19-04-2003-VegliaPasquale

 19/04/2003 – TRIDUO P.. – VEGLIA DI PASQUA – 2003

VEGLIA PASQUALE
Introduzione – 19 aprile 2003

– Con la celebrazione che stiamo per iniziare, giunge al suo vertice la solennità della pasqua, nella quale siamo entrati da giovedì sera con il mistero della cena. Celebrare i tre giorni del Cristo morto, sepolto e risorto vuol dire passare con lui dalla morte alla vita, dalle tenebre alla luce, dalla schiavitù alla libertà, dal peccato alla grazia. Per noi cristiani non c’è notte più santa di questa: obbedienti al comando del Signore, vegliamo come servi fedeli, con le lampade accese, attendendo il ritorno dello sposo. “In questa notte vegliamo ricordando la morte del Signore e ci rallegriamo incontrando la sua risurrezione” (Agostino).

– Il rito che stiamo vivendo è uno dei più ricchi e anche dei più complessi di tutto l’anno. Per capire la celebrazione occorre tenere presente che assieme alla risurrezione del Signore, noi ora riviviamo tutti gli interventi di Dio nella storia e professiamo che il nostro incontro con Gesù risorto avviene nel battesimo e nell’eucaristia. Ecco quindi la complessità del rito, che non è azione teatrale, ma mistero. Le parole non bastano per dire quanto vorremmo, e allora ci saranno anche dei segni semplici, poveri, comprensibili per chi ha fede: luce, parola, acqua, pane, vino. La luce dal fuoco dello Spirito, la parola umana di cui Dio si serve per rivelare se stesso, l’acqua che purifica e dà vita, il pane della vita di Dio, il vino della gioia piena.

Apre tutta la festa che sta per iniziare l’elemento primordiale senza del quale nulla è possibile: il fuoco, da cui viene la luce, il calore e l’energia.

Il mistero pasquale con tutto il suo contenuto viene spiegato dalla liturgia della parola, che occuperà la seconda parte della nostra veglia.

Appartiene ugualmente alla pasqua il sacramento del battesimo, sia per coloro che lo ricevono in questa notte in tante parti del mondo, sia per noi tutti che lo abbiamo già ricevuto e che in questa notte siamo chiamati a riconfermarlo. La liturgia dell’acqua ha questo significato. Come un tempo in Gerusalemme si andava a prendere l’acqua con una brocca alla fonte di Siloe (Che vuol dire inviato) per la consacrazione del tempio, così noi… per noi, nuovo tempio di Dio.

Per tutti noi l’incontro col Cristo risorto si realizza sacramentalmente nella celebrazione dell’eucaristia, pane e vino consacrati, e nella comunione pasquale, alla quale ci accosteremo con animo rinnovato.

Ecco quindi la complessità di questo rito che si compone di quattro momenti: liturgia della luce, della parola, battesimale ed eucaristica. Non è azione teatrale, ma mistero.

IL LUCERNARIO
(mentre il clero esce e si reca in fondo della chiesa o fuori)
Il nostro incontro si apre con una liturgia del fuoco e della luce. Questo rito, che si praticava ad ogni veglia (primi vespri di Natale, candelora), oggi prende una forma solenne ed esalta il Cristo risuscitato: è lui la luce vera che splende nelle tenebre. Il rito comprende:
la benedizione del fuoco nuovo, simbolo di luce, vita e calore, simbolo della divina presenza di Dio (roveto ardente); la benedizione del cero pasquale, corpo di cera immacolata, simbolo di Cristo: io sono la luce del mondo, chi mi segue non cammina nelle tenebre. Egli è la luce vera, che illumina ogni uomo. Sul cero viene incisa la croce, le lettere alpha e omega , l’anno corrente 2000. Viene ornato con 5 grossi grani di incenso, che ricordano le cinque piaghe di Cristo, e infine viene acceso ed elevato sopra tutta l’assemblea.
Inizia poi la processione col cero acceso verso l’altare: Cristo ci illumini, ci riscaldi. Per tre volte è acclamata la luce dei Cristo e noi risponderemo: “Rendiamo grazie a Dio” (Accenderemo le nostre candele al momento opportuno, attingendo la luce unicamente dal cero che è simbolo di Cristo).
Partecipiamo a questo rito, mentre in chiesa si spengono le luci.

EXULTET
Il grande cero viene collocato al centro della nostra assemblea, su un candelabro ornato di fiori, viene incensato. In piedi, col nostro cero acceso, pronti a seguire la strada tracciata da Gesù-luce; ascoltiamo la proclamazione della vittoria pasquale, in un celebre canto che ricorda i misteri dell’antica e nuova pasqua: ringrazia e loda Dio e gli rivolge la nostra supplica. “E’ la notte beata che sconfigge il male, lava le colpe, restituisce l’innocenza ai peccatori e agli afflitti la gioia, ricongiunge la terra al cielo, l’uomo al suo Creatore”. E’ la notte che garantisce a noi la fedeltà e la potenza di Dio al nostro servizio: nonostante la nostra miseria, Dio non ci abbandona; l’amore di Dio si manifesta più potente di ogni forza, male e morte compresi.

LITURGIA DELLA PAROLA
Dopo questo rito introduttorio spegniamo e riponiamo i lumi; verranno ripresi per rinnovare le promesse battesimali. (Seduti). La veglia prosegue alla luce del cero benedetto, nell’ascolto della parola di Dio. Gesù risorto ha ripetutamente detto che per capire il mistero della sua morte e risurrezione è necessario rifarsi a tutto il disegno di Dio annunciato nella Scrittura. La risurrezione è il compimento di una promessa di fedeltà e di amore. Senza l’ascolto della parola di Dio, che contiene questo promessa, la risurrezione rimane incredibile e incomprensibile, come lo fu all’inizio per i discepoli. Disponiamoci quindi all’ascolto di questa parola divina, affinché essa apra i nostri cuori e faccia ardere in petto il nostro cuore. Tutte le scritture parlano di Gesù, ed egli le ha portate a compimento nella sua morte e resurrezione. (Letture – canto responsoriale – preghiere in piedi).

Cristo è PAROLA, la rivelazione piena; per questo ascoltiamo sette letture dell’Antico T. e due del Nuovo. Nove filoni principali. Un breve pensiero ciascuna.

Prima lettura: “In principio Dio creò”. Dio crea: fa passare dal niente all’essere. Una prima pasqua, un primo esodo, uscita di tutte le cose dal niente. “Dio creò l’uomo a sua immagine”, così Dio dà inizio all’universo, al cosmo e all’umanità, all’uomo.

Seconda lettura: dopo il peccato di Adamo ed Eva, dopo i peccati che sono venuti in seguito, Dio invece di fare prevalere la giustizia, fa prevalere la misericordia, e comincia una storia di salvezza. Chiama Abramo: “Dio mise alla prova Abramo”. Lo ha tentato per vedere se aveva fede in Dio, e Abramo ha avuto fede; è il nostro Padre nella fede. Così Dio conclude questa prova: “Giuro per me stesso. Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra”. Dio trova Abramo pieno di fede e lo benedice e gli promette che per mezzo di lui saranno benedette tutte le famiglie della terra, tutta l’umanità: “per la tua discendenza”, attraverso un discendente che è Gesù Cristo, figlio di Abramo: pasqua, passaggio dalla non benedizione alla benedizione per la discendenza di Abramo.

Terza lettura: i figli del primo patriarca Abramo sono scesi in Egitto. Là sono rimasti 400 (quattrocento) anni; anni di schiavitù; schiavitù di benessere (Esodo 3,3); solo gli ultimi anni è schiavitù politica. Dio è intervenuto: “In quel giorno Dio salvò Israele”. “Salvò”. Dio salva un popolo, liberandolo dalla schiavitù, dall’oppressione; e quando l’ha fatto uscire dall’Egitto, al Sinai ha concluso con Israele un’Alleanza, un Patto. Se Israele fosse rimasto fedele a quel patto, sarebbe rimasto felice nella Palestina; invece ha mancato, ha peccato, è stato infedele e per questo Dio lo ha castigato, mandandolo in Esilio, a Babilonia. Ma poi il Signore ha misericordia.

Quarta lettura: Dio libera Israele da Babilonia, lo richiama dall’Esilio: “Per breve tempo di ho abbandonata”, dice Dio che parla come uno sposo che era arrabbiato con la sposa infedele, ma adesso basta; è stanco di essere arrabbiato; ha pietà, ha misericordia: “Ti riprenderò con immenso amore”. E richiama a casa, in patria Israele dopo il castigo. “Con affetto perenne Dio ti usa misericordia”.

Quinta lettura: lo stesso fatto della misericordia è illustrato sotto l’aspetto della gratuità: Dio libera Israele non perché Israele se lo merita, ma perché Dio è Buono, usa grazia, gratuitamente libera questo popolo: “O voi tutti assetati, venite all’Acqua, comprate e mangiate senza denaro e senza spesa”. “Comprate senza denaro”, vuol dire che non si compra, ti è regalato; gratuitamente, per grazia di Dio tu torni dall’esilio. “Attingeremo con gioia”: la gratuità è fonte della nostra gioia. Passaggio per la misericordia di Dio, pasqua di misericordia.

Sesta lettura: ti trovi in terra nemica, Israele! “Perché ti trovi in terra nemica?”. Una riflessione che Dio fa fare a Israele: pensaci, perché sei andato in esilio? Perché sei stato infedele all’Alleanza; in altre parole, “tu hai abbandonato la fonte della sapienza”, la sapienza che è la legge di Dio, la legge che sussiste nei secoli e che Dio ha dato a Israele, condizione dell’Alleanza: Israele ha mancato e per questo è andato in esilio.

Settima lettura: Dio libera Israele da Babilonia. E’ sempre questo il fatto: “Li ho dispersi tra le genti”, sono stati dispersi in altri territori; ma adesso voglio usare misericordia a questo mio popolo: “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo”. E’ il dono pasquale di Gesù, morto per radunare i figli di Dio che erano dispersi, e risorgendo ha dato a noi lo Spirito Santo”, che crea in noi un cuore nuovo: ci dà uno spirito nuovo che fa una nuova creatura, la nuova creazione.

Cristo è risorto e la sua risurrezione è applicata a noi nel battesimo. Ecco la terza parola: l’ACQUA, l’acqua del battesimo. Vedremo fra poco la benedizione dell’acqua battesimale. L’acqua fa passare dalla sporcizia alla pulizia; fuori metafora, fa passare dalla condizione di peccato alla condizione di grazia; meglio ancora: fa passare dalla condizione di non figli di Dio alla condizione di figli di Dio. Ecco un’altra pasqua, un altro esodo, passaggio dalla condizione di orfani alla condizioni di figli di Dio.

La quarta parola è il PANE dell’eucaristia. Celebreremo l’eucaristia. E’ presente il Cristo che è risorto. Risorto e sempre presente in mezzo a noi. Io sono con voi tutti i giorni. Risorto e sempre presente nel pane eucaristico. Io sono il pane disceso dal cielo. Cristo è il pane e sta a noi come cibo. E’ un altro esodo, un’altra pasqua: passiamo dalla fame alla sazietà.
Ecco quattro parole che ci aiutano a capire pasqua. Luce, all’inizio di questa celebrazione; parola, tutte le letture; acqua, del battesimo; pane, dell’eucaristia. Tutti questi sono segni sacramentali del Cristo presente in mezzo a noi. Cristo che ci fa fare pasqua, esodo, passaggio, uscita dal niente all’essere, dalla condizione particolare di non figli e orfani, alla condizione di figli di Dio.
Questo l’ultimo o meglio il primo messaggio, perché Dio ci ama. Avete ascoltato il canto dell’exultet all’inizio. Ad un certo punto dice: “O immensità del tuo amore per noi! O inestimabile segno di bontà!”. L’origine di tutto è questa immensità dell’amore del Padre, che ha mandato il figlio a Natale, che lo ha sacrificato per noi il venerdì santo, che lo ha risuscitato per noi a pasqua e lo ha lasciato in mezzo a noi mediante i sacramenti. Questa è la sorgente della nostra gioia.

Altre parole per capire la pasqua: esodo, uscita, passaggio dal niente all’essere, passaggio reso possibile a noi da Gesù, Gesù mandato a noi dall’amore di dio Padre.

GLORIA: dopo le letture dell’Antico Testamento, che narrano le promesse, e prima di quelle del Nuovo Testamento, che annunciano la realtà, cantiamo il gloria.

EPISTOLA: LE PROMESSE DI Dio si sono adempiute in Gesù Cristo risorto: è lui l’uomo nuovo, il primogenito di una umanità nuova. La risurrezione non riguarda solo lui, ma ci è stata donata nel nostro battesimo. Anche per noi c’è stato un passaggio pasquale, siamo rinati a vita nuova, siamo morti al peccato e viventi per Io in Cristo Gesù. Alleluia! E’ il canto perenne della chiesa amata e redenta!

VANGELO: Non possiamo cercare tra i morti Gesù! Egli è vivo, è stato risuscitato dal Padre! Oggi più che mai abbiamo bisogno di riascoltare che la potenza di Dio ha infranto la morte e tutto ciò che ad essa assomiglia ad essa conduce. Ecc90 8° grande annuncio pasquale! La gioia della pasqua ci sostenga e ci faccia diventare testimoni del Risorto.

LITURGIA BATTESIMALE
(Vengono chiamati i battezzandi)
La morte e la risurrezione di Gesù diventano operanti in noi nel battesimo: lì è iniziata una relazione nuova con Cristo. Con l’acqua battesimale la chiesa rigenera nuovi figli e diventa madre feconda. Ora viene benedetta l’acqua, per mezzo della quale verranno rigenerati in Cristo i bambini di quest’anno. (Nomi dei bambini). Riconosciamo che da soli non siamo capaci di trasformare questa acqua e nemmeno di vivere coerentemente il lavacro del nostro battesimo. Per questo invochiamo ora l’aiuto di Dio e dei santi, di coloro cioè che furono trasformati dal battesimo di Gesù e lo vissero in maniera esemplare e ora lo seguono in bianche vesti.
In piedi cantiamo le litanie dei santi, perché ormai è tempo pasquale; esse sono la preghiera dei fedeli in questa veglia.

BENEDIZIONE DELL’ACQUA.
Dio si serve di realtà visibili per comunicarci la sua amicizia e la liberazione dal male, dalla morte. Tra questi segni, uno dei principali è l’acqua. Dopo avere ricordato i momenti di salvezza in cui l’acqua ha avuto un ruolo fondamentale, il celebrante chiede a Dio che ora faccia scendere in quest’acqua la potenza dello Spirito Santo. Per sottolineare che questo dono viene da Gesù risorto. Il celebrante immerge il cero pasquale nell’acqua.

PROMESSE BATTESIMALI
Con quest’acqua siamo stati battezzati. In noi però convive l’uomo vecchio e l’uomo nuovo, amore ed egoismo, fede e incredulità, speranza e disorientamento. Da diverse settimane in questa quaresima stiamo riflettendo sul dono del battesimo, stiamo chiedendo a Dio il dono di una conversione autentica. Ora è arrivato il momento di esprimere pubblicamente a Dio e ai fratelli la volontà di cambiare non la mentalità degli altri, ma la nostra. Ci alziamo in piedi, teniamo in mano la candela accesa, segno della nostra pina adesione a Cristo iniziata nel battesimo, rinnoviamo la nostra fede in Dio, la nostra rinuncia al male, il nostro impegno di continuare il cammino verso il Signore in una esistenza caratterizzata dalla fiducia. Da fonte viva il Sacerdote ci asperge con l’acqua benedetta. Il coro canta l’antifona: “Ecco l’acqua che sgorga dal tempio santo di Dio, e a quanti giungerà quest’acqua porterà salvezza”.

LITURGIA EUCARISTICA
Vengono portati i doni del pane e del vino. L’incontro con Gesù risorto è avvenuto nell’ascolto della parola di Dio, e nella liturgia battesimale. Ora questo incontro raggiunge il suo vertice nell’Eucaristia. Tramite i segni del pane e del vino Gesù risorto prende pienamente possesso delle nostre persone, diventa viatico nel nostro cammino, ci rende fratelli, ci assicura la sua amicizia perenne, la sua solidarietà, la sua stima. Come gli apostoli nel cenacolo e come i discepoli di Emmaus, chiediamo a Gesù risorto che, mentre egli ci spezza il suo pane, vinca le nostre paure, apra i nostri cuori e porti a compimento la rivelazione del suo amore per noi e ci faccia diventare testimoni coraggiosi delle sue meraviglie. (Le mani alzate).

CONGEDO
Noi che in questo triduo sacro abbiamo partecipato alla pasqua del Signore, siamo diventate creature nuove. In questi giorni risuoni il nostro alleluia, il nostro spirito non sia più lo stesso; ma pregustiamo qualcosa della città eterna, dove l’unione con Gesù risorto sarà perfetta, l’amico non morirà e il nemico non ispirerà più paura. Coloro che c’incontrano possano ricevere da noi un po’ di quella pace e bontà che Gesù ci ha abbondantemente donato in questa pasqua. Abbiamo iniziato il 3° giorno del triduo pasquale: esso si completa nella messa di domani e nel canto dei vespri.