano.
Ogni attività umana, vissuta alla presenza di Dio mediante la celebrazione settimanale, quotidiana, annuale, per la ripetizione sacramentale del Mistero di Cristo, è compenetrata del senso religioso, vissuta in Cristo, è vista con 1’occhio di Dio: cresce secondo il piano di Dio. Il cristiano “celebrante” cresce di giorno in giorno, di “celebrazione in celebrazione”, trasforma la storia umana in storia di salvezza.
Si giustifica cosi il pressante invito della Chiesa che «vuole la continua rinascita spirituale del fedeli ed esorta con forza ed insistenza tutti i fedeli ad accostarsi volentieri al Sacro Testo per mezzo della Sacra Liturgia » (DV 25), specialmente per mezzo della Liturgia Eucaristica; esorta a «nutrirsi del Pane di Vita, dalla mensa sia della Parola di Dio, che del Corpo di Cristo» (DV 21). La stessa Madre Chiesa esorta i fedeli a partecipare alla Messa quotidiana. Dice: “I fedeli partecipino con frequenza alle messe feriali e, quando ciò non è possibile, siano invitati a leggere almeno i testi delle letture corrispondenti, in famiglia o in privato” (Preparazione Celebrazione Feste Pasquali 13). La Chiesa che vuole la crescita spirituale dei fedeli ne ha tracciato anche l’itinerario concreto che si riassume in un colloquio spirituale (cfr n 3. 6 sopraesposto).
Ogni uomo ha una esistenza che “si riferisce” alla liturgia (cfr 3.3), è fatto cioè per il colloquio con Dio.
Ogni uomo quindi è destinato a divenire “fedele”. In ogni fedele che ascolta l’invito pressante della Chiesa e, in privato o in famiglia – Piccola Chiesa – legge le letture corrispondenti alla Messa che culmina nella comunione (cfr 3.6), esperimenta la crescita del colloquio di Dio con lui.

NOTE:
(1) – PNMR (Principi e Norme per l’uso del Messale Romano) n.1.
(2) – cfr Ef. 1,2.
(3) – cfr Et 1; Col.1.
(4) – Rm. 6,4.
(5) – FÜGLISTER: Pascha-Heiil, in Nuovo Diz. di Liturgia Ediz. Paoline, pag. 828.
(6) – G. GIURISATO, Incontri di preghiera, Praglia 1984-85.
(7) – cfr Gv
(8) – Mi sembra che questa sia una realtà non abbastanza chiara nella mente dei fedeli che confondono Sacrificio e Sacramento e di conseguenza non sono coscienti del perenne, unico sacrificio di Cristo in atto, reso presente dal Sacramento.
(9) – Lc 3,22.
(10) – Ef 1,36.
(11) – P. GIURISATO, Incontri di preghiera, già citati…
(12) – P. GIURISATO, Incontri di preghiera.
(13) – PNMR, n.8.
(14) – PNLM, n. 10.
(15) – P. V1SENTIN, La celebrazione della parola nella liturgia, in AA.VV., Asco1to della Parola e Preghiera. “La Lectio Divina” (cur. S. Panimolle), Città del Vaticano, pag.239.
(16) – P. VISENTIN, op.cit. pag.240.
(]7) – P. VISENTIN, op.cit.
(18) – cfr Mt.15.
(19) – P. VISENTIN, op.cit
(20) – S. PANIMOLLE, La celebrazione della parola nella Liturgia, op. cit. pag. 21.
(21) – Dt 31,12 ss.
(22) – Esempio di Lectio Divina e di revisione di vita.
(23) – cfr Ger 36.
(24) – Lc 4,16-22; cfr Mc. l,21-28.
(25) -La 47ª Settimana Liturgica Nazionale, tenuta a Senigallia (AN) nel 1991, ha trattato il tema della “Preghiera Eucaristica”.
(26) – cfr Paolo Giglioni in Schede di Spiritualità Liturgica pag. 170.
(27) – P. GIUR1SATO, Incontri di Preghiera cit.
(28) – B. MAGGIONI, Proclamiamo la tua Risurrezione “La Preghiera Eucaristica”, in AA.VV. Atti della 47ª Settimana Liturgica Nazionale, Senigallia, 1991, pag. 35.
(29) – B. MAGGIONI, ibidem pag.36.
(30) – Preghiera Eucaristica- Consacrazione.
(31) – Eb l,1.
(32) – cfr Documento Pastorale dell’Episcopato Italiano, “Eucaristia,Comunione e Comunità”,1983, nn.46 e 47.
(33) – P. GIURISATO, Incontri di Preghiera.
(34) – Preghiera Eucaristica II.
(35) – B. MAGGIONT, op. cit. pag.42,43.
(36) – P. GIURISATO cfr. Inconiri di Preghiera.
(37) – S.C. n.35,1.
(38) – PNLR (Principi e Norme per l’uso del Lezionario Romano), n.6.