18/01/2004 – T. ORDINARIO – ANNO C – 02 DOMENICA – 2004
2ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno C – 18 Gennaio 2004
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE
MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce del versetto al vangelo:
Alle nozze di Cana Gesù trasformò l’acqua in vino; egli manifestò la sua gloria e i discepoli cedettero in lui.
Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione): Gesù manifestò la sua gloria in Cana di Galilea e i suoi discepoli cedettero in lui.
Gesù a nozze manifesta la sua gloria: trasforma l’acqua in vino; i discepoli credono in lui.
Gesù, si manifesta Sposo dell’umanità. Gesù dona il vino nuovo, simbolo della sua comunione sponsale con l’umanità che ha salvato (vangelo). In Gesù si attua la promessa fatta da Dio a Israele, a tutta l’umanità: “Sarai chiamata «mio compiacimento», «sposata»: ti sposerà il tuo architetto; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te” (prima lettura). Ogni persona umana partecipa a questo sposalizio di Dio con l’umanità, secondo il dono particolare che lo Spirito dona a ciascuno per l’utilità comune, come a Cana ognuno ha avuto il suo ruolo in vista della buona riuscita delle nozze (seconda lettura). Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di farvi partecipi della mia gloria; sono, infatti, comunione dell’uomo con Dio divenuto tuo sposo; mentre sono con te non puoi digiunare; sono la pienezza della vita, simboleggiata dal “vino buono”. Nel simbolo delle nozze è racchiusa tutta la gioia che Dio ti dona con se stesso e tutti i suoi beni in sovrappiù: tutto ciò che la vita può avere di bello, di buono e di piacevole, come l’amicizia e l’amore vicendevole e la condivisione. Tutto questo fa sgorgare dal tuo cuore il canto del rinnovamento: «Cantate al Signore un canto nuovo, cantate al Signore da tutta la terra. Cantate al Signore, benedite il suo nome».
Gesù, Sposo dell’umanità come promesso. L’inciso: “In quel tempo”, all’inizio del vangelo, sta al posto dell’espressione che troviamo in ùGiovanni: “Tre giorni dopo”, che significa: «Dopo due giorni», cioè, quanto tempo è necessario per fare qualcosa. Con questo modo di esprimersi l’evangelista, mentre data le nozze al «sesto giorno», richiama due fatti della storia d’Israele.
Primo fatto: il numero «sei» rimanda ai «sei giorni» della creazione e più esattamente, al «sesto giorno». Sarebbe la cosidetta «settimana giovannea», cioè Giovanni intenderebbe narrare i primi avvenimenti del vangelo in parallelo alla settimana iniziale della creazione. Il sesto giorno Dio creò l’uomo; e Gesù a Cana ne inizia il compimento, completo con il dono totale di sé sulla croce: Gesù, lo Sposo dell’umanità, viene a portare a compimento la creazione.
Secondo fatto: il numero «sei», raggiunto con l’espressione «tre giorni dopo», richiama il Sinai dove «tre giorni dopo» Dio fa il Patto con Israele: in Gesù avviene il Nuovo Patto di Dio con l’uomo.
Il vino buono che sostituisce l’acqua delle giare per le purificazioni secondo la vecchia istituzione religiosa, simboleggia Gesù come nuovo rapporto personale dell’uomo con Dio. Ma la liturgia ci concentra sull’episodio delle nozze, e sulle considerazioni del narratore. L’episodio in sé si svolge in tre momenti. Nel primo momento presenta Gesù in dialogo con la Madre Maria; nel secondo momento Gesù da’ gli ordini; nel terzo, Gesù è in relazione con il maestro di tavola.
Gesù, Sposo, dialoga con la Madre Maria che raffigura la Sposa umanità. Gesù dialoga con la Madre Maria: “Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora». La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà». La risposta di Gesù a Maria sembra di uno che è intollerante verso sua madre; ma la parola: “Donna” in bocca a Gesù è sempre un’espressione molto nobile, come quando lei sta ai piedi della croce. Gesù non vuole avere un atteggiamento benché minimamente scorretto verso sua Madre. Gesù vuol dire semplicemente: Non dobbiamo noi intervenire! – Anche se, come invitato, lui e i suoi discepoli avrebbero dovuto portare del vino; gli uomini invitati infatti portano del vino alle nozze. – Ma questa frase, mentre sottolinea un aspetto materiale, richiama anche il motivo per cui Gesù è venuto, e Maria lo conosce bene. Gesù poi giustifica la sua affermazione aggiungendo: “Non è ancora giunta la mia ora”, cioè l’ora della sua glorificazione dopo essere ucciso. E questo richiama ancora ciò che Maria ha già intuito: L’ora che svela l’identità completa del messia. Gesù vuol dire in pratica: Non è questo il momento in cui io devo svelare la mia messianicità, cioè l’inizio definitivo dei tempi nuovi, di quel tempo in cui l’eterno entra nella storia. Infatti il vino nel mondo mediorientale era stato indicato dai profeti come simbolo di questo nuovo mondo che Dio avrebbe dato agli uomini, e in cui la felicità avrebbe regnato indisturbata, senza la morte ecc. Gesù, come sempre nel vangelo di Giovanni approfitta di questi momenti per andare oltre il fatto puramente esterno della cosa che ha davanti e portare i suoi ascoltatori di allora e di sempre ad una riflessione più profonda: cioè sul mistero di chi sia Gesù.
Gesù, Sposo, opera mediante la sua Sposa umanità. Gesù dispone ciò che devono fare i servi: «Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le giare”; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: “Ora attingete e portatene al maestro di tavola”. Ed essi gliene portarono». Apparentemente è un semplice miracolo; ma l’evangelista commenta: “Gesù ha manifestato la sua gloria”, ha manifestato la sua identità, almeno in parte, come dice il libro della Sapienza: La Sapienza è colei che chiama gli uomini e dà loro da bere la propria bevanda, il proprio cibo. – Lo Sposalizio in Cana di Galilea risponde a questa promessa. Poco prima di questo sposalizio Gesù ha chiamato i suoi discepoli e ora dà loro la sua bevanda, quest’acqua trasformata in vino. Discepoli, docili a seguire Gesù, e Servi, docili ad eseguire ciò che dice, sono docili anche a riconoscere la sua identità: «Cedettero in lui», Sapienza di Dio.
L’acqua in vino è segno-tipo della vita di Gesù, Sposo per sempre dell’umanità. L’evangelista chiama questo miracolo: «Il primo dei segni», anzi «il prototipo dei segni» (Gv 2,11). Primo non nel senso temporale soltanto, ma anche in senso di modello: in questo segno non siamo attratti dalla sua straordinarietà, ma dalla manifestazione che Gesù fa di sé in quell’opera straordinaria. Il maestro di tavola accenna a quel che Gesù ha manifestato con quel «segno»: in Gesù si realizzano le promesse antiche. Israele può sperare con fondamento che si realizzi l’alleanza definitiva tra Dio e il suo popolo. Gesù non porta del vino; porta se stesso a quelle nozze! E la Madre di Gesù rappresenta il popolo del Dio fedele che sperimenta, sì, la desolazione di essere senza colui che compie le promesse; ma, ecco che si apre pieno di fiducia all’iniziativa gratuita di Dio.
Gesù, Sposo dell’umanità, e suo Messia / Salvatore mediante il dono di sé. Il maestro di tavola rivela il vero Sposo: «Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono». Finora in questo pranzo di nozze lo sposo non è mai comparso, né è mai comparsa la sposa. All’inizio è menzionata un’unica donna, Maria, detta «la Madre di Gesù», attenta a che tutto vada bene, e pronta a intervenire, senza essere neppure richiesta. Così ora l’evangelista menziona lo sposo per parlare di Gesù, e mette in bocca al maestro di tavola le parole rivelatrici della sua identità di «vino buono»: «Hai conservato fino ad ora il vino buono». Lo Sposo rappresenta Dio, che “ha conservato il vino buono (Gesù, il Figlio Prediletto) fino a questo momento”: ha esaudito cioè il desiderio più profondo d’Israele dopo tanta attesa. I profetici dell’antico testamento predicevano il tempo del Messia con espressioni come queste: «Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati» (Is 25,6). Gesù quindi è il Messia. Giovanni in questo brano dice: Gesù è il Signore che porta a compimento la creazione dell’uomo il sesto giorno, Gesù è il nuovo patto di Dio con l’uomo, Gesù è il Messia, Gesù è lo Sposo dell’umanità.
All’inizio delle domeniche per anno, viene indicata la consacrazione del tempo, come spazio riservato alle nozze: il tempo fatto da Dio è «riservato a lui, Sposo che incontra la sua Sposa, l’Umanità». Gesù ci fa dono del tempo che egli stesso riempie come uomo perfetto, compimento della creazione, in intima comunione con il Padre, che gioisce per noi come in giorni di nozze, e ogni persona vi partecipa come Maria, attenta al buon funzionamento di tutto, e i servi esecutori, per la gioia di tutti.
Hai fatto nuove, Signore, tutte le cose.
Gesù a nozze manifesta la sua gloria: trasforma l’acqua in vino; i discepoli credono in lui.
Dio, Sposo d’Israele, rende la Sposa disponibile all’unione con lui. «Per amore di Dio non mi terrò in silenzio, per amore di Gerusalemme non mi darò pace, finché non sorga come stella la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come lampada». Dio non si dà pace finché non avrà realizzato il suo progetto: il suo sposalizio con il suo popolo, la ricostruzione d’Israele. Un fatto come quello di Ciro che concede agli esuli ebrei di ritornare in patria a ricostruire la città di Gerusalemme (538 a. C.) è descritto come una festa di nozze, come un abbraccio dello Sposo che avvolge d’immenso amore la sua Sposa. Dio mostra la sua fedeltà: mostra come mai egli si è sentito offeso dal suo popolo peccatore e lontano dal patto di alleanza.
L’incontro del Signore con il suo popolo a Gerusalemme è «giustizia»: corrisponde giusto al piano di Dio; è «gloria»: segno della presenza amorosa di Dio in mezzo al suo popolo; è «salvezza»: perché Dio mai si è dimenticato della sua Sposa (Os 2,15-25). Per Dio l’Alleanza con Israele non è mai venuta meno; anzi annunzia che la porta a compimento in Gesù, assicurando: «Sarai una magnifica corona nella mano del tuo Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio»; e sarai gloria del tuo Dio: «I popoli vedranno la tua giustizia, tutti i re la tua gloria»; promessa realizzata in Gesù, attuale nella celebrazione eucaristica.
Hai fatto nuove, Signore, tutte le cose.
Gesù a nozze manifesta la sua gloria: trasforma l’acqua in vino; i discepoli credono in lui.
Gesù, Sposo dell’umanità, va oltre ogni aspettativa. Il vino è sovrabbondante (circa 600 litri) quando si è giunti ormai alla fine del banchetto, perché di fatto non deve mai finire; e vino di qualità eccellente (migliore del primo vino); la festa di un giorno è la festa di sempre: di quel vino squisito e inesauribile se ne potrà bere sempre, ogni volta che se ne sentirà il bisogno, perché la festa, la gioia e la speranza sbocciano ogni volta che si fa ciò che lui ci dice, ogni volta che si ascolta e si mette in pratica la sua parola. Come “egli disse e tutto è fatto mirabilmente” nella prima creazione di sei giorni, così ora, nella nuova creazione egli dice e tutto è rifatto più mirabilmente: l’acqua vecchia si trasforma in “vino buono” Questo miracolo è l’inizio: dice il senso di tutto il futuro operato di Dio in Gesù fino all’ascensione sulla croce, là dove l’umanità, vecchia e sofferente, assunta dal verbo, è redenta, trasformata in nuova umanità per l’Amore / Spirito Santo che opera in Gesù; le nozze in Gv 2,1-12 corrispondono al sesto giorno, quando Dio con la creazione dell’uomo “completa l’opera sua”: Gesù comincia il nuovo là dove il vecchio finisce.
Ma anche dopo l’ascensione, dalla Pentecoste continua la nuova creazione nell’unione dello Sposo con la Sposa / l’Umanità di Gesù estesa nel tempo e nello spazio: «Fratelli, vi sono diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune». Unica l’origine: «L’unico e medesimo Spirito»; unico lo scopo: «L’utilità comune»; diversi carismi, ministeri, operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti». All’opera, con doni diversi, sono elencate nove persone guidate da Dio per la buona riuscita della continua festa di nozze: sono disponibili Gesù e Maria, discepoli e Servi. Si attende all’opera il tuo dono dall’unico Spirito perché il numero dieci sia completo e nulla manchi alla festa di gioia per Dio e per gli uomini. Guarda qual è il tuo dono perché tu possa celebrare qui ora esclamando:
Hai fatto nuove, Signore, tutte le cose.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.: Hai fatto nuove, Signore, tutte le cose,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio: tu fai l’umanità/Sposa unita a lui suo Sposo e Signore nell’amore per sempre;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito: la Chiesa sperimenta la Forza trasformante del suo Amore;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
facendo memoria del suo dono, si compie in noi la sua redenzione;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo: pregustiamo nella speranza la vera gioia delle tue nozze eterne;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria: dal nuovo creato unito in Gesù.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Lo Sposalizio:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: sposalizio, di due giovani a Cana;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza sposalizio, di Dio con il suo popolo;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: sposalizio, del Verbo con l’umanità assunta;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: sposalizio, di Gesù e i discepoli;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. sposalizio, di tutti in Gesù con il Padre.
Preghiamo:
O Padre, alle nozze di Cana Gesù trasformò l’acqua in vino, manifestò la sua gloria, e i discepoli credettero in lui; fa’ che il tuo popolo acclami la novità di tutte le cose in Cristo, tuo Figlio prediletto, e nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).