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18/07/2004 – T. ORDINARIO – ANNO C – 16 DOMENICA – 2004

16ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO.
Anno C – 18 Luglio 2004

Chi mi ascolta compie con me un servizio d’amore.

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti noi: ad ascoltarti.

LETTURA
Leggendo i testi, che ascolteremo nella prossima assemblea in festa, diveniamo coscienti di ciò che il Signore Gesù ha compiuto in sé e ora attua in noi (Vedi LETTURE). A ciascuno Egli dice una parola efficace, per esempio oggi (Ant. Com.):
Una sola cosa è necessaria; Maria si è scelta la parte migliore.
Gesù suscita in noi anche la risposta. La formuliamo con il Versetto Responsoriale:
I puri di cuore abiteranno nella casa del Signore.
Questo colloquio di Dio con l’uomo, fatto di Parola e di Risposta, cresce con l’orante che ti cerca, Signore (segue lettura dei testi).

MEDITAZIONE o RILETTURA
Ci lasciamo preparare alla celebrazione con la comunione nello Spirito Santo, rileggendo vangelo, I e II lettura alla luce dell’antifona alla comunione: così comprendiamo meglio e favoriamo ciò che Gesù attua in noi. Con lo Spirito e la Sposa (tutta la Chiesa) aderiamo a Gesù che viene per noi e per tutta l’umanità, e diciamo: “Vieni, Signore Gesù”. E Gesù, che sta venendo, dice: “Sì, ecco io vengo, Chiesa che sei in…”, N, (tuo nome), e attuo in voi ciò che ho compiuto in me stesso (Versetto al vangelo):
Beati coloro che ascoltano la parola di Dio in un cuore buono e sincero, e portano frutto con perseveranza.

Una cosa ti è necessaria; custodire la mia parola: io ti accolgo e ti educo.
«Gesù entrò in un villaggio; Marta lo accolse nella sua casa; Maria, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta era tutta presa dai molti servizi; disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire?” – “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno». In questa celebrazione mi rendo presente in atto di ravvivare in te la divina compassione interiore e l’attività esterna del buon samaritano, con la parola e il simbolo dell’ospitalità (anche se ti ritieni esclusa, come esclusa dal messaggio di Dio si riteneva una volta la donna). Ospitalità: io ti ospito, scelgo di venire da te, chiunque tu sia, in ogni villaggio, come dalle sorelle Marta e Maria; godo d’essere accolto esternamente e internamente: onori di casa, intrattenimento di discepola/o con me, tuo maestro; non disdegno d’istruire ogni persona (allora istruire una donna era inconcepibile!); garantisco con la mia presenza il giusto rapporto fra servizio della Parola e delle Mense (Atti 6,1ss); la compassione in te e l’amore verso il prossimo sono segno che io ti parlo e tu mi ascolti, rinnovo buone disposizioni nel tuo cuore e nella tua vita, e tu lasci fruttificare con gioia il seme della mia Parola; ti occupi con sollecitudine nelle faccende quotidiane in rapporto personale con me, custodisci la parte migliore che ti offro: la mia Parola, e ricorri a me quando ti accorgi che le cose ti disperdono, ti preoccupano e ti agitano; con immenso amore allora io ti richiamo per nome: Marta, Marta! Non temere, Marta, Maria, io sono con te, con chi mi accoglie, la mia parola ti salva: non sono venuto per essere servito, ma per servire; non sei tu che servi me, ma io servo te: ti rinnovo, ti rinfranco nel tuo cammino; e mentre fai ogni cosa, tu impari da me che poche sono le cose importanti, anzi in tutte le cose una sola è necessaria: la mia presenza, la Compassione; e tu, ancora più attiva, danzando, come i santi miei fedeli, senza depressioni, tutto farai nel mio nome.
I puri di cuore, i totalmente presi da te, abiteranno nella tua casa, Signore.

Una cosa ti è necessaria; custodire la mia parola: ti educo a guardare a me in ogni evento della vita.
«Il Signore apparve ad Abramo; nell’ora più calda del giorno; egli vide tre uomini; appena li vide, corse loro incontro, si prostrò, disse: Mio Signore, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo; lavatevi, accomodatevi, rinfrancatevi; dopo, potrete proseguire». Io vengo da te e per te in questa eucaristia e nella vita quotidiana, in tante forme diverse. Come io appaio ad Abramo, e sono tre gli uomini che stanno in piedi presso di lui; oppure, come Abramo ne saluta tre e tuttavia si rivolge a uno solo, a me, dicendomi prostrato fino a terra: «Mio Signore»; così io suscito in te la capacità di passare dal plurale al singolare, come in Marta: di riconoscere me, unico Signore, in tutte le cose; mi faccio prossimo a te come buon Samaritano nell’ora più calda del giorno, simboleggiata nell’ora della mia crocifissione; ti comunico la mia Compassione, mentre mi accogli affaticato e mi «rinfranchi il cuore», perché in te io «prosegua» e raggiunga i fratelli.
I puri di cuore, i totalmente presi da te, abiteranno nella tua casa, Signore.

Una cosa ti è necessaria; custodire la mia parola: ti educo ad ospitarmi come io ti ospito.
«Quelli dissero: “Fa’ pure come hai detto”. – Abramo andò in fretta da Sara e disse: “Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne focacce”. – Abramo corse, prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, li porse a loro; mentre stava in piedi presso di loro, quelli mangiavano». Io vengo da te, ti ospito e suscito in te l’ospitalità generosa di Marta e Maria, come la ho suscitata in Abramo, che corre in affretta, prepara e offre il meglio della sua casa: fior di farina, vitello tenero e buono, latte fresco; faccio che tu sia sempre presso di me, come Abramo che sta in piedi presso l’ospite, pronto ad ogni servizio; così si trasmette in te la mia Parola, la Compassione, e abiti nella mia casa, parli lealmente, non calunni né danneggi o insulti il prossimo; al contrario: onori chi teme il Signore, resti saldo per sempre, abiti nella mia compassione.
I puri di cuore, i totalmente presi da te, abiteranno nella tua casa, Signore.

Una cosa ti è necessaria; custodire la mia parola: ti educo gradualmente a riconoscermi e ad ospitarmi.
Poi gli dissero: “Dov’è Sara, tua moglie?”. – Rispose: “E’ là nella tenda”. – Il Signore riprese: “Tornerò da te fra un anno e Sara, tua moglie, avrà un figlio”.
Vengo da te e ti suscito l’inquietudine di Marta, finché il tuo cuore non riposa totalmente in me, attendendo nella fede il compimento dell’intima comunione con me. Come prometto ad Abramo un figlio, se lascia il suo paese, e fra un anno realizzo la promessa, per avere accolto la mia parola nei tre che la proclamano, con l’atteggiamento disponibile di Marta e Maria; così ora io, Parola dal Padre, compimento di quel figlio promesso ad Abramo, ti conduco gradualmente a comprendere ciò che io voglio: attendere nel silenzio la mia rivelazione, ascoltare la mia parola che la prepara, vedere e accogliere in atteggiamento d’amore la mia presenza nel tuo lavoro, come nella sofferenza fisica e morale; sarai nella pace non perché mancano incappati nei briganti, ma perché totalmente «dedito/a nell’intimo» alle opere della mia compassione. Da questa «disposizione interiore» creata in te da me, uscirà ogni azione esterna all’occorrenza, come dall’Amore mio unito all’Amore del Padre io sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo.

I puri di cuore, i totalmente presi da te, abiteranno nella tua casa, Signore.

Una cosa ti è necessaria; custodire la mia parola: ti faccio partecipe della mia missione dal Padre.
“Sono lieto delle sofferenze che sopporto e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo a favore del suo corpo che è la Chiesa. Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio presso di voi: realizzare la sua parola, il mistero nascosto… e ora rivelato.. in mezzo ai pagani, cioè Cristo in voi”. “Lui annunziamo… istruendo ogni uomo…, per rendere ciascuno perfetto in Cristo”.
Come Paolo, Marta e Maria, conosci la tua missione nella chiesa, nell’umanità: l’occupazione in cui ti trovi. Ti è affidata da me. Accoglila da me. Non è tua iniziativa. La missione che ti ho affidato, l’attuale tua occupazione ti fa «ministro» della chiesa (dell’umanità) che è il mio corpo: in te io continuo a donarmi ai fratelli, mentre tu ti lasci coinvolgere pienamente da me per loro. I miei patimenti sono perfettamente sufficienti per operare la salvezza di tutti; ma annunziare la Salvezza, me Salvatore, e accoglierla, accogliere me, comporta sempre sofferenza (andare oltre se stessi, e non essere compresi né accolti), come partecipazione alla mia passione, morte e risurrezione; amministri il mistero, cioè, il mio piano di salvezza che io continuo a realizzare nella storia; la mia Persona è il mistero, da me ne deriva la sua gloriosa ricchezza; presente nella tua storia, come nella storia d’ognuno e di tutta la comunità, mi rivelo progressivamente, e non solo a Israele, ma a ognuno, a te e a tutti, sino alla fine; ti comunico il mio interesse dal Padre per la sua messe, l’umanità, e tu metti in atto con gioia le tue capacità per annunziare, istruire, esortare con ogni sapienza ciascuno, adeguatamente alle persone, e renderlo perfetto in me. Questo è il senso della tua attività che ti occupa con gioia tutto il giorno.

I puri di cuore, i totalmente presi da te, abiteranno nella tua casa, Signore.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.:
I puri di cuore abiteranno nella casa del Signore, si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
egli è la Parola che risuona nelle occupazioni della tua Chiesa e suscita in essa l’ospitalità nella compassione;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
pane, vino, noi stessi siamo trasformati in Cristo, presente in atto d’ospitarci e rinnovarci gradualmente in lui;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
ci fa passare dalla decadenza del peccato alla pienezza di vita nuova che è Compassione ospitante;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
quanti Gesù ci ha accolti e ospitati, insegnandoci ad accoglierlo e servirlo come ospite negli altri;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria,
dall’umanità ospitata dal tuo Figlio, e in lui fatta partecipe del tuo regno di vita eterna.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., L’ospitalità:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: Gesù di Nazaret ospite di Marta e Maria;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: Il Signore appare ad Abramo ed è ospitato da lui;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: Gesù ospita ed è ospitato dal Padre;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: Gesù ci ospita come Marta e Maria nella comunione;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: Il Padre ospita tutta l’umanità in Cristo suo Figlio.

Preghiamo: O Padre, che dichiari beati coloro che custodiscono la parola di Dio in un cuore buono e sincero, e portano frutto con perseveranza; fa’ che la tua Chiesa, dedita totalmente a te, proclami come i puri di cuore abiteranno nella casa del Signore. Per Cristo nostro Signore. Amen.

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LA PAROLA A PAROLE MIE

frase chiave delle letture:

LA COSA IMPORTANTE: LASCIARSI ORA APRIRE IL CUORE.

VANGELO (Luca 10,38-42)
Un giorno Gesù era ospite in una casa, come ora viene in me. Lì abitavano due sorelle molto diverse, Maria e Marta. Marta era sempre indaffarata, stressata: stava tutto il giorno a pulire, a preparare da mangiare, per servire bene. Un lavoro come un altro, fatto con tutto se stessi. Maria invece era molto più calma: e stava quasi sempre vicino a Lui, incantata ad ascoltarlo.
Ad un certo punto Marta perse la pazienza. Andò da Gesù e gli disse: “Signore, dì a Maria di aiutarmi. Non è giusto che debba fare sempre tutto io!”. Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti agiti tanto. Stai tutto il giorno a fare mille cose utili, attenzione però a non dimenticare LA COSA PIÙ IMPORTANTE: non ti fermi mai ad ascoltarmi, per poi stare con me in tutte le faccende come il cuore che deve battere sempre per poterle fare, bene.
Io non cerco schiavi che mi servano, ma amici che mi vogliano bene. Tu mi hai APERTO la porta della tua casa e di questo ti ringrazio. Maria però ha fatto molto di più: mi ha APERTO il suo CUORE!”.

PRIMA LETTURA (Gènesi 18,1-10)
Era una giornata molto afosa, quando davanti all’abitazione di Abramo passarono tre viaggiatori. Subito Abramo APRÌ la porta e salutò l’Uno, Dio che per Abramo quei tre rappresentavano. Abramo è assorto in Dio mentre è occupato ad accogliere gli ospiti. E li accoglie con animo lieto per la sua intimità con Dio. Con grande generosità Abramo quindi disse: “Vi prego, fermatevi qui da me. Vi rifocillerete e poi riprenderete il vostro viaggio!”. Quelli accettarono. Ed Abramo, contento, corse dalla moglie Sara e le fece preparare un pranzo gustosissimo.
Finito di mangiare, i tre uomini dissero: “L’anno prossimo torneremo presso di te e la tua anziana moglie avrà già un figlio. E’ una promessa del Signore!”. Abramo credette a quelle parole e si sentì felicissimo. Uno dei tre infatti era Dio in persona, accompagnato da due angeli. E’ proprio vero: chi accoglie i fratelli, accoglie il Signore. Chi APRE la sua casa al prossimo, APRE IL CUORE a Dio, che vuole tutti nella sua intimità.

SECONDA LETTURA (dalla lettera di Paolo ai Colossèsi 1,24-28)
Cari amici, Gesù ha sofferto per noi: anche io sono fiero di soffrire per voi. Lui mi ha dato il compito di annunciarvi il Suo regno di felicità. E se questo comporta dei rischi, sono ben lieto di affrontarli. Io parlo, insegno, a volte rimprovero, ma «lo faccio sempre con un unico scopo»: farvi conoscere Cristo. Voi amatelo, seguitelo, ascoltatelo sempre: APRITEGLI IL vostro CUORE!

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 14,1-5)
Chi riceve il Signore nella sua casa? Chi ama i bisognosi e li aiuta. Chi mantiene la parola data e vive onestamente. Chi parla con giustizia e sincerità, senza dir mai male degli altri. Chi APRE il suo CUORE a «Dio» e la sua casa al «prossimo»!

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INTIMITÀ CON «DIO» NELLE «FACCENDE» GIORNALIERE,

portata da Gesù in casa delle sorelle MARTA E MARIA,
attuata in Abramo, Paolo e in noi «assemblea celebrante nel mondo».

La finestra dalla quale considerare i misteri della Parola di Dio oggi è data dall’espressione di Paolo ai Colossesi: “secondo la missione affidatami da Dio presso di voi di realizzare la sua parola”, cioè “Cristo in voi”. Il compito di ogni annunciatore, lo scopo di ogni ministero, il senso della missione della chiesa non può essere che questo: rendere ciascuno «perfetto» in Cristo (Col 1,28). Allora ci possiamo domandare: in che cosa, sotto quale aspetto la parola di Dio di oggi rende noi «perfetti in Cristo»?
La lettura della Genesi ed il brano di Luca sono accomunati da un atteggiamento di fondo «caratteristico»: la sollecitudine che viene dall’intimità con Dio, mediante l’ascolto della Parola. Abramo «corre incontro», «va in fretta», «corre» per onorare i suoi ospiti; Marta, presa da un’analoga sollecitudine, è tutta indaffarata nei molti servizi per un’ospitalità degna dell’illustre Ospite, mentre Maria, con atteggiamento di sollecitudine, anche se in modo diverso dalla sorella, è tutta presa dall’Ospite dal quale non stacca occhi e orecchi.
Concordemente i Padri sottolineano che non c’è contrapposizione tra Marta e Maria. Allora, come va compreso quello che sembra un rimprovero a Marta? Più che di un rimprovero a Marta, si tratta di un elogio a Maria, dato per soccorrere il cuore di Marta. Marta era presa dai molti servizi, ma «una cosa sola» è necessaria. Come dire: tu che servi me ed i miei amici, non lasciare il tuo cuore nelle cose, ma tienilo strettamente unito a me; tu che dai da mangiare a me ed ai miei amici, non dimenticare che ricevi da me il cibo vero, come la samaritana al pozzo aveva scoperto che toccava a lei domandare l’acqua a me; tu che oggi sei sollecita per servire me ed i miei amici, non dimenticare che, nel regno di Dio, seduta alla mensa di Dio, passerò io a servirti.
In effetti, due sono gli aspetti dell’ospitalità: la sollecitudine nel servizio e l’intimità con l’ospite. Dei due, la parte migliore è l’intimità, nel senso che è l’intimità la forza e la finalità della sollecitudine, la quale serve a dare concretezza all’intimità. Tutto converge verso l’intimità. La domanda vera per noi allora può essere: posso godere l’intimità senza aver mostrato la sollecitudine? Volere l’intimità senza essere capace di sollecitudine non suonerebbe forse come una pretesa, come una ricerca interessata, come un privilegio esibito? Ho un cuore così ardente e sincero da essere capace d’intimità senza indulgere alla mia pigrizia o astrattezza o comunque ai miei sogni? Belle considerazioni! Ma chi mi può dare un cuore sollecito come quello di Maria che va da Elisabetta? Gesù che sosta con me mentre l’accolgo alla Comunione e sono occupato/a nelle faccende giornaliere.
Nel rapporto tra le due sorelle, che simboleggiano tutta la chiesa considerata unitariamente nelle sue molteplici manifestazioni di doni e carismi, Maria deve ringraziare Marta, perché può stare con il Signore senza che il Signore sia privato del dovuto onore; e Marta può ringraziare Maria, perché può onorare il suo Signore senza che il Signore sia lasciato solo.
In realtà la suddivisione dei ministeri non comporta lo spezzettamento dell’unica cosa necessaria, che resta sempre la medesima per tutti, in tutte le circostanze. Quando gli apostoli hanno scelto di dedicarsi al ministero della parola e di affidare ad altri il servizio delle mense, nel racconto degli Atti degli apostoli, non hanno scelto di fare da Maria piuttosto che di Marta. Un’interpretazione del genere sarebbe fuorviante e assolutamente fuori posto. Tanto è vero che l’esempio testimone dell’unica cosa necessaria è dato da Stefano, incaricato del «servizio delle mense», mentre aveva il «cuore rapito nella visione del suo Signore». L’”unica cosa necessaria” non è l’opera migliore fra tante altre; ma è di altra natura: il possesso di quell’unica cosa necessaria rende «fruttuosa» ogni opera di servizio. Fruttuosa, vale a dire capace di far sbocciare l’opera eseguita in frutto d’intimità. Come a dire, ancora, che il frutto dell’agire bene non è semplicemente la virtù, ma la visione: aprire gli occhi del cuore alla conoscenza del Signore, all’unione con il Signore che davvero ristora il nostro cuore. E se il cuore è ristorato, allora, nel suo servizio ai fratelli, lascerà intravedere «quanto è buono il Signore», quanto è desiderabile il suo possesso. In realtà, il senso stesso della sollecitudine del servizio consiste nel permettere agli altri di desiderare l’intimità col Signore, che di quel servizio è motivo e scopo.
In molte cose, dunque, resto e devo restare occupato, ma, come dice il salmo 26,4, “Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per gustare la dolcezza del Signore”.