19/02/2006 – T. ORDINARIO – ANNO B – 07 DOMENICA – 2006
Preparazione alla celebrazione della messa.
07ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno B – 19 Febbraio 2006
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…!
Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti
(Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
TESTI e MEDITAZIONE
TESTI
Antifona d’Ingresso Sal 12,6
Confido, Signore, nella tua misericordia,
Gioisca il mio cuore nella tua salvezza,
canti al Signore che mi ha beneficato.
Colletta
Il tuo aiuto, Padre misericordioso, ci renda sempre attenti alla voce dello Spirito, perché possiamo conoscere ciò che è conforme alla tua volontà e attuarlo nelle parole e nelle opere. Per il nostro Signore…
Anno B:
Dio della libertà e della pace, che nel perdono dei peccati ci doni il segno della creazione nuova, fa’ che tutta la nostra vita riconciliata nel tuo amore diventi lode e annunzio della tua misericordia. Per il nostro Signore Gesù Cristo.. .
Prima Lettura Is 43,18-19.21-22.24b-25
Per riguardo a me non ricordo più i tuoi peccati.
DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA
Così dice il Signore:
«Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.
Il popolo che io ho plasmato per me
celebrerà le mie lodi.
Invece tu non mi hai invocato, o Giacobbe;
anzi ti sei stancato di me, o Israele.
Tu mi hai dato molestia con i peccati,
mi hai stancato con le tue iniquità.
Io, io cancello i tuoi misfatti,
per riguardo a me non ricordo più i tuoi peccati».
Salmo Responsoriale Dal Salmo 40
RINNOVACI, SIGNORE, COL TUO PERDONO
Beato l’uomo che ha cura del debole,
nel giorno della sventura il Signore lo libera.
Veglierà su di lui il Signore,
lo farà vivere beato sulla terra,
non lo abbandonerà alle brame dei nemici.
Il Signore lo sosterrà sul letto del dolore;
gli darai sollievo nella sua malattia.
Io ho detto: «Pietà di me, Signore;
risanami, contro di te ho peccato».
Per la mia integrità tu mi sostieni,
mi fai stare alla tua presenza per sempre.
Sia benedetto il Signore, Dio d’Israele,
da sempre e per sempre. Amen, amen.
Seconda Lettura 2 Cor 1, 18-22
Gesù non fu «sì» e «no», ma in lui c’è stato il «sì».
DALLA SECONDA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI CORINZI
Fratelli, Dio è testimone che la nostra parola verso di voi non è «sì» e «no». Il Figlio di Dio, Gesù Cristo che abbiamo predicato tra voi, io, Silvano e Timoteo, non fu «sì» e «no», ma in lui c’è stato il «sì».
E in realtà tutte le promesse di Dio in lui sono divenute «sì». Per questo sempre attraverso lui sale a Dio il nostro Amen per la sua gloria.
E’ Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo, e ci ha conferito l’unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito Santo nei nostri cuori.
Canto al Vangelo Cf Gv 17,17ba
ALLELUIA, ALLELUIA.
La tua parola, Signore, è verità:
consacraci nel tuo amore.
Oppure: Lc 4,18
Il Signore mi ha mandato
per annunziare ai poveri la buona novella,
a proclamare ai prigionieri la liberazione.
ALLELUIA.
Vangelo Mc 2, 1-12
Il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati.
DAL VANGELO SECONDO MARCO
Dopo alcuni giorni, Gesù entrò di nuovo a Cafarnao. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola.
Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone.
Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov’egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati».
Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?». Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino – disse al paralitico – àlzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua».
Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!» .
Sulle Offerte
Accogli, Signore, quest’offerta espressione della nostra fede; fa’ che dia gloria al tuo nome e giovi alla salvezza del mondo. Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla Comunione Sal 9,2-3
Annunzierò tutte le tue meraviglie.
Io te gioisco ed esulto,
canto inni al tuo nome, o Altissimo.
Oppure: Gv 11,27
Signore, io credo che tu sei il Cristo,
il Figlio del Dio vivente,
venuto in questo mondo.
Anno B: Cf Mc 2,12
Tutti lodavano Dio
per le meraviglie operate da Gesù.
Dopo la Comunione
Il pane che ci hai donato, o Dio, in questo sacramento di salvezza, sia per tutti noi pegno sicuro di vita eterna. Per Cristo nostro Signore.
======================================================================
MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi il messaggio dei testi biblici (cf Tempo Ordinario – Anno B – 07ª Domenica – 23/02/2003); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:
TUTTI SI MERAVIGLIANO E LODANO DIO IN GESÙ.
Messaggio che ispira e attua Celebrazione e Vita.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Dalla vita alla festa della vita: formiamo una comunità, prendiamo coscienza di essere riuniti e preparati da Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
Come le persone davanti alla casa di Gesù a Cafarnao, anche noi sappiamo che Gesù entra di nuovo fra noi in particolare oggi, domenica, giorno del Signore. Viene sempre “di nuovo” Gesù “uscito” dal Padre per noi ed venuto “nei luoghi deserti” della nostra lebbra! Ci attira e noi ci lasciamo attirare da lui. Rispondiamo a Gesù che già da allora ci ha visti e ci ha radunati da non esserci più posto. Il nostro animo di confidenza, gioia e canto qui ora è descritto con le parole dell’ingresso (Salmo 12): “Confido, Signore, nella tua misericordia. Gioisca il mio cuore nella tua salvezza, canti al Signore che mi ha beneficato”. Così Dio stesso risponde alla supplica suscitata in noi da lui e descritta fin dall’inizio dello stesso salmo: “Fino a quando, Signore, continuerai a dimenticarmi? Fino a quando mi nasconderai il tuo volto…?”. È descritta la situazione dell’uomo, l’intervento di Dio che suscita in noi la preghiera, ed esaudisce ciò che ha suscitato, perché Gesù prega in noi e prega per noi, lui, pregato da noi. Signore Gesù, che vieni perché non vuoi più ricordare i miei peccati: abbi pietà di me. Cristo Gesù, che da sempre mi vedi e oggi ritorni in questa tua dimora perché io sappia che tu hai cura di me: abbi pietà di me. Signore Gesù, che operi per formare in noi un mondo nuovo: abbi pietà di me; disponici ad ascoltare tutti la parola che ora ci annunzi.
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che avete udito. – Richiamiamo la Parola, aderiamo all’azione dello Spirito.
Richiamiamo ciò che Gesù fa: “Il Figlio dell’uomo ha il potere di rimettere i peccati” (Mc 2,1-12).
TUTTI LODANO DIO IN GESÙ CHE CONDONA I PECCATI E DONA LA VITA.
Di domenica in domenica il Signore Gesù ci ammaestra e ci guarisce nell’intimo da intenzioni di strumentalizzare, come i diavoli, la religione e Dio stesso per i nostri interessi egoistici; ci insegna a servire gli altri come la suocera di Pietro; Gesù ci purifica come il lebbroso perché possiamo servire in sua persona mentre egli prende su di sé la nostra lebbra.
Oggi (7ª domenica) Gesù mostra dov’è il nostro vero male e lo fa sparire: annunzia la sua parola, risponde all’esigenza di vita che egli stesso ha posto in ciascuno di noi. Quanti ascoltano la parola di Gesù “si recarono da lui con un paralitico, portato da quattro persone”. Tutti si recano, quattro lo portano: c’è la partecipazione responsabile di tutti a ciò che solo alcuni fanno, perché per la partecipazione alla parola, come al corpo e al sangue di Cristo, lo Spirito Santo ci riunisce in un solo corpo (cf preghiera eucar. II). Lo Spirito di Gesù fa di noi un cuor solo e un’anima sola. Allargano il buco del tetto nel punto dove Gesù si trova: è determinante il contatto diretto con la persona di Gesù, che ora viene in noi, come e più che nella suocera di Simone e nel lebbroso.
Gesù “vide la loro fede”: Gesù vede come lo ascoltano e partecipano al trasporto del paralitico; solo Gesù sa qual è la guarigione necessaria per vivere autenticamente da persona libera. Quindi Gesù dice al paralitico: “Figlio mio, sono rimessi i tuoi peccati”. “Figlio mio”: Gesù si fa voce del Padre che è nei cieli. “Sono rimessi” (passivo divino che sottintende) da Dio: Gesù è Dio che sa dov’è il male e libera il paralitico dalla malattia interiore, dal peccato che uccide. Anche i portatori del paralitico, e tutti gli altri, sanno che prima sono guariti interiormente “per la sua parola”, e da questo sono spinti verso altri, il paralitico, e per questo partecipano al perdono di Dio: sperimentano la vita di risorti. Il perdono dei peccati infatti è prerogativa assoluta di Dio; e se in me c’è un segno di perdono, allora è presente in me il Dio che perdona tramite i suoi figli, e io lo riconosco. Beati quelli che, mossi dallo Spirito, superano ogni norma e regola umana non conforme all’amore di Gesù, si fanno poveri, distribuiscono ai fratelli tempo, energie e quanto hanno ricevuto: hanno la vita del Cristo che si dona.
I farisei guardano ad una possibile “bestemmia” di Gesù nei confronti di Dio che non si vede, e non vedono il cambiamento di vita in tutta una comunità verso un fratello infermo che si vede. A loro, veri ciechi e senza disponibilità, Gesù, sempre mosso a compassione, parla ancora e per loro agisce: compie un altro segno, visibile; altrettanto impossibile agli uomini come il perdono, invisibile; e dice: “Perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino – disse al paralitico – alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua”. Quel paralitico, graziato del perdono invisibile, e poi della visibile guarigione fisica, “si alza” come Gesù dalla morte; “prende il suo lettuccio” come Gesù il suo corpo risorto; “e se ne va” come Gesù va presso il Padre, dopo aver condiviso tutto se stesso con noi suoi fratelli, perché anche noi possiamo essere dove lui è. Un uomo malato e poi sano, corpo-anima-spirito, è tipo del fedele che vive la pasqua di Gesù.
Nel benessere dell’animo risiede anche il benessere fisico: Gesù parla ancora e completa l’opera sua, sana fisicamente, come segno della sua e nostra risurrezione del corpo, e perché noi sappiamo che Gesù, il Figlio dell’uomo, domina non solo nel mondo materiale, ma anche sul mondo dello spirito. La meraviglia si trasforma in lode a Dio per il vero miracolo che egli continua a compiere per mezzo di Gesù: salvare gli uomini dai loro peccati, mentre lo stesso sommo sacerdote ripete l’accusa di «bestemmia» nel sinedrio davanti a tutti strappandosi le vesti (cf Mc 14,64).
Richiamiamo la profezia: “Più non ricordo i tuoi peccati” (Isaia 43,18s.21s.24bs) compiuta in Gesù.
IL POPOLO CHE IO HO PLASMATO PER ME CELEBRERÀ LE MIE LODI.
Dio “il santo di Israele, il vostro redentore” (v. 14) parla per bocca del suo profeta. Annunzia la promessa di una nuova creazione che supera il vecchio mondo di peccato. Dio apre una strada nel deserto; sgorgheranno acque che danno vita. “Io, io cancello i tuoi misfatti; per riguardo a me non ricordo più i tuoi peccati”.
Questo Gesù porta a compimento rivelando agli uomini il condono di Dio, che li spinge al perdono reciproco. Gesù vive in pienezza la legge, le dà la possibilità di raggiungere il suo scopo: dare la vita (Deuteronomio 30,15-20). Le dichiarazioni di Dio al suo popolo, quali: “Sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima, io ti amo, io sono con te…” (cf Is 42s) si concretizzano nel condono di Dio agli uomini e nel perdono reciproco fra di loro. Gesù rivela la grande gioia del Padre nel riconciliare con sé ogni persona e rapirla nella dinamica della sua vita che suscita in noi stupore e ci fa cantare: “La tua parola, Signore, è verità; consacraci nel tuo amore” (canto al vangelo), come Gesù tuo Figlio nell’ultima cena te l’ha chiesto in preghiera per noi, o Padre: “Consacrali nella verità. La tua parola è verità” (Gv 17,17). In effetti la parola di Dio esprime amore che guarisce, perdona e fa vivere, crea sempre qualcosa di nuovo e di inedito per il suo popolo, una nuova creazione con il perdono dei peccati. E il suo popolo canterà inni al Signore.
Richiamiamo ciò che Gesù attua in noi oranti: “Rinnovaci, Signore, con il tuo perdono” (Sal 40).
CANTA AL MEDICO IN FONDO AL CUORE, E NELLA COMUNITÀ CHE PERDONA.
“Beato l’uomo che ha cura del debole, nel giorno della sventura il Signore lo libera”. Celebrando questo salmo rapiti tramite Gesù nella dinamica della vita del Padre, il “debole” è ciascuna persona umana liberata dal Signore Gesù, vero Dio fatto uomo “beato che ha cura del debole” malato e bisognoso, portato sul lettuccio davanti a lui; ma il “debole” è anche lui stesso, Gesù, il “Figlio dell’uomo”, che sacrifica ogni potere e grandezza per portare tutti e ciascuno alla comunione con lui, e in lui con il Padre: lui che “oltraggiato non risponde con oltraggi”, rifiutato non rifiuta, abbandonato non abbandona, sempre intento a far crescere l’uomo a sua immagine, come un tralcio alla vite. Il perdono di Dio in Gesù, Dio fatto uomo, raggiunge ogni persona; e a sua volta, ogni persona, con il perdono di Dio ricevuto, raggiunge lo stesso Gesù, Dio innocente fatto peccato, nei deboli in ogni situazione; nel senso che Gesù non lascia mai nessuno, ma sta sempre in noi. Ci ha amati quando eravamo ancora nemici.
Siamo quindi passivi, raggiunti dall’amore divino; trasformati, diveniamo in Cristo nuove creature attive, capaci del perdono di Dio verso tutti. Allora io, debole, curo un debole, e sono curato dal Signore che veglia su di me, mi fa vivere beato sulla terra, non mi abbandona alle brame dei nemici; io sul letto del dolore ho cura di chi sta sul letto del dolore e il Signore mi dà sollievo nella mia malattia. Vivendo così «integro» da «debole» in Gesù, nulla mi potrà mai separare da Cristo che vive in me: “Per la mia integrità tu mi sostieni, mi fai stare alla tua presenza per sempre”, cantando: “Sia benedetto il Signore, Dio d’Israele, da sempre e per sempre. Amen, amen”.
Richiamiamo la parola dell’Apostolo che ci descrive come nuovi discepoli di Gesù: tanti “Amen”. “In Cristo infatti le promesse di Dio sono diventate: Sì” (2 Corinzi 1,18-22), e anche noi in lui.
LODA DIO, TESTIMONIA LA SUA PRESENZA, IL SUO AMEN IN OGNI CIRCOSTANZA.
Paolo è accusato dai corinzi di cambiare facilmente i suoi programmi, come quello dell’itinerario verso la Macedonia. Partendo sempre da fatti particolari, l’apostolo parla di Cristo, e a proposito di quel cambiamento di viaggio, Paolo, accusato, precisa che ciò non è avvenuto per motivi personali, ma per volontà di Dio. E aggiunge: Così è in tutto il mio insegnare e agire.
La mia condotta si ispira a quella di Cristo fedele al Padre, cosicché “tutte le promesse di Dio in lui sono diventate sì”, e anche la mia vita attraverso di lui diventa un “amen” di gloria a Dio. Possibile, anzi garantito dal dono dello Spirito, che è “unzione”, “sigillo”, “caparra”, e ci conferma, ci rende stabili e affidabili, come prolungamento di Cristo a sostegno dei fratelli.
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi. Nei Tre Riti si muove. Ora, per esempio, offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
Beati quelli che, mossi dallo Spirito, si fanno poveri, distribuendo tempo ed energie ai fratelli: hanno la vita del Dio che si dona: di Gesù che si rende presente, annunzia la parola, vede la loro fede, perdona i peccati, sempre a disposizione degli altri. Così suscita in tutti apertura verso i fratelli
e li spinge a muoversi, a portare il paralitico da lui. Noi qui ora andiamo con mente e cuore a tante persone bisognose, disposti ad aiutarle con lo Spirito di Gesù, come suo prolungamento, e lo manifestiamo con doni, preghiere e adesioni a quanti operano il bene. Accogli, Signore, quest’offerta espressione della nostra fede; fa’ che dia gloria al tuo nome e giovi alla salvezza del mondo. Per Cristo nostro Signore. Amen.
4°. LITURGIA EUCARISTICA.
In Cristo rispondiamo al Padre: Grazie e benedizioni a te in Gesù, pane, offerta, intercessione, lode.
Ringraziamo e benediciamo il Padre in Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio: tu, Dio di libertà e di pace, ci ricrei nel perdono di Gesù. Noi ti rendiamo grazie perché ci fai nuove creature con l’assoluzione dei nostri peccati, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Tu ti getti alle spalle il nostro peccato e ci fai percorrere la nostra strada con un cuore nuovo. Di questo rendiamo grazie a Dio, perché operi prodigi per noi.
Gesù, preso il pane e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda, ci trasforma in se stesso.
Ora, Padre, manda lo Spirito che perfeziona l’opera di Gesù nel mondo: compie ogni santificazione. Gesù in mezzo a noi ci riconcilia nell’Amore, ci fortifica nella fede, con il dono di se stesso: Dopo aver preso il calice e reso grazie dice: ‘questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti in remissione dei peccati”. Alleanza di un Dio che riconcilia a sé tutte le cose, riappacifica “col sangue della sua croce, cioè per messo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli” (Col 1,19-20).
Gesù in noi continua a donare se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù: ci porta con sé davanti a te, graditi insieme a lui, testimoni del perdono. Ciò che Gesù fa e dice, ora Gesù continua a farlo e a dirlo tramite noi sua chiesa: entra in casa, annunzia la parola, dice: “Ti sono rimessi i peccati, àlzati, prendi, và”; Gesù è tutto per noi e per tutti, in remissione dei peccati. E noi possiamo conoscerne l’efficacia. Il perdono è prerogativa assoluta di Dio; e se in me c’è un segno di perdono, allora è presente in me il Dio che perdona tramite i suoi figli, e io lo riconosco.
Gesù intercede per noi, e ci fa intercessori con lui per tutti.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo: rinati nel tuo amore, diamo gloria al tuo nome. Mossi dallo Spirito, andiamo oltre ogni storia, e conformi all’amore di Gesù, ci facciamo poveri, distribuiamo ai fratelli tempo, energie e quanto abbiamo ricevuto: la vita del Dio che si dona tramite noi e intercede per tutti. Ogniqualvolta il tuo Spirito ci ricorda persone o fatti manchevoli, Padre, in Cristo Gesù ti chiediamo: per amore del tuo nome dona a tutti vivi e defunti la tua pace.
Gesù glorifica perfettamente il Padre mediante la nostra santificazione.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità ricreata per il condono dei peccati in Gesù: tutti si recano, quattro uomini calano un infermo dall’apertura che vi hanno praticato. Gesù ammira la fede e dichiara al malato: “Ti sono rimessi i tuoi peccati”. In Gesù trovano il loro “sì” tutte le promesse di Dio, che si concretizzano nel perdono dei peccati, nella santificazione degli uomini. Gesù crea “un mondo nuovo”, liberato dal peccato, a lode della tua gloria, o Padre, un popolo con la “caparra dello Spirito nei cuori”, a gloria del tuo nome.
5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Padre nostro, perdonaci perché anche noi possiamo perdonare; donaci unità e pace in modo che tutti percorriamo una vita nuova nel tuo amore. Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, donaci la tua pace, “dì soltanto una parola: Figlio mio, sono rimessi i tuoi peccati, e io sarò salvato”. Signore Gesù, è determinante il contatto diretto con la tua persona. Vieni ora in noi. Concedici l’esperienza che ci sollecita a portare gli altri da te superando ogni ostacolo: malattia, leggi che allontanano, folla che la pensa diversamente, gli stessi discepoli che “sgridano”, “allontanano” per esempio i bambini.
Anche noi, dopo aver ascoltato la parola di Gesù e ricevuto il corpo di Cristo, siamo nutriti di lui e spinti ad agire come lui. I fatti della nostra esistenza quotidiana trasmettono a tutti la vita gioiosa che abbiamo in Cristo. Operando per gli altri o inchiodati al proprio giaciglio come Gesù sulla croce, ci muoviamo verso Cristo fino alla sua età matura di risorto. Rendiamo grazie a Dio, per la forza dell’Eucaristia che aumenta la nostra comunione con tutti nel Padre e nel Signore Gesù.
Usciamo da questa assemblea lodando e riconoscendo il medico divino nascosto in fondo al cuore di tutti. Il pane che ci hai donato, o Dio, in questo sacramento di salvezza, sia per tutti noi pegno sicuro di vita eterna. Per Cristo nostro Signore. Amen.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Il Desiderio di perdono:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: Desiderio di perdono, nelle persone radunate davanti alla porta della casa di Gesù;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: Desiderio di perdono, nel popolo d’Israele incapace di compiere il bene;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: Desiderio di perdono, in Gesù mandato dal Padre ad annunziarlo ed eseguirlo nel mondo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: Desiderio di perdono, in chi dice “Sì” come Paolo, e porta il paralitico da Gesù;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. Desiderio di perdono, in tutti come pienezza di vita a gloria di Dio Padre.
Preghiamo:
O Padre, che hai mandato il Figlio ad annunziare ai poveri la buona novella, a proclamare ai prigionieri la liberazione; rinnova la Chiesa con il tuo perdono. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).